Il gemellaggio Marradi-Castelnaudary 1990-2020 trent’anni dopo. Diario di un viaggio.

gemellaggio-Marradi-Castelnaudarydomenica  11 ottobre

Il  Virus cinese ha interrotto il gemellaggio con la  città francese nel trentesimo anniversario così non è stato possibile per la delegazione di Marradi essere in Francia nell’estate scorsa e non sarà possibile come è accaduto tutti gli anni alla delegazione francese essere presente alla Sagra delle castagne. Tuttavia dopo 30 anni quello con la cittadina francese di Castelnaudary è un gemellaggio, un rapporto di amicizia ben saldo e riuscito. Un legame forte e concreto che si  è rinnovato  di anno in anno con visite reciproche, scambi culturali tra le due comunità e le rispettive associazioni. Il gemellaggio fu firmato a Marradi dai sindaci Rodolfo Ridolfi e Bernard Embry il 30 settembre 1990 e a Castelnaudary il 14 luglio 1991 e lo hanno continuato confermandolo in occasione del ventennale e del venticinquennale  i sindaci Paolo Bassetti e Tommaso Triberti con il sindaco Patrick Mougard. Ricordiamo quindi doverosamente come: “Le comuni radici medicee – è scritto nella pergamena  firmata dai sindaci trent’anni orsono- servono a mantenere legami permanenti tra le municipalità delle nostre città ed a favorire in ogni campo gli scambi fra i cittadini per sviluppare insieme ad una migliore comprensione reciproca il vivo sentimento della fraternità europea”. Alla luce di quanto è accaduto e sta accadendo in Europa sembrano concetti inconsueti ma che fra i Marradesi e les Chauriens  hanno resistito nel tempo. L’idea di un gemellaggio fra Marradi ed una città dell’allora regione Languedoc-Russillon gemellata con la Toscana fu di Silva Gurioli moglie del Sindaco di Marradi che lavorava al dipartimento delle relazioni internazionali presso la Presidenza della Regione Toscana  che la preparò in tutti i dettagli e la sottopose alla Amministrazione del Comune di Marradi che la fece propria. Fu così che il 30 settembre 1990 Marradi accolse la delegazione francese e ci fu la firma del gemellaggio. La speranza è che l’Europa si liberi quanto prima dalla pandemia e che le numerose ed importanti iniziative culturali, commerciali, sportive sociali fra i due Comuni possano riprendere il loro trentennale cammino. A ricordo di quegli anni riportiamo il diario di un viaggio a Castelnaudary del maestro Renato Ridolfi:

locandina Marradi 90“Il torpedone rumoreggia. I giovani marradesi sono pronti a partire. Il fiume Lamone, da sotto il ponte grande, manda il suo fresco saluto ai gitanti. Il teatro degli Animosi, voluto e costruito  nel 1792 dai Fabroni, nobili marradesi fedeli alla famiglia de’ Medici, assiste, silenzioso e severo, l’allegra e chiassosa partenza. Un ultimo bacetto ai propri cari che restano in trepida attesa e la carovana si muove tra sospiri dignitosi e calde lacrimucce. La cupola rossa…con il suo leone”, di campaniana memoria , dal palazzo municipale, saluta i partenti con svelti rintocchi. Le vie silenziose e assonnate hanno un breve sussulto. Si imbocca la statale 302 per Firenze davanti al Monumento ai Caduti di tutte le guerre e via per Biforco e Castiglionchio, le cascate di valbura, l’abazia di Santa Maria di Crespino, Casaglia, la Colla con i suoi930 metri sul mare, poi la discesa a Ronta, Panicaglia, dall’antica badia di S.Giovanni, Borgo san lorenzo con la torrelongobarda, San Piero a sieve, ai piè della rocca medicea, a Cafaggiolo turrita residenza della Famiglia De’ Medici, presso il lago asciutto di bilancino, borgo natio del famoso corridore ciclista gastone Nencini, Prato la tessile città patria di Curzio Malaparte, giornalista e scrittore, Pistoia, città romana e medievale importante, che ha originato i Fabroni, Montecatini Terme, Viareggio famosa per il suo carnevale, e Carrara dal marmo bianco caro a Michelangiolo Buonarroti e ad Antonio Canova.

Qui, Toscana…addio!

La confinante Liguria si presenta con La Spezia, importante arsenale della Marina Militare Italiana; e Genova, la “Superba” città natale di Cristoforo Colombo; sanremo la città dei fiori e del festival della canzone italiana e giù per la riviera fino a Ventimiglia.

Ora l’Italia cede il passo alla Francia che mostra la Costa Azzurra, Mentone e il Principato di Monaco con Montecarlo e il suo casinò, e Nizza, la città italiana, patria di Giuseppe Garibaldi, ceduta dai Savoia alla Francia nel 1860 per aver aiuti militari nella II^ guerra d’indipendenza contro l’Austria, Cannes, rinomata, tra l’altro per il festival cinematografico internazionale, Aix en Provence, centro termale per la cura dei reumatismi a trenta chilometri da Marsiglia; Salon de Provence , che ospita la Scuola di Aeronautica Militare francese; Arles, sul fiume Rodano nella Camargue, di origine greca, ma civilizzata dai Romani che, sotto l’impero di Augusto, la dotarono di insigni monumenti, Nimes conquistata dai Romani nell’anno 120 a.c. e abbellita da importanti opere, come la “Maison Carrée”, tempio  fatto costruire da Agrippa, l’Arena e il tempio di Diana, ancora  visibili. Poi, Montpellier, il più importante centro della Languedoc Roussillon e Narbonne, interessantissimo nodo ferroviario ed autostradale fra l’Atlantico, la Provenza e la spagnola Catalogna. Anche qui si trovano importanti vestigia romane. C’è Carcassone, lungo il fiume Aude e il Canal du Midì, che presenta il fascino medievale del più bell’esemplare francese di fortificazioni. Ma quello che più commuove chi arriva dalla valle del Lamone fiorita dicastagni ai rigogliosi vigneti del Louragais è il cartello segnaletico del gemellaggio: “Castelnaudary-Marradi”.

Castelnaudary, fondato dalla regina di Francia, Caterina De’ Medici, gemellato con Marradi, già possesso della Signoria medicea, ampliato ed abbellito dai Fabbroni che la rappresentavano in questo territorio ai confini con la Romagna e ne difendevano la “Via del grano e del sale”.

I Testi delle Opere premiate a Faenza VII^ Edizione del premio DIno Campana on line

patrizia socciMartedì 28 settembre

Il nostro giornale pubblica come ogni anno i testi delle opere premiate al Campana on line:

 

 

 

Tu non dirmi qual è il mio confine – Emanuela Dalla Liberadiploma poesia.cdr

Tu non dirmi qual è il mio confine,

io non sento l’ora che lenta riporta

la sera sulle ombre avvizzite degli anni.

La campana che rintocca d’inesorabili

accenti lascia dolce sperare un silenzio

lontano, io ancora tengo per mano

la lampada accesa sui passi inebriati

di altri risvegli, di orme pazienti dissemino

l’arco del mondo che arride ai miei giorni,

e attendo, sui rami, dell’allodola il canto

innocente che dissolve la gravida notte.

Tu non darmi confini finché in aria

traccio glifi d’incanto che si adagiano

molli su fiori di loto, voci ascolto

che mi narran di nuovo nel cerchio

ormai stanco del tempo, l’antico

conservo a carpire il mistero nascosto

nell’umido guscio dei giorni a venire,

e il vento in spazi ancora mi porta dipinti

di festa all’amore e alla vita dove di lucciole

basta il chiarore a coglier nel buio

vestigia mai spente di bellezza stupita.

Tu non darmi confini, come rondine in volo

io ancora mi libro tra le braccia del mondo.

 

Hikikomori*   -   Patrizia Socci  DSC05277 (Copia)

 Vivere la vita ad occhi chiusi,

cancellare la luna e il sole

vestirsi della propria ombra

mentre si abbassa il cielo come una coperta.

L’anima sprofonda nel silenzio

come un lutto risucchia i ricordi

lasciando sgomento e freddo

e una eco a rimembrar  la voce

di quando sogni e desideri

celebravano il rito della vita.

Spiare il tempo da una finestra socchiusa

carezzare il vuoto inconsistente

e non voler sapere nulla,

trincerarsi dietro a un muro intriso di dolore

che fa da schermo alle follie del mondo.

L’assenza, è il domani di chi non spera più.

 

*Letteralmente “stare in disparte, isolarsi”, dalle parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi”, è un termine giapponese usato per riferirsi a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento.

DSC05283

Mistero la vita -  Giambattista Zambelli

Soffuse le note nell’aria,

dischiuse,

momento lontano che affiora sovrano…

Il tempo sbiadisce il tormento

che il vento consegna,

sgomento…

E il cuor come allora

anche ora si spezza,

carezza mortale, ebrezza del male…

Ritorno alla vita,

le ombre sono luci,

le nuvole, il sole

Il freddo, il calore

dell’anima persa..

O uomo, o uomo

che cieco cammini

abbraccia il mistero,

un soffio dal cielo

ti accarezzerà…..

 

 

Premio Campana a Faenza arrivederci nel 2021 in Toscana: Alto Mugello

il Sindaco di Faenzadomenica 27 settembre

Conclusa, con la Premiazione a Faenza, la VII^ Edizione del Premio Nazionale Dino Campana; nel 2021 torna in Toscana, nell’Alto Mugello: Firenzuola o Palazzuolo Sul Senio.

Si è svolta nella prestigiosa sala del Consiglio Comunale “Enrico De Giovanni) di Faenza la premiazione della VII^edizione del Premio Letterario Nazionale Dino Campana on line. A consegnare i premi, con il Presidente della Giuria Rodolfo Ridolfi e i giurati: Monica Guerra ( Poetry#), Mirna Gentilini (Centro Studi Campaniani), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Pape Gurioli (Compositore-Musicista), Sandro Cosmai (Opera-In-Stabile), Federica Balucani (Soprano), Barbara Betti (Musicista), Gianna Botti (Scrittrice),Riccardo Monopoli (Attore-Regista), Massimo Scalini (Psichiatra), il sindaco di Faenza Massimo Isola ed il Consigliere Provinciale di Ravenna Oriano Casadio. Ha vinto Emanuela Dalla Libera, con l’opera: “Tu non dirmi qual è il mio confine”. Secondi classificati ex aequo Giambattista Zambelli: Mistero la vita e Patrizia Socci: Hikikomori. Terza classificata Maria Teresa Biason: Rosa del deserto. Il Premio per la lirica più musicale, istituito da Opera In-Stabile, è stato assegnato a Osvaldo Crotti per la sua lirica: “Una lacrima c’è per tutti”.Diplomi di merito sono stati assegnati a Claudio Mecenero , Lucio Gibin, Michele Torriaco, Stefano Caldirola, Martina Capelli, Grazia Ciampaglione ed Eleonora Ronconi.

patrizia socci

 

 

 

 

Zambelli

Dopo il saluto del Sindaco Massimo Isola, e gli interventi dei giurati e dei vincitori presenti, Rodolfo Ridolfi concludendo ha detto “Siamo orgogliosi di aver tenuto a Faenza la premiazione di un concorso letterario così significativo.  Faenza, è una delle capitali culturali della Romagna ed oggi la “città rossa di mura e turrita …” per la vitalità della sua arte e cultura grazie al premio è tornata ad essere capofila della poesia che celebra Dino Campana. Momenti particolarmente suggestivi sono stati quelli della lettura dei testi delle poesie affidati a all’attore Riccardo Monopoli. Calato il sipario sull’edizione 2020, l’appuntamento è per la ottava edizione del 2021 che tornerà in terra di Toscana nell’Alto Mugello a Firenzuola o a Palazzuolo Sul Senio continuando l’itinerario dei più significativi luoghi campaniani.

La cerimonia di Premiazione dell’edizione 2020 del Concorso Nazionale ispirato a “Dino Campana” si svolgerà a Faenza, sabato 26 settembre con inizio alle ore 11,00 nella sala del Consiglio Comunale “Enrico De Giovanni”.

 

 

IMG_2168 (Copia)martedì 22 settembre

Emanuela Della Libera con l’opera “Tu non dirmi qual è il mio Confine” vince il Premio Letterario Campana on line, davanti a Patrizia Socci ed il faentino Giambattista Zambelli con le opere “Hikikomori” e “Mistero la vita” ex aequo. Terza classificata Maria Teresa Biason con l’opera “Rosa del deserto”. Premio Speciale per la musicalità a “Una lacrima c’è” di Osvaldo Crotti.

Alla presenza del Sindaco, Massimo Isola, consegneranno i premi ai vincitori i giurati: Rodolfo Ridolfi (Presidente), Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Pape Gurioli (Compositore-Musicista) Sandro Cosmai (di Opera-In-Stabile), Federica Balucani (Soprano), Barbara Betti (Musicista), Gianna Botti (Scrittrice),  Stefano Mercatali (pittore), Maurizio Ferrini (Attore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista), Massimo Scalini (Psichiatra).

IMG_2194 (Copia)La settima edizione del prestigioso premio dal titolo “La Poesia ci salverà…” arriva a Faenza città campaniana per eccellenza, dopo gli eventi di Modigliana, 2019, Marradi “Centro Enrico Consolini” 2018, Borgo San Lorenzo “Villa Pecori Giraldi” 2017, Brisighella “L’Infinito” 2016, Firenze Palazzo Panciatichi nel 2015 e Caffè letterario “Le Giubbe Rosse” nel 2014.

Nel Collegio Firenze 2 eletti due consiglieri del PD e uno della Lega: Restano a casa Scarpelli e Triberti

Scarpellimercoledì 22 settembre
Dal Mugello nessuno andrà a Palazzo Panciatichi in Consiglio regionale. E il Mugello non avrà consiglieri regionali. Non tornerà in Consiglio regionale Fiammetta Capirossi, del PD, consigliere uscente, arrivata solo terza, con due seggi disponibili, e quindi prima dei non eletti. Non le sono bastate 5012 preferenze. Massimiliano Pescini ne ha ottenute 10512 e Cristiano Benucci 6452,
Niente da fare neppure per Claudio Scarpelli che sarà il primo dei non eletti. L’ ottimo successo di consensi personali a Firenzuola, 976 preferenze  sulle 2516 nel collegio non sono state sufficienti a prevalere sulla capolista della Lega Elisa Tozzi che ha riportato 3505 voti. Scarpelli che non è leghista ha dovuto correre per conto proprio, aiutato da alcuni amici non leghisti senza alcun appoggio del partito che l’aveva candidato.triberti
Niente da fare, ma era scontato, per Tommaso Triberti. Quasi impossibile che scattasse il seggio per il Partito di Renzi e comunque è stato superato per numero di preferenze dalla Saccardi 2761 oltre 1000 più di Triberti

MANIFESTAZIONE DI FORZA ITALIA A MARRADI: IN TOSCANA PREVALGA IL CAMBIAMENTO. SOLO COSI’ POTREMO SVILUPPARE I TERRITORI DELLA MONTAGNA

raffa a Marradivenerdì 18 settembre

Marradi ombelico dell’universo azzurro. Alla manifestazione elettorale degli azzurri di Marradi Palazzuolo e Firenzuola sono intervenuti, insieme agli eletti,  Mauro Ridolfi coordinatore Comunale, Mirco Monti capogruppo a Palazzuolo S/Senio,  Fulvio Boni storico dirigente di Forza Italia di Borgo San Lorenzo e la responsabile del Mugello, Silva Gurioli. 

Paolo Gandola Consigliere della Città Metropolitana di Firenze, Massimo Mallegni Coordinatore Regionale e Raffaella Ridolfi V.Coordinatore della Provincia di Firenze hanno svolto gli interventi centrali:

“La Toscana – ha osservato Mallegni – è un elemento importante, perché la sconfitta della sinistra in questa regione non potrà passare inosservata rispetto agli equilibri di governo. Noi abbiamo un compito come Forza Italia: riportare il popolo moderato a votare perché lo abbiamo probabilmente trascurato in questi anni. Noi parliamo a questo mondo per dire che ci siamo e che non siamo certo su posizioni antieuropeiste”.

“Quest’anno abbiamo davanti a noi un’occasione irripetibile per far prevalere il cambiamento in Toscana – ha aggiunto Paolo Gandola, consigliere metropolitano Forza Italia – centrodestra per il cambiamento – un’occasione storica e anche una grande responsabilità: cambiare faccia alla Toscana. Solo con Forza Italia possiamo avere persone competenti alla guida della Toscana. Forza Italia è uno dei movimenti più importanti della politica nazionale che Silvio Berlusconi ha inventato con lungimiranza 26 anni fa ed è ancora attuale. Sta a noi tornare a riempirla di uomini e donne capaci che provengono dal mondo del lavoro e che sappiano garantire capacità, competenza e concretezza, in Toscana ed in Italia. Raffaella Ridolfi concludendo ha sottolineato: Nell’imminenza delle elezioni regionali che si terranno il 20/21 prossimi riteniamo opportuno indicare un’azione di governo regionale che dia nuova linfa strategico-amministrativa ai nostri territori della
montagna. Scendendo nello specifico sottolineiamo come la marginalità che sta vivendo la montagna sia un dato allarmante, un dato figlio dell’incapacità di invertire il trend dell’inurbamento, che sarà sempre più importante in futuro, e che creerà difficoltà sia alle grandi città sia ai nostri territori che già si stanno pesantemente spopolando a causa di mancanza di lavoro, di infrastrutture telematiche, di servizi, di trasporti adeguati, di un piano efficace di sviluppo economico e di una sanità adeguata.

Riteniamo che un nuovo governo della regione debba oggettivamente mettere in campo una politica a rete che garantisca uno sviluppo dei territori omogeneo e sinergico per non trovarsi a gestire in un futuro ormai prossimo, le emergenze che uno stravolgimento dell’assetto della popolazione della regione comporterà immancabilmente. Riteniamo necessario rivedere il ciclo completo delle politiche di sviluppo dei territori a 360° ed è necessario ripartire proprio dalla cenerentola regionale che è ormai la montagna. I cittadini che la abitano già da tempo pagano il prezzo di una politica vecchia non capace di tagliare un vestito su misura per i territori, che sappia arginare e ribaltare quei terribili dati che vedono pochissime possibilità di lavoro e di fare impresa, gravi disagi legati alla fruibilità del sistema sanitario regionale, di comunicazioni viarie che non riescono pienamente a servire i territori ed assecondare le poche speranze di sviluppo di questi, politiche agricole adeguate e lungimiranti, piani di difesa del territorio. I cittadini della montagna non solo si caricano i costi della distanza da tutti i servizi ma soprattutto sopportano e pagano il Prezzo della marginalità a loro riservata.

Toscana 2020 una Regione “all’altezza” della propria montagna.

cangini raffalunedì 7 settembre  Raffaella Ridolfi V.Coordinatore di Forza Italia della Provincia di Firenze in occasione dell’incontro degli azzurri e delle azzurre di Marradi, Palazzuolo e Firenzuola che si terrà a Marradi domenica 13 settembre  dal titolo”ci giochiamo la montagna” scrive:

Nell’imminenza delle elezioni regionali che si terranno il 20/21 prossimi riteniamo opportuno indicare un’azione di governo regionale che dia nuova linfa strategico-amministrativa ai nostri territori della montagna.

Scendendo nello specifico sottolineiamo come la marginalità che sta vivendo la montagna sia un dato allarmante, un dato figlio dell’incapacità di invertire il trend dell’inurbamento, che sarà sempre più importante in futuro, e che  creerà difficoltà sia alle grandi città sia ai nostri territori che già si stanno pesantemente spopolando a causa di mancanza di lavoro, di infrastrutture telematiche, di servizi, di trasporti adeguati, di un piano efficace di sviluppo economico e  di una sanità adeguata.

Riteniamo che un nuovo governo della regione debba oggettivamente mettere in campo una politica a rete che garantisca uno sviluppo dei territori omogeneo e sinergico per non trovarsi a gestire in un futuro ormai prossimo, le emergenze che uno stravolgimento dell’assetto della popolazione della regione comporterà immancabilmente. Riteniamo necessario rivedere il ciclo completo delle politiche di sviluppo dei territori a 360° ed è necessario ripartire proprio dalla cenerentola regionale che è ormai la montagna.

I cittadini che la abitano già da tempo pagano il prezzo di una politica vecchia non capace di tagliare un vestito su misura per i territori, che sappia arginare e ribaltare quei terribili dati che vedono  pochissime possibilità di lavoro e di fare impresa, gravi disagi legati alla fruibilità del sistema sanitario regionale, di comunicazioni viarie che non riescono pienamente a servire i territori ed assecondare le poche speranze di sviluppo di questi, politiche agricole adeguate e lungimiranti, piani di difesa del territorio. I cittadini della montagna non solo si caricano i costi della distanza da tutti i servizi ma soprattutto sopportano e pagano il prezzo della marginalità a loro riservata.

mallegni marradiA nostro avviso non è più il tempo di politiche buone per tutte le stagioni e per tutti i territori.

La montagna costituisce una risorsa veramente poco sfruttata e troppo spesso dimenticata a livello regionale che adeguatamente trattata potrebbe rappresentare una risposta importante in termini di qualità della vita per molti cittadini, non solo per quelli che ancora la abitano, come ampiamente dimostrato durante l’emergenza Covid. Pianificare il futuro di questa regione passa a nostro avviso attraverso una nuova concezione della Toscana come un tessuto dove ogni trama ha il suo colore e si combina alle altre spiccando in un unico tessuto, se non si sposa questa visione siamo destinati a rattoppare sempre un tessuto pieno di buchi. Riteniamo che chi non è riuscito in questo fino ad oggi non riuscirà neppure nel futuro e per questo auspichiamo che i cittadini toscani abbiano il coraggio di cambiare affidando in mani nuove il loro futuro.

Renzi in Mugello cerca di togliere voti al PD

i renzianiDomenica 30 agosto

Matteo Renzi  nel suo mini tour nel Mugello accompagnato dalla capolista  Saccardi, dai candidati locali Giusto Chiaracane e Tommaso Triberti (recentemente fuoriuscito dal PD) Spiegando le ragioni del voto a “Italia Viva” ha sottolineato che il Pd si sta progressivamente “grillinizzando” e  per chi non vuole il prevalere da una parte di Salvini, e dall’altro quello dei grillini è necessario rafforzare il suo Partito.

20 agosto: 135° anniversario della nascita di Dino Campana

th (1)martedì 18 agosto

In occasione di questo 135° anniversario della nascita di Dino Campana mi piace ricordare come il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” aggiungerà, alle sue tante iniziative editoriali, il 20 agosto “Il più lungo giorno” riproduzione anastatica integrata di testi e documenti curata da Mirna Gentilini contenente un importante testo Omaggio a Soffici di Stefano Giovannuzzi.  In questa nuova edizione è contenuta anche una mia riflessione sulla vicenda del ritrovamento del manoscritto e perché Campana restò nel cassetto secondo il racconto di Luigi Cavallo, Come nel ’65 ritrovai la copia smarrita tra le carte di Soffici a Poggio a Caiano, in “Il Giornale”, Milano, a. XXIX, n° 216, 13 sett. 2002; e, Caro Luzi, ecco perchè Campana restò nel cassetto, in “Il Giornale”, Milano, 5.10.2002. Continua così una importante attività della quale ricordo, per esserne stato uno dei coprotagonisti:

Canti Orfici, edizione anastatica, presentazione di Rodolfo Rodolfi, introduzione di Pedro Luis Ladrón de Guevara Mellado, Libreria Chiari, Firenze-1994. Con quella ristampa, ricordammo come nella vicenda umana e poetica di Dino Campana il rapporto con la sua terra natale non fu soltanto un rapporto difficile e spesso conflittuale: un rapporto di grande amore, segnato da alcune amicizie sincere, come furono quelle con Luigi Bandini che raccolse la colletta dei 44 sottoscrittori marradesi, trattò con lo stampatore Bruno Ravagli e lo persuase a stampare quella sublime poesia campaniana che rivoluzionerà il “Novecento” culturale italiano e mondiale e Anacleto Francini amico di sempre di Dino Campana che ha recitato per Francini nella Commedia operetta “Il Marciapiede alla Ribalta” e nello Zibaldone. Di Francini Campana scrive a Papini nel febbraio del 1915: “E’ un toscano della vecchia razza, non mai contento di quello che fa….Lavora alla Gazzetta del Popolo come redattore. Io vendo lo stesso giornale per le vie di Torino…” ma anche di risentimento: ” …è stato il dottore, il farmacista. Il prete l’ufficiale della posta, tutti quegli idioti di Marradi, che ogni sera al Caffè facevano quei discorsi da ignoranti e da scemi. Tedescofobi, francofili, massoni e gesuiti…mi fecero andare in bestia”.

locandina genetliaco.cdrIl Più Lungo Giorno riproduzione anastatica del manoscritto 2001.

Su questa pubblicazione scrisse Alberto Bertoni:  È interessante notare quanto Rodolfo Ridolfi scrive nella Prefazione: “Campana aveva una cultura straordinaria ed un culto per la perfezione filologica e questo fatto è largamente testimoniato dalla tragicità con la quale vive la perdita del manoscritto, tanto da far pensare fino al ritrovamento, che “Il più lungo giorno” contenesse una più alta espressione della poesia campaniana rispetto ai Canti Orfici, soprattutto perché Campana affermava di avere ricostruito a memoria il testo del manoscritto perduto. Fortunatamente così non è.” Ce lo conferma uno dei maggiori esperti mondiali di Campana, il drammaturgo e giornalista argentino Gabriel Cacho Millet”, prosegue Bertoni.

premio campanaCampana dal vivo Il libro fu pubblicato dal Centro Studi Campaniani Enrico Consolini con il titolo Campana dal vivo (Scritti e testimonianze sulla vita e sulla poesia), Pedro Luis Ladrón de Guevara Mellado, Marradi 2002, presentazione di Mario Luzi e prefazione di Rodolfo Ridolfi, presentato al Caffè “Giubbe Rosse” di Firenze il 27 febbraio 2002 e ripubblicato con il titolo “Campana dal vivo Scritti e testimonianze sul poeta” nel 2006 da Firenze Libri. Fra i tanti scritti contenuti  quelli di Binazzi sul “Giornale del Mattino” del 25 dicembre del 1914 che dimostra come sia Ardengo Soffici il primo a convincere il libraio Ferrante Gonnelli della Qualità degli Orfici “è una vera rivelazione Soffici pensa che sia l’unico volume di Poesia uscito in quest’anno  Leggilo!” e dello stesso  Soffici in due articoli del 1930 sulla Gazzetta di Torino e in Dino Campana a Firenze Ricordi di vita artistica e letteraria Vallecchi 1931 che  racconta come Papini  nel 1913  gli disse che aveva trovato nel libretto “cose molto buone” “…in quello scartafaccio scritto per tutti i versi, dove nella stessa pagina maculata e sgualcita si vedevano brani di canzoni, note di viaggio e antiche operazione aritmetiche cancellate  io trovai accenti di così pretta e forte poesia da restare stupito trattandosi per lo più dell’opera d’un autore  alle prime armi e d’aspetto tanto bizzarro” ed ancora “dalla sua conversazione trapelavano ogni momento conoscenze di paesi, di linguaggi, di usi e costumi alieni e remoti, che nessuno di noi sapeva spiegarsi…”

20 agosto 2003

20 agosto 2003

Ed infine l’anastatica dei Canti Orfici del 20 agosto 2004, con contributi critici di Paolo Berruti, Luigi Bonaffini, Fiorenza Ceragioli, Pedro Luis Ladron de Guevara, Christophe Mileschi, presentazione di Rodolfo Ridolfi. In quell’ occasione sulla base del ritrovamento delle bozze di stampa dei Canti Orfici realizzammo il progetto che cullavamo da tempo di un’edizione dei Canti che riproponesse la lezione originale, integrata da quelle poche correzioni autografe di Campana, contenute nelle bozze di stampa, ma ignorate dal tipografo Ravagli. Dino Campana disse a Paolo Toschi mostrandogli la bozza dei Canti Orfici: Voglio che lo legga anche Lei, il mio volume; non posso regalargliene una copia, ma Le darò le bozze, tanto fra i poeti non si fanno complimenti. Fino allora nessuno aveva utilizzato le bozze di stampa dei Canti Orfici, con le correzioni autografe di Campana che fin dal 1926 Paolo Toschi dichiarava di possedere.

Rodolfo Ridolfi

Buone Vacanze a Tutti le pubblicazioni riprendono il 20 agosto

 

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sabato 15 agosto

 

La redazione del giornale si concede 5 giorni di riposo riaprirà il 20 agosto. Purtroppo questi ultimi giorni sono stati turbati dalla comparsa nel nostro territorio e nel territorio limitrofo Brisighella e Modigliana di casi di Sars 2 Covid 19. Ci auguriamo una pronta guarigione per le persone  colpite ed un comportamento responsabile di tutti i cittadini insieme ad una efficace azione di controllo e prevenzione da parte delle autorità preposte. Buone vacanze.

Cinto Gurioli e Renato Ridolfi ricordati nella Corte delle Domenicane il 5 agosto u.s.

foto locandina Immagine1mercoledì 12 agosto

Nella splendida cornice dell’antica Corte delle Domenicane, davanti ad un numeroso pubblico, presente nonostante il termometro sfavorevole e le scrupolose disposizioni anti covid cui si è dovuto sottoporre, si è svolta, a Marradi, l’attesa presentazione dei libri: “Cinto Frammenti di Piano” e “Signori, Il Canzoniere..!” Un unico evento finalizzato a ricordare Cinto Gurioli e Renato Ridolfi protagonisti della Storia del Teatro Marradese e dell’intera Comunità. La narrazione dei relatori si è soffermata ad intrecciare il comune vissuto non solo teatrale e musicale dei due protagonisti raccontando pagine di amarcord, dove molti dei presenti hanno potuto ritrovare spunti del loro personale vissuto giovanile, altri scoprire la meraviglia e la creatività di protagonisti di una Marradi che fu capitale culturale della Romagna Toscana, e tutti  riflettere sulle  radici di una straordinaria irripetibile stagione da non dimenticare.

Mirna Gentilini Presidente del Centro Studi Campaniani ha affermato: Cinto Gurioli e Renato Ridolfi sono stati due personaggi di rilievo   a cui sono legati momenti significativi dello svago, del divertimento ma anche della cultura e della storia del nostro paese. Cinto lo ricordo seduto al pianoforte durante le rappresentazioni scolastiche a cui ho partecipato perché alunna della maestra Ginette Vanni Ridolfi. Frequentavo la seconda elementare quando il Canzoniere venne rappresentato e divenni famosa imitando Marilyn Monroe. Del maestro Ridolfi ho un ricordo più chiaro: profondo conoscitore della poesia di Campana è intervenuto al Centro Studi in diverse occasioni. In questi ultimi anni ha dato anche un significativo contributo al progetto per la salvaguardia del dialetto marradese. La sua pubblicazione delle favole di Fedro tradotte in “marradese” è un riferimento importante per chi vuole provare a scrivere nel nostro dialetto.

Il Sindaco Tommaso Triberti che nella prefazione del Canzoniere! Scrive: “… Renato Ridolfi insegnante di marradesi anche illustri, scrittore, poeta, alpino uno di quei volti senza cui Marradi non sembra più la stessa …era per tutti “il maestro” e faceva vivere il nostro bel teatro con le sue invenzioni sul palco e sulla pagina…” si è detto onorato di aver concesso il patrocinio all’iniziativa così come di avere partecipato a Faenza alla presentazione del libro “Cinto Frammenti di Piani” nel novembre 2019.

Silva Gurioli:  Cinto fu uno degli animatori della vita culturale marradese. Fu attore al teatrino dell’Asilo alla fine degli anni ’30 e protagonista al pianoforte di tutte le più importanti operette e riviste rappresentate a Marradi, a Borgo San Lorenzo e nella vicina Romagna. La collaborazione musicale con la Scuola Giovanni Pascoli e l’avviamento professionale ed il sodalizio artistico con Renato Ridolfi è ampiamente documentata dagli attestati di benemerenza a lui indirizzati. Mio padre fu anche organista della Chiesa di San Lorenzo e della SS. Annunziata del Monastero delle Domenicane; preparò e suonò per i mitici veglioncini di carnevale dei bambini, fece parte dell’Orchestra Castellina, e dell’orchestra “STAR” fondata insieme all’amico Sanzio di Brisighella. Al circolo UGM si esibì insieme ai fratelli Gentilini, Amerigo Mercatali, Romano Frasinetti e Silvano Farolfi. Preparatore paziente delle giovani voci, insegnò la musica, sul pianoforte acquistato dalla famiglia di Dino Campana a molti giovani che venivano nella sua casa di Via Fabbrini.

Pape Gurioli autore dei brani musicali del CD allegato ha aggiunto: Purtroppo ricordo pochissimo di mio padre tuttavia questo lavoro insolito mi ha portato ad unire il pianoforte acustico che ho immaginato suonato da mio padre e il Piano Fender Rhodes due generazioni che duettano e parlano fra loro. Ho confessato così a mio padre la storia delle donne della mia vita affidandola ad un percorso cromatico impressionista, cangiante, umorale, istintivo, sentimentale e perché no anche di tecnica pianistica su due tastiere.

 

Una delle caratteristiche di stampa del libro postumo di Renato Ridolfi –ha detto Rodolfo Ridolfi –penso si possa sintetizzare col termine “divertente, arioso ma anche colto”. Le tante foto, alleggeriscono ulteriormente il “cammino” del lettore all’interno del libro, gli concedono pause e, per certi versi, sintetizzano l’emozione di quanto scritto “attorno ad esse”. Finito di scrivere il copione “Signori, il Canzoniere…!”, il 20 febbraio del 1956, lo spettacolo fu rappresentato per la prima volta al Teatro degli Animosi di Marradi dagli alunni della Scuola Elementare “Giovanni Pascoli” e dagli allievi della Scuola d’Avviamento Professionale, il 7 maggio 1956. Biografo scrupoloso di Anacleto Francini “Bel Amì”, l’inventore della Rivista comico satirica e musicale, Renato diventa a Marradi caposcuola di quella tradizione teatrale. Mio padre, buon latinista e studioso del dialetto, per i suoi testi si è spesso ispirato a due modelli: uno popolare, quello dei cantastorie che animavano i mercati settimanali dei suoi tempi, ed uno colto, letterario: Canzoniere è infatti l’opera di maggior spicco di Francesco Petrarca: “Rerum vulgarium  fragmenta”, Frammenti di componimenti in volgare del poeta. Per questa suggestione nel suo libro sono  inseriti  vari scritti inediti, rinvenuti in vecchi ma ordinatissimi quaderni, insieme ad alcune corrispondenze: quella di Lello Campana, di Ida Lupi e Domenico Mughini (Bibi) dall’Argentina, del Cardinal Gualtiero Bassetti suo alunno a Fantino nel 1947 e di Oriana Fallaci nella quarta di copertina. Una prima integrazione dei suoi scritti editi, dal suo primo libro “Cose di Casa Nostra” del 1977 al suo ultimo “Quadèrne” del 2015.
L’ex Sindaco Paolo Bassetti, allievo di Renato Ridolfi come il cugino cardinal Gualtiero ed il compianto Sindaco Enrico Consolini e tanti altri marradesi di molte generazioni, ha voluto portare la sua emozionante testimonianza sul suo maestro elementare.

 

La Festa di San Domenico nella Chiesa della SS.Annunziata a Marradi

san domenico 8 agostomercoledì 12 febbraio

Sabato 8 agosto scorso, festa di San Domenico, è stata una bellissima giornata per le Monache di clausura del Monastero della SS. Annunziata di Marradi e per i tanti fedeli intervenuti alla Santa Messa, concelebrata da mons. Sante Orsani Amministratore della millenaria Abbazia Valsenio e dal marradese don Massimo Monti parroco di San Michele Arcangelo in Tredozio. Nella Chiesa, addobbata a festa e rallegrata dall’organo e dal pregevole coro femminile che ha accompagnato il solenne rito con canti liturgici,  l’imponente statua di San Domenico collocata in cornu Epistolae per la solenne occasione, si è rinnovato come dal 1575, il carisma del bianco filo domenicano che lega San Domenico a Marradi presente per mezzo della vita delle monache della SS. Annunziata che, in continuità con le consorelle di Prouille, sono: “consacrate a Dio solo, associate mediante la preghiera e la pertinenza alla santa predicazione

foto suore

“Chiamate da Dio affinché ad esempio di Maria siedano ai piedi di Gesù E ascoltino le Sue parole. Si rivolgano tutte a Dio allontanandosi dalle sollecitudini e dalle vanità del mondo”. San Domenico affidò ai frati il compito di “proclamare al mondo la buona novella del Signore e alle monache quello di cercarLo, di pensare a Lui, di invocarLo nel segreto affinché la parola che esce dalla bocca di Dio non ritorni a Lui senza avere portato frutto”. “Rivolgere lo sguardo in alto come faceva San.Domenico in un momento in cui il relativismo rischia di prendere il sopravvento e affidarsi alla preghiera affinchè chi ha la responsabilità dell’Ordine Domenicano non sia tentato dall’egoismo ma ispirato dallo Spirito Santo a fare scelte di carità e di giustizia”. Parole che hanno toccato non soltanto il cuore delle suore ma anche del popolo dei fedeli.

 

La morte di Franco Scalini

 

Franco Scalini-P.Sidoli-R.Ridolfi-Mirna Gentilini 8 agosto1994

Franco Scalini-P.Sidoli-R.Ridolfi-Mirna Gentilini 8 agosto1994

 

20 agosto 2003

20 agosto 2003

domenica 9 agosto

E’ morto Franco Scalini marradese illustre che ha lasciato un segno indelebile nella scuola, nella cultura marradese e nella ricerca botanica.

La Redazione di Marradi Free News condivide il lutto con la figlia Sabrina, la famiglia e tutti gli amici e lo ricorda con questo pensiero affidato alla Presidente del Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” di cui Franco fu uno dei fondatori, primo Presidente e socio onorario.

C’è stato un tempo in cui Franco Scalini era per me, alunna della scuola media, il signor Scalini, il segretario della scuola.

La differenza di età svanì per la  comune passione verso  la poesia di Dino Campana, che ci avvicinò,  quando divenni socia del Centro Studi Campaniani  di cui lui era presidente. Lo affiancai per imparare e mentre Franco attento e preciso metteva le basi per costituire il centro di documentazione (ancora oggi unico e fondamentale), io  organizzavo gli eventi. Nel 1993 lasciò l’incarico di presidente che passò a Rodolfo Ridolfi, ma volle dividere con me quello di vicepresidente che assieme abbiamo svolto sino al 2007.

Sono stati anni di intenso lavoro durante i quali ho imparato tanto da lui che teneva le fila di tutte le attività. Negli anni in cui come docente di Lettere insegnavo a  Marradi  nell’Istituto Comprensivo che porta il nome del poeta, non mancava di darmi tutta la sua approvazione ed anzi mi esortava a parlare di  Campana ai miei alunni, perchè trovava disdicevole che i marradesi non conoscessero il loro illustre concittadino.

Biblioteca Piazza Scalelle 1994

Biblioteca Piazza Scalelle 1994

Discutevamo sovente di Dino, della sua vita, a volte commentavamo un verso, altre facevamo riflessioni sul suo modo di pensare.  Non sempre eravamo d’accordo. Una volta per l’interpretazione di un frammento tratto dal Taccuino faentino: “ad ogni poesia fare il quadro” ricordo che  arrivammo addirittura a  scriverci lettere  a tinte forti, tanto per stare in tema.

Dopo la morte della moglie si era ritirato in casa con la sua seconda grande passione : la botanica .

Ogni volta però che avevo bisogno di un’informazione  lo chiamavo con la certezza che le sue risposte sarebbero  state sempre sicure e documentate come pure i suoi  consigli.

Anche recentemente l’ho chiamato al telefono, per una pubblicazione  del Centro Studi che sto curando; siamo stati a parlare per un’ora. Mi ha scritto per confermare una sua testimonianza che ho utilizzato. Gli ho mandato da leggere il pezzo una volta terminato, chiedendo un suo giudizio (l’ho sempre temuto) che ho aspettato con trepidazione. Il verdetto è stato favorevole e mi sono tranquillizzata : se lo dice Franco !…

Non immaginavo che se ne sarebbe andato così repentinamente in un caldo giorno d’estate, avevo ancora tante domande da  porgli, ma so che lo ha fatto come avrebbe voluto: in modo discreto, senza disturbare.

Mirna Gentilini Presidente

Addio a Sergio Zavoli.

premio campanathSergio Wolmar Zavoli nato a Ravenna nel 1923 e morto a Roma all’età di 96 anni  era ormai di casa a Marradi. Fu a Marradi nel ’54 come scrive mio padre nel suo ultimo libro che abbiamo presentato nel giorno della morte del grande giornalista : …A conclusione del ciclo culturale campaniano, il 26 settembre 1954, il Comune intitolava al suo importante concittadino una via del capoluogo. “Nel vento e nella pioggia “ Sergio Zacchini espose il perché della posa della targa. Il prof Seroni nel Teatro degli Animosi, commemorò il Poeta e la R.A.I. era presente con Sergio Zavoli che mandò in onda uno splendido radio servizio.  A Zavoli, quando ero Sindaco,  insieme al  Presidente del Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”,   Franco Scalini  proponemmo di assumere la Presidenza della Giuria del Premio Dino Campana,  e in una memorabile incontro romano alla RAI,  accettò la proposta. Per tutti i 15 anni della mia presidenza del Centro ci siamo incontrati spesso. Quando il Sindaco Matulli  trasformò il  premio biennale  dell’ Associazione delle Città Campaniane  Sergio Zavoli venne confermato. Zavoli  era un buon conoscitore dell’opera di Dino Campana ed aveva intervistato molti marradesi che avevano conosciuto Dino Campana. Ha scritto anche un libro nel ’94 ” I giorni della meraviglia : Campana ,Oriani, Panzini,Serra e i “Giullari della Poesia” dove si possono leggere nella dieci pagine  dedicate a Campana le sue interviste del ‘ 54  ai marradesi Don Pietro Poggiolini, Nella Rivola,  Maria e Pietro Cappelli, al Cav Buccivini Capecchi  V Leo Consolini Vice Sindaco.  Oggi ci sentiamo quindi di ricordarlo con affetto.
Rodolfo Ridolfi

 

A Marradi mercoledì 5 agosto la presentazione dei libri: “Signori, il Canzoniere…!” e Cinto Frammenti di “Piani”

 

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Chi è interessato si può ancora prenotare  

335/396752 oppure redazione@marradifreenews.com 

 

 

 

 

martedì 4 agosto

Per Il libro di Renato Ridolfi, che si suddivide in due parti: la pubblicazione dell’originale del copione di “Signori, il Canzoniere…!” rivista per ragazzi in due tempi e un prologo scritta e rappresentata nel 1956 e Album fotografico, componimenti inediti e frammenti, curati da Rodolfo Ridolfi è la prima presentazione in assoluto.Per Cinto “Frammenti di Piani” Libro+ CD curato da Silva Gurioli ed il fratello Pape che è stato presentato a Faenza a Palazzo Manfredi il 19 novembre 2019 è l’ approdo a Marradi che si accinge così con un unico evento a  ricordare  un binomio così importante di protagonisti assoluti della Storia del Teatro Marradese e dell’intera Comunità quali sono stati Cinto Gurioli e Renato Ridolfi.

  • Marco Giacinto Gurioli il popolare Cinto, nato a Aigle (Svizzera), era il più giovane degli undici figli di Enrico e Uliva Camurani emigrati che gestivano un ristorante ma che rientrarono a Marradi allo scoppio della 1^guerra mondiale. Il giovane Marco frequenta la scuola comunale di musica diretta dal maestro Boldi e impara a suonare, il pianoforte, l’organo, il clarino ed il sassofono. Fa parte e recita nel ’39 nel Teatro Educativo Asilo di Marradi con l’intramontabile Marco Alpi (Capana), Enzo Barzagli, Vieri Buccivini, Lello Campana, Orazio Monti, Goffredo Nannini, Renato Ridolfi e la mitica Carolina Benini con la quale fonderà, insieme a Enzo Barzagli e i fratelli Torsitano, la compagnia di prosa del Teatro degli Animosi. Pompiere, virtuoso artigiano falegname, esprime il meglio di sé come compositore e musicista.  Suona nella Filarmonica locale, fonda insieme a Giuseppe Biagi e Pietro Maretti, la “Schola Cantorum” della Chiesa Arcipretale di Marradi dove suona l’organo come pure nella Chiesa della SS.Annunziata delle Monache Domenicane. Nel 1945 è assessore comunale e fra i soci fondatori della Cooperativa di Consumo con Ottorino Randi e Angiolo Cappelli, ma, soprattutto, musica e dirige una serie di Operette come “Cenerentola” e “Fior di Loto” per la regia e la coreografia di Renato e Gina Ridolfi. Ed ancora “La Regina delle Dolomiti” e “La Ragazza Ungherese” che, insieme alle tante recite scolastiche, gli valgono numerosi attestati e riconoscimenti del Patronato Scolastico e della Direzione delle Scuole elementari e agrarie di Marradi. Cinto acquista, da Elisa e Manlio Campana, il 3 settembre 1946, il pianoforte della famiglia del poeta. Sposato con Isolina Fabbrini, “Lina di Cinto muore a Marradi all’età di 53 anni nel 1966.
  • Renato Ridolfi, è nato a Marradi il 7 maggio 1919 e morto a Faenza il 20 giugno 2018. Secondo genito di Giulio Francesco Ridolfi, e Agnese Palli, Renato, frequentò le scuole elementari a Marradi proseguì gli studi fu nel Seminario di Modigliana poi a Faenza al Liceo Classico e all’Università di Firenze. Insegnante, Tenente degli Alpini, giornalista, fu tra i rifondatori dell’Accademia degli Animosi e fra i fondatori e dirigenti dell’Unione Giovanile Marradese della Società Sportiva Marradi, del Club Sportivo Culturale Marradese. Fece parte del Comitato Cittadino per l’incremento Turistico e della Pro Loco che iniziò “la sagra delle Castagne”. Nel 1957 ricevette l’onorificenza di cavaliere di San Giorgio di Antiochia, Assessore Comunale all’Istruzione, alla Cultura ed ai lavori pubblici; Consigliere dell’Ospedale S. Francesco; Presidente della Fratellanza Popolare di Palazzuolo Sul Senio, coltivò sempre grande amore per la Storia, il Teatro, il dialetto marradese, la letteratura greca e latina e per i grandi marradesi del passato. Renato Ridolfi rimarrà uno dei pochi scrittori marradesi che hanno utilizzato il dialetto dopo Anacleto Francini, collaborò in questo ambito a New York con Oriana Fallaci al libro Insciallah.

E’ stato autore di numerose riviste, a favore della Scuola, dell’Avis, della Comes, e del Gemellaggio, fra le quali: Il Canzoniere, La dolorosa storia del povero soldato, Suona la naja, Marradi per Castelnaudary . Con Lello Campana, Cinto Gurioli, la moglie Ginette, Giuseppe Biagi, Alberto Vigna, Beppe Tarabusi, e Pierluigi Nieddù ha regalato alla Romagna Toscana indimenticabili eventi. Regista ed interprete di numerose rappresentazioni teatrali e operette fra le quali Ombre della Notte, L’Invasore 1945, La regina delle Dolomiti 1950, La Ragazza Ungherese 1951, L’Antenato 1951, Fior di Loto 1951, La resa di Titì 1952.

NON C’E’ PACE NEPPURE PER I MONASTERI

manifesto9martedì 28 luglio da Barbara Betti e Raffaella Ridolfi riceviamo una riflessione sulla situazione delle Domenicane di Marradi che di seguito pubblichiamo:

NON C’E’ PACE NEPPURE PER I MONASTERI

 L’incipit più idoneo per questo comunicato stampa sarebbe la fedele trascrizione dei primi tre articoli della dichiarazione Universale dei diritti dell’Umanità così come l’inserimento di una cernita di articoli della Costituzione e di violazioni sanzionate dal Codice penale, per terminare con le considerazioni di un religioso che riportiamo: “L’abuso di coscienza è un abuso vero e proprio e a subirne le conseguenze sono soprattutto le persone più fragili e vulnerabili. “Non si vede in maniera evidente e non si va in Questura per denunciarlo”, spiega il domenicano fr. Adrien Candiard. Questa forma di abuso avviene “quando uso la fiducia che le persone depongono in me, per orientarle verso una mia soluzione: ‘Devi fare questo’”. Ci può essere poi una correlazione molto stretta “tra l’abusato e l’abusatore, tra chi ha voglia di dire all’altro come vivere e chi ha voglia di sentirsi dire come vivere” cit. Fr. Adrien Candiard. Temi che dovrebbero essere assai lontani dalla vita monastica di un Monastero di clausura in un paese di tremila anime e poco più, ai piedi dell’appennino. Questo invece è il pane quotidiano delle Suore di Marradi ahimè.

Le Suore subiscono pressioni psicologicamente molto forti che richiamano alla mente le parole sopra riportate, sono soggette a scatti di ira da parte di chi non accetta la loro volontà di rimanere una comunità in seno al paese di Marradi, gli viene espressamente richiesto di rinunciare ai propri diritti civili, al diritto alla difesa, senza neppur aver mai avuto una ragione, un motivo valido, che giustificasse tale richiesta e che non fosse una regola utilizzata solo per alcuni e non per tutti.

 Non è neppure concesso loro sapere cosa sarà della loro casa, oggi tenuta e mantenuta egregiamente grazie al loro lavoro e impegno , alle loro risorse, all’aiuto dei congiunti e di tanti benefattori. Questo patrimonio, che è patrimonio del Monastero delle Suore di Marradi, creato e liberamente dato loro dai Fondatori e riconosciuto dai successori e benefattori fino ad oggi, non ha mai beneficiato dell’intervento dell’intervento economico degli enti ecclesiastici. Da  alcuni anni la Congregazione no ha “favorito” l’ingresso di postulanti e nuove suore, facendo ora del numero delle Madri presenti il grave difetto di questa comunità. Inoltre la Congregazioni, assumendo la Legale Rappresentanza di questo Monastero, persegue una gestione economica che non tiene in alcun conto le necessità di queste donne e della loro casa costringendole all’umiliante atto di “mendicare” le risorse necessarie ed adeguate alla propria sussistenza. Le Suore di Marradi legittimamente risiedono nel Monastero ed il loro Diritto in termini legali è tutelato dal Diritto Civile, si fa presente inoltre che la soppressione canonica del Monastero non corrisponde alla soppressione dell’Ente Monastero, e nella loro casa possono a buon diritto decidere chi ricevere od ospitare per sentirsi in piena sicurezza e pace, nessuno di noi ospiterebbe, come è normale che sia, chi si è presentato inveendo o indirizzando moniti punitivi.

 Per questo motivo le Suore, alle quali non è mai stata data una spiegazione, plausibile, della necessità di una  “scelta seppur dolorosa ma necessaria” (riportato letteralmente da missiva ricevuta) fin quando i termini della discussione rimarranno sugli stessi binari ritengono assai superflui altri incontri. Ritengono quindi, dopo un significativo periodo di riflessione, che potranno riprendere in mano la discussione solo se saranno rivisti i termini della questione, ribadendo che loro stesse hanno già assunto una scelta “dolorosa”, che le ha esposte a pressioni significative “ ci vedremo costretti a ricorrere a gravi sanzioni…” ( tratto da missiva ricevuta),  per la difesa della loro casa e “necessaria” per il rispetto della fratellanza che le lega come una “famiglia” composta nel nome del Signore.

 Per coloro che hanno difficoltà a capire la scelta necessaria e dolorosa compiuta dalle Suore di Marradi, tesa alla difesa dei loro diritti costituzionali e civili, è bene sottolineare come questa nasca dalla ferma volontà di tutelare la salute e la dignità delle persone che compongono quella comunità, che possono avere profili di fragilità ad affrontare un “trasloco” coatto senza destinazione, come fossero cose e non persone capaci di intendere e di volere, alle quali nessuno può togliere i diritti naturali e costituzionali irrinunciabili come  la libertà ed il dovere di salvaguardare la propria vita, la propria salute, la propria dignità e che solo una frainteso richiamo all’ “obbedienza” può legittimare un arbitrio per il quale esiste “il dovere di non ubbidire”, e che le metterebbe di fatto sulla strada.

              Le Suore quindi sono determinate a continuare nel loro silenzio, nella loro clausura e nella loro instancabile preghiera e a non ricevere visite che inevitabilmente comprometterebbero la serenità del Monastero, in più, dopo essersi consultate con il loro avvocato, si sono viste costrette a sporgere denuncia per “molestie telefoniche continuate” contro ignoti, perché ormai da più di un mese qualcuno con grande fervore cerca di rendere la loro vita impossibile di giorno e di notte.

L‘Immanenza delle presenze silenziose: in ricordo di Francesca Ferrini

La Chiesa di S.Lorenzo

La Chiesa di S.Lorenzo

lunedì 27 luglio Riceviamo e pubblichiamo questo ricordo di Silva Gurioli dell’amica Francesca Ferrini scomparsa nei giorni scorsi. La redazione del giornale coglie l’occasione per esprimere ai famigliari, alle amiche ed agli amici di Francesca le più sentite condoglianze sicura di interpretare i sentimenti di quanti fra i lettori di Marradi free hanno conosciuto Francesca.

L‘Immanenza delle presenze silenziose

In ricordo
di Francesca Ferrini

Ciao Francesca, ho appreso la notizia della tua scomparsa. In un attimo ho rivissuto gli anni della
gioventù trascorsi nel tuo atelier, dove ci incontravamo il pomeriggio insieme alle amiche di Via
Fabbrini ed altre ancora. Tu eri sempre al lavoro: tagliavi le stoffe, imbastivi gli abiti, li provavi alle
clienti e poi li cucivi a macchina. Noi disponevamo le sedie a cerchio e, mentre tu continuavi il tuo
lavoro, ci raccontavamo i problemi della nostra gioventù: le nostre storie, i divertimenti, le passioni, gli
amori giovanili, la moda e cosi trascorrevano tanti pomeriggi. Gioa, spensieratezza, amicizia ci hanno
legato indissolubilmente.
Ricordo un aneddoto divertente. Una tua cliente venne a misurarsi l‘abito che le stavi cucendo e durante
la prova esordì improvvisamente:“ Ma lei cosa ne pensa di quella povera Flora?“ La guardasti incredula e
trasecolata interrogandoti su chi fosse la donna citata. Chiedesti allora:“Di chi parlate? La signora rispose
addolorata: “Parlo di Flora la moglie di Marcello Mastroianni!! Quel vagabondo l‘ha lasciata!“
Scoppiammo in una sonora risata. Il nostro pensiero era rivolto alla realtà marradese e non avevamo
notizie in proposito. Quando pronunciò il cognome Mastroianni fummo inaspettatamente catapultate nel
mondo del gossip che non apparteneva alle nostre conversazioni .
Fu Giugi (Giuliana Bellini ) ad introdurci nel tuo laboratorio dove apprendeva il mestiere di sarta. Grazie
alla tua maestria era diventata molto brava ed estrosa. Noi amiche confidavamo in lei per la confezione di
abiti alla moda. Purtroppo ci ha lasciato troppo presto!
Mia madre quando venivo da te mi diceva: Torna presto! Ho molte cose da fare! Non avrei mai voluto
lasciare quella bella compagnia! Quando giovanissima mi sono trasferita a Firenze ogni volta che tornavo
a Marradi ti venivo a trovare con mia figlia Raffaella. Non ci siamo mai perse! Ho sempre chiesto di te.
Mi mancavi molto come pure le amiche di Via Fabbrini.
Piena di amiche di tutte le età – ricorda Silvana Barzagli – con lei era spontaneo confidarsi, ti ascoltava,
non ti interrompeva mai, non ti giudicava, e con poche parole di conforto sapeva tranquillizzarti. L‘estate
era sempre da noi a prendere Bruna Rossi per la loro consueta passeggiatina serale fino al 1995. La
incontravo alla S. Messa nei giorno feriali: terzultima panca a destra entrando in chiesa e scambiavamo
due parole e ci lasciavamo con un sorriso. Era al settimo cielo quando Rita Rossi rientrava a Marradi.
Durante le Sagre andava ad aiutare i volontari della Comes. E‘ sempre stata vicina alla Comunità di
Sasso. Sola ed ammalata fu ricoverata a Villa Ersilia e sovente andavo a farle visita. La trovavo silenziosa
mi sorrideva sempre riconoscendomi e pronunciava brevi frasi alle mie domande. I nostri ricordi la
commuovevano. Si è dimostrata con me sino alla fine un‘educatrice ed un‘amica che resta nel mio cuore“
Teresa Pieri racconta: „Ho avuto la fortuna di conoscere i suoi genitori- persone semplici ma molto
caritatevoli e tolleranti. Francesca li ha curati e rispettati per tutta la vita seguendo quei sani principi
cristiani che le avevano trasmesso. Suo padre è stato Sacrestano della Chiesa Arcipretale per lungo tempo:
uomo dagli occhi limpidi, sereni e distesi. Piegato dal lavoro entrava nel suo laboratorio felice di vederci
in sua compagnia. Sua madre sempre affacendata a volte si tratteneva con noi a chiaccherare. L‘umiltà
aleggiava nella sua famiglia. Ricordare le persone umili, laboriose, generose è oggi più che mai un dovere
per lasciare la testimonianza di un habitus sociale più ricco di rispetto e comprensione“.
Carissima Francesca, riposa in pace! Noi ti terremo con immutato affetto nei nostri cuori e nella nostra
memoria!
Marradi 26 Luglio 2020 Silva Gurioli

Rodolfo Ridolfi: L’Unione dei Comuni del Mugello si batta per l’indennizzo ai familiari del Dott.Iannucci e per una adeguata tutela dei medici di base

Giandomenico-Iannuccidomenica 26 luglio: I medici, gli infermieri i volontari sono stati e sono in prima linea nella guerra al virus Sars 2 Covid 19  anche nel nostro territorio. il 3 aprile scorso il dott. Giandomenico Iannucci di Scarperia è rimasto vittima a causa del virus contratto durante la sua attività lavorativa. Il mancato indennizzo a favore dei famigliari da parte delle assicurazioni, ha messo in evidenza la necessità che le Istituzioni intervengano concretamente per l’indennizzo ai famigliari e per la tutela dei medici di base e su questo insiste Rodolfo Ridolfi nella interrogazione presentata al Presidente dell’Unione dei Comuni il 23 luglio scorso e che doverosamente pubblichiamo.

 

Premesso:

che nel corso della riunione del Consiglio dell’Unione dei Comuni Montani del Mugello, del 24 aprile scorso illustrando l’interrogazione presentata insieme a Mauro Ridolfi  il 19 febbraio scorso sullo stato di emergenza sanitaria Sars 2, Ridolfi si è soffermato a ricordare l’estremo sacrificio del medico di Scarperia il primo medico vittima del coronavirus in
provincia di Firenze Giandomenico Iannucci, che operava a Scarperia e San Piero (Firenze), risultato positivo al Covid-19 a metà marzo scorso e deceduto il 3 aprile, esprimendo
vicinanza, affetto e condoglianze alla famiglia credendo così di interpretare i sentimenti di tutto il Consiglio dell’Unione;

che il Presidente dell’Unione dei Comuni a seguito delle parole di Ridolfi chiedeva, molto opportunamente, che l’Assemblea rispettasse un minuto di raccoglimento;

che alla solidarietà espressa non è ad oggi intervenuto alcun concreto risarcimento alla famiglia stante il rifiuto delle assicurazioni di versare l’indennizzo per decesso a causa di virus in quanto non previsto;

che   a fronte dei rifiuti, sarebbe opportuno attingere al fondo nato grazie alle donazioni e destinato proprio al sostegno alle famiglie di medici ed infermieri morti durante l’emergenza Covid;

che la vicenda mette in luce la più generale questione della inadeguatezza delle necessarie tutele dei medici di base;

Interroga il Presidente

Per conoscere se non ritenga, come l’interrogante ritiene, necessaria una iniziativa di stimolo di concerto con i Comuni,  con la Regione Toscana, le istituzioni sanitarie e l’Ordine dei Medici affinché si intervenga concretamente attingendo al fondo in premessa e si avvii, subito, coinvolgendo le compagnie Assicurative, una immediata revisione delle clausole che escluderebbero l’indennizzo ai familiari dei medici di base per morte sopravvenuta nell’esercizio dell’attività lavorativa causa virus.

Due Maestri del Teatro Marradese: Cinto Gurioli-Renato Ridolfi

 

5 agosto

Una dignitosa storia calcistica rischia di sparire e un bellissimo stadio oggetto di importanti interventi si avvia a divenire una “cattedrale nel deserto”

incontro "Primi calci 2011" Virtus Faenza -Marradese

incontro “Primi calci 2011″ Virtus Faenza -Marradese

mercoledì 15 luglio

Fra la sorpresa di molti nella passata stagione il Club Sportivo Culturale Sezione Calcio non ha partecipato ai campionati dilettanti riservati agli adulti, limitandosi alla, pur importantissima, attività riservata ai più giovani  e ai bambini “primi calci” grazie soprattutto all’encomiabile dedizione ed impegno di Fabrizio Ciottoli e Franco. Oggi la scelta del “rompete le righe” sembra ufficialmente confermata e così i calciatori marradesi dovranno continuare il loro pendolarismo verso altre società non solo quelle faentine come la Virtus ma anche Palazzuolo.  Anche gli appassionati ed i cittadini avvertono l’impoverimento di Marradi anche in questo settore e non si rassegnano. Per sollecitare un intervento del Sindaco i consiglieri comunali Raffaella Ridolfi, Giulio Bassetti, Mauro Ridolfi e Cristiano Talenti chiedono nell’odg che riportiamo un Consiglio Comunale Straordinario e aperto alle Società Sportive ed a tutti gli interessati per capire se è possibile scongiurare la fine dell’esperienza calcistica marradese per giovani ed adulti:

Oggetto: Proposta di O.d.g. Ai sensi del art.16 del regolamento del Consiglio Comunale di Marradi: Campionati di Calcio 2020/ 2021 di iniziativa dei consiglieri Raffaella Ridolfi, Giulio Bassetti, Mauro Ridolfi, Cristiano Talenti

Il Consiglio Comunale di Marradi :

Considerato

che nella stagione calcistica 2019/ 2020 il Club Sportivo Culturale Marradese ha rinunciato ad allestire la prima squadra limitando la propria attività al settore “primi calci” e fonti ufficiali della Associazione confermano che nell’anno calcistico 2020/2021 la squadra di Marradi non sarà presente nei campionati Prima Squadra e Giovanili;

Tenuto Conto

Come il calcio sia uno sport molto seguito e di grande interesse anche per le sue capacità di aggregazione come dimostrato dall’ampia partecipazione dei bambini alle attività calcistiche loro riservate;

Sottolineato come

l’Amministrazione comunale pur di mantenere l’impianto in condizioni di piena fruibilità si è economicamente esposta con impegni importanti e lo Stadio di Marradi è  un impianto di interesse straordinario e non merita di ridursi ad una “cattedrale nel deserto”;

Impegna

il Sindaco a convocare i vertici del Club Sportivo Culturale Marradese gli sportivi ed i cittadini interessati in un Consiglio Comunale Aperto per scongiurare la triste prospettiva del “calcio marradese” capire e condividere le  difficoltà, necessità e proposte per verificare la possibilità di avere di nuovo squadre di calcio che rappresentino Marradi al pari degli altri Comuni nelle manifestazioni calcistiche dedicate anche a giovani e adulti.

Ricordo dei trucidati dalle truppe d’occupazione naziste il 17-18 luglio 1944 a Crespino-Fantino-Lozzole e Campergozzole (Marradi e Palazzuolo Sul Senio)

 

Spini-Ridolfi_n-300x200Lunedì 13 luglio

Sono passati settantasei anni da quella tragica estate del 1944 che ebbe come epicentro il territorio della piccola frazione di Crespino Sul Lamone. Marradi non dimentica e continua ad onorare i suoi martiri. Nel libro Testimonianze, ricordi dei comuni toscani del 1994 pubblicato dalla Regione Toscana si legge: “Per le vicende della guerra Marradi, unico Comune della Provincia di Firenze, ha ottenuto nel luglio 1991 la medaglia d’oro al merito civile”.— Marradi, estate 1944.“..Quando fui eletto sindaco, nell’autunno del ‘88, dopo avere ottenuto un intervento finanziario del Ministero della Difesa a favore del Sacrario di Crespino, del quale ancor oggi il Comune beneficia, riproposi il dossier ed ottenni, il 3 Luglio del ‘91, con decreto del Presidente della Repubblica, la Medaglia d’oro al merito civile per il Comune di Marradi con la seguente motivazione: “Piccolo centro attraversato dalla linea gotica, sopportava con fierissimo e dignitoso contegno spaventosi bombardamenti aerei e terrestri, subendo la distruzione della maggior parte del centro abitato e offrendo alla causa della Patria e della libertà il sacrificio eroico di quarantadue civili inermi, trucidati dalle truppe d’occupazione naziste”. Ho riletto in questi giorni sulla pubblicazione “Marradi Capitale Culturale della Romagna Toscana” -1993 -quanto ebbi a dire, parlando a Crespino insieme al sottosegretario di Stato agli interni del governo Andreotti, Valdo Spini “…I sacrifici di tutto il popolo marradese durante il terribile conflitto hanno raggiunto limiti inimmaginabili. La ritrovata libertà, il senso di responsabilità e la ripresa positiva del pacifico, quotidiano travaglio sono state premiate con alto riconoscimento di virtù civica.”

crespinoAnche in quest’anno molto difficile è giusto  ricordare e celebrare l’evento ed io lo faccio riportando  dal mio Libro “Domenico Vanni sovversivo per la libertà” due parti che contengono, la prima le motivazioni con le quali la mia Amministrazione ottenne la medaglia d’oro per il Comune di Marradi  e la seconda che ricostruisce l’Eccidio di Crespino-Fantino. Antonio Cassigoli, nel libro “Marradi nella Resistenza testimonianze e sacrifici” del luglio 1984, scriveva nella premessa: “Marradi, risorta nel segno della libertà e delle riconquistate istituzioni democratiche merita che la Nazione riconosca, anche ufficialmente e tangibilmente, questo suo sanguinoso, immane e doloroso contributo alla rinascita della Patria nel segno del sacrificio” e continuava nel capitolo Una medaglia per il gonfalone. “Tutti i sindaci che si sono avvicendati alla guida del Comune di Marradi dalla liberazione in poi-Pierino Zacchini, Mario Bellini, Antonio Cassigoli e poi ancora Mario Bellini, Goffredo Nannini, Giuseppe Tarabusi, Arturo Zambelli, Enrico Consolini, Lorenzo Liverani ed ancora Enrico Consolini- si sono premurati, chi più chi con minore insistenza, di richiedere un riconoscimento al Comune, in quanto tale, per le lotte, le sofferenze, le distruzioni, le morti, le deportazioni che funestarono il territorio marradese durante l’infausto e glorioso 1944. Ricordiamo, per tutte, la richiesta avanzata, il 4 dicembre 1970 dal sindaco On. Goffredo Nannini che la rinnovava nel 1972”. Nel 1984 ricorreva il quarantesimo anniversario dell’eccidio di Crespino, ma il riconoscimento non ci fu nonostante le speranze. Quando fui eletto sindaco nell’autunno del ‘88, dopo avere ottenuto un intervento finanziario del Ministero della Difesa a favore del Sacrario di Crespino, riproposi il dossier ed ottenni, il 3 Luglio del ‘91, con decreto del Presidente della Repubblica, la Medaglia d’oro al merito civile per il Comune di Marradi con la seguente motivazione: “Piccolo centro attraversato dalla linea gotica, sopportava con fierissimo e dignitoso contegno spaventosi bombardamenti aerei e terrestri, subendo la distruzione della maggior parte del centro abitato e offrendo alla causa della Patria e della libertà il sacrificio eroico di quarantadue civili inermi, trucidati dalle truppe d’occupazione naziste”. Quella medaglia, dunque, che oggi ci onora, fu meritata da tutti gli eroi discreti, quasi anonimi, di quella stagione, dalle vittime dei bombardamenti, dalle donne e dagli uomini morti in seguito ai cannoneggiamenti, dagli undici giovani fucilati nel cimitero di Marradi dai deportati nei campi di sterminio, cinque a Mauthausen: Claudio Bandini, Alberto Ciani, Domenico Vanni, Giampiero Verdi, Armando Visani ed uno a Flossemburg poi ad Hersbruck, Alessandro Pieri, dai deportati ai lavori coatti, dai martiri dell’eccidio di Crespino e da coloro che senza colpa alcuna furono innocenti vittime dell’odio e della violenza. Nel libro Testimonianze, ricordi dei comuni toscani del 1994 pubblicato dalla Regione Toscana si legge: Il 17 luglio ‘44 a Monte Lavane gli alleati effettuarono un lancio di armi, munizioni e vestiario destinati ai partigiani, che, attaccati da ingenti forze nazifasciste, ingaggiarono un duro combattimento di otto ore cui partecipò insieme alla banda Corbella, come lui la chiamava, l’ufficiale Usa Chester Kingsman salvato a Pian delle Fagge. Quello stesso giorno ed il giorno successivo, a Crespino, antico Borgo di incontaminato verde, di acque limpide e di quiete, sorto intorno all’antica abbazia vallombrosana di Santa Maria a Crespino sul Lamone, si consumò una assurda tragedia. I nazisti si macchiarono dell’orrendo crimine di strage che non risparmiò neppure Don Fortunato Trioschi, arrestato insieme ai suoi parrocchiani e costretto a scavarsi la fossa prima di essere trucidato. I fatti sono da inquadrare nella recrudescenza nazista che in seguito alla caduta di Mussolini e all’otto settembre ‘43 avevano fatto scattare “l’operazione Alarico” l’invasione e l’occupazione militare dell’Italia. Insieme a Don Trioschi, il 17 luglio, furono uccisi sul greto del Lamone, dove oggi sorge il sacrario: Luigi e Vittorio Bellini, Giuseppe e Lorenzo Ferrini, Giovanni Malavolti, Giuseppe e Guglielmo Nati, Angelo, Attilio Lorenzo fu Luigi,e Lorenzo fu Pietro Pieri, Giuseppe Barlotti, Dante Chiarini, Pietro Tagliaferri, Ottavio Scarpelli, Luigi Vinci, Gherardo Visani, Adolfo Rosselli, Sante Bosi, Giulio Sartoni, Bruno Santoni e due corpi non identificati. Abramo Tronconi fu fucilato a Fantino. Alfredo Beltrami, sua moglie Cecilia, e la figlia Lorena, furono fucilati il 17 luglio nel podere Il Prato con Alfredo Righini fucilato nell’aia. I Beltrami erano, padre,madre e sorella di Umberto il partigiano di cui Pietro Monti, detto Marconi, definito da Arturo Frontali, come il testimone che tutto ricorda della strage di Crespino racconta: “Ha preso una bomba a mano e gliel’ha tirata (alla Croce Rossa) ed ha ucciso il tedesco.ed insomma tutti e due, l’autista ed il ferito”. Il diciotto luglio nel podere I Mengacci, di  proprietà di Giovanni Buccivini Capecchi, i mezzadri, Francesco Botti, suo figlio Bruno diciassettenne, il quindicenne Pierino Caroli e suo padre Vincenzo, che era iscritto al partito fascista e che mostrò invano ai tedeschi la tessera, furono trucidati nonostante il disperato tentativo della coraggiosa mamma Palmira Gentilini Botti che con le lettere dei figli militari in mano, cercava di far capire ai tedeschi che i suoi famigliari non c’entravano con i partigiani. Giuseppe Caroli e Adele Donatini furono fucilati al Cerreto di Fantino il 18 luglio come Dionisio Rossi. Carlo Quadalti contadino della Casa Nuova fu fucilato quello stesso giorno nel podere La Castellina dove si trovava per la mietitura a dare una mano ad Arturo Raspanti. La Wehrmacht aveva stabilito il proprio comando a Crespino, nella villa di Carlo Mazza, proprietario terriero della zona. I partigiani che operavano nell’area, ed ai quali erano associati i giovani renitenti alla leva repubblichina sbandati, erano quelli della 36^ Brigata Garibaldi Alessandro Bianconcini. Valeria Trupiano nel suo pregevole lavoro A sentirle sembran storielle Luglio 1944 La memoria della strage di civili nell’area di Crespino del Lamone del 2008 riporta quanto contenuto nel bollettino partigiano della Bianconcini datato Imola 21 ottobre 1945. Ventotto pagine consegnate alla Trupiano dall’ex partigiano Bruno. Il bollettino, con la relazione ufficiale, contiene il diario delle azioni e dei sabotaggi giornalieri operati dalla brigata, gli spostamenti le imboscate, le catture ed uccisioni di nazisti e spie fasciste, gli attacchi e le uccisioni di partigiani e di civili da parte dei tedeschi. A proposito della giornata del 17 luglio tra le varie azioni partigiane realizzate nel territorio viene descritta la seguente: “ Elementi misti delle compagnie di Paolo e di Marco attaccano il traffico sulla strada Faentina. Un automezzo tedesco distrutto, 2 soldati uccisi e sei feriti. Da parte nostra un ferito. A seguito di tale azione i tedeschi per rappresaglia  massacrarono 35 coloni raccolti nei dintorni. La versione partigiana ha molto in comune con quella raccontata dagli abitanti di Crespino. Nel libro di Don Bruno Malavolti Estate di Fuoco, nella parte di Arturo Frontali che ricostruisce i fatti attraverso le testimonianze, si fa capire  che alcuni giovani partigiani, conosciuti da tutti e soldati sbandati, dopo l’otto settembre, continuavano ad appoggiarsi al paese e al podere dei Mengacci. Verso la fine di aprile, alcuni di questi partigiani uccisero due tedeschi in località Casaglia. Sembra che una delle vittime fosse il comandante di un gruppo appartenente alla Marina tedesca, che era acquartierato a Villa Ersilia a Marradi. L’episodio, tuttavia, rimase impunito per l’intercessione di una nobildonna tedesca sfollata a Ronta che ebbe il merito di convincere gli occupanti a stipulare con il paese una sorta di patto di tregua. L’accordo venne tuttavia violato dai partigiani del posto che ai primi di luglio, presso il ponte di Spedina, catturarono altri due soldati, scaraventandone uno da un burrone e lasciandosi scappare il secondo che, raggiunti i suoi commilitoni, dette l’allarme. Successivamente, la mattina del 17 luglio, la stessa banda, appostata su una collinetta, attaccò una pattuglia tedesca uccidendo un soldato e scagliando una bomba a mano contro l’autoambulanza sopraggiunta dal vicino ospedale militare di Villa Fantino. Il 17 luglio, dopo appena un’ora dall’agguato, una seconda pattuglia tedesca rinforzata da squadre provenienti da Marradi, arrivava sul posto, interrogava due contadini intenti alla mietitura: mentre uno affermava di avere visto i partigiani imboscarsi e fuggire dopo l’attentato, l’altro taceva e veniva ucciso perché ritenuto complice. La rappresaglia partì poi dal podere Prato con lo sterminio dell’intera famiglia Beltrami, cui apparteneva uno dei partigiani responsabili dell’attacco. I tedeschi rastrellarono tutti gli uomini che trovarono, li raccolsero presso Villa Mazza, sede del comando, poi li trasferirono sulle rive del Lamone e qui li fucilarono. Soltanto uno dei prigionieri, Giuseppe Mariano Maretti, sopravvisse all’esecuzione, morendo poi nel 1948 in seguito alle ferite riportate quel giorno. Convocato il parroco, Don Fortunato Trioschi, e altri due contadini sul luogo dell’eccidio, i tedeschi li costrinsero a scavare una fossa e li fucilarono sul posto. Il 18 luglio l’operazione proseguì a Fantino con l’invasione di casa Caroli, in località Mengacci: gli uomini, quattro, furono trattenuti nell’edificio, mentre le donne e i bambini furono portati, attraverso il castagneto, in una grotta naturale e lì sorvegliati con una mitragliatrice. Quando le donne ed i bambini, che erano stati rilasciati, tornarono verso il podere in fiamme, trovarono una scena agghiacciante due uomini assassinati con il colpo di pistola alla nuca e due legati ai materassi e asfissiati. Un altro reparto, nazi-fascista, frattanto, era impegnato nella ricerca e nell’assassinio di contadini rimasti a Castellara, Castellina, Cerreto, Lozzole e Campergozzole. La mattanza si concluse la sera del 18 luglio, con un bilancio di 44 vittime nell’area Crespino, Fantino e Lozzole. Anche se la documentazione tedesca non fa espressamente riferimento alla strage, sembra di poter ricostruire la presenza sul territorio di unità di polizia tedesca o miste italo-tedesche, come il III Polizei Freiwilligen Bataillon Italien, il cui trasferimento presso l’Appennino è dato certo. Da allora ogni anno si commemora l’eccidio con una testimonianza che si rinnova per sottolineare come la gente di Marradi, e della Valle del Lamone non dimentica il sacrificio di quanti consapevoli ed inconsapevoli si immolarono con la stessa dignità e fierezza che molto tempo prima i loro padri il 24 luglio 1358 alle Scalelle avevano dimostrato fermando la compagnia tedesca di ventura del conte Lando. Quando avvennero i luttuosi fatti, mio nonno era a Mauthausen. Nella memoria comune, i partigiani avevano, come ha riportato nel suo libro Valeria Trupiani: “le loro colpe rubavano in casa dei benestanti, ostentavano simboli comunisti compiendo operazioni contro i soldati tedeschi senza avere il corraggio di affrontarli a viso aperto”. Tuttavia la Trupiani ha anche aggiunto: “Quei giovani, che abbiamo denominato, così detti partigiani, avevano il diritto e il dovere di nascondersi tra le montagne per non farsi catturare e rischiare la morte o la deportazione in Germania”. Forse la strage sarebbe accaduta lo stesso ma in quelle vicende i partigiani non ebbero un comportamento esemplare. Eppure certa retorica ideologica nelle ricorrenze degli ultimi anni ha rimosso parte della verità storica, o parte dei pregiudizi. Ricordo di quando mio nonno, che come vicesindaco e deportato a Mauthausen aveva titolo istituzionale e morale per partecipare alla commemorazione, mi raccontava che al pranzo con il vescovo gli “girarono il piatto”. I tempi sono cambiati i crespinesi che si opposero duramente, nel 1964, quando l’Amministrazione Comunale inaugurò la parte superiore del sacrario, all’affissione dei manifesti dell’ANPI in cui c’era scritto W i partigiani W la Resistenza, convivono pacificamente da molti anni con labari, medaglieri dell’ANPI e garibaldini e antifascisti dell’ultima ora; ed ai buffet, preparati con cura dalle donne di Crespino, nessuno più si vede girare il piatto.

Rodolfo Ridolfi  capogruppo centro destra Unione dei Comuni Montani Mugello Alto Mugello ex sindaco di Marradi.

Stefano Mugnai, Paolo Giovannini e Raffaella Ridolfi (Forza Italia): “Il Presidente Mattarella nomini immediatamente Silvio Berlusconi senatore a vita” Gli azzurri della Provincia di Firenze si mobilitino per far conoscere la verità.

Annotazione 2020-06-30 164003  martedì 30 giugno riceviamo da Forza Italia della Provincia di Firenze e molto volentieri pubblichiamo

 

 Stefano Mugnai, Paolo Giovannini e Raffaella Ridolfi (Forza Italia): “Il Presidente Mattarella nomini immediatamente Silvio Berlusconi senatore a vita” Gli azzurri della Provincia di Firenze si mobilitino per far conoscere la verità.

Quello che molti sapevano, sulla infinita persecuzione giudiziaria e mediatica di Silvio Berlusconi e della sentenza taroccata che gli è costata l’ingiusta condanna, l’estromissione dal Senato e l’impossibilità a ricandidarsi è stato certificato dalle prove inconfutabili emerse in questi giorni.  Torna quindi in prima pagina la necessità di smascherare i protagonisti del Golpe Giudiziario che ha cambiato la storia della Repubblica penalizzando non solo Il Presidente ma anche il suo Movimento Politico. Per fare chiarezza sui mandanti e le parti politiche che hanno organizzato e gestito questo autentico colpo di Stato occorrono iniziative nelle sedi istituzionali, a tutti i livelli, che ripristino la verità. Il Presidente della Repubblica ha tuttavia il dovere di nominare immediatamente   Silvio Berlusconi senatore a vita, come piccolo atto di risarcimento, democratico, nei confronti del grande statista che è stato oggetto del plotone di esecuzione della politica per via giudiziaria.

 

On Stefano Mugnai                    Paolo Giovannini               Raffaella Ridolfi

Coordinatore Regionale            Coordinatore Provinciale     V.Coordinatore

 

 

Marradi piange Giovanna Lippi vedova Ciottoli.

Giovanna Ciottolivenerdì 28 maggio

 

Nata a Fucecchio il 21 dicembre del 1927 laureata in Farmacia sposa Silvano Ciottoli anch’egli farmacista il 14 dicembre 1950, due figli: Giovanni Battista e Luigi. Giovanna con Silvano gestisce l’antica Farmacia di Vito Ciottoli a Marradi fino al 1marzo 1988 e rimasta vedova continua come titolare dell’antica e premiata farmacia fino al 27 maggio scorso giorno in cui è tornata alla “Casa del Padre”.
Giovanna è una donna intelligente e colta, bella, dai tratti gentili. Anche quando partecipa intensamente alla vita della sua comunità, alla quale non fa mai mancare il suo importante contributo, lo fa in punta di piedi con discrezione come quando accetta nell’ottobre del 1988 di rappresentare nel Consiglio dell’Asilo il Sindaco Rodolfo Ridolfi ed il Consiglio Comunale per continuare la straordinaria opera che a tale istituzione aveva dedicato il marito Silvano per 21 anni come Presidente. Nel 1992 è la prima Presidente del Comitato per il Gemellaggio Marradi-Castelnaudary, nel 1999 è fra le socie fondatrici della Sezione marradese della FIDAPA. Giovanna era attiva nella S.Vincenzo dè Paoli, nella Charitas, nell’Associazione per il Tempo Libero, nella Misericordia e nell’ AIDO di cui, come ricordano i figli, era socia da 40 anni. All’atto della sua morte Giovanna ha voluto concludere la sua vicenda terrena con un gesto di grande amore consentendo l’espianto del suo fegato. Tutti coloro che l’ hanno frequentata e apprezzata per la sua grande sensibilità la piangono e la ricordano nelle loro preghiere.

Cristiano Talenti subentra in Consiglio Comunale ad Alessandro Brasino.lunedì 18

Cristiano Talenti

Cristiano Talenti

lunedì 18 maggio

In seguito alle dimissioni, per motivi di lavoro, da Consigliere Comunale, di Alessandro Brasino, il Consiglio Comunale di Marradi  nella seduta del 16 maggio scorso ha provveduto alla surroga del consigliere della lista Si AMO MARRADI con Cristiano Talenti.

Cristiano Talenti, operaio, 52 anni iscritto a Forza Italia è stato il capogruppo della Lista “Palazzuolo Viva” nel vicino Comune di Palazzuolo Sul Senio, scegliendo di subentrare nel Consiglio Comunale di Marradi ha rassegnato le dimissioni dal Consiglio Comunale di Palazzuolo Sul Senio.  Nel 1946 il nonno Evaristo era stato consigliere comunale socialista nelle prime libere elezioni. Il padre Giovanni ha ricoperto numerosi incarichi nel Partito Socialista e nel Sindacato CISL. Il gruppo dei 4 consiglieri comunali  di Si AMO Marradi risulta quindi così composto: Raffaella Ridolfi capogruppo, Giulio Bassetti v.capogruppo, Mauro Ridolfi e Cristiano Talenti.

La redazione di Marradi Free News rivolge un cordiale saluto ad Alessandro Brasino ed un augurio di buon lavoro a Cristiano Talenti

1° Maggio festa dei lavoratori, il discorso di Attilio Vanni in piazza Scalelle il 1° maggio del 1945.

Vanni-Attilio-300x185giovedì 30 aprile 2020
Mi piace ricordare il 1° Maggio riportando dal mio libro “Domenico Vanni, sovversivo per la libertà” questo ricordo ed il  il testo del discorso di Attilio Vanni, nato a Marradi il 12 aprile 1885, biforchese, impresario edile, sindaco socialista dal gennaio all’ aprile 1945, membro socialista del CLN con Arturo Scalini.
Di Attilio Vanni scrive il maresciallo Ulderigo Gazzarini comandante la stazione dei reali carabinieri in una informativa del 14 ottobre 1927 V anno della Rivoluzione Fascista: “…Ha militato nel partito socialista…fu il primo pioniere del partito socialista di questo paese, tenne più volte conferenze pubbliche riuscendo di attirare la buona parte al socialismo gli operai di questo paese…”). Con Palmerino Mercatali, Guglielmo Ranieri uno degli ex amministratori “ sotto l’egida di Gigi il Rosso (Luigi Maestrini) e degli altri compagni che regnarono in Marradi con l’etichetta socialista”, Giovanni Bernasconi segretario socialista e della Lega Operaia aderente alla Camera del Lavoro di Firenze, Giuseppe Mercatali , Alessandro Cappelli e Domenico Vanni (Consigliere Provinciale nel 1920) Attilio Vanni è uno dei principali protagonisti della Marradi Socialista della prima metà del secolo scorso.
Il discorso tenuto da Attilio Vanni il 1° maggio del 1945, il primo dopo che Marradi fu liberata dagli alleati il 25 settembre del 1944, è una pagina molto bella, improntata ai valori più pregnanti del riformismo turatiano, preludio alle più moderne teorie socialdemocratiche che hanno prevalso nella storia del movimento operaio dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989.

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“Cittadini marradesi, Compagni! Mentre gli ultimi avanzi di quella che fu la tirannia fascista volge ignominiosa e la giustizia umana ha finalmente inchiodato al muro il rinnegato Mussolini; mi è caro potervi liberamente parlare in questo 1° Maggio, che si riallaccia all’antica consuetudine di celebrare la festa dei lavoratori. Ricordiamoci, che non dobbiamo essere degli approfittatori di questa libertà tanto duramente conquistata poiché altrimenti cadremmo nell’errore del 1919, i fatti che si sono succeduti ci debbono dare esempio, se vogliamo che questa nostra Italia risorga bella e libera non insozzata di sangue impuro, non abbandoniamoci in pretese egoistiche, tutto ciò che desideriamo deve avere scopo collettivo, poiché soltanto, seguendo l’antica divisa socialista: uno per tutti e tutti per uno, potremo risanare le orribili ferite che dilaniano la nostra povera Patria. Nelle rovine e nelle distruzioni che vediamo nel nostro paese, dobbiamo vedere l’immagine di quelle che sono le sofferenze di tutta l’Italia. Mentre noi pensiamo intanto alla ricostruzione delle nostre case distrutte mettiamo in questa opera la nostra volontà e tutto il nostro spirito di sacrificio. Solo con una stretta e leale collaborazione di tutti i lavoratori del braccio e del pensiero, senza pregiudizio di partito, potremo riuscire ad ottenere veri e proficui risultati.
Lavoratori! Non aspettate a fare il vostro sforzo solo quando la vostra famiglia, sentirà la stretta del bisogno materiale, ma iniziamo subito l’opera della ricostruzione, con animo fermo e braccio vigoroso. Avremo così l’orgoglio di mettere il nostro paese uno dei più colpiti dall’asprezza della guerra, all’avanguardia dei paesi d’Italia.
Il braccio del lavoratore marradese, si è distinto sempre ovunque esso sia portato, in Italia ed all’estero, questo braccio deve oggi centuplicare le sue forze e dimostrare la sua bravura per ricostruire i focolari infranti e far sì che, il paese riprenda nel più breve tempo possibile il suo aspetto e la sua vita normale.
Date prova di voi stessi, perché soltanto così i vostri dirigenti potranno sostenervi di fronte a qualsiasi conflitto di interessi che potesse sorgere tra capitale e lavoro e difendere i vostri santi interessi.”

Attilio Vanni 1 maggio 1945 

 

Rodolfo Ridolfi

Ridolfi rende omaggio alle vittime del virus cinese ed al dottor Iannucci, elogia il personale sanitario ed i volontari.

 

UMCM da remoto

UMCM da remoto

sabato 25 aprile

Nel corso della riunione del Consiglio dell’Unione dei Comuni Montani del Mugello, del 24 aprile scorso, illustrando l’interrogazione che insieme al collega Mauro Ridolfi aveva presentato, il 19 febbraio scorso, sullo stato di emergenza sanitaria Sars 2 Coronavirus per l’epidemia diffusasi dalla città di Wuhan in Cina; sulle misure di contenimento adottate e sulle precauzioni igienico sanitarie necessarie, Rodolfo Ridolfi ha ricordato che la richiesta allora di una convocazione urgente del Consiglio sarebbe stata opportuna, anzi necessaria. Ciononostante, ha sottolineato, come la Società del Mugello e dell’Alto Mugello abbia reagito per il meglio ed il sistema, al netto delle gravi lacune ed i mancati appropriati controlli ed interventi in due RSA, abbia funzionato grazie al personale medico, paramedico ed ai tanti ammirevoli volontari ai quali deve andare la riconoscenza di tutte le Istituzioni.

Giandomenico-Iannucci

Ridolfi si è poi soffermato a ricordare l’estremo sacrificio del medico di Scarperia: Giandomenico Iannucci, che operava a Scarperia e San Piero esprimendo vicinanza, affetto e condoglianze alla famiglia, credendo così di interpretare i sentimenti di tutto il Consiglio dell’Unione. Il Presidente dell’Unione Moschetti a seguito delle parole di Ridolfi ha chiesto che l’Assemblea rispettasse un minuto di raccoglimento.

25 Aprile, il 75° anniversario della Liberazione nell’anno del Pandemia del virus cinese.

vannimercoledì 22 aprile

In questo clima di dopoguerra che la Pandemia del virus cinese ha riproposto il 75° anniversario della Liberazione assume un significato particolarissimo; noi lo vogliamo celebrare riproponendovi la lettura del libro di Rodolfo Ridolfi “Domenico Vanni-Sovversivo per la libertà” che racconta la figura del grande e autentico combattente antifascista marradese.

Domenico Vanni classe 1889 scalpellino, pioniere del socialismo nella Romagna Toscana, consigliere provinciale di Firenze nel 1920, antifascista, partigiano, deportato a Mathausen, vicesindaco di Marradi nel 1946, socialdemocratico, imprenditore a Parigi, amico di Nenni e di Saragat. Un saggio quello di Rodolfo Ridolfi che partendo dal nonno riscrive una parte importante della storia politica ed amministrativa fra le due guerre e si spinge fino agli anni novanta. 130 pagine, arricchite da immagini, si animano delle testimonianze, spesso sussurrate all’orecchio, dei terribili accadimenti del passaggio del fronte, dei lutti e degli atti di eroismo e degli omicidi della guerra civile in un’area che fu teatro di acerrimi scontri fra alleati e nazifascisti. Ridolfi ricostruisce in maniera organica la presenza delle formazioni partigiane nell’appenino, ricorda i martiri e fra questi Bruno Neri, riporta l’articolo di Marino Pascoli sulla Voce del 1947 a proposito dei falsi partigiani e rende onore a tutte le vittime. Nella prefazione si legge: “Nel libro di Ridolfi c’è la leggerezza incosciente di un Paese che spianò la strada al regime e ne subì passivo le violenze e gli errori. Ci sono quei ragazzi italiani che attraversarono il fascismo come una malattia lunga e dolorosa ma mai mortale, perché la loro fede nella libertà era più forte e un giorno avrebbe vinto. Poi c’è la guerra civile, le atrocità, la ricostruzione vista non in astratto ma nella vita quotidiana dei nostri borghi, distrutti dalle bombe eppure vitalissimi, quasi euforici, ubriachi di democrazia. E c’è il dopoguerra, la ripresa, la crescita, il cambiamento politico e sociale. Ma nel libro di Ridolfi c’è anche altro, qualcosa che scotta e coinvolge subito il lettore: una ricerca di verità che costringe a infrangere molti miti, molta di quella retorica sulla Resistenza che per decenni ha inchiodato l’Italia ad una finzione. Da un lato c’era il Male del fascismo oppressore, dall’altro il Bene assoluto della Liberazione. La Liberazione fu una grande prova di orgoglio e di riscatto nazionale. Ma fu anche la vicenda di un popolo che – magari proprio nella Toscana della vivacissima Marradi o nella Romagna, regioni prima così nere poi d’incanto così rosse – cambiò bandiera per puro opportunismo. Fu, soprattutto, la durissima e sorda lotta fra i liberatori, che proseguì quella combattuta nei tempi dell’esilio e dell’antifascismo letterario ed epistolare. Se negli anni venti e trenta Matteotti, Turati, Gobetti e Rosselli erano fra i principali nemici di Gramsci e di Togliatti, un attimo dopo aver sconfitto il nazifascismo quel conflitto si ripropose con forza, seppur celato dal trionfalismo di un Paese in festa e dalla geopolitica che voleva l’Italia in ogni caso “occidentale” e “americana”. Ben poco emerse, quindi, di un duello cruento che si svolse senza nessuna ribalta, come sepolto e dimenticato. Ben poco restò, nella memoria collettiva, di quel sangue che – per avvicinarci alla formula usata da Pansa, “Il sangue dei vinti” – fu il sangue innocente dei “vincitori”: i socialisti riformisti in primis, ma anche i liberali e i cattolici, che avevano vinto anch’essi la guerra alla dittatura ma furono presto schiacciati dall’organizzazione militare comunista. Una cultura totalitaria non dissimile da quella appena sconfitta, anzi certamente più feroce e determinata. “Mio nonno fu tanto antifascista quanto anticomunista”, dice Rodolfo Ridolfi di Domenico Vanni, e si coglie nelle sue parole un orgoglio trattenuto troppo a lungo, perché nell’antifascismo di maniera i due totalitarismi erano visti come sideralmente distanti. Invece, a creare questa separazione fu solo la tracotanza dei più potenti fra i vincitori che, come sempre accade, riscrivevano la Storia a loro piacimento. La vita di Domenico Vanni, che per l’autore è il punto di incontro di “ricordi, convinzioni ed emozioni”, va quindi oltre la biografia e diventa l’occasione di riscoprire ciò che siamo stati davvero.

P.S.

Ricordo di “Cinto” Gurioli nel 54° anniversario della morte

img20160420_18043571martedì 21 aprile

Il 21 aprile del 1966 moriva a Marradi all’età di 53 anni Marco Giacinto Gurioli il popolare Cinto, nato a Aigle (Svizzera), era il più giovane degli undici figli di Enrico e Uliva Camurani emigrati che gestivano un ristorante ma che rientrarono a Marradi allo scoppio della prima guerra mondiale. Il giovane Marco frequenta la scuola comunale di musica diretta dal maestro Boldi e impara a suonare, il pianoforte, l’organo, il clarino ed il sassofono. Fa parte e recita nel ’39 nel Teatro Educativo Asilo di Marradi con l’intramontabile Marco Alpi (Capana), Enzo Barzagli, Vieri Buccivini, Lello Campana, Orazio Monti, Goffredo Nannini, Renato Ridolfi e la mitica Carolina Benini con la quale fonderà, insieme a Enzo Barzagli e i fratelli Torsitano, la compagnia di prosa del Teatro degli Animosi. Pompiere, virtuoso artigiano falegname. da il meglio di sé come compositore e musicista.  Suona nella Filarmonica locale. fonda insieme a Giuseppe Biagi e Pietro Maretti, la “Schola Cantorum” della Chiesa Arcipretale di Marradi dove suona l’organo come pure nella Chiesa della SS.Annunziata delle Monache Domenicane.

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Nel 1945 è assessore comunale e fra i soci fondatori della Cooperativa di Consumo con Ottorino Randi e Angiolo Cappelli, ma, soprattutto, musica e dirige una serie di Operette come “Cenerentola” e “Fior di Loto” per la regia e la coreografia di Renato e Gina Ridolfi. Ed ancora “La Regina delle Dolomiti” e “La Ragazza Ungherese”  che, insieme alle tante recite scolastiche,  gli valgono numerosi attestati e riconoscimenti del Patronato Scolastico e della Direzione delle Scuole elementari e agrarie di Marradi. Cinto acquista, da Elisa e Manlio Campana, il 3 settembre 1946, il pianoforte della famiglia del poeta. Sposato con Isolina Fabbrini, “Lina di Cinto”,   scomparsa nel 2011, molto volentieri lo ricordiamo, insieme ai figli Enrico, Silva, Giampaolo Pape e le nipoti Arianna e Raffaella, nel cinquantaquattresimo della morte. In sua memoria è uscito il libro “Cinto-Frammenti di Piani” il 19 novembre 2019 con allegato il CD del figlio Pape Gurioli.

La redazione

“Signori, il Canzoniere..!” di Renato Ridolfi (1919-2018)

LASTRA 35X50_coperta.cdrlunedì 20 aprile

Pronto dal 2019 per ricordarne il centenario della nascita, Signori il Canzoniere…! di Renato Ridolfi, scomparso nel giugno del 2018 è curato dal figlio Rodolfo Ridolfi, esce solo ora a causa della pandemia in atto. La pubblicazione comprende la ristampa anastatica della Rivista per ragazzi in due tempi e un prologo “Signori, il Canzoniere…!” insieme a componimenti vari e frammenti del poliedrico intellettuale marradese. “..Ho aggiunto un album di vecchie foto, aggiunge il curatore, che danno il sapore “d’epoca” ed altre che lo ritraggono insieme a noi, suoi famigliari, ad amici, persone importanti della sua e della nostra vita, prima di tutto mia mamma Gina con lui per 72 anni ed oggi ancora vicina nel camposanto di Marradi come lo fu nella scuola, nelle operette e nel teatro. Ed il Sindaco del Comune di Marradi Tommaso Triberti scrive: “… Renato Ridolfi: uno di quei volti senza cui Marradi non sembra più la stessa. …Avrei voluto conoscere l’uomo prima e più a fondo, durante i suoi anni più impegnati, quando era per tutti “il maestro” e faceva vivere il nostro bel teatro con le sue invenzioni sul palco e sulla pagina… Dentro queste righe cercavo un termine che descrivesse Ridolfi, insegnante di marradesi anche illustri, scrittore, poeta, alpino come lo vedevo io ad ogni raduno, e molto altro ancora. Renato è stato un protagonista del suo tempo, capace di connotare una comunità con la sua presenza e la sua attività infaticabile: ne incarnava non meno di altri il genius loci…Possiamo dire che ha contribuito a salvare, scrivendo i propri ricordi, l’immagine di una
comunità che nel passaggio cruciale del Novecento ha cambiato profondamente abitudini, stili di vita, orientamenti culturali. La sua testimonianza si rivela preziosa per ricordare a ognuno di noi chi siamo permettendoci di riscoprire chi siamo stati. Nel caos attuale ce n’è quanto mai bisogno… Ecco quindi l’importanza di ristampare questo testo …. Auspico che il testimone della sua esperienza venga idealmente raccolto e che questo lavoro sia messo nuovamente in scena nello splendido Teatro degli Animosi. Grazie, maestro”

Autore Renato Ridolfi
Titolo “Signori, il Canzoniere…!”
a cura di Rodolfo Ridolfi
con il patrocinio del Comune di Marradi
Copyright 2019: Free News
Stampato dalla Tipo-Litografia Fabbri s.n.c.
Anno edizione: 2020
Pagine: 136 Prezzo 15 euro IVA compresa

Guardiamo all’esempio del 18 aprile del 1948 Quando l’Italia per rinascere scelse di essere Libera e Forte

fullpsdivenerdì 17 aprile

 

Nelle difficoltà estreme che stiamo subendo a causa del virus cinese (SARS 2) troviamo il tempo per guardare le pagine più luminose del diario della nostra storia e da esse traiamo insegnamenti per il futuro dell’Italia.

Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l’Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell’est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto impedì ai musulmani di invadere l’Europa, il 18 aprile impedì ai comunisti di conquistare l’Italia. Se il 25 aprile del ’45 segnò la fine del nazifascismo per l’opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del ’48 fu la data in cui, con il voto, l’Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista. Come non sottolineare l’intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico. Settantadue quattro anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell’Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi.

Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogan e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l’enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso». Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo. Un’analisi di oltre settant’anni di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po’ troppo scomoda, dopo che gli eredi degli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell’evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell’atlantismo, dell’europeismo e dell’Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili. Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un’Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall’utopia marxista-leninista; un’utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l’ennesimo saggio di brutalità nell’Europa dell’est con la defenestrazione del socialista Masarik. Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell’Italia orientale, e l’eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo.

Rodolfo Ridolfi

La musica di Amos Fabbri un bel dono che ci riporta indietro nel tempo…

 

bandaiod-amos-fabbrimartedì 14 aprile Dopo il single del maestro Gabriele Bertozzi, ci fa molto piacere riprendere dal Filo del Mugello questa news che racconta di come il nostro amico e artista Amos Fabbri dedichi il tempo della chiusura forzata cui ci costringe il virus cinese alla sua grande passione musicale che libera la sua migliore creatività

 

PANICAGLIA – Che questi tempi di clausura forzata siano occasione propizia per dedicare tempo alle proprie passioni e attitudini è perfino scontato. Fornelli, lavori nell’orto, bricolage e lavoretti in casa, letture, film, musica. E per chi ama suonare è il momento dell’esercizio della propria creatività. Come per Amos Fabbri, chitarrista e vocalist di lungo corso, come ben si può notare leggendo la sua biografia musicale (qui la scheda). Ed ora, chitarra, voce e computer, sul quale crea basi musicali davvero ben fatte, ha iniziato a incidere  una serie di pezzi.

Di recente ne ha diffusi un paio, una cover, dei Dik Dik, ma anche un brano di propria produzione, parole e musica. Ascoltateli su Facebook o sul Filo del Mugello

 

L’ultima fatica di Gabriele Bertozzi musicista e poeta: “Così te ne sei andata”

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Il nuovo singolo di Gabriele Bertozzi che racconta un amore  si intitola “Così te ne sei andata”. il brano lanciato oggi da Gabriele Bertozzi per l’etichetta di Alfonsine (Ravenna) PMS Studio, è un  brano che l’autore e arrangiatore racconta essere stato scritto in un momento particolare della sua vita, ” in quella fase che anticipa il divorzio, quando cerchi di tenere in piedi una storia ma ti rendi conto che dall’altra parte non c’è la stessa volontà, e allora si mescolano pensieri e sentimenti, dall’amarezza alla dolcezza, ma anche la rabbia..” Tutto questo nel brano scritto da Bertozzi volutamente “arrangiato con semplicità, senza troppi orpelli, volevo che la maggior parte dello spazio d’ascolto fosse occupato dal testo”. Bertozzi, che in carriera ha ricevuto riconoscimenti di grande importanza come arrangiatore ed autore, collaborando anche, tra gli altri, con la PFM nel brano “Maestro della voce“, lavora quotidianamente fianco a fianco con artisti emergenti, arrangiando e firmando brani che spesso arrivano a conquistare premi a livello nazionale (al suo attivo anche una finale di Castrocaro, sempre come autore). “Così te ne sei andata” si trova, scaricabile, su tutte le piattaforme digitali più conosciute, primo capitolo di “quello che forse  diventerà un album. Di sicuro  altri tre- quattro brani sono pronti e usciranno nei prossimi mesi-.

 

 

Da oggi al prossimo 8 aprile le domande al Comune per ricevere i buoni spesa

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Da oggi e FINO ALLE 12 DEL PROSSIMO 8 APRILE è possibile presentare domanda al Comune per ricevere i buoni spesa destinati alle persone e/o alle famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza Coonavirus.

 

E’ presente anche il modello di autocertificazione da compilare e consegnare, unitamente a documento di riconoscimento in corso di validità, nelle modalità indicate per presentare la richiesta di L’istanza andrà inviata preferibilmente via posta elettronica certificata (pec), al seguente indirizzo: comune.marradi@postacert.toscana.it Oppure posta ordinaria a: m.savorani@comune.marradi.fi.it Al fine di limitare il più possibile gli spostamenti e gli assembramenti, qualora il cittadino fosse impossibilitato a provvedere con i mezzi sopra indicati, la richiesta potrà essere presentata anche telefonicamente all’assistente sociale che provvederà alla compilazione della domanda. I numeri utili da contattare in tal caso e/o per richiedere informazioni sono esclusivamente: 055 8045005 in orario di ufficio 8.30 – 16.00 338 5492139 in orario d’ufficio 8.30 – 16.00 Inoltre per chi non riuscisse a fare la richiesta tramite telefono o tramite e-mail, la domanda potrà esser consegnata direttamente nella cassetta postale che l’amministrazione predisporrà fuori dal portone del palazzo comunale. Infine l’assistente sociale sarà disponibile in front office, previo appuntamento, qualora ne ravvisi le necessità, nelle giornate di: • lunedì 6 aprile 14.30 – 17.30 • mercoledì 8 aprile 9.00 – 12.00 presso il Palazzo Comunale, al piano terra. Ogni famiglia potrà presentare una sola istanza. Coloro i quali hanno consegnato istanza al Comune via mail ordinaria o depositata nella cassetta postale, in prossimità dell’ingresso al Palazzo Comunale, saranno contattati entro la fine della scadenza del presente avviso per comunicare loro il numero di protocollo e l’avvenuta ricezione.buoni alimentari.

L’amministrazione si raccomanda di seguire con attenzione le modalità di presentazione indicate nell’avviso, di NON RECARSI PRESSO GLI UFFICI COMUNALI, ma di contattare i numeri messi a disposizione che vi supporteranno nella presentazione della domanda.

Le Suore del Convento della SS.Annunziata di Marradi combattono la pandemia con la preghiera e con il sostegno concreto alla Protezione Civile

manifesto9 -PAXP-deijEmercoledì 01/04/20 

Le suore di clausura di Marradi: Suor Maria Domenica, Suor Maria Rosaria, Suor Maria Margherita, Maria Francesca e Caterina assicurano il loro aiuto non solo attraverso la preghiera costante con la quale chiedono protezione per tutti noi, ma hanno disposto un bonifico di € 500 in favore dell’ Associazione Protezione Civile di Marradi.

Stefano Benedettini, a nome dell’Associazione di Protezione Civile Volontari Marradi scrive : “In questo periodo di grossa difficoltà, non rimaniamo indifferenti, ma commossi dalla generosità delle nostre Monache che, come cittadine di Marradi hanno voluto contribuire in un momento così difficile. La loro vicinanza ci aiuterà ad affrontare al meglio tutte le situazioni.       Un infinito Grazie.

Da domani ci si muova solo per lavoro salute ed emergenza rimanete in casa ed uscite solo per necessità inderogabili attenendovi a tutte le precauzioni indicate dalle autorità

logomartedì 10 marzo 

Cari lettori cari marradesi,

Da oggi ci si muove solo per lavoro, salute o emergenza. Misure valide per tutti fino al 3 aprile. Abbiamo bisogno di avere un sistema sanitario in grado di curare tutti coloro che si ammalano di coronavirus  e anche coloro che si ammalano di altre patologie. E allora abbiamo bisogno di contenere il virus, perché se continuasse a crescere con questa velocità non saremmo più in grado di rispondere come stiamo facendo. Nel complesso il sistema sanitario può reggere ma è importante che le persone diano il proprio fondamentale contributo alla causa attenendosi alle indicazioni fornite dalle autorità. Facciamo appello a tutti anche a coloro che in maniera superficiale hanno ignorato fino ad oggi l’alto rischio che corre il Paese intero  di attenersi scrupolosamente alle indicazioni. Insieme alle norme igieniche è fondamentale evitare il più possibile i contatti e le occasioni di contatto a partire dalla frequentazione dei luoghi chiusi pubblici e privati. In maniera composta, evitando allarmismi ma soprattutto evitando pericolosissime minimizzazioni del rischio reale che tutti, nessuno escluso, stiamo correndo, dobbiamo rallentare il propagarsi del virus per consentirne nei tempi che saranno necessari la sconfitta. Se saremo tutti uniti e terremo comportamenti intelligenti anche nella comunicazione fra di noi potremo farcela.

il direttore responsabile

Rodolfo Ridolfi

STRADA PROVINCIALE 306: NON E’ PIU’ ACCETTABILE QUESTA SITUAZIONE DI INSICUREZZA. GANDOLA E RIDOLFI: LA CITTA’ METROPOLITANA INTERVENGA.

Uno dei tanti dissesti della strada 306 in Comune di Palazzuolo S/Senio

Uno dei tanti dissesti della strada 306 in Comune di Palazzuolo S/Senio

domenica 9 febbraio

Non è più accettabile questo stato di cose. La città metropolitana intervenga e dopo anni  di abbandono metta finalmente in sicurezza la strada provinciale 306 che da Palazzuolo sul Senio si biforca in due direzioni: Marradi, da un lato e Casola ValSenio, dall’altra.

“Su invito e precisa sollecitazione di Rodolfo Ridolfi, Capogruppo del Centrodestra all’unione dei comuni del Mugello e Consigliere comunale a Palazzuolo sul Senio – dichiara Paolo Gandola, consigliere metropolitano Forza Italia, centrodestra per il cambiamento – mi sono recato nei giorni scorsi ad effettuare un sopralluogo in zona.  In tal modo ho  potuto constatare direttamente le gravi criticità dell’arteria che in più punti presenta frane, gravi smottamenti e seri problemi di stabilità della sede stradale. Gran parte dei guard-rail sono divelti, se non addirittura assenti, sostituiti da transenne volanti e new jersey.  L’asfalto della sede stradale è completamente deteriorato con plurimi crolli del sedime stradale e in un tratto la percorribilità è da molti anni garantita ad un unico senso di marcia alternato con l’istallazione di un semaforo provvisorio”.

Gandola - ridolfi (2)“Questa situazione di assoluta difficoltà  - commentano Gandola e Ridolfi - si protrae irrisolta da anni con tutti i problemi connessi alla viabilità e alla mancata sicurezza stradale per tutti i cittadini che quotidianamente percorrono le due strade. Per questo è già pronta al riguardo l’interrogazione in Città metropolitana. Con l’atto predisposto – continua Gandola – chiediamo al Sindaco o al consigliere delegato di conoscere tutti gli interventi sin qui svolti sull’arteria, in particolare i costi di ciascun intervento effettuato, nonché il costo del mantenimento in opera sull’arteria di new jersey, transenne, semafori e altro materiale da cantiere; chiederemo, infine, di conoscere i tempi e i costi per il ripristino totale e definitivo dell’arteria, nonché di conoscere il completo e puntale cronoprogramma circa la rimessa in sicurezza della strada”.

“Alla luce del sopralluogo, la situazione che ho potuto constatare è del tutto inaccettabile e senza immediati e non più rinviabili lavori di manutenzione straordinaria e di completo ripristino la strada è destinata  a degradarsi ulteriormente ed il rischio concreto è che i cittadini si trovino senza un collegamento fondamentale della zona. Per questo – conclude il consigliere metropolitano – saremo intransigenti nel chiedere risposte in tempi celeri.

Raffaella Ridolfi è il nuovo vice coordinatore provinciale di Forza Italia Firenze.

 

Raffaella Ridolfi  è il nuovo vice coordinatore provinciale di Forza Italia Firenze.

raffaella-ridolfi-2sabato 8 febbraio

FIRENZE – Durante l’odierno coordinamento provinciale di Forza Italia, il coordinatore Paolo Giovannini ha provveduto ad indicare quale nuova vice coordinatrice provinciale di Forza Italia Firenze Raffaella Ridolfi, attuale capogruppo di Siamo Marradi

 

“Visto l’impegno profuso per il partito e gli attestati di stima ricevuti negli anni da tutto il coordinamento – ha dichiarato Giovannini – ho provveduto a indicare Raffaelleaquale mia vice per consolidare l’azione del partito sul territorio anche a fronte delle importanti sfide elettorali dei prossimi mesi. Si tratta di un incarico conquistato sul campo con capacità e competenza”.

Iscritta a Forza Italia dal 1 febbraio 1994, giornalista pubblicista dal 2005, Raffaella Ridolfi ha 48 anni, vive a Marradi, è impiegata presso l’ufficio affari legislativi e aiuto di Stato della Regione Emilia Romagna e ha una consolidata esperienza politica essendo stata eletta consigliera comunale al Comune di Faenza nel 2010, consigliera provinciale a Ravenna nonchè candidata alle elezioni politiche nel listino toscano nel 2018.

Pienamente soddisfatto si è espresso Paolo Gandola, consigliere metropolitano Forza Italia-centrodestra per il cambiamento: “Raffaella è una amica dalla lunga militanza politica in Forza Italia, un volto conosciuto e stimato, una persona perbene e altamente qualificata che in tutti i consessi nei quali è stata chiamata ad operare ha sempre dimostrato di saper ben rappresentare il proprio territorio ed il nostro partito”.

Onorata si è espressa la nuova vice coordinatrice: “sono davvero onorata di essere stata indicata dal coordinatore provinciale Paolo Giovannini ed essere stata scelta dal coordinamento provinciale di Forza Italia per ricoprire questo ruolo nella provincia di Firenze. Un impegno – ha aggiunto Ridolfi – quanto mai delicato in questa fase storica del nostro partito che richiede una mobilitazione straordinaria e un contributo di idee importante. Metterò a disposizione del mio partito e di quei valori e quelle idee che a 22 anni mi hanno fatto scegliere Forza Italia come casa politica il mio impegno e la mia esperienza. Ci aspettano appuntamenti importanti nei quali ci proponiamo di non essere i gregari di nessuno”.

Commissione Forteto, on. Mugnai (FI): «Finalmente insediata Ora presto via ai lavori, coronamento del lavoro di anni» Rodolfo Ridolfi Unione dei Comuni, soddisfatto

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venerdì 7 febbraio:

 Mugnai: «Dopo 4 rinvii, la costituzione dell’organismo era divenuta un thriller»

La soddisfazione di Rodolfo Ridolfi capogruppo del centro destra nell’Unione dei Comuni che  il 26 novembre aveva presentato l’ordine del giorno approvato dal Consiglio: “ Avviare tempestivamente “La Commissione d’inchiesta sul Forteto, approfondire e vigilare sull’attività di affidamento di minori a famiglie, comunità e istituti cui vengono affidati. Proteggere tempestivamente tutti coloro che subiscono violenze nei contesti familiari, extrafamiliari o istituzionali e solidarietà alle vittime del Forteto.

«Alla quinta convocazione, la sua costituzione aveva acquisito contorni thrilling. Finalmente, però, stamattina la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli affidi all’interno della comunità-setta del Forteto in Mugello, nella provincia di Firenze si è insediata. Dopo quattro rinvii, stamani il lavoro di anni trova il proprio coronamento. Non un traguardo, bensì un punto di ripartenza che rende possibile avviare gli approfondimenti sui drammatici abusi a danno di minori affidati all’interno di quella comunità degli orrori e sulle responsabilità politico-istituzionali che di quei fatti sono state la cornice. Quindi, ora, via veloci ai lavori»: è con un misto di soddisfazione e sollievo che il Vicepresidente del Gruppo Forza Italia alla Camera dei Deputati, onorevole Stefano Mugnai, annuncia l’arrivo in porto dell’insediamento della Commissione bicamerale d’inchiesta sui fatti del Forteto, la comunità del Mugello – alle porte di Firenze – al cui interno per decenni i minori venivano collocati in affido dall’autorità giudiziaria.

«Ma proprio lì – richiama Mugnai che segue la vicenda fin dal 2012 quando, all’epoca in Consiglio regionale della Toscana, ebbe a presiedere la prima commissione regionale di inchiesta – vigeva un sistema di vita dagli schemi ribaltati, in cui la disgregazione della famiglia era un valore così come le pratiche sessuali sui minori e la distorsione delle naturali dinamiche relazionali. I bambini lì collocati subivano manipolazioni e violenze di ogni tipo, morali e materiali. E tutto questo orrore è andato avanti per trent’anni finché i bambini di allora, divenuti giovani adulti, non hanno trovato il coraggio di denunciare ottenendo ragione lungo tre gradi di giudizio culminati nella condanna in via definitiva dei loro aguzzini».

Come è stato possibile? «Quella domanda risuona da anni nella testa di chi come me e con me ha lavorato per scoperchiare il pentolone – ricorda Mugnai – ma prima ancora risuona nella testa delle vittime. A loro, dopo la giustizia processuale, si deve il riconoscimento istituzionale. Questa Commissione bicamerale che io stesso ho promosso con una delle proposte di legge istitutive, la mia prima da deputato, può contribuire in maniera determinante al percorso di verità e legittimazione delle vittime. Non solo: il riconoscimento di quei fatti e della loro genesi potrà formare nel sistema anticorpi affinché non debba mai più ricapitare un simile corto circuito istituzinoale. Mai più».

Premio letterario Dino Campana on line “La Poesia ci salverà” 7^ edizione 2020

Bando 2019

Bando 2020

Premio letterario Dino Campana  on line  “LA POESIA CI SALVERA’

BANDO DELLA  7^ EDIZIONE Anno 2020

ORGANIZZAZIONE: Quotidiano On-line Marradi Free News- “Accademia degli Incamminati” di Modigliana-“Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi- Associazione Culturale “Opera In-Stabile” – #Poetry di Faenza

TEMA: Libero

SVOLGIMENTO:Le opere poetiche dovranno pervenire online sul sito www. marradifreenews.com info utilizzando l’apposito formulario. Ogni autore può partecipare con una sola lirica. La quota di partecipazione alle spese organizzative è di 10 euro. I partecipanti dovranno versarla tramite il c/c postale è 14264477 intestato a Accademia Incamminati 47015 MODIGLIANA (FC) indicando nella causale: Premio Letterario 2020

Le opere non potranno superare i quaranta versi o righe

TESTI: I testi devono essere in lingua italiana, editi o inediti.

SCADENZA: ATTENZIONE, SARA’ POSSIBILE PRENSENTARE LA PROPRIA OPERA ENTRO E NON OLTRE IL GIORNO 20 Agosto 2020.

PREMI:

Al 1° classificato: € 150,00

Al 2° classificato: € 100,00

Al 3° classificato: € 75,00

Le prime tre classificate saranno pubblicate, su Marradi-Free News on line e sul sitowww.accademiaincamminati.it

Premio speciale per la musicalità dell’opera istituito nel 2019 a cura di “Opera In-Stabile”

Dal 4° al 10° classificato: menzione

GIURIA: Rodolfo Ridolfi (Direttore Responsabile Marradi Free News) Presidente; Federica Balucani (Soprano), Barbara Betti (Musicista), Gianna Botti (Scrittrice), Sandro Cosmai (Avvocato Opera In-Stabile), Maurizio Ferrini(Attore),  Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”), Monica Guerra (Poetessa #POETRY), Pape Gurioli (Compositore Musicista),  Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati) , Stefano Mercatali (Pittore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista), Massimo Scalini (Psichiatra).

NOTIZIE SUI RISULTATI: Gli autori selezionati saranno avvisati telefonicamente o tramite notifica mail. I risultati saranno pubblicati, appena disponibili, sul sito www.marradifreenews.com, sul sito dell’Accademia degli Incamminati, sul sito Centro Studi Campaniani Enrico Consolini

La Premiazione si terrà a Faenza sabato 26 settembre del 2020.

DIRITTI D’AUTORE: Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono il diritto di pubblicazione all’interno delle riviste e sui siti degli organizzatori senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. I diritti rimangono comunque di proprietà dei singoli Autori.

 

 

Mobilitazione di Forza Italia contro la riforma della prescrizione

 

manifesto1-208x300Venerdì 31 gennaio  Da Forza Italia riceviamo e molto volentieri pubblichiamo:

Forza Italia è in prima linea per ottenere l’abrogazione della riforma che prevede lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio, imposta dal M5s ed entrata in vigore il 1 gennaio 2020. L’abolizione “di fatto” della prescrizione comporta una conseguenza terrificante: costringerà le persone a restare sotto processo a vita. Inoltre, l’eliminazione della prescrizione, istituto che incide sul diritto fondamentale della ragionevole durata del processo, calpesterà la presunzione di innocenza, e renderà indelebile sulla persona il marchio impresso dall’indagine, dall’avviso di garanzia, visto che la sentenza definitiva arriverà in un momento indefinito. Coerentemente ai nostri valori e al nostro programma, contro quest’ultima follia giustizialista i nostri gruppi parlamentari di Camera e Senato stanno mettendo in pratica una durissima opposizione per cancellare questo pericolosissimo provvedimento illiberale e devono avere il sostegno diffuso a questa battaglia di civiltà della società intera. In questo quadro i dirigenti provinciali e locali di Forza Italia danno vita a conferenze stampa, gazebo, incontri e volantinaggi per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa  legge giustizialista e forcaiola che mina i cardini dello stato di diritto

 Silva Gurioli (Responsabile del Mugello e dell’Alto Mugello)

Il giovane professore faentino Filippo Piccinini ricercatore per la cura dei tumori è l’ unico europeo premiato con borsa di studio Yamagiwa-Yoshida Memorial International.

Prof.Filippo Piccinini

Prof.Filippo Piccinini

mercoledì 22 gennaio

Una speranza per il futuro della ricerca nella lotta contro il cancro che viene proprio da un giovane del nostro territorio. E’  Filippo Piccinini uno dei cinque professionisti e ricercatori nella lotta contro il cancro provenienti da tutto il mondo che sono stati premiati con borse di studio Yamagiwa-Yoshida Memorial International. Queste borse di studio danno la possibilità di avviare o basarsi su collaborazioni internazionali esistenti nella ricerca sul cancro. I vincitori del 2019 visiteranno istituti di ricerca di grande fama negli Stati Uniti, in Canada, in Cina e in Europa per tre mesi. Filippo Piccinini è inoltre l’unico europeo ad aggiudicarsi questa possibilità che, oltre alle visite, include un massimo di 10mila dollari.

Chi è Filippo Piccinini

Filippo Piccinini figlio di Lamberto faentino e di Fabrizia Fabbrini marradese è nato il 20 aprile 1985 a Forlimpopoli ed è residente a Faenza, vanta una curriculum universitario con un master in Ingegneria Biomedica con valutazione finale 110 e lode e un dottorato di ricerca in Tecnologie dell’Informazione. Oltre a essere professore presso l’Università di Bologna, è dirigente Area Ricerca presso l’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (Irst) di Meldola. Nel 2018 un suo studio delle cellule in 3d è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale ‘Nature’.

Al Prof. Filippo Piccinini vanno gli apprezzamenti della redazione per il suo importante lavoro.

P.S.

Vent’anni senza Craxi: ci sono garofani che non appassiscono mai

IMG-20200120-WA0005martedì 21 gennaio

Una grande manifestazione lunedì scorso a Scandicci nella sala del Consiglio Comunale, oltre trecento i presenti per ricordare la figura di Bettino Craxi leader socialista e statista nel ventennale della scomparsa, e per ascoltare, in particolare, l’intervento della figlia di Craxi, Stefania, senatrice di Forza Italia. Significativa la presenza dei socialisti di Marradi in Forza Italia.

craxi

scandicci craxiPer i “craxiani” in Forza Italia erano presenti la responsabile del Mugello Alto Mugello, Silva Gurioli, il capogruppo del centro destra nell’Unione dei Comuni Rodolfo Ridolfi sindaco craxiano di Marradi dal 1988 al 1993 e il consigliere comunale di Palazzuolo Sul Senio Cristiano Talenti. 

Alessandro Mazzerelli: La settantacinquesima testimonianza milaniana

mazzerellimartedì 21 gennaio

Si è tenuto nella Sala ” Oriana Fallaci”,  posta nel Palazzo Comunale di Campi Bisenzio (Firenze), un importante evento – presenti 45 persone  – che mi ha permesso di ribadire i concetti del nostro Universale Servizio .  Ho notato la presenza della nostra grande Amica, l’ex parlamentare Professoressa Stefania Fuscagni;  della Vice Sindaco di Pistoia Anna Maria Ida Celesti;  dell’esponente politico Paolo Giovannini  e dei Consiglieri Comunali Maria Serena Quercioli, giornalista de “La Nazione” e Paolo Gondola.  Emanuele Piccini, giornalista vaticanista, mi ha consentito, in poche acute domande, di illustrare, seppur brevemente, il Messaggio del Profeta: dal perché conobbi e incontrai Don Lorenzo Milani, all’immortale e universale  Decalogo di Barbiana, che pone la Chiesa Cattolica nei secoli che – a Dio piacendo – saranno concessi all’umanità, ai vertici del bene comune in tutto il mondo.  Ricordo poi, come il Profeta mi sollecitò in sogno di tornare a visitare il Festival Nazionale de “L’Unità”, che nel 1988 si tenne proprio in Campi Bisenzio (Firenze), ove ascoltai l’ormai celebre, cinica e scientificamente provata strategia comunista pro invasione extracomunitaria:  ”Compagni non preoccupiamoci per la crisi dell’Europa dell’Est… Dal prossimo anno faremo arrivare in massa gli extracomunitari che ci serviranno per rilanciare la lotta di classe e disarticolare l’Occidente e la Chiesa Cattolica”.  Ho  concluso, elencando i punti della “linea rossa” dell’etica cattolica indicatomi dal Profeta:  ” No allo scioglimento dei matrimoni religiosi per legge dello Stato, no all’aborto, no alla pornografia, no alla pedofilia, no al matrimonio fra pederasti e lesbiche, no all’eutanasia ….”  Non mi parlò dell’utero in affitto, né dell’assegnazione dei figli ai pederasti, ma disse: “ Prima che ci diano ragione scorrerà molto sangue e sia la degenerazione morale che quella politica giungeranno a livelli di incredibile bassezza.”     

Alessandro Mazzerelli. 

Bettino Craxi: un grande statista

Rodolfo Ridolfi ad Hammamet sulla Tomba di Bettino Craxi

Rodolfo Ridolfi ad Hammamet sulla Tomba di Bettino Craxi

venerdì 17 gennaio

Ricorre oggi il ventesimo anniversario della morte di Bettino Craxi uno degli statisti italiani più illuminati e lungimiranti del nostro secolo uno degli interpreti più autentici e coerenti dell’impegno per l’affermazione della modernizzazione del nostro paese, l’interprete più originale ed autorevole, negli ultimi cinquanta anni di vita politica italiana. Il ricordo di Craxi accade, quest’anno, nell’imminenza delle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna dopo cinque Governi non voluti dagli italiani che hanno dato lo sfratto al PD per ritrovarselo di nuovo al Governo con i comunisti grillini grazie a Matteo Renzi chea Firenze nell’ottobre del 2015  in occasione della presentazione del film “Notte di Sigonella” seppur invitato con tutti i suoi ministri e parlamentari, non mandò neppure un telegramma, neppure un usciere. Il Pd, ex Pci-Pds-Ds prova evidentemente imbarazzo quando si tratta di Bettino Craxi, il premier che in un colpo solo salvò con rapide e sofferte decisioni, prese in grande solitudine, 500 vite umane (tanti erano i passeggeri sequestrati della nave da crociera Achille Lauro ad opera di terroristi palestinesi); salvò l’onore e la sovranità nazionale; assicurò alla giustizia italiana i terroristi. Io concordo con le parole di Berlusconi: “Bettino altro che via, si meriterebbe molto ma molto di più. Lui ha rappresentato l’Italia a schiena dritta”. Ma  in Italia continua a non esserci né a Milano né a Roma neppure una via dedicata al premier socialista. Oggi il PD ed anche i grillini  sulla corruzione potrebbero fare scuola. Con la morte di Bettino Craxi ad Hammamet in Tunisia si spengeva il sogno del socialismo tricolore lasciando un vuoto incolmabile fra i riformisti italiani e chiudendo una importante pagina nella storia del riformismo autonomista, dopo Filippo Turati e Giuseppe Saragat. Appartengo a coloro, da vent’anni inascoltati che ritengono che lo Stato, le Regioni, ed i Comuni  dovrebbero rendere adeguato omaggio, ad un grande italiano, contribuendo a ripristinare la verità storica sulla sua vicenda politica ed umana.

All’Italia del 2020 mancano le idee, il coraggio ed i propositi di Craxi statista e politico ci mancano nonostante siano di grande attualità e animino un po’ tutte le forze politiche compresa una parte consistente di quelle che lo derisero, lo insultarono e lo perseguitarono.

La speranza di questo giorno è che prima o poi l’Italia ufficiale dovrà e vorrà ricordare il grande statista nei modi e nelle forme più appropriate. Mentre i sedicenti socialisti al soldo di Renzi e del PD hanno completamente dimenticato Craxi, anzi lo hanno tradito anche se tardivamente e in maniera opportunistica sembrano ricordarlo noi grazie all’iniziativa di Stefania Craxi continuiamo nella nostra coerente azione politica.10531272_10204781431847585_4949289145925258893_o

Sarà per me molto difficile dimenticare quel pomeriggio di mercoledì 19 gennaio di venti anni orsono quando nel corso della seduta del Consiglio regionale mi giunse la notizia della morte di Bettino Craxi che cercai di comunicare pensando che quell’aula avrebbe espresso almeno comprensione per il dolore di quella parte d’Italia che fin d’allora si sentì orfana di uno dei più grandi ed illuminati statisti dell’Italia repubblicana. L’amarezza e lo sdegno che mi procurò la rozza reazione di una parte del Consiglio Regionale e di un assessore comunista, insieme all’indifferenza di tanta parte di chi rimase in silenzio, è anch’essa difficile da rimuovere. Chiesi inutilmente che ai funerali di Craxi la Regione Emilia Romagna partecipasse con il suo gonfalone, lo trovavo naturale e doveroso per una maggioranza regionale che, dopo la caduta del muro di Berlino, diceva di essersi ravveduta e si era richiamata più volte ai principi del socialismo democratico europeo, del quale Craxi era indubbiamente uno dei più coerenti e moderni interpreti, ma la risposta fu la stessa che avevo ottenuto quando avevo chiesto di ricordare degnamente, nell’ambito delle istituzioni regionali, un’altra grande figura del socialismo democratico e liberale: Giuseppe Saragat. Oggi, a venti anni di distanza dalla sua morte in esilio, i commenti della stampa accreditano l’accanimento e la persecuzione nei confronti di Craxi come una anomalia della vita politica italiana, tralasciando di annotare che è una troppo ricorrente e sistematica abitudine della cultura comunista, rappresentare l’avversario come un essere malvagio, corrotto ed ingiusto. Fu così per De Gasperi, Scelba, Saragat e Fanfani. E’ oggi così per Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.

Per questo come ho fatto tutti gli anni voglio ripetere che il grande statista Bettino Craxi uomo della parte migliore della Storia Patria merita di essere indicato alle giovani generazioni nei modi e nelle forme più appropriate. ( Seminari di Approfondimento promossi dalle Istituzioni e dalle Università, intitolazione di Piazze, Vie, Scuole, Istituzioni).

Vent’anni fa mi recai per la prima volta a Tunisi e ad Hammamet per i funerali di Bettino Craxi, mosso da un sentimento personale che sovrasta la meschinità e gli inganni della politica, pensai ed oggi cominciano a pensarla così in tanti, che Craxi era stato tolto di mezzo dopo essere stato l’unico capro espiatorio di un sistema di finanziamento illecito dei partiti che aveva coinvolto obbiettivamente tutti, ma per il quale non tutti hanno pagato. Le vicende degli anni successivi ( Giambattista Vico parlava di “corsi e ricorsi della storia”) ci hanno parlato di, dirigenti di partito e di cooperative con la tessera PCI PDS DS PD inquisiti e condannati, banche rosse, intrecci di politica ed affari che sono emersi ed hanno coinvolto tutta la sinistra cattocomunista ed i grillini. Craxi ebbe la forza di alzarsi in parlamento e dire la verità. Gli lanciarono le monetine. Alcuni, i compagni dalla doppia morale “ quelli delle “mani pulite” che per lungo tempo hanno chiesto ed ottenuto soldi sovietici, nemici dell’Italia, levarono forte la loro voce indignata contro il finanziamento illecito del quale tutti i partiti beneficiavano. Craxi è stato costretto a morire in Tunisia ed i socialisti sono stati annientati per far vincere i comunisti in Italia quando la storia li aveva sconfitti. Che povera sinistra è ed è stata comunque quella dei Prodi dei D’Alema, dei Napolitano, dei Veltroni dei Bersani dei Bassolino dei Renzi dei Conte dei Di Maio dei Zingaretti. Una classe politica che ha sempre anteposto alla difesa dei più deboli gli interessi di parte: le coop rosse e le Banche. Nella cattedrale di Tunisi e ad Hammamet, su quella tomba che guarda il nostro Paese, ricordo in modo indelebile che provai pietà cristiana ma anche ammirazione ed una grande melanconia intrisa di rassegnata tristezza per una idea romantica ed originale, che Craxi ha interpretato da leader e da statista, e che non ha più avuto la possibilità di risorgere e di riorganizzarsi. Per lungo tempo hanno convissuto nella stessa casa autentici e tenaci riformisti liberali con carristi marxisti e filocomunisti incalliti, autentici ed irriducibili autonomisti anticomunisti e collaborazionisti e servi dei comunisti, come nella D.C. hanno convissuto i cattolici liberali con i catto-comunisti di ogni obbedienza. Dopo la distruzione del pentapartito e la cacciata di Craxi, di Forlani e di Andreotti non è stato più pensabile ricondurre ad unità ciò che unito non può essere. Per quanto riguarda i socialisti molti sono finiti in Forza Italia, i riformisti turatiani che oggi possiamo definire lib lab, altri sono finiti assieme ai loro persecutori per opportunismo e quieto vivere, mimetizzati prima nel prodismo e poi mascherati da radicali, anticlericali ed oggi renziani. La stessa Internazionale socialista ha imbarcato i post comunisti ed è divenuta quindi una organizzazione lontanissima dalle idee originali del socialismo craxiano. Onorare la memoria di Craxi, difendere l’esperienza del “socialismo tricolore” e la dignità socialista riformista ha significato, dal 1993 ad oggi, ed ancora oggi a maggiore ragione, non stare mai dalla parte dei comunisti e dei loro eredi interni ed internazionali. Forza Italia, non è il Partito Socialista, ma neppure i catto comunisti e gli ex comunisti saranno mai socialisti autonomisti, si porteranno sempre nel loro profondo qualcosa della cultura dogmatica marxista leninista e sovietica. Nessuno ha obbligato la stragrande maggioranza degli elettori socialisti a guardare con simpatia Berlusconi ed a votarlo, è una questione di pelle, un percorso naturale. Berlusconi per storia personale, e per formazione non è socialista, ma in una cosa i nostri avversari hanno avuto ragione: Berlusconi e Forza Italia stanno facendo e faranno di tutto, anche in queste settimane, perché la verità su Craxi venga fuori fino alla sua piena riabilitazione storica.

La riabilitazione di Craxi, secondo la sua espressa volontà, non può venire dai suoi carnefici, da chi lo ha infangato e perseguitato. Chi fra i socialisti è disponibile ad una alternativa ai comunisti ed ai catto comunisti si faccia avanti ora e concorra con Forza Italia e il centro destra alla” vendetta democratica”, quella del voto, non accampi pretesti soprattutto dopo avere condiviso fallimentari politiche di sostegno e partecipazioni ai governi nazionale egemonizzati dai catto comunisti anti craxiani e a quelli regionali e locali con i comunisti e con Di Pietro.

Capisco che dirigenti che rappresentano una infima parte di quello che fu l’elettorato socialista non siano entusiasti della sempre maggiore dignità politica e culturale che i riformisti craxiani stanno assumendo all’interno dell’area di centro. I socialisti opportunisti sono esistiti soltanto grazie alla interessata azione dei comunisti. Nonostante gli opportunismi l’elettorato socialista non potrà mai dimenticare il tradimento dello spirito autonomista perpetrato da quei dirigenti che per interesse personale si sono alleati e continuano a guardare al PD, quegli stessi comunisti che hanno distrutto il PSI, perseguitato molti suoi dirigenti che non hanno abiurato ed umiliato i suoi militanti. I veri riformisti ricordano fin troppo bene che mentre tutto ciò accadeva alcuni non trovavano di meglio da fare che farsi eleggere con i voti altrui nei collegi più rossi d’Italia. Ci vuole una bella faccia di bronzo a sostenere che sarebbero le centinaia di migliaia di socialisti democratici che hanno votato e votano per Forza Italia quelli che sbagliano!

Per i veri riformisti la cartina di tornasole è quella di stare dalla parte della libertà, contro i catto-comunisti illiberali, che hanno usato e usano la stampa, la televisione, e le procure, per distruggere gli avversari.

In quanto al Partito socialista europeo, con tutti i neocomunisti che ha intruppato e con tutti i massimalisti che ospita, non ci pare proprio che possa essere la casa dei veri riformisti.

Nencini e compagni sanno bene che, come loro devono il proprio spazio personale ai neocomunisti, i socialisti riformisti, i liberal socialisti e tutti coloro che si ispirano a Turati e a Saragat, cioè tutti coloro che non si sono mai nascosti né imbarazzati ad affermare che Bettino Craxi è stato uno statista, devono a Berlusconi e a Forza Italia la sopravvivenza della propria dignità politica e culturale nonché la possibilità di condurre una battaglia di libertà e di modernizzazione del Paese contro il conservatorismo dei comunisti di tutte le obbedienze e dei loro fiancheggiatori.

La frequentazione dei catto comunisti ha fatto dimenticare ai socialcomunisti le parole di Filippo Turati: “Il mio riformismo non vuole essere né destro, né sinistro, è, ed intende essere, socialista riformista e basta”. “In un mondo in cui tutto si muove di continuo, uomini, idee, avvenimenti, coteste appiccicature di etichette topografiche sono abbastanza curiose…” ed infine “V’è che il riformismo, per indole sua, essendo lo sforzo costante di adattare sempre meglio i mezzi al continuo mutare del terreno è destinato ad apparire l’incoerenza medesima a coloro che pensano staticamente.” Noi questa lezione di Turati l’abbiamo assimilata. Ciò che ci auguriamo è che gli altri, che pretenderebbero di essere riformisti, facciano altrettanto.”

Rodolfo Ridolfi

Dopo l’interrogazione di Mugello in comune anche il centro-destra, dopo l’ennesimo tentativo di rimuovere le suore dal loro Monastero, sollecita l’Unione dei Comuni in difesa dei diritti delle suore di Marradi

La nazione del 15/12 con l'intervento di Paolo Bassetti

La nazione del 15/12
con l’intervento di Paolo Bassetti

venerdì 10 gennaio

I sedicenti emissari del Vaticano riprovano a sfrattare le suore residenti dal loro Convento e questa volta, dopo la sinistra di Mugello in comune anche il centro-destra sollecita l’Unione dei Comuni a difendere i diritti delle suore. Di seguito ospitiamo il testo integrale dell’interrogazione di Mauro e Rodolfo Ridolfi:

 

Borgo San Lorenzo 10 gennaio 2020

Al Presidente dell’Unione dei Comuni

Interrogazione

Oggetto: Diritti delle Suore del Convento della SS,Annunziata.

I sottoscritti consiglieri Mauro e Rodolfo Ridolfi

Premesso che:

Il Monastero delle Domenicane di Marradi voluto e realizzato per volontà dei marradesi a proprie spese da più di quattrocento anni, a perpetua protezione spirituale di questa comunità ha rappresentato e rappresenta un centro di concreto aiuto e preghiera per intere generazioni di marradesi;

questo monastero non ha mai pesato economicamente né sulla Curia, né sull’Ordine né sul Comune perché, e questa è la cosa da sottolineare, le suore sono sempre state autonome;

le ripetute indebite ingerenze e tentativi di chiusura immediata sembravano essere terminate con l’affiliazione al Monastero di Castel Bolognese raggiungendo ottimi risultati ed una ritrovata serenità con la preziosa e amorevole cristiana collaborazione;

come un fulmine a ciel sereno giungeva la notizia che l’affiliazione veniva revocata senza addurre alcuna motivazioni;

a partire da luglio è iniziata una incresciosa situazione che non accenna a risolversi;

le suore come molto opportunamente sottolineato nell’interrogazione del gruppo Mugello in comune sarebbero state sottoposte a reiterati tentativi di rimuoverLe dalla loro residenza e dalla loro casa;

dopo il tentativo operato da due sedicenti emissari vaticani nel dicembre 2019, oggi 10 dicembre gli emissari si sarebbero ripresentati senza preavviso tentando inutilmente di farsi aprire, il diniego delle suore e soprattutto l’intervento dei marradesi hanno fatto desistere gli emissari.

Interrogano il Presidente

per conoscere se non intenda di concerto con il Sindaco di Marradi esprimere piena solidarietà alle suore e con le competenti autorità promuovere tutte le azioni necessarie a garantire le suore in quanto donne e cittadine residenti nei loro diritti e i cittadini di Marradi ed il Comune di Marradi affinché i rapporti patrimoniali vengano regolati così come previsto dal contratto fra Comune e le signore contraenti ab origine.

 

Un Natale difficile nel Monastero di Clausura di Marradi

 

La nazione del 15/12 con l'intervento di Paolo Bassetti

La nazione del 15/12
con l’intervento di Paolo Bassetti

bassettidomenica 15 dicembre

Doverosamente ospitiamo la lettera aperta della dott. Barbara Betti da sempre strenua e coraggiosa paladina delle suore di clausura dell’antico  Convento della SS.Annunziata di Marradi.

IL NATALE DELLE DOMENICANE DI MARRADI E IL MISTERO DELLA LETTERA DEL CARDINAL BASSETTI SCOMPARSA

Martedì 10 Dicembre, senza alcun preavviso, tre persone sono arrivate nel monastero di clausura di Marradi con in pugno il “DECRETO DI CHIUSURA” del Monastero. Gli esecutori, Padre Sandro Guarguaglini e Suor Fernanda Barbiero, inviati dalla Santa Sede, intendevano realizzare in questo modo una chiusura immediata e silente. Per conferire sulla questione, Suor Domenica e Suor Margherita sono state separate dalla madre Suor Maria Rosaria che rimane sola sulla sua sedia a rotelle, fino all’intervento del Dott. Gabriele Miniati. Per fortuna, prima di essere “convocata” in riunione, Suor Domenica è riuscita a telefonare. Dopo di che, per molto tempo, è stato “impossibile” parlarle al telefono. Il piano è stato questo:

La Priora di un monastero riceve una telefonata in cui le si dice di preparare due celle perché nella giornata di martedì avrebbero “portato” due suore, poi gli inviati arrivano a Marradi. Le suore da trasferire devono ovviamente accettare ed anche scegliere dove andare ma in questo caso la scelta dov’è? È interessante puntualizzare che Suor Rosaria  “sembrerebbe aver detto di voler andare via, con suor Margherita”…l’unica Madre non presente alla riunione perché incapace di parlare. Non viene coinvolta perché non parla però parla per dire dove vuole andare…Miracolo! È l’intervento del Maresciallo Tiberij della Caserma dei Carabinieri di Marradi che blocca il tutto. Nessuno può essere portato via dalla sua casa contro la propria volontà. Perché, come ben sa il Maresciallo, le Leggi dello Stato non si fermano sui gradini di una chiesa. Suor Domenica Giangregorio è una cittadina italiana non è cittadina dello Stato Vaticano. E la Chiesa e il Monastero di Marradi non sono Stato Vaticano, sono Stato Italiano, Marradi città metropolitana di Firenze, Toscana, Italia. Se ne sono andati e, come le altre volte, dalla porta di servizio per non incontrare le persone. Padre Pippo Sabato, che già promise che come ultimo atto del suo mandato chiuderà questo monastero, ritornerà tra qualche giorno con Suor Panza a prendere i mobili. I MOBILI??? Perché scusi, lei aveva traslocato qui?  Prendete i mobili, prendete le suore tanto “Sono tutti Oggetti, giusto? Avete detto a Suor Domenica che se non vuole andare a Cagli esca e vada a casa sua. QUESTA È CASA SUA. Ma come si permette signor Guarguaglini di trattare così un donna, Una Donna, fragile, mite, minuscola, indifesa che potrebbe esserle Madre? Ma come si fa a pensare di architettare una cosa del genere in modo furtivo, crudele, insensibile, irrispettosa proprio  alle porte del Natale. “Clam et vi”, complimenti. Sono DONNE, le dovreste chiamare Madri,  rispettarle, tutelarle, proteggerle. Vivono in quella casa da più di quaranta anni é la Loro Casa. Le spostate come fossero parte dell’arredamento per fare posto ai Frati Domenicani? Certo. Quando l’ultima sarà tornata alla Casa del Padre ne riparleremo. Per voi Non Hanno Diritti; sono oggetti come un quadro o una panca, le considerate una proprietà senza diritti e autonomia di pensiero: non possono avere amici, non possono avere relazioni, non possono avere un avvocato. Lei, che dal 6 Dicembre ha assunto la Rappresentanza legale di questo monastero,  non ha lasciato neanche un recapito telefonico e nessun indirizzo al quale le suore possano rivolgersi per le necessità del quotidiano. Di nuovo senza soldi. Di nuovo per fame? Alle 14.00 quando ve ne siete andati vi siete premurati di chiedere se avevano bisogno di soldi, di medicine, della spesa, di un aiuto per mettere a letto suor Rosaria? Complimenti Cappellano.

Veniamo ora al Mistero della Lettera Scomparsa…alla fine di Agosto 2019, il Cardinale Gualtiero Bassetti Presidente della CEI, (marradese doc) invia una lettera  personale intestata al Dott. Gabriele Miniati e alla Dot.ssa Fedora Bassetti presso il Monastero di Marradi via Razzi 29. La lettera sparisce per essere recapitata circa 10 giorni or sono NON all’indirizzo scritto sulla busta o ad uno dei due destinatari ma all’ufficio turistico. Nella lettera il Cardinale puntualizza il suo personale affetto per questo monastero e il legame che fin da bambino ha avuto con questa realtà. Ne rammenta l’importanza storica confermando l’importanza di questo monastero come realtà viva della comunità. Pur sottolineando che la questione non dipende dal suo Dicastero, offre il suo aiuto e il suo interessamento. Cardinale Bassetti la prego, non siamo stati noi a chiuderla fuori da quanto sta accadendo. La sua lettera è SCOMPARSA PER 3 MESI. Ci aiuti, questa è la Sua terra, la Sua storia, queste sono le Sue radici. Da anni su questo monastero vige il divieto di accogliere vocazioni e per mancanza di vocazioni viene chiuso. Lei conosceva Suor Maria Paola Borgo come e forse più di me Eminenza;  Lei sa il vero “perché” e da quanti anni questa vessazione va avanti. Tra qualche giorno torneranno, la prego Cardinale Bassetti ci aiuti. Nel frattempo l’Avvocato Sandro Cosmai del Foro di Firenze che ha assunto la Tutela Legale di Suor Maria Domenica Giangregorio fin dal Luglio scorso, cerçherà di far luce sullo “strano” ritardo di questa consegna così importante.
Nei momenti più bui le donne sanno essere sorelle, sanno essere forti, sanno essere un esercito. Per favore: non ditemi più “brava, hai scritto quello che in tantissimi pensiamo “, ora alzatevi, passate dalla Chiesa del Monastero di Marradi e lasciate un bigliettino  attaccato ai vetri, alle panche, dove volete, con scritto” LE SORELLE NON ABBANDONANO LE SORELLE”.

Fate sentire a Suor Domenica Giangregorio che non è sola, dategli un Santo Natale pieno d’amore. Scendiamo in piazza per la tutela dello gnocco fritto, raccogliamo soldi per la tutela degli ornitorinchi, ci battiamo per le begonie in via di estinzione…ecco allora ricordiamo che queste donne Sono in via di Estinzione e le stiamo sterminando noi.

Oggi Cardinale Lei ha detto in televisione che “Quando il nuovo avanza il vecchio si ribella…”Il vecchio si ribella solo quando viene spazzato via senza rispetto e senza motivo. Se non avessimo la storia che ci regge non avremmo un futuro su cui poggiare.

“LE SORELLE NON ABBANDONANO LE SORELLE”.  “UNA SUORA É UNA DONNA NON UN OGGETTO”

Chiunque passi da Marradi lasci un segno contro la violenza sulle donne oppure inviate a Marradi un cartoncino rosso con il vostro sostegno. Basterà scrivere Suore di Marradi Monastero di Clausura. Non rispettare una donna e considerarla un oggetto è una violenza che nessuna di noi può ammettere, qualsiasi sia il suo pensiero, colore, credo e nazionalità.

Barbara Betti

 

 

A Barbara Betti “Il Premio Ponte Vecchio 2019″

20191211_094434giovedì 12 dicembre

È nella splendida cornice del ristorante la Loggia a Piazzale Michelangelo che si è tenuta la Cena di Natale di Toscana Cultura, nel corso della quale la musicista marradese Barbara Betti è stata insignita del “Premio Ponte Vecchio 2019″.  Le segnalazioni per il suo lavoro come musicista e ricercatrice hanno evidenziato il costante impegno per la valorizzazione e la preservazione della nostra cultura storica e musicale attraverso una rete di contatti e collaborazioni segnalate da molte Fondazioni e Case di Cultura all’estero. Il progetto dedicato a Dino Campana presentato a Marradi in collaborazione con il Fisarmonicista Riccardo Centazzo ha permesso di costruire un’importante legame con l’Argentina, il Venezuela, l’Ucraina e altri paesi legati al poeta marradese, fino alle molte segnalazioni tra cui il M’ Elio Boncompagni, il giornalista Fabrizio Borghini e del Console Onorario di Turchia.
Barbara Betti ha dedicato il premio alla memoria di Suor Maria Paola Borgo del Monastero delle suore di Clausura di Marradi dove prese vita insieme al Commendatore Rodolfo Ridolfi il progetto “Opera -In Stabile” dedicato al  Gusto della Cultura.

 

P.S.

MARRADI-STRADA “CAVALLARA”, GANDOLA (FI-CENTRODESTRA PER IL CAMBIAMENTO): LA CITTA’ METROPOLITANA ACQUISISCA LA COMPETENZA DELLA STRADA E PROVVEDA ALLA SUA MANUTENZIONE.

Paolo Gandola

Paolo Gandola

martedì 3 dicembre

La città Metropolitana di Firenze sollevi il Comune di Marradi dagli annosi problemi di manutenzione della “Strada Cavallara” e si dimostri un ente, istituzionalmente superiore, davvero al servizio della popolazione. Si sono espressi così Paolo Gandola, consigliere metropolitano Forza Italia-Centrodestra per il cambiamento e Raffaella Ridolfi, capogruppo di Siamo Marradi Lavoro e Sviluppo annunciando la presentazione di una interrogazione.

Nel Comune di Marradi, spiegano Gandola e Ridolfi è presente la strada denominata “Cavallara” che collega i borghi di Popolano e Lutirano e rappresenta la via più breve per raggiungere il Comune di Tredozio in Provincia di Forlì-Cesena (Emilia Romagna). In passato la strada è stata oggetto, grazie a fondi provenienti dall’Unione Europea, di interventi di asfaltatura e messa in sicurezza, rappresentando una direttrice di collegamento comunale fondamentale, nonché un collegamento tra due vallate ma oggi, da troppi anni oramai, la strada in oggetto, un tempo bitumata, presenta uno stato del manto stradale fortemente sconnesso, deteriorato ed abbandonato alle azioni distruttive degli eventi atmosferici. Una situazione di fatto inaccettabile che il consigliere metropolitano ha recentemente verificato recandosi direttamente, insieme alla collega mugellana, ad effettuare un sopralluogo in zona.

I diversi allagamenti e gli smottamenti di scarpate a ridosso della strada, continuano Gandola e Ridolfi, hanno oltremodo reso vani gli ultimi interventi di messa in sicurezza realizzati, tanto che oggi la strada si presenta come un vero e proprio sentiero di montagna visto lo stato di forte deterioramento del manto stradale che provoca altresì problemi al passaggio dei mezzi di soccorso che debbano transitare o intervenire in quell’area dove, peraltro, insistono svariate abitazioni e dove tante persone si recano soprattutto per motivi di lavoro.

Per tal motivo, continua il consigliere Gandola, su sollecitazione della capogruppo Ridolfi, con l’interrogazione presentata ho chiesto di conoscere l’orientamento del Sindaco metropolitano circa l’opportunità e la possibilità di trasferire la competenza della strada in oggetto dal Comune di Marradi alla Città Metropolitana per così permettere la definitiva messa in sicurezza del tracciato, nonché l’efficiente manutenzione di un asse viario di primaria importanza per il comune mugellano. Si tratta di una sfida importante e onerosa, lo sappiamo, ma con questo gesto la Città Metropolitana potrebbe davvero dimostrarsi un ente utile ed efficiente al servizio di tutti i cittadini, anche quelli che vivono nelle area più periferiche della nostra area di competenza.

Mauro Ridolfi coordinatore comunale Silva Gurioli e Raffaella Ridolfi elette nel coordinamento provinciale.

silva-guriolidomenica 24 novembre

Sabato 23 scorso gli iscritti di Forza Italia di Firenzuola-Marradi e Palazzuolo Sul Senio hanno votato per il Coordinatore e per il coordinamento Provinciale e gli iscrit di Marradi per il Coordinatore e per il Coordinamento Comunale. Il congresso ha visto un’afuenza molto alta ed una adesione al documento politico del Coordinatore Provinciale uscente Paolo Giovannini unanime. Fra gli undici eletti della lista Giovannini: Silva Gurioli responsabile del Mugello-Alto Mugello e Raffaella Ridolfi capogruppo in Consiglio Comunale della civica di centro destra SiAmoMarradi. Voto plebiscitario anche per il Coordinatore uscente Mauro Ridolfi che guiderà Forza Italia a Marradi per i prossimi tre anni insieme al coordinamento del quale fanno parte tre iscrite e tre iscritti: Tiziana Barzagli, Federica Ridolfi, Raffaella Ridolfi, Mirco Monti, Cristano e Giovanni Talenti. Commentando a caldo i risultati dei lavori congressuali Mauro Ridolfi ha detto: “Il Congresso del Coordinamento di Marradi si è tenuto in un momento difficile per l’Italia. Da Marradi dove alle elezioni regionali, politiche ed europee Forza Italia ed il centro-destra, grazie al nostro lavoro ed insediamento nel territorio, insieme agli amici di Palazzuolo e di Firenzuola, ha sempre ottenuto i risultat migliori nell’ Area dell’Unione Comuni del Mugello, ha l’onere di far ripartire un modello politico ed organizzativo che sia all’altezza del ruolo istituzionale che Forza Italia ha nell’Unione dei Comuni del Mugello dove rappresentiamo la politca e l’immagine del centro-destra berlusconiano liberale e riformista. Daremo come sempre un contributo al coordinamento Provinciale. Il Congresso ci ha legittimato a governare la politica azzurra a Marradi coordinando ed intensifcando l’attività che stiamo sviluppando nel Consiglio dell’Unione dove abbiamo la presenza in tutte le Commissioni. Il Congresso proprio perché atteso da tempo, non è stato una semplice e limitata operazione organizzativa.

R.Ridolfi-G.Talenti e G.Matteotti

R.Ridolfi-G.Talenti e G.Matteotti

Per quanto riguarda la nostra direttrice politica essa si basa sulla assoluta condivisione di quanto ancora oggi e soprattutto oggi Berlusconi incarna: lotta senza quartiere “al rischio di regime” soffocante ed illiberale secondo i valori liberal democratci propri delle grandi democrazie occidentali. Forza Italia deve costruire a Marradi, a Borgo San Lorenzo, nell’Unione e nella Città Metropolitana di Firenze nel prossimo Consiglio Regionale un confronto ed una presenza forte di comportamenti unitari, coraggiosi e responsabili. Costruire una diversa politica della Sanità, della difesa dello Stato di dirito, del risanamento economico, dello sviluppo, del lavoro questi i nostri obbiettivi. Forza Italia è nata per riformare le nostre isttuzioni, il sistema della giustzia e delle garanzie del cittadino. Dobbiamo riprendere pazientemente a tessere la tela di un riformismo liberale che alla lunga è vincente sugli estremismi e le superfciali risposte di un popolo in balia di una classe politca di scarsa qualità. Il coordinatore di Marradi ha poi concluso: “Ringrazio tutto lo staff per il grande lavoro svolto per il conseguimento di queste elezioni per scegliere democraticamente il coordinatore provinciale e comunale, un grande in bocca al lupo a Paolo Giovannini ed un augurio di buon lavoro, ed un mega ringraziamento a tutti coloro che con il loro voto , mi hanno eletto a Coordinatore comunale, io ed il mio nuovo staff siamo pronti a nuove sfde , grazie di cuore a tutti !!

A Faenza martedì 19 novembre conferenza stampa di presentazione: Cinto Frammenti di “Piani”

pape-cd martedì 12 novembre Dalla casa discografica Galletti e Boston di Faenza riceviamo e pubblichiamo:

Siamo lieti di invitarVi alla presentazione del Libro+CD “Cinto – Frammenti di Piani”  curato da Silva Gurioli assieme al fratello Giampaolo “Pape” Gurioli, prodotto dalla nostra edizione musicale.  In occasione del 60° compleanno di Pape – noto pianista che vanta collaborazioni con Jovanotti e col M° Luciano Pavarotti , solo per citare un paio di nomi  - si terrà  una conferenza-stampa di presentazione di questa nuova  opera libraria-musicale. La Conferenza Stampa   si terrà martedì 19 novembre alle ore 12,00 presso la Sala Rossa di Palazzo Manfredi a Faenza .

“Questo lavoro – anticipa l’autore – è frutto di un insolito progetto musicale: unire  il pianoforte acustico e il Piano Fender Rhodes che duettano e parlano fra loro. Un percorso cromatico impressionista, cangiante, umorale, istintivo, sentimentale e,  perché no , anche di tecnica pianistica su due tastiere.  Il CD altro non è che una testimonianza del mio lavoro come musicista dedicato alle donne che hanno avuto un ruolo nella mia vita.”

 

R.R

 

Silva Gurioli Presidente della Sezione FIDAPA (Federazione Italiana Donne Professioni e Affari) di Marradi per il biennio 2019-2021

fidapa-fotolunedì 11 novembre

Si è tenuta presso il “Centro Dino Campana” l’Assemblea delle socie della Fidapa di Marradi convocata per l’insediamento della nuova Presidente e del Comitato di Presidenza eletto nel giugno scorso. La neo Presidente, in occasione del ventennale, ha ricordato il recentissimo articolo di Aldo Cazzullo sul “Corriere della Sera”: Quello che gli uomini non dicono “ Siete mai state alla cerimonia delle candele della Fidapa? Bisognerebbe andarci!…..Sono donne come le fidapine ad aver realizzato la democrazia in Italia, ad aver costruito giorno per giorno il diritto delle donne di uscire di casa, lavorare, essere pagate in modo dignitoso, rendersi autonome e indipendenti, affermarsi nella società ed anche esercitare un comando sugli uomini. All’inizio furono le maestre, che hanno cresciuto generazioni di italiani. E le segretarie, che tenevano la contabilità delle aziende che rinascevano dopo la guerra. Poi poco per volta le donne hanno conquistato vari campi. La medicina, l’imprenditoria, la pubblica amministrazione”.

L’Associazione che raggruppa donne di Marradi e di Faenza, molto attiva fin dal 1999, recentemente ha pubblicato la ristampa del libro “ Ricette a memoria”, edizione aggiornata e integrata con nuove ricette. La pubblicazione ebbe un grande successo esaurendo le 2500 copie stampate. Anna Gentilini, che ha curato la nuova edizione insieme a Rosanna Billi e Silva Gurioli, conferma: “…I lusinghieri giudizi dei lettori e le numerose richieste di privati che ci chiedevano di ripubblicarlo ci hanno convinto a rimetterci in questa non facile impresa. Lo abbiamo ampliato con nuove ricette, ricavate dalla tradizione culinaria delle nostre famiglie preparate con quello che ci offre la natura: i fiori, i frutti, le bacche, le foglie dei nostri prati e dei nostri boschi. Ecco allora le marmellate e le gelatine di mele cotogne, di alchechengi, di corniole, di rosa canina e lo sciroppo di sambuco, solo per fare alcuni esempi, presi dai miei ricettari. In particolare abbiamo voluto far conoscere la crostata di lillà: una ricetta in uso nei tempi antichi, abbastanza facile da preparare, donata dalla priora del Monastero delle Domenicane, Suor Maria Paola Borgo, a mia figlia Barbara perché la inserisse nella pubblicazione “Aspetti del Sacro: il gusto della Cultura, la Cultura del gusto”. Questa torta veniva offerta in occasione della vestizione delle monache ed il fiore di lillà, specie quello bianco, che simboleggia l’innocenza e la verginità, rappresentava la purezza delle fanciulle che diventavano spose del Signore”.

Per Silva Gurioli che è stata Presidente della Sezione Arno di Firenze e Fondatrice e prima Presidente della Sezione di Marradi e succede a Nella Scagliarini, è un ritorno alla guida del sodalizio presente ormai in oltre cento Paesi del mondo che ha avuto un ruolo importante nella crescita della consapevolezza delle donne.

Nel suo lavoro sarà affiancata dalla past president, dalla faentina Tea Quarneti come vice presidente, da Rosanna Billi, tesoriera e da Anna Gentilini, segretaria.

Inaugurata a Marradi la mostra personale del pittore faentino “Edo Bianchedi”

bianchedilunedì 14 ottobre

E’ stata inaugurata al Centro Culturale Dino Campana di Marradi alla presenza del Sindaco Tommaso Triberti e dei numerosi studiosi campaniani intervenuti alla presentazione del libro trent’anni per Dino Campana curato da Mirna Gentilini, la mostra del pittore faentino Edo Bianchedi che rimarrà aperta al pubblico nelle domeniche di ottobre 20 e 27 (negli orari 11-13- 15-17) e che potrà essere visitata nei giorni di apertura del Centro Studi Campaniani (martedì e venerdì dalle 17 alle 19).

Rodolfo Ridolfi, introducendo la mostra dove è esposto anche il “ritratto di Dino Campana”, realizzato per questa mostra e riprodotto nella quarta di copertina del libro per i trent’anni del Centro, che rimarrà nel Museo “Artisti per Dino Campana”,ha detto: “ A Faenza, nei primi anni del 900, si era formato un gruppo di artisti particolarmente vocati alla maiolica. Il cenacolo che da Baccarini prenderà il nome e che coinvolgeva artisti di grande talento come Domenico Rambelli, Giuseppe Ugonia. A questa tradizione ed a questa scuola si formerà anche il pittore Franco Gentilini, autore dello splendido ed inconfondibile ritratto di Dino Campana. Nel dicembre 2016 alla mostra voluta dalla Cassa di Risparmio di Imola insieme al Campana del Costetti del 1913 c’era anche il ritratto di Lamberto Caffarelli di Giannetto Malmerendi del 1920. Una tela ad olio 65×50 Caffarelli maestro di cappella ed organista nella cattedrale di Faenza, ebbe rapporti anche con il cosiddetto Cenacolo Baccarini e qui probabilmente conobbe Campana come confidò a Padre Albino Varotti. Edo Bianchedi ha conosciuto Caffarelli e nel 2000 ha realizzato lo splendido ritratto 46×56 che abbiamo il piacere di ammirare anche nell’odierna vernice insieme al ritratto di Dino Campana. Edo Bianchedi nasce a Faenza nel 1950 ha frequentato la vecchia nota scuola Tommaso Minardi di Faenza, sotto la guida del famoso artista insegnante Domenico Matteucci. Edo trasferisce il suo talento nelle sue opere: nature morte, nature morte di caccia e nei suoi ritratti. L’arte di Edo è un inno al realismo in ogni sua sfumatura con l’obbiettivo di cogliere l’essenza dei soggetti attraverso una tecnica pittorica classica. Nella pittura di Edo ci sono contaminazioni o come gli piace dire c’è un occhio al Seicento e ai pittori fiamminghi. Nella Romagna è conosciuto anche per aver realizzato i pannelli in ceramica nella parrocchia di Santa Lucia e per aver affrescato le pareti del ristorante Manueli. Inserito nella realtà artigianale di Faenza, capitale della maiolica, fino a metà degli anni novanta si è occupato anche di ceramica e pittura su ceramica, realizzando vasi, piatti, ritratti e pannelli. Le tecniche che Edo utilizza sono la pittura a olio su tela e su tavola, il disegno a matita e carboncino, il disegno a china e gli affreschi su parete. Schivo per natura, ha trascorso la maggior parte della sua vita tenendosi lontano dal dibattito artistico nonostante la sua pregevole formazione culturale. Negli ultimi anni, grazie all’interessamento dei familiari, di estimatori e di alcuni esperti che hanno avuto la fortuna di scoprire i suoi lavori, ha accettato di confrontarsi con un pubblico più ampio: appassionati, critici, collezionisti o semplici ammiratori della sua pittura. Così nascono: la mostra monografica di Bologna alla Galleria d’Arte Sant’Isaia del settembre 2016, la personale del novembre 2017 al Centro culturale “Primola” di Imola e la mostra “Natura viva,natura morta :il vero pittorico di Edo Bianchedi tra realtà e rappresentazione”. Galleria Comunale “La Molinella” Faenza 2018. Pensando ad Edo pittore alle sue opere e soprattutto ai suoi ritratti mi vengono in mente le parole di George Bernard Shaw: Si usa uno specchio per guardare il proprio viso; e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima.”

Da Lepanto e Ratisbona ai tortellini ripieni di carne di pollo 448 anni dopo

Lunedì 7 ottobre

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I musulmani estremisti odiano e combattono i cristiani in una guerra totale e senza quartiere contro l’Occidente. Anche il 2019, non ancora concluso, è stato un anno di guerra senza confini e senza tregua dell’Islam alla nostra civiltà . Di fronte alle violenze perpetrate dallo Stato islamico si fanno ancora più attuali le due domande poste dal Papa emerito Ratzinger nel 2006 al mondo islamico. La prima domanda riguardava la libertà religiosa: «Possono i musulmani trovare, all’interno delle loro risorse intellettuali e spirituali, argomenti islamici a favore della tolleranza religiosa (inclusa la tolleranza verso coloro che si convertono ad altre fedi)?». La seconda domanda riguardava la struttura delle società islamiche: «Possono i musulmani trovare, sempre all’interno delle loro risorse intellettuali e spirituali, argomenti islamici per distinguere tra autorità religiosa e politica in uno Stato giusto?». Per Papa Benedetto XVI il «dialogo inter-religioso tra cattolici e musulmani dovrebbe concentrarsi su questi due temi». Da questo punto di vista, la Chiesa cattolica avrebbe molto da insegnare, visto che è riuscita a separare potere temporale e spirituale «giocando un ruolo chiave nella società civile, ma non direttamente nella governance, senza arrendersi alla filosofia politica secolare».Un simile processo «è possibile nell’islam? Questa era la Grande Domanda posta da Benedetto XVI nel discorso di Ratisbona. Ed è una tragedia di proporzioni storiche che la domanda non sia stata compresa, prima, e ignorata poi». Ora che l’attualità di Ratisbona è davanti agli occhi di tutti, e che Benedetto XVI l’ha rilanciò  parlandone come di «una questione essenziale per il futuro del nostro Continente». E spiegando: «Il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici, conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno. Questi radicalismi esigono urgentemente che noi sviluppiamo una concezione convincente dello Stato, che sostenga il confronto con queste sfide e possa superarle». I leader cristiani devono preparare la strada» per il dialogo sul futuro dell’islam come improntato dal Papa emerito «chiamando per nome in modo esplicito le patologie dell’islamismo e del jihadismo; ponendo fine a scuse anacronistiche per il colonialismo del XX secolo; e affermando pubblicamente che, quando bisogna affrontare fanatici malvagi come quelli responsabili per il regno di terrore instaurato non solo in Siria e Iraq ma in Europa e nel mondo occidentale, la forza militare, dispiegata in modo preciso da chi ha la volontà e i mezzi per difendere gli innocenti, è moralmente giustificata come lo fu per il padre domenicano Ghislieri, Papa  San Pio V, la battaglia di Lepanto.

All’alba del 7 ottobre 1571, infatti, esattamente quattrocentoquarantotto anni fa, aveva inizio, nelle acque di Lepanto, porto della costa ionica, situato di fronte al Peloponneso e non distante da Corfù, una delle più grandi battaglie navali della storia, frutto glorioso degli sforzi della Cristianità. Ci sembra importante ricordarne l’anniversario, e ricordarlo nel modo più serio in questi anni in cui si è riaffermata prepotente e ad oggi incontenibile l’aggressione violenta e terroristica del fondamentalismo islamico. Lepanto fu una grande vittorie dell’Occidente, una vittoria della Cristianità. Una vittoria contro un mondo di volta in volta arabo,musulmano, islamico ferocemente aggressivo. Un mondo però che ogni volta, e proprio nel cuore dell’Europa, si è infranto contro il valore degli Europei, decisi a non cedere la propria terra le proprie radici, a non lasciare annientare la propria cultura e civiltà fino all’estremo sacrificio. Un’epoca nella quale la Cristianità non confondeva ancora la carità, con una solidarietà che ne è oggi la caricatura: spesso alibi per chi è disposto a sacrificare la propria civiltà per un egoistico bisogno di apparir buono a sé stesso, che in realtà nasconde un infinito opportunismo di affari sulla pelle dei disperati. A Lepanto e poi a Vienna, l’Europa difendeva il suo modello di civiltà. Sì, ma difendeva anche, le sue chiese e le sue istituzioni. Oggi di fronte all’aggressione del fondamentalismo islamico, la nuova flotta islamica, gran parte dell’occidente sembra aver perso ogni riferimento all’orgoglio di appartenere ad un mondo libero. l’Islam, oggi come oggi, è forte perché ha più valori di noi.
La guerra era stata dichiarata a Venezia dai Turchi all’inizio dell’anno precedente: ma all’intimazione di abbandonare Cipro, la Serenissima aveva risposto con un netto rifiuto. La resistenza veneziana, sotto il comando di Nicolò Dandolo, fu tenace, ma non fu possibile evitare lo sbarco e, nonostante le fortificazioni di Nicosia, ancora oggi visibili, fossero appena state innalzate, e la lunga ed eroica difesa, la città fu presa il 9 settembre 1570. Le navi cristiane si riunirono a Messina. Erano 208 galere, vale a dire vascelli a remi e a vela armati con artiglieria pesante sulla piattaforma anteriore e leggera sui fianchi. Il grosso della flotta era costituito dalla squadra veneziana: 105 vascelli; quindi la squadra di Filippo II Re di Spagna, comandata da Gian Andrea Doria, con 81 navi di cui 14 spagnole; la squadra pontificia schierava 12 navi. Tre navi erano genovesi, tre dei Cavalieri di Malta e tre addirittura del Ducato di Savoia. Comandante generale era Don Giovanni d’Austria, fratello del Re di Spagna. Anche ai tempi di Lepanto, anno 1571, la pace era un sentimento condiviso da tutti, Però nessuno era pacifista. Ovvero l’umanità aspirava alla pace essendo consapevole che in certi casi la guerra non solo risulta ineluttabile, ma spesso necessaria, auspicabile addirittura. Allora, poi, nessuno che appartenesse al mondo occidentale cristiano avrebbe parteggiato per un Alì Muedhdhin Zadeh Pascia, l’ammiraglio della flotta ottomana o per un Mehmed Alì che guidò la presa di Otranto o per il Feroce Saladino. Affinché Don Giovanni D’Austria, Marcantonio Colonna, Gian Andrea Doria cogliessero la vittoria si pregava nelle case e nelle chiese. Non c’era chi manifestasse contro di loro nelle piazze, chi giudicasse quella guerra ingiusta, chi invocasse il dialogo con gli ottomani. Perché gli ottomani, gli islamici, erano il nemico. Nemico individuale e nemico di una civiltà, di una cultura, di una fede che era la civiltà, la cultura e la fede dell’Occidente. Nemico aggressivo, che non aveva il bisogno d’esser provocato per manifestare la sua inimicizia. Tutto ciò che non è Islam -«Dar al Islam»- è per l’Islam e per gli islamici «Dar al Harb», luogo della guerra. Se l’Occidente non avesse coltivato la «virtude» di opporsi loro anche con le armi, soprattutto con le armi, probabilmente San Pietro sarebbe una moschea e il campanile di San Marco un minareto da dove il muezzin esorta a pregare Allah. Lepanto si limitò a far tirare il fiato alla cristianità e a momentaneamente ripulire il Mediterraneo dagli sciami di vascelli islamici che lo infestavano. Ma a Kalhenberg, nei pressi di Vienna, poco più di un secolo dopo l’Occidente arrestò e per sempre la travolgente corsa in avanti dell’Islam. Se i viennesi non avessero retto all’assedio, se Innocenzo XI avesse predicato la pace invece di promuovere la coalizione cristiana, se il 2 settembre del 1683 i 65mila del polacco Giovanni Sobieski non avessero travolto i 200 mila ottomani di Kara Mustafà, Vienna sarebbe caduta e con Vienna, la nostra civiltà perché nulla avrebbe più potuto fermare la progressiva islamizzazione del continente. Dovremmo oggi dopo le Torri gemelle, Madrid e Londra, l’Iraq e l’Afganistan, la Siria e Bengasi Parigi, Bruxel, Nizza, Berlino e Barcellona e poi quel 26 luglio 2016 quando all’interno della chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, presso Rouen in Normandia  i  terroristi islamici hanno sgozzato  Padre Jacques Hamel di 86 anni   mentre celebrava la Santa Messa il primo prete sgozzato in nome di Allah in terra europea dopo secoli e secoli, le ricorrenti stragi di donne, bambini e preti cristiani, rammaricarci che per impedire tutto ciò si sia combattuta una guerra? C’è forse qualcuno che ritiene che Papa Odescalchi invece di incrociare le armi avrebbe dovuto dialogare con Maometto V? O «aprire» un tavolo? Sobieski o Eugenio di Savoia avrebbero dovuto guidare una missione umanitaria piuttosto che attaccare gli assedianti? Magari attenendosi pedantemente alle «regole di ingaggio», oggi tanto di moda? Ma soprattutto, crediamo che il dialogo, i tavoli, la predicazione della pace, le missioni umanitarie avrebbero fermato la spinta espansionista dell’Islam, la sua guerra non a caso definita «santa»? Dopo la vittoria di Lepanto, avvenuta proprio nella prima domenica di ottobre (7 ottobre 1571) che già da tempo costituiva il giorno di raduno e di preghiera delle confraternite del Rosario, san Pio V che, dicono le cronache, era già sicuro della vittoria prima ancora di averne ricevuto notizia, decretò che ogni prima domenica di ottobre si sarebbe dovuta commemorare con rito semplice Nostra Signora della Vittoria. Attualmente il 7 ottobre si celebra una memoria semplice intitolata alla Beata Maria Vergine del Rosario. Nelle litanie lauretane Maria è invocata come «Auxilium christianorum» a partire dalla vittoria di Lepanto. Certamente, la vittoria era stata ottenuta grazie a “la intelligentissima prudentia de i nostri generali, la bravura e destrezza de i capitani in mandare ad effetto, il valore de’ gentiluomini e soldati nell’essequire”. Ma, più ancora, a ben altre forze, secondo la bella espressione del senato veneto: “Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit”, “non il valore, non le armi, non i condottieri ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori”. Del resto, la vittoria di Lepanto era avvenuta nel giorno in cui le confraternite del Rosario facevano tradizionalmente particolari devozioni.

Rodolfo Ridolfi direttore responsabile

I testi delle Opere vincitrici del “Campana on line 2019″

 

Ubaldo Bitossi-Rodolfo Ridolfi-Emanuela Dalla Libera

Ubaldo Bitossi-Rodolfo Ridolfi-Emanuela Dalla Libera

domenica 29 settembre

Pubblichiamo i testi delle tre  liriche che si sono aggiudicate il Campana on line 2019:

 

L’opera 1^ prima classificata al Premio Campana 2019:

Non mi chiedo che colore avrà il cielo

 

Non mi chiedo che colore avrà il cielo

domani, né con quali suoni il mondo

scioglierà il velo delle fate Morgane

sui lidi assopiti in orizzonti lontani.

Raccolgo ogni giorno in ampolle miniate

la rugiada venuta a sopire il bruciore

di ieri, e al vento affido i rumori distorti

dell’anima in pena, ché lontano li porti

a svanire, ché altre parole addolciscano

labbra ferite da salsedine aspra tra i sogni

periti sull’orlo del chiaro e altri sguardi

catturino spazi in porti al riparo del buio.

Una quiete sommessa attingo ogni istante

dai varchi infiniti aperti dal sole tra dune

dal silenzio abitate, liberi i sensi abbandono

nell’incavo azzurro del mare, e in battiti

eterni tramuto ogni atomo dolce di vita

strappato nel tempo al suo scorrere amaro

 

L’opera 2^ classificata-

Ho visto

 

Ho visto gocce di rubino

tinger braccia e madri,

cavalli in legno vomitare inganni

e una notte calata a coprire

angoli spirati tra veli di timida perla.

Su lente acque affacciarsi ho visto

volti accompagnar rondini lontane

e più di mille boati, forti urla di dolore.

Ho visto la sera con tiepide mani coprire

campi di maggio e papaveri tagliati

da averne ancora pane.

(Firenze, Georgofili, 27 maggio 1993)

 

 

 

L’opera 3^ classificata

Follia di Patrizia Socci

 

Follia…

Mi cova dentro un rancore

un fuoco verso il genere umano

un tumulto infinito

un terremoto dell’anima

vero corto circuito dei sensi.

Non basterebbe

un caldo bagno di sangue

per placare l’angoscia

per asciugare le mie spalle

zuppe di pioggia.

La testa scoppia di ricordi

vanno e vengono i fantasmi

di una vita.

Tra lenzuola sgualcite

la rabbia non trova riposo.

Se almeno il mondo esplodesse

potrei cancellare

il fantoccio di cartapesta

e colmare quel vuoto

con un caldo bagno d’amore.

Mi cova dentro una sottile

impercettibile follia

spietata più di una malattia

Sandro Cosmai consegna il premio ad Alberta Tedioli

Sandro Cosmai consegna il premio ad Alberta Tedioli

 

 

 

 

 

 

Il Premio per la lirica più musicale, istituito da Opera In-Stabile, è stato assegnato Ad Alberta Tedioli per la sua lirica:

Dio Io

Ognuno sta rinchiuso

nel cuor di se stesso.

Ed è subito io.

Ed è solo io

Ed è sempre io

Un panorama di finestre chiuse

aprite!

Tanti io là dentro

vogliono il te che serve all’io

chiamano chiedono vogliono

ma da chi

umanità senza umanità

Che supplizio amare

che tortura dare

che sempre tu sia lodato

anche se non te lo sei meritato

il noi è scappato

andate voi a cercare il noi

io sto qui sulla strada vuota

nella casa tutta mia

il silenzio della vita

dove nulla germoglia

nella valle echeggia un grido

io io io io io io io

ma non c’è nessuno

 

 

P.S.

 

 

25 SETTEMBRE 1944 LA LIBERAZIONE DI BIFORCO e MARRADI 75° ANNIVERSARIO

Mostra di foto e residuati bellici Marradi agosto 2019 Teatro Animosi

Mostra di foto e residuati bellici Marradi agosto 2019 Teatro Animosi

 

 

 

martedì 24 settembre 2019

In occasione del 75° anniversario della Liberazione di Marradi si è svolta nel Teatro degli Animosi dal 15 al 18 agosto una pregevolissima mostra di reperti bellicin e foto fche documentano il passaggio degli eventi bellici della seconda guerra mondiale a Marradi . Riccorre infatti quest’anno il 75° anniversario della liberazione di Biforco e Marradi capoluogo che mi piace ricordare di seguito:

 Dopo i terribili bombardamenti del 5, del 30 giugno e gli altri del ‘44, il Paese appariva uno spettrale e desolante cumulo di macerie e la popolazione era quasi tutta sfollata obbligatoriamente per ordine del maresciallo Kesselring. Il 10 settembre, l’offensiva del generale Clark, che comandava la 5a armata, prese corpo. Gli americani avevano il compito di sferrare l’attacco principale lungo la strada FirenzeFirenzuola-Imola, i britannici si dovevano muovere sulla cosidetta Strada Freccia la faentina Borgo San Lorenzo-Marradi-Faenza. Il 18 settembre del 1944 quando mio nonno era a Mauthausen, Kommando di Peggau, le truppe alleate liberavano la sua Biforco. L’8a divisione di fanteria indiana agli ordini del generale maggiore D. Russel conosciuto come Russel Pasha dopo aspri e sanguinosi combattimenti, spesso all’arma bianca, si impadronì del caposaldo tedesco sul monte Femmina Morta aprendo così la strada per Crespino e la Valle del Lamone. Per primi arrivarono, direttamente a Biforco, i GurKa dell’8a divisione cui si aggiunse in seguito una parte della prima divisione britannica di fanteria ed insieme procedettero alla completa liberazione del capoluogo di Marradi. Il 24 settembre il 2nd North Staffordshire occupò Marradi e si spinse sia a nord che ad est ma la compagnia B, che si muoveva verso Monte Gianni, trovò la posizione occupata in forze ed imprendibile con un assalto diretto. I problemi maggiori erano sul fianco destro della strada per la difficoltà del terreno nonostante gli uomini della 8a divisione indiana avessero fatto progressi sia pure lentamente, non riuscivano a cacciare i tedeschi dal monte di Castelnuovo senza il cui possesso Marradi non sarebbe stata per niente sicura. Durissima ed impegnativa fu la battaglia per conquistare Gamberaldi. 

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Gli alleati optarono allora per proseguire l’avanzata a nord est verso la via principale per Faenza. C’erano tuttavia da risolvere alcuni problemi: aprire le strade, i genieri tedeschi avevano sabotato e distrutto il ponte ferroviario a Crespino fatto cadere sulla strada; la strada a Camurano era stata fatta saltare; il grande ponte di Biforco era stato distrutto come quello di Marradi. C’era poi il problema di allestire un centro chirurgico a ridosso del fronte, questo problema fu risolto costituendo un centro chirurgico avanzato che aveva come nucleo l’infermeria da campo della 2nd Field Ambulance a Fantino collocata nella Villa di Scalini Scala, unico edificio adatto, che garantì abbondanti letti per tutti i reparti. Per questa complessità, aggravata dalle condizioni metereologiche che impedirono agli alleati di ricorrere alla supremazia aerea, furono necessari ancora alcuni mesi per la liberazione dell’intero territorio comunale e per la fine delle ostilità in quanto la linea di avanzamento delle truppe alleate subì una forte battuta d’arresto così che, Abeto, Gamberaldi, Lutirano e Sant’Adriano come pure le aree di Monte Romano e Fontana Moneta, dove erano sfollati moltissimi marradesi, rimasero sotto il controllo dei nazifascisti. Quei mesi furono interminabili e terribili perché i civili si trovarono intrappolati in una guerra di retrovia di due eserciti agguerriti con l’aggiunta di operazioni belliche e di guerriglia della Brigata partigiana comandata da Bob Luigi Tinti con Guido Gualandi, Moro, commissario politico che tentò inutilmente di sfondare il fronte tedesco a Purocielo e a Cà Malanca come accadde il 9-13 ottobre ’44. A Fontana Moneta, il giorno della liberazione del capoluogo di Marradi, 25 settembre 1944, veniva colpito a morte Teodoro Anforti, trentaduenne marito di Rosa, padre di due figlie Agnese e Nella che, come mi racconta Fedora, la nipote: “Si trovava, insieme ad altri, al pascolo con le mucche quando una pattuglia di tedeschi, impegnata in combattimento contro i partigiani del Ravenna, lo falciò con una sventagliata di mitra.

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Il suo corpo fu poi traslato, tre anni più tardi, nella cripta del sacrario dei martiri di Crespino”. Domenico Albonetti e nello stesso luogo tre giorni dopo, Isidoro Cappelli fu ucciso dai tedeschi il 4 ottobre ai Capitelli di S. Adriano. Il 15 ottobre, a Grisigliano, Jacopo Gentilini cadde per mano tedesca e Agostino Frassinetti fu fucilato a Cesata di Lutirano il 29. Il tenente colonnello della Wermacht, Helmut Schroeder, nella rivista Alte Kameraden del ‘57 scrisse: “Coi partigiani avemmo rilevanti noie nei dintorni di Marradi. Più di una volta le salmerie furono assalite e saccheggiate. Essi erano ben armati ed equipaggiati grazie ai rifornimenti di armi paracadutate dagli aeroplani. Li lasciavamo fare quando infine un giorno presero un intero ospedale da campo, con medici, feriti ed attrezzature. Iniziò da quel momento un nostro energico contrattacco condotto su larga scala e setacciammo l’intera zona. Era assai difficile distinguere i partigiani dagli abitanti del luogo”. Le formazioni partigiane operanti nel Territorio di Marradi furono: un gruppo partigiano di Giustizia e Libertà, diretto da Riccardo Gizdulich capitano Bianchi, che organizzò quella banda partigiana che doveva diventare in seguito la Seconda Brigata Rosselli; la Brigata Lavacchini della Divisione Potente, comandata da Donatello Donatini; la Prima compagnia Sergio e la Seconda compagnia Villi, della 8a Brigata Romagna, che operò dal gennaio all’aprile ‘44, di questa Brigata facevano parte i marradesi Martino Alpi e Sirio Di Paolo Ancillotti; la Banda Corbari, una ventina di uomini impegnati dall’aprile all’agosto ’44 mese della cattura di Corbari e di Ines Versari; le compagnie Amato, Marco, Pino, Tito, Ettore e Paolo della 36a Brigata Alessandro Bianconcini Garibaldi attiva dall’aprile all’ottobre 1944. Il comandante Paolo, Francesco Gentilini, muratore, classe 1924 di Riolo Terme, tenente partigiano, il 10 giugno 1944 entrò di notte a Marradi fece prigionieri i carabinieri e distribuì un carico di grano destinato alla Germania e prima di andarsene provvide a bruciare gli incartamenti dell’ufficio di leva. Paolo l’11 agosto del ‘44 partecipò alla battaglia di Capanna Marcone e dal 1966 al 1980 fu sindaco comunista di Massa Lombarda. Nel territorio del comune di Marradi operò anche il battaglione Ravenna, forte di una quarantina di uomini. Il Ravenna era comandato da Vittorio Bellenghi e dal suo vice, Bruno Neri, entrambi uccisi a Gamogna nel luglio ’44

Dal libro DOMENICO VANNI sovversivo per la libertà di Rodolfo Ridolfi 2011

Da una sola parte: dalla parte della Priora legittima suor Maria Domenica “dolce come Paolo, forte come Pietro”

img_1672martedì 27 agosto

Un’accorata lettera da parte di Barbara Betti relativo agli sviluppi avvenuti nel Monastero Domenicano di Clausura di Marradi. Numerosi i contatti arrivati da molte parti d’Italia e dall’estero, che rivelano quanto  sta accadendo con la nuova riforma delle congregazioni claustrali, che mettono a rischio la chiusura di molti Monasteri


“ NON ABBIATE PAURA” Giovanni Paolo II
Dal Monastero delle Domenicane di Marradi a tutti i Monasteri

Di Barbara Betti

Quando ho scritto la prima “lettera denuncia” su quanto stava accadendo nel Monastero di Clausura delle Domenicane di Marradi sapevo, come tutti sanno, che tirando un sasso nell’acqua qualche cerchio si sarebbe formato. Non pensavo che i cerchi si sarebbero allargati fino a raggiungere la Spagna, il Canada e città e paesi italiani dove persone che non conosco hanno provveduto a divulgare i miei articoli. Desidero quindi ringraziare tutti e soprattutto le claustrali che, nonostante il “timor” di esporsi, si sono messe in contatto con me.

Uso la parola “Timor” perché l’effetto sonoro del termine latino mi sembra più lieve; chi lo desidera traduca da solo. Le Claustrali che mi hanno contattato, offrendo tutto il loro sostegno e preghiera per Suor Maria Domenica Giangregorio e per le altre sorelle, hanno usato (ritengo) nomi fittizi: temono per il loro futuro; temono per la condizione ormai radicata in molte di loro di non aver alcuna difesa, di non avere voce, di non avere protezione, diritti, tutela.

Quando ho denunciato cosa è accaduto a Marradi lunedì 22 Luglio mi sono fermata alla fuga dei “Kommissari” dalla porta di servizio. Non mi sento ora di portare alcun rispetto nei confronti di chi, indossando con protervia lo stesso abito di chi ha davanti, usa il potere della carica per intimidire e offendere. “Salame” “Testona” “Mentecatta” sono solo un accenno di quanto detto da Suor Maria Vincenza Panza, classe 48, Rappresentante Italiana della Commissione Internazionale delle Monache Domenicane, fino al “ devi firmare! devi firmare! Ti butto fuori con i tuoi quattro stracci…” tanto per chiarire come tratta le consorelle la Vicaria (che probabilmente veste solo Saint Laurent). Si aggiunge “Squilibrata mentale” dalla voce di Suor Laura, Segretaria della Panza, investita dell’autorità di diffamare dal suo ruolo di potere.

Sorvolo su quanto detto dal Padre Giuseppe Di Sabato. Testimoni presenti hanno riportato quanto udito in questa e altre occasioni e sono pronti a riferirlo e confermarlo in ogni sede. Non ho quindi timore nel raccontare questo, perché come ho già scritto, le persone che erano in chiesa e in foresteria, hanno sentito tutto, come tutto ha sentito il Prete che è stato chiuso fuori dalla stanza affinché Suor Maria Domenica cedesse sotto la triplice aggressione. Ma Suor Domenica non ha ceduto. Come un amico da Roma le aveva raccomandato “Dolce come Paolo, Forte come Pietro” così è stata. Sì, poi è crollata, ma chi non avrebbe ceduto dopo essere stato chiuso in una stanza con tre vessatori armati del potere dell’abito? La loro carità cristiana non ha ritenuto di preoccuparsi del fatto che si è sentita male, l’hanno lasciata lì e sono scomparsi.

Torno un momento indietro: i singoli monasteri sono liberi di indicare il Monastero al quale desiderano essere affiliati. Nel caso di Marradi la scelta era stata Castel Bolognese, storico istituto monastico a meno di 80km di distanza, retto dalla squisita Priora Suor Anna Maria Scampa, con il quale sussistono da sempre rapporti di collaborazione e amicizia. Il Decreto di affiliazione in data 14-12-2018 viene revocato dalla Congregazione senza preavviso e senza motivazione il 20 -05-2019 e (nel giro di 24 ore) il 21-05 2019 la Congregazione nomina Legale Rappresentante del Monastero di Marradi Padre Francesco Forani. Il 29-05-2019 Suor Maria Vincenza Panza viene nominata dal Magister Ordinis sua Vicaria per il Monastero con funzioni di Priora per un anno, esautorando Suor Domenica Giangregorio da ogni carica.

L’8 Luglio si riunisce in monastero la Commissione ad hoc apparentemente con la finalità di aiutare la comunità del monastero a discernere sul suo futuro (fortunatamente, ci sono testimoni che possono raccontare in che modo avviene l’aiuto a discernere…), riunione a seguito della quale viene rifiutato il rilascio di copia del verbale, come suo diritto, a Suor Domenica Giangregorio. Cosa è accaduto il 22 Luglio, l’ho già brevemente raccontato nell’articolo pubblicato su più giornali on line.

Quello che ora è bene sapere è che dal 22 luglio, dopo aver tolto la possibilità di accedere al proprio denaro alle claustrali marradesi NESSUNO SI E’ MINIMAMENTE PREOCCUPATO DI TELEFONARE IN MONASTERO PER CHIEDERE SE HANNO BISOGNO DI AIUTO E COME RIESCONO A PROVVEDERE ALLE NECESSITA’ QUOTIDIANE DATO CHE SONO STATE LASCIATE TOTALMENTE PRIVE DEL LORO DENARO.

Complimenti, cara Suor Panza. Vorrei ricordarle che solo durante gli assedi si tentava di espugnare le fortezze per fame. Mi limito a riportare che tutte le sorelle che mi hanno parlato di Lei lo hanno fatto con parole che, purtroppo, non posso riferire. “Oderint dum metuant”. Certamente non è amata. Comunque, dato che di quanto avete gridato addosso alla vostra sorella ci sono testimoni, ci tengo a ricordare che il “Cor Orans” specifica che spetta al Vescovo Diocesano vigilare sugli abusi, (interni ed esterni) ma visto che ne siete i massimi esecutori, lo sapete certo meglio di me.

L’interesse per questo monastero da parte di Suor Panza ed i continui tentativi di incamerarlo nel suo feudo bergamasco sono per noi cosa risaputa e conclamata ormai da vent’anni. Cosa dire? Lentamente e inesorabilmente stiamo lasciando che le radici della nostra storia vengano spazzate via senza spiegazioni, ma stiamo anche accettando che uomini e donne votati all’umiltà e alla carità, depositari dell’etica e della morale sviliscano e umilino la dignità dovuta ad ogni essere vivente, trattando questi loro pari come oggetti.

A questo proposito riporto uno stralcio dell’articolo di Aldo Maria Valli apparso su Ricognizioni il 29 Novembre 2018 “…21 Novembre 2018, Pontificia Università Lateranense, Giornata Pro Orantibus. Monsignor José Rodriguez Corballo in riferimento al gran numero di Monasteri che stanno chiedendo dispensa dal federarsi … ” Avete chiesto Voi che la presidente (della federazione) abbia più autorità, ma adesso avete paura!…(poi la verità gli sfugge di bocca) “la presidente deve verificare la situazione amministrativa dei monasteri”…

Certo che hanno paura adesso, finalmente si sono rese conto che il vero motivo per cui si insiste tanto sulle federazioni è infatti questo: prendere possesso e gestione dei beni e delle proprietà dei monasteri che vanno di fatto a perdere il diritto autonomo di “acquistare, possedere, amministrare e alienare beni temporali a norma del diritto universale e proprio.” (COR ORANS, Norme Generali, N.46, pag. 25) Così tutte le volte che questa azione è stata attuata i monasteri sono stati chiusi, dato che privandoli della autonomia economica vengono messi nella condizione di non poter sopravvivere e quindi cedere. Per questo motivo, a chi mi ha espresso il timore di finire come già molti monasteri sono finiti, mi sento di dire sì, preoccupatevi.

E mi sento di dire anche che se la vostra coscienza non vi consente di accettare qualcosa che va contro al carisma e alla professione di fede che avete scelto, allora disobbedite. Disobbedite. Fate vostro l’invito al coraggio di Giovanni Paolo II: “NON ABBIATE PAURA”.

Grandi civiltà si sono estinte, consunte dal tempo o nel tempo incamerate da altre. Credo che sia questo il giusto modo in cui la storia si evolve; le cose terrene cessano per consunzione. Ma su nessuna civiltà distrutta per volontà umana è mai risorto niente. Forse dovremmo ricordare Tacito, fatelo tutte vi prego: UBI SOLITUDINEM FACIUNT, PACEM APPELLANT, o anche nella forma più conosciuta, DESERTUM FECERUNT ET PACEM APPELLAVERUNT. Stanno desertificando tutto e quando non ci sarà più niente ci diranno che quella è la pace. Disobbedite…

 

Trent’anni fa nasceva il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”

Valdo Spini appunta la Medaglia d'oro sul Gonfalone di Marradi

Il Sindaco Ridolfi che propose il testo dello Statuto redatto dal notaio Pennino

 

sabato 17 agosto – Tra le innumerevoli associazioni culturali italiane che si sono imposte all’attenzione del grande pubblico per la promozione della storia e della letteratura patria, degno di nota è senz’altro il «Centro Studi Campaniani Enrico Consolini».

Costituitosi nel 1989 con  la partecipazione del Comune di Marradi, sin dagli inizi si è prefisso come scopo la creazione di una raccolta di documentazione riguardante la vita e l’opera di Dino Campana, il poeta “folle e visionario” nato nel suggestivo borgo dell’ appenino tosco-romagnolo nel 1885.

Si deve ad Enrico Consolini, sindaco di Marradi negli anni ’80 prematuramente e drammaticamente scomparso, l’intuizione di fare qualcosa lui che fu anche intellettuale “attento ed appassionato”, perché non andasse dispersa ma rivalutata la tormentata produzione letteraria del poeta Dino Campana. A lui infatti il merito di tante iniziative compresa quella del Premio letterario dedicato al poeta toscano. L’associazione fu promossa da Enrico Gurioli.

Il comitato fondatore del Centro Studi con il presidente  Franco Scalini, il 28 dicembre del 1988 approvò  lo Statuto che aveva proposto  il sindaco Rodolfo Ridolfi, che fu poi recepito con l’atto costitutivo redatto dal notaio Giannantonio Pennino e registrato a Rimini il 24 marzo 1989. Non è un caso che la firma apposta in calce all’atto  che sancì  la nascita dell’associazione e di cui quest’anno ricorre il trentennale è del notaio Pennino perché la mamma del professionista, Emilia Bartolini è nata a Marradi. E tutta la sua famiglia il poeta Dino Campana lo conosceva bene.

 

Dino Campana

«Quando era a Marradi, ricorda il notaio Giannantonio Pennino, il  Campana si tratteneva nella bottega della bisnonna materna Barberina Squarcini per mangiare e stare al caldo. Chiaramente non aveva un soldo. Ed era solito scrivere dei versi sui tavoli in marmo che purtroppo sono andati perduti.Un ragazzo dal carattere difficile, in paese lo chiamavano el mat -rammenta il notaio  – insofferente della cittadina in cui viveva e da cui scappava appena poteva per andare a Firenze,anche se poi ritornava a Marradi  dopo i suoi frequenti ricoveri in manicomio.

E quando trent’anni fa un gruppo di amici marradesi mi parlarono dell’idea di dar vita ad un’associazione che promuovesse nel mondo la figura e le opere del poeta di Dino Campana, accettai volentieri. Erano gli stessi compagni con i quali fin da ragazzo trascorrevo le estati a Marradi: Enrico Gurioli, Rodolfo Ridolfi, sua moglie Silva Gurioli ed Enrico Consolini. Ma – racconta il notaio – era  quest’ultimo che davanti a un bicchiere di vino declamava  a voce alta e stentorea alcuni brani dei Canti Orfici che ricordava a memoria. Dunque era impensabile non dedicare ad Enrico l’associazione campaniana.»

Da allora sono passati trent’anni e oggi il  « Centro Studi Campaniani Enrico  Consolini» ha ottenuto importanti  riconoscimenti: Premio cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2002, Premio della Stima e dell’Amicizia in occasione del 40esimo anniversario del Centro d’Arte Modigliani; ha dato vita al Museo di Arte Contemporanea “Artisti per Dino Campana” e allestito la Mostra bibliografica campaniana permanente oltre a svolgere attività editoriale, gestire manifestazioni campaniane e culturali varie  come mostre fotografiche, conferenze e convegni, tra cui spiccano le giornate dedicate alla valorizzazione del dialetto marradese. Ed anche quest’anno come i precedenti in occasione del genetliaco del poeta che cade il 20 agosto, il “Centro Studi Campaniano Enrico Consolini” lo celebra con un’iniziativa.

L’occasione è data questa volta dal trentennale della nascita della Associazione che verrà ricordata oltre che per l’intervento del traduttore russo di Dino Campana Sergej  Durasov, accompagnato da intervalli musicali, anche per la consegna delle medaglie riportanti l’effige di Dino Campana da una parte mentre dall’altra il nome del socio fondatore. Un riconoscimento che l’associazione ha inteso conferire anche al notaio Giannantonio Pennino. La motivazione perché fu grande amico di Enrico Consolini nonché redattore dell’atto costitutivo dell’associazione campaniana a lui dedicata nel lontano 1989.

La Battaglia delle Scalelle di Campigno 24 luglio 1358

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lunedì 23 luglio
Sono passati 661 anni dalla Storica  “Battaglia delle Scalelle” di Campigno  e i marradesi ricordano  quel 24 luglio del 1358 quando esempio di eroica virtù i montanari fermarono le armate mercenarie del “Conte Lando”.
Il 24 luglio del 1358, rappresenta una pagina tutta italiana  fra le più fulgide scritta proprio nella Romagna Fiorentina negli anni bui delle guerre e delle invasioni del tardo medioevo. Dell’evento eroico, spesso trascurato dalla storiografia locale, si sono occupate compiutamente quattro pubblicazioni: una dell’abate Giovanni Mini, “La vittoria al Passo delle Scalelle presso Campigno” Castrocaro 1892; due del compianto maestro marradese Renato Ridolfi: “Campigno La Battaglia delle Scalelle” del 1977 e ”Val D’Amone 24 luglio 1358 Cantata de Le Scalelle” una pubblicazione dell’Accademia degli Incamminati e del Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” a tiratura limitata curata da Raffaella Ridolfi  nel 2002 ed una del rontese Alfredo Altieri : “La battaglia delle Scalelle Marradi 1358” edizioni Pagnini 2004.

Dall’opera  “Val D’Amone 24 luglio 1358 Cantata de Le Scalelle” impreziosita dalla copertina recante il bozzetto di M.AZEGLIO della sconfitta de la compagnia del conte Lando, che ripropone per i lettori una delle pagine più importanti della storia marradese assurta a simbolo dell’orgoglio e del riscatto nazionale italiano dall’invasore quella appunto della battaglia delle “Scalelle” riportiamo qui alcune pagine:

“Il sole è alto e l’afa assai pesante; le cicale friniscono noiose, i ranocchi son sempre infastiditi e per la mulattiera polverosa rumor di ferri, scalpiti e nitriti. Avanza la cavalleria: Ghigo del Cavalletto le conduce in avanguardia attento, sulla strada che monta a Le Scalelle. La Grande Compagnia per le balze del Lavane e Campigno cerca i castelli Vicchio e Dicomano per essere pronta a dilagar nel piano. Caldo è il mattino; l’aria par tranquilla. Passano i cavalli indisturbati: non c’è vita d’uomini e animali tra le balze, le forre, i boschi e i prati: Avanti, avanti il transito è sicuro. Avanti, compagnia luttuosa, chè il terror, la potenza ed il fracasso tengono libero il passo! E per la gola stretta, faticosa, si serrano le truppe rumorose, sudate, cariche di ferro, di bottino, delitti e presunzione. La strada sale, verso il cielo; il sole batte: è un luccicare intorno: raggi d’oro e d’argento. E vanno e vanno gli uomini: son cento, no, più di mille e ancora tanti. Par che la valle stretta a Gamberara non possa contenerli tutti quanti. E sempre vengon sotto, ansanti, chi ride, chi urla, impreca, canta, beve; chi si lamenta del piacer breve della sera avanti, chi spera di trovar nel Mugello donne amorose, vino e buon ostello. Già l’avanguardia è a Farfareta, guadagna il Corniolo isolato, scavalca l’Alpe verde alla faggeta: E’ in vista delle piane della Sieva. Il grosso di quei turpi masnadieri passa Cà di Rinieri a Valdimora. Arranca, maledice e si dibatte: la mulattiera è pregna di sudore! Davanti a tutti col cimiero in mano, la briglia abbandonata, il capitano sul suo bianco caval: Michele Lando grande signore. Venuto da Alemagna per predare e farsi più potente, batte i territori fiorentini per contrastar gli scudi di Perugia in guerra coi senesi e gli aretini. Segue la truppa tintinnante di ferri che fan aspra la salita . Ansimano le spade ed i cimieri nella polvere che copre l’orizzonte e la meta che ad arrivare indugia. Quei predoni forzano i sentieri dell’Alpe che s’apre nel Mugello. Cigolano i carriaggi in retrovia appena mossi da Biforco irato. Conte Broccardo messo a parar le spalle, rude e solenne ha dato il via. C’è sussultar di ruote e un tentennar di carri. Trasudano i muli scalpitanti, li frenano! I postiglioni frustano i trapele le bestemmie calano nel fondo.

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Oh, spettacolo immane, impressionante, giammai visto nel mondo! Si meraviglia il caldo sol dei cieli, il fior del rosolaccio e dello spino. I tamburi or sono alle Scalelle dove par che la strada sia men dura: si arrestano un momento a respirare, a tutto petto l’aria deliziosa, ma un rotolar di massi e di tronconi rompe la pace e cade sugli ignari. Rumor di tuono, paura e sgomento! La vendetta li ha colti a dieci, a cento, li spinge nelle forre e nel burrone; son cavalli, son fanti ed i cariaggi che precipitano in gran confusione. Urla, grida, bestemmie, imprecazioni, rumor di ferri disperati, tonfi. Vera tempesta con fulmini e tuoni! Disordine, ferite, gran spavento han reso timorosi gli spacconi che cercan scampo tra le macchie folte. Ma nel verde fogliame traditore altro sangue, altra morte, altro furore. I valligiani offesi, indemoniati, fanno lavar col sangue ogni sopruso. Pochi maschi, le donne ed i bambini battono, graffiano, spogliano i guerrieri così forti e potenti ancora ieri, ora tapini, deboli, in balia di due forche, una marra e la follia strappata alla miseria e alla pazienza da quattro o cinque spicci di violenza. Non si salva nessun, neppure il duce Michel Corrado di Landau il conte: disarcionato, sanguina la fronte, ferito e senza spada lo tengono prigione. Paura assai pesante tra le scorte che sbandate nei boschi e tra i dirupi cercan, fuggendo, scampo da quei lupi che senza tregua li vogliono a morte. L’acqua del torrente è fatta rossa del sangue di uomini e animali. La grande compagnia è sgominata e lacrima nei boschi pugnalata. Non riceve pietà: son fatte belve le donne nel cercar chi fugge: odio, rancore in ogni petto rugge. Cala la notte sopra l’ecatombe, si spegne ogni lamento dei feriti. La luna tinge bieca la vendetta che gode nel cantar della civetta.”

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Al “Passo delle Scalelle”, nei pressi di Campigno è stato eretto, nel 1931, un cippo in arenaria per ricordare la “Battaglia delle Scalelle” (1358), quando i villani locali distrussero la compagnia di ventura comandata dal Conte Lando. Dino Campana nei Canti Orfici scrive: “…Ascolto: Le fontane hanno taciuto nella voce del vento. Dalla roccia cola un filo d’acqua in un incavo. il vento allenta E raffrena il morso del lontano dolore.”

 

Rodolfo Ridolfi

L’estate muta di Marradi

12395071_10208278450028625_2137441197_ndomenica 14 luglio 2019 E’ ormai quasi un mese che i Marradesi hanno gravi problemi con i servizi telefonici. E oggi c’è stato  per molte ore un blocco totale, con il mancato funzionamento di ogni tipo di cellulare. La situazione di disagio cui si aggiunge anche il cattivo funzionamento della ricezione delle tv non è nuova ma in questi mesi estivi si è incrementata nonostante le promesse evidentemente non mantenute del Sindaco che se la deve vedere anche con i disagi legati alla linea Faentina giustificati con i lavori ma che in realtà dipenderebbero dalla insufficienza di materiale rotabile. Si presenta o almeno fino ad ora non è stata certo una buona estate e questi disservizi non favoriscono certo il già ridotto afflusso turistico della località che un tempo fu con Palazzuolo Sul Senio  una delle capitali turistiche e culturali della “Romagna Toscana” .

 Al disagio ed alla timida e rassegnata protesta degli abitanti di Marradi dà voce il gruppo consiliare di minoranza “Siamo Marradi”, con un’interrogazione presentata dai consiglieri RaffaellaRidolfi, Giulio Bassetti, Alessandro Brasino e Mauro Ridolfi.

I consiglieri comunali ricordano che “dal 22 giugno scorso i cittadini di Marradi subiscono ripetutamente rilevanti disagi per l’interruzione della telefonia mobile che ha colpito in maniera altalenante tutte le compagnie senza eccezione alcuna fino a giungere all’apice del disservizio con il blocco totale proprio oggi 14 luglio”.

Si ricorda che “tale situazione può produrre effetti negativi in chi avesse bisogno dell’emergenza sanitaria o
della guardia medica” e che “che tale disservizio costante da anni in alcune aree del territorio comunale come Lutirano è stato accompagnato da ripetuti disservizi nella ricezione delle emittenti televisive Rai compresa”.

Nell’interrogazione si sottolinea poi come “al fine di rimuovere questi disservizi accompagnati da una anacronistica lentezza (quando funziona) dell’ADSL e del WI-FI, il sindaco ha istituito la delega alle telecomunicazioni affidandola al consigliere Fabio Gurioli; ma che nonostante l’impegno nominale la situazione è fortemente ed oggettivamente peggiorata come testimoniano le ricorrenti e numerosissime segnalazioni dei cittadini utenti.

Già in passato, il 2 maggio di quest’anno la capogruppo Ridolfi aveva chiesto conto della gestione e manutenzione e relativi costi del ripetitore Tv emittente la 7 in località Monte Colombo affidato alla Ditta Cat Telecomunicazioni di Dicomano che si occupa della gestione di sistemi riceventi/trasmittenti delle emittenti nazionali presenti nelle postazioni Monte Colombo.

Così i quattro consiglieri interrogano il Sindaco “per conoscere nel dettaglio di quali tavoli tecnici abbia chiesto formalmente l’attivazione alla Prefettura per sollecitare Telecom_tim e le altre compagnie al fine di risolvere i gravi disservizi, a quali e quanti abbia partecipato e quali iniziative il Sindaco e/o il delegato alle telecomunicazioni abbiano intrapreso per la soluzione dei problemi, e se e quali comunicazioni in merito abbiano fornito ai cittadini”.

Il 10 luglio 1944 muore a Gamogna, il faentino Bruno Neri, calciatore della Fiorentina, del Torino, della Nazionale, guida tecnica del Faenza 1940/41.

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mercoledì 10 luglio

75 anni orsono il 9 luglio 1944 i tedeschi a Marradi fucilano il partigiano Iandelli  e il 10 a Gamogna cadono in combattimento il calciatore partigiano Bruno Neri e Vittorio Bellenghi. Il coraggio di Don Ferrini

 

Al sergente partigiano Sergio Iandelli, ventenne, pellettiere fiorentino della 36a Bianconcini, catturato il 9 luglio 1944 seviziato e ucciso dalle SS tedesche, fu dedicata una lapide posta sul muro della strada che conduce a Palazzuolo sul Senio il 23 luglio 1945.

Domenica nove luglio ‘44 nel Casale di Modigliana, dove si trovava il parroco partigiano don Angelo Savelli, si riunì il battaglione Ravenna, forte di una quarantina di uomini, per prendere posizione fra la banda Corbari e la 36a Brigata Garibaldi Bianconcini. Il comando venne affidato a Vittorio Bellenghi, Nico, ex ufficiale del Regio Esercito ed al suo vice Bruno Neri, nome di battaglia Berni, calciatore che aveva giocato nel Faenza, nella Fiorentina, nel Torino e nella Nazionale italiana. La formazione partigiana si mise in movimento lungo il sentiero del crinale, diretta al Lavane e la sera aveva sorpassato il Torretto e l’indomani avrebbe raggiunto Gamogna.

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La strada fra Marradi e San Benedetto brulicava di tedeschi che avevano alle Canove il loro comando retto da un capitano con circa cento militari e molti uomini del luogo, rastrellati forzatamente e costretti ai lavori stradali. I due comandanti, partigiani, Bruno e Vittorio, decisero, con grande imprudenza, di andare da soli in avanscoperta a perlustrare l’area. Quando, nel primo pomeriggio, con le armi in pugno, giunsero al cimitero, vennero sorpresi allo scoperto da una pattuglia tedesca e nello scontro a fuoco furono uccisi. Il parroco, don Angelo Ferrini, cercò di dare ai due giovani una sepoltura dignitosa, ma, come raccontò in una intervista del 1989, dopo aver trasportato, aiutato dal partigiano Vincenzo Lega, i corpi dei due giovani nella cappella del cimitero parrocchiale, si recò in municipio a Marradi a chiedere le bare che gli furono negate con questa motivazione: “Non possiamo disporre nulla per dei traditori, per dei partigiani”. “Quindi dovemmo seppellirli in una fossa comune avvolti nella paglia e nelle frasche”. Il giorno successivo don Ferrini durante l’imponente rastrellamento nazista, dopo essere stato apostrofato dai tedeschi “Tu pastore badogliano adesso fare Kaput a te e bruciare chiesa”, come racconta Carlo Martelli nel suo libro Fascismo Antifascismo, sfuggì per miracolo alla morte grazie all’intercessione, presso i tedeschi, del parroco di Albero, don Vittorio Fabbri.

Rodolfo Ridolfi

Bilanci comunali o Bilanci Campaniani?

imagessabato 29 giugno riceviamo e molto volentieri pubblichiamo il comunicato della capogruppo in Consiglio Comunale Raffaella Ridolfi:
In data 20 marzo 2019 richiedevamo l’elenco di tutti i mandati di pagamento effettuati dal Comune di Marradi nel 2018. A seguito dell’invio da parte dell’amministrazione del tabulato chiedevamo conto con 11 interrogazioni di alcune voci. Di nostro interesse furono 15 voci destinate
al “PARCO CAMPANIANO” istituzione, Ente privato, Associazione o Fondazione a noi sconosciuta. Alla verifica delle determine rintracciate sul sito del Comune Amministrazione Trasparente fummo colti da stupore vedendo che riguardavano altri soggetti che non erano il “PARCO
CAMPANIANO” ma altre associazioni. Nella risposta scritta all’interrogazione fu evidenziato come: “Per PARCO CAMPANIANO si intendeva un capitolo da utilizzare per il trasferimento di risorse ad un soggetto che gestisse tutte  le attività di carattere prevalentemente culturale, ma che non essendosi realizzato/costituito nel corso dell’anno 2018, lo stesso capitolo è stato utilizzato per il riconoscimento di risorse ad altre
Associazioni…”.Verificando le determine è evidente di come di campaniano ci sia ben poco. Altra cosa molto singolare agli albori della campagna elettorale, per il rinnovo del Consiglio comunale, risulta il pagamento per l’organizzazione di un convegno su “la nuova sanità a Marradi” con partecipanti oltre al Sindaco uscente all’epoca, di responsabili della Società della salute ed esponenti politici regionali. Abbiamo richiesto ulteriori spiegazioni agli uffici in merito a quanto avvenuto ritenendo il procedimento seguito piuttosto singolare. Ci sembra infatti strano che si possa imputare un mandato di pagamento ad una forma associativa che non esiste. Riteniamo oltremodo sconveniente che una rappresentazione non reale di chi ha realmente percepito i contributi non sia correttamente indicata nei mandati di pagamento inviata ad un consigliere comunale.
Ci chiediamo perché non sia stata fatta una variazione di bilancio prima di procedere al pagamento dei fondi spesi, accorgimento minimo da utilizzare in una fattispecie del genere, non esistendo il soggetto individuato alla ricezione dei fondi, non ravvisando nelle attività svolte una  particolare urgenza, tale da provvedere ai pagamenti in tempi brevissimi, cosa che invece si è verificata nella realtà, essendo stati fatti alcuni pagamenti subito nel giugno 2018. Facciamo fatica ad assimilare il concetto che sotto la dizione “Parco Campanniano” se identificata come voce di bilancio possano essere inseriti eventi sportivi o inerenti la sanità, ci chiediamo allora a cosa servono i capitoli di bilancio dedicati allo sport o alla sanità. Lo stesso bilancio del Comune di Marradi lo potremmo chiamare Bilancio del Parco Campaniano e non bilancio comunale. Riteniamo inoltre che una gestione dei procedimenti amministrativi da parte di una amministrazione comunale di questo genere comprometta la trasparenza degli atti e la possibilità per i consiglieri comunali e per i cittadini, che possono usufruire dell’accesso civico, di avere notizie certe sulla reale disposizione delle risorse comunali. Considerando inoltre che il famoso convegno sulla “ Nuova sanità a Marradi”, per non soffermarsi sul resto, ha dei contorni che ad oggi sembrano sempre più impalpabili e trasversali, considerando anche la natura del soggetto che ha percepito i fondi per organizzarlo, ci piace sottolineare, visto il periodo in cui è avvenuto questo strano procedimento amministrativo, come in base all’art. 38, comma 5, del Dlgs. n. 267/00 (Tuel) sia previsto che “i Consigli durano in carica sino all’elezione dei nuovi, limitandosi, dopo la pubblicazione del Decreto di indizione dei comizi elettorali, ad adottare gli atti urgenti e improrogabili”. Norma inserita dal Legislatore per evitare che l’Organo consiliare in carica possa condizionare lo svolgimento della campagna elettorale attraverso atti che vanno ad incidere sulla formazione della volontà popolare e favorire i Consiglieri in carica che potrebbero anche rivestire la qualità di candidati al rinnovo del Consiglio (Tar Veneto, Sentenza n. 1273/96 e Consiglio di Stato – Sezione I, Sentenza n. 2955/03). Inoltre l’art. 9 della l. 28/2000 stabilisce che «Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni». Il divieto copre ogni forma di comunicazione, con qualsiasi tecnica e a
qualsiasi scopo effettuata a partire dalla convocazione dei comizi elettorali (che normalmente avviene tra 70 e 45 giorni prima della consultazione): le amministrazioni devono astenersi non solo dalle manifestazioni volte ad appoggiare le liste o i candidati impegnati nel confronto elettorale (propaganda elettorale in forma diretta), ma anche da tutti le attività di comunicazione che, avendo come finalità principale la promozione dell’immagine politica o dell’attività istituzionale dell’ente stesso, stimolino una rappresentazione positiva o negativa di una determinata opzione elettorale (propaganda elettorale in forma mediata). La ratio della norma è anzitutto evitare che l’attività di comunicazione istituzionale realizzata dall’amministrazione durante questo periodo “sensibile” possa sovrapporsi ed interagire con l’attività propagandistica svolta dalle liste e dai candidati, dando vita ad una forma parallela di campagna elettorale, sottratta a qualsiasi tipo di regolamentazione. In secondo luogo, la norma vuole impedire il consolidarsi di un vantaggio elettorale a favore dei politici uscenti (incumbents) nei confronti degli sfidanti (challengers), date le innumerevoli facilitazioni, in termini di comunicazione e di visibilità, di cui i primi dispongono in via esclusiva e gratuita. Da ultimo, ma non in ordine di importanza, la norma mira ad evitare un uso distorto di risorse e denaro pubblico a fini di propaganda (diretta o indiretta) favorevole ad alcune forze politiche e a danno di altre.
Attendiamo una risposta adeguata da parte degli Uffici e del Sindaco Triberti valutando
seriamente di inviare gli atti alle autorità competenti per la verifica della loro regolarità.
Raffaella Ridolfi

69° CONVEGNO MILANIANO – CAMPI BISENZIO (FI) – Palazzo Comunale – Sala Oriana Fallaci – 8 giugno 2019.

 

Maria Tauriello

Maria Tauriello

giovedì 20 giugno

da Alessandro Mazzerelli riceviano e molto volentieri pubblichiamo:

 

Promosso dai Comitati milaniani di Firenze e di Vicchio di Mugello (Fi) e dai Templari Cattolici d’Italia, si è svolto nella prestigiosa Sala “Oriana Fallaci” del Palazzo Comunale di Campi Bisenzio (Fi) il 69° evento milaniano, in occasione dell’ennesima presentazione di “Don Lorenzo Milani sacerdote di Dio” IIa Ed. AIEP – Repubblica di San Marino.

Ha aperto i lavori Maria Tauriello, Consigliera Comunale del Comune di Sesto Fiorentino, che ha preso al volo, con grande lucidità, una parola di dedica appena scritta dal Mazzerelli sul libro che le è stato donato in quel momento. Emanuele Piccini, giornalista vaticanista, chiede al primo oratore Prof. Franco Banchi il confronto fra il Decalogo di Barbiana e il sogno demenziale di Casaleggio. La risposta, fa intendere il Professore, è nel complesso meraviglioso e immortale delle Profezie milaniane. Afferma che siamo nella notte dello spirito ma, come ha detto San Giovanni di Dio: “Sebbene sia notte la luce si vede”. E per vedere la luce”, occorre educarci a discernere il grano dalla zizzania, come si fa nel libro testimonianza del Mazzerelli. Occorre perciò ripartire dal primato spirituale, ma senza l’aiuto della Provvidenza il male non si vince. Emanuele Piccini ringrazia e passa la parola a Alessandro Mazzerelli, il quale, dopo un cenno alla storia personale e familiare di Don Milani, mette in evidenza la Profezia del comunismo che – come a detto il Profeta – … è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male…”. Ricorda che le radici dell’invasione extracomunitaria le ha udite al Festival Nazionale de “L’Unità” di Campi Bisenzio nel 1988. Illustra i singoli punti del Decalogo di Barbiana e la contrapposizione tra la “Gaia” di Casaleggio e i “Ventimila Sammarini” di Don Milani. Conclude dando ragione a Banchi: “Siamo nella notte della Fede” Emanuele Piccini ringrazia Banchi e Mazzerelli per aver parlato di “notte della Fede e dello spirito”… Afferma che Don Mazzi e Don Santoro si sono manifestati opposti a don Milani e domanda a Mazzerelli la storia della lettera scomparsa… Mazzerelli illustra in breve l’incresciosa questione. Maria Serena Quercioli, giornalista de “La Nazione” e consigliera comunale a Campi Bisenzio, ricorda di aver partecipato in Prato ad un recente Convegno su Don Milani. Afferma che siamo davanti ad un analfabetismo di ritorno… Occorre un Centro di Istruzione popolare che prenda le mosse dalla Scuola di Barbiana. L’On. Professoressa Stefania Fuscagni ricorda – a ragione – di essere stata una milaniana: Dopo due mandati in Regione non si è più ricandidata. Illustra, con grande chiarezza, come la Diplomazia Vaticana indusse Stalin a mollare il “sogno” della rivoluzione comunista in Italia, perché comprese che si sarebbe messo contro tutte le Parrocchie del mondo…. Denuncia e ricorda l’egemonia comunista nella scuola, nella cinematografia e nell’editoria. Don Milani comprese la potenza delle ideologie, a cui contrappose la loro comprensione attraverso lo studio delle 5000 parole di cui, i ragazzi di Calenzano e di Barbiana, erano del tutto ignari. Nell’Università, ove ha insegnato, ha assistito alla “guerra” contro l’Arte Cristiana e la Storia Contemporanea. Afferma che la Chiesa è “confusa”… Emanuele Piccini, nel ringraziarla vivamente, mette in evidenza il fatto che a seguito dell’incendio della Cattedrale di Parigi si è parlato di grave danno per i turisti, anziché dei fedeli… come si trattasse di un Museo ! La Professoressa Giovanna Lo Sapio sostiene che Mazzerelli ha riscattato Don Milani dalle ceneri… Afferma che il Profeta di Barbiana ha fatto della Chiesa un grande strumento di psicologia. Legge un brano del Prof. Bollea sul disadattamento infantile, che trova il suo terreno nello sgretolarsi della famiglia. Critica le insegnanti di sostegno: “Messe in quel ruolo per coprire un posto di cui non sono competenti.” Illustra il vero autismo. Critica la Scuola Media dell’obbligo. Legge una lettera inviata da un ragazzo a Don Milani. Piccini ringrazia la Lo Sapio e valuta la grande importanza della sua riflessione sulla crisi della famiglia. Marcello Masotti, Presidente di Scienza e Vita di Firenze, fa una riflessione critica sulla questione del divorzio. Parla – fondatamente – di distruzione della Scuola. Ricorda – giustamente – la strategia dei Soros e dei poteri forti che stanno dietro all’invasione extracomunitaria. Ricorda il ruolo storico di Scelba, nel rintracciare le armi in mano al PCI e nel reprimere la violenza di piazza. Vede nella Chiesa molta “oscurità”. Denuncia la degenerazione del PD – rispetto al PCI – sulle questioni etiche. Ricorda, infine, il triste confronto fra Don Stefani – eroico cappellano degli Alpini dell’Armir – e Don Milani. Interviene, in conclusione, l’Amico Spennati che si complimenta con il discorso di Masotti e con Mazzerelli per i 53 anni della sua “coerente” testimonianza. La Consigliera Maria Tauriello conclude i lavori, auspicando una replica della conferenza in Sesto Fiorentino. La carissima Amica milaniana Lucia Tanti, Assessore Comunale ad Arezzo, si è scusata per la sua assenza dovuta ad impegni istituzionali.

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mercoledì 12 giugno

Raffella Ridolfi, consigliere capogruppo di SiAmo Marradi, ha presentato un’interrogazione per conoscere i dettagli sull’aggiudicazione della gestione della piscina per il periodo 2019-2023. Il tutto dopo che in gennaio è stata sciolta anticipatamente la convenzione con la Pro Loco e che si è svolto un nuovo bando. Di seguito il testo dell’interrogazione:

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Premesso :

che con la delibera n. 3 del 21/01/2019 la Giunta Comunale aveva approvato lo scioglimento anticipato della convenzione con l’Associazione Pro Loco che gestiva l’impianto da oltre 10 anni ed era titolare della gestione fino al dicembre 2019;

che l’Amministrazione aveva accertato che altri operatori economici risultavano interessati alla gestione;

che successivamente il 25 marzo il Comune di Marradi approntava le procedure di gara;

che il capitolato speciale all’art 3 prevede che possono essere ammessi a partecipare: “società e associazioni sportive dilettantistiche, enti di promozione sportiva, discipline sportive associate, federazioni sportive nazionali, nonché consorzi e associazioni tra i predetti soggetti, che abbiano nel proprio statuto e/o atto costitutivo la previsione dello svolgimento dell’attività prevista in oggetto o analoga, soggetti che devono essere regolarmente riconosciuti dal CONI; altri operatori economici iscritti alla C.C.I.A.A, nella cui iscrizione sia esplicitata l’attività relativa alla gestione di impianti sportivi; che al momento della presentazione della domanda di partecipazione, il soggetto deve essere in possesso dei requisiti di ordine generale per contrarre con la Pubblica Amministrazione, ovvero che non siano incorsi nei motivi di esclusione previsti dall’art. 80 del D.lgs. n. 50/2016; che il requisito di costituzione/iscrizione, sotto il profilo temporale deve risultare alla data di sottoscrizione della presente manifestazione di interesse e deve permanere, in caso di aggiudicazione del servizio, fino alla conclusione del contratto di gestione;

Interroga il Sindaco

per conoscere nel dettaglio: chi sono i soggetti che hanno partecipato, quando è stata conclusa la gara quando e con chi è stato stipulato il contratto giusto articolo 6 del capitolato che prevede una base d’asta in aumento a partire da un minimo di 1.500 euro di canone annuo più IVA; a quale soggetto fra quelli previsti dal capitolato e con quale aumento di canone è stata assegnata la gestione, e se l’Amministrazione ha provveduto ai relative controlli ed eventuali visure camerali per verificare i requisiti della società e/o associazione aggiudicataria e da quanti anni risulta in attività nel settore per le finalità indicate dal capitolato il soggetto aggiudicatario.

Raffaella Ridolfi

I consiglieri di minoranza di Palazzuolo Sul Senio : Gianni Matteotti, Rodolfo Ridolfi, Cristiano Talenti.

da-sx-talenti-matteotti-ridolfimercoledì 5 giugno

Palazzuolo Viva la lista che alle elezioni di Domenica 26 maggio ha ottenuto il 35,61% eleggendo tre consiglieri di Forza Italia: Rodolfo Ridolfi, Cristiano Talenti e Gianni Matteotti si è riunita in vista del Consiglio Comunale del 15 giugno prossimo per indicare i ruoli che i tre consiglieri di minoranza svolgeranno dal 2019 al 2024. Il capogruppo sarà Gianni Matteotti ed il Vice Cristiano Talenti mentre Rodolfo Ridolfi sarà consigliere dell’Unione dei Comuni del Mugello. I consiglieri hanno anche deciso di mettersi a disposizione dei cittadini e delle loro istanze incontrandoli in una sede pubblica ed in orario da definire con cadenza quindicinale. I consiglieri eletti hanno infine rivolto un caloroso ringraziamento a tutti gli elettori di Palazzuolo che hanno espresso questo ampio consenso alle proposte ed al programma di Palazzuolo Viva che si impegnerà in una azione politica ed amministrativa di iniziativa e di controllo per lo sviluppo di Palazzuolo e la difesa dei diritti e delle aspettative di tutta la Comunità locale.

 

Genio o folle Dino Campana? Convegno a Marradi sabato 8 giugno

Massimo Scalini

Massimo Scalini

Un tentativo per definire il poeta di Marradi che scrisse di se stesso:

“ In ogni caso né da vivo e tanto meno da morto si avrà ragione di me.”

Associare i poeti con la P maiuscola a qualche forma di pazzia è una storia vecchia, d’altronde il filosofo Platone afferma che l’ uomo è incapace di poetare se non è fuori di sé. Per dare alla follia un valore costruttivo e creativo indubbiamente nuovo e disconosciuto, dobbiamo ricordare il famoso discorso di Steve Jobs ai giovani laureati che sollecitò ad essere affamati e folli per riuscire a cambiare il mondo.

Il tema fascinoso e coinvolgente sarà l’argomento della conferenza dibattito, organizzata dal Centro Studi Campaniani con il patrocinio del Comune di Marradi e dell’Accademia degli Incamminati di Modigliana che si terrà sabato 8 giugno alle ore 16 a Marradi in Via Castelnaudary, 5 dal titolo “ Genialità e follia. Dino Campana: genio o folle?”

Questo è il secondo della serie di incontri, programmati nel trentennale del Centro Studi Campaniani, tesi a scoprire i mille volti di un poeta spesso ricordato più per la sua tragica vicenda umana che per la sua opera, riconosciuta dalla critica letteraria moderna come un’esperienza poetica “tra le più suggestive del ‘900” (Andrea Zanzotto).

La fama di matto Dino se la cucì addosso con le sue azioni fin da giovanissimo: le fughe improvvise, i misteriosi vagabondaggi tra i monti, i subitanei furori; quella di poeta invece la confezionò con la penna dimostrandosi indiscutibilmente geniale nella creatività poetica, fintanto che non fu definitivamente rinchiuso in manicomio, da dove confidò :“Ero una volta scrittore ma ho dovuto smettere per la mente indebolita. In campo poetico-letterario esempi del binomio genio e follia si sprecano quindi il tema è attuale e soprattutto calzante per Campana. Sotto la regia di Massimo Scalini, psichiatra, marradese di nascita e membro del comitato scientifico del Centro Studi Campaniani , il rapporto tra creatività artistica e follia sarà affrontato dal prof. Giulio Perugi, docente di psichiatria all’Università di Pisa e uno dei maggiori esperti di disturbo bipolare a livello internazionale.

L’evento, di notevole spessore culturale per le prestigiose personalità che partecipano, sarà un momento di conoscenza non solo di una patologia psichiatrica che colpisce a tutt’oggi molte persone, ma anche un modo per comprendere la grandezza di un poeta e di un uomo che definì la propria vita “un’ansia del segreto delle stelle, tutta un chinarsi sull’abisso”.

Marinella Tondini “Donna F.I.D.A.P.A” 2019

giovedì 16 maggioimg-nella-e-marinella

Riceviamo dalla Fidapa di Marradi e pubblichiamo:

Marinella Tondini “Donna F.I.D.A.P.A” 2019

Sabato 11 maggio, presso il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”, l’Associazione F.I.D.A.P.A- Federazione Italiana Donne, Arti, Professione ,Affari – Sezione di Marradi, che quest’anno ricorda il ventesimo anno di attività, ha organizzato il 5° Premio “Donna F.I.D.A.P.A” dedicato ad una donna marradese che si è distinta per meriti professionali e che ha contribuito a rendere migliore la società.

Ha ottenuto questo riconoscimento Marinella Tondini ( Milo ), premiata con un piatto di ceramica e una pergamena con la seguente motivazione “ Per aver dedicato la sua vita alla Comunità di Sasso, con umanità, amore e religioso spirito di abnegazione”.

Ricordare Marinella significa anche ricordare la Comunità di Sasso, fondata da Don Nilo. Lei vi entra nel lontano 1982 quando ancora era un’esperienza di vita comune e di preghiera, condivisa con alcuni giovani marradesi, ed il cammino percorso era impensabile. Gli anni ’80 erano anni di profondi cambiamenti della società, cominciavano ad emergere solitudini, emarginazioni e il dramma della droga e alle porte di Sasso cominciavano a bussare giovani che non trovavano risposta altrove: le porte venivano aperte e entravano i primi due ragazzi che poi diventeranno dieci…venti….ecc. Da allora in modo spontaneo o attraverso i servizi sociali oltre mille giovani sono venuti a contatto con Sasso, dove hanno incontrato e incontrano “una famiglia” per ritrovare la forza di riprogettare il loro futuro e soprattutto una nuova speranza di vita.

Per Marinella quell’ adesione giovanile, spontanea e gratuita è stata la scelta della sua vita, tanto che ogni ora di questi trentasette anni è stata vissuta in comunità; lei ricorda tutti i ragazzi venuti in contatto con la realtà di Sasso e questi incontri rimandano a relazioni che parlano di affetti e gioie, ma anche di delusioni, dolore e fallimenti. Marinella non si è mai scoraggiata e ha visto crescere la Comunità con altre case nate nel territorio marradese e nella vicina Romagna, con lei sempre a fianco di coloro che hanno bisogno. Ha saputo unire il suo amore per il prossimo con quello di Dio, tanto che a ottobre del 1988, per la prima volta fa professione di povertà, castità, obbedienza per un anno nelle mani del vescovo Bertozzi, scelta che continua ininterrottamente con i vescovi che si sono succeduti fino ad oggi con Mons. Toso.

Nel suo cammino incontra nuovi compagni che come lei aderiscono a questa scelta totalizzante: Lucia Samorì e Amedeo Orioli e insieme formano la Piccola Fraternità di Sasso che, naturalmente insieme a Don Nilo, sono la mente e il cuore della Comunità stessa.

I ruoli di Marinella sono tantissimi: è un’ottima cuoca e, primo fra tutti, segue l’ organizzazione della mensa quotidiana; è un po’ come una mamma che accoglie a tavola i molti figli, dove per tutti c’è un sorriso, un incoraggiamento, ma anche una bella sgridata quando serve.

Di carattere schivo, modesta, di poche parole, ma quando si esprime vale la pena di ascoltarla per l’arguzia e la saggezza. Don Nilo, durante la premiazione, ha detto che Dio bussa alla porta del cuore dell’uomo e alla sua capacità di carità che si realizza nella fantasia dell’amore. Marinella ha saputo dare una risposta al dolore delle persone stando accanto, ascoltando, condividendo con la forza dirompente del perdono.

Il valore che l’ha accompagnata è la Fedeltà: a se stessa, a una scelta, a un progetto, alla sua fede personale. Al termine dell’incontro, nella sala gremitissima dove è stata applaudita e festeggiata, tanti le hanno dedicato bellissime parole e testimonianze; lei, con la semplicità che le è solita, ha detto che nella sua vita è stata molto fortunata perché, nonostante le preoccupazioni e le difficoltà, ha sempre mantenuto una profonda “pace del cuore” che ogni giorno le conferma che la scelta di tanti anni fa è stata proprio quella giusta e tutti noi abbiamo potuto sperimentare quanto ciò sia vero

Alessandro Mazzerelli protagonista a Pisa e a Firenze l’11 maggio prossimo degli eventi su Don Milani

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dal dott. Alessandro Mazzerelli riceviamo e molto volentieri pubblichiamo:
Carissimi-e, vi ricordiamo che il prossimo evento milaniano avrà luogo a  FIRENZE, sabato prossimo 11 maggio, alle ore 16,30, presso la LIBRERIA GIOBERTI, Via Gioberti, 37/a. Venendo alla sintesi dell’evento di Pisa del 27 aprile u.s., quel che balsa all’attenzione è il fatto che la Sala Rossa del Palazzo Comunale “Gambacorti” era colma, al punto che i vigili urbani hanno lasciato fuori  molta gente che voleva entrare… Ha introdotto l’Assessore  Andrea Buscemi, che ha sostenuto come l’evento sia una manifestazione di chiarimento contro le strumentalizzazioni politiche di Don Milani, a cominciare dall’equivoco in cui cadde anche Pier Paolo Pasolini…  Il Vice Sindaco Raffaella Bonsangue, afferma che la politica è un Servizio e che l’etica di Don Milani è una urgenza contemporanea. Carlo Barsotti  nel ringraziare gli organizzatori, ricorda che il politico milaniano è un servitore del bene comune. L’Assessore Prof. Filippo Bedini, afferma che è stato deciso – istituzionalmente – di parlare di Don Milani, perché è venuto il momento della Verità.
Denuncia – scientificamente – la strumentalizzazione comunista del Profeta. Ricorda che anche nella sua parrocchia Don Lorenzo veniva definito un promotore della sinistra marxista. Quindi c’è stata – inconfutabilmente – una appropriazione indebita… Ricorda infine la discriminazione “culturale” di personaggi di vera cultura che i “professori” nemmeno conoscono. Afferma, concludendo, che il Mazzerelli è stato tra i primi a sinistra a parlare delle foibe.  Emanuele Piccini, giornalista vaticanista, ringrazia vivamente, a nome dei Comitati milaniani e dei Templari Cattolici, l’Amministrazione Comunale di Pisa. Denuncia e dimostra con fatti l’appropriazione e la distorsione vergognosa del pensiero milaniano.  Il Prof. Mario Bernardi Guardi, giornalista e saggista, sostiene  che l’opera di Alessandro Mazzerelli  restituisce “ don Milani a se stesso”.  Cita “Il Sistema della menzogna”  di Gianfranceschi per affermare che la Verità è stata violentata, umiliata e derisa a cominciare dalle celebrazioni del 25 aprile…  Don Milani si rese conto che l’apparato del PCI non aveva nulla a che fare con i comunisti di base, a cui il Profeta voleva bene… Il ruolo di Don Milani verso i diritti dei poveri, scaturiva dal fatto che ai suoi tempi la Chiesa non stava affatto con loro… Conclude affermando che “Mazzerelli gli ha restituito il vero Don Milani, che prima della sua testimonianza gli risultava “odioso”. Emanuele Piccini  ricorda che anche a lui Don Milani, prima di conoscere l’opera di Mazzerelli,  stava antipatico… e ricorda come ha conosciuto il Mazzerelli.  Alessandro Mazzerelli, testimone e autore di sette libri milaniani , parte dalle ragioni che convinsero Don Milani a chiamarlo, evidenzia come quell’incontro ha radicalmente cambiato la sua vita da 53 anni!  Afferma: “Oggi, il Decalogo di Barbiana, la sconvolgente Profezia sul comunismo, la critica alla democrazia “cristiana”, l’alternativa al mondialismo criminale dei Soros -  a cui si contrappone la Profezia dei Ventimila Sammarini – la deriva etica dell’oggi e del prossimo futuro, contenuta nelle conclusioni milaniane:   …scorrerà molto sangue e sia la degenerazione morale che quella politica giungeranno a livelli di incredibile bassezza”  sono tutte parole che si sono trasformate in fatti e profezie che pongono gli uomini di buona volontà e la Chiesa Cattolica di fronte alle loro immani responsabilità.”  Ricorda che c’è stato un bel segno: la lettera di incoraggiamento a proseguire la Testimonianza da parte del Segretario di Stato, il Cardinale Pietro ParolinEmanuele Piccini: Ricorda che a Barbiana qualche schiaffo si tirava…oggi che si direbbe? Manrico Casini Velcha , Segretario Generale del Centro Milaniano di Vicchio di Mugello,  ricorda come ha conosciuto il Mazzerelli, di cui manifesta grande stima perché dalla sua testimonianza e fedeltà  ”non ha mai guadagnato nulla , anzi ha molto sofferto e molto pagato” . Afferma che il suo ultimo libro è “chiarissimo”. Ricorda che l’ipocrisia “è il male del secolo”  – “si pensi alla pubblicità…” -  “Non fu forse - si domanda - l’ipocrisia di una certa politica “cattolica”  che Don Milani combatté sempre con estrema determinazione  ?”   Sintesi a cura del “Comitato Nazionale per Don Lorenzo Milani Profeta di Dio”.  Si ringrazia vivamente per l’attenzione e la sua diffusione. 

Dispetti e irriverenze a Marco Milani?

redimmercoledì 8 maggio

Riceviamo e pubblichiamo dalla minoranza di SiAMOMARRADI:

Marradi Consiglio Comunale dei 6 maggio 2019 il Gruppo Si Amo Marradi abbandona i lavori del Consiglio

Una situazione surreale, quasi comica, quando Il Capogruppo Marco Milani comunica per la quarta volta che non ha ricevuto la convocazione al Consiglio comunale nelle modalità richieste e reiteratamente enunciate in Consiglio Comunale. Altrettanto costernante il momento in cui il Sindaco ed un Consigliere di maggioranza si interrogavano sulle modalità di Convocazione previste dal Regolamento che evidentemente non conoscevano e ancor più patetica, al limite del ridicolo, la dichiarazione del Sindaco nel momento in cui ha esordito dicendo il Capogruppo Milani lo sapeva gli ho comunicato io a voce due giorni prima che ci sarebbe stato Consiglio. Viste queste premesse il Gruppo SiAmo Marradi ha deciso di supportare la decisione del Capogruppo Milani di lasciare la seduta del Consiglio nella speranza che questo gesto eccezionale serva a ripristinare correttezza e legalità nell’azione amministrativa del Comune di Marradi.

Il 18 febbraio 2019 infatti, in Consiglio Comunale, il consigliere Marco Milani capogruppo del monogruppo “Marradi nel Cuore” affermava come si legge da verbale: “Aggiungo dichiarazione di voto io mi astengo io non so come fare, non ricevo fogli non ricevo niente, ho chiesto tranquillamente che mi venga depositata la posta a Marradi per evitare spese al Comune….mi piacerebbe anche a me avere i fogli come quasi tutti. Io non so perché non riesco a ricevere quindi, io mi asterrò da questa votazione per protesta dopo tre Consigli che ero in Maggioranza, ora sono in Minoranza….. vorrei capire perché non mi arrivano i fogli ….vorrei come gli altri ricevere la posta a Marradi in via Baccarini n.5 dalla mia sorella così non avete spese di mandarla a Brisighella e mandarla chissà dove, così anch’io la posso ricevere tutto qua.” Il capogruppo della maggioranza e la segretaria lo assicuravano, purtroppo neppure la convocazione successiva, quella del 25 marzo 2018, avveniva correttamente tanto da indurre la minoranza a proporre, a inizio seduta una mozione d’ordine con richiamo al regolamento per violazione degli articoli sulla convocazione dei consiglieri e congiuntamente le questioni pregiudiziale e sospensiva.

Dispiace per aver mancato la discussione sulla variazione straordinaria del Bilancio, tenutasi in presenza del solo Sindaco e di solo sei consiglieri di maggioranza, ma tutte le questioni che avevamo al riguardo le porremo tramite interrogazioni come ho fatto con le precedenti 13 sulle spese del Comune

 

25 APRILE, SIMBOLO DI UN’ITALIA PACIFICATA

lunedì 22 aprile foto-mostra-palazz

Quest’anno il 74° anniversario del 25 aprile ’45 assume un particolare significato e ci riporta alla grandissima attualità dei valori espressi, nel mirabile discorso tenuto dieci anni orsono il 25 Aprile ad Onna in Abruzzo, dal Presidente Silvio Berlusconi nella parte in cui affermava: “…Benché frutto evidente di compromessi, la Costituzione repubblicana riuscì a conseguire due obiettivi nobili e fondamentali: garantire la libertà e creare le condizioni per uno sviluppo democratico del Paese. Non fu poco. Anzi, fu il miglior compromesso allora possibile. Fu però mancato l’obiettivo di creare una coscienza morale “comune” della nazione, un obiettivo forse prematuro per quei tempi, tanto che il valore prevalente fu per tutti l’antifascismo, ma non per tutti l’anti-totalitarismo. Oggi, il nostro compito, il compito di tutti, è quello di costruire finalmente un sentimento nazionale unitario. Dobbiamo farlo tutti insieme, tutti insieme, quale che sia l’appartenenza politica, Se da oggi riusciremo a farlo insieme, avremo reso un grande servizio non a una parte politica o all’altra, ma al popolo italiano e, soprattutto, ai nostri figli che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata…”.

In occasione della ricorrenza del 25 Aprile 1945 in Italia, 8 maggio in Europa (giorno della resa del nazismo) è giusto e doveroso ricordare la liberazione dalla guerra, dal nazismo e dal fascismo anche se bisognerà aspettare la notte fra il 9 ed il 10 novembre 1989, momento storico della caduta del Muro di Berlino, per vedere completata la liberazione della parte orientale dell’Europa caduta dopo l’oppressione nazista nell’altrettanto odiosa ed efferata tirannide comunista. E giusto onorare tutti i resistenti: i nostri giovani combattenti e tutti quegli altri giovani, americani, inglesi, francesi, polacchi, dei tanti paesi alleati, che versarono il loro sangue. Senza di loro, il sacrificio dei nostri partigiani sarebbe stato vano. Con rispetto dobbiamo ricordare, anche quelli che in buona fede hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta.

Quello che non ci piace è assistere alla falsa e strumentale liturgia apologia di ex fascisti diventati eroi e medaglie dell’antifascismo, a comunisti che si ergono a paladini della democrazia, ad opportunisti democristiani che sono passati alla resistenza in tarda età.

Una parte dell’Italia come la nostra, che prima di essere comunista fu in tanta parte così fascista, dovrebbe avere il coraggio di porre fine a settantaquattro anni di nebbia densa di imbarazzo, rimarcando l’ipocrisia, la fragilità, lo spirito di accomodamento, anche la pavidità, di cui diede prova larghissima parte degli italiani, intellettuali in testa, che, come lamentò l’esule Salvemini, avevano baldanzosamente esibito le loro idee socialiste, comuniste e cattoliche solo in tempi di bonaccia…”.Sarebbe ora che il “tabù” fosse smascherato. Un’opera non di revisionismo, ma piuttosto una corretta e necessaria operazione di rimozione di falsità, menzogne e silenzi imposti dalla cultura comunista alla storia italiana degli ultimi 74 anni. I partigiani comunisti non aspiravano alla democrazia ma all’instaurazione della dittatura comunista nel nostro Paese ed è per questo che si accanirono sui partigiani non comunisti, soprattutto quelli che non accettavano l’egemonia comunista, sui borghesi e sui tanti silenziosi ed innocenti non comunisti. Rileggiamoci : “Il sangue dei vinti”. Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile, o “la Grande Bugia” di Giampaolo Pansa o Vincitori e vinti di Bruno Vespa, che raccontano anche gli eccidi commessi dai partigiani comunisti. Fra i delitti più odiosi è da annoverare l’assassinio di Marino Pascoli, giovane giornalista e comandante partigiano di fede mazziniana. Pascoli raccontò su La Voce di Romagna del 6 dicembre 1947 : “Prima di tutto dobbiamo distinguere i partigiani veri dai partigiani falsi. I partigiani veri sono coloro che hanno corso sul serio dei rischi, che hanno combattuto con fede per la liberazione d’Italia e questi, a dir il vero, sono pochi. I partigiani falsi che purtroppo sono la maggioranza, sono coloro che hanno fatto i teppisti mascherati, i collezionisti di omicidi, e che andarono in giro col mitra, quando non vi era più pericolo, a fare gli eroi. Questa gente anche se è riuscita a munirsi di un brevetto o di un certificato, anche se oggi milita indebitamente nelle fila dei partigiani, non bisogna avere nessuna esitazione a chiamarla teppa. Teppa da reato comune, macchiata di sangue, di prepotenza e di ricatti…… Attenzione, partigiani veri, partigiani onesti, partigiani italiani e rimasti italiani, a non seguire coloro che vogliono vendere l’Italia allo straniero, altrimenti il vostro sacrificio sarebbe stato vano…L’organizzazione militare delle Brigate Garibaldine venne creata più tardi a rivoluzione d’Aprile conclusa. Quando contati i partigiani, rimpolpate le formazioni, aumentati gli effettivi, organizzate le forze comuniste e muniti i comandi di timbri e carta intestata, si procedette alla farsa della smobilitazione delle forze comuniste, si svolgeva, invece un’opera diametralmente opposta quella cioè di inquadrare ed organizzare per l’avvenire queste forze per un eventuale colpo di Stato…”

Rodolfo Ridolfi direttore responsabile

Forteto querela l’on Stefano Mugnai: roba da matti !!!

fortetomartedì 2 aprile

Numerosissimi i messaggi di solidarietà a Stefano Mugnai dopo che si è appurato che non si trattava di un pesce d’aprile fra quelli giunti in redazione insieme a quello di Mauro e Raffaella Ridolfi la dichiarazione del Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale Maurizio Marchetti che pubblichiamo integralmente:

«Fin dal 2012, quando sedeva tra i banchi del Consiglio regionale, Stefano Mugnai si è adoperato e battuto politicamente e umanamente per portare alla luce una vicenda drammatica fatta di abusi su minori e bambini affidati all’interno del Forteto. Lo ha fatto, inizialmente e per un periodo piuttosto lungo, in solitudine o quasi. Parallelamente al suo lavoro si è andata sviluppando un’attività giudiziaria che ha espresso condanne fino al terzo grado, per quei fatti così come ricostruiti dall’attività della Commissione regionale d’inchiesta presieduta da Mugnai.».

«Ora: le querele non sono un tributo, ma questa che arriva dalla vecchia gestione della cooperativa forse fa eccezione, e testimonia di quanto efficace sia stato il lavoro dell’oggi onorevole Mugnai. Apprendiamo dell’intenzione del Commissario Marzetti di ritirare l’azione. All’onorevole Mugnai vanno la mia solidarietà e l’attestazione di stima non solo per quanto fatto quando era Consigliere regionale toscano, ma anche per aver contribuito, da deputato, a portare all’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta su quei fatti orribili».

LA VI^ Edizione del Premio Nazionale Dino Campana.

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“La Poesia ci salverà”, al via la VI^ edizione del Premio on line Dino Campana.

Il Quotidiano On-line Marradi Free News- “Accademia degli Incamminati” di Modigliana-“ Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi- l’Associazione Culturale “Opera In-Stabile” e #Poetry di Faenza, considerato lo straordinario favore che hanno ricevuto le cinque precedenti edizioni, hanno deciso di indire per il sesto anno il  Premio Letterario Dino Campana “La poesia ci salverà” riservato a opere edite e inedite. Il premio che si svolgerà anche quest’anno prevalentemente attraverso le modalità della rete si pone anche l’obbiettivo di contribuire alla promozione dei talenti letterari e poetici emersi nelle precedenti edizioni e dei nuovi che parteciperanno. Al concorso possono partecipare con una sola opera tutti gli autori con testi editi o inediti in lingua italiana. Le opere dovranno pervenire online sul sito www. marradifreenews.com info utilizzando l’apposito formulario entro e non oltre il 20 agosto 2019.  Ogni autore può partecipare con una sola opera che non potrà superare i quaranta versi. La premiazione si svolgerà sabato 28 settembre a Modigliana per rendere omaggio a Michele Campana (Modigliana 1885-Firenze 1968) scrittore e giornalista, coetaneo e parente di Dino. La premiazione del Campana, dopo aver fatto tappa a Firenze, Caffè letterario “Le Giubbe Rosse” nel 2014 e Palazzo Panciatichi nel 2015, a Brisighella nel 2016, a Villa Pecori Giraldi Borgo San Lorenzo nel 2017, a Marradi nel 2018, arriverà nel centro della Romagna-Toscana dove ha sede la presigiosa Accademia degli Incamminati.
Della Giuria del Premio, presieduta da Rodolfo Ridolfi (Direttore Responsabile Marradi Free News), che formulerà la graduatoria dei finalisti fanno parte: Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Pape Gurioli (Compositore-Musicista), Barbara Betti (Direttore di Opera-In-Stabile), Monica Guerra (poetessa #POETRY), Federica Balucani (Soprano), Massimo Barzagli (Pittore) Gianna Botti (Scrittrice),  Maurizio Ferrini (Attore), Stefano Mercatali (Pittore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista) Massimo Scalini (Psichiatra).

IMU al massimo con Triberti sindaco

raffaellagiovedì 14  marzo

riceviamo e molto volentieri pubblichiamo:

Ai fini di una corretta informazione ai cittadini inviamo il comunicato in oggetto essendo stata fatta dall’addetto stampa del Comune una selezione oculata di cosa far sapere ai cittadini e cosa omettere: Noi di siAMO MARRADI siamo stati espunti.

IMU al massimo dal 2013: il segno distintivo delle amministrazioni Triberti-PD.

Presentando l’imposta IMU 2019 il v.sindaco ha affermato, che è al massimo consentito dal 2013 “ci dispiace di non essere riusciti ad abbassarla” e la capogruppo PD ha aggiunto: “bisogna essere molto onesti è dal 2013 che questa aliquota è al massimo e nonostante l’impegno, non siamo riusciti né nell’amministrazione precedente, né in questa, a diminuirla”.

Raffaella Ridolfi: “… E’ un problema! Nel senso che un paese dove non esiste un mercato immobiliare avere un’IMU così alta, al di là delle difficoltà oggettive di bilancio, è un limite grande e quindi, bisogna dal nostro punto di vista, trovare il modo, al di là di quelle che sono le esenzioni, di rendere più appetibile, anche da questo punto di vista, il territorio, perché le dinamiche sono ingessate, le persone ormai fanno molta attenzione a quanto si paga nei Comuni per l’ IMU rispetto alla scelta dell’abitazione e del luogo dove vivere e investire. Non è certo una nota di merito affermare che è così dal 2013. Noi speriamo che nei prossimi anni ci sia la volontà di riuscire a ridurre in maniera progressiva questa aliquota che poi alla fine visto che è al massimo, è anche l’unica che si può ridurre. Imposta Municipale propria IMU 2019 contrari Siamo Marradi e un astenuto (Marco Milani)

“…Questa Amministrazione, come la precedente sempre ad egemonia Pd, ha esercitato la volontà di mantenere l’IMU al massimo quindi, nel caso della Tasi non è una scelta ma è un’ imposizione della legge e quindi, prendiamo atto che la tassazione sugli immobili nel Comune di Marradi è al massimo e per questo, votiamo contro alla conferma della disapplicazione e azzeramento aliquota della Tasi” contrari Siamo Marradi e MarcoMilani

Raffaella Ridolfi:

“..L’aliquota dell’addizionale comunale all’Irpef nella misura dello 0,8% . E’ la stessa aliquota degli anni precedenti. Anche in questo caso è al massimo e anche in questo caso, non è stato possibile abbassarla ha affermato il relatore. Noi abbiamo sottolineato che a Marradi, un’Irpef allo 0,8 incide prevalentemente sui cittadini e sulle famiglie della fascia intermedia, quella che era la piccola e media borghesia come si diceva una volta, ci sono ancora tante persone che stavano bene e erano agiate ed oggi fanno fatica, come si diceva dieci anni fa, ad arrivare a fine mese o addirittura alla terza settimana del mese quindi, quando si mette una aliquota del genere, bisogna tenere in considerazione questi dati macro economici proiettati sulle persone che si governano e si amministrano. Per questo, siccome riteniamo che si spremano troppo i marradesi rispetto alle capacità contributive votiamo contro anche su questo aspetto

contrari Siamo Marradi e Marco Milani

Sulla proposta di Bilancio Preventivo infine Siamo Marradi ha votato contro e Marco Milani si è astenuto

Nozze d’oro per Marisa e Lorando Ferracci: un traguardo importante.

ch3eg74cvenerdì 15 febbraio

Con grande gioia pubblichiamo la foto della Nazione che ritrae Marisa Bianchi e Lorando Ferracci in Piazza della Signoria dove hanno appena ricevuto il riconoscimento del Comune di Firenze per i loro 50° di matrimonio. A Marisa e Lorando gli auguri di tutta la redazione e del lettori di Marradi Free News ed un particolare abbraccio da Silva Raffaella e Rodolfo.

Forza Italia compie 25 anni: Conferenza Stampa delCoordinamentodi Marradi e Palazzuolo Sul Senio.

50562782_1309996579142566_4847570647435444224_ngiovedì 14 febbraio
Si è svolta nelle settimane scorse la Conferenza “Giù le mani dall’Italia che lavora e che produce” che ha visto impegnati gli azzurri di Marradi e Palazzuolo Sul Senio di cui molto volentieri pubblichiamo la Sintesi inviataci:
“A distanza di 25 anni dalla fondazione, anche il coordinamento di Marradi e Palazzuolo Sul Senio ha aderito all’iniziativa promossa dal presidente Berlusconi che ha indetto una giornata nazionale di mobilitazione e impegno civile.
Il 26 Gennaio è stata anche la giornata per ricordare e celebrare i 25 anni di attività del nostro movimento politico – . “Venticinque anni di attività politica, sempre incentrata su questioni concrete e sui reali problemi dei cittadini e del Paese”. silva
“A guidarci sono ancora, come nel 1994, gli stessi principi e le stesse buone idee di sviluppo e ottimismo; soprattutto ora, di fronte ad una stagione importante e decisiva con le elezioni europee e le amministrative di Palazzuolo Sul Senio, Forza Italia si dovrà evidenziare come protagonista, nel centro destra, dell’ alternativa al PD e all’incompetenza dei grillini mossi dall’invidia sociale e protagonisti di provvedimenti dannosi all’economia e allo sviluppo del Paese.
Il loro non è il reddito di cittadinanza ma il debito di cittadinanza, se il decreto dignità distruggeva posti di lavoro, gle effetti della manovra farà ancora peggio perchè distrugge la crescita. I grillini ed il governo giocano d’azzardo con i risparmi delle famiglie e con il futuro dei nostri figli, vogliono comprarsi il consenso per le elezioni europee con la paghetta di Stato creando assistiti di breve periodo e disoccupati di lungo periodo. Nulla di diverso se non per gli effetti ancor più devastanti degli ottanta euro renziani. Il reddito di cittadinanza favorisce il lavoro nero. Oggi l’italia è nelle mani di una forza politica ancor più pericolosa del PDS di Achille Occhetto. Oggi sono al governo del paese ideologie di sinistra vecchie assistenzialiste e stataliste che riportano agli anni ’70. Forza Italia in vista delle prossime elezioni comunali a Palazzuolo Sul Senio sosterrà, insieme a tutto il centro destra, la lista civica, alternativa al Pd, Palazzuolo Viva.

Silva Gurioli, Mauro Ridolfi, G.C. Baldassarri

Quella di centro destra una opposizione che stimola e controlla: interrogazioni e odg di SiAmo Marradi.

raffaellagiovedì 14 febbraio
Gli esponenti di SiAmo Marradi, Raffaella Ridolfi, Giulio Bassetti, Alessandro Brasino e Mauro Ridolfi, hanno presentato due proposte di ordine del giorno al sindaco, Tommaso Triberti.

O.d.g: Venezuela
Il primo riguarda una richiesta d’impegno per i nostri connazionali residenti in Venezuela (dove vivono circa due milioni di italiani oriundi, cioè con discendenza italiana ma cittadini venezuelani, e 142 mila emigrati iscritti all’Aire).

Data la profonda crisi economica del Paese sudamericano, molti tra gli emigrati italiani stanno richiedendo ai consolati e alle ambasciate la cittadinanza del nostro paese. Purtroppo la mancanza di risposte da parte del Governo italiano non permette di rispondere alle richieste. Quindi, i rappresentanti del consiglio comunale di Marradi chiedono al governo di affrontare tempestivamente il dramma umanitario.
Sì alla Tav
Il secondo OdG riguarda, invece, l’appoggio dei suddetti consiglieri al progetto TAV. In questo testo, si sottolinea l’importanza che l’Unione dei Comuni del Mugello (e con essa l’intera Regione Toscana) ribadiscano l’importanza che la realizzazione dell’Alta Velocità ha per l’economia italiana. Richiedono, dunque, al governo nazionale di mettere in atto tutte le risorse possibili per terminare la TAV in tempi rapidi.

Interrogazioni
La lista SiAmo Marradi ha presentato due interrogazioni in merito alla piscina comunale. Nella prima si chiede conto di ‘ritardi e inadempienze’ nei lavori di ammodernamento e di adeguamento di bagni e spogliatoi e bar della piscina (interrogazione lavori piscina comunale).

Nell’altra si chiede conto della revoca dello scioglimento anticipato della convenzione con la Pro Loco e della revoca della gestione della piscina per il 2019 (Interrogazione revoca gestione).

Si legge in un’interrogazione presentata dalla lista SiAmo Marradi (consiglieri Raffaella Ridolfi, Giulio Bassetti, Alessandro Brasino e Mauro Ridolfi):

Premesso: che nel novembre scorso, a mezzo stampa, il Sindaco comunicava l’approvazione, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, del piano pluriennale degli interventi sugli impianti sportivi; che il piano, finanziato dal Fondo Sport e Periferie, prevederebbe un investimento di 179.820
euro a carico dello Stato e 20.000 a carico del Comune di Marradi; che l’intervento consisterebbe nell’adeguamento statico e la riqualificazione della tribuna, compresa la rimozione del tetto in eternit, accessi rinnovati con la realizzazione di un
percorso facilitato per disabili ed il rifacimento dei servizi igienici, la realizzazione di un nuovo locale, la nuova illuminazione a Led per le torri faro e l’impianto di irrigazione automatizzato;
che la rimozione della copertura in eternit e l’abbattimento delle barriere architettoniche appaiono molto opportune ed urgenti;
che il progetto per accedere al finanziamento è stato presentato nel 2017

Il gruppo consiliare SiAmo Marradi ha redatto una nuova interrogazione sui lavori in Via Cesare Battisti (Archiroli), a firma dei consiglieri Raffaella Ridolfi, Giulio Bassetti, Alessandro Brasino e Mauro Ridolfi. Scrivono:

Premesso: che con una precedente interrogazione dell’ottobre 2018 avevamo denunciato ritardi ed inadempienze nei lavori agli Archiroli; che in particolare sottolineavamo, in occasione della risposta del Sindaco, attaverso l’intervento del Consigliere Giulio Bassetti, che persistevano infiltrazioni d’acqua evidenti ed i lavori di asfaltatura realizzati dall’Unione dei Comuni erano incompleti;
che rispondendoci il sindaco, come contenuto nella delibera 77 del 12 novembre 2018, conveniva ed ammetteva la fondatezza di quanto da noi evidenziato ed il persistere di scarichi e/o infiltrazioni improprie nell’area, rassicurando, nel contempo, di aver ricevuto l’impegno che il privato responsabile dell’infiltrazione avrebbe provveduto all’intervento entro la fine di novembre in quanto la captazione delle infiltrazioni non erano oggetto dell’intervento effettuato da Hera; che l’Unione dei Comuni, titolare del finanziamento, dell’appalto e dell’esecuzione dei lavori in via Cesare Battisti fino al momento della consegna al Comune di Marradi, in risposta ad una interrogazione del consigliere Mauro Ridolfi, in data 4 dicembre 2018 affermava testualmente: “i lavori per il Comune di Marradi erano stati calendarizzati a partire dal mese di ottobre 2018, così
come realmente avvenuto. Attualmente i termini contrattuali per l’esecuzione non sono conclusi, quindi le lavorazioni, seppur eseguite nella quasi totalità, non sono state ancora collaudate e
quindi non ancora prese in carico dall’Ente.” Il contratto con l’impresa appaltatrice prevede che la ditta provvederà a ripristinare eventuali difformità e/o difetti esecutivi opportunamente segnalate e contestate dalla Direzione Lavori.

Interrogano il Sindaco per conoscere se il privato ha provveduto ad effettuare i lavori entro la fine di novembre, se l’Unione dei Comuni ha terminato, collaudato e consegnato i lavori al Comune di Marradi, e del caso quali difformità e o difetti esecutivi sono stati segnalati e contestati dalla Direzione Lavori e quando avverrà l’eventuale ripristino.

Commissariamento Forteto, Mugnai “Vinta una battaglia iniziata sei anni fa. Questo sarà un buon Natale”.

Stefano Mugnai

Stefano Mugnai

domenica 23 dicembre Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo:

Commissariamento Forteto, Mugnai “Vinta una battaglia iniziata sei anni fa. Questo sarà un buon Natale”.

“Quando nel gennaio 2013, contro la volontà della maggioranza di sinistra e con il biasimo del Presidente del Consiglio regionale della Toscana, che ci redarguì, prima per lettera e poi in Aula, per esserci occupati troppo del Forteto, presentammo la relazione della prima commissione d’inchiesta sul Forteto, quella che per prima e contro tutti, racconto’ cosa fosse per davvero tale comunità, chiedemmo subito il commissariamento della cooperativa perché era evidente come quella realtà economica fosse controllata dalla comunità/setta. E lo facemmo non solo per un senso di giustizia, ma anche per garantire un futuro ad una realtà aziendale che, seppur cresciuta e prosperata anche sul dolore e sulla sofferenza, oggi rappresenta una ricchezza per il territorio, a condizione però che sia definitivamente staccata dal controllo della setta guidata dal “Profeta” Rodolfo Fiesoli, l’Orco del Forteto”. Questo il commento alla notizia del commissariamento della cooperativa Forteto da parte dell’On. Stefano Mugnai, vice capogruppo di Forza Italia alla Camera, che di quella commissione d’inchiesta regionale fu il Presidente.
“Ci sono voluti sei anni – conclude Mugnai -. Sei anni di battaglie, dapprima molto difficili e solitarie, poi quando divenne più facile prendere posizione contro il sistema Forteto, accompagnati da nuovi zelanti seppur tardivi compagni di viaggio, ma alla fine ci siamo arrivati. Era un dovere che avevamo con le tante, troppe vittime del Forteto. Occorre però chiarire un concetto: questo non dovrà essere un commissariamento finalizzato alla liquidazione dell’azienda, ma al suo rilancio. Rilancio che passa inevitabilmente dal taglio di ogni linea di controllo o condizionamento fra la setta e la governance della cooperativa.”.
“Credo, no sono convinto, che sulla vicenda Forteto, dal 2012 in poi, la politica abbia saputo scrivere una bella pagina. Una pagina di coraggio e di verità che permette, anche se solo in parte, di emendare 30 anni di collusioni e di colpevoli negligenza. Adesso il mio pensiero va alle vittime incontrate ed ascoltate in questi anni… beh, ce l’abbiamo fatta. Questo sarà un buon Natale, un Natale speciale”

Forza Italia nell’Unione dei Comuni e SiAMOMARRADI impegnano l’Unione dei Comuni del Mugello ed il Comune di Marradi a promuovere iniziative di solidarietà ad Asia Bibi

asia-bibivenerdì 23 novembre
Nove anni fa, il 19 giugno 2009, la pachistana Asia Bibi, donna cattolica di poverissima condizione sociale, madre di cinque figli veniva arrestata con l’accusa pesantissima di blasfemia e quindi condannata a morte per impiccagione solo perché, essendo cristiana, non poteva portare il recipiente con l’acqua utilizzata per dissetare le lavoratrici di fede islamica.
I tribunali di primo e secondo grado avevano sentenziato la condanna a morte di Asia Bibi sotto la pressione di gruppi fondamentalisti. A fine ottobre la Corte suprema del Paese ha annullato la pena capitale per la donna cristiana (rimasta quasi dieci anni in prigione, di cui otto nel raggio della morte).Il Pakistan è in preda a violente proteste fomentate da fondamentalisti radicali, in particolare dal partito musulmano estremista Tehreek-e-Labaik, con tanto di espliciti inviti all’uccisione dei giudici che hanno osato assolvere la “blasfema”. Solo dopo che il governo attraverso il ministro degli Affari religiosi ha  annunciato e garantito ai fanatici di Tehreek-e-Labaik che non avrebbe permesso ad Asia Bibi di lasciare il Pakistan fino a quando la Corte Suprema non riesaminerà il suo verdetto di assoluzione, i tumulti si sono placati per riprendere, però, l’8 novembre, non appena è circolata la notizia che la donna era stata fatta uscire dal carcere
La famiglia di Asia Bibi denuncia di essere divenuta oggetto di una vera e propria caccia all’uomo in Pakistan, con tanto di bande di “vigilantes” estremisti islamici che girano con le foto dei diversi membri per scovarli e vendicarsi su di loro per l’assoluzione della bracciante accusata di “blasfemia”. Su questi gravi fatti i Consiglieri di Forza Italia nel Consiglio dell’Unione dei Comuni: Mauro Ridolfi e Giulio casare Baldassarri ed i consiglieri della opposizione di centro destra nel Consiglio Comunale di Marradi esprimono in un ordine del giorno solidarietà ad Asia Bibi alla sua famiglia e a tutti i cristiani perseguitati ed impegnano i vertici istituzionali, la Regione ed il Governo a promuovere iniziative a sostegno di Asia Bibi, pakistana, madre di 5 figli, cristiana, condannata a morte per blasfemia, e a promuovano iniziative efficaci di concreta solidarietà nei confronti dei cristiani perseguitati nel mondo per motivi religiosi, per la tutela e la promozione dei diritti umani e perché si possa dare adeguata attenzione a questa drammatica vicenda.

L’Ospedale del Mugello diventa un caso in Regione. Marchetti (FI) le promesse a Marradi nel 2007 e nel 2018

554649_381581761890781_2035590781_n-2mercoledì 31 ottobre
riceviamo e pubblichiamo
Interrogazione del Capogruppo di Forza Italia Maurizio Marchetti
«Prospettive certe per la maternità e cronoprogramma ristrutturazioni
La situazione così com’è adesso è inaccettabile»

«Certezze sul futuro della maternità, cronoprogramma degli interventi di ripristino di condizioni decorose negli ambienti di cura e degenza, dettaglio su come e se sono stati spesi gli investimenti promessi prima con il piano di riqualificazione del 2007, poi con il Circuito della Salute del 2017, per altro tutte operazioni annunciate a pochi mesi da tornate elettorali che coinvolgevano anche comuni del Mugello. Così è una presa di giro per le persone, e anche per i nuovi cittadini che si trovano a nascere tra la ruggine»: è in sostanza questo ciò che il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti chiede alla giunta regionale con un’interrogazione a risposta scritta appena depositata e innescata dal carente stato strutturale ricostruito dalle cronache locali e attraverso segnalazioni dei cittadini della zona.
L’ospedale di Borgo San Lorenzo diventa quindi adesso un caso regionale: «Proprio così», spiega l’esponente regionale di Forza Italia. «Sono pronto a farne un caso in senso materiale, perché che in una regione civile come è la Toscana ospedali privi di climatizzazione e zanzariere, con infissi che lasciano passare freddo e caldo favorendo l’ammalarsi, più che il guarire, e addirittura la ruggine nei bagni non è una situazione accettabile. E il caso voglio che sia anche politico, perché nella mia ricognizione ho trovato annunci per investimenti milionari sia nel 2007 proprio per la riqualificazione dell’ospedale, e guarda caso a primavera 2008 Marradi andava al voto, sia nel 2017 entro un’operazione d’area che però avrebbe dovuto avere come nodo di partenza e centrale l’ospedale borghigiano, e anche in quel caso nella primavera 2018 Marradi andava al voto».
Le cifre sugli investimenti annunciati non erano spiccioli: «Nel 2007 si parlò di 13 milioni e mezzo di euro per l’ospedale, e nel 2017 – illustra Marchetti – di quasi 32 milioni di euro. Che fine hanno fatto quei soldi? Quali interventi sono stati effettuati e quali sono ancora da realizzare, e con quali tempi, progetti, pianificazioni? Fuori le carte e i dati, basta prendere in giro la popolazione». Anche sul dubbio che il Mugello si veda sfilar via la maternità Marchetti incide: «Ho chiesto i dati sui parti, col dettaglio sui cesarei, dal 2013, ovvero prima della riforma sanitaria Rossi-Saccardi, ad oggi. E le prospettive per l’attività. Sono proprio curioso, resto in attesa». Attesa che dovrà esaurirsi, da regolamento, nel giro di 60 giorni con risposta scritta.

Mattia: un campione di livello nazionale ed internazionale

Mattia Moretti

Mattia Moretti

lunedì 15 ottobre
Torniamo ad occuparci del giovanissimo pilota mugellano Mattia Moretti, il giovanissimo campione marradese di Easy Kart classe 100. Con i risultati conseguiti nel 2018 Mattia si laurea fra i campioni nazionali ed internazionali: si è infatti classificato 2° nel campionato italiano di easy Kart, 2° nella talent drive della easy Kart e quinto nella recente gara internazionale di Siena. A Mattia la redazione del nostro giornale che lo segue costantemente invia le più vive congratulazioni.

Per un giorno Marradi torna ad essere capitale culturale e la cerimonia della Premiazione della V edizione del Premio “Dino Campana” on line diventa un omaggio straordinario a Dino Campana e ad Enrico Consolini.

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Dopo Michele Toriaco, nel 2014 alle Giubbe Rosse e Elena Faralli nel 2015 a Palazzo Panciatichi Firenze, G.Battista Zambelli a Brisighella nel 2016 e Giulia Berti nel 2017 a Villa Pecori Giraldi Borgo San Lorenzo, il testimone è passato a Marradi a Emanuela Dalla Libera vincitrice dell’edizione del 2018.
Pubblico attento e numerosissimo, poeti intervenuti da molte città, interventi di alto profilo, alla giornata conclusiva del Premio Nazionale letterario, “La Poesia ci salverà”. Fra i presenti insieme ai vincitori: Emanuela Dalla Libera, Ubaldo Bitossi e Grazia Ciampaglione, la vedova di Enrico Consolini, Nara ed i nipoti Federico e Fiorenza, il sindaco di Marradi Tommaso Triberti e l’assessore alla cultura Vittoria Mercatali. Dopo l’introduzione ed il saluto della Presidente del Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”, Mirna Gentilini è stato il Presidente della Giuria, Rodolfo Ridolfi, a tracciare il ricordo di Enrico Consolini, in occasione del trentesimo anniversario della sua scomparsa che coincide con il 30° anniversario da quando a Marradi si costituì il 26 novembre, promosso da Enrico Gurioli, il comitato fondatore del Centro Studi (Presidente Franco Scalini) che il 28 dicembre del 1988 approvò lo Statuto che il sindaco Ridolfi aveva scritto e che fu recepito con l’atto costitutivo redatto dal notaio Giannantonio Pennino e registrato in Rimini il 24 marzo 1989.commemorazione-consolini
Nel suo intervento Ridolfi ha detto fra l’altro: ciampaglione-buona
“Enrico rimarrà, per tutti noi, una grande ed indimenticabile figura di intellettuale, uno studioso attento ed appassionato di Dino Campana a cui Marradi deve l’idea e la realizzazione del Premio letterario e tante altre iniziative culturali che lo fanno ricordare per la sua passione civile, per la sua riconosciuta intelligenza e per il suo impegno di Sindaco.
Nel passato, da Presidente del Centro Studi Campaniani mi feci promotore della iniziativa editoriale di ripubblicare, in occasione del decimo anniversario della morte di Enrico, “Pancreas” Fantasie cosmiche , il lavoro giovanile di Consolini. Quella ristampa conteneva anche cinque importanti fogli inediti di poesie e prose di Enrico che la moglie Nara ci mise a disposizione. I fogli, scritti nel periodo 1984-1988, sono pagine letterarie e poetiche di ottima fattura e grande valore ed interesse, si ricollegano, in una armonica continuità artistica e letteraria, a Pancreas, ma sono anche la testimonianza della ulteriore maturazione della sensibilità dell’autore, della sua attenta conoscenza, dell’animo umano e dei sentimenti, del suo grande amore per la cultura e della sua compiuta visione del mondo. E’ sempre Campana il crocevia, quasi ossessivo, di Consolini che, meglio di ogni altro, sente ed interpreta quasi teatralmente. In Pancreas, chi ha conosciuto l’autore, ritrova la sua sottile ironia, le sue straordinarie doti oratorie e le contaminazioni culturali di Campana e di Whitman.
Pancreas fu ed è un importante e prezioso documento “marradese” da conservare gelosamente.gibin-2018
ll Sindaco Enrico Consolini, è stato, come Assessore alla cultura, un vero campione. Alla marradesità innata, al suo orgoglio di condividere l’aria, la luce, l’acqua ed il paesaggio che avevano ispirato Dino Campana, univa una conoscenza ed una cultura profonda che, insieme all’amore per la poesia, la letteratura, l’arte e la filosofia, ne facevano un intellettuale a tutto tondo.bejor
A Consolini sindaco Marradi deve, fra le tante iniziative culturali, quelle straordinarie del 1985 in occasione del centenario della nascita di Campana, che contribuirono a farci conoscere in Italia e nel mondo. Sul piano internazionale è Consolini che realizza l’incontro storico con la delegazione cinese guidata dal Sindaco di Nanchino e l’avvio della procedura del gemellaggio con la Francia che Enrico, insieme a Silva Gurioli, aveva immaginato con il Comune di Mézières città natale di Arthur Rimbaud. Il suo Premio letterario coinvolse importanti poeti, letterati, registi, attori studiosi e giornalisti di caratura nazionale ed internazionale. Ci piace ricordare il regista Sergio Miniussi che realizzò per la RAI un filmato memorabile, Giorgio Albertazzi, Paolo Pitagora, Anna Proclemer, Arnoldo Foà, Piera Degli Esposti, Mario Maranzana, Ugo De Vita, Bruno Zanin, Ugo Maria Morosi e fra gli scrittori e i giornalisti: Mario Luzi, Giorgio Luti, Aldo Rossi, Antonello Trombadori, Sebastiano Vassalli, Giorgio Saviane, Renzo Ricchi, Claudio Angelini, Giovanni Turchetta, Gabriel Cacho Millet, Claudio Marabini, Ruggero Orlando, Fiorenza Ceragioli, ed ancora lo psichiatra Agostino Pirella, il regista Luigi Faccini e tanti altri. Marradi in quegli anni visse una stagione assai felice di rilancio, di progettazione e realizzazione di infrastrutture e di ripresa turistica. Consolini volle il nuovo monumento ai Caduti affidandolo allo scultore Caetani ed il cenotaffio per Dino Campana al Cimitero Comunale, vicino al quale abbiamo voluto fosse collocata la tomba di Enrico scomparso tragicamente nel settembre del 1988.bitossi
Era nato a Marradi in Via Tamburini il 29 marzo del 1945 da Maria Parrini e Renato Consolini; aveva frequentato le scuole elementari nell’edificio dove ci troviamo e l’avviamento professionale al “Lazzaretto”; si era diplomato all’Istituto agrario di Imola per poi conseguire la laurea in sociologia all’Università di Urbino nel luglio 1972 con una tesi sul “Sindacalismo rivoluzionario di Arturo Labriola” discussa con il Prof. Luciano Pellicani. Da buon dirigente regionale del Partito Socialista di Craxi andava fierissimo della sua tesi e del suo relatore.
Ottimo disegnatore, famosi i suoi cavalli a matita, e straordinaria penna, fine dicitore con intonatissima e perentoria voce ci ha lasciato troppo presto. Il suo Pancreas lo scritto giovanile che Enrico fece stampare nel 1970, quando aveva appena 25 anni, è una importante testimonianza della sua personalità e contiene forti i segni delle sue radici, l’attaccamento alla famiglia e a Marradi. Mi ha sempre colpito in Pancreas “mio padre e mia madre” nella parte in cui Enrico chiosa le parole dolcissime di Garaudy “La morte è amore, l’amore che si prova quando stiamo per perdere il padre e la madre…” E dunque l’amore è perdita, perdita irreparabile dell’amore, anche senza coraggio
Per questi motivi ci è sembrato opportuno dedicargli la V^ edizione del Premio “La poesia ci salverà”
Con Enrico Consolini, avevamo parlato e progettato di costruire un Centro Studi Campaniani ed oggi, dopo trent’anni di attività, siamo orgogliosi di aver realizzato, in sua memoria, questa istituzione culturale di prestigio internazionale dove respiriamo parte del suo animo e della sua vita”. premiati
All’intervento di Ridolfi, prima della Premiazione dei vincitori, si sono uniti Massimo Scalini, Pape Gurioli, Giancallisto Mazzolini, Gianna Botti, Barbara Betti e Riccardo Monopoli che ha letto da Pancreas la lirica “mio padre e mia madre”.
Con la canzone: “Ladra Poesia”, interpretata da Francesco Bejor, nipote di Mario Bejor autore nel 1943 del libro “Dino Campana a Bologna 1911-1916”, è calato il sipario sulla Premiazione.
La giornata marradese si è protratta nel pommeriggio con la presentazione del libro “L’universo mondo dei canti Orfici” e altri studi di Costanza Geddes da Filicaia.

La vita quieta di Emanuela Dalla Libera vincitrice del Campana on Line 2018

sabato 29 settembreemanuela-dalla-libera

La vita quieta
A passo di farfalla vivo il tempo
che mi aspetta. Non mi opprime più
la fretta di arrivare, né la brama
tra le mani di ogni scampolo di vita.
E pure non vorrei tornare nel guscio
di giorni già richiusi, né sull’uscio
di lusinghe riaffacciarmi dileguate.
Vivo spazi sospesi sopra un cielo
che doglie non conosce,
sento vano il sogno di ogni gloria,
quasi esuvia risucchiata
dalle angosce dentro muri polverosi
dove inerme ogni immagine si sbreccia
e tra soffici preludi scioglie l’ombra
la penombra del dolore. Non ho pesi
sulle spalle, li ho sepolti tra i sopori
degli eventi ammutoliti, nelle pagine
annerite in cui muore la memoria,
in paludi dove affoga l’illusione.
Solo porto dentro gli occhi un vuoto
vergine di attese, come piuma
spensierata su cui volo, lieve lieve,
come ali di farfalla dentro l’aria.

Forteto: “quella comunità-setta era l’antro dell’orco…”

fortetomercoledì 26 settembre
Il Vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera Stefano Mugnai ricorda
 
Il nostro lavoro d’inchiesta di allora venne svolto in un clima ostile da parte della sinistra e in particolare del Pd, nel più totale isolamento umano, politico e istituzionale. Tuttavia, ascoltate le vittime di quegli orrori, a noi è sempre stato chiaro da che parte stava la verità. L’abbiamo sostenuta, voluta, cercata, perseguita, conosciuta. I pronunciamenti giudiziari non sono che conferme, ma per quelle vittime hanno oggi il valore morale del riconoscimento della verità».
«La nuova condanna comminata oggi a Rodolfo Fiesoli dal Tribunale di Firenze nel processo stralcio per abusi su uno dei minori affidati all’interno del Forteto non rappresenta che un ulteriore tassello a conferma del mosaico tristemente ricostruito negli ultimi anni a partire dal lavoro della commissione regionale di inchiesta che ho avuto l’onore e l’onere di guidare durante il mio mandato nell’Assemblea della Toscana, ovvero che quella comunità-setta era l’antro dell’orco, e l’orco era Fiesoli»: questo il commento con cui il Vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera Stefano Mugnai riflette sulla sentenza appena emessa dai giudici fiorentini nell’ambito del processo stralcio per violenza sessuale su un minore. Fiesoli, che al Forteto si faceva chiamare ‘Il Profeta’, della comunità di Vicchio del Mugello era il leader indiscusso: «Le violenze e gli abusi in quella comunità erano la regola, la pratica diffusa. Tutti gli adulti, lì, erano vittime e aguzzini manipolati dal burattinaio Fiesoli».
«La verità drammatica che ricostruimmo nel 2012 durante la prima Commissione regionale d’inchiesta, che si rivelò sovrapponibile al castello accusatorio cui era giunta la procura fiorentina il quale sarebbe poi stato validato dai giudici – afferma Mugnai – oggi trova ulteriori conferme. Non ci sorprende.

EMANUELA DALLA LIBERA CON “LA VITA QUIETA” SI AGGIUDICA IL “CAMPANA” 2018

locandina genetliaco.inddlunedì 24 settembre

Emanuela Dalla Libera con l’opera “La vita quieta” vince il “Campana on line” 2018
Si svolgerà a Marradi, il 29 settembre prossimo la cerimonia di Premiazione dell’edizione 2018 del Concorso Nazionale ispirato a “Dino Campana” dal titolo “La Poesia ci salverà…” dedicato al grande Campaniano Enrico Consolini nel trentesimo anniversario della scomparsa.
emanuela-dalla-liberaE’ Emanuela Dalla Libera con l’opera “la vita quieta” la vincitrice del premio per il 2018.
Nata a Vicenza dove è stata docente di scuola superiore. Per ragioni familiari ha viaggiato e vissuto spesso all’estero ( soprattutto in India e negli Stati Uniti), fino al suo trasferimento in Maremma dove trascorre attualmente gran parte dell’anno e dove ha iniziato a dedicarsi alla poesia. Ha ottenuto premi e riconoscimenti in vari concorsi nazionali di poesia. Ha pubblicato una raccolta di testi poetici dal titolo “ Lo sguardo altrove “ edito da Gilgamesh che è risultato finalista al premio Marcel Proust 2018.
Secondo classificato Ubaldo Bitossi con la sua lirica “I Falò di Castellammare”. Medico a Careggi nato a San Mauro a Signa (FI) il 26 novembre 1958 che vive a S.Casciano in Val di Pesa (FI) con la sua numerosa famiglia. Organista, fin dall’adolescenza si è dedicato alla poesia. Al suo attivo numerose pubblicazioni sta per pubblicare la raccolta “Appunti di Viaggio (Dal Libro di Bordo di un Cavaliere Navigante)” in cui compare a prologo la poesia “I Falò di Castellammare”.
Terza con “Mondi Riuniti” un’altra poetessa Grazia Ciampaglione nata a Milano che vive a Modigliana. Madre di 6 figli, e nonna di 3 nipoti. Informatica per 30 anni. Insegnante di scuola dell’infanzia da 6 anni. Catechista e animatrice in parrocchia. Scrive poesie da quando era adolescente.
Conquistano la menzione ed il diploma: “La Lontananza” Eleonora Ronconi; “Il riflesso dell’anima” Lucio Gibin; “Preghiera” Claudio Mecenero; “Passeggiata in Collina” Anna Maria Bondi; “Bruno e Rosalba” Franco Casadei; Mare Nostrum” Paola Maccioni; menzione anche per Paolina Pini “La farfalla Bianca; “Claudia Sartoni “Felicità”; Elisabetta Zambon “Nuova Primavera; “Ettore Povia “Poesia Libera”; Eugenia Qirjoko “Empatia”; Patrizia Socci “Comparse”; Martina Cappelli; “Paura di Perdere”; Paola Tassinari “La Gratitudine”; Paola Carmignani “Di fiore in fiore”.
Nel 2014 il premio se lo era aggiudicato Michele Toriaco, nel 2015 Elena Faralli , nel 2016 G.Battista Zambelli e nel 2017 Giulia Berti.

Una nuova stella dello sport mugellano: Mattia Moretti campione dell’EasyKart nella classe 100.

Il podio di Adria al centro il vincitore Mattia Moretti.

Il podio di Adria al centro il vincitore Mattia Moretti.

giovedì 6 settembre
Mattia Moretti, il giovanissimo campione marradese di Easy Kart classe 100, dopo aver trionfato con il suo Kart n.204 ad Adria dove partiva in seconda fila, parteciperà, per la gioia dei suoi fans, domenica 30 settembre a Siena alla prova decisiva per l’assegnazione del titolo finale prima della International Grand Finals che si disputerà sempre a Siena il weekend successivo. Con i risultati conseguiti Mattia Moretti scrive a pieno titolo il suo nome fra le eccellenze sportive marradesi e mugellane.

R.R.

Il 20 agosto il Centro Studi “Enrico Consolini” racconta il viaggio di Campana a Buenos Aires

isgiovedì 16 agosto
Si concludono a Marradi,lunedì 20 agosto alle 21.00 nella antica Corte delle Domenicane le “Tre giornate per Dino Campana”, evento organizzato dal Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” come ogni anno in occasione del 20 agosto anniversario della nascita del Poeta. Le iniziative prevedono a Firenze un concerto a lui dedicato e proseguono a Faenza con un percorso guidato nei luoghi più cari a Campana.
Anno importante il 2018 perché è l’anno in cui a trent’anni dalla morte di Enrico Consolini i suoi amici organizzano sotto l’impulso di Enrico Gurioli con l’Amministrazione del sindaco Rodolfo Ridolfi che predispone la bozza di Statuto la nascita del Centro che formalmente inizia la sua attività nel 1989. Il Centro Studi “Enrico Consolini” presieduto in questi trent’anni da Franco Scalini, Rodolfo Ridolfi, e Mirna Gentilini si è imposto a livello nazionale ed internazionale per la sua attività di studio e di ricerca come una delle Istituzioni più prestigiose fra quelle che si dedicano a Dino Campana ed ha spesso ospitato spettacoli con interpreti d’eccezione.
Il tema che il Centro propone quest’anno si collega al viaggio in sud America che , secondo le testimonianze del fratello Manlio e del cugino Lello Campana, il poeta compie nel 1908, precisamente 110 anni fa.
Nel registro passaporti del Comune di Marradi risulta che il 7 settembre fu rilasciato a Campana Dino, professione scrivano, un passaporto per Buenos Aires, ma non esiste nessun documento che ne provi l’effettiva partenza. Tra i grandi scettici del suo viaggio ci fu Ungaretti che negò risolutamente questa possibilità.
Al momento nessun biografo di Campana ha trovato prove certe, tuttavia il poeta ricorda nei Canti Orfici questa esperienze in ben quattro testi : Viaggio a Montevideo, Dualismo ( lettera aperta a Manuelita Etchegarray), Passeggiata in tram in America e ritorno, Pampa.
Negli anni di internamento nel manicomio di Castelpulci Campana ne parla allo psichiatra Carlo Pariani che pubblica l’intervista dalla quale veniamo a sapere che andò a Buenos Aires, si spostò al centro dell’Argentina sino alle Ande, svolgendo vari mestieri: suonò il piano nei bordelli, il triangolo nella Marina argentina, fece il poliziotto, il pompiere, il portiere e lo sterratore nella Pampa sterminata.
Ci sembra improbabile che si sia inventato tutto, dato che nei suoi testi mescola ricordi, emozioni e sogni, ma partendo sempre da un dato oggettivo . Comunque per saperne qualcosa in più abbiamo invitato Barbara Betti che sta svolgendo un’indagine sulla rotta Genova Buenos Aires e che ci racconterà la ricostruzione , secondo lei, di questo viaggio.
Il racconto si immerge nel “mondo – madre” del Tango argentino e grazie alla collaborazione di Riccardo Centazzo, uno dei fisarmonicisti più quotati nel panorama internazionale, saremo condotti nelle origini e nelle pieghe dell’anima di un mondo libero dove Campana aveva immaginato la nascita di un uomo nuovo .
Una serata che consentirà agli intervenuti di ripercorrere con Campana la rotta Genova- Buenos Aires, di ascoltare un racconto pieno di curiosità con riferimenti a marradesi, a conoscenti di Campana e a personaggi del mondo artistico e politico dell’epoca ed infine di sentire la voce fascinosa dell’Argentina con tutta la fisicità del tango.

Il gruppo di Forza Italia nell’Unione Montana dei Comuni del Mugello avrà due Consiglieri Mauro Ridolfi e Giulio Cesare Baldassarri

mercoledì 1 agosto
ridolfi-baldassarri-gurioliRiceviamo da Forza Italia Mugello e pubblichiamo il seguente:
Comunicato Stampa: Il gruppo di Forza Italia nell’Unione Montana dei Comuni del Mugello avrà due Consiglieri Mauro Ridolfi e Giulio Cesare Baldassarri

Si è svolta la seduta del Consiglio dell’Unione Montana dei Comuni del Mugello Martedì 31 Luglio 2018 a Borgo San Lorenzo L’ordine del giorno prevedeva la Surroga e convalida del Consigliere rappresentante del Comune di Palazzuolo sul Senio nel consiglio dell’Unione Montana dei Comuni del Mugello e la Presa d’atto e convalida dei rappresentanti del Comune di Marradi nel Consiglio dell’Unione Mugello; Giulio Cesare Baldassarri surroga Mauro Ridolfi che rappresentava la minoranza di Forza Italia nel Comune di Palazzuolo e che aveva rassegnato le dimissioni per candidarsi al Comune di Marradi dove è stato eletto e successivamente votato come rappresentante di minoranza del Comune di Marradi. Forza Italia avrà così due consiglieri nell’Unione dei Comuni del Mugello G.C. Baldassarri e Mauro Ridolfi che continuerà ad essere il capogruppo degli azzurri. All’insediamento dei due consiglieri azzurri era presente anche la Vice Coordinatrice Provinciale di Forza Italia Silva Gurioli.

Tre iniziative per Dino Campana

locandinadomenica 29 luglio

Il 660esimo anniversario della Battaglia delle Scalelle di Marradi. Accadde ieri

56_thumb-300x20925 luglio 2018

MARRADI – Ieri 24 luglio correva a Marradi l’anniversario, il 660esimo, dalla Battaglia delle Scalelle, una pagina scritta negli anni bui delle guerre e delle invasioni del tardo medioevo, datata 1358. Al “Passo delle Scalelle”, nei pressi di Campigno è stato eretto, nel 1931, un cippo in arenaria per ricordare quell’evento, quando gli abitanti locali distrussero la compagnia di ventura comandata dal Conte Lando che voleva scendere a predare il Mugello e le terre intorno Firenze.

scalelle
La storiografia locale ha spesso trascurato quell’evento. Quattro sono state le pubblicazioni che ne hanno fatto compiutamente menzione: una dell’abate Giovanni Mini, “La vittoria al Passo delle Scalelle presso Campigno” Castrocaro 1892; due del marradese Renato Ridolfi “Campigno La Battaglia delle Scalelle” del 1977 e ”Val D’Amone 24 luglio 1358 Cantata de Le Scalelle” Accademia degli Incamminati 2002; una del rontese Alfredo Altieri “La battaglia delle Scalelle Marradi 1358” edizioni Pagnini 2004.
BattagliaScalelle
Dal libro Val D’Amone di Ridolfi riportiamo qui alcune pagine: “Il sole è alto e l’afa assai pesante; le cicale friniscono noiose, i ranocchi son sempre infastiditi e per la mulattiera polverosa rumor di ferri, scalpiti e nitriti. Avanza la cavalleria: Ghigo del Cavalletto le conduce in avanguardia attento, sulla strada che monta a Le Scalelle. La Grande Compagnia per le balze del Lavane e Campigno cerca i castelli Vicchio e Dicomano per essere pronta a dilagar nel piano. Caldo è il mattino; l’aria par tranquilla. Passano i cavalli indisturbati: non c’è vita d’uomini e animali tra le balze, le forre, i boschi e i prati. Avanti, avanti il transito è sicuro. Avanti, compagnia luttuosa, chè il terror, la potenza ed il fracasso tengono libero il passo! E per la gola stretta, faticosa, si serrano le truppe rumorose, sudate, cariche di ferro, di bottino, delitti e presunzione. La strada sale, verso il cielo; il sole batte: è un luccicare intorno: raggi d’oro e d’argento. E vanno e vanno gli uomini: son cento, no, più di mille e ancora tanti. Par che la valle stretta a Gamberara non possa contenerli tutti quanti. E sempre vengon sotto, ansanti, chi ride, chi urla, impreca, canta, beve; chi si lamenta del piacer breve della sera avanti, chi spera di trovar nel Mugello donne amorose, vino e buon ostello. Già l’avanguardia è a Farfareta, guadagna il Corniolo isolato, scavalca l’Alpe verde alla faggeta. E’ in vista delle piane della Sieva. Il grosso di quei turpi masnadieri passa Cà di Rinieri a Valdimora. Arranca, maledice e si dibatte: la mulattiera è pregna di sudore! Davanti a tutti col cimiero in mano, la briglia abbandonata, il capitano sul suo bianco caval: Michele Lando grande signore. Venuto da Alemagna per predare e farsi più potente, batte i territori fiorentini per contrastar gli scudi di Perugia in guerra coi senesi e gli aretini. Segue la truppa tintinnante di ferri che fan aspra la salita. Ansimano le spade ed i cimieri nella polvere che copre l’orizzonte e la meta che ad arrivare indugia. Quei predoni forzano i sentieri dell’Alpe che s’apre nel Mugello. Cigolano i carriaggi in retrovia appena mossi da Biforco irato. Conte Broccardo messo a parar le spalle, rude e solenne ha dato il via. C’è sussultar di ruote e un tentennar di carri. Trasudano i muli scalpitanti, li frenano! I postiglioni frustano i trapele le bestemmie calano nel fondo. Oh, spettacolo immane, impressionante, giammai visto nel mondo! Si meraviglia il caldo sol dei cieli, il fior del rosolaccio e dello spino. I tamburi or sono alle Scalelle dove par che la strada sia men dura: si arrestano un momento a respirare, a tutto petto l’aria deliziosa, ma un rotolar di massi e di tronconi rompe la pace e cade sugli ignari. Rumor di tuono, paura e sgomento! La vendetta li ha colti a dieci, a cento, li spinge nelle forre e nel burrone; son cavalli, son fanti ed i cariaggi che precipitano in gran confusione. Urla, grida, bestemmie, imprecazioni, rumor di ferri disperati, tonfi. Vera tempesta con fulmini e tuoni! Disordine, ferite, gran spavento han reso timorosi gli spacconi che cercan scampo tra le macchie folte. Ma nel verde fogliame traditore altro sangue, altra morte, altro furore. I valligiani offesi, indemoniati, fanno lavar col sangue ogni sopruso. Pochi maschi, le donne ed i bambini battono, graffiano, spogliano i guerrieri così forti e potenti ancora ieri, ora tapini, deboli, in balia di due forche, una marra e la follia strappata alla miseria e alla pazienza da quattro o cinque spicci di violenza. Non si salva nessun, neppure il duce Michel Corrado di Landau il conte: disarcionato, sanguina la fronte, ferito e senza spada lo tengono prigione. Paura assai pesante tra le scorte che sbandate nei boschi e tra i dirupi cercan, fuggendo, scampo da quei lupi che senza tregua li vogliono a morte. L’acqua del torrente è fatta rossa del sangue di uomini e animali. La grande compagnia è sgominata e lacrima nei boschi pugnalata. Non riceve pietà: son fatte belve le donne nel cercar chi fugge: odio, rancore in ogni petto rugge. Cala la notte sopra l’ecatombe, si spegne ogni lamento dei feriti. La luna tinge bieca la vendetta che gode nel cantar della civetta”.

Dino Campana nei Canti Orfici scrive: “Ascolto: Le fontane hanno taciuto nella voce del vento. Dalla roccia cola un filo d’acqua in un incavo. il vento allenta E raffrena il morso del lontano dolore.

3 Luglio 1991 il sindaco Rodolfo Ridolfi ottenne per il Comune di Marradi la medaglia d’oro al merito civile per i sacrifici sopportati nell’estate del 1944. Marradi si fregia da ventisette anni della medaglia d’oro al merito civile.

Valdo Spini appunta la Medaglia d'oro sul Gonfalone di Marradi

Valdo Spini appunta la Medaglia d’oro sul Gonfalone di Marradi

Domenica 15 luglio
Neppure quando il Presidente della Repubblica mi ha insignito del titolo di Commendatore, al merito della Repubblica destinato a “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari.“ ho provato lo stesso orgoglio di quando da Sindaco ottenni la medaglia d’oro al merito civile per il Comune di Marradi.
Antonio Cassigoli, nel suo libro Marradi nella resistenza  del 1984 scriveva nella premessa: “…Marradi, risorta nel segno della libertà e delle riconquistate istituzioni democratiche…merita che la Nazione riconosca, anche ufficialmente e tangibilmente, questo suo sanguinoso, immane e doloroso contributo alla rinascita della Patria nel segno del sacrificio…” e continuava a pag 48 nel capitolo una medaglia per il gonfalone: “Tutti i sindaci che si sono avvicendati alla guida del Comune di Marradi dalla liberazione in poi (Pierino Zacchini, Mario Bellini, Antonio Cassigoli e poi ancora Mario Bellini, Goffredo Nannini, Giuseppe Tarabusi, Arturo Zambelli ed  Enrico Consolini.) si sono premurati  chi più chi con minore insistenza di richiedere un riconoscimento al Comune, in quanto tale, per le lotte, le sofferenze, le distruzioni, le morti, le deportazioni che funestarono il territorio marradese durante l’infausto e glorioso 1944…Ricordiamo, per tutte, la richiesta avanzata, il 4 dicembre 1970 dal sindaco on. Goffredo Nannini che il 27 gennaio 1972 rinnovava la richiesta.”. Il 1984 ricorreva il 40° anniversario della strage di Crespino ma il riconoscimento non ci fu nonostante le speranze.
Nel libro Testimonianze, ricordi dei comuni toscani del 1994 pubblicato dalla Regione Toscana si legge: “Per le vicende della guerra Marradi, unico Comune della Provincia di Firenze, ha ottenuto il 3 luglio 1991 la medaglia d’oro al merito civile”.
Valdo Spini e Rodolfo Ridolfi a Crespino

Valdo Spini e Rodolfo Ridolfi a Crespino

Quando fui eletto sindaco, nell’autunno del ‘88, dopo avere ottenuto un intervento finanziario del Ministero della Difesa a favore del Sacrario di Crespino, predisposi un dettagliato dossierche sottoposi al Governo ed alla Presidenza della Repubblica, ed ottenni, il 3 Luglio del ‘91, con decreto del Presidente della Repubblica, la Medaglia d’oro al merito civile per il Comune di Marradi con la seguente motivazione: “Piccolo centro attraversato dalla linea gotica, sopportava con fierissimo e dignitoso contegno spaventosi bombardamenti aerei e terrestri, subendo la distruzione della maggior parte del centro abitato e offrendo alla causa della Patria e della libertà il sacrificio eroico di quarantadue civili inermi, trucidati dalle truppe d’occupazione naziste”.
Sono passati settantaquattro anni da quella tragica estate del 1944 che ebbe come epicentro il territorio della piccola frazione di Crespino Sul Lamone. Marradi non dimentica e continua ad onorare i suoi martiri lo farà anche quest’anno. Ho riletto in questi giorni sulla pubblicazione “Marradi Capitale Culturale della Romagna Toscana” -1993 -quanto ebbi a dire, parlando a Crespino insieme al sottosegretario di Stato agli interni del governo Andreotti, Valdo Spini  “…I sacrifici di tutto il popolo marradese durante il terribile conflitto hanno raggiunto limiti inimmaginabili. La ritrovata libertà, il senso di responsabilità e la ripresa positiva del pacifico, quotidiano travaglio sono state premiate con alto riconoscimento di virtù civica.”
BIFORCO-300x218Il 17 luglio ‘44 a Monte Lavane gli alleati effettuarono un lancio di armi, munizioni e vestiario destinati ai partigiani che, attaccati da ingenti forze nazifasciste, ingaggiarono un duro combattimento di otto ore. Quello stesso giorno ed il giorno successivo, a Crespino, antico Borgo sorto intorno all’antica Abbazia vallombrosana di Santa Maria a Crespino sul Lamone, si consumò un’assurda tragedia. I nazisti si macchiarono dell’orrendo crimine di strage che non risparmiò neppure Don Fortunato Trioschi, arrestato insieme ai suoi parrocchiani e costretto a scavarsi la fossa prima di essere trucidato. I fatti sono da inquadrare nella recrudescenza nazista che in seguito alla caduta di Mussolini e all’8 settembre ’43 avevano fatto scattare “l’operazione Alarico” l’invasione e l’occupazione militare dell’Italia. Insieme a Don Trioschi, il 17 luglio, furono uccisi sul greto del Lamone, dove oggi sorge il sacrario, Luigi e Vittorio Bellini, Giuseppe e Lorenzo Ferrini, Giovanni Malavolti, Giuseppe e Guglielmo Nati, Angelo, Attilio Lorenzo fu Luigi e Lorenzo fu Pietro Pieri, Giuseppe Barlotti, Dante Chiarini, Pietro Tagliaferri, Ottavio Scarpelli, Luigi Vinci, Gherardo Visani, Adolfo Rosselli, Sante Bosi, Giulio Sartoni, Bruno Santoni e due persone non identificate. Abramo Tronconi fu fucilato a Fantino. Alfredo Beltrami, sua moglie Cecilia, e la figlia Lorena, furono fucilati il 17 luglio nel podere Il Prato con Alfredo Righini fucilato nell’aia. I Beltrami erano, padre, madre e sorella di Umberto il partigiano di cui Pietro Monti, detto Marconi, definito da Arturo Frontali, come il testimone che tutto ricorda della strage di Crespino, racconta: “Ha preso una bomba a mano e gliel’ha tirata (alla Croce Rossa) ed ha ucciso il tedesco ed insomma tutti e due, l’autista ed il ferito”. Il 18 luglio nel podere I Mengacci, di proprietà di Giovanni Buccivini Capecchi, i mezzadri, Francesco Botti, suo figlio Bruno diciassettenne, il quindicenne Pierino Caroli e suo padre Vincenzo, che era iscritto al partito fascista e che mostrò invano ai tedeschi la tessera, furono trucidati nonostante il disperato tentativo della coraggiosa mamma Palmira Gentilini Botti che, con le lettere dei figli militari in mano, cercava di far capire ai tedeschi che i suoi famigliari non c’entravano con i partigiani. Giuseppe Caroli e Adele Donatini furono fucilati al Cerreto di Fantino il 18 luglio come Dionisio Rossi. Carlo Quadalti contadino della Casa Nuova fu fucilato quello stesso giorno nel podere La Castellina dove si trovava per la mietitura a dare una mano ad Arturo Raspanti. La Wehrmacht aveva stabilito il proprio comando a Crespino, nella villa di Carlo Mazza, proprietario terriero della zona. I partigiani che operavano nell’area, ed ai quali erano associati i giovani renitenti alla leva repubblichina sbandati, erano quelli della 36^ Brigata Garibaldi Alessandro Bianconcini. Valeria Trupiano nel suo pregevole lavoro A sentirle sembran storielle Luglio 1944 La memoria della strage di civili nell’area di Crespino del Lamone del 2008 riporta quanto contenuto nel bollettino partigiano della Bianconcini datato Imola 21 ottobre 1945. Ventotto pagine consegnate alla Trupiano dall’ex partigiano Bruno.
 Marradi 1944 ponte GrandeIl bollettino, con la relazione ufficiale, contiene il diario delle azioni e dei sabotaggi giornalieri operati dalla brigata, gli spostamenti, le imboscate, le catture ed uccisioni di nazisti e spie fasciste, gli attacchi e le uccisioni di partigiani e di civili da parte dei tedeschi. A proposito della giornata del 17 luglio tra le varie azioni partigiane realizzate nel territorio viene descritta la seguente “Elementi misti delle compagnie di Paolo e di Marco attaccano il traffico sulla strada Faentina. Un automezzo tedesco distrutto, 2 soldati uccisi e sei feriti. Da parte nostra un ferito. A seguito di tale azione i tedeschi per rappresaglia massacrarono 35 coloni raccolti nei dintorni. La versione partigiana ha molto in comune con quella raccontata dagli abitanti di Crespino. Nel libro di Don Bruno Malavolti Estate di Fuoco, nella parte di Arturo Frontali che ricostruisce i fatti attraverso le testimonianze, si fa capire che alcuni giovani partigiani e soldati sbandati, dopo l’8 settembre, continuavano ad appoggiarsi al paese e al podere dei Mengacci. Verso la fine di aprile, alcuni di questi partigiani uccisero due tedeschi in località Casaglia.
001Sembra che una delle vittime fosse il comandante di un gruppo appartenente alla Marina tedesca, che era acquartierato a Villa Ersilia a Marradi. L’episodio, tuttavia, rimase impunito per l’intercessione di una nobildonna tedesca sfollata a Ronta che ebbe il merito di convincere gli occupanti a stipulare con il paese una sorta di patto di tregua. L’accordo venne tuttavia violato dai partigiani del posto che ai primi di luglio, presso il ponte di Spedina, catturarono altri due soldati, scaraventandone uno da un burrone e lasciandosi scappare il secondo che, raggiunti i suoi commilitoni, dette l’allarme. Successivamente, la mattina del 17 luglio, la stessa banda, appostata su una collinetta, attaccò una pattuglia tedesca uccidendo un soldato e scagliando una bomba a mano contro l’autoambulanza sopraggiunta dal vicino ospedale militare di Villa Fantino. Il 17 luglio, dopo appena un’ora dall’agguato, una seconda pattuglia tedesca, rinforzata da squadre provenienti da Marradi, arrivava sul posto, interrogava due contadini intenti alla mietitura, mentre uno affermava di avere visto i partigiani imboscarsi e fuggire dopo l’attentato, l’altro taceva e veniva ucciso perché ritenuto complice. La rappresaglia partì poi dal podere Prato con lo sterminio dell’intera famiglia Beltrami, cui apparteneva uno dei partigiani responsabili dell’attacco. I tedeschi rastrellarono tutti gli uomini che trovarono, li raccolsero presso Villa Mazza, sede del comando, poi li trasferirono sulle rive del Lamone e qui li fucilarono. Soltanto uno dei prigionieri, Giuseppe Mariano Maretti, sopravvisse all’esecuzione, morendo poi nel 1948 in seguito alle ferite riportate quel giorno. Convocato il parroco, Don Fortunato Trioschi, e altri due contadini sul luogo dell’eccidio, i tedeschi li costrinsero a scavare una fossa e li fucilarono sul posto. Il 18 luglio l’operazione proseguì a Fantino con l’invasione di casa Caroli, in località Mengacci: gli uomini, quattro, furono trattenuti nell’edificio, mentre le donne e i bambini furono portati, attraverso il castagneto, in una grotta naturale e lì sorvegliati con una mitragliatrice. Quando le donne ed i bambini, che erano stati rilasciati, tornarono verso il podere in fiamme, trovarono una scena agghiacciante: due uomini assassinati con il colpo di pistola alla nuca e due legati ai materassi e asfissiati. Un altro reparto, nazifascista, frattanto, era impegnato nella ricerca e nell’assassinio di contadini rimasti a Castellara, Castellina, Cerreto, Lozzole e Campergozzole. La mattanza si concluse la sera del 18 luglio, con un bilancio di 44 vittime nell’area Crespino, Fantino e Lozzole. Anche se la documentazione tedesca non fa espressamente riferimento alla strage, sembra di poter ricostruire la presenza sul territorio di unità di polizia tedesca o miste italo-tedesche, come il III Polizei Freiwilligen Bataillon Italien, il cui trasferimento presso l’Appennino è dato certo. Nella memoria comune, i partigiani avevano, come ha riportato nel suo libro Valeria Trupiani, “le loro colpe: rubavano in casa dei benestanti, ostentavano simboli comunisti compiendo operazioni contro i soldati tedeschi senza avere il coraggio di affrontarli a viso aperto”. Tuttavia la Trupiani ha anche aggiunto: “Quei giovani, che abbiamo denominato, così detti partigiani, avevano il diritto e il dovere di nascondersi tra le montagne per non farsi catturare e rischiare la morte o la deportazione in Germania”. Forse la strage sarebbe accaduta lo stesso ma in quelle vicende i partigiani non ebbero un comportamento esemplare, ne tanto meno eroico.
Rodolfo Ridolfi

L’incontro di Marradi fra autonomisti di Romagna e Toscana

mar-cltdomenica 15 luglio
Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo il Comunicato Conclusivo dell’incontro di Marradi fra autonomisti di Romagna e Toscana:

1° incontro fra autonomisti di Romagna e Toscana

Confronto fra delegazioni di MAR e CLT: sinergie e proposte di sviluppo

Sabato 14 luglio a Marradi presso il ristorante La Colombaia si è tenuto il primo incontro fra una delegazione del MAR (Movimento per l’Autonomia della Romagna) e una delegazione del CLT (Comitato Libertà Toscana).
Mai prima d’ora vi era stato un confronto fra queste forze autonomiste che, in rappresentanza dei rispettivi territori, si sono presentate e confrontate.
Il programma ha conosciuto una sessione di lavori mattutina ed una pomeridiana, intervallate da un desinare rigidamente tosco-romagnolo.
I lavori mattutini si sono concentrati sulla presentazione dei due Movimenti, sottolineandone le peculiarità: il CLT è di fatto una forza politica di recente costituzione che ha deciso di proporsi direttamente agli elettori in occasione delle prossime competizioni elettorali mentre il MAR si trova, volutamente, in una fase pre-partitica e punta ad ottenere l’obiettivo della creazione della regione Romagna esercitando pressioni sulle forze politiche esistenti.
Nel pomeriggio il confronto si è spostato su temi a tutto campo: dall’autonomia regionale differenziata alla ricerca di sinergie nei settori della cultura, del lavoro, delle infrastrutture e del turismo. Dalla ferrovia faentina all’anniversario della morte di Dante nel 2021, risorse e appuntamenti da valorizzare al meglio. E non è un caso che l’incontro sia avvenuto a Marradi, città simbolo di quell’area denominata Romagna toscana che può avere un ruolo di cerniera fondamentale per tali iniziative.
Mentre regioni quali il Veneto e la Lombardia, a cui l’Emilia-Romagna si è accodata, avanzano legittime richieste di maggior autonomia allo Stato centrale, la Romagna e la Toscana rischiano di trovarsi attardate e impreparate ad affrontare queste future sfide. Con un giogo in più per la Romagna: l’affrancamento dall’Emilia ancora da ottenere: quali vantaggi potrà avere il territorio romagnolo da una maggiore autonomia della Emilia-Romagna se sarà sempre la politica centralista bolognese a distribuire le maggiori risorse ottenibili?
Il tavolo di lavoro si è concluso nel tardo pomeriggio con la considerazione che a questo primo confronto ne seguiranno sicuramente altri e la collaborazione fra CLT e MAR saprà portare frutti per i cittadini di queste due bellissime regioni italiane: la Romagna e la Toscana.

Marradi (Romagna toscana), 14 luglio 2018
dott. Samuele Albonetti
coordinatore regionale MAR

Gli autonomisti di Romagna e Toscana si incontrano a Marradi sabato 14 luglio

20180714_locandina-primo-incontro-fra-clt-e-marvenerdì 13 luglio
Primo incontro autonomisti di Romagna e Toscana
Sabato 14 luglio 2018, a Marradi, si terrà il primo incontro degli autonomisti di Romagna e Toscana, organizzato da Movimento per l’Autonomia della Romagna e da Comitato Libertà Toscana. Per adesioni scrivere a: segretario@comitatolibertatoscana.eu.

Programma della giornata:

Ι incontro degli autonomisti di Toscana e Romagna
delegazioni CLT e MAR a confronto

Marradi, sabato 14 luglio 2018

Ristorante La Colombaia
Via Colombaia, 35

Sessione di lavoro antimeridiana
Ore 11.00 – apertura lavori, presentazioni

L’autonomia regionale nell’Italia di oggi e di domani, sinergie fra CLT e MAR

Ore 13.00 – DESINARE TOSCO-ROMAGNOLO
(solo su prenotazione – € 25,00)

Info e prenotazioni dalla Toscana: segretario@comitatolibertatoscana.eu

Info e prenotazioni dalla Romagna: coordinatore.mar@gmail.com

Ore 15.00 – ripresa dei lavori
Ore 15.15 – Autogoverno regionale, cultura, lavoro, turismo, territorio, infrastrutture:
proposte a confronto

Ore 17.00 – chiusura dei lavori

Parteciperanno delegazioni di attivisti e responsabili dei due movimenti. Sarà presente Sergio Salvi, intellettuale toscanista.

Per colui che avrà onorato la propria esistenza, una corona di gloria è riservata in cielo”.

bassettivenerdì 22 giugno

Grazie, maestro Ridolfi, sei stato per noi un raggio della sapienza e della luce di Dio.

Riposa in pace! Il tuo alunno Gualtiero Bassetti

Si conclude così il Messaggio del Cardinal Gualtiero Bassetti Presidente della Conferenza Episcopale Italiana letto nella Chiesa Arcipretale di Marradi da Don Pino Montuschi che ha celebrato le esequie di Renato Ridolfi, cui hanno reso omaggio, grati e commossi, numerosissimi suoi concittadini ed un nutrito gruppo di Alpini di Marradi, Palazzuolo Sul Senio, Brisighella e Fognano che hanno voluto rendere l’estremo saluto al vecchio ufficiale novantanovenne. Al termine della funzione, a nome della famiglia, Raffaella Ridolfi ha voluto ringraziare tutti gli intervenuti e le numerosissime persone ed istituzioni che hanno voluto esprimere uno straordinario apprezzamento per Renato e vicinanza alla vedova ed a tutta la famiglia.

L’Alpino Renato Ridolfi ha fatto un passo avanti: i funerali venerdì 22 alle ore 10,30 alla Chiesa Arcipretale.

renato-ridolfi-tarvisio1950giovedì 21 giugno

I funerali venerdì 23 alle ore 10,30 a Marradi nella Chiesa Arcipretale
Il 7 maggio scorso il maestro Renato Ridolfi, aveva compiuto 99 anni, il 20 giugno, l’ufficiale degli Alpini ha fatto un passo avanti lasciando Marradi orfana della sua onnipresente attività improntata all’amore per la sua terra, la Romagna Toscana, all’ impegno serio, costante e generoso in tutte le Istituzioni e attività cui si è dedicato sempre ispirato e guidato dalla esperienza straordinaria e dalla sua grande cultura e passione per i fatti, l’arte e la vita della sua terra. Lo ricordiamo insegnante animatore delle attività teatrali marradesi fin dagli anni ’30. Autore di numerosissime pubblicazioni di storia locale e di monografie sui grandi marradesi scriveva e studiava il dialetto locale ma era anche un ottimo latinista. E’ stato insegnante di molte generazioni di marradesi e fra questi del Cardinal Gualtiero Bassetti. Renato Ridolfi autore e regista di numerose riviste ed operette fra le quali: Il Canzoniere, 1955, e Suona la naja, 1987. Interprete, in gioventù, de “La resa di Titi” e “L’Antenato”. Ha scritto i libri: “Cose di Casa nostra, 1977”; “Campigno” Escursione storico  leggendaria, 1985; La Battaglia delle Scalelle, 1987; “Bel Ami” e “Gigino Il giornalista ed il filosofo amici marradesi di Dino Campana”, febbraio 2001 insieme al figlio Rodolfo; “La cantata de Le Scalelle”, novembre 2002; con la nipote Raffaella; “Camminando per Marradi tra cento ricordi e mille nostalgie”, settembre 2003; “Nondum matura est-ricordando le favole di Fedro in dialetto marradese”, novembre 2005; “Nelle sere invernali, progetto “scaccia noia” tra aneddoti e curiosita”, ottobre 2006; Quaderne -Il mio Zibaldone 2015. Corrispondente del giornale “II Telegrafo” nel 1938, della “Nazione” dal 1952 al 1954 e poi de “La Giustizia”. Cultore del dialetto, ha contribuito, in questo ambito, con Oriana Fallaci, a New York alla stesura del libro “Insciallah”. Viveva a Marradi paese  cui ha dedicato tanta passione anche come assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione dal 1960 al 1965 e come consigliere di amministrazione dell’Ospedale San Francesco. Fra i fondatori dell’ U.G.M (Unione Giovanile Marradese), del Club Sportivo Culturale, della Pro Loco e della Sagra delle Castagne, ha coltivato sempre grande amore per la letteratura greca e latina e per i grandi marradesi del passato.

Dopo la conferma del Sindaco Triberti ecco gli eletti al Consiglio Comunale di Marradi per il quinquennio 2018-2023

triberti-pdmartedì 12 giugno
Dopo la vittoria di Tommaso Triberti del PD con la lista “Insieme per Marradi”, sulla candidata sindaco Raffaella Ridolfi Forza Italia con la lista “SiAmo Marradi” si è svolta la proclamazione ufficiale del sindaco e dei consiglieri eletti alle 18,30 di lunedì’ nella sala d’ingresso dell’Istituto comprensivo Dino Campana. Il Consiglio comunale sarà composto da 12 consiglieri, 8 per la maggioranza e 4 per la minoranza, oltre a Tommaso Triberti Sindaco
Per la lista “Insieme per Marradi” sono stati eletti Marco Milani, Viola Ciaranfi, Rudi Frassineti, Fabio Gurioli, Francesca Farolfi, Iacopo Visani, Alessia Fabbri e Fabrizio Alpi. Primo dei non eletti Roberto Malavolti “SiAmo Marradi” sarà rappresentata dal candidato sindaco Raffaella Ridolfi, Giulio Bassetti, Mauro Ridolfi e Alessandro Brasino. Primo dei non eletti Cristiano Talenti. Dopo le dichiarazioni di legittima soddisfazione del Sindaco Tommaso Triberti Raffaella Ridolfi ha dichiarato: I componenti di Si amo Marradi lavoreranno in Consiglio comunale e non solo per ciò in cui credono e per ciò che li ha spinti a farsi portatori di un’altra voce. Se avessimo avuto paura di perdere non ci saremmo candidati!!!
Buon lavoro a tutti noi e soprattutto al Sindaco Triberti e alla sua giunta che dal primo consiglio comunale avrà a che fare anche con un’opposizione degna di questo nome!!!!

Si AMOMARRADI chiede il faccia a faccia al candidato sindaco della lista n 2.

sabato 2 giugnoraffaella-ridolfi-300x194triberti-pd

Chiediamo il faccia a faccia fra i due candidati Sindaci scrive alla stampa la lista n.1 “Si AMOMARRADI”
Quale risposta darà la lista n.2 “Insieme per Marradi”

Siamo a pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale e ad oggi non c’è stata la possibilità di un confronto diretto fra i due candidati a Sindaco di Marradi. La nostra lista ritiene utile ed opportuno che questo confronto avvenga. A mezzo stampa avanziamo quindi una formale richiesta in questo senso ai nostri competitori della lista n.2. Dal confronto delle idee e dei programmi ed attraverso il faccia a faccia fra i due più autorevoli protagonisti di questo appuntamento elettorale i cittadini elettori hanno tutto da guadagnare in termini di conoscenza e informazione per una consapevole scelta di voto. Dopo il 10 giugno i due candidati sindaci dovranno, comunque, dai ruoli in cui il voto li avrà collocati, rappresentare le esigenze dei cittadini e dovranno quotidianamente confrontarsi sui problemi del futuro di Marradi che avrà bisogno di tutti: maggioranza e opposizione. Il faccia a faccia prima del voto serve anche a questo: misurare le distanze ed anche le possibili convergenze per il dopo voto. Siamo infatti convinti che fra le cose che appartengono al passato e alla vecchia politica c’è al primo posto la cultura del “O con me o contro di me”. La nostra narrazione in questa breve campagna elettorale è stata orientata non contro qualcuno ma per Marradi portando ostinatamente sul tavolo del dibattito elettorale i veri temi cui nessuno può sottrarsi che sono: lavoro e sviluppo per la nostra Comunità, perché poco ci interessano le querelle prettamente partitico elettorali, ma ci interessa guardare al futuro.

Si AMOMARRADI

Fratelli d’Italia presente nella lista SiAmo Marradi a sostegno di Raffaella Ridolfi Sindaco.

Alessandro Brasino

Alessandro Brasino

martedì 22 maggio. Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo:

“Fratelli d’Italia è presente e forte nel Mugello ed anche a Marradi sostiene la lista SiAmoMarradi.” – dichiara il presidente provinciale di Fratelli d’Italia Claudio Gemelli - “Abbiamo trovato sin da subito piena sintonia con la candidata sindaco Raffaella Ridolfi sui temi a noi cari per il rilancio e lo sviluppo di un territorio, oggi svantaggiato, ma pieno di risorse che attendono solo di essere valorizzate da una buona amministrazione. L’ambizione di Fratelli d’Italia, come di tutto il centrodestra che sostiene la candidata Ridolfi, è quella di arrivare ad amministrare Marradi forti della coerenza delle nostre idee, dell’esperienza e delle capacità di una squadra unita.” – conclude Gemelli. 
Tra i candidati nella lista SiAmoMarradi, Alessandro Brasino, 40 anni, candidato al consiglio comunale ed appoggiato da Fratelli d’Italia: “Tra le nostre priorità il sostegno alle famiglie, soprattutto a chi decide di stabilirsi a Marradi e di costruire un fururo nel paese rendendolo vivo, anche tramite la revisione delle rette degli asili. Ma anche il sostegno ai giovani, agevolando chi vuole fare impresa e aprire esercizi commerciali, di pari passo con il rilancio delle attività turistiche e l’introduzione di progetti innovativi, dal bikesharing alle zone WiFi.” – conclude Brasino- “Il nostro impegno sarà forte perché vogliamo ridare un’anima e un futuro a Marradi!”

Il presidente provinciale di Fratelli d’Italia Firenze
Claudio Gemelli 

La Lega Nord-Salvini premier scende in campo a Marradi a sostegno di Giulio Bassetti

G.Bassetti-A.Scipioni-R.Ridolfi L.Ferruzzi-G.Picchi

G.Bassetti-A.Scipioni-R.Ridolfi L.Ferruzzi-G.Picchi

martedì 22 maggio

Una delegazione della Lega Nord, che aveva già ufficializzato il suo impegno a favore della lista civica Si AMO MARRADI, candidato sindaco Raffaella Ridolfi, guidata dall’on.Guglielmo Picchi, dal segretario Provinciale Alessandro Scipioni e dal segretario di zona Luca Ferruzzi , ha voluto essere a Marradi, lunedì 21 scorso nella sede della lista ed al banchetto in Piazza Scalelle per sostenere il giovane referente della Lega-Salvini Premier, Giulio Bassetti, presente nella lista numero 1 Si AMO MARRADI che ha nel cuore e nella mente IL LAVORO E LO SVILUPPO come cardine del suo programma. Giulio Bassetti insieme al consigliere regionale della Lega Roberto Salvini ha anche organizzato una iniziativa di ascolto e confronto sulle legittime istanze del cacciatori per giovedì 24 maggio presso la sede delle Associazioni Venatorie locali.

Canti Orfici in Musica per Dino Campana sabato 18 agosto a Firenze

imagesCA1D3J58venerdì 18 maggio
Canti Orfici in Musica per Dino Campana sabato 18 agosto a Firenze , le
iscrizioni scadono il 20 giugno.
Vinci l’esibizione di sabato 18 agosto a Firenze per un live esclusivo per
Dino Campana!

Canti Orfici in Musica per Dino Campana – Crisi Nervose e Pazzie Musicali
e’ il contest musicale in edizione straordinaria che viene lanciato dal MEI
- Meeting delle Etichette Indipendenti in collaborazione con Materiali
Sonori e Centro Studi Campaniani per il Concerto Speciale dedicato a Dino
Campana e ai suoi Canti Orfici che si terra’ sabato 18 agosto a Firenze, in
occasione dell’Estate Fiorentina 2018, dedicato ad artisti e band emergenti
provenienti da tutta Italia under 30.

La giuria sara’ coordinata da Giordano Sangiorgi, organizzatore del MEI -
Meeting delle Etichette Indipendenti e della Festa dei 1000 Giovani per la
Musica per il Mibact, con il supporto dello staff di Materiali Sonori e
Centro Studi Campaniani e la consulenza degli artisti Marco Parente, Pape
Gurioli e Massimiliano Larocca.

imagesCA1D3J58venerdì 18 maggio
Le domande di iscrizione dovranno pervenire entro il 20 giugno 2018 alla
e-mail: mei@materialimusicali.it con Oggetto “Crisi Nervose Musicali per
Dino Campana” con Nome, cognome, indirizzo completo, dati completi e
contatti di chi scrive e di chi si iscrive, allegando Biografia artistica, 1
Foto e almeno 1 Brano ( o piu0 in versione we transfer) in Versione Mp3
corredato di titolo e autori testi e musiche partecipante al Contest oltre a
una descrizione del brano e della sua vicinanza alle poesie e tematiche di
Dino Campana . Saranno privilegiati quei brani che metterranno in musica
testi e poetiche di Dino Campana e/o che attraverso le musiche e testi
avranno la capacita’ di descrivere gli stati d’animo che hanno da sempre
animato la “vita maledetta” del grande poeta di Marradi, uno dei piu’ grandi
poeti italiani di tutti i tempi. L’iscrizione al Contest è gratuita. I tre finalisti , che saranno resi noti
entro meta’ luglio, saranno ospiti dell’organizzazione per il live di sabato
18 agosto. Per altre informazioni contattare il MEI – Meeting delle
Etichette Indipendenti al telefono 0546.646012 e scriver alla mail:
mei@materialimusicali con causale Dino Campana.
Sito: www.meiweb.it

Confermare o Rinnovare? Il verdetto il 10 giugno

raffaella-ridolfisabato 12 maggio
Consegnate in Comune le due liste che parteciperanno alle elezioni del 10 giugno prossimo:
Si AMO MARRADI (candidato sindaco Raffaella Ridolfi).
Sonia Alpi
Baracani Stefania
Bassetti Giulio
Brasino Alessandro
Moffa Silvia
Monti Mirco
Ridolfi Mauro
Romeri Maria Elena
Scalini Elena
Scalini Massimo
Talenti Cristiano
Zacchini Lucia

triberti-pdDi seguito i candidati di Insieme per Marradi (candidato sindaco Tommaso Triberti):

Fabrizio Alpi
Flavia Billi
Viola Ciaranfi
Alessia Fabbri
Francesca Farolfi
Rudi Frassineti
Fabio Gurioli
Roberto Malevolti
Elisa Mercatal
Marco Milani
Deborak Unicori
Iacopo Visani

Lunedì14 maggio, ore 19.00 a Firenze prima del film “La Scomparsa” al Cinema La Compagnia via Cavour

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Lunedì14 maggio, ore 19.00 a Firenze prima del film “La Scomparsa” al Cinema La Compagnia Via Cavour
alla presenza della regista. Presenta Francesco Mininni, critico cinematografico

LA SCOMPARSA di Maria Luisa Carretto, Italia 2016.
Un viaggio orfico, poetico, che un uomo, Dino ispirato da Dino Campana, intraprende per ricercare il suo passato amore. Dopo un sogno inquietante che lo spinge a scavare tra i ricordi, il protagonista parte: la realtà non lo interessa più. Viaggerà attraverso le immagini del passato; incontrerà personaggi che lo guideranno alla scoperta del femminile e dell’amore perduto.

Il suo viaggio è fatto di immagini di ricordi e incontri di personaggi che lo guideranno nella ricerca, alla scoperta dell’universo femminile e dell’amore perduto, perché lei, Sibilla che chiamava come Sibilla Aleramo, è Scomparsa dalla sua mente ma riaffiora. Un viaggio tra i ricordi che si porta in una valigia, l’immagine di lei che appare con la voce che lo segue, per tornare alla sua gioventù. Alla fine il ricordo amplifica le sue immagini e le sensazioni in un altrove irreale che è reale. Il film è un viaggio di ritorno alle origini per capire la sostanza e la profondità dell’ Amore.

INGRESSO: 4€ (1€ sarà devoluto in beneficenza a favore dell’Associazione Nosotras ONLUS)
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Produzione: Sur la Table; Italia 2016; 90’.
scritto e diretto da Maria Luisa Carretto.
Testi voice over: Marthia Carrozzo, Maria Luisa Carretto
Interpreti: Dino: Davide Gemmani; Sibilla: Erminia Moscato; ragazzo di Marradi: Francesco Lamporesi; Anika: Giulia Quercioli; Marito Anika: Mauro Ridolfi
Donna dell’autostrada: Lavinia Parissi; Uomo dell’autostrada: Yanez Calcinai; Oste: Giorgio Ariani; Medico: Carlo Monni; Poliziotto: Stefano Baldecchi; detenuto: Raffaele Salvucci: Dino giovane: Stefano Gilardoni; Dino con cinepresa: Mattia Colombo; il pescatore: Renato. le ragazze alla stazione di S.Piero e Ospedale psichiatrico: Elena Polverosi, Eleonora Rindi, Jasmine Salley, Antonella Miglioretto, Juliet Fairy Moon; Anziana del treno: Fiorella Betti; Corteo Nuziale: le bambine Federica e Soalia Ridolfi; Catia Zetti; Stefania Quaggio.
Voci off: Davide Gemmani, Maria Luisa Carretto.
Voci doppiaggio: Cristian Iansante; Roberto Pedicini; Gianni Calcinai.
Direttore della fotografia: Duccio Ricciardelli
Operatrice pellicola: Maria Luisa Carretto
Montaggio: Fabio Bianchini; Musiche eseguite: Eleonora Frosecchi; Color Correction e effetti: Fabio Bianchini; Aiuto operatore a Marradi e IOT: Marco Foresti; Fonico presa diretta e sala Marco Mattia Robbiani
Sound Designer, Missaggio: Massimo Barbieri; Segretaria di edizione : Catia Zetti; Catering: La Fiorenza Stagi; Costumi Ariani: Francesca Stocchi.
Suono, doppiaggio e mix: LARIONE 10

18 Aprile 1948-2018. Settant’anni fa l’Italia sceglieva di “essere libera e forte”

mercoledì 18 aprile
1214823497593_16_thumb13-208x300Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l’Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell’est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l’Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l’Italia. Se il 25 aprile del ’45 segnò la fine del nazifascismo per l’opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del ’48 fu la data in cui, con il voto, l’Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista. Come non sottolineare l’intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico. Settanta anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell’Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi.
18-aprileIl significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogans e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l’enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso». Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo. Un’analisi di oltre mezzo secolo di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po’ troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell’evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell’atlantismo, dell’europeismo e dell’Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili. Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un’Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall’utopia marxista-leninista; un’utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l’ennesimo saggio di brutalità nell’Europa dell’est con la defenestrazione del socialista Masarik. Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell’Italia orientale, e l’eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti. subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo.

Rodolfo Ridolfi

Il renziano Tommaso Triberti si ricandida a sindaco con la lista ‘Per Marradi siamo pronti’

Tommaso Triberti

Tommaso Triberti

martedì 17 aprile

A Marradi,  si voterà per il sindaco il 10 giugno 2018 . Il Pd con il suo sindaco il renziano doc Tommaso Triberti ha già annunciato che si ricandiderà alla guida della lista  ‘Per Marradi siamo pronti’, la lista che esprime il gruppo di maggioranza in Consiglio Comunale e che ha come vice sindaco Rudy Frassinetti esponente di Leu. In attesa delle imminenti decisioni del centro-destra,  la campagna elettorale  del PD e dei suoi alleati parte con una cena per la raccolta dei fondi  al Centro Tennis di Marradi Giovedì 19 aprile dove gli organizzatori  faranno un bilancio sui cinque anni di amministrazione. Scrivono infatti in un comunicato:

Tempo di bilanci e analisi per il gruppo consiliare ‘Per Marradi siamo pronti’, anche in vista delle prossime elezioni amministrative in agenda il 10 giugno 2018, per parlare e confrontarsi con i cittadini su 5 anni di attività amministrativa, priorità e prospettive.

La cena organizzata per Giovedì 19 aprile alle ore 19.30 al Centro Tennis di Marradi sarà infatti l’occasione per fare il punto sulle attività svolte in cinque anni di lavoro, durante i quali sono stati seguiti, sviluppati e realizzati progetti per la comunità, prospettive di futuro concrete.
Un percorso che non si ferma ma anzi cresce e prosegue per rendere migliore Marradi anche nei prossimi cinque anni.

Roma: on. Stefano Mugnai tra i vicecapogruppo di Forza Italia a Montecitorio.

Stefano Mugnai a Marradi nell'estate del 2017

Stefano Mugnai a Marradi nell’estate del 2017

mercoledì 11 aprile

Classe 1969, fiorentino di nascita, coordinatore regionale di Forza Italia in Toscana e capogruppo azzurro uscente nel Consiglio regionale di quella stessa regione: è l’onorevole Stefano Mugnai, unico neoparlamentare tra i nuovi vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati. . Mugnai, al suo primo approdo in Parlamento, affiancherà l’onorevole Gelmini alla guida del gruppo alla Camera nel ruolo di vice insieme con i colleghi onorevoli Simone Baldelli, Roberto Occhiuto, Catia Polidori, Gianfranco Rotondi ed Elio Vito. «E’ con onore e senso di responsabilità che, io che sono al mio primo mandato parlamentare, accolgo il compito di condividere assieme a colleghi di grande esperienza la guida della squadra dei deputati del mio partito», ha commentato Mugnai a caldo.Stefano Mugnai è stato eletto alla Camera il 4 marzo scorso come candidato capolista nel collegio plurinominale Toscana 3 (Firenze1, Firenze2, Sesto Fiorentino-Mugello) e capolista anche nel plurinominale 4 (Arezzo, Siena, Grosseto). Si tratta dei suoi collegi naturali, dal momento che Mugnai è nato a Firenze e qui ha il suo posto di lavoro come dipendente del Comune gigliato, ma ha sempre vissuto nell’Aretino, dove ha mosso i primi passi in politica nella sua Terranuova Bracciolini e dove attualmente, a Montevarchi, risiede con la moglie Maria Letizia e i loro due bambini Cosimo e Riccardo.         Laureato in scienze politiche col vecchio ordinamento, inizia la sua attività politica nel vivaio della Democrazia Cristiana che però, di lì a poco, la storia politica avrebbe disgregato. Da allora Mugnai è sempre stato convintamente schierato con il centrodestra che per la Toscana, all’epoca, significava opposizione.  Dopo una scalata come dirigente di Forza Italia iniziata nel 2006 come responsabile della zona Valdarno, proseguita nel 2008 con l’ingresso nelle giunta regionale del partito e culminata nel 2015 con la nomina – da parte del Presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi – a coordinatore regionale degli azzurri toscani, Forza Italia riprende quota sul territorio tanto da conquistare – nelle varie tornate amministrative – la guida, oltre che della Provincia di Grosseto, dei Comuni di Arezzo, Pietrasanta, Villafranca in Lunigiana, Sillano Giuncugnano, Orciano Pisano, Grosseto, Montevarchi, Cascina, Orbetello, Capraia Isola, Anghiari, Pontremoli e ancora Pistoia, Abetone-Cutigliano, Licciana Nardi, Campagnatico, Manciano, Campo nell’Elba, Roccalbegna, Porto Azzurro, Riparbella, Serravalle Pistoiese, Monticiano. Quanto alle cariche elettive, dopo trascorsi da candidato sindaco e capogruppo di opposizione a Terranuova Bracciolini (AR), nell’aprile 2010 è eletto per il Popolo della Libertà (dal 1 gennaio 2014 Forza Italia) alla carica di Consigliere regionale della Toscana sia come candidato di listino (e questa sarà la sua opzione) che come candidato provinciale della circoscrizione Arezzo. Nell’assemblea toscana diviene Vicepresidente della Commissione Sanità e Politiche sociali. Contemporaneamente, guida come Presidente due Commissioni d’inchiesta: la prima sul sistema degli affidi dei minori a partire dalla vicenda Il Forteto; la seconda sull’attività immobiliare delle aziende sanitarie toscane. E’ inoltre Vicepresidente della Giunta delle elezioni. In occasione delle elezioni regionali del 31 maggio 2015, Stefano Mugnai è scelto come candidato di Forza Italia alla carica di Presidente della Regione Toscana. Ottiene 124.432 voti, venendo quindi rieletto alla carica di Consigliere regionale e divenendo Capogruppo di Forza Italia. Ricopre nuovamente il ruolo di Vicepresidente della Commissione Sanità e Politiche sociali ed è componente della nuova Commissione regionale d’inchiesta su Il Forteto, chiamata ad approfondire le responsabilità politiche e istituzionali della vicenda. Proprio le questioni legate alla sanità e al drammatico caso Forteto possono considerarsi, tra i molti fronti che lo vedono impegnato in prima linea, le battaglie distintive del suo percorso politico-istituzionale. E proprio sul Forteto è infatti incentrato anche il primo atto parlamentare di Stefano Mugnai, che ha depositato a Montecitorio la proposta di legge istitutiva di una commissione parlamentare d’inchiesta sulla materia degli affidi alla luce della vicenda specifica.

La poesia ci salverà. Al via la Quinta edizione del premio online Dino Campana

campanadomenica 8 aprile

E’ stato indetto il Premio Letterario Dino Campana “La poesia ci salverà” riservato a opere edite e inedite. Il premio che si svolgerà prevalentemente attraverso le modalità della rete si pone anche l’obbiettivo di contribuire  alla promozione dei talenti letterari e poetici emersi nelle precedenti edizioni e dei nuovi che parteciperanno, con la diffusione in rete sul quotidiano Marradi Free News, sulle riviste e sui siti degli Enti organizzatori delle opere vincitrici. Al concorso possono partecipare con una sola opera tutti gli autori con testi editi o inediti in lingua italiana. Le opere dovranno pervenire online sul sito www. marradifreenews.com info utilizzando l’apposito formulario entro e non oltre il 20 agosto 2018.  Ogni autore può partecipare con una sola opera che non potrà superare i quaranta versi. La premiazione si svolgerà sabato 29 settembre a Marradi presso il Centro Studi Campaniani per rendere omaggio al grande campaniano Enrico Consolini al quale il Centro è intitolato in occasione del trentesimo anniversario della morte. Della Giuria del Premio, presieduta da Rodolfo Ridolfi (Direttore Responsabile Marradi Free News), che formulerà la graduatoria dei finalisti e dei tre vincitori fanno parte: Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Lamberto Lilli (Presidente Accademia Il Fauno), Pape Gurioli (Compositore Musicista) Barbara Betti (Direttore di Opera-In-Stabile); Monica Guerra (poetessa #POETRY), Federica Balucani (Soprano), Gianna Botti (Scrittrice),  Maurizio Ferrini (Attore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista) Massimo Scalini (Psichiatra), Massimo Barzagli (Pittore)

Il Quotidiano On-line Marradi Free News- “Accademia degli Incamminati” di Modigliana-“ Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi-Accademia Il Fauno -Associazione Culturale “Giovanni Arcidiacono”di Firenze- Associazione Culturale “Opera In-Stabile” – #Poetry di Faenza, considerato lo straordinario favore che hanno ricevuto le quattro precedenti edizioni, hanno deciso di indire per il quinto anno consecutivo il prestigioso premio.

Due premi romani per la scrittrice marradese Gianna Botti

 

gianna-botti-225x300lunedì 12 marzo

Venerdì 9 Marzo scorso  nella prestigiosa cornice della sala Protomoteca del Campidoglio in Roma ha avuto luogo la premiazione dell’XI edizione del Premio Nazionale di Poesia, Narrativa, Fotografia e Cortometraggi Alberoandronico. Alla presenza del sindaco Virginia Raggi, dell’assessore alla cultura Luca Bergamo, di alti esponenti degli ambienti culturali nazionali,  di critici  e di giornalisti, le 8 giurie( una per ogni sezione: cortometraggio, fotografia, poesia, poesia dialettale, narrativa edita, narrativa inedita, racconti editi, racconti inediti) chiamate a valutare le oltre 600 opere in concorso, hanno stillato le classifiche di ogni sezione in cui la scrittrice di Marradi, Gianna Botti  col thriller storico I Quattro segreti d’Irlanda ( Edizioni Equilibri de La panchina), si è aggiudicata il 1° posto della sezione narrativa comprendente  trecento opere. Nel concorso generale che ha visto i vincitori di ogni sezione in gara fra loro, la scrittrice di Marradi, da anni avvezza a  riconoscimenti nazionali e internazionali, si è piazzata al 5° posto. La vittoria assoluta è andata al cortometraggio Appocundria di Girolamo Capuano già finalista a Cannes 2017 nella sezione Short film corner. Secondo classificato il fotografo Lorenzo Maccotta  presente con alcuni scatti al Munchen Stadtmuseum di Monaco di Baviera. Al terzo posto la poetessa Anna Steri con la silloge Nevralgie Affettive già vincitrice del premio Alda Merini 2017. Quarto il poeta dialettale  Francesco Granatiero da vent’anni avvezzo ai podi di tutt’Italia.  Una rosa d’eccellenze in cui s’inserisce  Gianna Botti, la “signora in giallo” made in Marradi. 

A Gianna giungano le felicitazione di Marradi Free News.

I risultati delle Elezioni nel Mugello Alto Mugello e a Marradi

ris-marradidomenica 11 marzo

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato pervenutoci dal vice coordinatore Provinciale di Forza Italia responsabile del Mugello e Alto Mugello, Silva Gurioli:

I risultati elettorali nel Mugello Alto Mugello attestano che  Forza Italia  passa dai 1697 voti del 2015 ai 3065 del 4 marzo scorso: nei tre Comuni dell”Alto Mugello si raggiunge una percentuale abbondante del 10% passando dai 341 voti a 526 e nei comuni del Mugello dai 1356 voti del 2015  ai 2439 voti, pari all 8% con significativi risultati a Marradi, Firenzuola, Palazzuolo, Barberino,  Borgo San Lorenzo e Dicomano.

L’ analisi del voto nei Comuni del  Mugello-Alto Mugello certifica che il centro destra si conferma maggioranza relativa nel Comune di Firenzuola, guidato dal Sindaco Claudio Scarpelli,  con il 36,80% dove Forza Italia ha il suo secondo miglior risultato con il 10,20%. A Firenzuola di conseguenza il centro sinistra registra il peggior risultato di tutto il collegio che fa il paio con il Comune di Marradi, Sindaco il renziano Tommaso Triberti,  dove il centro sinistra, con il 36,60 pur mantenendo la maggioranza relativa come in tutti gli altri Comuni dell’Unione, ottiene appunto il  secondo peggior risultato di tutto il Mugello-Alto Mugello. In questo stesso Comune il Centro Destra si attesta al 33,28 con Forza Italia  al 10,52% miglior risultato di tutto il Collegio.

Il grande traino della campagna elettorale messa in atto dal Presidente Silvio Berlusconi insieme ad un tessuto organizzativo efficiente sul territorio hanno reso possibili i buoni risultati ottenuti. Il mio ringraziamento va ai coordinatori comunali  per aver ricostituito Forza Italia nel Mugello-Alto Mugello: l’organizzazione territoriale e capillare, la competenza e la capacità di aggregazione del gruppo dirigente a tutti i livelli   rappresentano la carta vincente per il raggiungimento dei risultati elettorali fino ad oggi impensabili. nel Mugello ed Alto Mugello.

Nell’auspicio di poter  far pesare sempre di più la nostra voce nei Comuni, nell’Unione dei Comuni, nella Citta’ Metropolitana e nella Regione Toscana in un periodo in cui il sistema di potere della sinistra sembra rapidamente sgretolarsi per cedere il passo ad un centrodestra unito che nella pari dignità delle sue componenti può ambire a governare, nell’interesse dei cittadini, la Regione ed un numero sempre maggiore di Comuni anche nel Mugello e nell’Alto Mugello cominciando da Marradi che va al voto nei prossimi mesi.

Silva Gurioli

Vice Coordinatore Provinciale con delega al Mugello-Alto Mugello

Borgo San Lorenzo si tinge d’azzurro

 

 28071144_793864870821433_6067780076963908958_olunedì 19 febbraio

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo:

C’erano tutti: coordinatori comunali, eletti, berlusconiani storici e giovanissimi azzurri. Una giornata indimenticabile quella di sabato scorso per i dirigenti e i militanti azzurri del Mugello che hanno dato vita ad una serie di iniziative che si sono snodate fra la sala comunale Pio La Torre dove i dirigenti borghigiani azzurri insieme ai candidati Stefano Mugnai, Raffaella Ridolfi e Stefania Scarpati hanno ascoltato organizzazioni economiche e associazioni per poi presentarsi ai cittadini illustrando il programma di Forza Italia con particolare riferimento alla proposta fiscale, flat tax e ai temi della sicurezza e dell’immigrazione. Poi tutti al Gazebo di piazza Cavour per incontrare i cittadini e visitare negozi ed esercizi.

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Una giornata intensa che si è conclusa con un brindisi benaugurante e che ha sancito il ritorno, anche organizzativo, e ribadito il legame di Forza Italia con Borgo San Lorenzo  e tutto il Mugello e l’ Alto Mugello.

 

Raffaella Ridolfi a Marradi doppio appuntamento elettorale

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giovedì 8 febbraio

Raffaella Ridolfi candidata di Forza Italia alla Camera dei Deputati inizierà i suoi incontri elettorali con un doppio appuntamento a Marradi: il primo venerdì 9 febbraio alle ore 18, 30 al Caffè Centrale dove è previsto un aperitivo ed il secondo

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sabato 10 alle ore 10,00 nella sede della Lista “Bassetti Sindaco” dove incontrerà il gruppo consigliare dell’opposizione marradese

Mauro Ridolfi Coordinatore di Forza Italia

Raffaella Ridolfi torna all’impegno politico come candidata per Forza Italia alla Camera dei Deputati

raffasabato 3 febbraio

Raffaella Ridolfi torna all’impegno politico

 La scheda:

Nata a Marradi il 25/08/1972 e ivi residente, giornalista pubblicista

Diplomata al ‘Liceo Scientifico  “Leonardo Da Vinci” FIRENZE

Studi Giuridici all’Università di Firenze

Iscritta a Forza Italia fin dal 1994 con tessera n. 101

Fondatrice del Club Celestino Bianchi di Marradi

E’ Vice Presidente Nazionale di Free-Foundation di Renato Brunetta

ha collaborato alla campagna elettorale di Forza Italia nel 1994 con gli on. Roberto Tortoli, Tina Lagostena Bassi e con Umberto Cecchi fino al 1996

Dal 2005 al 2006  è consigliere circoscrizionale a Faenza dal 2006 al 2015 consigliere comunale e capogruppo del Pdl e di Forza Italia. Dal 2009 al 2011 Consigliere della Provincia di Ravenna

Coautrice con Gianna Botti del Romanzo Piano B. Giallo Mediterraneo del 2016

Padre Albino Varotti è tornato alla casa del Padre

 

P.Albino a Castelnaudary  ottobre 1992

P.Albino a Castelnaudary
ottobre 1992

venerdì 19 gennaio

Padre Albino Varotti, francescano, uno dei più grandi compositori contemporanei di musica sacra, accademico, già maestro di cappella della basilica di Assisi. Ci ha lasciato. La musica, la cultura e l’Italia  perde uno dei pochi al mondo capace di tradurre antichi spartiti di musica gregoriana, uno dei più grandi conoscitori delle laudi di Serafino Razzi, un grande critico ed esperto di musica classica, uno straordinario insegnante del Conservatorio Cherubini di Firenze un amico di Marradi. Per i suoi ex allievi, oggi affermati musicisti, resterà una indimenticabile guida. A me e alla mia famiglia mancherà l’amico cui rivolgersi per un consiglio ed un aiuto culturale e spirituale, mancheranno le indimenticabile conversazioni durante i tanti  pranzi di Natale,  il suo sguardo intelligente la sua immensa conoscenza mai ostentata ma sempre presentata con garbo pacato. Anche in questi ultimi anni a Castelbolognese e a Marradi ultimamente nella Chiesa e nel Convento delle Domenicane ho avuto il privilegio di passare qualche ora in compagnia di quel grande piccolo frate dagli occhi azzurri.

Ridofi-AVarotti-F.Galeotti-ved.Campana

Ridofi-AVarotti-F.Galeotti-ved.Campana

albino-disPadre Albino lascia in moltissimi di noi dei ricordi indelebili: ricordo come da Sindaco mi fece il grande onore  di realizzare nel giugno del 1992 uno studio ed un concerto sulle laudi medicee di Serafino Razzi all’antica Badia del Borgo e come nell’ottobre dello stesso anno in terra di Francia nella Collegiale di St. Michel di Castelnaudary preparò e diresse insieme al suo illustre allievo Pape Gurioli  “La chorale di Marradi  dell’Accademia degli Animosi” riscuotendo un unanime apprezzamento per l’opera “Facciam festa orsù facciamo” di fra Serafino Razzi O.P. Ricordando Padre Albino Pape Gurioli ha scritto: “Se ne è andata una parte importante della mia vita.
Un Artista Musicologo, strumentista, compositore, concertatore, direttore d’orchestra, etnomusicologo e ricercatore musicale con una profondissima conoscenza della musica e della sua storia, di ogni epoca e sfumatura”.

 

Padre Albino Varotti O.F.M.Conv. (Volano di Codigoro, 13 maggio 1925 – Faenza18 gennaio 2018) è stato un francescanomusicista e compositore italiano

Nel 1938 entra nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali presso il collegio serafico di Longiano (Forlì), dove inizia l’attività musicale. Dopo una permanenza nella Basilica di Sant’Antonio di Padova, nel 1943 è nella Basilica di San Francesco a Faenza, dove studia diplomandosi presso il Liceo Classico “Evangelista Torricelli” e diviene organista del Tempio Monumentale di San Francesco a Faenza.

Bologna intraprende gli studi musicali di composizione e direzione d’orchestra con Lino Liviabella, compositore e pianista, che prosegue con O. Faccenda e R. Lupi; si diploma in musica corale a Bologna ed in strumentazione per banda a Pesaro. Inoltre, è stato allievo di B. Somma e G. Farina per la composizione polifonica.

Ha insegnato sia in vari Istituti statali e dell’Ordine francescano, sia presso il Conservatorio statale “Luigi Cherubini” di Firenze ricoprendo la cattedra di armonia e contrappunto.

Compiuti gli studi teologici, presso il Seminario Vescovile faentino, nel 1949 viene consacrato sacerdote da mons. Giuseppe Battaglia, vescovo di Faenza (1944 – 1976).

Nel 1950 è istruttore del coro e dal 1955 è segretario della Commissione Generalizia di Musica Francescana, designato dal padre Domenico Stella, direttore della Cappella Musicale Patriarcale di San Francesco in Assisi, come suo successore, ed averne ricoperto l’incarico, ha in seguito curato la direzione della Cappella Musicale di San Rufino in Assisi, 1966 - 1967 è stato maestro di cappella della Basilica di San Francesco in Assisi. Ha riordinato gli archivi musicali francescani di Assisi e di Bologna.

Ha lavorato Faenza presso il Convento annesso alla Basilica di San Francesco, dove è stato Direttore della Cappella Musicale.

Nell’arco della sua vita ha prestato servizio con assistente ecclesiastico presso diversi gruppi Scout d’Italia.

Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita a Castel Bolognese presso la casa protetta “Camerini”.pape

 

Il diciottesimo anniversario della morte di Bettino Craxi

Rodolfo Ridolfi sulla tomba di Bettino Craxi

Rodolfo Ridolfi sulla tomba di Bettino Craxi

venerdì 19 gennaio

Rodolfo Ridolfi

Ricorre oggi il diciottesimo anniversario della morte di Bettino Craxi uno degli statisti italiani più illuminati e lungimiranti del nostro secolo uno degli interpreti più autentici e coerenti dell’impegno per l’affermazione della modernizzazione del nostro paese, l’interprete più originale ed autorevole, negli ultimi trentanove anni di vita politica italiana. Il ricordo di Craxi accade, quest’anno, nell’imminenza delle elezioni dopo tre Governi non voluti dagli italiani che hanno lo scorso anno con il Referendum dato lo sfratto al PD e a quel Matteo Renzi, oggi in caduta libera che da sindaco di Firenze negò l’intitolazione di una via a Craxi. Allo statista illuminato neppure Milano e Roma  hanno ancora dedicato una via. A Firenze nell’ottobre del 2015  in occasione della presentazione del film “Notte di Sigonella” Matteo Renzi, il premier, seppur invitato con tutti i suoi ministri e parlamentari, non mandò neppure un telegramma, neppure un usciere. Il Pd, ex Pci-Pds-Ds provava e prova evidentemente imbarazzo quando si tratta di Bettino Craxi, il premier che in un colpo solo salvò con rapide e sofferte decisioni, prese in grande solitudine, 500 vite umane (tanti erano i passeggeri sequestrati della nave da crociera Achille Lauro ad opera di terroristi palestinesi); salvò l’onore e la sovranità nazionale; assicurò alla giustizia italiana i terroristi. Noi concordiamo con le parole di Berlusconi: “Bettino altro che via, si meriterebbe molto ma molto di più. Lui ha rappresentato l’Italia a schiena dritta”. Ma  in Italia continua a non esserci né a Milano né a Roma neppure una via dedicata al premier socialista. Matteo Renzi da sindaco Invece la sinistra e non solo lo derisero, lo insultaro e si resero protagonisti, attraverso i metodi che oggi cominciano ad emergere in tutta la loro odiosa evidenza, del suo esilio dopo averlo ingiustamente indicato come l’unico “capro espiatorio” della corruzione politica in Italia. Oggi il PD ed anche grillini  sulla corruzione potrebbero fare scuola. Con la morte di Bettino Craxi ad Hammamet in Tunisia si spengeva il sogno del socialismo tricolore lasciando un vuoto incolmabile fra i riformisti italiani e chiudendo una importante pagina nella storia del riformismo autonomista, dopo Filippo Turati e Giuseppe Saragat. Tutti gli anni ripetiamo, inascoltati che lo Stato, le Regioni, ed i Comuni  dovrebbero rendere adeguato omaggio, ad un grande italiano quale Bettino Craxi è stato, contribuendo a ripristinare la verità storica sulla sua vicenda politica ed umana. Dovrebbe essere naturale e doveroso anche per i catto-comunisti che, dopo la caduta del muro di Berlino, dicevano di essersi ravveduti e si richiamavano più volte ai principi del socialismo democratico europeo, del quale Craxi era indubbiamente uno dei più coerenti e moderni interpreti. Ma l’avversario per i cattocomunisti deve essere presentato sempre come un essere malvagio, corrotto ed

C.Scarpelli-S.Mugnai-S.Gurioli -S.Craxi-F.Boni-D.Galeotti

C.Scarpelli-S.Mugnai-S.Gurioli -S.Craxi-F.Boni-D.Galeotti

ingiusto. Fu così per De Gasperi, Scelba, Saragat e Fanfani. E’ stato  così, per Silvio Berlusconi.

La speranza di questo giorno è che prima o poi l’Italia ufficiale dovrà e vorrà ricordare il grande statista nei modi e nelle forme più appropriate. Mentre i sedicenti socialisti al soldo di Renzi e del PD hanno completamente dimenticato Craxi,  Forza Italia, anche nel Mugello non ha mancato di ricordare Bettino Craxi con l’iniziativa del dicembre scorso a Borgo San Lorenzo con Stefania Craxi.

Pieno successo dell’evento di Forza Italia a Borgo San Lorenzo con Stefania Craxi

C.Scarpelli-S.Mugnai-S.Gurioli -S.Craxi-F.Boni-D.Galeotti

C.Scarpelli-S.Mugnai-S.Gurioli -S.Craxi-F.Boni-D.Galeotti

maurodomenica 17 dicembre

Riceviamo da Forza Italia Mugello e pubblichiamo:

Sala gremita come non accadeva da molto tempo a Borgo San Lorenzo per la manifestazione di Forza Italia “su Europa Europa e immigrazione: Bettino Craxi aveva ragione” con l’on.Stefania Craxi Presidente della Fondazione Craxi che ha realizzato il filmato sullo statista socialista  proiettato nella Sala Comunale “Pio La Torre”. A far gli onori  di casa con il coordinatore comunale borghigiano di Forza Italia Davide Galeotti, sono intervenuti  il capogruppo in Consiglio Comunale Fulvio Boni, il Sindaco di Firenzuola Claudio Scarpelli il capogruppo nell’Unione dei Comuni Mauro Ridolfi, Silva Gurioli, v.coordinatore provinciale e responsabile del Mugello, che ha introdotto e presieduto  l’incontro ricordando la qualità politica del leader del garofano, il suo grande prestigio internazionale ed il ruolo che l’Italia ha avuto durante i suoi Governi e soprattutto la sua lungimiranza, quasi profetica sulle politiche europee e sui grandi temi dell’immigrazione. Paolo Giovannini, coordinatore Provinciale, ha sottolineato come Forza Italia abbia, in questi ultimi due anni, lavorato intensamente in tutto il territorio per ridare voce in tutti i comuni ai sostenitori e gli elettori di Forza Italia e del centro-destra che sono in evidente crescita.

scarpelliMolto apprezzato l’intervento del Sindaco di Firenzuola Claudio Scarpelli che ha sottolineato la sciagurata e miope politica del Pd sull’immigrazione  che sta producendo effetti negativi anche nel Mugello ed Alto Mugello. Una politica che non ha certo la lungimiranza che aveva Craxi sul tema.

Il leader toscano degli azzurri Stefano Mugnai concludendo l’incontro ha  aperto la campagna elettorale di Forza Italia per le imminenti elezioni politiche affermando che dopo i successi di Arezzo, Grosseto, Pistoia e negli altri Comuni conquistati da Forza Italia e dal Centro Destra non è difficile che le elezioni politiche di marzo  dimostrino che un altro capoluogo, Siena può essere sottratto al malgoverno della sinistra  e quindi il governo della Toscana è contendibile ma addirittura il Mugello rosso potrebbe fornire delle sorprese come la riconquista del Comune di Marradi che va al voto nella primavera del 2018. Concludendo, Stefania Craxi ha detto fra l’altro: se le colpe dei padri non debbono ricadere sui figli, il Partito della signorina Boschi, rispetto alla persecuzione subita dalla famiglia Craxi e da quelle di tanti altri, se ne accorge fuori tempo massimo ed in modo opportunistico e strumentale. Rispondendo al Sindaco Omoboni del Pd che aveva nell’intervento di saluto fatto cenno ad un suo sentimento di ammirazione per Bettino Craxi,  Stefania,  ha messo in guardia da quelli che strumentalmente e tardivamente riconoscono che Craxi è stato un grande statista perchè, se esprimessero sentimenti autentici, avrebbero potuto benissimo organizzare un evento come quello di Forza Italia.

mugello

E’ marradese il console di Malta a Bologna che promuove la cultura nell’antica terra dei Cavalieri

Uto Ughi in concerto al Mediterranean Conference Centre

Uto Ughi in concerto
al Mediterranean Conference Centre

domenica 17 dicembre

La Presidente M.L. Preca con il Console  Enrico Gurioli

La Presidente M.L. Preca con il Console
Enrico Gurioli

 

E’ marradese il console onorario di Malta a Bologna che organizza fra l’altro prestigiosi eventi nell’antica terra dei Cavalieri oggi moderna repubblica europea in grande espansione e sviluppo.

Si tratta di Enrico Gurioli scrittore e giornalista che firma per il gruppo QN (La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno). Enrico Gurioli ha organizzato, il 2 dicembre scorso per la “Malta Community Chest Fund Foundation” che raccoglie fondi per promuovere e valorizzare il volontariato e la solidarietà, il grande concerto di Uto Ughi e i Filarmonici di Roma al Mediterranean Conference Centre a La Valletta. L’impareggiabile partecipatissimo concerto del violinista  si è tenuto sotto l’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica di Malta, dell’Ambasciata Italiana e dell’Istituto di Cultura.

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La Presidente della Repubblica, Marie-Louise Colleiro Preca presente all’iniziativa sostiene infatti che “La cultura suggerisce l’idea dello Stato”.

“Cucina e parole” l’evento della Fidapa e del Centro Studi “Enrico Consolini”, sabato 16 dicembre

giovedì 7 dicembre

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo:

fidapaLa Fidapa – Federazione Donne Arti professioni e affari, nell’ambito del programma delle attivita’ sociali per l’anno 2017/ 2018, congiuntamente al Centro Studi Campaniani ‘ Enrico Consolini’ terra’ un incontro sul tema ‘Cucina e parole’ di Costanza Butignani. Il libro sara’ presentato dalla Professoressa Donatella Lippi – Docente di Storia della medicina e Medical Humanities dell’Universita’ di Firenze. Nella Scagliarini, neoeletta Presidente della Fidapa, Sezione di Marradi, insieme a Mirna Gentilini, Presidente del Centro Studi Campaniani Enrico Consolini’ hanno congiuntamente programmato questa importante iniziativa per dar seguito al tema dell’ alimentazione che rappresentata un argomento interessante a livello internazionale, nazionale e locale. La valorizzazione della cucina tradizionale locale da parte della Fidapa- Sezione di Marradi era già iniziata con la pubblicazione di ‘Ricette a Memoria’ di Rosanna Billi nel 2003. Con questo incontro si prosegue mettendo a confronto due tradizioni culinarie che appartengono alla medesima dorsale appenninica.

Lettera di Alessandro Mazzerelli

th martedì 21 novembre
Riceviamo dal dott. Alessandro Mazzerelli e pubblichiamo:

Carissimi, quest’anno si sta profilando eccezionale. Nel corso degli ultimi eventi, quello del 7 novembre a Cigole in provincia di Brescia promosso dai Templari Cattolici  e agli “Stati generali per la sovranità” svoltosi a Firenze il 12  c.m. , abbiamo avuto la possibilità di informare i convenuti di come le parole del Profeta di Barbiana :   “Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male… “  trovino anche scientifica conferma nella strategia delineata al Festival Nazionale de “L’Unità” del 1988, con la ormai celebre dichiarazione:  ” …  dal prossimo anno faremo arrivare in massa gli extracomunitari che ci serviranno per rilanciare la lotta di classe e per disarticolare l’Occidente e la Chiesa Cattolica”.  In questo tempo la strategia del  Partito “democratico” erede del PCI  è fin troppo chiara e soltanto un imbecille o un povero demente non la comprende….  Il PCI-PD è oggettivamente responsabile – moralmente e politicamente – del crimine sociale ed umanitario dell’invasione extracomunitaria e di conseguenza di tutti i suoi costi morali, di tutti i delitti e le sofferenze che ha causato e che causa, di tutto il degrado culturale e assistenziale, eccetera, eccetera… Le domande che a questo punto legittimamente si pongono sono :  la popolazione della regione geografica italiana sarà in grado di far politicamente pagare al Partito “democratico”  le sofferenze che ha causato e causa ?  La Chiesa, cosa aspetta a prendere atto della sfida comunista e massonica che la riguarda ?  Che Dio ci aiuti e Don Milani da Lassù ci protegga. 

Vi abbraccio.   Alessandro Mazzerelli.

P.S.: Il “sogno” : far sapere a tutti i “comunisti” in buona fede la cinica e vigliacca strategia del “loro” partito.

Award Ambasciatori per Giuliana Ridolfi a Long Island

lunedì 13 novembre

giulianaL’Italian American Museum di Long Island fondato e presieduto da Joseph V.Scelsa ha conferito alla marradese Giuliana Ridolfi l’Award Ambasciatore per il 2017 durante la cerimonia che si è svolta domenica 12 novembre al Crest Hollow Contry Club. Giuliana Ridolfi nel suo intervento di ringraziamento ha detto:

Sono veramente commossa e onorata di ricevere questo premio poprio a Syosset dove ventenne ho iniziato la mia vita americana. Ricordo che l’l'Italia mi mancava moltissimo e le mie giornate  erano piene di malinconia. Questo era un mondo nuovo, sconosciuto, tutto da scoprire. Questa grande America mi ha insegnato a crescere e a credere in me stessa, mi ha fatto capire che ognuno e’ importante. Mi ha insegnato che se sogni e credi in quello che fai i tuoi sogni si realizzano. E soprattutto mi ha insegnato che ogni italiano , anche se lontano e’ un pezzo d;italia.nel mondo. Ed e’ per questo che abbiamo il dovere di rispettarla, e di non dimenticare mai gli ideali, gli insegnamenti e le tradizioni dei nostri padri. Questo e’ il vero segreto e la forza  del grande contributo che gli Italo americani hanno dato a questo Paese fin dal nascere affinche’ diventasse la potenza piu’ grande del mondo. Grazie presidente Sciame per la stima da lei rivoltami. Grazie a Joe Scelsa per questo premio e a tutti i miei amici. del Board dell’Italian Heritage and Culture Committee of Ny che oggi rappresento e con cui desidero dividerlo. Siete per me una grande Famiglia. E’ una strana sensazione ritrovarmi in un giorno d’autunno, nell’autunno della mia vita proprio qui con tanti ricordi ma anche con tanta gioia! Grazie Jennifer e Benjamin per aver voluto condividere con me questa giornata bellissima!! Dio protegga tutti noi, l’Italia e gli Stati Uniti.

23517867_10214079505403735_5349496006489585828_nFra le congratulazioni giunte alla premiata, alle quali aggiungiamo anche quelle della nostra redazione, quelle dell’on. Fitzgerald Nissoli Fucsia che in un messaggio scrive: Giuliana Ridolfi Cardillo è una personalità che ha tanto dato per la diffusione della cultura italiana in America e continua ancora con il suo infaticabile impegno in mezzo alla gente per mantenere vivi e fecondi i rapporti con l’Italia, quindi merita a pieno titolo il premio Ambasciatori proprio perché è di fatto ambasciatrice della cultura italiana in terra di emigrazione! Auguri e complimenti Giuliana.

La Nuova Fiera dei Santi e “l’acqua all’insù” in una nota di Forza Italia

img_20170820_105925lunedì 6 novembre

Da Forza Italia Marradi riceviamo e pubblichiamo:

Da Matulli a Triberti quei maghi che insieme ad Hera  mandano l’acqua all’insù.

 Marradi Paese dell’acqua e delle fonti era così fino a quando Matulli, Triberti e la sinistra non hanno regalato l’acqua ed il Consorzio dell’acquedotto ai compagni di Hera che come era facile prevedere ne combinano proprio di tutte se poi capita un periodo di siccità non trovano di meglio che portare con autocisterne l’acqua da Santarcangelo di Romagna  (così si dice) acqua che travasano dalle autocisterne a dei contenitori collocati su PiK Up per travasarli nuovamente nel serbatoio comunale.

Questa geniale operazione ed altre che costringono senz’acqua le famiglie della zona di Camosciano tre giorni la settimana da diverso tempo non è stata segnalata ai cittadini dall’Ufficio Stampa del Sindaco troppo impegnato a raccontarci, magnificandoli, i normali interventi di manutenzione come la recente asfaltatura  di qualche centinaia di metri di strada, fra l’altro effettuata dall’ex Provincia di Firenze.

Ecco la Nuova fiera dei Santi voluta dal Comune e ignorata da tutti

Ecco la Nuova fiera dei Santi voluta dal Comune e ignorata da tutti

In compenso il Comune ha promosso e organizzato la nuova fiera dei Santi  che visti i risultati da la cifra del distacco che esiste fra sindaco e giunta ed esigenze dei cittadini e dei commercianti che hanno totalmente ignorato l’iniziativa un vero e proprio fallimento come le foto certificano. A pochi mesi dalle elezioni visto che il Sindaco ed i suoi dopo cinque anni evidentemente non sono pronti è bene cominciare a pensare di cambiare  il timone ed il governo del Comune prima che sia troppo tardi e che il renzismo rimosso in tutt’Italia e abbandonato dal  popolo come le elezioni siciliane hanno certificato continui a provocare i suoi danni proprio e solo da noi.

Mauro Ridolfi

Coordinatore Comunale di Forza Italia Capogruppo nell’Unione dei Comuni del Mugello-AltoMugello

Per un giorno il Canal du Midì si gemella con la Laguna di Venezia via Marradi

venezia-silva-2domenica 22 ottobre

Come accade ogni anno dal 1991 in occasione della sagra delle castagne di Marradi la città di Castelnaudary partecipa all’ evento con una folta delegazione con la presenza di uno stand di prodotti tipici e quest’anno anche con la Banda Musicale della città francese. Quest’anno  il Sindaco Patrick Maugard, la consigliera regionale Helene Giral e gli assessori Philippe Guirand e Nicole Chatala hanno potuto visitare, sabato 21 ottobre,  ospiti dell’assessore veneziano Michele Zuin,  il Palazzo Ducale di Venezia in compagnia di Paolo Bassetti, Silva Gurioli e Rodolfo Ridolfi.venezia-2-buona

 

palma_il_giovane_allegoria_della_vittoria_sulla_lega_di_cambrai_1590_cabattaglia_lepantoveneziaDurante la visita gli ospiti transalpini affascinati dalle opere del Tiepolo e del Tintoretto hanno particolarmente ammirato in una delle più belle sale del palazzo Ducale di Venezia, la sala del Collegio, dove il Doge riceveva ambasciatori e dignitari stranieri, uno dei dipinti più belli di Paolo Veronese  l’allegoria della Battaglia di Lepanto e nella sala del Senato  l’Allegoria della vittoria sulla Lega di Cambrai, importante opera di Palma il Giovane realizzata attorno all’anno 1590 e volta a celebrare la guerra tra Venezia e le altre potenze europee, coalizzatelesi contro di lei mediante la Lega di Cambrai.

 

San Pio V e Benedetto XVI da Lepanto a Ratisbona

is-1isgiovedì 5 ottobre

I musulmani estremisti odiano e combattono i cristiani in una guerra totale e senza quartiere contro l’Occidente. Il 2017, non ancora concluso, è stato ancora un anno di una escalation senza uguali della guerra senza confini e senza tregua dell’Islam alla nostra civiltà e verrà annoverato come l’anno dell’attacco al cuore dell’Europa. Di fronte alle violenze perpetrate dallo Stato islamico si fanno ancora più attuali le due domande poste dal Papa emerito nel 2006 al mondo islamico. Ratzinger ha indagato con colta precisione due domande chiave, rispondendo alle quali si potrebbe influenzare profondamente la guerra civile che infuria all’interno dell’islam». La prima domanda riguardava la libertà religiosa: «Possono i musulmani trovare, all’interno delle loro risorse intellettuali e spirituali, argomenti islamici a favore della tolleranza religiosa (inclusa la tolleranza verso coloro che si convertono ad altre fedi)?». La seconda domanda riguardava la struttura delle società islamiche: «Possono i musulmani trovare, sempre all’interno delle loro risorse intellettuali e spirituali, argomenti islamici per distinguere tra autorità religiosa e politica in uno Stato giusto?». Per papa Benedetto XVI il «dialogo inter-religioso tra cattolici e musulmani dovrebbe concentrarsi su questi due temi». Da questo punto di vista, la Chiesa cattolica ha molto da insegnare, visto che è riuscita a separare potere temporale e spirituale «giocando un ruolo chiave nella società civile, ma non direttamente nella governance, senza arrendersi alla filosofia politica secolare».Un simile processo «è possibile nell’islam? Questa era la Grande Domanda posta da Benedetto XVI nel discorso di Ratisbona. Ed è una tragedia di proporzioni storiche che la domanda non sia stata compresa, prima, e ignorata poi». Ora che l’attualità di Ratisbona è davanti agli occhi di tutti, e che Benedetto XVI l’ha rilanciata a Pasqua di quest’anno: parlandone come di «una questione essenziale per il futuro del nostro Continente». E spiegando: «Il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici, conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno. Questi radicalismi esigono urgentemente che noi sviluppiamo una concezione convincente dello Stato, che sostenga il confronto con queste sfide e possa superarle». I leader cristiani devono preparare la strada» per il dialogo sul futuro dell’islam come improntato dal Papa emerito «chiamando per nome in modo esplicito le patologie dell’islamismo e del jihadismo; ponendo fine a scuse anacronistiche per il colonialismo del XX secolo; e affermando pubblicamente che, quando bisogna affrontare fanatici malvagi come quelli responsabili per il regno di terrore instaurato non solo in Siria e Iraq ma in Europa e nel mondo occidentale, la forza militare, dispiegata in modo preciso da chi ha la volontà e i mezzi per difendere gli innocenti, è moralmente giustificata come lo fu per il padre domenicano Ghislieri, Papa  San Pio V, la battaglia di Lepanto.

All’alba del 7 ottobre 1571, infatti, esattamente quattrocentoquarantasei anni fa, aveva inizio, nelle acque di Lepanto, porto della costa ionica, situato di fronte al Peloponneso e non distante da Corfù, una delle più grandi battaglie navali della storia, frutto glorioso degli sforzi della Cristianità. Ci sembra importante ricordarne l’anniversario, e ricordarlo nel modo più serio in questi anni in cui si è riaffermata prepotente e ad oggi incontenibile l’aggressione violenta e terroristica del fondamentalismo islamico. Lepanto fu una grande vittorie dell’Occidente, una vittoria della Cristianità. Una vittoria contro un mondo di volta in volta arabo,musulmano, islamico ferocemente aggressivo. Un mondo però che ogni volta, e proprio nel cuore dell’Europa, si è infranto contro il valore degli Europei, decisi a non cedere la propria terra le proprie radici, a non lasciare annientare la propria cultura e civiltà fino all’estremo sacrificio. Un’epoca nella quale la Cristianità non confondeva ancora la carità, con una solidarietà che ne è oggi la caricatura: spesso alibi per chi è disposto a sacrificare la propria civiltà per un egoistico bisogno di apparir buono a sé stesso, che in realtà nasconde un infinito opportunismo di affari sulla pelle dei disperati. A Lepanto e poi a Vienna, l’Europa difendeva il suo modello di civiltà. Sì, ma difendeva anche, le sue chiese e le sue istituzioni. Oggi di fronte all’aggressione del fondamentalismo islamico, la nuova flotta islamica, gran parte dell’occidente sembra aver perso ogni riferimento all’orgoglio di appartenere ad un mondo libero. l’Islam, oggi come oggi, è forte perché ha più valori di noi.
La guerra era stata dichiarata a Venezia dai Turchi all’inizio dell’anno precedente: ma all’intimazione di abbandonare Cipro, la Serenissima aveva risposto con un netto rifiuto. La resistenza veneziana, sotto il comando di Nicolò Dandolo, fu tenace, ma non fu possibile evitare lo sbarco e, nonostante le fortificazioni di Nicosia, ancora oggi visibili, fossero appena state innalzate, e la lunga ed eroica difesa, la città fu presa il 9 settembre 1570. Le navi cristiane si riunirono a Messina. Erano 208 galere, vale a dire vascelli a remi e a vela armati con artiglieria pesante sulla piattaforma anteriore e leggera sui fianchi. Il grosso della flotta era costituito dalla squadra veneziana: 105 vascelli; quindi la squadra di Filippo II Re di Spagna, comandata da Gian Andrea Doria, con 81 navi di cui 14 spagnole; la squadra pontificia schierava 12 navi. Tre navi erano genovesi, tre dei Cavalieri di Malta e tre addirittura del Ducato di Savoia. Comandante generale era Don Giovanni d’Austria, fratello del Re di Spagna. Anche ai tempi di Lepanto, anno 1571, la pace era un sentimento condiviso da tutti, Però nessuno era pacifista. Ovvero l’umanità aspirava alla pace essendo consapevole che in certi casi la guerra non solo risulta ineluttabile, ma spesso necessaria, auspicabile addirittura. Allora, poi, nessuno che appartenesse al mondo occidentale cristiano avrebbe parteggiato per un Alì Muedhdhin Zadeh Pascia, l’ammiraglio della flotta ottomana o per un Mehmed Alì che guidò la presa di Otranto o per il Feroce Saladino. Affinché Don Giovanni D’Austria, Marcantonio Colonna, Gian Andrea Doria cogliessero la vittoria si pregava nelle case e nelle chiese. Non c’era chi manifestasse contro di loro nelle piazze, chi giudicasse quella guerra ingiusta, chi invocasse il dialogo con gli ottomani. Perché gli ottomani, gli islamici, erano il nemico. Nemico individuale e nemico di una civiltà, di una cultura, di una fede che era la civiltà, la cultura e la fede dell’Occidente. Nemico aggressivo, che non aveva il bisogno d’esser provocato per manifestare la sua inimicizia. Tutto ciò che non è Islam -«Dar al Islam»- è per l’Islam e per gli islamici «Dar al Harb», luogo della guerra. Se l’Occidente non avesse coltivato la «virtude» di opporsi loro anche con le armi, soprattutto con le armi, probabilmente San Pietro sarebbe una moschea e il campanile di San Marco un minareto da dove il muezzin esorta a pregare Allah. Lepanto si limitò a far tirare il fiato alla cristianità e a momentaneamente ripulire il Mediterraneo dagli sciami di vascelli islamici che lo infestavano. Ma a Kalhenberg, nei pressi di Vienna, poco più di un secolo dopo l’Occidente arrestò e per sempre la travolgente corsa in avanti dell’Islam. Se i viennesi non avessero retto all’assedio, se Innocenzo XI avesse predicato la pace invece di promuovere la coalizione cristiana, se il 2 settembre del 1683 i 65mila del polacco Giovanni Sobieski non avessero travolto i 200 mila ottomani di Kara Mustafà, Vienna sarebbe caduta e con Vienna, la nostra civiltà perché nulla avrebbe più potuto fermare la progressiva islamizzazione del continente. Dovremmo oggi dopo le Torri gemelle, Madrid e Londra, l’Iraq e l’Afganistan, la Siria e Bengasi Parigi, Bruxel, Nizza, Berlino e Barcellona e poi quel 26 luglio 2016 quando all’interno della chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, presso Rouen in Normandia  i  terroristi islamici hanno sgozzato  Padre Jacques Hamel di 86 anni   mentre celebrava la Santa Messa il primo prete sgozzato in nome di Allah in terra europea dopo secoli e secoli, le ricorrenti stragi di donne, bambini e preti cristiani, rammaricarci che per impedire tutto ciò si sia combattuta una guerra? C’è forse qualcuno che ritiene che Papa Odescalchi invece di incrociare le armi avrebbe dovuto dialogare con Maometto V? O «aprire» un tavolo? Sobieski o Eugenio di Savoia avrebbero dovuto guidare una missione umanitaria piuttosto che attaccare gli assedianti? Magari attenendosi pedantemente alle «regole di ingaggio», oggi tanto di moda? Ma soprattutto, crediamo che il dialogo, i tavoli, la predicazione della pace, le missioni umanitarie avrebbero fermato la spinta espansionista dell’Islam, la sua guerra non a caso definita «santa»? Dopo la vittoria di Lepanto, avvenuta proprio nella prima domenica di ottobre (7 ottobre 1571) che già da tempo costituiva il giorno di raduno e di preghiera delle confraternite del Rosario, san Pio V che, dicono le cronache, era già sicuro della vittoria prima ancora di averne ricevuto notizia, decretò che ogni prima domenica di ottobre si sarebbe dovuta commemorare con rito semplice Nostra Signora della Vittoria. Attualmente il 7 ottobre si celebra una memoria semplice intitolata alla Beata Maria Vergine del Rosario. Nelle litanie lauretane Maria è invocata come «Auxilium christianorum» a partire dalla vittoria di Lepanto. Certamente, la vittoria era stata ottenuta grazie a “la intelligentissima prudentia de i nostri generali, la bravura e destrezza de i capitani in mandare ad effetto, il valore de’ gentiluomini e soldati nell’essequire”. Ma, più ancora, a ben altre forze, secondo la bella espressione del senato veneto: “Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit”, “non il valore, non le armi, non i condottieri ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori”. Del resto, la vittoria di Lepanto era avvenuta nel giorno in cui le confraternite del Rosario facevano tradizionalmente particolari devozioni.

Rodolfo Ridolfi direttore responsabile

Conclusa con la Cerimonia di premiazione a Borgo San Lorenzo la IV^ Edizione del Premio “Dino Campana” “La Poesia ci salverà” .

campana3lunedì 25 settembre

E’ Giulia Berti,  la vincitrice della edizione 2017 del Premio Dino Campana on line “La Poesia ci salverà”.  La cerimonia di premiazione si è svolta nella sala del “Camino Grande” di Villa Pecori Giraldi gremita di pubblico. A consegnare i premi con il Presidente della Giuria Rodolfo Ridolfi e i prestigiosi giurati l’assessore alla cultura del Comune di Borgo San Lorenzo Cristina Becchi, il consigliere provinciale di Ravenna Oriano Casadio e Silva Gurioli l’ideatrice del Premio. Giulia Berti, con la sua opera “Girasoli”, si aggiudica il prestigioso premio on line Marradi Free-News, l’Accademia degli Incamminati di Modigliana, L’Accademia il Fauno di Firenze, il Centro studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi.

Siamo orgogliosi di tenere  a Borgo San Lorenzo un premio così significativo  – ha detto Ridolfi– Borgo San Lorenzo, capoluogo dell’unione dei comuni del Mugello e dell’Alto Mugello comprende molti luoghi campaniani: Marradi, Campigno, La villa “La Topaia” di Panicaglia Casetta di Tiara, Palazzuolo Sul Senio, il Barco e Rifredo Firenzuola     e oggi diventa con il premio capofila della poesia. Il premio si snoda su tre grandi direttrici campaniane “Conosco una musica dolce…” “Nel paesaggio collocavo dei ricordi “ “la partenza e il ritorno”.  “La poesia ci salverà è un titolo quanto mai appropriato – ha aggiunto l’assessore Cristina Becchi – perché la poesia è una delle forme di espressione più alte; una forma che tuttavia non rimane confinata tra gli addetti ai lavori ma che riesce ancora ad interessare e coinvolgere anche i giovani  come l’iniziativa odierna dimostra. Questo è ancora più importante in un territorio come il nostro, che della cultura ha fatto uno strumento di identità.

campana2Seconda classificata Elisabetta Zambon “ Richiamo” e terza Paola Carmignani “Inesorabilmente”.

Tutti i giurati: M.Scalini, M.Guerra. F.Balucani, P.Gurioli, R. Monopoli, L.Lilli, G.Botti e M.Gentili sono intervenuti,  come pure le prime tre classificate. Momenti particolarmente suggestivi sono stati quelli della lettura dei testi delle poesie affidati a Mirna Gentilini, Monica Guerra e Riccardo Monopoli e soprattutto “la musica della parola” che il poeta Pier Luigi Berdondini ha regalato ai presenti con  “ La Speranza” di Dino Campana e la sua lirica Babelè.

Giulia Berti con l’opera “Girasoli” vince il “Campana on line” 2017. Con la Giuria ci sarà anche Pier Luigi Berdondini.

 

 

ospite d'onore il poeta Pier Luigi Berdondini

ospite d’onore il poeta Pier Luigi Berdondini

lunedì 18 settembre

Si svolgerà a Borgo San Lorenzo, il 23 settembre prossimo la cerimonia di Premiazione dell’edizione 2017 del Concorso Nazionale ispirato a “Dino Campana” dal titolo “La Poesia ci salverà…”

E’ Giulia Berti con l’opera “Girasoli” la vincitrice del premio per il 2017.

La giovanissima mugellana di San Piero a Sieve, nata a Borgo San Lorenzo,  già vincitrice di numerosi premi, che aveva  grandemente impressionato nell’edizione 2016, aggiudicandosi il secondo posto con l’opera “Breve Vita Lungarno”, ha ottenuto il punteggio più alto nelle valutazioni della giuria. Seconda classificata Elisabetta Zambon di Brisighella (Ra) con la sua lirica “Richiamo” e terza un’altra poetessa Paola Carmignani di Altopascio (Lu) con “Inesorabilmente”.. Ottime le liriche che conquistano la menzione ed il diploma che sono nell’ordine: Claudio Mecenero, “Io so di lei, che stava”, Ubaldo Bitossi “D’estate”, G.Battista Zambelli “Chimera”, Claudia Ciardi “Incupisce la sera” Lucio Gibin “Profumo di foglie”, Anna Cuomo “La tua voce”, Paola Tassinari “Sono le cinque”, Monica Galvagni “Davanti al tuo viso”, Andrea Tarabusi “L’invito di un gelso”, Guendalina Brizzolari “Il Cielo”. A consegnare i premi  insieme ai giurati: Rodolfo Ridolfi presidente (Direttore Responsabile di Marradi Free News); Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Lamberto Lilli (Presidente Accademia Il Fauno), Pape Gurioli (Pianista e compositore) Monica Guerra (poetessa #Poetry), Barbara Betti (Direttore di Opera-In-Stabile) Federica Balucani (Soprano), Gianna Botti (Scrittrice),  Maurizio Ferrini (Attore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista) e Massimo Scalini (Psichiatra), ci saranno rappresentanti delle istituzioni fra i quali l’Assessore alla Cultura del Comune di Borgo San Lorenzo Cristina Becchi ed il Poeta Pier Luigi Berdondini. Nel 2014 il premio se lo era aggiudicato Michele Toriaco, nel 2015 Elena Faralli e nel 2016 G.Battista Zambelli.

Celina Turchi orgoglio della Romagna Toscana

san-benedettovenerdì 15 settembre

Ieri, 14 settembre, la Chiesa di San Giacomo di Forlì ha ospitato un incontro con Celina Turchi, nata in Brasile ma da padre tosco-romagnolo di San Benedetto in Alpe,  Celina Turchi, inserita dalla rivista britannica ‘Nature’ nella lista dei 10 scienziati più importanti al mondo per aver scoperto la relazione tra il virus Zika e le malformazioni infantili è stata  protagonista di un  dialogo con  il giornalista Giovanni Bucchi.  celina-turchi

All’appuntamento promosso da Fondazione Carisp, con Civitas e i Comuni di Forlì e Portico-San Benedetto in Alpe erano presenti i suoi cugini marradesi Domenico Rossi professore di matematica e Roberto Rossi l’ingegnere progettista molto conosciuto per i suoi lavori in Brasile. La Romagna Toscana  nel caso di Celina Turchi è orgogliosa di un’eccellenza mondiale.  Suo padre Egidio Turchi è andato in Brasile come missionario quando aveva appena 15 anni, è stato professore di Filosofia e fondatore dell’Università Cattolica dello Stato Federale di Goias; a lui è dedicato il film ‘Maestro socratico’ del 2016. Celina Turchi ha definito San Benedetto in Alpe “un luogo magico. Ogni volta che torno in Italia ci vado. C’è la casa dove vivevano i miei nonni e uno zio”. Sabato 17 settembre le verrà consegnata la cittadinanza onoraria nell’Abbazia di San Benedetto.

 

IV Edizione del premio Dino Campana on line a Borgo S.Lorenzo il 23 settembre “La Poesia ci salverà”

La Premiazione del 2016

La Premiazione del 2016

lunedì 4 settembre

Si svolgerà a Borgo San Lorenzo, a Villa Pecori Giraldi, con il patrocinio del Comune di Borgo San Lorenzo, la cerimonia di Premiazione dell’edizione 2017 del Concorso Nazionale di poesia on line ispirato a “Dino Campana” dal Titolo “La Poesia ci salverà…”. Dopo le due edizioni fiorentine del 2014 e 2015 e quella in terra di Romagna del 2016, il Premio approda a Borgo San Lorenzo, capitale del Mugello e dell’Alto Mugello che comprende tanti luoghi campaniani: da Marradi a Firenzuola, da Campigno a Castagno d’Andrea da Panicaglia al Barco da Casetta di Tiara al Falterona. La cerimonia di premiazione che si svolgerà il 23 settembre alle ore 11, alla presenza della Giuria presieduta da Rodolfo Ridolfi e della quale fanno parte: Federica Balucani, Soprano, Barbara Betti, Direttore di Opera-In-Stabile, Gianna Botti Scrittrice, Maurizio Ferrini, Attore, Mirna Gentilini, presidente Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”, Monica Guerra, #Poetry, Pape Gurioli, compositore-Musicista, Giancallisto Mazzolini, Accademia degli Incamminati, Lamberto Lilli, presidente Accademia Il Fauno, Riccardo Monopoli attore-regista, Massimo Scalini psichiatra. Interverrà anche l’assessore alla cultura del Comune di Borgo San Lorenzo Cristina Becchi. La Giuria sta esaminando e valutando le opere dei venti finalisti: 8 toscani, 8 emiliano romagnoli, 1 laziale, 1 campano, 1 lombardo, 1 friulano che si contenderanno i tre premi e i dieci riconoscimenti previsti.

P.S.

I quattro segreti d’Irlanda: il thriller storico di Gianna Botti

locandina_presentazione_i9_4_segreti_di_irlandamercoledì 23 agosto

Gianna Botti vi aspetta giovedì 24 agosto alle ore21:00 presso il “Centro Studi Campaniani Enrico Consolini” per la presentazione del suo ultimo romanzo Quattro misteri d’Irlanda. L’avevamo lasciata su facebook in aprile quando scriveva:” Sembra una favola, ma è così… Per il romanzo che sto scrivendo mi serviva un dizionario in Gaelico, non trovandone di disponibili sul web, ne ho fatto richiesta al Trinity College di Dublino ( l’Università più prestigiosa d’Irlanda in cui sono tenuti corsi di lingua e letteratura Gaelica), la mia mail è stata inviata alle 16 e 45, alle 17 e 10, non solo ho ricevuto la password e il link per consultarlo via web, ma sono state aggiunte le felicitazioni per il tema trattato nel romanzo…Incredibile!!!” Gli estimatori della brava e colta  scrittrice marradese potranno finalmente apprezzare il suo romanzo che si basa su 4 Pergamene strappate dal Libro di Kells, nascoste da un Papa nei sotterranei del Laterano e che dopo 13 secoli tornano alla luce…. Il Romanzo di Gianna Botti che è thriller storico, curato ed edito  da G.Renzo Zignani Qui Libri della Panchina e da Talent Self Publishing sarà   presentato in anteprima a Marradi dal Centro Studi “Enrico Consolini” e dalla F.I.D.A.P.A con il Patrocinio dell’Amministrazione Comunale.

20 agosto Dante nei Canti Orfici nell’anno di Giotto

Bonaffini al centro N.Y.2008

Bonaffini al centro N.Y.2008

venerdì 18 agosto

Il tradizionale appuntamento del 20 agosto a Marradi, in occasione della nascita del Poeta Dino Campana, accade quest’anno in concomitanza con le celebrazioni per i 750 anni di Giotto che hanno regalato a tutto il Mugello iniziative culturali di pregevole fattura. I Canti Orfici sono un grande album di un paesaggio influenzato da citazioni culturali tutte toscane Giotto, Michelangelo, Leonardo, Piero della Francesca  immerse nel presagio dei suoi “divini primitivi” Dante e Frate Francesco. oppure in quelli barbarici e bizantini della Romagna: ”Volevo nel paesaggio collocare dei ricordi” afferma Campana. Il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” ripropone quindi un tema fondamentale che abbiamo avuto l’orgoglio di evidenziare nel lontano 20 agosto del 1992 nello storico Giardino della Violetta Fabroni: “Campana, Dante e l’Orfismo: Componenti Dantesche nei Canti Orfici” affidato alla magistrale lezione del Prof. Luigi Bonaffini del Brooklin College di New York.  Gli appassionati potranno rileggersi integralmente quella lezione nel libro “Marradi Capitale Culturale della Romagna Toscana” pag.75-94. Con Bonaffini il più autorevole e competente studioso della componente dantesca in Dino Campana, ho poi avuto l’occasione di partecipare al Convegno che si svolse Il 18 agosto del 2008 a New York all’Istituto Italiano di Cultura dove Bonaffini, autore fra l’altro di due edizioni in lingua inglese dei Canti Orfici, parlò sulla Poesia di Dino Campana e sull’influenza di Dante nell’opera del poeta di Marradi ed io parlai sull’influenza di Walt Whitman nei Canti Orfici. Domenica 20 agosto la prof Maura Del Serra sarà impegnata a parlare degli “Spiriti Danteschi in Campana” e sicuramente aggiungerà qualche tassello a quanto ampiamente documentato dalla critica che ha accertato come  nella poesia orfica di Dino Campana confluiscono varie esperienze culturali e letterarie, tra cui la tradizione misterico-religiosa, la poesia europea appartenente al filone orfico, e poi Nietzsche e Schuré. Campana stesso afferma di voler creare una poesia italiana di stampo europeo, e non c’è dubbio che egli fosse sempre disposto a raccogliere ciò che di valido la tradizione europea poteva offrire. La più pura tradizione italiana per lui significava soprattutto Dante e Leopardi, come suggerisce quest’altra lettera ad Emilio Cecchi: Ora io dissi: Die tragodie des letzten Germanen in Italien mostrando di aver nel libro conservato la purezza morale del Germano (ideale non reale) che è stata la causa della loro mone in Italia. (Cercavo idealmente una patria non avendone.) Il germano preso come rappresentante del tipo morale superiore (Dante, Leopardi, Segantini).” Campana indica Dante e Leopardi come veri Germani o tipi morali superiori, dei quali si considerava discendente diretto, anzi uno dei pochi che conservasse la loro “purità d’accento” nella poesia. Dal piano politico ed ideologico, il pangermanesimo di Campana si sposta al piano letterario. La vera arte può nascere solo dalla fusione dello spirito germanico o nordico e quello latino: “Se una nuova civiltà latina dovrà esistere, essa dovrà assimilare la Kultur.” Stranamente, lo scrittore che meglio rappresenta questa fusione di culture è proprio Dante: È il carillon di una torre gotica. Anche Dante nel V Canto ebbe questa fantasia cavalieresca che trionfa dell’Inferno latino. Come sempre la poesia di Dante risulta dalla lotta tra il nordico e il latino Ed è ancora Dante lo scrittore che personifica l’arte crepuscolare per eccellenza: L’arte crepuscolare (era già l’ora che volge il desio) in cui tutto si affaccia e si confonde, e questo stadio prolungato nel giorno aiutato dal vin de la paresse che cola dai cicli meridionali e nella gran luce tutto è evanescente e tutto naufraga, sì che noi nel più semplice suono, nella più semplice armonia possiamo udire le risonanze del tutto.5 II riferimento a Dante è ripetuto in un altro brano dei Taccuini sull’arte crepuscolare: … in queste sere in cui è profondamente dolce la voce dell’organetto, la canzone di nostalgia del marinaio, dopo che il giorno del sud ci ha riempito du vin de la paresse. Il marinaio è, naturalmente, quello dell’ottavo canto del Purgatorio (“era già l’ora che volge il disio”), mentre l’organetto è senz’altro un riferimento alla “dolce armonia da organo” (Par. XVII, 43). Il nome di Dante, come esponente della migliore poesia italiana, appare di nuovo in una lettera a Sibilla Aleramo: Je serais heureux si je pouvais vous faire partager mes admirations pour cette ligne sevère et musicale des Appenines qui marque depuis Dante et Michel Ange l’esprit de nos meilleurs. È chiaro, ripetiamolo, che per vera e pura tradizione italiana, su cui la poesia moderna doveva innestarsi, Campana intendeva Leopardi e Dante, quest’ultimo soprattutto. Infatti i riferimenti espliciti a Dante sono numerosi nell’opera di Campana. L’immagine di Francesca è un leit motif che ricorre più volte nella Notte e nella Verna, mentre non mancano i versi danteschi citati per intero. Il dantismo di fondo dei Canti orfici non è sfuggito alla critica, ad esempio nelle similarità tra la salita alla Verna e l’ascesa purgatoriale di Dante: Ma tornando alla Verna, il ‘pellegrinaggio’ si modella sulla ‘poesia di movimento’ dantesca fin nel senso di vastità vuota, luminosa, donde si dislaga la montagna del Purgatorio, che Dante uscito dalla tenebra infernale prova con una insistenza quasi inebriata, dove pentimento e dolore e ricordo della terra e del passato formano uno stato d’animo inscuidibile coi presentimenti del futuro. Ed è stato poi notato il nesso tra la “poesia di movimento” di Dante, come la chiama Campana, ed il motivo del viaggio nei Canti Orfici. La presenza di Dante nei Canti orfici è da considerarsi di importanza fondamentale alla comprensione della struttura e del sottofondo mitico-religioso del libro. Il viaggio dantesco illumina continuamente il viaggio di Campana, in una continua interazione e compenetrazione dei piani narrativi e simbolici, ed è il filo conduttore su cui si bilancia, in un equilibrio precario, la visione disgregante di Campana.

Rodolfo Ridolfi

Il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” presenta Spiriti Danteschi il 20 agosto a Palazzo Torriani.

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Il Centro Studi “Enrico Consolini” organizza per domenica 20 agosto prossimo nel giardino di Palazzo Torriani alle ore 21,00 in occasione del 132° Genetliaco Campaniano il tradizionale evento che quest’anno vedrà Maura Del Serra impegnata a parlare degli “Spiriti Danteschi in Campana” ed il giornalista Dino Castrovillari presentare i Passi della Cometa con Marco Parente e Sodi Oortmood. Coordina la Presidente del Centro Studi “Enrico Consolini” Mirna Gentilini ed è previsto il saluto del Sindaco di Marradi: Tommaso Triberti.

 

Pape Gurioli e Federica Balucani a Borgo San Lorenzo in Concerto Giovedì 3 Agosto alle ore 22:00.

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Dopo le apprezzate esibizioni live in prestigiosi teatri italiani,  Cult Memorandom il concerto di Pape Gurioli e Federica Balucani arriva a Borgo San Lorenzo giovedì 3 agosto in occasione delle celebrazioni per i 750 anni di Giotto alle ore 22 in Via Cocchi angolo ai Piedi del campanile della Pieve di San Lorenzo.

I due musicisti “scommettono” su di una reinterpretazione di brani di musica leggera e parti di brani d’opera molto conosciuti (Cult) di artisti, compositori, cantanti che hanno lasciato un segno nella storia della musica mondiale.  La maggior parte dei brani scelti sono in lingua originale il francese, lingua particolarmente evocativa, romantica e musicale, con altri spagnoli ed italiani.  Un lavoro in cui gli interpreti fondono in modo temerario, talvolta irrituale, la bellezza della parola e la raffinatezza della melodia, combinando in modo ardito,  l’antitesi tecnicistica del fraseggio esasperato del pianoforte concertante e l’eleganza del bel canto. I brani, infatti, vengono eseguiti, nella stesura melodica e autorale, esattamente “come da spartito” da parte della soprano Federica Balucani , mentre la tessitura armonica, ritmica di ”accompagnamento”, piano concertante, da parte di Pape Gurioli viene totalmente sconvolta e vestita di un’ inaspettata, inusuale e sorprendente strategia pianistica quasi di “sfida” nei confronti dell’accademia, dello standard e del “già sentito”.

R.R.

 

 

Il 24 luglio del 1358 la Battaglia delle Scalelle

La lapide che ricorda l'evento

La lapide che ricorda l’evento

lunedì 24 luglio

 Sono passati seicento cinquantanove anni dalla Battaglia delle Scalelle 24 luglio del 1358, una pagina fra le più fulgide scritta proprio nella Romagna Fiorentina negli anni bui delle guerre e delle invasioni del tardo medioevo. Dell’evento, spesso trascurato dalla storiografia locale, si sono occupate compiutamente quattro pubblicazioni: una dell’abate Giovanni Mini, “La vittoria al Passo delle Scalelle presso Campigno” Castrocaro 1892; due del marradese Renato Ridolfi: “Campigno La Battaglia delle Scalelle” del 1977 e ”Val D’Amone 24 luglio 1358 Cantata de Le Scalelle” Accademia degli Incamminati 2002 ed una del rontese Alfredo Altieri : “La battaglia delle Scalelle Marradi 1358” edizioni Pagnini 2004. Dal libro Val D’Amone 24 luglio 1358 Cantata de Le Scalelle di Renato Ridolfi, impreziosito dalla copertina recante il bozzetto della sconfitta de la compagnia del conte Lando, che ripropone per i lettori una delle pagine più importanti della storia marradese assurta a simbolo dell’orgoglio e del riscatto nazionale italiano dall’invasore quella appunto della battaglia delle “Scalelle” riportiamo qui alcune pagine:

“Il sole è alto e l’afa assai pesante; le cicale friniscono noiose, i ranocchi son sempre infastiditi e per la mulattiera polverosa rumor di ferri, scalpiti e nitriti. Avanza la cavalleria: Ghigo del Cavalletto le conduce in avanguardia attento, sulla strada che monta a Le Scalelle. La Grande Compagnia per le balze del Lavane e Campigno cerca i castelli Vicchio e Dicomano per essere pronta a dilagar nel piano. Caldo è il mattino; l’aria par tranquilla. Passano i cavalli indisturbati: non c’è vita d’uomini e animali tra le balze, le forre, i boschi e i prati: Avanti, avanti il transito è sicuro. Avanti, compagnia luttuosa, chè il terror, la potenza ed il fracasso tengono libero il passo! E per la gola stretta, faticosa, si serrano le truppe rumorose, sudate, cariche di ferro, di bottino, delitti e presunzione. La strada sale, verso il cielo; il sole batte: è un luccicare intorno: raggi d’oro e d’argento. E vanno e vanno gli uomini: son cento, no, più di mille e ancora tanti. Par che la valle stretta a Gamberara non possa contenerli tutti quanti. E sempre vengon sotto, ansanti, chi ride, chi urla, impreca, canta, beve; chi si lamenta del piacer breve della sera avanti, chi spera di trovar nel Mugello donne amorose, vino e buon ostello. Già l’avanguardia è a Farfareta, guadagna il Corniolo isolato, scavalca l’Alpe verde alla faggeta: E’ in vista delle piane della Sieva. Il grosso di quei turpi masnadieri passa Cà di Rinieri a Valdimora. Arranca, maledice e si dibatte: la mulattiera è pregna di sudore! Davanti a tutti col cimiero in mano, la briglia abbandonata, il capitano sul suo bianco caval: Michele Lando grande signore. Venuto da Alemagna per predare e farsi più potente, batte i territori fiorentini per contrastar gli scudi di Perugia in guerra coi senesi e gli aretini. Segue la truppa tintinnante di ferri che fan aspra la salita . Ansimano le spade ed i cimieri nella polvere che copre l’orizzonte e la meta che ad arrivare indugia. Quei predoni forzano i sentieri dell’Alpe che s’apre nel Mugello. Cigolano i carriaggi in retrovia appena mossi da Biforco irato. Conte Broccardo messo a parar le spalle, rude e solenne ha dato il via. C’è sussultar di ruote e un tentennar di carri. Trasudano i muli scalpitanti, li frenano! I postiglioni frustano i trapele le bestemmie calano nel fondo. Oh, spettacolo immane, impressionante, giammai visto nel mondo! Si meraviglia il caldo sol dei cieli, il fior del rosolaccio e dello spino. I tamburi or sono alle Scalelle dove par che la strada sia men dura: si arrestano un momento a respirare, a tutto petto l’aria deliziosa, ma un rotolar di massi e di tronconi rompe la pace e cade sugli ignari. Rumor di tuono, paura e sgomento! La vendetta li ha colti a dieci, a cento, li spinge nelle forre e nel burrone; son cavalli, son fanti ed i cariaggi che precipitano in gran confusione. Urla, grida, bestemmie, imprecazioni, rumor di ferri disperati, tonfi. Vera tempesta con fulmini e tuoni! Disordine, ferite, gran spavento han reso timorosi gli spacconi che cercan scampo tra le macchie folte. Ma nel verde fogliame traditore altro sangue, altra morte, altro furore. I valligiani offesi, indemoniati, fanno lavar col sangue ogni sopruso. Pochi maschi, le donne ed i bambini battono, graffiano, spogliano i guerrieri così forti e potenti ancora ieri, ora tapini, deboli, in balia di due forche, una marra e la follia strappata alla miseria e alla pazienza da quattro o cinque spicci di violenza. Non si salva nessun, neppure il duce Michel Corrado di Landau il conte: disarcionato, sanguina la fronte, ferito e senza spada lo tengono prigione. Paura assai pesante tra le scorte che sbandate nei boschi e tra i dirupi cercan, fuggendo, scampo da quei lupi che senza tregua li vogliono a morte. L’acqua del torrente è fatta rossa del sangue di uomini e animali. La grande compagnia è sgominata e lacrima nei boschi pugnalata. Non riceve pietà: son fatte belve le donne nel cercar chi fugge: odio, rancore in ogni petto rugge. Cala la notte sopra l’ecatombe, si spegne ogni lamento dei feriti. La luna tinge bieca la vendetta che gode nel cantar della civetta.”
Al “Passo delle Scalelle”, nei pressi di Campigno è stato eretto, nel 1931, un cippo in arenaria per ricordare la “Battaglia delle Scalelle” (1358), quando i villani locali distrussero la compagnia di ventura comandata dal Conte Lando. Dino Campana nei Canti Orfici scrive: “…Ascolto: Le fontane hanno taciuto nella voce del vento. Dalla roccia cola un filo d’acqua in un incavo. il vento allenta E raffrena il morso del lontano dolore.”

Marradi laboratorio Azzurro: “Il centro destra unito vince”

20245392_703867323154522_7727575953363443537_nsabato 22 luglio

E’ accaduto venerdì 21 luglio scorso grazie a Forza Italia che per il quinto anno consecutivo ha scelto il Comune a cavallo tra Toscana e Romagna per il suo meeting di estate. E’ stata anche l’occasione per il debutto in una importante manifestazione politica per il coordinatore azzurro di Borgo San Lorenzo Davide Galeotti e per ascoltare i suggerimenti e le indicazioni di un altro grande protagonista della politica mugellana, l’unico sindaco di centro destra della provincia di Firenze, Claudio Scarpelli. A sorpresa è arrivato anche l’attore Maurizio Ferrini che al termine della serata ha improvvisato uno spassoso sketch sui risulti elettorali in Toscana.

Grande soddisfazione quindi per i numerosissimi partecipanti e per i dirigenti provinciali e mugellani di Forza Italia, per lo straordinario successo della convention dal titolo significativo “Il centro destra unito vince ”. A far gli onori di casa, Rodolfo Ridolfi il leader di “Azzurri ’94 con Silvio Berlusconi”. Mauro Ridolfi capogruppo F.I. nell’unione dei Comuni del Mugello nel suo intervento ha ribadito il Progetto a guida azzurra per il ritorno del centro destra allargato alle realtà civiche al governo del Comune di Marradi nel 2018. Silva Gurioli, vice coordinatore provinciale e responsabile del Mugello ha sottolineato nel suo intervento come: “ Oggi più che mai va continuata la grande rivoluzione liberale iniziata nel 1994 e come gli incontri di Marradi siano stati sempre un laboratorio per i berlusconiani della Romagna e della Toscana, volto a costruire politiche che, oggi come non mai, soprattutto in Toscana, sono in grado di realizzare una autentica alternativa di governo locale e regionale al Pd ed alla sinistra.” Quella di Marradi è stata come sempre la più rilevante manifestazione di Forza Italia in Provincia di Firenze e nel Mugello, con dirigenti eletti e militanti azzurri della Toscana e dell’Emilia- Romagna. Momenti centrali della manifestazione gli interventi telefonici del presidente del gruppo parlamentare azzurro on. Renato Brunetta, che, più volte interrotto dagli applausi, ha detto fra l’altro: “Il centrodestra esiste dal 1994, da quando l’ha costruito genialmente il presidente Silvio Berlusconi, con Forza Italia, con la Lega Nord di Bossi e la destra democratica. Veniamo da 23 anni di successi, nel corso dei quali il centrodestra ha sempre vinto, o quasi, e quando ha perso è stato perché non era così unito”. “Il centrodestra unito – ha sottolineato- ha una storia di governo in Veneto, in Lombardia, un pezzo di storia nel Piemonte, adesso governa anche la Liguria, e centinaia di amministrazioni locali. Ha governato in Italia dieci anni sui venti della Seconda Repubblica. Questa è la nostra storia. Storia di cui dobbiamo andare fieri e da cui dobbiamo attingere per il futuro. Perché come allora anche oggi, il centrodestra unito è in grande salute, forte, attivo e soprattutto determinato e pronto a tornare al governo del Paese. Forza Italia è il primo partito della coalizione, come dimostrano tutti gli ultimi sondaggi, ma non lo è solo per le percentuali, lo è per la sua storia, per il suo radicamento e diffusione sul territorio, lo è per come incarna i bisogni degli italiani. “E’ quindi nostro preciso dovere – ha proseguito- riunire tutte le anime del centrodestra, sederci intorno ad un tavolo e limare il programma. Siamo uniti, tutto il resto sono fandonie, siamo un quadrifoglio con quattro petali fondamentali e complementari: Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e il civismo dei territori. “Noi siamo pronti, i nostri motori sono accessi, stiamo per intraprendere lo sprint finale, quello che ci porterà di nuovo a governare l’Italia, a rimediare a tutti i guai che quattro governi abusivi, quattro governi non scelti dagli italiani hanno fatto negli ultimi anni”, ha concluso Brunetta“.

E’ stata quella di Marradi un’occasione alla quale hanno voluto essere presenti e dare un contributo molti eletti e dirigenti azzurri dell’Emilia-Romagna e della Toscana fra i quali Paolo Giovannini, il coordinatore provinciale di Firenze e Maurizio D’Ettore coordinatore di Arezzo e soprattutto Stefano Mugnai capogruppo in Consiglio Regionale e coordinatore azzurro della Toscana, che nelle conclusioni ha detto fra l’altro: La stragrande maggioranza dei neo sindaci di centrodestra toscani è direttamente o indirettamente espressione di Forza Italia. L’onda lunga del centrodestra in Toscana con FI protagonista, iniziata con la vittoria di Arezzo nel 2015 e proseguita con la vittoria a Grosseto nel 2016 e a Pistoia nel 2017 accompagnata da tante altre vittorie, continua e si rafforza. Il Pd arretra ad ogni tornata elettorale e il centrodestra e Forza Italia continuano a crescere. Sono risultati storici per la Toscana e siamo orgogliosi di aver contribuito a realizzarli. Adesso l’attenzione si concentra sulle politiche del 2018 e sulle amministrative, dove abbiamo il dovere di arricchire, un risultato già importante con nuovi successi: al Comune di Siena ed in provincia di Firenze al Comune di Marradi. Sono queste le grandi sfide e gli impegni che ci attendono dopo la pausa estivatorta

Canè, Giani e Ridolfi scrivono un’ importante pagina su Celestino Bianchi in occasione del Bicentenario

martedì 11 luglio

R.Ridolfi-M.Ridolfi-E.Giani

R.Ridolfi-M.Ridolfi-E.Giani

Non ha tradito le attese l’evento voluto dal “Club Celestino Bianchi” lunedì 10 luglio in occasione del duecentesimo anniversario della nascita di Celestino Bianchi. Dopo l’introduzione di Mauro Ridolfi presidente del Club e del sindaco Tommaso Triberti che ha portato il saluto e l’apprezzamento dell’Amministrazione Comunale all’iniziativa, è stato il momento di Rodolfo Ridolfi che ha ripercorso gli impegni di Marradi nel tenere vivo il ricordo del grande patriota: “ Vorrei ricordare – ha detto Ridolfi-La manifestazione tenuta nel teatro degli Animosi il 25 luglio 1909 in seguito ad apposita delibera del Consiglio Comunale che approvava il testo dell’epigrafe realizzata dal Prof. Guido Mazzoni, in occasione della posa della lapide nella casa natale del Bianchi. Scrive Baldesi sindaco di Marradi in quel tempo”...ebbe luogo nel Teatro degli Animosi la commemorazione del grande patriota tenuta da Valentino Soldani…Il teatro era gremito di persone, di bandiere, di fiori. I palchi rigurgitavano di signore, nel palcoscenico, in mezzo ad un trofeo, troneggiava il busto di Celestino Bianchi dello scultore Sodini, il teatro presentava un colpo d’occhio imponente, solenne”. Nel 1944 la guerra insieme all’Inferno, via Celestino Bianchi, aveva anche cancellato quella lapide. Fu così che divenuto sindaco nel 1988 una delle primissime iniziative che volli fu appunto la lapide di piazzale Celestino Bianchi per la quale ritrovai una proposta di Giovanni Campana “ A Celestino Bianchi storico e letterato insigne, caldo patriota, politico eminente, qui dove ebbe i natali il 10 luglio 1817 Il municipio di Marradi ad onorare la memoria dell’illustre concittadino questo ricordo pose. 3 Dicembre 1988”.

Leggendo la storia e le biografie dei grandi marradesi Angelo Fabbroni 1732-1803 e Celestino Bianchi 1817-1885 possiamo ricavarne alcune fondate considerazioni ambedue hanno saputo equilibrare spirito innovativo e conservazione dei valori tradizionali. Fabroni in larghi tratti della sua cultura e delle sue posizioni si caratterizza sia rispetto a certo cattolicesimo “moderno”, cui pure appartenne, sia rispetto ai tipici connotati illuministici, che accettò in molti aspetti senza mai aderire del tutto al loro spirito di fondo. Basti pensare che fu sostenitore di posizioni di rigorismo etico di ispirazione giansenistica, in contrapposizione cauta, ma netta, con quelle gesuitiche. Celestino Bianchi che nasce 14 anni dopo la morte del Fabroni fu liberale cristiano molto legato ai valori della famiglia era filopiemontese e cavouriano si opponeva al Granduca ma anche al progetto mazziniano. Ambedue (Fabroni e Bianchi) sono stati grandi protagonisti della politica Toscana Celestino Bianchi anche di quella Italiana e unitaria.”

Nella sua lezione magistrale Gabriele Canè, che per ben due volte ha diretto “La Nazione” giornale del quale oggi è editorialista, in una disamina delle qualità del giornalista e direttore suo predecessore Celestino Bianchi né ha sottolineato la grande capacità di innovare e inventare.

Bianchi infatti, collaboratore de “La Nazione” dal 1860, a partire dal 1871 ne divenne direttore fino al 1885 anno della sua morte. Quando divenne direttore de “La Nazione” aveva i capelli ed i baffi bianchi ed un pizzo tipicamente risorgimentale e portava dei piccoli occhiali sopra il naso. La prima volta che divenni direttore ero molto giovane e pensavo di avere inventato e innovato molto in realtà riscoprendo Celestino Bianchi mi sono accorto come agli anni della sua direzione risalisse il primato de ”La Nazione” a Firenze che vantava fra i suoi collaboratori De Amicis, che Bianchi aveva strappato all’esercito per farne un inviato speciale, Collodi e successivamente Yorick suo amico fin da quando Bianchi, era direttore dello Spettatore. Sotto la direzione di Bianchi la Nazione passò da tremila a 10 mila copie. Tante tantissime in una città di 150.000 abitanti con un tasso di analfabetismo molto elevato. Fu l’ideatore di rubriche di successo, come quella della moda femminile. Affrontò grandi temi come lo sfruttamento del lavoro minorile e fecero la comparsa anche le prime cronache di sport Pugilato, ippica, ginnastica ed infine le prime sfide in bicicletta. Anche il listino della Borsa e l’economia compaiono nella quarta pagina della Nazione del tempo. Bianchi scoprì un nuovo tipo di lettore: la donna e nei giorni del referendum per l’annessione al Piemonte, La Nazione ospitò un dibattito sul voto alle donne.

Gabriele Canè ha poi lanciato la proposta che la Nazione si faccia promotrice nella redazione di Firenze di un confronto e di un approfondimento traendo spunto dall’evento marradese.

Eugenio Giani Presidente del Consiglio Regionale della Toscana nel suo prezioso e dotto intervento ha sottolineato come Bianchi nato a Marradi il 10 luglio 1817 compiuti i primi a sedici anni si trasferì a Firenze per proseguire gli studi presso gli scolopi, come il suo primo impiego fu quello di insegnante presso l’Istituto femminile della SS. Annunziata di Firenze. Come nel 1850, in seguito al ritorno del Granduca Bianchi fu rimosso dal suo incarico di insegnante. Legato ai moderati filo-piemontesi, il Bianchi promuoveva tuttavia una linea politica che salvaguardasse l’autonomia della Toscana. Costituitosi nel 1859 in Toscana, in seguito alla fuga del granduca, un governo provvisorio sotto la guida del Ricasoli, il Bianchi ne fu nominato segretario. La notte del 26 aprile in casa del fornaio Dolfi, esponente storico dell’ala si radunarono i capi del gruppo liberale nazionale e dei radicali alcuni del circolo Ricasoli e non pochi ufficiali dell’esercito, i quali stabilirono per il giorno dopo una grande dimostrazione; ne fecero stendere da Celestino Bianchi il manifesto: “Toscani ! L’ora è suonata: la guerra dell’Indipendenza d’Italia già si combatte. Voi siete italiani; non potete mancare a queste battaglie; e italiani siete anche voi, prodi soldati dell’Esercito Toscano; e vi aspetta l’esercito italiano sui campi di Lombardia. Gli ostacoli che impediscono l’adempimento dei vostri doveri verso la Patria devono essere eliminati: siate con noi e questi ostacoli spariranno come la nebbia. Fratellanza della Milizia con il popolo. Viva l’Italia, Guerra all’Austria ! Viva Vittorio Emanuele Generale in capo dell’Armata Italiana.

Celestino Bianchi- ha continuato Giani-, prima deputato all’Assemblea dei Rappresentanti della Toscana, ed in seguito fu eletto deputato alla Camera dal 1860 al 1880 per sette legislature. Ricoprì la carica di Segretario generale del Ministero dell’Interno durante i due ministeri Ricasoli del 1860-61 e 1866-67. Al Bianchi si devono anche numerose opere storiche e volumi a carattere patriottico Tutta la sua opera fu protesa verso l’unificazione dell’Italia sotto la Casa Savoia e non alla Confederazione come volevano i francesi di Napoleone terzo In particolare il suo opuscolo “Toscana e Austria” (1858) ebbe un’importanza decisiva contro il Governo granducale. A tal proposito Giani ha ricordato come la Granduchessa nell’imminenza della sua pubblicazione ne avesse chiesto la censura. Giani ha ringraziato i promotori dell’iniziativa sottolineando come sarebbe stato opportuno che anche Firenze e Roma si fossero adoperati per rendere omaggio e dare giusto rilievo ad un grande uomo del risorgimento che rimasto spesso nell’ombra è stato così decisivo per L’Unità d’Italia. Quando c’era bisogno di operatività Bettino Ricasoli e gli altri oppositori si rivolgevano a Lui. Il suo ruolo è stato superiore a quello che appare ed è giusto che venga ricollocato nella giusta dimensione storica. In tal senso mi impegno perché Firenze e la Regione, ma anche Roma, segua l’esempio di questa vostra puntuale lodevole iniziativa.

A Marradi al centro tennis il libro di Riccardo Nencini “Il fuoco dentro”su Oriana Fallaci

Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere” (Oriana Fallaci)

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Sono passati quasi 11  anni dalla scomparsa di Oriana Fallaci ed in tutti questi anni la sua visione, la sua verità, la sua intransigenza ed il suo insegnamento profetico sono stati ricordati e rimpianti da un numero sempre maggiore di persone anche molte di quelle che con pregiudizio non l’amavano. Da tempo sostengo come sia giunto il momento che la politica, le istituzioni, soprattutto quelle scolastiche e culturali, promuovano momenti di riflessione, di celebrazione della memoria e delle profetiche testimonianze  civili e politiche di respiro mondiale che Oriana Fallaci ci ha lasciato nei suoi scritti. Ricordare  Oriana Fallaci per il suo contributo culturale e storico, e per il suo coraggioso impegno  nell’affermare la necessità di tutelare la nostra civiltà cristiana ed occidentale può farci recuperare, il tempo perduto. Intitoliamole strade, vie e Piazze e soprattutto scuole in tutto il Paese.

A Marradi al Centro Tennis la Comes il 14 luglio prossimo si fa promotrice di una interessante iniziativa da non perdere incentrata sul libro “Il fuoco dentro” e la testimonianza di Riccardo Nencini amico di Oriana Fallaci ma anche componente di un Governo che pratica politiche così distanti dai valori e dalle idee di Oriana Fallaci.

 Oggi le condizioni dello scontro fra Islam ed Occidente hanno raggiunto livelli impensabili, la drammatica quotidiana  attualità del terrore registra  cristiani  perseguitati in maniera sistematica, l’occidente devastato in una escalation di furia terroristica che non risparmia nessuno e nessun Paese è ora di ascoltare il monito di Oriana: “Sveglia, Occidente,sveglia! Siamo in Guerra…”

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Io come ho sempre fatto anche quando andavano di moda le bandiere della pace che oggi evidentemente i catto-comunisti hanno riposto in naftalina, voglio aggiungere il mio omaggio ad Oriana, alla sua figura di donna, giornalista e scrittrice perché sto dalla parte di coloro che si sentono “ orfani”. Ho avuto il privilegio di conoscere Oriana, toscana purosangue, con la sua forte personalità e i suoi modi spicci, nel corso di una campagna elettorale a Firenze alla fine degli anni 70 quando fu candidata al Senato della Repubblica nel collegio di Greve in Chianti, per il PSI e conservo gelosamente una lettera che mi inviò, quando ero Sindaco di Marradi, lettera che accompagnava una copia del suo libro Insciallah, 1990, super premio Bancarella con la preghiera che Oriana mi rivolgeva di ringraziare mio padre che a New York l’aveva aiutata a scrivere correttamente le parti in dialetto di Nicola romagnolo di Ravenna, il figlio dell’edicolante vicina Galla Placidia. E’ morta il 15 settembre del 2006 mentre i nostri soldati erano di nuovo in Libano come nell’1983, lasciandoci mentre era in atto una nuova assurda offensiva degli Islamici contro Benedetto XVI e contro il cristianesimo.. Ci manca la sua rabbia ed il suo orgoglio, ci manca Oriana che non le mandava a dire ma esprimeva chiaramente la sua opinione “politicamente non corretta” da “antifascista” ma non pacifinta che odia quanti nel nome “ormai sputtanato” della pace manifestano a senso unico ed usano la violenza per condannare la violenza, che approfittano della democrazia per scatenare l’eversione.

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Oriana venne sopraffatta dal male nel momento in cui “Il relativismo rinnegava i costumi millenari della nostra storia ma il suo insegnamento alla faccia degli ipocriti rimane di straordinaria attualità là dove sottolinea lo svilimento dei valori della vita, della persona, del matrimonio, della famiglia e come sia deleterio predicare l’uguale valore di tutte le culture. Si lascia senza guida e senza regola l’integrazione degli immigrati”. Per superare questa crisi abbiamo bisogno di più impegno e di più coraggio sui temi della nostra civiltà. Di fronte alla crescente  folle aggressione dei Jhadisti, la nuova flotta islamica, gran parte dell’occidente sembra aver perso ogni riferimento all’orgoglio di appartenere ad un mondo libero. Molti di sinistra dopo l’11 settembre se la sono presa con Oriana Fallaci piuttosto che con i fondamentalisti. Noi ricordiamo Oriana e ci sentiamo orfani, perché ci manca la sua voce aspra di donna combattente, ci manca la sua occidentale arroganza, ci manca la sua impietosa visione del nostro mondo.

Rodolfo Ridolfi

Bicentenario di Celestino Bianchi uno dei più grandi marradesi di tutti i tempi

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Ricorre lunedì 10 luglio il duecentesimo anniversario della nascita di Celestino Bianchi “intelligenza che univa in sé i fermenti romagnoli e la lucidità toscana caratteristica comune a molti marradesi”. l’Amministrazione Comunale presieduta da Rodolfo Ridolfi, dedicò una giornata ed una lapide scoperta, nell’omonimo  piazzale antistante la Chiesa, il 3 dicembre del 1988 alla presenza del sottosegretario agli Interni on. Valdo Spini. Al convegno portarono preziosi contributi Il prof. Luigi Lotti Preside di Scienze Politiche a Firenze, il prof Pierfrancesco Listri de La Nazione il Sindaco di Firenze Giorgio Morales. Celestino Bianchi fu un grande interprete della destra liberale. Nel 1993 i moderati e riformisti marradesi si organizzarono in un club politico e culturale e vollero titolarlo al grande politico e giornalista marradese. Il Primo presidente fu Pape Gurioli. In occasione del 150° dell’Unità d’Italia, nel 2011, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero per la Pubblica Amministrazione pubblicarono il libro “Servitori dello Stato” centocinquanta biografie fra le quali quella di Celestino Bianchi.

poster celestino bianchi 2.cdrIl Club che ho l’onore di presiedere è lieto di aver promosso con il patrocinio del Comune di Marradi, insieme all’Accademia degli Incamminati, l’Associazione Culturale “Il Maestro di Marradi” e Free News questo evento reso particolarmente prestigioso dalla presenza del dott. Gabriele Canè, più volte direttore ed editorialista insigne dei quotidiani La Nazione, Il Resto del Carlino ed Il Giorno, del Presidente del Consiglio Regionale della Toscana dott.Eugenio Giani, del dott.Rodolfo Ridolfi e del Sindaco di Marradi Tommaso Triberti.

Il Presidente.

Mauro Ridolfi

 

 

Prorogata al 20 agosto la scadenza per la partecipazione al IV concorso nazionale di poesia on line “Dino Campana”-”La Poesia ci salverà”

F.Balucani premia G.Zambelli

F.Balucani premia G.Zambelli

Premio Dino Campana di Poesia on line  “LA POESIA CI SALVERA’

BANDO DELLA  4^ EDIZIONE Anno 2017

ORGANIZZAZIONE: Quotidiano On-line Marradi Free News- “Accademia degli Incamminati” di Modigliana-“ Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi-Accademia Il Firenze Associazione Culturale “Giovanni Arcidiacono”di Firenze- Associazione Culturale “Opera In-Stabile” -L’Officina Artistica “L’Infinito” di Brisighella . #Poetry di Faenza

TEMA:  Libero

SVOLGIMENTO: Le poesie dovranno pervenire online sul sito www. marradifreenews.com info utilizzando l’apposito formulario. Ogni autore può partecipare con una sola lirica.

La quota di partecipazione alle spese organizzative è di 10 euro. I partecipanti dovranno versarla tramite il c/c postale è 14264477 intestato a Accademia Incamminati 47015 MODIGLIANA (FC) indicando nella causale: Premio di Poesia 2017

Le opere non potranno superare i quaranta versi

TESTI: I testi devono essere in lingua italiana, editi o inediti.

SCADENZA: ATTENZIONE, SARA’ POSSIBILE PRENSENTARE LA PROPRIA POESIA ENTRO E NON OLTRE IL GIORNO 20 agosto 2017

PREMI:
Al 1° classificato: € 150,00 targa ( più un volume su Dino Campana)
Al 2° classificato: € 100,00;  targa (più un volume su Dino Campana)
Al 3° classificato: € 75,00 ; targa (più un volume su Dino Campana)

Le prime tre classificate saranno pubblicate, su Marradi-Free News on line e sui siti:  www.dinocampana.itwww.accademiailfauno.orgwww.linfinito.net/officina-artistica – www.accademiaincamminati.it

Dal 4° al 10° classificato: diploma

GIURIA: La giuria, il cui giudizio è insindacabile, è composta da: Rodolfo Ridolfi (Direttore Responsabile Marradi Free News); Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Lamberto Lilli (Presidente Accademia Il Fauno), Pape Gurioli (Direttore dell’Officina Artistica Infinito) Barbara Betti (Direttore di Opera-In-Stabile); Monica Guerra (poetessa #POETRY), Federica Balucani (Soprano), Gianna Botti (Scrittrice),  Maurizio Ferrini (Attore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista) Massimo Scalini (Psichiatra),

NOTIZIE SUI RISULTATI: Gli autori selezionati saranno avvisati telefonicamente o tramite notifica mail. I risultati saranno pubblicati, appena disponibili, sul sito www.marradifreenews.com, sul sito dell’Accademia degli Incamminati, sul sito Centro Studi Campaniani Enrico Consolini

La Premiazione si terrà  sabato 23 settembre  2017

DIRITTI D’AUTORE: Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono il diritto di pubblicazione all’interno delle riviste e sui siti degli organizzatori senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. I diritti rimangono comunque di proprietà dei singoli Autori

Davide Galeotti è il nuovo coordinatore borghigiano di Forza Italia

F.Boni-S.Gurioli-D.Galeotti

F.Boni-S.Gurioli-D.Galeotti

giovedì 8 giugno

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Forza Italia:

Si è svolta mercoledì 7 giugno a Borgo San Lorenzo la riunione del coordinamento di Forza Italia del Mugello per definire gli impegni politici e organizzativi in vista dell’ imminente stagione elettorale. Nel corso della riunione la vice coordinatrice provinciale, responsabile del Mugello, Silva Gurioli ha dato comunicazione della nomina di Davide Galeotti quale nuovo coordinatore per il comune di Borgo San Lorenzo. Davide Galeotti, che assume per la prima volta un importante incarico di partito, è un imprenditore agricolo, appassionato di storia, economia e geopolitica, da sempre fautore della politica centro destra, attento e sensibile ai problemi della sicurezza. Ultimamente in disparte dalla politica attiva, è stato scelto dal coordinatore provinciale Paolo Giovannini d’intesa con Silva Gurioli per le sue capacità e per la sua tenacia. Giovannini e Gurioli hanno dichiarato: “dopo esserci confrontati, ci sentiamo di affidargli Forza Italia nel comune di Borgo San Lorenzo, in questa fase di rilancio politico-organizzativo del partito. Siamo certi che Davide si adopererà per allargare la base elettorale di Forza Italia e con tutte le realtà di centrodestra  concorrerà a realizzare un’alternativa al Pd e alla sinistra che da sempre amministra Borgo San Lorenzo. Intervenendo Davide Galeotti ha detto: “Sono onorato della fiducia accordatami vi ringrazio tutti, mi metterò subito all’opera riallacciando anche i contatti con i simpatizzanti. Rivolgo fin d’ora un appello a chi vorrà unirsi a noi per dare un contributo alla soluzione dei problemi del territorio. Forza Italia a Borgo San Lorenzo ha la fortuna di poter contare su un gruppo di militanti capaci e motivati. Collaborerò con tutti e mi avvarrò dell’esperienza e del prestigio dello storico ex coordinatore Fulvio Boni, con il quale individueremo quanto prima il nuovo coordinamento comunale” .

2 giugno Festa della Repubblica: i Marradesi insigniti delle onorificenze della Repubblica dal 1991 al 2017.

omri-929x1024giovedì 1 giugno

Domani 2 giugno la Repubblica festeggia il 71esimo compleanno in tutta Italia, come di consueto: torna alla mente, come del resto ogni anno, lo storico discorso di insediamento del Presidente Sandro Pertini nel 1978, appena eletto al Quirinale affermava: «Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati».  «Così l’hanno voluta coloro che la conquistarono dopo venti anni di lotta contro il fascismo e due anni di guerra di liberazione, e se così sarà oggi, ogni cittadino sarà pronto a difenderla contro chiunque tentasse di minacciarla con la violenza».

Sono 12 i nati a Marradi decorati negli ultimi ventisei anni per le benemerenze acquisite verso la Nazione: quattro Commendatori, quattro Ufficiali e quattro Cavalieri. Tre donne e cinque uomini.

I Commendatori: Ridolfi Rodolfo, Tronconi Giovanna, Capirossi Valmori Giovan Battista e Ciaranfi Giuseppe

Gli Ufficiali:Fabbri Lucia, Piani Giuseppe, Ulivieri Giovan Piero, Mengozzi Enzo

I Cavalieri: Loli Luciano, Torrini Reno, Ridolfi Giuliana,Tarabusi Sergio

L’Ordine al Merito della Repubblica Italiana è stato istituito con legge 3 marzo 1951, n. 178;
Comprende cinque classi: Cavaliere di Gran Croce, Grande Ufficiale, Commendatore, Ufficiale, Cavaliere.è il primo fra gli Ordini nazionali ed è destinato a ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, della economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari.“.

Il Presidente della Repubblica è il Capo dell’Ordine.

  • a nessuno può essere conferita, per la prima volta, un’onorificenza di grado superiore a quella di Cavaliere. Fanno eccezione alcune situazioni particolari, espressamente stabilite dalla legge;
    - per benemerenze di segnalato rilievo e per ragioni di cortesia internazionale, il Presidente della Repubblica può conferire onorificenze fuori della proposta e del parere richiesti dalla legge;
    - le concessioni delle onorificenze hanno luogo il 2 giugno, ricorrenza della fondazione della Repubblica, e il 27 dicembre, ricorrenza della promulgazione della Costituzione.
    - è vietato il conferimento di onorificenze, decorazioni e distinzioni cavalleresche, con qualsiasi forma e denominazione, da parte di enti, associazioni e privati;
    - non sono conferite onorificenze nei riguardi di persone che non abbiano compiuto il 35° anno di età ad eccezione delle concessioni motu proprio ai sensi dell’art. 2 dello Statuto. Per il conferimento di un’ onorificenza di grado superiore è prevista la permanenza di tre anni nel grado inferiore;
    - le onorificenze non possono essere conferite ai Deputati e ai Senatori, durante il mandato parlamentare;
    - i colori dell’Ordine sono il verde e il rosso

Marradi entra nella storia della Chiesa di oggi: il Papa sceglie Gualtiero Bassetti come Presidente della CEI

c6fgsmgrmercoledì 24 maggio

Il Nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Italiana è l’Arcivescovo di Perugia Cardinal Gualtiero Bassetti nato a Marradi (Firenze) come altri grandi italiani come : monsignor Angelo Fabbroni, il cardinal Federico Cattani, Celestino Bianchi, Anacleto Francini e Dino Campana. Il Papa di buon mattino nomina presidente della Conferenza episcopale italiana il cardinale settantacinquenne Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, primo eletto della terna votata ieri dall’assemblea dei vescovi. Il fatto che Francesco non avesse sciolto subito le riserve, preferendo prendersi una notte di tempo, ha agitato i sonni di qualche osservatore. Era balenata l’ipotesi che Francesco, si sarebbe potuto orientare sul terzo classificato, l’arcivescovo di Agrigento, Franco Montenegro, paladino dei profughi, colui che accompagnò Bergoglio nel suo primo viaggio apostolico, in quel di Lampedusa. E invece il Papa ha scelto “l’amico” – così l’ha chiamato davanti ai vescovi riuniti in assemblea -, Bassetti di cui aveva caldeggiato la candidatura, con quella lettera di proroga del mandato a tempo indeterminato in barba ai 75 anni utili per la pensione.

“Il mio primo pensiero riconoscente va al Santo padre – scrive in una nota l’arcivescovo di Perugia, qualche dopo ora la notizia della sua nomina al vertice Cei – per il coraggio che ha mostrato nell’affidarmi questa responsabilità al crepuscolo della mia vita.

Modi semplici e spontanei, il cardinale, che ha conosciuto “la povertà estrema” durante l’infanzia a Fantino dove ebbe come maestro elementare Renato Ridolfi 98 anni suonati che  è stato anche  il maestro dei sindaci Enrico Consolini e di Paolo Bassetti cugino del cardinale. Renato Ridolfi  ricorda ancora con commozione quel bimbo, che si è formato, dal punto di vista ecclesiastico, nella Firenze dei cardinali  Elia Della Costa e di Giovanni  Benelli . Bassetti ha sempre amato e servito i più sfortunati,  così raccontava la sua prima esperienza da vescovo a Massa Marittima: “La sera i minatori venivano a sedersi sulle gradinate del duomo. Era una vita che andavano là. E tutti, al duomo, avevano solo voltato le spalle. Mi dicevano: con quelli non parlerai mai. Uscii, mi sedetti. Calò il silenzio. ‘Ma lei è il nuovo vescovo?’. ‘Sì’. Mi feci spiegare la città. Uno si voltò: noi era vent’anni che non s’era visto un vescovo. Ricordavano monsignor Ablondi perché era sceso nella miniera di Miccioleta a bere con loro un fiasco di vino. Quel giorno capii che cosa significa essere un pastore”.

Con Bassetti , la Conferenza episcopale italiana avrà un presidente  della sinodalità, su cui Francesco ha tanto insistito nel Convegno ecclesiale nazionale di Firenze nel 2015. “Non ho programmi preconfezionati da offrire, perché nella mia vita sono sempre stato abbastanza improvvisatore -  confida Bassetti nella nota ai giornalisti -. Intendo lavorare insieme con tutti i Vescovi, grato per la fiducia che mi hanno assicurato. Il Papa ci ha raccomandato di condividere tempo, ascolto, creatività e consolazione. È quello che cercheremo di fare insieme. ‘Vivete la collegialità’, ci ha detto, ‘camminate insieme’, è questa la cifra che ci permette di interpretare la realtà con gli occhi e il cuore di Dio”.

Il 25 aprile ed il 1° maggio del 1945 a Marradi settantaduesimo anniversario.

immagine-300x248domenica 23 aprile

E’ per il nostro quotidiano una consolidata tradizione  ricordare il  25 aprile ed il primo maggio riproducendo un articolo ed il testo del discorso di Attilio Vanni, nato a Marradi il 12 aprile 1885, biforchese, impresario edile, sindaco socialista dal gennaio all’ aprile 1945, membro socialista, uno dei promotori del PSDI di Saragat nel 1947.

“…Quando fu liberato il paese, e la popolazione rifugiata sui monti tornò alle case, …I primi animosi iniziarono l’opera di soccorso e di riorganizzazione della vita civile. Assunsero questa responsabilità Attilio Vanni ed Arturo Scalini e il compagno Cantini, divenuto quindi primo sindaco di Marradi. Le difficoltà furono enormi ma in un tempo piuttosto breve per la tenacia di alcuni uomini e con l’aiuto del governatore alleato, fu possibile dare alla popolazione pane, acqua e luce. Fu un miracolo. Non avvocati, non giuristi, non chierici, ma uomini di popolo hanno tenuto le redini del Comune fino ad oggi dando prova di onestà e spirito di sacrificio per la causa del proletariato”. Il discorso tenuto da Attilio Vanni il 1° maggio del 1945, il primo dopo che Marradi fu liberata dagli alleati il 25 settembre del 1944, è una pagina molto bella, improntata ai valori più pregnanti del riformismo turatiano, preludio alle più moderne teorie socialdemocratiche che hanno prevalso nella storia del movimento operaio dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989.

“Cittadini marradesi, Compagni! Mentre gli ultimi avanzi di quella che fu la tirannia fascista volge ignominiosa e la giustizia umana ha finalmente inchiodato al muro il rinnegato Mussolini; mi è caro potervi liberamente parlare in questo 1° Maggio, che si riallaccia all’antica consuetudine di celebrare la festa dei lavoratori. Ricordiamoci, che non dobbiamo essere degli approfittatori di questa libertà tanto duramente conquistata poiché altrimenti cadremmo nell’errore del 1919, i fatti che si sono succeduti ci debbono dare esempio, se vogliamo che questa nostra Italia risorga bella e libera non insozzata di sangue impuro, non abbandoniamoci in pretese egoistiche, tutto ciò che desideriamo deve avere scopo collettivo, poiché soltanto, seguendo l’antica divisa socialista: uno per tutti e tutti per uno, potremo risanare le orribili ferite che dilaniano la nostra povera Patria. Nelle rovine e nelle distruzioni che vediamo nel nostro paese, dobbiamo vedere l’immagine di quelle che sono le sofferenze di tutta l’Italia. Mentre noi pensiamo intanto alla ricostruzione delle nostre case distrutte mettiamo in questa opera la nostra volontà e tutto il nostro spirito di sacrificio. Solo con una stretta e leale collaborazione di tutti i lavoratori del braccio e del pensiero, senza pregiudizio di partito, potremo riuscire ad ottenere veri e proficui risultati. Lavoratori! Non aspettate a fare il vostro sforzo solo quando la vostra famiglia, sentirà la stretta del bisogno materiale, ma iniziamo subito l’opera della ricostruzione, con animo fermo e braccio vigoroso. Avremo così l’orgoglio di mettere il nostro paese uno dei più colpiti dall’asprezza della guerra, all’avanguardia dei paesi d’Italia. Il braccio del lavoratore marradese, si è distinto sempre ovunque esso sia portato, in Italia ed all’estero, questo braccio deve oggi centuplicare le sue forze e dimostrare la sua bravura per ricostruire i focolari infranti e far sì che, il paese riprenda nel più breve tempo possibile il suo aspetto e la sua vita normale. Date prova di voi stessi, perché soltanto così i vostri dirigenti potranno sostenervi di fronte a qualsiasi conflitto di interessi che potesse sorgere tra capitale e lavoro e difendere i vostri santi interessi”.

Rodolfo Ridolfi Direttore Responsabile

Una fortezza volante viene abbattuta e cade a Pian delle fagge il 25 aprile 1944.

Pian delle fagge

Pian delle fagge

sabato 22 aprile

I fatti hanno origine dalla battaglia aerea di martedì 25 aprile 1944, la fortezza volante è il B-24 H numero 42-29272 del 15° AIR FORCE 450^ BRG 721 BS Squadrone Bombardieri decollato da Manduria (Taranto) in missione verso Varese con l’obiettivo di bombardare la fabbrica di aerei Macchi. “
“Quel giorno c’erano nuvole, piuttosto basse attorno alla zona, ma i ragazzi decollarono.” Le condizione del tempo ruppero la Formazione. come raccontano i cinque sopravvissuti e come si legge nella scheda-rapporto n.4631 del Quartier Generale Air-Force di Whasington. Il bombardiere con undici uomini di equipaggio a bordo, pilotato dal primo tenente Abner Harwy decolla alle 11,20.
Nei pressi di Marradi-Crespino alle ore 12,55 furono attaccati da caccia tedeschi Messerschmitt (ME) Il primo luogotenente 1st Lt. Chester F. Kingsman, da civile professore di scuola superiore e allenatore riferisce: Il mitragliere fu ucciso immediatamente sganciò il carico di bombe. I nemici continuarono il loro attacco ed il motore dell’aereo si incendiò. Il pilota ordinò di lanciarsi. Kimgsman e altri quattro membri dell’equipaggio si paracadutarono e subito l’aereo esplose sull’area di Marradi. Kingsman atterrò sulle braccia ferendosi alla coscia e rompendosi due costole.

Liberator

Liberator

Nell’area di Marradi viene rintracciato da Domenico Vanni che lo ricongiunge con due membri del suo equipaggio sergente Shergold e tenente Paul. Tutti nascosti da una famiglia italiana in quest’area fino a quando non guarisce; “…Mario Mancorti Valdimora 23 Cardeto, fornì cibo e alloggio per due ufficiali ed un sergente, un ufficiale un mese, un ufficiale ed un sergente due mesi. Quattro mesi in tutto. Dal primo maggio 1944 al 23 settembre del 1944 . Sfamò curò e ricoverò Kingsman lo avvisò e lo nascose ogni qualvolta i tedeschi erano nell’area. La moglie medicò Kingsman. Un uomo molto povero ha fatto tutto quello che poteva anche a rischio della propria vita. Gino Lippi (padrone) Villa Valdimora fornì il cibo a Mario senza chiedergli soldi Agosto Settembre 1944 Leonia la nipote di Mancorti fornì a Kingsman i vestiti del marito e procurò 8 lire maggio settembre 1944. Nella caccia all’uomo che seguì dopo che gli americani si furono lanciati con il paracadute, fu catturato solamente il navigatore Raymond Barthelmy che fu internato nel campo Stalag Luft in Germania dal quale fu liberato e ritornò negli Stati Uniti come racconta Chester Kingsman nella lettera a Domenico Vanni del 12 febbraio 1946;: “..Raymond mi ha scritto una lettera anche lui sta bene ed è congedato. E’ stato prigioniero in Germania :..”.
Il comandante della 6^ Brigata d’Assalto “L.Lavacchini” Donatello Donatini Presidente del CTLN di Borgo San Lorenzo che in un documento del 10 settembre 1945 scrive che “ il Vanni ha partecipato all’azione del 25 aprile 1944 in località Pian delle Fagge in Comune di Palazzuolo di Romagna, azione che portò alla liberazione di un gruppo di aviatori americani caduti col proprio apparecchio in detta località. In detta azione furono uccisi due militi fascisti, uno ferito e gli altri disarmati. Il Vanni arrestato dalle SS il 25 maggio venne sottoposto a sevizie onde rivelasse la località ove accampavano i partigiani ed il nome dei componenti del CLN di Borgo San Lorenzo. Egli manteneva un contegno ed una fermezza esemplari riuscendo così a frustrare tutti i tentativi dei nazisti

Internato poco dopo in Germania nel campo di Mathausen rientrava in Italia dopo 12 mesi di prigionia) Il Sergente Shergold William. canadese riferisce: “Persone che mi hanno aiutato Mengone ex amministratore di Marradi amico di Paul fu preso prigioniero dai tedeschi e consegnato ai fascisti ed ora è di nuovo coi partigiani. Gino Lippi capitalista di Marradi che aiutò alcuni come meglio poteva” Nella Lettera del 12 febbraio 1946 Chester Kingsman scrive Mio Caro Domenico Vanni, ..io so che tu hai sofferto molto in mano ai nazisti ma il tuo eroico coraggio il tuo fermo credo nei diritti e nel bene comune insieme alla tua resistenza ti hanno aiutato a vincere la battaglia. Tu ed i tuoi eroici compatrioti che salvarono me e gli altri amici americani non sarete mai ripagati appieno. Avete salvato le nostre vite e ci avete protetto dal nemico e dalla cattura. Ricorderò sempre l’aiuto che tu e la tua gente ci avete dato in disprezzo delle vostre vite. Noi quattro siamo riusciti a tornare salvi in Patria. Tutti noi quattro siamo stati capaci di tornare sani e salvi dai nostri americani che pensavano fossimo morti. Ho visto Paul recentemente sta bene ed è di nuovo civile. Abbiamo parlato delle nostre esperienze in Italia. Raymond mi ha scritto una lettera anche lui sta bene ed è congedato. E’ stato prigioniero in Germania. Guglielmo anche è a casa e sta bene. Si è operato al piede e sta meglio ora. Anche Raymond che ci ha raggiunti da Mancorti dopo che sei stato portato via, è a casa. Quindi tutti noi quattro, o piuttosto cinque, siamo rientrati. Sono stato piuttosto malato dopo il mio ritorno in America ma ora sto bene. Sono ancora nell’arma ma finirò entro la fine di questo anno. Dal mio ritorno dagli USA sono stato molto occupato nel lavoro militare. Mi spiace non averti scritto prima. Ho molta voglia di rimanere in contatto con te e i tuoi amici italiani e aiutare là dove posso. Per favore sii libero di chiedermi tutto l’aiuto che vuoi. Io e i miei amici aiutati a scappare dal nemico stiamo organizzando un club con il fine di aiutare le persone che ci hanno aiutato durante la guerra. Ci vorrà molto tempo ma alla fine riusciremo a ripagare il debito ai buoni patrioti, a te e agli altri amici vi farò sapere le notizie del club più in là. Posso parlare ancora un poco italiano ma lo sto scordando poiché qui non lo parlo molto. Mengone, vorrei l’esatta posizione di dove sono sepolti i corpi degli altri miei compagni americani, i numeri dei corpi e tutte le informazioni che puoi avere per dare notizie alle famiglie. Grazie ancora per quello che avete fatto per me e dimmi se posso esserti di aiuto. Spero che tu stia bene e che tu abbia una vita felice e calma. Vorrei conoscere l’esatto luogo dove i corpi dei miei amici sono sepolti i corpi dei sei deceduti. ( Furono recuperati e seppelliti nel cimitero di Lozzole (Chiesa Scuola) da Arturo Scalini e Carlo Zacchini.
Lozzole

Lozzole

I resti di cinque di loro furono poi traslati negli Stati Uniti. al Zachary Taylor National Cemetery, nel Kentuky). E conclude “..dai i miei migliori auguri ai miei cari amici Mario, (Mancorti Mario), Maria ( Coiro Maria moglie di Mario),Leonia (Leonia Ferrini nipote di Mario), Lippi (Lippi Gino nato a Bibbiena a Marradi dal 26 agosto 1942 al 1956 agente di beni Cardeto Villa di Valdimora 23), Scalini (Scalini Arturo agricoltore in proprio, proprietario di Pian delle Fagge) , Lorenzo (Lorenzo Mancorti) e gli altri.”Cordiali saluti e buona fortuna Tuo amico per sempre Il 25 marzo 1946 Leslie J.Paul scrive “Caro Mengone …Questo per certificare che il sottoscrtitto LESLIE J PAUL dell’aviazione militare Americana ha ricevuto aiuto e rifugio da Domenico Vanni, la sua famiglia e i suoi amici da aprile fino al 28 maggio 1944, durante questo frangente ero considerato disperso. Il signor Vanni fu fatto prigioniero e torturato perché non volle dire dove io ed i miei ragazzi eravamo nascosti. Il signor Vanni era conosciuto come Mengone.” Queste persone sono oneste e sincere e mi hanno dato la migliore considerazione ed il miglior trattamento possibile. Il mio sentimento è quello che debbano ricevere qualsiasi tipo di aiuto o lavoro possibile…

resti della fusoliera

resti della fusoliera

Testimonianza di Beppino Ridolfi
Beppino Ridolfi, se lo ricorda molto bene quel 25 aprile del ’44 quando quell’aereo americano precipitò a Lozzole. Si trovava proprio presso il podere Pian delle Fagge e stava lavorando i campi assieme al padrone del podere, Arturo Scalini. Quando videro avvicinarsi l’aereo così basso pensò che volesse atterrare lì ma all’improvviso ci fu lo schianto. Quelli che erano con lui scapparono, lui, invece, rimase pietrificato. Immediatamente l’aereo prese fuoco (mio nonno ricorda che le fiamme erano talmente alte da sembrare che toccassero il cielo). Appena si accorsero dell’accaduto, lui e gli altri, corsero su per vedere se ci fossero superstiti. Naturalmente avvicinarsi all’aereo non era facile per via dell’incendio e del metallo che colava. Trovarono tre corpi di militari ancora legati al loro seggiolino che stavano bruciando dalla vita in su e si avvicinarono nella speranza di riuscire ad estrarli anche solo tirandoli per le gambe. Chiaramente non c’era più nulla da fare.

Testimonianza di Franca Zacchini
Franca Zacchini, nipote di Arturo Scalini, sorella di Carlo, ricorda molto bene che i tedeschi si fermarono a Pian delle Fagge minacciosi e fu solo grazie all’abilità ed al buon francese che Arturo Scalini ostentò nei confronti dell’ufficiale tedesco che le famiglie di Pian delle Fagge Franca e suo marito Beppe Baschetti evitarono guai seri pur dovendo per molti giorni nascondersi nelle grotte circostanti. Franca ricorda anche di essersi recata, incuriosita a vedere i resti del bombardiere abbattuto nei giorni successivi al 25 aprile del 1944.

divisione-potenteTesto della motivazione dell’onorificenza conferita a Domenico Vanni

“Questo certificato è rilasciato per i meriti di Vanni Domenico come onorificenza per l’apprezzamento e la gratitudine per l’aiuto dato ai soldati e marinai degli Stati Uniti per impedire che fossero catturati dai nemici Il Generale Comandante in capo delle Forze Armate degli Stati Uniti nel Teatro delle Operazioni del Mediterraneo” Ltd. Gen. Joseph Taggart McNarney.
Rodolfo Ridolfi

18 aprile del 1948 l’Italia scelse di “Essere Libera e Forte”

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 Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l’Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell’est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l’Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l’Italia. Se il 25 aprile del ’45 segnò la fine del nazifascismo per l’opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del ’48 fu la data in cui, con il voto, l’Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista. Come non sottolineare l’intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico. Sessanta quattro anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell’Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi.

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Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogans e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l’enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso». Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo. Un’analisi di oltre mezzo secolo di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po’ troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell’evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell’atlantismo, dell’europeismo e dell’Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili. Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un’Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall’utopia marxista-leninista; un’utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l’ennesimo saggio di brutalità nell’Europa dell’est con la defenestrazione del socialista Masarik. Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell’Italia orientale, e l’eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo.

Rodolfo Ridolfi

 

Il grande cuore di Vincenzo Galassini si è fermato….Sindaco di Brisighella, Presidente del Consorzio Acquedotto Val Lamone, Consigliere Provinciale di Ravenna, un amico di tanti marradesi.

170411tarimercoledì 12 aprile

Marradi Free News è in lutto per la scomparsa di Vincenzo Galassini. Il direttore, la redazione ed i lettori esprimono profondo cordoglio alla moglie Rosa ai figli Claudio e Silvia al genero Mirco, all’amato nipotino Luca e a tutti i suoi famigliari  ed alla comunità di Brisighella e della Valle del Lamone che perde un vero campione del “Bene Comune”. Il grande cuore di Vincenzo Galassini si è fermato. Proviamo un immenso dolore e abbracciamo forte la moglie, i figli ed il suo adorato nipotino Luca. .Vincenzo per tanti di noi è stato un grande, geniale ostinato instancabile ed intelligente amico umano e politico. Un signore umile sempre sorridente ed educato che sapeva rispettare chi non la pensava come Lui. Le esequie si svolgeranno domani alle ore 15,30 nel Duomo di Brisighella.

Fra i numerosi messaggi giunti alla famiglia quello del Prof. Renato Brunetta che scrive:

“Un commosso saluto a Vincenzo Galassini, storico dirigente azzurro dell’Emilia Romagna. Alla famiglia sentite condoglianze

 

VINCENZO GALASSINI nato a Brisighella (RA) il 5 dicembre 1939, geometra, dal dicembre 2006 era in pensione con 42 anni di servizio nel Comune di Massa Lombarda e di Faenza come funzionario tecnico. Sposato con Rosa Spada estetista ha due figli Claudio e Silvia che gli ha regalato un adorato nipotino Luca.

Consigliere comunale dal 1969 al 1990, e SINDACO del Comune di Brisighella, dal 1981 al 1985 e dal 1986 al 1990, con una giunta “pentapartito”, la prima ed unica esperienza politica in Romagna, per il Partito Socialista Italiano.

Unitamente al prof. Andrea Vitali ha fondato e organizzato, nel 1980, le note “Feste Medioevali”, che hanno raggiunto una presenza di 35.000 spettatori paganti, ha lasciato l’incarico nel 1995.

Già Presidente del Consorzio Acquedotto della Val Lamone di Brisighella, Faenza e Marradi (Fi);

Presidente del Parco Naturale Carnè fra i Comuni di Brisighella, Faenza e Provincia di Ravenna;

Vice Presidente della Comunità Montana Faentina;

Vice Presidente del Comprensorio Faentino.

Componente nel consiglio di amministrazione dell’ A.P.T. (Azienda Provinciale Turismo) di Ravenna. Fin dal 1994 aveva aderito a Forza Italia che ha contribuito a fondare in Provincia di Ravenna ed in Romagna

Dal 1999 al 2009 consigliere comunale per “Brisighella Romagna” (Forza Italia- Lega Nord) e con il gruppo “Aria Nuova”. Nelle elezioni del 13 maggio 2001 fu eletto consigliere provinciale per Forza Italia in Provincia di Ravenna, dal 1 dicembre 2003 era diventato presidente del Gruppo.

Ha sempre ricoperto incarichi per Forza Italia nella Provincia di Ravenna, dal congresso provinciale di Forza Italia del 2000, al congresso di Lugo, svolto il 13 marzo 2004, riconfermato in quello di Faenza nel 2005. Attualmente era responsabile dei Seniores Azzurri

Nell’UPI Regionale (Unione Provincie Italiane) è stato componente del comitato di direzione, è presidente della Commissione “Istituzioni locali” dal 2004 al 2010 e componente commissione Regione Emilia-Romagna “Bilancio Affari Generali e Istituzionali” dal 2005 al 2010.

Nel maggio 2006 alle elezioni è stato candidato a Presidente della Provincia di Ravenna in rappresentanza di Forza Italia, Lega Nord e UDC e ha ottenuto il 21% dei voti ed è stato presidente del gruppo composto da ben cinque consiglieri provinciali.Attivo in Free Foundation, nel 2012 è tra i fondatori di Azzurri’94, presidente per la Provincia di Ravenna e dal maggio 2016 presiede i comitati per il NO di Azzurri ’94 Nell’ associazione nata nel 2003 per ricordare la memoria storica di Brisighella,, , “I Naldi e gli Spada” presieduta dal card. Achille Silvestrini era, insieme agli altri sindaci e a Velda Raccagni  fondatore. Nella Fondazione “La memoria storica” nata nel 2006 presidente card. Achille Silvestrini era un membro fondatore e aveva l’incarico di Segretario.

Rodolfo Ridolfi

Mauro Ridolfi :Marradi in calo non solo i residenti ma anche le risorse del Comune, le manutenzioni e la pulizia

img_20170317_122417giovedì 6 aprile: Riceviamo e pubblichiamo:

Manca un anno alle elezioni comunali e coloro che si proclamavano pronti per Marradi continuano ad essere censurati dalla Corte dei Conti perchè con i bilanci e con i numeri in genere hanno poca dimestichezza e questo si comprende visto che sono gli stessi pasticcioni degli Swap ciò che ci sorprende, invece, e la reiterata e cattiva abitudine del Sindaco e dei suoi cari di ignorare le più elementari norme sulla Trasparenza. Per leggere infatti le pronunce della Corte dei Conti sul rendiconto del 2014 e il disavanzo al 1 gennaio 2015 di 109.261,66 euro abbiamo dovuto attendere che il Comune di Marradi pubblicasse i provvedimenti della Corte dei Conti del 30 novembre 2016 addirittura il 14 marzo 2017. Le osservazioni della Corte dei Conti si ripeteranno probabilmente anche per i successivi Bilanci 2015 e 2016 intanto terminerà il quinquennio del Sindaco Triberti ma non la precaria situazione di Bilancio del Comune che si è impegnato in via prioritaria a tagliare la parte corrente del Bilancio fino al 2044 azzerando ad oggi gli investimenti. Volge alla fine un quinquennio amministrativo che abbiamo definito della polvere sotto il tappeto. E’ infatti la polvere, anzi l’incuria della maggior parte del territorio urbano ed extra urbano che abbiamo puntualmente denunciato in questi quattro anni dando voce alle proteste e all’opposizione dei marradesi ad una Giunta insufficiente. Confermiamo, per ricordare qualche esempio concreto, che le pavimentazioni di Via Talenti, Via Fabbroni, Piazza Scalelle Via Fabbrini, Via Dino Campana avrebbero bisogno di un intervento organico. Via Talenti e Via Fabbroni dovrebbero essere ricondotte al doppio senso di circolazione per ridare vita al Centro ed a Piazza Scalelle ormai inanimati. Piazza Scalelle prevalentemente è ormai un’area di parcheggio e i piccoli e discutibili interventi su alcuni marciapiedi non hanno certo migliorato significativamente l’arredo urbano e fortunatamente nessun distributore per l’alimentazione elettrica per autoveicoli è stato realizzato come strombazzato precedentemente. Interventi improvvisati e mediocri come la scalinata con sarcofago. Fuori da un’area ristretta non trova legittimità, infatti, il decoro urbano come abbiamo tante volte segnalato, dando voce al disagio e alle proteste dei cittadini. Basti guardare come si nota nelle foto alle condizioni intollerabili del parcheggio del Chiuso e Via Fabbrini in pieno centro. Viene da chiedersi ma chi dovrebbe spazzare e tener pulito il paese?

Mauro Ridolfi Coordinatore di Forza Italia – capogruppo nell’Unione dei Comuni.

Un ricordo scritto da Giuliana Parrini che vive a Montepulciano

Giuliana Parrini con il padre Renzo

Giuliana Parrini con il padre Renzo

mercoledì 5 aprile

Molto volentieri pubblichiamo quanto inviatoci dalla signora Giuliana Parrini:

Gentile Redazione,

pensando a Marradi, riaffiorano tanti ricordi di quando ero bambina. Sono contenta di questi ricordi, perché sono belli, puliti, freschi,come sa essere solo la gioventù. Mi ha fatto piacere fissare sulla carta uno di questi momenti e mi scuso se ho dovuto metterlo qui di seguito e non in allegato, ma il mio computer fa le bizze e mi dice che mi permette di allegarlo solo in lettura, senza possibilità di cambiare anche solo una virgola. Io decisamente in queste cose sono una schiappa, me lo dico da sola, prima che me lo dicano gli altri.

Detta così, potrebbe sembrare che io pensi che senz’altro voi lo pubblicherete, ma vi assicuro che non è così. E’ solo che nonostante la mia età non più proprio verde, sono del ’49, mi capita ancora di entusiasmarmi per le cose che faccio, che penso, che scrivo. Non me ne vogliate.
Vi auguro buon lavoro e già che ci sono anche Buona Pasqua.
giuly:

La Bomba

 Potevo avere otto o nove anni, non ricordo bene, ma sicuramente era Agosto.

Come ogni anno eravamo partiti per quello che mio padre riteneva il più bel periodo dell’anno: passare un mese di ferie a Marradi. Per lui tornare per un pò di tempo al suo paese era il regalo migliore che potesse ricevere, e io ogni anno lo guardavo con lo sguardo di meraviglia di chi, abituata a vedere  suo padre vestito con la divisa di Maresciallo dei Carabinieri, improvvisamente se lo ritrovava davanti con camicia e pantaloni sportivi. Ma più che altro con uno sguardo da ragazzo, che non ho mai dimenticato.

Un mese a Marradi, o meglio ancora a Biforco, dove c’è la casa natale di mio padre, voleva dire incontri, risate, gare di pesca, cene con tanti amici della sua infanzia e con tanti parenti che in quel mese si ritrovavano proprio lì, come se fosse un tacito appuntamento. C’era chi veniva dall’altra parte del fiume, chi da Marradi; altri scendevano da Quera, da Camurano e dal Drudolo, e c’era chi arrivava da Firenze o da Faenza, e qualcuno anche dalla Svizzera, dove era andato subito dopo la guerra in cerca di fortuna. E quelle erano serate di festa, lì, in quella che è sempre stata chiamata ‘la pista’, il risedio dietro casa, dove una volta ai tempi dei miei nonni, si ballava, e dove noi mangiavamo in allegria, accompagnati dal concerto gracidante delle rane, che allora erano tante, mentre il fiume col suo mormorio discreto, scorreva appena sotto di noi.

Il fiume è sempre stato importante per me. Appena arrivavo a Biforco, scendevo subito  sotto casa, e mi divertivo a guardare se era cambiato qualcosa dall’anno precedente. Ma le grosse pietre che erano state messe una sull’altra a formare un lavatoio, dove le donne del paese venivano a sciacquare i panni, era sempre lì, sempre un pò più levigato dall’uso, ma per me una presenza confortante, di casa. L’acqua in quel punto  era bassa, pulitissima allora, e non c’erano pericoli di sorta, neanche per una bambina come me. E io ci passavo giornate intere, costruendo dighe, cercando girini, vincendo la paura della biscia che si insinuava leggera nell’acqua, mentre imparavo a riconoscerla dalla vipera, molto più temuta, ma anche lei timida e restia a manifestarsi, e provando con scarso successo ad afferrare qualche pesce con le mani. Fino a quella mattina.

Ricordo che era presto e faceva già molto caldo, per cui ero scesa al fiume subito dopo colazione e avevo cominciato a giocare come al solito. Mio padre mi controllava di tanto in tanto dal muretto che si affacciava proprio sul punto in cui ero io. L’acqua scintillava di sole e io mi divertivo a schizzarla in alto col piede, per vedere i colori dell’arcobaleno che rifletteva mentre tornava giù in cento schizzi. Fu a quel punto che urtai qualcosa e da subito capii che non era un sasso. Non so se fu l’istinto che mi disse di rimanere immobile, o forse la paura di qualcosa che non conoscevo, ma non mi mossi. Poi il mio sguardo corse in basso, fino al mio piede sinistro e la vidi.

Era lì, lunga, affusolata, liscia, inanimata, con delle alette quasi affascinanti. Una bomba, una di quelle di cui mi aveva tante volte parlato mia madre, come le aveva viste lei, cadere a grappoli dagli aerei americani che dovevano bombardare la ferrovia e invece distrussero il paese, e che a me bambina sembrò veramente di grosse dimensioni, anche se poi ne ho viste anche di più grandi.

Gridai con quanto fiato avevo in gola; “Babbo, babbo, c’è una bomba, corri, corri!!”

Ricordo ancora mio padre che si affacciò immediatamente al muretto. Non ho mai dimenticato il suo viso, bianco come la neve, e l’espressione terrorizzata dei suoi occhi, mentre con voce che cercava di rendere calma mi diceva: “Stai ferma, non fare neanche un movimento, arrivo subito!”

Un attimo dopo era lì con me, senza neanche essersi reso conto di entrare in acqua vestito di tutto punto, e dopo avermi preso per mano, mi disse dove appoggiare i piedi, per fare in modo che non si muovesse neanche un sasso nel fondale del fiume.

Cinque minuti dopo ero già a casa, circondata dai miei cari e da tante persone che erano accorse, quando avevo lanciato il mio grido di aiuto.

Furono chiamati gli artificieri e la bomba fu portata via e fatta brillare. La sera stessa a cena, tra l’allegria generale,mi sentii quasi un’eroina e per un attimo ebbi l’impressione che non fosse solo il mio babbo ad aver fatto quella guerra che ogni tanto entrava nei suoi discorsi, ma che in qualche modo l’avessi fatta anch’io. E sarà stato un caso, o forse il fatto che stavo crescendo, ma da allora lui me ne parlò sempre ed è così che sono venuta a conoscenza di tanti episodi vissuti da lui, e degli eventi di Marradi, che non fu risparmiata dalla distruzione.

E con quei racconti nacque anche l’affetto per Marradi e per le mie radici.

giuly

In questa foto ci sono io col mi babbo, Renzo Parrini.

…..Sono d’accordo con quello che dici a proposito della ‘verde età’. Ce l’abbiamo dentro, noi, ragazzi del ’49.
Ma sarà l’aria dei monti o il sangue romagnolo che si mischia a quello toscano, ma io ho sempre notato che a Marradi si rimane giovani, scanzonati, aperti agli altri molto di più che nel senese, dove vivo io, e anche se Montepulciano è un posto bellissimo, è chiuso, conservatore e sonnolento. O forse sarà solo una mia impressione…..ma non credo.

Grazie nuovamente

giuly

“Il Canto degli inquieti spiriti”, al Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”.

cantodomenica 19 marzo

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo:

Sabato 25 marzo 2017 alle ore 16,30 presso il Centro Studi Campaniani di Marradi, Via Castelnaudary, 5 verrà presentato il libro di Alessio Fabbri, Il Canto degli inquieti spiriti”,edito da goWare nel 2016.  L’iniziativa, alla quale è previsto il saluto del sindaco di Marradi, Tommaso Triberti, sarà introdotta dal Presidente del Centro Studi Campaniani, Mirna Gentilini. Interverrà oltre all’autore Mauro Gurioli, editore di Tempo al Libro, che parlerà del Taccuinetto Faentino di Dino Campana. Alessio Fabbri è nato a Lugo di Romagna, ma le sue radici sono marradesi. Laureato in lingue e letterature straniere è un giovane insegnante di inglese con un profondo amore per la letteratura ( ha già pubblicato un romanzo e alcuni racconti) e uno spiccato interesse per la storia e la genealogia. Il Canto degli inquieti spiriti”è il racconto di un viaggio fisico ed introspettivo tra emozioni e rimorsi di un reduce della prima guerra mondiale che deve ricostruire la propria vita dopo il conflitto. Lo stile del romanzo deve qualcosa a Dino Campana a cui l’autore rende omaggio nella premessa, che torna alla mente con una delle sue più belle liriche “Il canto della tenebra” evocata nel titolo del libro:  La luce del crepuscolo si attenua:/ inquieti spiriti sia dolce la tenebra/ Al cuore che non ama più!”

Mirna Gentilini

Presidente Centro Studi

Velocità e cinema in Dino Campana “PRIMO ARRIVATO AL TRAGUARDO DI MARRADI”

boccionimartedì 28 febbraio
Il 1 marzo 1932 moriva  Dino Campana, lo ricordo quest’anno in modo del tutto particolare associandolo ad un evento sportivo del 1909 che ebbe come protagonista mio nonno, nato il 5 marzo del 1889  e che è possibile sia stato fonte di ispirazione per il grande marradese.

Infatti Domenico Vanni, mio nonno, nel 1909, a vent’anni, vinse la corsa ciclistica Firenze–Marradi come riporta l’edizione dell’Eco delle Scalelle nel numero unico del 13 luglio 1952, pubblicato per la Festa della Madonna del Popolo. Nell’articolo firmato Adriano, sotto il titolo Glorie del Passato Vecchi Tempi e Vecchi Campioni del 1909, ritroviamo, con taglio futurista, la velocità ed il cinema elementi che caratterizzano la poesia di Dino Campana, e che dimostrano come la cultura marradese li stesse assimilando . Si legge infatti: “Quella notte i cittadini marradesi, non chiusero occhio specialmente i giovani! In quella lontana giornata dell’estate 1909 era atteso l’arrivo, con ansia spasmodica, della prima grande corsa ciclistica Firenze-Marradi di oltre 90 Km che l’impareggiabile Cecchino Dal Pozzo aveva così brillantemente organizzato. Già alle 8 del mattino, un imponente gruppo di atleti, più di 70, è pronto per il via dal Ponte Rosso in Firenze, per slanciarsi, moderni dominatori dello spazio e del tempo, sulle allora deserte, assolate e polverose strade mugellane. C’era davvero motivo per perdere il sonno almeno per una settimana. Il meraviglioso, l’importante, l’incredibile, è che nello squadrone in partenza, insieme ai migliori dilettanti nazionali quali Marzocchini, Ciucchi, Guardiani e Mosconi, già celebri, ci sono anche i tre campioni locali: Betti Angiolino, Consolini e Vanni Domenico. Questi sono i nostri pionieri delle moderne avventure, i nostri primi eroi della bicicletta, i simboli e gli antesignani dei tempi nuovi, i beniamini di tutta la nostra gioventù. Tutta Marradi fin dalle nove si accalca sui marciapiedi di fronte all’ospedale e sembra che molta gente sia improvvisamente impazzita; “sono o non sono partiti? Sì, devono essere sulla salita di Polcanto! Saranno arrivati a Borgo? Macché, nemmeno a Vicchio! Quanti sbaglieranno strada a Panicaglia? Devono essere a Ronta! A Razzuolo! Vorrei contare quelli a piedi sulla Colla di Casaglia! Ci sarà l’Avvocato a Camurano? Arrivano, eccoli, no è Parigino che si torna a casa! Largo, largo, eccoli! No è il cane di Lorenzone; lasciatelo passare che ha paura! È troppo tardi! No è troppo presto! Ormai è mezzogiorno e non arriva più nessuno! All’improvviso, quando meno ci si aspetta, fra una confusione indescrivibile, trafelato, sudato irriconoscibile, dondolante quasi come un ubriaco, accolto da mille braccia arriva il 1°; è il nostro Domenico Vanni! Non arriva a scendere che viene acclamato e portato in trionfo! Viva Vanni! La gloria c’è, la carriera non può mancare; tutti ne sono sicuri tranne proprio l’interessato!” In questo articolo emerge l’influenza del linguaggio campaniano sul taglio futurista del linguaggio giornalistico. Dino Campana aveva poco più di 24 anni quando scrisse la poesia “1° Arrivato al Traguardo di Marradi”. Un’altra versione della stessa poesia Campana la dedicò, col titolo Traguardo a Filippo Tommaso Marinetti. Poiché il Giro d’Italia nel 1909 non fece tappa a Marradi è possibile che Campana abbia assistito all’arrivo della prima corsa Firenze-Marradi e proprio dalla vittoria di mio nonno abbia tratto ispirazione per la sua lirica: “Dall’alta ripida china precipita/Come movente nel caos di un turbine/Come un movente grido dal turbine/Come il nocchiero dal cuore insaziato/Bolgia di roccia alpestre: grida di turbe rideste/Vita primeva di turbe in ebrezze/Un bronzeo corpo dal turbine/ Si dina alla terra con lancio leggero/Oscilla di vertigine il silenzio dentro la muta catastrofe/di rocce ardente d’intorno/Tu balzi anelante fuggente fuggente nel palpito indomo/Un grido fremente dai mille che rugge e scompare con te/Balza una turba in caccia si snoda s’annoda una turba/Vola una turba in caccia Dionisos Dionisos Dionisos”.

Rodolfo Ridolfi

Dopo l’evento di Forza Italia a Marradi “centro destra sempre più unito”

bella marradidomenica 19 febbraio

Marradi per un giorno diventa capitale di un dialogo molto positivo per l’unità del centro destra a livello nazionale e lo fa partendo dal libro di Rodolfo Ridolfi “Matteo Bomba e le coop rosse”. E’ proprio dalla cittadina della Romagna-Toscana che gli azzurri offrono, anche a tutto il centro destra locale e provinciale, la possibilità di realizzare un programma unitario basato su valori condivisi per contendere alla sinistra, dopo aver girato pagina per la sconfitta del 2013, il governo del Comune alle elezioni del 2018. Rinnovamento, rappresentatività e merito saranno alla base della nuova squadra che si presenterà alle elezioni, partendo proprio dall’unità straordinaria che Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia hanno sancito nell’evento di Marradi. L’onorevole Guglielmo Picchi, della Lega Nord, Jacopo Cellai, capogruppo di Forza Italia al Comune di Firenze, e Giovanni Donzelli capogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Toscana e dirigente nazionale del Partito di Giorgia Meloni, con i loro interventi hanno scaldato i cuori di un pubblico attento e rinfrancato dal recente clamoroso successo referendario che ha provocato il tramonto del renzismo che così tanti disastri ha provocato ai cittadini. A presiedere e moderare gli interventi il leader locale di Forza Italia, Mauro Ridolfi sempre attento ai problemi della gente e protagonista del rilancio organizzativo e politico degli azzurri a Marradi. Di spessore politico rilevante l’intervento del v.coordinatore provinciale e responsabile politico di tutta l’area del Mugello, Silva Gurioli che ha anche dato conto del suo lavoro da quando, in seguito al grande successo di consensi, conseguito in occasione delle elezioni regionali a Marradi ed in tutto il collegio, è stata chiamata a riorganizzare Forza Italia nel Mugello ed a contribuire alla direzione provinciale e regionale.

pubblico

Mentre l’evento era in corso Renato Brunetta, immediatamente ripreso dalle agenzie di stampa nazionali affermava: “Stiamo lavorando, Forza Italia sta lavorando, con il presidente Berlusconi in prima linea, al centrodestra unito di governo. Non solo con la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni, ma anche con i Conservatori e Riformisti di Fitto, i Popolari di Mario Mauro, Idea di Gaetano Quagliariello, l’Udc di Cesa, Rivoluzione Cristiana di Rotondi, i Repubblicani di Nucara, la Destra di Storace, Azione nazionale di Alemanno, i Liberali di De Luca, il Nuovo Psi di Caldoro, le forze del civismo che stanno attorno ai nostri sindaci come Brugnaro a Venezia e Di Piazza a Trieste… Il centrodestra da sempre, in Italia e in Europa, e’ plurale. L’importante e’ convergere su programmi, valori e regole”. “Noi siamo convinti che il centrodestra unito di governo, con Berlusconi in campo e protagonista, possa raggiungere e superare il 40%. I sondaggi gia’ ci danno al 34%, con il Pd fermo al 30% e i 5 stelle in caduta libera. Torneremo a governare il Paese. Come governiamo in Lombardia, nel Veneto, in Liguria, come abbiamo governato dieci anni su venti in Italia. La prospettiva e’ unica: centrodestra unito di governo. Dopodiche’, il centrodestra e’ plurale in Italia, come in Francia, come in Germania. Ma con quello che sta succedendo a sinistra, con l’autodistruzione del Pd, sarebbe veramente assurdo per noi non riuscire a stare insieme. L’unita’ nel centrodestra e’ obbligatoria”. Il Partito democratico è ormai morto, è irrimediabilmente diventato il Pdr, il partito di Renzi. Già il Pd mi era poco simpatico perché lo vedevo come una fusione innaturale di democristiani di sinistra e comunisti. Adesso poi non è più neanche il Pd ma è Pdr, partito di Renzi”. “Probabilmente assisteremo alla deflagrazione finale di questo progetto nato fallito, perché non può che far male al Paese un agglomerato insensato di questo tipo. Che i comunisti siano comunisti, i democristiani siano democristiani e non si nascondano gli uni dentro gli altri. Renzi e i suoi hanno fatto danni nel Paese ma almeno hanno ucciso il Pd. Saranno ricordati per questo”. Rodolfo Ridolfi in un lungo e dettagliato intervento ha espresso soddisfazione per come la presentazione del suo libro sia stata come lui sperava l’occasione per vedere finalmente a Marradi, nella cittadina dove è stato sindaco, i più importanti Partiti del centrodestra, per la prima volta, rappresentati in modo così autorevole e tutti insieme, riprendere il contatto con i cittadini fuori dai contorsionismi e gli opportunismi che non sono stati e non sono prerogativa della sinistra e del renzismo ma anche del centro destra come le vicende di Follini, Casini, Fini, Alfano e Verdini dimostrano.

P.S.

Al via il Premio Dino Campana “La Poesia ci salverà” IV^ Edizione 2017.

F.Balucani premia G.Zambelli

F.Balucani premia G.Zambelli

venerdì 17 febbraio 2017

La Poesia ci salverà”, al via la quarta edizione del Premio on line Dino Campana.

Il Quotidiano On-line Marradi Free News, l’ “Accademia degli Incamminati” di Modigliana, il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi, l’Accademia Il Fauno, Associazione Culturale “Giovanni Arcidiacono”di Firenze, Associazione Culturale “Opera In-Stabile”, l’Officina Artistica “L’Infinito” di Brisighella, #POETRY di Faenza, hanno deciso di indire per il quarto anno consecutivo il  Premio Dino Campana “La poesia ci salverà” riservato a liriche edite e inedite. Il premio che si svolgerà prevalentemente attraverso le modalità della rete si pone anche l’obbiettivo di contribuire alla ricerca ed alla promozione dei talenti poetici emersi nelle precedenti edizioni e dei nuovi che parteciperanno. La pubblicazione sul quotidiano Marradi Free News, sulle riviste e sui siti degli Enti organizzatori delle opere vincitrici è uno dei modi scelti per diffondere le opere ritenute meritorie dalla eclettica giuria. Al concorso possono partecipare con una sola opera tutti gli autori con testi editi o inediti in lingua italiana. Le poesie dovranno pervenire online al sito www.marradifreenews.com info utilizzando l’apposito formulario entro e non oltre il 20 agosto 2017.  Ogni autore può partecipare con una sola lirica che non potrà superare i quaranta versi. La premiazione si svolgerà a settembre. Della Giuria del Premio che formulerà la graduatoria dei finalisti e dei tre vincitori fanno parte: Rodolfo Ridolfi (Direttore Responsabile Marradi Free News); Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Lamberto Lilli (Presidente Accademia Il Fauno), Pape Gurioli (Direttore dell’Officina Artistica Infinito) Barbara Betti (Direttore di Opera-In-Stabile) Monica Guerra (poetessa #POETRY) Federica Balucani (Soprano), Gianna Botti (Scrittrice), Maurizio Ferrini (Attore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista), Massimo Scalini (Psichiatra),

 

La Poesia ci salverà” si è ormai affermata come un’iniziativa, nel nome di Dino Campana, tesa alla scoperta ed alla valorizzazione di nuovi autori da proporre all’attenzione di quel pubblico che ancora ama la poesia la legge e la valuta sulla carta stampata ma anche attraverso la rete.

il direttore responsabile Rodolfo Ridolfi

Paolo Bassetti interroga sulla chiusura del Palazzetto.

thvenerdì 17 febbraio Riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione dell’ex sindaco Paolo Bassetti che ha rivolto una interrogazione sulla chiusura del Palazzetto:

“Abbiamo presentato in questi giorni una interrogazione sul Palazzetto dello Sport che risulta ad oggi ancora chiuso al pubblico. Speravamo che non ce ne fosse bisogno ma sono ormai tre mesi che la situazione è ferma e per questo ci siamo mossi affinché ci vengano fornite spiegazioni e soprattutto soluzioni per permettere al più presto la riapertura di un locale fondamentale per il Comune di Marradi, in particolare per i giovani che praticano sport.

Per il Palazzetto dello Sport di Marradi dal 2008 ci sono due progetti nel cassetto

thvenerdì 17 febbraio

Da Forza Italia Marradi,  riceviamo e pubblichiamo:

Nei mesi scorsi la commissione di vigilanza provinciale competente ha effettuato un sopralluogo al palazzetto dello sport del Comune di Marradi dichiarandolo inagibile perché non più rispondente ai requisiti richiesti dalle normative e disposizioni vigenti. E’ un grave colpo per le attività dello Sport Marradese e per tutte le attività di rilevanza sociale che all’interno della struttura si svolgono o possono svolgersi. Forza Italia sollecita l’Amministrazione Comunale a prendere tutte le iniziative indifferibili ed urgenti e soprattutto ricorda come l’ex assessore ai lavori pubblici Silva Gurioli avesse fatto predisporre nel novembre del 2008 due progetti esecutivi per un totale di 700.000 euro ammessi a finanziamento: Interventi sulla Palestra Comunale e sugli spogliatoi dello stadio per: Coibentazione, installazione di corpi illuminanti a basso consumo, installazione di pannelli solari e fotovoltaici per la riduzione dei consumi energetici. Richiesta di contributo in base al bando di concorso della Regione Toscana D.G.R. n.257 del 31.03.2008; Completamento, recupero e ristrutturazione della palestra polifunzionale comunale. Abbattimento delle barriere architettoniche e dei costi di esercizio degli impianti attraverso il miglioramento dell’efficienza energetica e l’ottimizzazione dell’uso delle risorse. Richiesta di contributo in “Conto Capitale” per la realizzazione di impianti sportivi L.R. n.72 del 31/08/2000.

Forza Italia auspica che l’Amministrazione Comunale voglia tirar fuori dal cassetto e dar corso, con i necessari aggiornamenti e modifiche, questi due progetti esecutivi che a distanza di nove anni confermano la loro validità non solo per la messa a norma della struttura ma anche per rispettare le direttive europee in materia di risparmio energetico.

Mauro Ridolfi Presidente di Forza Italia Marradi capogruppo nell’Unione dei Comuni del Mugello

La presentazione a Marradi del libro di Rodolfo Ridolfi “Matteo Bomba e le coop rosse”

img20160818_12033385venerdì 10 febbraio

Il Coordinamento Provinciale fiorentino di Forza Italia e quello Comunale di Marradi organizzano, per sabato 18 febbraio, a Marradi, Teatro degli Animosi (sala Mokambo) ore 15,30, la presentazione dell’ultimo libro di Rodolfo Ridolfi: “Matteo Bomba e le coop rosse”, Edizioni del Girasole, Ravenna 2017. Dopo Ravenna, Rimini, Bologna, Firenze, il libro di Rodolfo Ridolfi fa tappa anche a Marradi. Con l’autore ci saranno il deputato fiorentino della Lega Nord Guglielmo Picchi, il capogruppo in Regione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Vecchio Iacopo Cellai ed in collegamento telefonico Renato Brunetta. A fare gli onori di casa, Mauro Ridolfi capogruppo azzurro nell’Unione dei Comuni del Mugello e Silva Gurioli vice coordinatore provinciale.

Del libro di Ridolfi scrive il giornalista e scrittore Rino Camilleri: “L’autore non è un polemista qualsiasi, sa perfettamente di cosa parla. E’ stato esperto per la cooperazione presso il ministero del lavoro, dirigente della presidenza del consiglio, sindaco di Marradi (in provincia di Firenze), consigliere comunale a Faenza (in provincia di Ravenna) e vicepresidente della regione Emilia-Romagna. Insomma, conosce bene e dall’interno le regioni «rosse». E ha scritto libri sul tema, anche con editori importanti (Mondadori, per esempio). L’incipit della sua ultima fatica merita di essere riportato in ampio stralcio: “Nessuno meglio di chi vive in una Regione rossa avverte il soffocamento di un regime che pretende che i cittadini facciano la spesa alla coop, comprino il giornale alla coop, acquistino i farmaci alla coop, si facciano barba e capelli alla coop, si curino i denti alla coop, affidino i loro risparmi alla coop, nella coop sottoscrivano le polizze assicurative Unipol, per la costruzione della casa si rivolgano alla cooperativa, mangino alla mensa cooperativa, telefonino con “coop voce”, affidino le pulizie alla coop, si servano delle cooperative di professionisti, prendano i taxi e gli autobus delle cooperative, agli incroci si facciano pulire i vetri dai lavavetri coop, le ferie e i viaggi e il turismo rigorosamente coop, cantino e ballino in cooperativa e utilizzino perfino i servizi funebri coop».E che dire dell’accoglienza al migrante? «Più di 1.800.000 euro al giorno: tanto, nel 2013, ha speso l’Italia per garantire l’accoglienza», scrive Ridolfi. “E’ una torta luculliana che in Italia si spartiscono ormai da dieci anni veri e propri “colossi” del business dell’accoglienza”.

L’autore non si limita solo alla filippica, ma snocciola nomi e cifre e date, con tanto di note e citazioni. E io pago (copyright Totò). “Trattenere gli ospiti molto più a lungo del previsto è uno dei “trucchi” utilizzati dai gestori di molti Cara”.  Tanto, c’è Pantalone (copyright Goldoni). E fosse solo quello. Il giornalista Bruno Vespa ha recentemente dichiarato quante telefonate pressorie ricevette per non mandare in onda la puntata di Porta a Porta sul caso Forteto. Se volete saperne di più, leggete Ridolfi.

P.S.

Caro Marradi ti scrivo…. di Giuly

11755780_1040035259343063_5647894326656855935_nmercoledì 8 febbraio Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo integralmente la lettera inviataci

Caro Marradi,

nello stesso momento in cui mi sono accinta a scrivere questa lettera, ho saputo che non avrei potuto mandarla a nessun altro che a te, come paese, come luogo, come ricordo. Il fatto è che io di te conosco la tua splendida natura, i tuoi boschi, il fiume che scorre sotto casa mia, e canta l’eterna canzone della vita, il castellone che richiama antiche gesta, ma non conosco più i tuoi abitanti, le tue abitudini, anche se cerco di tenermi informata leggendo tutte le notizie che posso trovare.

Io, non so neanche se ho ancora qualche parente alla lontana nelle tue case, ma l’affetto che mi lega a te, non solo è duraturo, ma è cresciuto nel tempo, via via che io invecchiavo e sentivo sempre di più il mio senso di appartenenza ai monti che ti circondano, che forse, impropriamente, chiamo ‘i miei monti’. Io non sono nata nella tua terra, ma i miei genitori sì e tutti gli anni, per tanti, tantissimi anni, sono venuta a passare le mie vacanze nel verde in cui sei immerso, nelle acque che ti scorrono fin sotto le strade e porto dentro di me ricordi legati quasi tutti alla mia infanzia e a quella dei miei figli. Ricordi fatti di risate, di scampagnate, di bagni nel fiume, di marachelle, di schiacciata al rosmarino del forno di Marino, di grigliate di castrato e salsiccia matta, di tortelli di ricotta del ristorante delle Scalelle, di funghi porcini raccolti da quell’inestimabile fungaiolo che era mio zio Gianè, che, quando manifestavo la voglia di mangiarli mi diceva: “ora te ne vado a prendere qualcuno!” e tornava sempre con il panierino pieno, ma non mi ha mai rivelato il posto in cui andava.

Anche ora, quando faccio una scappata veloce a trovarti, ho i miei punti fissi dove voglio sempre andare. Il Bar Bianco è la prima delle nostre tappe perché un bombolone come lo mangio lì ha qualcosa di speciale, solo per il fatto che anche quello fa parte dei ricordi belli, allo stesso modo in cui ce l’ha l’acqua della fonte di Campigno, che non sarà neanche più potabile, ma è così buona, così buona! E poi una scappatina a veder passare il treno, che una volta era la littorina, che di strada ferrata ne ha macinata tanta e lì torno a ricordi anche più antichi, che non ho mai vissuto se non attraverso le parole dei miei genitori quando mi parlavano della guerra. Quanti episodi, per me come novelle, quando ero bambina e guardavo la cassetta delle munizioni che in segno di pace era diventata il frigorifero delle birre e della coca-cola, sotto il getto della fonte di Biforco, ormai da troppo tempo secca. Di fronte c’era il bar della Morina, dove un merlo,nonostante tutto, fischiava ancora “Allarmi siam fascisti!”. Piccole storie, ma storie vere. Spaccati di vita.

La mia visita si conclude al cimitero, proprio sotto la stazioncina. Lì c’è il mio babbo, la mia famiglia, le mie radici.

La cosa bella, che ho scoperto di te caro Marradi, è che ogni volta che torno, trovo sempre la stessa accoglienza calda, libera, gioiosa. Almeno così la intendo io, per cui spero di vederti presto e se mi permetti ti mando una piccola cosa che ho scritto un po’ di tempo fa. Non è una poesia, ma uno stato d’animo. Un ricordo e niente più.

 

Temporale

 

Risplende di vita la mia valle

verde di fresca acqua trasparente,

brillante di colore che degrada

nel blu di lontani orizzonti.

Ed il mio sguardo si perde su nel cielo

dove giocano nuvole e pensieri

che correndo si intrecciano e si perdono

lontano, più lontano,

nei vellutati muschi e nelle felci

dei boschi superbi dei castagni

e più giù, nelle rive

del sonante ruscello di acque pure.

Ed ecco il sole che filtra tra le foglie

mentre il tuono con lontano fragore se ne va.

Io resto lì, non più donna ma bambina,

e rivedo la mano a me vicina

“Non temere, il temporale non c’è più

dammi la mano…vieni piccolina!”

Come vorrei ancora quella mano

nei temporali della vita mia!

Così sicura e così cara.

“Eccomi babbo” dico

e non ho più paura.

 

Con affetto

Giuliana Parrini (per tutti Giuly)

 

L’interessante risposta dell’Unione dei Comuni sui Migranti a Mauro Ridolfi capogruppo di Forza Italia

Mauro Ridolfi

Mauro Ridolfi

Marradi 5 febbraio 2017:

Riceviamo e pubblichiamo da Forza Italia:

Con la data del 31 gennaio 2017 ed il numero di protocollo 1941, a firma di Paolo Omoboni, è giunta il 4 febbraio scorso a Mauro Ridolfi, capogruppo di Forza Italia nell’Unione dei Comuni del Mugello, la risposta alla sua interrogazione del 14 gennaio sulle iniziative in atto, da parte di una cooperativa e di un privato, interessati all’arrivo di una quota di migranti, verso la Prefettura. Nella interrogazione, nella quale Mauro Ridolfi riportava che il Comune sosteneva di non saperne nulla, chiedeva di conoscere se quanto riportato corrispondesse a verità. Prima il Comune, con una mail , confermava di non “. essere a conoscenza dell’iniziativa del privato marradese che si è mosso tramite una cooperativa non locale. La realtà è questa al momento: un privato ha manifestato interesse, ma non risulta alcuna decisione…” Ora l’Unione dei Comuni conferma come le iniziative di singoli cittadini (e delle cooperative aggiungiamo) possano compromettere l’intero sistema di gestione dell’accoglienza oltre che l’equilibrio stesso del territorio. L’Unione dei Comuni ricorda poi come il Mugello ospiterà con il completamento dei progetti 561 persone quindi 8,78 migranti ogni 1000 abitanti quando la quota prevista dalle direttive in materia non dovrebbe superare i 2,5 migranti ogni 1000 abitanti “Una situazione che protraendosi ancora, metterà in crisi l’equilibrio e la tenuta sociale” .

Proprio al concetto di equilibrio e tenuta sociale aveva fatto riferimento Mauro Ridolfi che aveva chiesto alle Istituzioni di fare chiarezza e di garantire sicurezza e convivenza civile. Ed oggi interpellato commenta: “…. speriamo che il pericolo sia stato scongiurato e che Ministero degli Interni e Prefetti, che sono il braccio operativo del Governo, procedano ad un cambio politico radicale in materia; nella risposta che parzialmente apprezzo, sarebbe stato opportuno indicare anche qual’è la cooperativa interessata a scavalcare le Istituzioni locali e sovracomunali per trasferire e gestire migranti a Marradi”.

Forza Italia.

10 luglio 2017 Il Bicentenario della nascita di Celestino Bianchi

untitled 3martedì 25 gennaio

Marradi Free News si prepara a ricordare solennemente con un convegno di Studi il 10 luglio 2017 Bicentenario della nascita, la figura di quel grande protagonista marradese dell’Unità  d’Italia che fu Celestino Bianchi che nel 1861 era Segretario Generale del Ministero dell’Interno del Governo di Bettino Ricasoli. Marradi Free News inizia il suo lavoro preparatorio riproponendo un breve profilo di Celestino Bianchi. A Celestino Bianchi intelligenza che ha unito in sé i fermenti romagnoli e la lucidità toscana, l’Amministrazione Comunale dedicò una lapide il 3 dicembre del 1988. Celestino Bianchi era nato a Marradi il 10 luglio 1817 da Giuseppe Bianchi, scrivano e Susanna Ciliegioli. Compiuti i primi studi a Marradi a sedici anni si trasferirà a Firenze per proseguire gli studi presso gli scolopi, sotto la guida di padre Giovanni Inghirami. Il suo primo impiego fu quello di insegnante di storia e geografia presso l’Istituto femminile della SS. Annunziata di Firenze. Negli anni 1847-49 cominciò ad impegnarsi come giornalista politico. Collaboratore dal giugno 1847 del giornale “La Patria”, che appoggiava il gruppo moderato ricasoliano, ne diventò presto segretario di redazione e poi responsabile. Il primo dicembre 1848 fondò un proprio giornale, “Il Nazionale”, cui egli impresse un indirizzo filo-piemontese che appoggiava il triunvirato rivoluzionario di Giuseppe Montanelli, Giuseppe Mazzoni e Francesco Domenico Guerrazzi opponendosi però al progetto di unione con la Repubblica Romana diretta da Giuseppe Mazzini. Collaborò a titolo gratuito all’ l’«Imparziale fiorentino», giornale di beneficenza, i cui proventi erano destinati «a benefizio degli indigenti». Nel 1850, in seguito al ritorno del Granduca, il giornale venne soppresso e il Bianchi fu rimosso anche dal suo incarico di insegnante. Si diede allora ad organizzare con il fratello Beniamino una tipografia in Piazza Santa Croce trasferita poi in via Faenza al numero 66 dal 30 aprile 1860 che si denominò Barbèra, Bianchi e comp.. Ma Beniamino ebbe problemi di salute e Celestino non era molto adatto a correggere bozze e si recava nella stamperia solo ogni tre o quattro mesi così ma l’impresa finanziata da F. A. Gualterio non ebbe grande successo e venne presto rilevata da Gaspero Barbèra (Bianchi… ha il nome nella ragione commerciale per un riguardo che io e il M.se Gualterio abbiamo voluto usare alla sua famiglia allora numerosa, caduta in istrettezze quando il Governo toscano tolse a Celestino il posto di Maestro di Scuola nell’Istituto della SS.Annunziata ) La sua passione per il giornalismo politico trovò di nuovo modo di esprimersi con la collaborazione a giornali letterari del tempo come “Il Genio” (1852-54) e la “Polimazia di famiglia” (1853-55). Egli potè inoltre fondare di nuovo un proprio giornale, “Lo Spettatore”, che, divenuto presto uno fra i migliori giornali letterari della Toscana, diresse fino al 1858. Legato ai moderati filo-piemontesi, il Bianchi promuoveva tuttavia una linea politica che salvaguardasse l’autonomia della Toscana. Costituitosi nel 1859 in Toscana, in seguito alla fuga del granduca, un governo provvisorio sotto la guida del Ricasoli, il Bianchi ne fu nominato segretario. La notte del 26 aprile in casa del fornaio Dolfi si radunarono i capi del gruppo liberale nazionale e dei radicali alcuni del circolo Ricasoli e non pochi ufficiali dell’esercito, i quali stabilirono per il giorno dopo una grande dimostrazione; ne diedero avviso a tutte le città toscane, scelsero i nomi per la giunta provvisoria di governo (Ubaldino Peruzzi, Ermolao Rubieri, Ferdinando Zannetti, Vincenzo Malenchini e Bettino Ricasoli, che rifiutò dovendo recarsi dal Cavour, e fecero stendere da Celestino Bianchi il seguente manifesto: “Toscani ! L’ora è suonata: la guerra dell’Indipendenza d’Italia già si combatte. Voi siete italiani; non potete mancare a queste battaglie; e italiani siete anche voi, prodi soldati dell’Esercito Toscano; e vi aspetta l’esercito italiano sui campi di Lombardia. Gli ostacoli che impediscono l’adempimento dei vostri doveri verso la Patria devono essere eliminati: siate con noi e questi ostacoli spariranno come la nebbia. Fratellanza della Milizia con il popolo. Viva l’Italia, Guerra all’Austria ! Viva Vittorio Emanuele Generale in capo dell’Armata Italiana.

untitledCelestino Bianchi prima deputato all’Assemblea dei Rappresentanti della Toscana, ed in seguito fu eletto deputato alla Camera dal 1860 al 1880 per sette legislature. Ricoprì la carica di Segretario generale del Ministero dell’Interno durante i due ministeri Ricasoli del 1860-61 e 1866-67. Collaboratore de “La Nazione” dal 1860, a partire dal 1871 ne divenne direttore fino al 1885 anno della sua morte. Quando divenne direttore de “La Nazione” aveva i capelli ed i baffi bianchi ed un pizzo tipicamente risorgimentale e portava dei piccoli occhiali sopra il naso. Agli anni della direzione di Bianchi risale il primato de ”La Nazione” a Firenze che vantava fra i suoi collaboratori De Amicis, Collodi e successivamente Yorick suo amico da quando Bianchi, era direttore dello Spettatore: “Ero giovane – scriverà YoricK – ero un po’ bollente di spiriti liberali, ero un po’ mordace nello scrivere e più d’una volta, ai tempi del granduca, ho compromesso i giornali ai quali davo la mia prosa. Ma ero a buona scuola, e imparai presto a saper dire tutto quello che volevo senza compromettere nessuno”. Fu l’ideatore di rubriche di successo, come quella della moda femminile. Bianchi politico della destra scoprì un nuovo tipo di lettore: la donna e. nei giorni del referendum per l’annessione al Piemonte, La Nazione ospitò un dibattito sul voto alle donne. Al Bianchi che studiò e lavorò sugli scritti di Giambattista Vico, si devono anche alcune opere storiche come la “La geografia politica dell’Italia” (1843), La Compagnia della Misericordia di Firenze Cenni storici (1855); “Federico Confalonieri e i carbonari del 21”(1863), Manuale di Storia Moderna (1454-1866) (1869).”Storia della questione romana”, (1870) e i volumi a carattere patriottico su “Ciro Menotti”, su “Venezia e i suoi difensori” (1863) e “I martiri d’Aspromonte” (1871). Tutta la sua opera fu protesa verso l’unificazione dell’Italia sotto la Casa Savoia. In particolare un suo opuscolo “Toscana e Austria” (1858) ebbe un’importanza decisiva contro il Governo granducale. Il giornalismo rimase sempre il suo amore sia negli anni più combattivi del 1848 e 1859 sia nel periodo dell’unità d’Italia quando si schierò con la destra. Anche il grande marradese Angelo Fabroni aveva saputo equilibrare spirito innovativo e conservazione dei valori tradizionali. Celestino Bianchi a Firenze fu protagonista di molte battaglie la più famosa quella per ottenere dal Governo Nazionale una “legge speciale” per la città poiché il Comune era alla bancarotta per le molte spese sostenute negli anni di Firenze capitale.

Rodolfo Ridolfi- direttore responsabile

Mauro Ridolfi: Amministrazione di Marradi poco trasparente sui rendiconti 2013, 2014 e continua a pubblicare in ritardo le delibere

Mauro Ridolfi

Mauro Ridolfi

domenica 22 gennaio

La Corte dei Conti aveva scritto in merito ai rendiconti del Comune di Marradi presentava un extradeficit sostanziale di amministrazione al 1 gennaio 2015 :“…è da considerarsi grave in quanto espressione di situazioni sottostanti contrarie ai principi di sana gestione e sostenibilità finanziaria”.Quella vicenda più grave, della precedente del 2014, pubblicata solo il 6 ottobre sulla sottosezione Controlli e rilievi sull’Amministrazione, certificò per chi avesse avuto dubbi sulle mediocri capacità gestionali degli amministratori, la loro propensione a commettere inadempienze e irregolarità che si accompagnano ad una reiterata avversità alle norme sulla trasparenza in dispregio al diritto dei cittadini ad essere correttamente informati nei modi e nei tempi previsti dalle norme.

L’ultimo caso che ci pare doveroso segnalare è come: la delibera n. 58 del Consiglio Comunale del 7 novembre dello scorso anno sia stata pubblicata, con consapevole ritardo sul sito ufficiale del Comune nella sezione “Amministrazione Trasparente” nella Sezione “Controlli e rilievi sull’Amministrazione” soltanto il 12 gennaio 2017. Evidentemente Sindaco e Assessore, ad un anno circa dal termine del loro mandato, per i rendiconti e la trasparenza non sono ancora pronti….

Mauro Ridolfi Coordinatore di Forza Italia – capogruppo nell’Unione dei Comuni.

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