Marradi entra nella storia della Chiesa di oggi: il Papa sceglie Gualtiero Bassetti come Presidente della CEI

c6fgsmgrmercoledì 24 maggio

Il Nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Italiana è l’Arcivescovo di Perugia Cardinal Gualtiero Bassetti nato a Marradi (Firenze) come altri grandi italiani come : monsignor Angelo Fabbroni, il cardinal Federico Cattani, Celestino Bianchi, Anacleto Francini e Dino Campana. Il Papa di buon mattino nomina presidente della Conferenza episcopale italiana il cardinale settantacinquenne Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, primo eletto della terna votata ieri dall’assemblea dei vescovi. Il fatto che Francesco non avesse sciolto subito le riserve, preferendo prendersi una notte di tempo, ha agitato i sonni di qualche osservatore. Era balenata l’ipotesi che Francesco, si sarebbe potuto orientare sul terzo classificato, l’arcivescovo di Agrigento, Franco Montenegro, paladino dei profughi, colui che accompagnò Bergoglio nel suo primo viaggio apostolico, in quel di Lampedusa. E invece il Papa ha scelto “l’amico” – così l’ha chiamato davanti ai vescovi riuniti in assemblea -, Bassetti di cui aveva caldeggiato la candidatura, con quella lettera di proroga del mandato a tempo indeterminato in barba ai 75 anni utili per la pensione.

“Il mio primo pensiero riconoscente va al Santo padre – scrive in una nota l’arcivescovo di Perugia, qualche dopo ora la notizia della sua nomina al vertice Cei – per il coraggio che ha mostrato nell’affidarmi questa responsabilità al crepuscolo della mia vita.

Modi semplici e spontanei, il cardinale, che ha conosciuto “la povertà estrema” durante l’infanzia a Fantino dove ebbe come maestro elementare Renato Ridolfi 98 anni suonati che  è stato anche  il maestro dei sindaci Enrico Consolini e di Paolo Bassetti cugino del cardinale. Renato Ridolfi  ricorda ancora con commozione quel bimbo, che si è formato, dal punto di vista ecclesiastico, nella Firenze dei cardinali  Elia Della Costa e di Giovanni  Benelli . Bassetti ha sempre amato e servito i più sfortunati,  così raccontava la sua prima esperienza da vescovo a Massa Marittima: “La sera i minatori venivano a sedersi sulle gradinate del duomo. Era una vita che andavano là. E tutti, al duomo, avevano solo voltato le spalle. Mi dicevano: con quelli non parlerai mai. Uscii, mi sedetti. Calò il silenzio. ‘Ma lei è il nuovo vescovo?’. ‘Sì’. Mi feci spiegare la città. Uno si voltò: noi era vent’anni che non s’era visto un vescovo. Ricordavano monsignor Ablondi perché era sceso nella miniera di Miccioleta a bere con loro un fiasco di vino. Quel giorno capii che cosa significa essere un pastore”.

Con Bassetti , la Conferenza episcopale italiana avrà un presidente  della sinodalità, su cui Francesco ha tanto insistito nel Convegno ecclesiale nazionale di Firenze nel 2015. “Non ho programmi preconfezionati da offrire, perché nella mia vita sono sempre stato abbastanza improvvisatore -  confida Bassetti nella nota ai giornalisti -. Intendo lavorare insieme con tutti i Vescovi, grato per la fiducia che mi hanno assicurato. Il Papa ci ha raccomandato di condividere tempo, ascolto, creatività e consolazione. È quello che cercheremo di fare insieme. ‘Vivete la collegialità’, ci ha detto, ‘camminate insieme’, è questa la cifra che ci permette di interpretare la realtà con gli occhi e il cuore di Dio”.

Il 25 aprile ed il 1° maggio del 1945 a Marradi settantaduesimo anniversario.

immagine-300x248domenica 23 aprile

E’ per il nostro quotidiano una consolidata tradizione  ricordare il  25 aprile ed il primo maggio riproducendo un articolo ed il testo del discorso di Attilio Vanni, nato a Marradi il 12 aprile 1885, biforchese, impresario edile, sindaco socialista dal gennaio all’ aprile 1945, membro socialista, uno dei promotori del PSDI di Saragat nel 1947.

“…Quando fu liberato il paese, e la popolazione rifugiata sui monti tornò alle case, …I primi animosi iniziarono l’opera di soccorso e di riorganizzazione della vita civile. Assunsero questa responsabilità Attilio Vanni ed Arturo Scalini e il compagno Cantini, divenuto quindi primo sindaco di Marradi. Le difficoltà furono enormi ma in un tempo piuttosto breve per la tenacia di alcuni uomini e con l’aiuto del governatore alleato, fu possibile dare alla popolazione pane, acqua e luce. Fu un miracolo. Non avvocati, non giuristi, non chierici, ma uomini di popolo hanno tenuto le redini del Comune fino ad oggi dando prova di onestà e spirito di sacrificio per la causa del proletariato”. Il discorso tenuto da Attilio Vanni il 1° maggio del 1945, il primo dopo che Marradi fu liberata dagli alleati il 25 settembre del 1944, è una pagina molto bella, improntata ai valori più pregnanti del riformismo turatiano, preludio alle più moderne teorie socialdemocratiche che hanno prevalso nella storia del movimento operaio dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989.

“Cittadini marradesi, Compagni! Mentre gli ultimi avanzi di quella che fu la tirannia fascista volge ignominiosa e la giustizia umana ha finalmente inchiodato al muro il rinnegato Mussolini; mi è caro potervi liberamente parlare in questo 1° Maggio, che si riallaccia all’antica consuetudine di celebrare la festa dei lavoratori. Ricordiamoci, che non dobbiamo essere degli approfittatori di questa libertà tanto duramente conquistata poiché altrimenti cadremmo nell’errore del 1919, i fatti che si sono succeduti ci debbono dare esempio, se vogliamo che questa nostra Italia risorga bella e libera non insozzata di sangue impuro, non abbandoniamoci in pretese egoistiche, tutto ciò che desideriamo deve avere scopo collettivo, poiché soltanto, seguendo l’antica divisa socialista: uno per tutti e tutti per uno, potremo risanare le orribili ferite che dilaniano la nostra povera Patria. Nelle rovine e nelle distruzioni che vediamo nel nostro paese, dobbiamo vedere l’immagine di quelle che sono le sofferenze di tutta l’Italia. Mentre noi pensiamo intanto alla ricostruzione delle nostre case distrutte mettiamo in questa opera la nostra volontà e tutto il nostro spirito di sacrificio. Solo con una stretta e leale collaborazione di tutti i lavoratori del braccio e del pensiero, senza pregiudizio di partito, potremo riuscire ad ottenere veri e proficui risultati. Lavoratori! Non aspettate a fare il vostro sforzo solo quando la vostra famiglia, sentirà la stretta del bisogno materiale, ma iniziamo subito l’opera della ricostruzione, con animo fermo e braccio vigoroso. Avremo così l’orgoglio di mettere il nostro paese uno dei più colpiti dall’asprezza della guerra, all’avanguardia dei paesi d’Italia. Il braccio del lavoratore marradese, si è distinto sempre ovunque esso sia portato, in Italia ed all’estero, questo braccio deve oggi centuplicare le sue forze e dimostrare la sua bravura per ricostruire i focolari infranti e far sì che, il paese riprenda nel più breve tempo possibile il suo aspetto e la sua vita normale. Date prova di voi stessi, perché soltanto così i vostri dirigenti potranno sostenervi di fronte a qualsiasi conflitto di interessi che potesse sorgere tra capitale e lavoro e difendere i vostri santi interessi”.

Rodolfo Ridolfi Direttore Responsabile

Una fortezza volante viene abbattuta e cade a Pian delle fagge il 25 aprile 1944.

Pian delle fagge

Pian delle fagge

sabato 22 aprile

I fatti hanno origine dalla battaglia aerea di martedì 25 aprile 1944, la fortezza volante è il B-24 H numero 42-29272 del 15° AIR FORCE 450^ BRG 721 BS Squadrone Bombardieri decollato da Manduria (Taranto) in missione verso Varese con l’obiettivo di bombardare la fabbrica di aerei Macchi. “
“Quel giorno c’erano nuvole, piuttosto basse attorno alla zona, ma i ragazzi decollarono.” Le condizione del tempo ruppero la Formazione. come raccontano i cinque sopravvissuti e come si legge nella scheda-rapporto n.4631 del Quartier Generale Air-Force di Whasington. Il bombardiere con undici uomini di equipaggio a bordo, pilotato dal primo tenente Abner Harwy decolla alle 11,20.
Nei pressi di Marradi-Crespino alle ore 12,55 furono attaccati da caccia tedeschi Messerschmitt (ME) Il primo luogotenente 1st Lt. Chester F. Kingsman, da civile professore di scuola superiore e allenatore riferisce: Il mitragliere fu ucciso immediatamente sganciò il carico di bombe. I nemici continuarono il loro attacco ed il motore dell’aereo si incendiò. Il pilota ordinò di lanciarsi. Kimgsman e altri quattro membri dell’equipaggio si paracadutarono e subito l’aereo esplose sull’area di Marradi. Kingsman atterrò sulle braccia ferendosi alla coscia e rompendosi due costole.

Liberator

Liberator

Nell’area di Marradi viene rintracciato da Domenico Vanni che lo ricongiunge con due membri del suo equipaggio sergente Shergold e tenente Paul. Tutti nascosti da una famiglia italiana in quest’area fino a quando non guarisce; “…Mario Mancorti Valdimora 23 Cardeto, fornì cibo e alloggio per due ufficiali ed un sergente, un ufficiale un mese, un ufficiale ed un sergente due mesi. Quattro mesi in tutto. Dal primo maggio 1944 al 23 settembre del 1944 . Sfamò curò e ricoverò Kingsman lo avvisò e lo nascose ogni qualvolta i tedeschi erano nell’area. La moglie medicò Kingsman. Un uomo molto povero ha fatto tutto quello che poteva anche a rischio della propria vita. Gino Lippi (padrone) Villa Valdimora fornì il cibo a Mario senza chiedergli soldi Agosto Settembre 1944 Leonia la nipote di Mancorti fornì a Kingsman i vestiti del marito e procurò 8 lire maggio settembre 1944. Nella caccia all’uomo che seguì dopo che gli americani si furono lanciati con il paracadute, fu catturato solamente il navigatore Raymond Barthelmy che fu internato nel campo Stalag Luft in Germania dal quale fu liberato e ritornò negli Stati Uniti come racconta Chester Kingsman nella lettera a Domenico Vanni del 12 febbraio 1946;: “..Raymond mi ha scritto una lettera anche lui sta bene ed è congedato. E’ stato prigioniero in Germania :..”.
Il comandante della 6^ Brigata d’Assalto “L.Lavacchini” Donatello Donatini Presidente del CTLN di Borgo San Lorenzo che in un documento del 10 settembre 1945 scrive che “ il Vanni ha partecipato all’azione del 25 aprile 1944 in località Pian delle Fagge in Comune di Palazzuolo di Romagna, azione che portò alla liberazione di un gruppo di aviatori americani caduti col proprio apparecchio in detta località. In detta azione furono uccisi due militi fascisti, uno ferito e gli altri disarmati. Il Vanni arrestato dalle SS il 25 maggio venne sottoposto a sevizie onde rivelasse la località ove accampavano i partigiani ed il nome dei componenti del CLN di Borgo San Lorenzo. Egli manteneva un contegno ed una fermezza esemplari riuscendo così a frustrare tutti i tentativi dei nazisti

Internato poco dopo in Germania nel campo di Mathausen rientrava in Italia dopo 12 mesi di prigionia) Il Sergente Shergold William. canadese riferisce: “Persone che mi hanno aiutato Mengone ex amministratore di Marradi amico di Paul fu preso prigioniero dai tedeschi e consegnato ai fascisti ed ora è di nuovo coi partigiani. Gino Lippi capitalista di Marradi che aiutò alcuni come meglio poteva” Nella Lettera del 12 febbraio 1946 Chester Kingsman scrive Mio Caro Domenico Vanni, ..io so che tu hai sofferto molto in mano ai nazisti ma il tuo eroico coraggio il tuo fermo credo nei diritti e nel bene comune insieme alla tua resistenza ti hanno aiutato a vincere la battaglia. Tu ed i tuoi eroici compatrioti che salvarono me e gli altri amici americani non sarete mai ripagati appieno. Avete salvato le nostre vite e ci avete protetto dal nemico e dalla cattura. Ricorderò sempre l’aiuto che tu e la tua gente ci avete dato in disprezzo delle vostre vite. Noi quattro siamo riusciti a tornare salvi in Patria. Tutti noi quattro siamo stati capaci di tornare sani e salvi dai nostri americani che pensavano fossimo morti. Ho visto Paul recentemente sta bene ed è di nuovo civile. Abbiamo parlato delle nostre esperienze in Italia. Raymond mi ha scritto una lettera anche lui sta bene ed è congedato. E’ stato prigioniero in Germania. Guglielmo anche è a casa e sta bene. Si è operato al piede e sta meglio ora. Anche Raymond che ci ha raggiunti da Mancorti dopo che sei stato portato via, è a casa. Quindi tutti noi quattro, o piuttosto cinque, siamo rientrati. Sono stato piuttosto malato dopo il mio ritorno in America ma ora sto bene. Sono ancora nell’arma ma finirò entro la fine di questo anno. Dal mio ritorno dagli USA sono stato molto occupato nel lavoro militare. Mi spiace non averti scritto prima. Ho molta voglia di rimanere in contatto con te e i tuoi amici italiani e aiutare là dove posso. Per favore sii libero di chiedermi tutto l’aiuto che vuoi. Io e i miei amici aiutati a scappare dal nemico stiamo organizzando un club con il fine di aiutare le persone che ci hanno aiutato durante la guerra. Ci vorrà molto tempo ma alla fine riusciremo a ripagare il debito ai buoni patrioti, a te e agli altri amici vi farò sapere le notizie del club più in là. Posso parlare ancora un poco italiano ma lo sto scordando poiché qui non lo parlo molto. Mengone, vorrei l’esatta posizione di dove sono sepolti i corpi degli altri miei compagni americani, i numeri dei corpi e tutte le informazioni che puoi avere per dare notizie alle famiglie. Grazie ancora per quello che avete fatto per me e dimmi se posso esserti di aiuto. Spero che tu stia bene e che tu abbia una vita felice e calma. Vorrei conoscere l’esatto luogo dove i corpi dei miei amici sono sepolti i corpi dei sei deceduti. ( Furono recuperati e seppelliti nel cimitero di Lozzole (Chiesa Scuola) da Arturo Scalini e Carlo Zacchini.
Lozzole

Lozzole

I resti di cinque di loro furono poi traslati negli Stati Uniti. al Zachary Taylor National Cemetery, nel Kentuky). E conclude “..dai i miei migliori auguri ai miei cari amici Mario, (Mancorti Mario), Maria ( Coiro Maria moglie di Mario),Leonia (Leonia Ferrini nipote di Mario), Lippi (Lippi Gino nato a Bibbiena a Marradi dal 26 agosto 1942 al 1956 agente di beni Cardeto Villa di Valdimora 23), Scalini (Scalini Arturo agricoltore in proprio, proprietario di Pian delle Fagge) , Lorenzo (Lorenzo Mancorti) e gli altri.”Cordiali saluti e buona fortuna Tuo amico per sempre Il 25 marzo 1946 Leslie J.Paul scrive “Caro Mengone …Questo per certificare che il sottoscrtitto LESLIE J PAUL dell’aviazione militare Americana ha ricevuto aiuto e rifugio da Domenico Vanni, la sua famiglia e i suoi amici da aprile fino al 28 maggio 1944, durante questo frangente ero considerato disperso. Il signor Vanni fu fatto prigioniero e torturato perché non volle dire dove io ed i miei ragazzi eravamo nascosti. Il signor Vanni era conosciuto come Mengone.” Queste persone sono oneste e sincere e mi hanno dato la migliore considerazione ed il miglior trattamento possibile. Il mio sentimento è quello che debbano ricevere qualsiasi tipo di aiuto o lavoro possibile…

resti della fusoliera

resti della fusoliera

Testimonianza di Beppino Ridolfi
Beppino Ridolfi, se lo ricorda molto bene quel 25 aprile del ’44 quando quell’aereo americano precipitò a Lozzole. Si trovava proprio presso il podere Pian delle Fagge e stava lavorando i campi assieme al padrone del podere, Arturo Scalini. Quando videro avvicinarsi l’aereo così basso pensò che volesse atterrare lì ma all’improvviso ci fu lo schianto. Quelli che erano con lui scapparono, lui, invece, rimase pietrificato. Immediatamente l’aereo prese fuoco (mio nonno ricorda che le fiamme erano talmente alte da sembrare che toccassero il cielo). Appena si accorsero dell’accaduto, lui e gli altri, corsero su per vedere se ci fossero superstiti. Naturalmente avvicinarsi all’aereo non era facile per via dell’incendio e del metallo che colava. Trovarono tre corpi di militari ancora legati al loro seggiolino che stavano bruciando dalla vita in su e si avvicinarono nella speranza di riuscire ad estrarli anche solo tirandoli per le gambe. Chiaramente non c’era più nulla da fare.

Testimonianza di Franca Zacchini
Franca Zacchini, nipote di Arturo Scalini, sorella di Carlo, ricorda molto bene che i tedeschi si fermarono a Pian delle Fagge minacciosi e fu solo grazie all’abilità ed al buon francese che Arturo Scalini ostentò nei confronti dell’ufficiale tedesco che le famiglie di Pian delle Fagge Franca e suo marito Beppe Baschetti evitarono guai seri pur dovendo per molti giorni nascondersi nelle grotte circostanti. Franca ricorda anche di essersi recata, incuriosita a vedere i resti del bombardiere abbattuto nei giorni successivi al 25 aprile del 1944.

divisione-potenteTesto della motivazione dell’onorificenza conferita a Domenico Vanni

“Questo certificato è rilasciato per i meriti di Vanni Domenico come onorificenza per l’apprezzamento e la gratitudine per l’aiuto dato ai soldati e marinai degli Stati Uniti per impedire che fossero catturati dai nemici Il Generale Comandante in capo delle Forze Armate degli Stati Uniti nel Teatro delle Operazioni del Mediterraneo” Ltd. Gen. Joseph Taggart McNarney.
Rodolfo Ridolfi

18 aprile del 1948 l’Italia scelse di “Essere Libera e Forte”

1214823491748_02_thumb71-206x300

 Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l’Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell’est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l’Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l’Italia. Se il 25 aprile del ’45 segnò la fine del nazifascismo per l’opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del ’48 fu la data in cui, con il voto, l’Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista. Come non sottolineare l’intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico. Sessanta quattro anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell’Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi.

1214823497593_16_thumb13-208x300

Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogans e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l’enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso». Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo. Un’analisi di oltre mezzo secolo di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po’ troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell’evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell’atlantismo, dell’europeismo e dell’Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili. Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un’Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall’utopia marxista-leninista; un’utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l’ennesimo saggio di brutalità nell’Europa dell’est con la defenestrazione del socialista Masarik. Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell’Italia orientale, e l’eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo.

Rodolfo Ridolfi

 

Il grande cuore di Vincenzo Galassini si è fermato….Sindaco di Brisighella, Presidente del Consorzio Acquedotto Val Lamone, Consigliere Provinciale di Ravenna, un amico di tanti marradesi.

170411tarimercoledì 12 aprile

Marradi Free News è in lutto per la scomparsa di Vincenzo Galassini. Il direttore, la redazione ed i lettori esprimono profondo cordoglio alla moglie Rosa ai figli Claudio e Silvia al genero Mirco, all’amato nipotino Luca e a tutti i suoi famigliari  ed alla comunità di Brisighella e della Valle del Lamone che perde un vero campione del “Bene Comune”. Il grande cuore di Vincenzo Galassini si è fermato. Proviamo un immenso dolore e abbracciamo forte la moglie, i figli ed il suo adorato nipotino Luca. .Vincenzo per tanti di noi è stato un grande, geniale ostinato instancabile ed intelligente amico umano e politico. Un signore umile sempre sorridente ed educato che sapeva rispettare chi non la pensava come Lui. Le esequie si svolgeranno domani alle ore 15,30 nel Duomo di Brisighella.

Fra i numerosi messaggi giunti alla famiglia quello del Prof. Renato Brunetta che scrive:

“Un commosso saluto a Vincenzo Galassini, storico dirigente azzurro dell’Emilia Romagna. Alla famiglia sentite condoglianze

 

VINCENZO GALASSINI nato a Brisighella (RA) il 5 dicembre 1939, geometra, dal dicembre 2006 era in pensione con 42 anni di servizio nel Comune di Massa Lombarda e di Faenza come funzionario tecnico. Sposato con Rosa Spada estetista ha due figli Claudio e Silvia che gli ha regalato un adorato nipotino Luca.

Consigliere comunale dal 1969 al 1990, e SINDACO del Comune di Brisighella, dal 1981 al 1985 e dal 1986 al 1990, con una giunta “pentapartito”, la prima ed unica esperienza politica in Romagna, per il Partito Socialista Italiano.

Unitamente al prof. Andrea Vitali ha fondato e organizzato, nel 1980, le note “Feste Medioevali”, che hanno raggiunto una presenza di 35.000 spettatori paganti, ha lasciato l’incarico nel 1995.

Già Presidente del Consorzio Acquedotto della Val Lamone di Brisighella, Faenza e Marradi (Fi);

Presidente del Parco Naturale Carnè fra i Comuni di Brisighella, Faenza e Provincia di Ravenna;

Vice Presidente della Comunità Montana Faentina;

Vice Presidente del Comprensorio Faentino.

Componente nel consiglio di amministrazione dell’ A.P.T. (Azienda Provinciale Turismo) di Ravenna. Fin dal 1994 aveva aderito a Forza Italia che ha contribuito a fondare in Provincia di Ravenna ed in Romagna

Dal 1999 al 2009 consigliere comunale per “Brisighella Romagna” (Forza Italia- Lega Nord) e con il gruppo “Aria Nuova”. Nelle elezioni del 13 maggio 2001 fu eletto consigliere provinciale per Forza Italia in Provincia di Ravenna, dal 1 dicembre 2003 era diventato presidente del Gruppo.

Ha sempre ricoperto incarichi per Forza Italia nella Provincia di Ravenna, dal congresso provinciale di Forza Italia del 2000, al congresso di Lugo, svolto il 13 marzo 2004, riconfermato in quello di Faenza nel 2005. Attualmente era responsabile dei Seniores Azzurri

Nell’UPI Regionale (Unione Provincie Italiane) è stato componente del comitato di direzione, è presidente della Commissione “Istituzioni locali” dal 2004 al 2010 e componente commissione Regione Emilia-Romagna “Bilancio Affari Generali e Istituzionali” dal 2005 al 2010.

Nel maggio 2006 alle elezioni è stato candidato a Presidente della Provincia di Ravenna in rappresentanza di Forza Italia, Lega Nord e UDC e ha ottenuto il 21% dei voti ed è stato presidente del gruppo composto da ben cinque consiglieri provinciali.Attivo in Free Foundation, nel 2012 è tra i fondatori di Azzurri’94, presidente per la Provincia di Ravenna e dal maggio 2016 presiede i comitati per il NO di Azzurri ’94 Nell’ associazione nata nel 2003 per ricordare la memoria storica di Brisighella,, , “I Naldi e gli Spada” presieduta dal card. Achille Silvestrini era, insieme agli altri sindaci e a Velda Raccagni  fondatore. Nella Fondazione “La memoria storica” nata nel 2006 presidente card. Achille Silvestrini era un membro fondatore e aveva l’incarico di Segretario.

Rodolfo Ridolfi

Mauro Ridolfi :Marradi in calo non solo i residenti ma anche le risorse del Comune, le manutenzioni e la pulizia

img_20170317_122417giovedì 6 aprile: Riceviamo e pubblichiamo:

Manca un anno alle elezioni comunali e coloro che si proclamavano pronti per Marradi continuano ad essere censurati dalla Corte dei Conti perchè con i bilanci e con i numeri in genere hanno poca dimestichezza e questo si comprende visto che sono gli stessi pasticcioni degli Swap ciò che ci sorprende, invece, e la reiterata e cattiva abitudine del Sindaco e dei suoi cari di ignorare le più elementari norme sulla Trasparenza. Per leggere infatti le pronunce della Corte dei Conti sul rendiconto del 2014 e il disavanzo al 1 gennaio 2015 di 109.261,66 euro abbiamo dovuto attendere che il Comune di Marradi pubblicasse i provvedimenti della Corte dei Conti del 30 novembre 2016 addirittura il 14 marzo 2017. Le osservazioni della Corte dei Conti si ripeteranno probabilmente anche per i successivi Bilanci 2015 e 2016 intanto terminerà il quinquennio del Sindaco Triberti ma non la precaria situazione di Bilancio del Comune che si è impegnato in via prioritaria a tagliare la parte corrente del Bilancio fino al 2044 azzerando ad oggi gli investimenti. Volge alla fine un quinquennio amministrativo che abbiamo definito della polvere sotto il tappeto. E’ infatti la polvere, anzi l’incuria della maggior parte del territorio urbano ed extra urbano che abbiamo puntualmente denunciato in questi quattro anni dando voce alle proteste e all’opposizione dei marradesi ad una Giunta insufficiente. Confermiamo, per ricordare qualche esempio concreto, che le pavimentazioni di Via Talenti, Via Fabbroni, Piazza Scalelle Via Fabbrini, Via Dino Campana avrebbero bisogno di un intervento organico. Via Talenti e Via Fabbroni dovrebbero essere ricondotte al doppio senso di circolazione per ridare vita al Centro ed a Piazza Scalelle ormai inanimati. Piazza Scalelle prevalentemente è ormai un’area di parcheggio e i piccoli e discutibili interventi su alcuni marciapiedi non hanno certo migliorato significativamente l’arredo urbano e fortunatamente nessun distributore per l’alimentazione elettrica per autoveicoli è stato realizzato come strombazzato precedentemente. Interventi improvvisati e mediocri come la scalinata con sarcofago. Fuori da un’area ristretta non trova legittimità, infatti, il decoro urbano come abbiamo tante volte segnalato, dando voce al disagio e alle proteste dei cittadini. Basti guardare come si nota nelle foto alle condizioni intollerabili del parcheggio del Chiuso e Via Fabbrini in pieno centro. Viene da chiedersi ma chi dovrebbe spazzare e tener pulito il paese?

Mauro Ridolfi Coordinatore di Forza Italia – capogruppo nell’Unione dei Comuni.

Un ricordo scritto da Giuliana Parrini che vive a Montepulciano

Giuliana Parrini con il padre Renzo

Giuliana Parrini con il padre Renzo

mercoledì 5 aprile

Molto volentieri pubblichiamo quanto inviatoci dalla signora Giuliana Parrini:

Gentile Redazione,

pensando a Marradi, riaffiorano tanti ricordi di quando ero bambina. Sono contenta di questi ricordi, perché sono belli, puliti, freschi,come sa essere solo la gioventù. Mi ha fatto piacere fissare sulla carta uno di questi momenti e mi scuso se ho dovuto metterlo qui di seguito e non in allegato, ma il mio computer fa le bizze e mi dice che mi permette di allegarlo solo in lettura, senza possibilità di cambiare anche solo una virgola. Io decisamente in queste cose sono una schiappa, me lo dico da sola, prima che me lo dicano gli altri.

Detta così, potrebbe sembrare che io pensi che senz’altro voi lo pubblicherete, ma vi assicuro che non è così. E’ solo che nonostante la mia età non più proprio verde, sono del ’49, mi capita ancora di entusiasmarmi per le cose che faccio, che penso, che scrivo. Non me ne vogliate.
Vi auguro buon lavoro e già che ci sono anche Buona Pasqua.
giuly:

La Bomba

 Potevo avere otto o nove anni, non ricordo bene, ma sicuramente era Agosto.

Come ogni anno eravamo partiti per quello che mio padre riteneva il più bel periodo dell’anno: passare un mese di ferie a Marradi. Per lui tornare per un pò di tempo al suo paese era il regalo migliore che potesse ricevere, e io ogni anno lo guardavo con lo sguardo di meraviglia di chi, abituata a vedere  suo padre vestito con la divisa di Maresciallo dei Carabinieri, improvvisamente se lo ritrovava davanti con camicia e pantaloni sportivi. Ma più che altro con uno sguardo da ragazzo, che non ho mai dimenticato.

Un mese a Marradi, o meglio ancora a Biforco, dove c’è la casa natale di mio padre, voleva dire incontri, risate, gare di pesca, cene con tanti amici della sua infanzia e con tanti parenti che in quel mese si ritrovavano proprio lì, come se fosse un tacito appuntamento. C’era chi veniva dall’altra parte del fiume, chi da Marradi; altri scendevano da Quera, da Camurano e dal Drudolo, e c’era chi arrivava da Firenze o da Faenza, e qualcuno anche dalla Svizzera, dove era andato subito dopo la guerra in cerca di fortuna. E quelle erano serate di festa, lì, in quella che è sempre stata chiamata ‘la pista’, il risedio dietro casa, dove una volta ai tempi dei miei nonni, si ballava, e dove noi mangiavamo in allegria, accompagnati dal concerto gracidante delle rane, che allora erano tante, mentre il fiume col suo mormorio discreto, scorreva appena sotto di noi.

Il fiume è sempre stato importante per me. Appena arrivavo a Biforco, scendevo subito  sotto casa, e mi divertivo a guardare se era cambiato qualcosa dall’anno precedente. Ma le grosse pietre che erano state messe una sull’altra a formare un lavatoio, dove le donne del paese venivano a sciacquare i panni, era sempre lì, sempre un pò più levigato dall’uso, ma per me una presenza confortante, di casa. L’acqua in quel punto  era bassa, pulitissima allora, e non c’erano pericoli di sorta, neanche per una bambina come me. E io ci passavo giornate intere, costruendo dighe, cercando girini, vincendo la paura della biscia che si insinuava leggera nell’acqua, mentre imparavo a riconoscerla dalla vipera, molto più temuta, ma anche lei timida e restia a manifestarsi, e provando con scarso successo ad afferrare qualche pesce con le mani. Fino a quella mattina.

Ricordo che era presto e faceva già molto caldo, per cui ero scesa al fiume subito dopo colazione e avevo cominciato a giocare come al solito. Mio padre mi controllava di tanto in tanto dal muretto che si affacciava proprio sul punto in cui ero io. L’acqua scintillava di sole e io mi divertivo a schizzarla in alto col piede, per vedere i colori dell’arcobaleno che rifletteva mentre tornava giù in cento schizzi. Fu a quel punto che urtai qualcosa e da subito capii che non era un sasso. Non so se fu l’istinto che mi disse di rimanere immobile, o forse la paura di qualcosa che non conoscevo, ma non mi mossi. Poi il mio sguardo corse in basso, fino al mio piede sinistro e la vidi.

Era lì, lunga, affusolata, liscia, inanimata, con delle alette quasi affascinanti. Una bomba, una di quelle di cui mi aveva tante volte parlato mia madre, come le aveva viste lei, cadere a grappoli dagli aerei americani che dovevano bombardare la ferrovia e invece distrussero il paese, e che a me bambina sembrò veramente di grosse dimensioni, anche se poi ne ho viste anche di più grandi.

Gridai con quanto fiato avevo in gola; “Babbo, babbo, c’è una bomba, corri, corri!!”

Ricordo ancora mio padre che si affacciò immediatamente al muretto. Non ho mai dimenticato il suo viso, bianco come la neve, e l’espressione terrorizzata dei suoi occhi, mentre con voce che cercava di rendere calma mi diceva: “Stai ferma, non fare neanche un movimento, arrivo subito!”

Un attimo dopo era lì con me, senza neanche essersi reso conto di entrare in acqua vestito di tutto punto, e dopo avermi preso per mano, mi disse dove appoggiare i piedi, per fare in modo che non si muovesse neanche un sasso nel fondale del fiume.

Cinque minuti dopo ero già a casa, circondata dai miei cari e da tante persone che erano accorse, quando avevo lanciato il mio grido di aiuto.

Furono chiamati gli artificieri e la bomba fu portata via e fatta brillare. La sera stessa a cena, tra l’allegria generale,mi sentii quasi un’eroina e per un attimo ebbi l’impressione che non fosse solo il mio babbo ad aver fatto quella guerra che ogni tanto entrava nei suoi discorsi, ma che in qualche modo l’avessi fatta anch’io. E sarà stato un caso, o forse il fatto che stavo crescendo, ma da allora lui me ne parlò sempre ed è così che sono venuta a conoscenza di tanti episodi vissuti da lui, e degli eventi di Marradi, che non fu risparmiata dalla distruzione.

E con quei racconti nacque anche l’affetto per Marradi e per le mie radici.

giuly

In questa foto ci sono io col mi babbo, Renzo Parrini.

…..Sono d’accordo con quello che dici a proposito della ‘verde età’. Ce l’abbiamo dentro, noi, ragazzi del ’49.
Ma sarà l’aria dei monti o il sangue romagnolo che si mischia a quello toscano, ma io ho sempre notato che a Marradi si rimane giovani, scanzonati, aperti agli altri molto di più che nel senese, dove vivo io, e anche se Montepulciano è un posto bellissimo, è chiuso, conservatore e sonnolento. O forse sarà solo una mia impressione…..ma non credo.

Grazie nuovamente

giuly

“Il Canto degli inquieti spiriti”, al Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”.

cantodomenica 19 marzo

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo:

Sabato 25 marzo 2017 alle ore 16,30 presso il Centro Studi Campaniani di Marradi, Via Castelnaudary, 5 verrà presentato il libro di Alessio Fabbri, Il Canto degli inquieti spiriti”,edito da goWare nel 2016.  L’iniziativa, alla quale è previsto il saluto del sindaco di Marradi, Tommaso Triberti, sarà introdotta dal Presidente del Centro Studi Campaniani, Mirna Gentilini. Interverrà oltre all’autore Mauro Gurioli, editore di Tempo al Libro, che parlerà del Taccuinetto Faentino di Dino Campana. Alessio Fabbri è nato a Lugo di Romagna, ma le sue radici sono marradesi. Laureato in lingue e letterature straniere è un giovane insegnante di inglese con un profondo amore per la letteratura ( ha già pubblicato un romanzo e alcuni racconti) e uno spiccato interesse per la storia e la genealogia. Il Canto degli inquieti spiriti”è il racconto di un viaggio fisico ed introspettivo tra emozioni e rimorsi di un reduce della prima guerra mondiale che deve ricostruire la propria vita dopo il conflitto. Lo stile del romanzo deve qualcosa a Dino Campana a cui l’autore rende omaggio nella premessa, che torna alla mente con una delle sue più belle liriche “Il canto della tenebra” evocata nel titolo del libro:  La luce del crepuscolo si attenua:/ inquieti spiriti sia dolce la tenebra/ Al cuore che non ama più!”

Mirna Gentilini

Presidente Centro Studi

Velocità e cinema in Dino Campana “PRIMO ARRIVATO AL TRAGUARDO DI MARRADI”

boccionimartedì 28 febbraio
Il 1 marzo 1932 moriva  Dino Campana, lo ricordo quest’anno in modo del tutto particolare associandolo ad un evento sportivo del 1909 che ebbe come protagonista mio nonno, nato il 5 marzo del 1889  e che è possibile sia stato fonte di ispirazione per il grande marradese.

Infatti Domenico Vanni, mio nonno, nel 1909, a vent’anni, vinse la corsa ciclistica Firenze–Marradi come riporta l’edizione dell’Eco delle Scalelle nel numero unico del 13 luglio 1952, pubblicato per la Festa della Madonna del Popolo. Nell’articolo firmato Adriano, sotto il titolo Glorie del Passato Vecchi Tempi e Vecchi Campioni del 1909, ritroviamo, con taglio futurista, la velocità ed il cinema elementi che caratterizzano la poesia di Dino Campana, e che dimostrano come la cultura marradese li stesse assimilando . Si legge infatti: “Quella notte i cittadini marradesi, non chiusero occhio specialmente i giovani! In quella lontana giornata dell’estate 1909 era atteso l’arrivo, con ansia spasmodica, della prima grande corsa ciclistica Firenze-Marradi di oltre 90 Km che l’impareggiabile Cecchino Dal Pozzo aveva così brillantemente organizzato. Già alle 8 del mattino, un imponente gruppo di atleti, più di 70, è pronto per il via dal Ponte Rosso in Firenze, per slanciarsi, moderni dominatori dello spazio e del tempo, sulle allora deserte, assolate e polverose strade mugellane. C’era davvero motivo per perdere il sonno almeno per una settimana. Il meraviglioso, l’importante, l’incredibile, è che nello squadrone in partenza, insieme ai migliori dilettanti nazionali quali Marzocchini, Ciucchi, Guardiani e Mosconi, già celebri, ci sono anche i tre campioni locali: Betti Angiolino, Consolini e Vanni Domenico. Questi sono i nostri pionieri delle moderne avventure, i nostri primi eroi della bicicletta, i simboli e gli antesignani dei tempi nuovi, i beniamini di tutta la nostra gioventù. Tutta Marradi fin dalle nove si accalca sui marciapiedi di fronte all’ospedale e sembra che molta gente sia improvvisamente impazzita; “sono o non sono partiti? Sì, devono essere sulla salita di Polcanto! Saranno arrivati a Borgo? Macché, nemmeno a Vicchio! Quanti sbaglieranno strada a Panicaglia? Devono essere a Ronta! A Razzuolo! Vorrei contare quelli a piedi sulla Colla di Casaglia! Ci sarà l’Avvocato a Camurano? Arrivano, eccoli, no è Parigino che si torna a casa! Largo, largo, eccoli! No è il cane di Lorenzone; lasciatelo passare che ha paura! È troppo tardi! No è troppo presto! Ormai è mezzogiorno e non arriva più nessuno! All’improvviso, quando meno ci si aspetta, fra una confusione indescrivibile, trafelato, sudato irriconoscibile, dondolante quasi come un ubriaco, accolto da mille braccia arriva il 1°; è il nostro Domenico Vanni! Non arriva a scendere che viene acclamato e portato in trionfo! Viva Vanni! La gloria c’è, la carriera non può mancare; tutti ne sono sicuri tranne proprio l’interessato!” In questo articolo emerge l’influenza del linguaggio campaniano sul taglio futurista del linguaggio giornalistico. Dino Campana aveva poco più di 24 anni quando scrisse la poesia “1° Arrivato al Traguardo di Marradi”. Un’altra versione della stessa poesia Campana la dedicò, col titolo Traguardo a Filippo Tommaso Marinetti. Poiché il Giro d’Italia nel 1909 non fece tappa a Marradi è possibile che Campana abbia assistito all’arrivo della prima corsa Firenze-Marradi e proprio dalla vittoria di mio nonno abbia tratto ispirazione per la sua lirica: “Dall’alta ripida china precipita/Come movente nel caos di un turbine/Come un movente grido dal turbine/Come il nocchiero dal cuore insaziato/Bolgia di roccia alpestre: grida di turbe rideste/Vita primeva di turbe in ebrezze/Un bronzeo corpo dal turbine/ Si dina alla terra con lancio leggero/Oscilla di vertigine il silenzio dentro la muta catastrofe/di rocce ardente d’intorno/Tu balzi anelante fuggente fuggente nel palpito indomo/Un grido fremente dai mille che rugge e scompare con te/Balza una turba in caccia si snoda s’annoda una turba/Vola una turba in caccia Dionisos Dionisos Dionisos”.

Rodolfo Ridolfi

Dopo l’evento di Forza Italia a Marradi “centro destra sempre più unito”

bella marradidomenica 19 febbraio

Marradi per un giorno diventa capitale di un dialogo molto positivo per l’unità del centro destra a livello nazionale e lo fa partendo dal libro di Rodolfo Ridolfi “Matteo Bomba e le coop rosse”. E’ proprio dalla cittadina della Romagna-Toscana che gli azzurri offrono, anche a tutto il centro destra locale e provinciale, la possibilità di realizzare un programma unitario basato su valori condivisi per contendere alla sinistra, dopo aver girato pagina per la sconfitta del 2013, il governo del Comune alle elezioni del 2018. Rinnovamento, rappresentatività e merito saranno alla base della nuova squadra che si presenterà alle elezioni, partendo proprio dall’unità straordinaria che Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia hanno sancito nell’evento di Marradi. L’onorevole Guglielmo Picchi, della Lega Nord, Jacopo Cellai, capogruppo di Forza Italia al Comune di Firenze, e Giovanni Donzelli capogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Toscana e dirigente nazionale del Partito di Giorgia Meloni, con i loro interventi hanno scaldato i cuori di un pubblico attento e rinfrancato dal recente clamoroso successo referendario che ha provocato il tramonto del renzismo che così tanti disastri ha provocato ai cittadini. A presiedere e moderare gli interventi il leader locale di Forza Italia, Mauro Ridolfi sempre attento ai problemi della gente e protagonista del rilancio organizzativo e politico degli azzurri a Marradi. Di spessore politico rilevante l’intervento del v.coordinatore provinciale e responsabile politico di tutta l’area del Mugello, Silva Gurioli che ha anche dato conto del suo lavoro da quando, in seguito al grande successo di consensi, conseguito in occasione delle elezioni regionali a Marradi ed in tutto il collegio, è stata chiamata a riorganizzare Forza Italia nel Mugello ed a contribuire alla direzione provinciale e regionale.

pubblico

Mentre l’evento era in corso Renato Brunetta, immediatamente ripreso dalle agenzie di stampa nazionali affermava: “Stiamo lavorando, Forza Italia sta lavorando, con il presidente Berlusconi in prima linea, al centrodestra unito di governo. Non solo con la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni, ma anche con i Conservatori e Riformisti di Fitto, i Popolari di Mario Mauro, Idea di Gaetano Quagliariello, l’Udc di Cesa, Rivoluzione Cristiana di Rotondi, i Repubblicani di Nucara, la Destra di Storace, Azione nazionale di Alemanno, i Liberali di De Luca, il Nuovo Psi di Caldoro, le forze del civismo che stanno attorno ai nostri sindaci come Brugnaro a Venezia e Di Piazza a Trieste… Il centrodestra da sempre, in Italia e in Europa, e’ plurale. L’importante e’ convergere su programmi, valori e regole”. “Noi siamo convinti che il centrodestra unito di governo, con Berlusconi in campo e protagonista, possa raggiungere e superare il 40%. I sondaggi gia’ ci danno al 34%, con il Pd fermo al 30% e i 5 stelle in caduta libera. Torneremo a governare il Paese. Come governiamo in Lombardia, nel Veneto, in Liguria, come abbiamo governato dieci anni su venti in Italia. La prospettiva e’ unica: centrodestra unito di governo. Dopodiche’, il centrodestra e’ plurale in Italia, come in Francia, come in Germania. Ma con quello che sta succedendo a sinistra, con l’autodistruzione del Pd, sarebbe veramente assurdo per noi non riuscire a stare insieme. L’unita’ nel centrodestra e’ obbligatoria”. Il Partito democratico è ormai morto, è irrimediabilmente diventato il Pdr, il partito di Renzi. Già il Pd mi era poco simpatico perché lo vedevo come una fusione innaturale di democristiani di sinistra e comunisti. Adesso poi non è più neanche il Pd ma è Pdr, partito di Renzi”. “Probabilmente assisteremo alla deflagrazione finale di questo progetto nato fallito, perché non può che far male al Paese un agglomerato insensato di questo tipo. Che i comunisti siano comunisti, i democristiani siano democristiani e non si nascondano gli uni dentro gli altri. Renzi e i suoi hanno fatto danni nel Paese ma almeno hanno ucciso il Pd. Saranno ricordati per questo”. Rodolfo Ridolfi in un lungo e dettagliato intervento ha espresso soddisfazione per come la presentazione del suo libro sia stata come lui sperava l’occasione per vedere finalmente a Marradi, nella cittadina dove è stato sindaco, i più importanti Partiti del centrodestra, per la prima volta, rappresentati in modo così autorevole e tutti insieme, riprendere il contatto con i cittadini fuori dai contorsionismi e gli opportunismi che non sono stati e non sono prerogativa della sinistra e del renzismo ma anche del centro destra come le vicende di Follini, Casini, Fini, Alfano e Verdini dimostrano.

P.S.

Al via il Premio Dino Campana “La Poesia ci salverà” IV^ Edizione 2017.

F.Balucani premia G.Zambelli

F.Balucani premia G.Zambelli

venerdì 17 febbraio 2017

La Poesia ci salverà”, al via la quarta edizione del Premio on line Dino Campana.

Il Quotidiano On-line Marradi Free News, l’ “Accademia degli Incamminati” di Modigliana, il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi, l’Accademia Il Fauno, Associazione Culturale “Giovanni Arcidiacono”di Firenze, Associazione Culturale “Opera In-Stabile”, l’Officina Artistica “L’Infinito” di Brisighella, #POETRY di Faenza, hanno deciso di indire per il quarto anno consecutivo il  Premio Dino Campana “La poesia ci salverà” riservato a liriche edite e inedite. Il premio che si svolgerà prevalentemente attraverso le modalità della rete si pone anche l’obbiettivo di contribuire alla ricerca ed alla promozione dei talenti poetici emersi nelle precedenti edizioni e dei nuovi che parteciperanno. La pubblicazione sul quotidiano Marradi Free News, sulle riviste e sui siti degli Enti organizzatori delle opere vincitrici è uno dei modi scelti per diffondere le opere ritenute meritorie dalla eclettica giuria. Al concorso possono partecipare con una sola opera tutti gli autori con testi editi o inediti in lingua italiana. Le poesie dovranno pervenire online al sito www.marradifreenews.com info utilizzando l’apposito formulario entro e non oltre il 20 agosto 2017.  Ogni autore può partecipare con una sola lirica che non potrà superare i quaranta versi. La premiazione si svolgerà a settembre. Della Giuria del Premio che formulerà la graduatoria dei finalisti e dei tre vincitori fanno parte: Rodolfo Ridolfi (Direttore Responsabile Marradi Free News); Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Lamberto Lilli (Presidente Accademia Il Fauno), Pape Gurioli (Direttore dell’Officina Artistica Infinito) Barbara Betti (Direttore di Opera-In-Stabile) Monica Guerra (poetessa #POETRY) Federica Balucani (Soprano), Gianna Botti (Scrittrice), Maurizio Ferrini (Attore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista), Massimo Scalini (Psichiatra),

 

La Poesia ci salverà” si è ormai affermata come un’iniziativa, nel nome di Dino Campana, tesa alla scoperta ed alla valorizzazione di nuovi autori da proporre all’attenzione di quel pubblico che ancora ama la poesia la legge e la valuta sulla carta stampata ma anche attraverso la rete.

il direttore responsabile Rodolfo Ridolfi

Paolo Bassetti interroga sulla chiusura del Palazzetto.

thvenerdì 17 febbraio Riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione dell’ex sindaco Paolo Bassetti che ha rivolto una interrogazione sulla chiusura del Palazzetto:

“Abbiamo presentato in questi giorni una interrogazione sul Palazzetto dello Sport che risulta ad oggi ancora chiuso al pubblico. Speravamo che non ce ne fosse bisogno ma sono ormai tre mesi che la situazione è ferma e per questo ci siamo mossi affinché ci vengano fornite spiegazioni e soprattutto soluzioni per permettere al più presto la riapertura di un locale fondamentale per il Comune di Marradi, in particolare per i giovani che praticano sport.

Per il Palazzetto dello Sport di Marradi dal 2008 ci sono due progetti nel cassetto

thvenerdì 17 febbraio

Da Forza Italia Marradi,  riceviamo e pubblichiamo:

Nei mesi scorsi la commissione di vigilanza provinciale competente ha effettuato un sopralluogo al palazzetto dello sport del Comune di Marradi dichiarandolo inagibile perché non più rispondente ai requisiti richiesti dalle normative e disposizioni vigenti. E’ un grave colpo per le attività dello Sport Marradese e per tutte le attività di rilevanza sociale che all’interno della struttura si svolgono o possono svolgersi. Forza Italia sollecita l’Amministrazione Comunale a prendere tutte le iniziative indifferibili ed urgenti e soprattutto ricorda come l’ex assessore ai lavori pubblici Silva Gurioli avesse fatto predisporre nel novembre del 2008 due progetti esecutivi per un totale di 700.000 euro ammessi a finanziamento: Interventi sulla Palestra Comunale e sugli spogliatoi dello stadio per: Coibentazione, installazione di corpi illuminanti a basso consumo, installazione di pannelli solari e fotovoltaici per la riduzione dei consumi energetici. Richiesta di contributo in base al bando di concorso della Regione Toscana D.G.R. n.257 del 31.03.2008; Completamento, recupero e ristrutturazione della palestra polifunzionale comunale. Abbattimento delle barriere architettoniche e dei costi di esercizio degli impianti attraverso il miglioramento dell’efficienza energetica e l’ottimizzazione dell’uso delle risorse. Richiesta di contributo in “Conto Capitale” per la realizzazione di impianti sportivi L.R. n.72 del 31/08/2000.

Forza Italia auspica che l’Amministrazione Comunale voglia tirar fuori dal cassetto e dar corso, con i necessari aggiornamenti e modifiche, questi due progetti esecutivi che a distanza di nove anni confermano la loro validità non solo per la messa a norma della struttura ma anche per rispettare le direttive europee in materia di risparmio energetico.

Mauro Ridolfi Presidente di Forza Italia Marradi capogruppo nell’Unione dei Comuni del Mugello

La presentazione a Marradi del libro di Rodolfo Ridolfi “Matteo Bomba e le coop rosse”

img20160818_12033385venerdì 10 febbraio

Il Coordinamento Provinciale fiorentino di Forza Italia e quello Comunale di Marradi organizzano, per sabato 18 febbraio, a Marradi, Teatro degli Animosi (sala Mokambo) ore 15,30, la presentazione dell’ultimo libro di Rodolfo Ridolfi: “Matteo Bomba e le coop rosse”, Edizioni del Girasole, Ravenna 2017. Dopo Ravenna, Rimini, Bologna, Firenze, il libro di Rodolfo Ridolfi fa tappa anche a Marradi. Con l’autore ci saranno il deputato fiorentino della Lega Nord Guglielmo Picchi, il capogruppo in Regione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Vecchio Iacopo Cellai ed in collegamento telefonico Renato Brunetta. A fare gli onori di casa, Mauro Ridolfi capogruppo azzurro nell’Unione dei Comuni del Mugello e Silva Gurioli vice coordinatore provinciale.

Del libro di Ridolfi scrive il giornalista e scrittore Rino Camilleri: “L’autore non è un polemista qualsiasi, sa perfettamente di cosa parla. E’ stato esperto per la cooperazione presso il ministero del lavoro, dirigente della presidenza del consiglio, sindaco di Marradi (in provincia di Firenze), consigliere comunale a Faenza (in provincia di Ravenna) e vicepresidente della regione Emilia-Romagna. Insomma, conosce bene e dall’interno le regioni «rosse». E ha scritto libri sul tema, anche con editori importanti (Mondadori, per esempio). L’incipit della sua ultima fatica merita di essere riportato in ampio stralcio: “Nessuno meglio di chi vive in una Regione rossa avverte il soffocamento di un regime che pretende che i cittadini facciano la spesa alla coop, comprino il giornale alla coop, acquistino i farmaci alla coop, si facciano barba e capelli alla coop, si curino i denti alla coop, affidino i loro risparmi alla coop, nella coop sottoscrivano le polizze assicurative Unipol, per la costruzione della casa si rivolgano alla cooperativa, mangino alla mensa cooperativa, telefonino con “coop voce”, affidino le pulizie alla coop, si servano delle cooperative di professionisti, prendano i taxi e gli autobus delle cooperative, agli incroci si facciano pulire i vetri dai lavavetri coop, le ferie e i viaggi e il turismo rigorosamente coop, cantino e ballino in cooperativa e utilizzino perfino i servizi funebri coop».E che dire dell’accoglienza al migrante? «Più di 1.800.000 euro al giorno: tanto, nel 2013, ha speso l’Italia per garantire l’accoglienza», scrive Ridolfi. “E’ una torta luculliana che in Italia si spartiscono ormai da dieci anni veri e propri “colossi” del business dell’accoglienza”.

L’autore non si limita solo alla filippica, ma snocciola nomi e cifre e date, con tanto di note e citazioni. E io pago (copyright Totò). “Trattenere gli ospiti molto più a lungo del previsto è uno dei “trucchi” utilizzati dai gestori di molti Cara”.  Tanto, c’è Pantalone (copyright Goldoni). E fosse solo quello. Il giornalista Bruno Vespa ha recentemente dichiarato quante telefonate pressorie ricevette per non mandare in onda la puntata di Porta a Porta sul caso Forteto. Se volete saperne di più, leggete Ridolfi.

P.S.

Caro Marradi ti scrivo…. di Giuly

11755780_1040035259343063_5647894326656855935_nmercoledì 8 febbraio Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo integralmente la lettera inviataci

Caro Marradi,

nello stesso momento in cui mi sono accinta a scrivere questa lettera, ho saputo che non avrei potuto mandarla a nessun altro che a te, come paese, come luogo, come ricordo. Il fatto è che io di te conosco la tua splendida natura, i tuoi boschi, il fiume che scorre sotto casa mia, e canta l’eterna canzone della vita, il castellone che richiama antiche gesta, ma non conosco più i tuoi abitanti, le tue abitudini, anche se cerco di tenermi informata leggendo tutte le notizie che posso trovare.

Io, non so neanche se ho ancora qualche parente alla lontana nelle tue case, ma l’affetto che mi lega a te, non solo è duraturo, ma è cresciuto nel tempo, via via che io invecchiavo e sentivo sempre di più il mio senso di appartenenza ai monti che ti circondano, che forse, impropriamente, chiamo ‘i miei monti’. Io non sono nata nella tua terra, ma i miei genitori sì e tutti gli anni, per tanti, tantissimi anni, sono venuta a passare le mie vacanze nel verde in cui sei immerso, nelle acque che ti scorrono fin sotto le strade e porto dentro di me ricordi legati quasi tutti alla mia infanzia e a quella dei miei figli. Ricordi fatti di risate, di scampagnate, di bagni nel fiume, di marachelle, di schiacciata al rosmarino del forno di Marino, di grigliate di castrato e salsiccia matta, di tortelli di ricotta del ristorante delle Scalelle, di funghi porcini raccolti da quell’inestimabile fungaiolo che era mio zio Gianè, che, quando manifestavo la voglia di mangiarli mi diceva: “ora te ne vado a prendere qualcuno!” e tornava sempre con il panierino pieno, ma non mi ha mai rivelato il posto in cui andava.

Anche ora, quando faccio una scappata veloce a trovarti, ho i miei punti fissi dove voglio sempre andare. Il Bar Bianco è la prima delle nostre tappe perché un bombolone come lo mangio lì ha qualcosa di speciale, solo per il fatto che anche quello fa parte dei ricordi belli, allo stesso modo in cui ce l’ha l’acqua della fonte di Campigno, che non sarà neanche più potabile, ma è così buona, così buona! E poi una scappatina a veder passare il treno, che una volta era la littorina, che di strada ferrata ne ha macinata tanta e lì torno a ricordi anche più antichi, che non ho mai vissuto se non attraverso le parole dei miei genitori quando mi parlavano della guerra. Quanti episodi, per me come novelle, quando ero bambina e guardavo la cassetta delle munizioni che in segno di pace era diventata il frigorifero delle birre e della coca-cola, sotto il getto della fonte di Biforco, ormai da troppo tempo secca. Di fronte c’era il bar della Morina, dove un merlo,nonostante tutto, fischiava ancora “Allarmi siam fascisti!”. Piccole storie, ma storie vere. Spaccati di vita.

La mia visita si conclude al cimitero, proprio sotto la stazioncina. Lì c’è il mio babbo, la mia famiglia, le mie radici.

La cosa bella, che ho scoperto di te caro Marradi, è che ogni volta che torno, trovo sempre la stessa accoglienza calda, libera, gioiosa. Almeno così la intendo io, per cui spero di vederti presto e se mi permetti ti mando una piccola cosa che ho scritto un po’ di tempo fa. Non è una poesia, ma uno stato d’animo. Un ricordo e niente più.

 

Temporale

 

Risplende di vita la mia valle

verde di fresca acqua trasparente,

brillante di colore che degrada

nel blu di lontani orizzonti.

Ed il mio sguardo si perde su nel cielo

dove giocano nuvole e pensieri

che correndo si intrecciano e si perdono

lontano, più lontano,

nei vellutati muschi e nelle felci

dei boschi superbi dei castagni

e più giù, nelle rive

del sonante ruscello di acque pure.

Ed ecco il sole che filtra tra le foglie

mentre il tuono con lontano fragore se ne va.

Io resto lì, non più donna ma bambina,

e rivedo la mano a me vicina

“Non temere, il temporale non c’è più

dammi la mano…vieni piccolina!”

Come vorrei ancora quella mano

nei temporali della vita mia!

Così sicura e così cara.

“Eccomi babbo” dico

e non ho più paura.

 

Con affetto

Giuliana Parrini (per tutti Giuly)

 

L’interessante risposta dell’Unione dei Comuni sui Migranti a Mauro Ridolfi capogruppo di Forza Italia

Mauro Ridolfi

Mauro Ridolfi

Marradi 5 febbraio 2017:

Riceviamo e pubblichiamo da Forza Italia:

Con la data del 31 gennaio 2017 ed il numero di protocollo 1941, a firma di Paolo Omoboni, è giunta il 4 febbraio scorso a Mauro Ridolfi, capogruppo di Forza Italia nell’Unione dei Comuni del Mugello, la risposta alla sua interrogazione del 14 gennaio sulle iniziative in atto, da parte di una cooperativa e di un privato, interessati all’arrivo di una quota di migranti, verso la Prefettura. Nella interrogazione, nella quale Mauro Ridolfi riportava che il Comune sosteneva di non saperne nulla, chiedeva di conoscere se quanto riportato corrispondesse a verità. Prima il Comune, con una mail , confermava di non “. essere a conoscenza dell’iniziativa del privato marradese che si è mosso tramite una cooperativa non locale. La realtà è questa al momento: un privato ha manifestato interesse, ma non risulta alcuna decisione…” Ora l’Unione dei Comuni conferma come le iniziative di singoli cittadini (e delle cooperative aggiungiamo) possano compromettere l’intero sistema di gestione dell’accoglienza oltre che l’equilibrio stesso del territorio. L’Unione dei Comuni ricorda poi come il Mugello ospiterà con il completamento dei progetti 561 persone quindi 8,78 migranti ogni 1000 abitanti quando la quota prevista dalle direttive in materia non dovrebbe superare i 2,5 migranti ogni 1000 abitanti “Una situazione che protraendosi ancora, metterà in crisi l’equilibrio e la tenuta sociale” .

Proprio al concetto di equilibrio e tenuta sociale aveva fatto riferimento Mauro Ridolfi che aveva chiesto alle Istituzioni di fare chiarezza e di garantire sicurezza e convivenza civile. Ed oggi interpellato commenta: “…. speriamo che il pericolo sia stato scongiurato e che Ministero degli Interni e Prefetti, che sono il braccio operativo del Governo, procedano ad un cambio politico radicale in materia; nella risposta che parzialmente apprezzo, sarebbe stato opportuno indicare anche qual’è la cooperativa interessata a scavalcare le Istituzioni locali e sovracomunali per trasferire e gestire migranti a Marradi”.

Forza Italia.

10 luglio 2017 Il Bicentenario della nascita di Celestino Bianchi

untitled 3martedì 25 gennaio

Marradi Free News si prepara a ricordare solennemente con un convegno di Studi il 10 luglio 2017 Bicentenario della nascita, la figura di quel grande protagonista marradese dell’Unità  d’Italia che fu Celestino Bianchi che nel 1861 era Segretario Generale del Ministero dell’Interno del Governo di Bettino Ricasoli. Marradi Free News inizia il suo lavoro preparatorio riproponendo un breve profilo di Celestino Bianchi. A Celestino Bianchi intelligenza che ha unito in sé i fermenti romagnoli e la lucidità toscana, l’Amministrazione Comunale dedicò una lapide il 3 dicembre del 1988. Celestino Bianchi era nato a Marradi il 10 luglio 1817 da Giuseppe Bianchi, scrivano e Susanna Ciliegioli. Compiuti i primi studi a Marradi a sedici anni si trasferirà a Firenze per proseguire gli studi presso gli scolopi, sotto la guida di padre Giovanni Inghirami. Il suo primo impiego fu quello di insegnante di storia e geografia presso l’Istituto femminile della SS. Annunziata di Firenze. Negli anni 1847-49 cominciò ad impegnarsi come giornalista politico. Collaboratore dal giugno 1847 del giornale “La Patria”, che appoggiava il gruppo moderato ricasoliano, ne diventò presto segretario di redazione e poi responsabile. Il primo dicembre 1848 fondò un proprio giornale, “Il Nazionale”, cui egli impresse un indirizzo filo-piemontese che appoggiava il triunvirato rivoluzionario di Giuseppe Montanelli, Giuseppe Mazzoni e Francesco Domenico Guerrazzi opponendosi però al progetto di unione con la Repubblica Romana diretta da Giuseppe Mazzini. Collaborò a titolo gratuito all’ l’«Imparziale fiorentino», giornale di beneficenza, i cui proventi erano destinati «a benefizio degli indigenti». Nel 1850, in seguito al ritorno del Granduca, il giornale venne soppresso e il Bianchi fu rimosso anche dal suo incarico di insegnante. Si diede allora ad organizzare con il fratello Beniamino una tipografia in Piazza Santa Croce trasferita poi in via Faenza al numero 66 dal 30 aprile 1860 che si denominò Barbèra, Bianchi e comp.. Ma Beniamino ebbe problemi di salute e Celestino non era molto adatto a correggere bozze e si recava nella stamperia solo ogni tre o quattro mesi così ma l’impresa finanziata da F. A. Gualterio non ebbe grande successo e venne presto rilevata da Gaspero Barbèra (Bianchi… ha il nome nella ragione commerciale per un riguardo che io e il M.se Gualterio abbiamo voluto usare alla sua famiglia allora numerosa, caduta in istrettezze quando il Governo toscano tolse a Celestino il posto di Maestro di Scuola nell’Istituto della SS.Annunziata ) La sua passione per il giornalismo politico trovò di nuovo modo di esprimersi con la collaborazione a giornali letterari del tempo come “Il Genio” (1852-54) e la “Polimazia di famiglia” (1853-55). Egli potè inoltre fondare di nuovo un proprio giornale, “Lo Spettatore”, che, divenuto presto uno fra i migliori giornali letterari della Toscana, diresse fino al 1858. Legato ai moderati filo-piemontesi, il Bianchi promuoveva tuttavia una linea politica che salvaguardasse l’autonomia della Toscana. Costituitosi nel 1859 in Toscana, in seguito alla fuga del granduca, un governo provvisorio sotto la guida del Ricasoli, il Bianchi ne fu nominato segretario. La notte del 26 aprile in casa del fornaio Dolfi si radunarono i capi del gruppo liberale nazionale e dei radicali alcuni del circolo Ricasoli e non pochi ufficiali dell’esercito, i quali stabilirono per il giorno dopo una grande dimostrazione; ne diedero avviso a tutte le città toscane, scelsero i nomi per la giunta provvisoria di governo (Ubaldino Peruzzi, Ermolao Rubieri, Ferdinando Zannetti, Vincenzo Malenchini e Bettino Ricasoli, che rifiutò dovendo recarsi dal Cavour, e fecero stendere da Celestino Bianchi il seguente manifesto: “Toscani ! L’ora è suonata: la guerra dell’Indipendenza d’Italia già si combatte. Voi siete italiani; non potete mancare a queste battaglie; e italiani siete anche voi, prodi soldati dell’Esercito Toscano; e vi aspetta l’esercito italiano sui campi di Lombardia. Gli ostacoli che impediscono l’adempimento dei vostri doveri verso la Patria devono essere eliminati: siate con noi e questi ostacoli spariranno come la nebbia. Fratellanza della Milizia con il popolo. Viva l’Italia, Guerra all’Austria ! Viva Vittorio Emanuele Generale in capo dell’Armata Italiana.

untitledCelestino Bianchi prima deputato all’Assemblea dei Rappresentanti della Toscana, ed in seguito fu eletto deputato alla Camera dal 1860 al 1880 per sette legislature. Ricoprì la carica di Segretario generale del Ministero dell’Interno durante i due ministeri Ricasoli del 1860-61 e 1866-67. Collaboratore de “La Nazione” dal 1860, a partire dal 1871 ne divenne direttore fino al 1885 anno della sua morte. Quando divenne direttore de “La Nazione” aveva i capelli ed i baffi bianchi ed un pizzo tipicamente risorgimentale e portava dei piccoli occhiali sopra il naso. Agli anni della direzione di Bianchi risale il primato de ”La Nazione” a Firenze che vantava fra i suoi collaboratori De Amicis, Collodi e successivamente Yorick suo amico da quando Bianchi, era direttore dello Spettatore: “Ero giovane – scriverà YoricK – ero un po’ bollente di spiriti liberali, ero un po’ mordace nello scrivere e più d’una volta, ai tempi del granduca, ho compromesso i giornali ai quali davo la mia prosa. Ma ero a buona scuola, e imparai presto a saper dire tutto quello che volevo senza compromettere nessuno”. Fu l’ideatore di rubriche di successo, come quella della moda femminile. Bianchi politico della destra scoprì un nuovo tipo di lettore: la donna e. nei giorni del referendum per l’annessione al Piemonte, La Nazione ospitò un dibattito sul voto alle donne. Al Bianchi che studiò e lavorò sugli scritti di Giambattista Vico, si devono anche alcune opere storiche come la “La geografia politica dell’Italia” (1843), La Compagnia della Misericordia di Firenze Cenni storici (1855); “Federico Confalonieri e i carbonari del 21”(1863), Manuale di Storia Moderna (1454-1866) (1869).”Storia della questione romana”, (1870) e i volumi a carattere patriottico su “Ciro Menotti”, su “Venezia e i suoi difensori” (1863) e “I martiri d’Aspromonte” (1871). Tutta la sua opera fu protesa verso l’unificazione dell’Italia sotto la Casa Savoia. In particolare un suo opuscolo “Toscana e Austria” (1858) ebbe un’importanza decisiva contro il Governo granducale. Il giornalismo rimase sempre il suo amore sia negli anni più combattivi del 1848 e 1859 sia nel periodo dell’unità d’Italia quando si schierò con la destra. Anche il grande marradese Angelo Fabroni aveva saputo equilibrare spirito innovativo e conservazione dei valori tradizionali. Celestino Bianchi a Firenze fu protagonista di molte battaglie la più famosa quella per ottenere dal Governo Nazionale una “legge speciale” per la città poiché il Comune era alla bancarotta per le molte spese sostenute negli anni di Firenze capitale.

Rodolfo Ridolfi- direttore responsabile

Mauro Ridolfi: Amministrazione di Marradi poco trasparente sui rendiconti 2013, 2014 e continua a pubblicare in ritardo le delibere

Mauro Ridolfi

Mauro Ridolfi

domenica 22 gennaio

La Corte dei Conti aveva scritto in merito ai rendiconti del Comune di Marradi presentava un extradeficit sostanziale di amministrazione al 1 gennaio 2015 :“…è da considerarsi grave in quanto espressione di situazioni sottostanti contrarie ai principi di sana gestione e sostenibilità finanziaria”.Quella vicenda più grave, della precedente del 2014, pubblicata solo il 6 ottobre sulla sottosezione Controlli e rilievi sull’Amministrazione, certificò per chi avesse avuto dubbi sulle mediocri capacità gestionali degli amministratori, la loro propensione a commettere inadempienze e irregolarità che si accompagnano ad una reiterata avversità alle norme sulla trasparenza in dispregio al diritto dei cittadini ad essere correttamente informati nei modi e nei tempi previsti dalle norme.

L’ultimo caso che ci pare doveroso segnalare è come: la delibera n. 58 del Consiglio Comunale del 7 novembre dello scorso anno sia stata pubblicata, con consapevole ritardo sul sito ufficiale del Comune nella sezione “Amministrazione Trasparente” nella Sezione “Controlli e rilievi sull’Amministrazione” soltanto il 12 gennaio 2017. Evidentemente Sindaco e Assessore, ad un anno circa dal termine del loro mandato, per i rendiconti e la trasparenza non sono ancora pronti….

Mauro Ridolfi Coordinatore di Forza Italia – capogruppo nell’Unione dei Comuni.

Giro d’Italia: tappa Forlì-Reggio Emilia del 18 maggio che passa dalla Colla di Casaglia (G.P.M.) per raggiungere il Mugello.

giro-mugellomartedì 9 maggio

Tappa per velocisti con partenza da Forlì che ha già ospitato per ben diciannove volte il Giro tra partenze e arrivi, con una prima parte accidentata attraverso la Colla di Casaglia per entrare nel tratto appenninico della A1 a Barberino del Mugello, superare il Valico Appenninico e uscirne a Rioveggio. Seguono oltre 100 km tra discesa e pianura per giungere ai vialoni di Reggio Emilia (già sede di tappa per ben undici volte) per una volata compatta. Ultimi km su strade ampie e ben pavimentate. Si incontrano i consueti ostacoli della viabilità come rotatorie, spartitraffico, isole pedonali e dossi fino al rettilineo finale di 350 m in asfalto di larghezza 7 m.

Intanto ricordiamo che in questi giorni, sulle strade che saranno percorse dal giro, fervono i lavori che sistemare al meglio il manto stradale (tanto che in diversi commentano ironicamente che ci vorrebbe un Giro ogni anno, magari su strade diverse). Nella fase iniziale della tappa la carovana  del Giro attraverserà anche Marradi la città di Campana che scriveva così:

DALL’ALTO GIU’ PER LA CHINA RIPIDA
Dall’alto giù per la china ripida

O corridore tu voli in ritmo

Infaticabile. Bronzeo il tuo corpo dal turbine

Tu vieni nocchiero del cuore insaziato.

Sotto la rupe alpestre tra grida di turbe rideste

Alla vita premeva, gagliarda d’ebbrezze.

Bronzeo il tuo corpo dal turbine

Discende con lancio leggero

Vertiginoso silenzio. Rocciosa catastrofe ardente d’intorno

E fosti serpente anelante col ritmo concorde del palpito indomo

Fuggisti nell’onda di grido fremente, col cuor dei mille con te.

Come di fiera in caccia di dietro ti vola una turba
Dall’alto giù per la china ripida o corridore tu voli pedalando con ritmo infaticabile. Tu vieni, primo fra gli altri, col tuo corpo bronzeo nelle onde tempestose del gruppo turbinoso (o bronzeo per il turbine dell’aria che tu fendi?) (e come Caronte sbaragli le loro anime), e conduci (nocchiero) il tuo cuore che ha continua sete di gloria e di avventura (insaziato).Voli sotto la rupe alpestre tra grida di turbe risvegliatesi alla vita primeva fatta di gare e scontri atletici, che si infervorava d’ebbrezze. Il tuo corpo bronzeo, forte e pertinace, con uno scatto apparentemente leggero lascia il gruppo nel vertiginoso silenzio. I tornanti delle rocce catastrofiche ti videro come un serpente fra le curve, che anelante prendevi allo stesso ritmo dei tuoi palpiti; e tu fuggisti come sospinto dall’onda di grido fremente, rafforzando il tuo cuore coi mille cuori che ti acclamavano e a cui facesti provare la stessa emozione.
Gli altri staccati, volano in turba dietro a te, come fossero in caccia di una fiera.

R.R.

AGLI ANIMOSI: TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO PER COLPA DI UN GRILLO CANTERINO

locandina TRAVOLTIsabato 6 maggio

L’Accademia sperimentale di recitazione della ‘Compagnia per non perire d’inedia‘ presenta:

 TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO PER COLPA DI UN GRILLO CANTERINO

Una commedia di Dory Cei
Adattamento e Regia di Jolanda Perrotta
Scenografie di Giancarlo Ceccaglia

La  piazza è da sempre il cuore pulsante di ogni centro abitato, il luogo in cui si incontra e si scontra  tutta l’umanità. Proprio  una piazza  fiorentina fa da sfondo a questa commedia comica e ridanciana. Qui una pletora di personaggi caciaroni, operosi e assai impiccioni, trascorre  la giornata tra lavoro e chiacchiere, tra passioni e desideri non troppo velati.  Un crogiuolo di situazioni e intrecci anima la piazza dalla mattina alla sera. Ma questa non è una giornata come tutte le altre: una strana turbolenza agita l’aria e gli animi . C’è un temporale in arrivo, l’atmosfera si fa elettrica, uomini e donne  non riescono più a nascondere le  celate passioni.Questo gioco di intrecci, nel  continuo andirivieni degli attori alcuni dei quali interpretano più parti, animerà fino a notte fonda la vita della piazza fiorentina nei cui protagonisti chiassosi, beceri, curiosi, sarà molto facile ritrovarsi e riconoscersi. “Travolti da un insolito destino…..” è il settimo lavoro messo in scena nel Teatro degli Animosi dalla registra Jolanda Perrotta in collaborazione con il marito Giancarlo Ceccaglia, che ha realizzato le scenografie.

 

TEATRO DEGLI ANIMOSI
Viale della Repubblica, 1 – MARRADI
POSTO UNICO: €10,00 – Ingresso gratuito sotto i 12 anni

(prenotazioni da martedì 2 maggio presso l’ufficio Turistico di Marradi Tel.0558045170)

P.S.

 

 

 

 

 

Powered by WordPress | Palm Pre Reviews at Palm Pre Blog. | Thanks to Juicers, Free MMO and Fat burning furnace