Giulia Berti con l’opera “Girasoli” vince il “Campana on line” 2017. Con la Giuria ci sarà anche Pier Luigi Berdondini.

 

 

ospite d'onore il poeta Pier Luigi Berdondini

ospite d’onore il poeta Pier Luigi Berdondini

lunedì 18 settembre

Si svolgerà a Borgo San Lorenzo, il 23 settembre prossimo la cerimonia di Premiazione dell’edizione 2017 del Concorso Nazionale ispirato a “Dino Campana” dal titolo “La Poesia ci salverà…”

E’ Giulia Berti con l’opera “Girasoli” la vincitrice del premio per il 2017.

La giovanissima mugellana di San Piero a Sieve, nata a Borgo San Lorenzo,  già vincitrice di numerosi premi, che aveva  grandemente impressionato nell’edizione 2016, aggiudicandosi il secondo posto con l’opera “Breve Vita Lungarno”, ha ottenuto il punteggio più alto nelle valutazioni della giuria. Seconda classificata Elisabetta Zambon di Brisighella (Ra) con la sua lirica “Richiamo” e terza un’altra poetessa Paola Carmignani di Altopascio (Lu) con “Inesorabilmente”.. Ottime le liriche che conquistano la menzione ed il diploma che sono nell’ordine: Claudio Mecenero, “Io so di lei, che stava”, Ubaldo Bitossi “D’estate”, G.Battista Zambelli “Chimera”, Claudia Ciardi “Incupisce la sera” Lucio Gibin “Profumo di foglie”, Anna Cuomo “La tua voce”, Paola Tassinari “Sono le cinque”, Monica Galvagni “Davanti al tuo viso”, Andrea Tarabusi “L’invito di un gelso”, Guendalina Brizzolari “Il Cielo”. A consegnare i premi  insieme ai giurati: Rodolfo Ridolfi presidente (Direttore Responsabile di Marradi Free News); Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Lamberto Lilli (Presidente Accademia Il Fauno), Pape Gurioli (Pianista e compositore) Monica Guerra (poetessa #Poetry), Barbara Betti (Direttore di Opera-In-Stabile) Federica Balucani (Soprano), Gianna Botti (Scrittrice),  Maurizio Ferrini (Attore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista) e Massimo Scalini (Psichiatra), ci saranno rappresentanti delle istituzioni fra i quali l’Assessore alla Cultura del Comune di Borgo San Lorenzo Cristina Becchi ed il Poeta Pier Luigi Berdondini. Nel 2014 il premio se lo era aggiudicato Michele Toriaco, nel 2015 Elena Faralli e nel 2016 G.Battista Zambelli.

Celina Turchi orgoglio della Romagna Toscana

san-benedettovenerdì 15 settembre

Ieri, 14 settembre, la Chiesa di San Giacomo di Forlì ha ospitato un incontro con Celina Turchi, nata in Brasile ma da padre tosco-romagnolo di San Benedetto in Alpe,  Celina Turchi, inserita dalla rivista britannica ‘Nature’ nella lista dei 10 scienziati più importanti al mondo per aver scoperto la relazione tra il virus Zika e le malformazioni infantili è stata  protagonista di un  dialogo con  il giornalista Giovanni Bucchi.  celina-turchi

All’appuntamento promosso da Fondazione Carisp, con Civitas e i Comuni di Forlì e Portico-San Benedetto in Alpe erano presenti i suoi cugini marradesi Domenico Rossi professore di matematica e Roberto Rossi l’ingegnere progettista molto conosciuto per i suoi lavori in Brasile. La Romagna Toscana  nel caso di Celina Turchi è orgogliosa di un’eccellenza mondiale.  Suo padre Egidio Turchi è andato in Brasile come missionario quando aveva appena 15 anni, è stato professore di Filosofia e fondatore dell’Università Cattolica dello Stato Federale di Goias; a lui è dedicato il film ‘Maestro socratico’ del 2016. Celina Turchi ha definito San Benedetto in Alpe “un luogo magico. Ogni volta che torno in Italia ci vado. C’è la casa dove vivevano i miei nonni e uno zio”. Sabato 17 settembre le verrà consegnata la cittadinanza onoraria nell’Abbazia di San Benedetto.

 

IV Edizione del premio Dino Campana on line a Borgo S.Lorenzo il 23 settembre “La Poesia ci salverà”

La Premiazione del 2016

La Premiazione del 2016

lunedì 4 settembre

Si svolgerà a Borgo San Lorenzo, a Villa Pecori Giraldi, con il patrocinio del Comune di Borgo San Lorenzo, la cerimonia di Premiazione dell’edizione 2017 del Concorso Nazionale di poesia on line ispirato a “Dino Campana” dal Titolo “La Poesia ci salverà…”. Dopo le due edizioni fiorentine del 2014 e 2015 e quella in terra di Romagna del 2016, il Premio approda a Borgo San Lorenzo, capitale del Mugello e dell’Alto Mugello che comprende tanti luoghi campaniani: da Marradi a Firenzuola, da Campigno a Castagno d’Andrea da Panicaglia al Barco da Casetta di Tiara al Falterona. La cerimonia di premiazione che si svolgerà il 23 settembre alle ore 11, alla presenza della Giuria presieduta da Rodolfo Ridolfi e della quale fanno parte: Federica Balucani, Soprano, Barbara Betti, Direttore di Opera-In-Stabile, Gianna Botti Scrittrice, Maurizio Ferrini, Attore, Mirna Gentilini, presidente Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”, Monica Guerra, #Poetry, Pape Gurioli, compositore-Musicista, Giancallisto Mazzolini, Accademia degli Incamminati, Lamberto Lilli, presidente Accademia Il Fauno, Riccardo Monopoli attore-regista, Massimo Scalini psichiatra. Interverrà anche l’assessore alla cultura del Comune di Borgo San Lorenzo Cristina Becchi. La Giuria sta esaminando e valutando le opere dei venti finalisti: 8 toscani, 8 emiliano romagnoli, 1 laziale, 1 campano, 1 lombardo, 1 friulano che si contenderanno i tre premi e i dieci riconoscimenti previsti.

P.S.

I quattro segreti d’Irlanda: il thriller storico di Gianna Botti

locandina_presentazione_i9_4_segreti_di_irlandamercoledì 23 agosto

Gianna Botti vi aspetta giovedì 24 agosto alle ore21:00 presso il “Centro Studi Campaniani Enrico Consolini” per la presentazione del suo ultimo romanzo Quattro misteri d’Irlanda. L’avevamo lasciata su facebook in aprile quando scriveva:” Sembra una favola, ma è così… Per il romanzo che sto scrivendo mi serviva un dizionario in Gaelico, non trovandone di disponibili sul web, ne ho fatto richiesta al Trinity College di Dublino ( l’Università più prestigiosa d’Irlanda in cui sono tenuti corsi di lingua e letteratura Gaelica), la mia mail è stata inviata alle 16 e 45, alle 17 e 10, non solo ho ricevuto la password e il link per consultarlo via web, ma sono state aggiunte le felicitazioni per il tema trattato nel romanzo…Incredibile!!!” Gli estimatori della brava e colta  scrittrice marradese potranno finalmente apprezzare il suo romanzo che si basa su 4 Pergamene strappate dal Libro di Kells, nascoste da un Papa nei sotterranei del Laterano e che dopo 13 secoli tornano alla luce…. Il Romanzo di Gianna Botti che è thriller storico, curato ed edito  da G.Renzo Zignani Qui Libri della Panchina e da Talent Self Publishing sarà   presentato in anteprima a Marradi dal Centro Studi “Enrico Consolini” e dalla F.I.D.A.P.A con il Patrocinio dell’Amministrazione Comunale.

20 agosto Dante nei Canti Orfici nell’anno di Giotto

Bonaffini al centro N.Y.2008

Bonaffini al centro N.Y.2008

venerdì 18 agosto

Il tradizionale appuntamento del 20 agosto a Marradi, in occasione della nascita del Poeta Dino Campana, accade quest’anno in concomitanza con le celebrazioni per i 750 anni di Giotto che hanno regalato a tutto il Mugello iniziative culturali di pregevole fattura. I Canti Orfici sono un grande album di un paesaggio influenzato da citazioni culturali tutte toscane Giotto, Michelangelo, Leonardo, Piero della Francesca  immerse nel presagio dei suoi “divini primitivi” Dante e Frate Francesco. oppure in quelli barbarici e bizantini della Romagna: ”Volevo nel paesaggio collocare dei ricordi” afferma Campana. Il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” ripropone quindi un tema fondamentale che abbiamo avuto l’orgoglio di evidenziare nel lontano 20 agosto del 1992 nello storico Giardino della Violetta Fabroni: “Campana, Dante e l’Orfismo: Componenti Dantesche nei Canti Orfici” affidato alla magistrale lezione del Prof. Luigi Bonaffini del Brooklin College di New York.  Gli appassionati potranno rileggersi integralmente quella lezione nel libro “Marradi Capitale Culturale della Romagna Toscana” pag.75-94. Con Bonaffini il più autorevole e competente studioso della componente dantesca in Dino Campana, ho poi avuto l’occasione di partecipare al Convegno che si svolse Il 18 agosto del 2008 a New York all’Istituto Italiano di Cultura dove Bonaffini, autore fra l’altro di due edizioni in lingua inglese dei Canti Orfici, parlò sulla Poesia di Dino Campana e sull’influenza di Dante nell’opera del poeta di Marradi ed io parlai sull’influenza di Walt Whitman nei Canti Orfici. Domenica 20 agosto la prof Maura Del Serra sarà impegnata a parlare degli “Spiriti Danteschi in Campana” e sicuramente aggiungerà qualche tassello a quanto ampiamente documentato dalla critica che ha accertato come  nella poesia orfica di Dino Campana confluiscono varie esperienze culturali e letterarie, tra cui la tradizione misterico-religiosa, la poesia europea appartenente al filone orfico, e poi Nietzsche e Schuré. Campana stesso afferma di voler creare una poesia italiana di stampo europeo, e non c’è dubbio che egli fosse sempre disposto a raccogliere ciò che di valido la tradizione europea poteva offrire. La più pura tradizione italiana per lui significava soprattutto Dante e Leopardi, come suggerisce quest’altra lettera ad Emilio Cecchi: Ora io dissi: Die tragodie des letzten Germanen in Italien mostrando di aver nel libro conservato la purezza morale del Germano (ideale non reale) che è stata la causa della loro mone in Italia. (Cercavo idealmente una patria non avendone.) Il germano preso come rappresentante del tipo morale superiore (Dante, Leopardi, Segantini).” Campana indica Dante e Leopardi come veri Germani o tipi morali superiori, dei quali si considerava discendente diretto, anzi uno dei pochi che conservasse la loro “purità d’accento” nella poesia. Dal piano politico ed ideologico, il pangermanesimo di Campana si sposta al piano letterario. La vera arte può nascere solo dalla fusione dello spirito germanico o nordico e quello latino: “Se una nuova civiltà latina dovrà esistere, essa dovrà assimilare la Kultur.” Stranamente, lo scrittore che meglio rappresenta questa fusione di culture è proprio Dante: È il carillon di una torre gotica. Anche Dante nel V Canto ebbe questa fantasia cavalieresca che trionfa dell’Inferno latino. Come sempre la poesia di Dante risulta dalla lotta tra il nordico e il latino Ed è ancora Dante lo scrittore che personifica l’arte crepuscolare per eccellenza: L’arte crepuscolare (era già l’ora che volge il desio) in cui tutto si affaccia e si confonde, e questo stadio prolungato nel giorno aiutato dal vin de la paresse che cola dai cicli meridionali e nella gran luce tutto è evanescente e tutto naufraga, sì che noi nel più semplice suono, nella più semplice armonia possiamo udire le risonanze del tutto.5 II riferimento a Dante è ripetuto in un altro brano dei Taccuini sull’arte crepuscolare: … in queste sere in cui è profondamente dolce la voce dell’organetto, la canzone di nostalgia del marinaio, dopo che il giorno del sud ci ha riempito du vin de la paresse. Il marinaio è, naturalmente, quello dell’ottavo canto del Purgatorio (“era già l’ora che volge il disio”), mentre l’organetto è senz’altro un riferimento alla “dolce armonia da organo” (Par. XVII, 43). Il nome di Dante, come esponente della migliore poesia italiana, appare di nuovo in una lettera a Sibilla Aleramo: Je serais heureux si je pouvais vous faire partager mes admirations pour cette ligne sevère et musicale des Appenines qui marque depuis Dante et Michel Ange l’esprit de nos meilleurs. È chiaro, ripetiamolo, che per vera e pura tradizione italiana, su cui la poesia moderna doveva innestarsi, Campana intendeva Leopardi e Dante, quest’ultimo soprattutto. Infatti i riferimenti espliciti a Dante sono numerosi nell’opera di Campana. L’immagine di Francesca è un leit motif che ricorre più volte nella Notte e nella Verna, mentre non mancano i versi danteschi citati per intero. Il dantismo di fondo dei Canti orfici non è sfuggito alla critica, ad esempio nelle similarità tra la salita alla Verna e l’ascesa purgatoriale di Dante: Ma tornando alla Verna, il ‘pellegrinaggio’ si modella sulla ‘poesia di movimento’ dantesca fin nel senso di vastità vuota, luminosa, donde si dislaga la montagna del Purgatorio, che Dante uscito dalla tenebra infernale prova con una insistenza quasi inebriata, dove pentimento e dolore e ricordo della terra e del passato formano uno stato d’animo inscuidibile coi presentimenti del futuro. Ed è stato poi notato il nesso tra la “poesia di movimento” di Dante, come la chiama Campana, ed il motivo del viaggio nei Canti Orfici. La presenza di Dante nei Canti orfici è da considerarsi di importanza fondamentale alla comprensione della struttura e del sottofondo mitico-religioso del libro. Il viaggio dantesco illumina continuamente il viaggio di Campana, in una continua interazione e compenetrazione dei piani narrativi e simbolici, ed è il filo conduttore su cui si bilancia, in un equilibrio precario, la visione disgregante di Campana.

Rodolfo Ridolfi

Il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” presenta Spiriti Danteschi il 20 agosto a Palazzo Torriani.

invito geneatliaco.inddlunedì 14 agosto

Il Centro Studi “Enrico Consolini” organizza per domenica 20 agosto prossimo nel giardino di Palazzo Torriani alle ore 21,00 in occasione del 132° Genetliaco Campaniano il tradizionale evento che quest’anno vedrà Maura Del Serra impegnata a parlare degli “Spiriti Danteschi in Campana” ed il giornalista Dino Castrovillari presentare i Passi della Cometa con Marco Parente e Sodi Oortmood. Coordina la Presidente del Centro Studi “Enrico Consolini” Mirna Gentilini ed è previsto il saluto del Sindaco di Marradi: Tommaso Triberti.

 

Pape Gurioli e Federica Balucani a Borgo San Lorenzo in Concerto Giovedì 3 Agosto alle ore 22:00.

20294233_1396752133736832_8573351039504223332_nsabato 29 luglio

Dopo le apprezzate esibizioni live in prestigiosi teatri italiani,  Cult Memorandom il concerto di Pape Gurioli e Federica Balucani arriva a Borgo San Lorenzo giovedì 3 agosto in occasione delle celebrazioni per i 750 anni di Giotto alle ore 22 in Via Cocchi angolo ai Piedi del campanile della Pieve di San Lorenzo.

I due musicisti “scommettono” su di una reinterpretazione di brani di musica leggera e parti di brani d’opera molto conosciuti (Cult) di artisti, compositori, cantanti che hanno lasciato un segno nella storia della musica mondiale.  La maggior parte dei brani scelti sono in lingua originale il francese, lingua particolarmente evocativa, romantica e musicale, con altri spagnoli ed italiani.  Un lavoro in cui gli interpreti fondono in modo temerario, talvolta irrituale, la bellezza della parola e la raffinatezza della melodia, combinando in modo ardito,  l’antitesi tecnicistica del fraseggio esasperato del pianoforte concertante e l’eleganza del bel canto. I brani, infatti, vengono eseguiti, nella stesura melodica e autorale, esattamente “come da spartito” da parte della soprano Federica Balucani , mentre la tessitura armonica, ritmica di ”accompagnamento”, piano concertante, da parte di Pape Gurioli viene totalmente sconvolta e vestita di un’ inaspettata, inusuale e sorprendente strategia pianistica quasi di “sfida” nei confronti dell’accademia, dello standard e del “già sentito”.

R.R.

 

 

Il 24 luglio del 1358 la Battaglia delle Scalelle

La lapide che ricorda l'evento

La lapide che ricorda l’evento

lunedì 24 luglio

 Sono passati seicento cinquantanove anni dalla Battaglia delle Scalelle 24 luglio del 1358, una pagina fra le più fulgide scritta proprio nella Romagna Fiorentina negli anni bui delle guerre e delle invasioni del tardo medioevo. Dell’evento, spesso trascurato dalla storiografia locale, si sono occupate compiutamente quattro pubblicazioni: una dell’abate Giovanni Mini, “La vittoria al Passo delle Scalelle presso Campigno” Castrocaro 1892; due del marradese Renato Ridolfi: “Campigno La Battaglia delle Scalelle” del 1977 e ”Val D’Amone 24 luglio 1358 Cantata de Le Scalelle” Accademia degli Incamminati 2002 ed una del rontese Alfredo Altieri : “La battaglia delle Scalelle Marradi 1358” edizioni Pagnini 2004. Dal libro Val D’Amone 24 luglio 1358 Cantata de Le Scalelle di Renato Ridolfi, impreziosito dalla copertina recante il bozzetto della sconfitta de la compagnia del conte Lando, che ripropone per i lettori una delle pagine più importanti della storia marradese assurta a simbolo dell’orgoglio e del riscatto nazionale italiano dall’invasore quella appunto della battaglia delle “Scalelle” riportiamo qui alcune pagine:

“Il sole è alto e l’afa assai pesante; le cicale friniscono noiose, i ranocchi son sempre infastiditi e per la mulattiera polverosa rumor di ferri, scalpiti e nitriti. Avanza la cavalleria: Ghigo del Cavalletto le conduce in avanguardia attento, sulla strada che monta a Le Scalelle. La Grande Compagnia per le balze del Lavane e Campigno cerca i castelli Vicchio e Dicomano per essere pronta a dilagar nel piano. Caldo è il mattino; l’aria par tranquilla. Passano i cavalli indisturbati: non c’è vita d’uomini e animali tra le balze, le forre, i boschi e i prati: Avanti, avanti il transito è sicuro. Avanti, compagnia luttuosa, chè il terror, la potenza ed il fracasso tengono libero il passo! E per la gola stretta, faticosa, si serrano le truppe rumorose, sudate, cariche di ferro, di bottino, delitti e presunzione. La strada sale, verso il cielo; il sole batte: è un luccicare intorno: raggi d’oro e d’argento. E vanno e vanno gli uomini: son cento, no, più di mille e ancora tanti. Par che la valle stretta a Gamberara non possa contenerli tutti quanti. E sempre vengon sotto, ansanti, chi ride, chi urla, impreca, canta, beve; chi si lamenta del piacer breve della sera avanti, chi spera di trovar nel Mugello donne amorose, vino e buon ostello. Già l’avanguardia è a Farfareta, guadagna il Corniolo isolato, scavalca l’Alpe verde alla faggeta: E’ in vista delle piane della Sieva. Il grosso di quei turpi masnadieri passa Cà di Rinieri a Valdimora. Arranca, maledice e si dibatte: la mulattiera è pregna di sudore! Davanti a tutti col cimiero in mano, la briglia abbandonata, il capitano sul suo bianco caval: Michele Lando grande signore. Venuto da Alemagna per predare e farsi più potente, batte i territori fiorentini per contrastar gli scudi di Perugia in guerra coi senesi e gli aretini. Segue la truppa tintinnante di ferri che fan aspra la salita . Ansimano le spade ed i cimieri nella polvere che copre l’orizzonte e la meta che ad arrivare indugia. Quei predoni forzano i sentieri dell’Alpe che s’apre nel Mugello. Cigolano i carriaggi in retrovia appena mossi da Biforco irato. Conte Broccardo messo a parar le spalle, rude e solenne ha dato il via. C’è sussultar di ruote e un tentennar di carri. Trasudano i muli scalpitanti, li frenano! I postiglioni frustano i trapele le bestemmie calano nel fondo. Oh, spettacolo immane, impressionante, giammai visto nel mondo! Si meraviglia il caldo sol dei cieli, il fior del rosolaccio e dello spino. I tamburi or sono alle Scalelle dove par che la strada sia men dura: si arrestano un momento a respirare, a tutto petto l’aria deliziosa, ma un rotolar di massi e di tronconi rompe la pace e cade sugli ignari. Rumor di tuono, paura e sgomento! La vendetta li ha colti a dieci, a cento, li spinge nelle forre e nel burrone; son cavalli, son fanti ed i cariaggi che precipitano in gran confusione. Urla, grida, bestemmie, imprecazioni, rumor di ferri disperati, tonfi. Vera tempesta con fulmini e tuoni! Disordine, ferite, gran spavento han reso timorosi gli spacconi che cercan scampo tra le macchie folte. Ma nel verde fogliame traditore altro sangue, altra morte, altro furore. I valligiani offesi, indemoniati, fanno lavar col sangue ogni sopruso. Pochi maschi, le donne ed i bambini battono, graffiano, spogliano i guerrieri così forti e potenti ancora ieri, ora tapini, deboli, in balia di due forche, una marra e la follia strappata alla miseria e alla pazienza da quattro o cinque spicci di violenza. Non si salva nessun, neppure il duce Michel Corrado di Landau il conte: disarcionato, sanguina la fronte, ferito e senza spada lo tengono prigione. Paura assai pesante tra le scorte che sbandate nei boschi e tra i dirupi cercan, fuggendo, scampo da quei lupi che senza tregua li vogliono a morte. L’acqua del torrente è fatta rossa del sangue di uomini e animali. La grande compagnia è sgominata e lacrima nei boschi pugnalata. Non riceve pietà: son fatte belve le donne nel cercar chi fugge: odio, rancore in ogni petto rugge. Cala la notte sopra l’ecatombe, si spegne ogni lamento dei feriti. La luna tinge bieca la vendetta che gode nel cantar della civetta.”
Al “Passo delle Scalelle”, nei pressi di Campigno è stato eretto, nel 1931, un cippo in arenaria per ricordare la “Battaglia delle Scalelle” (1358), quando i villani locali distrussero la compagnia di ventura comandata dal Conte Lando. Dino Campana nei Canti Orfici scrive: “…Ascolto: Le fontane hanno taciuto nella voce del vento. Dalla roccia cola un filo d’acqua in un incavo. il vento allenta E raffrena il morso del lontano dolore.”

Marradi laboratorio Azzurro: “Il centro destra unito vince”

20245392_703867323154522_7727575953363443537_nsabato 22 luglio

E’ accaduto venerdì 21 luglio scorso grazie a Forza Italia che per il quinto anno consecutivo ha scelto il Comune a cavallo tra Toscana e Romagna per il suo meeting di estate. E’ stata anche l’occasione per il debutto in una importante manifestazione politica per il coordinatore azzurro di Borgo San Lorenzo Davide Galeotti e per ascoltare i suggerimenti e le indicazioni di un altro grande protagonista della politica mugellana, l’unico sindaco di centro destra della provincia di Firenze, Claudio Scarpelli. A sorpresa è arrivato anche l’attore Maurizio Ferrini che al termine della serata ha improvvisato uno spassoso sketch sui risulti elettorali in Toscana.

Grande soddisfazione quindi per i numerosissimi partecipanti e per i dirigenti provinciali e mugellani di Forza Italia, per lo straordinario successo della convention dal titolo significativo “Il centro destra unito vince ”. A far gli onori di casa, Rodolfo Ridolfi il leader di “Azzurri ’94 con Silvio Berlusconi”. Mauro Ridolfi capogruppo F.I. nell’unione dei Comuni del Mugello nel suo intervento ha ribadito il Progetto a guida azzurra per il ritorno del centro destra allargato alle realtà civiche al governo del Comune di Marradi nel 2018. Silva Gurioli, vice coordinatore provinciale e responsabile del Mugello ha sottolineato nel suo intervento come: “ Oggi più che mai va continuata la grande rivoluzione liberale iniziata nel 1994 e come gli incontri di Marradi siano stati sempre un laboratorio per i berlusconiani della Romagna e della Toscana, volto a costruire politiche che, oggi come non mai, soprattutto in Toscana, sono in grado di realizzare una autentica alternativa di governo locale e regionale al Pd ed alla sinistra.” Quella di Marradi è stata come sempre la più rilevante manifestazione di Forza Italia in Provincia di Firenze e nel Mugello, con dirigenti eletti e militanti azzurri della Toscana e dell’Emilia- Romagna. Momenti centrali della manifestazione gli interventi telefonici del presidente del gruppo parlamentare azzurro on. Renato Brunetta, che, più volte interrotto dagli applausi, ha detto fra l’altro: “Il centrodestra esiste dal 1994, da quando l’ha costruito genialmente il presidente Silvio Berlusconi, con Forza Italia, con la Lega Nord di Bossi e la destra democratica. Veniamo da 23 anni di successi, nel corso dei quali il centrodestra ha sempre vinto, o quasi, e quando ha perso è stato perché non era così unito”. “Il centrodestra unito – ha sottolineato- ha una storia di governo in Veneto, in Lombardia, un pezzo di storia nel Piemonte, adesso governa anche la Liguria, e centinaia di amministrazioni locali. Ha governato in Italia dieci anni sui venti della Seconda Repubblica. Questa è la nostra storia. Storia di cui dobbiamo andare fieri e da cui dobbiamo attingere per il futuro. Perché come allora anche oggi, il centrodestra unito è in grande salute, forte, attivo e soprattutto determinato e pronto a tornare al governo del Paese. Forza Italia è il primo partito della coalizione, come dimostrano tutti gli ultimi sondaggi, ma non lo è solo per le percentuali, lo è per la sua storia, per il suo radicamento e diffusione sul territorio, lo è per come incarna i bisogni degli italiani. “E’ quindi nostro preciso dovere – ha proseguito- riunire tutte le anime del centrodestra, sederci intorno ad un tavolo e limare il programma. Siamo uniti, tutto il resto sono fandonie, siamo un quadrifoglio con quattro petali fondamentali e complementari: Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e il civismo dei territori. “Noi siamo pronti, i nostri motori sono accessi, stiamo per intraprendere lo sprint finale, quello che ci porterà di nuovo a governare l’Italia, a rimediare a tutti i guai che quattro governi abusivi, quattro governi non scelti dagli italiani hanno fatto negli ultimi anni”, ha concluso Brunetta“.

E’ stata quella di Marradi un’occasione alla quale hanno voluto essere presenti e dare un contributo molti eletti e dirigenti azzurri dell’Emilia-Romagna e della Toscana fra i quali Paolo Giovannini, il coordinatore provinciale di Firenze e Maurizio D’Ettore coordinatore di Arezzo e soprattutto Stefano Mugnai capogruppo in Consiglio Regionale e coordinatore azzurro della Toscana, che nelle conclusioni ha detto fra l’altro: La stragrande maggioranza dei neo sindaci di centrodestra toscani è direttamente o indirettamente espressione di Forza Italia. L’onda lunga del centrodestra in Toscana con FI protagonista, iniziata con la vittoria di Arezzo nel 2015 e proseguita con la vittoria a Grosseto nel 2016 e a Pistoia nel 2017 accompagnata da tante altre vittorie, continua e si rafforza. Il Pd arretra ad ogni tornata elettorale e il centrodestra e Forza Italia continuano a crescere. Sono risultati storici per la Toscana e siamo orgogliosi di aver contribuito a realizzarli. Adesso l’attenzione si concentra sulle politiche del 2018 e sulle amministrative, dove abbiamo il dovere di arricchire, un risultato già importante con nuovi successi: al Comune di Siena ed in provincia di Firenze al Comune di Marradi. Sono queste le grandi sfide e gli impegni che ci attendono dopo la pausa estivatorta

Canè, Giani e Ridolfi scrivono un’ importante pagina su Celestino Bianchi in occasione del Bicentenario

martedì 11 luglio

R.Ridolfi-M.Ridolfi-E.Giani

R.Ridolfi-M.Ridolfi-E.Giani

Non ha tradito le attese l’evento voluto dal “Club Celestino Bianchi” lunedì 10 luglio in occasione del duecentesimo anniversario della nascita di Celestino Bianchi. Dopo l’introduzione di Mauro Ridolfi presidente del Club e del sindaco Tommaso Triberti che ha portato il saluto e l’apprezzamento dell’Amministrazione Comunale all’iniziativa, è stato il momento di Rodolfo Ridolfi che ha ripercorso gli impegni di Marradi nel tenere vivo il ricordo del grande patriota: “ Vorrei ricordare – ha detto Ridolfi-La manifestazione tenuta nel teatro degli Animosi il 25 luglio 1909 in seguito ad apposita delibera del Consiglio Comunale che approvava il testo dell’epigrafe realizzata dal Prof. Guido Mazzoni, in occasione della posa della lapide nella casa natale del Bianchi. Scrive Baldesi sindaco di Marradi in quel tempo”...ebbe luogo nel Teatro degli Animosi la commemorazione del grande patriota tenuta da Valentino Soldani…Il teatro era gremito di persone, di bandiere, di fiori. I palchi rigurgitavano di signore, nel palcoscenico, in mezzo ad un trofeo, troneggiava il busto di Celestino Bianchi dello scultore Sodini, il teatro presentava un colpo d’occhio imponente, solenne”. Nel 1944 la guerra insieme all’Inferno, via Celestino Bianchi, aveva anche cancellato quella lapide. Fu così che divenuto sindaco nel 1988 una delle primissime iniziative che volli fu appunto la lapide di piazzale Celestino Bianchi per la quale ritrovai una proposta di Giovanni Campana “ A Celestino Bianchi storico e letterato insigne, caldo patriota, politico eminente, qui dove ebbe i natali il 10 luglio 1817 Il municipio di Marradi ad onorare la memoria dell’illustre concittadino questo ricordo pose. 3 Dicembre 1988”.

Leggendo la storia e le biografie dei grandi marradesi Angelo Fabbroni 1732-1803 e Celestino Bianchi 1817-1885 possiamo ricavarne alcune fondate considerazioni ambedue hanno saputo equilibrare spirito innovativo e conservazione dei valori tradizionali. Fabroni in larghi tratti della sua cultura e delle sue posizioni si caratterizza sia rispetto a certo cattolicesimo “moderno”, cui pure appartenne, sia rispetto ai tipici connotati illuministici, che accettò in molti aspetti senza mai aderire del tutto al loro spirito di fondo. Basti pensare che fu sostenitore di posizioni di rigorismo etico di ispirazione giansenistica, in contrapposizione cauta, ma netta, con quelle gesuitiche. Celestino Bianchi che nasce 14 anni dopo la morte del Fabroni fu liberale cristiano molto legato ai valori della famiglia era filopiemontese e cavouriano si opponeva al Granduca ma anche al progetto mazziniano. Ambedue (Fabroni e Bianchi) sono stati grandi protagonisti della politica Toscana Celestino Bianchi anche di quella Italiana e unitaria.”

Nella sua lezione magistrale Gabriele Canè, che per ben due volte ha diretto “La Nazione” giornale del quale oggi è editorialista, in una disamina delle qualità del giornalista e direttore suo predecessore Celestino Bianchi né ha sottolineato la grande capacità di innovare e inventare.

Bianchi infatti, collaboratore de “La Nazione” dal 1860, a partire dal 1871 ne divenne direttore fino al 1885 anno della sua morte. Quando divenne direttore de “La Nazione” aveva i capelli ed i baffi bianchi ed un pizzo tipicamente risorgimentale e portava dei piccoli occhiali sopra il naso. La prima volta che divenni direttore ero molto giovane e pensavo di avere inventato e innovato molto in realtà riscoprendo Celestino Bianchi mi sono accorto come agli anni della sua direzione risalisse il primato de ”La Nazione” a Firenze che vantava fra i suoi collaboratori De Amicis, che Bianchi aveva strappato all’esercito per farne un inviato speciale, Collodi e successivamente Yorick suo amico fin da quando Bianchi, era direttore dello Spettatore. Sotto la direzione di Bianchi la Nazione passò da tremila a 10 mila copie. Tante tantissime in una città di 150.000 abitanti con un tasso di analfabetismo molto elevato. Fu l’ideatore di rubriche di successo, come quella della moda femminile. Affrontò grandi temi come lo sfruttamento del lavoro minorile e fecero la comparsa anche le prime cronache di sport Pugilato, ippica, ginnastica ed infine le prime sfide in bicicletta. Anche il listino della Borsa e l’economia compaiono nella quarta pagina della Nazione del tempo. Bianchi scoprì un nuovo tipo di lettore: la donna e nei giorni del referendum per l’annessione al Piemonte, La Nazione ospitò un dibattito sul voto alle donne.

Gabriele Canè ha poi lanciato la proposta che la Nazione si faccia promotrice nella redazione di Firenze di un confronto e di un approfondimento traendo spunto dall’evento marradese.

Eugenio Giani Presidente del Consiglio Regionale della Toscana nel suo prezioso e dotto intervento ha sottolineato come Bianchi nato a Marradi il 10 luglio 1817 compiuti i primi a sedici anni si trasferì a Firenze per proseguire gli studi presso gli scolopi, come il suo primo impiego fu quello di insegnante presso l’Istituto femminile della SS. Annunziata di Firenze. Come nel 1850, in seguito al ritorno del Granduca Bianchi fu rimosso dal suo incarico di insegnante. Legato ai moderati filo-piemontesi, il Bianchi promuoveva tuttavia una linea politica che salvaguardasse l’autonomia della Toscana. Costituitosi nel 1859 in Toscana, in seguito alla fuga del granduca, un governo provvisorio sotto la guida del Ricasoli, il Bianchi ne fu nominato segretario. La notte del 26 aprile in casa del fornaio Dolfi, esponente storico dell’ala si radunarono i capi del gruppo liberale nazionale e dei radicali alcuni del circolo Ricasoli e non pochi ufficiali dell’esercito, i quali stabilirono per il giorno dopo una grande dimostrazione; ne fecero stendere da Celestino Bianchi il manifesto: “Toscani ! L’ora è suonata: la guerra dell’Indipendenza d’Italia già si combatte. Voi siete italiani; non potete mancare a queste battaglie; e italiani siete anche voi, prodi soldati dell’Esercito Toscano; e vi aspetta l’esercito italiano sui campi di Lombardia. Gli ostacoli che impediscono l’adempimento dei vostri doveri verso la Patria devono essere eliminati: siate con noi e questi ostacoli spariranno come la nebbia. Fratellanza della Milizia con il popolo. Viva l’Italia, Guerra all’Austria ! Viva Vittorio Emanuele Generale in capo dell’Armata Italiana.

Celestino Bianchi- ha continuato Giani-, prima deputato all’Assemblea dei Rappresentanti della Toscana, ed in seguito fu eletto deputato alla Camera dal 1860 al 1880 per sette legislature. Ricoprì la carica di Segretario generale del Ministero dell’Interno durante i due ministeri Ricasoli del 1860-61 e 1866-67. Al Bianchi si devono anche numerose opere storiche e volumi a carattere patriottico Tutta la sua opera fu protesa verso l’unificazione dell’Italia sotto la Casa Savoia e non alla Confederazione come volevano i francesi di Napoleone terzo In particolare il suo opuscolo “Toscana e Austria” (1858) ebbe un’importanza decisiva contro il Governo granducale. A tal proposito Giani ha ricordato come la Granduchessa nell’imminenza della sua pubblicazione ne avesse chiesto la censura. Giani ha ringraziato i promotori dell’iniziativa sottolineando come sarebbe stato opportuno che anche Firenze e Roma si fossero adoperati per rendere omaggio e dare giusto rilievo ad un grande uomo del risorgimento che rimasto spesso nell’ombra è stato così decisivo per L’Unità d’Italia. Quando c’era bisogno di operatività Bettino Ricasoli e gli altri oppositori si rivolgevano a Lui. Il suo ruolo è stato superiore a quello che appare ed è giusto che venga ricollocato nella giusta dimensione storica. In tal senso mi impegno perché Firenze e la Regione, ma anche Roma, segua l’esempio di questa vostra puntuale lodevole iniziativa.

A Marradi al centro tennis il libro di Riccardo Nencini “Il fuoco dentro”su Oriana Fallaci

Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere” (Oriana Fallaci)

locandina-fallaci-marradi-14-07-page-001

Sono passati quasi 11  anni dalla scomparsa di Oriana Fallaci ed in tutti questi anni la sua visione, la sua verità, la sua intransigenza ed il suo insegnamento profetico sono stati ricordati e rimpianti da un numero sempre maggiore di persone anche molte di quelle che con pregiudizio non l’amavano. Da tempo sostengo come sia giunto il momento che la politica, le istituzioni, soprattutto quelle scolastiche e culturali, promuovano momenti di riflessione, di celebrazione della memoria e delle profetiche testimonianze  civili e politiche di respiro mondiale che Oriana Fallaci ci ha lasciato nei suoi scritti. Ricordare  Oriana Fallaci per il suo contributo culturale e storico, e per il suo coraggioso impegno  nell’affermare la necessità di tutelare la nostra civiltà cristiana ed occidentale può farci recuperare, il tempo perduto. Intitoliamole strade, vie e Piazze e soprattutto scuole in tutto il Paese.

A Marradi al Centro Tennis la Comes il 14 luglio prossimo si fa promotrice di una interessante iniziativa da non perdere incentrata sul libro “Il fuoco dentro” e la testimonianza di Riccardo Nencini amico di Oriana Fallaci ma anche componente di un Governo che pratica politiche così distanti dai valori e dalle idee di Oriana Fallaci.

 Oggi le condizioni dello scontro fra Islam ed Occidente hanno raggiunto livelli impensabili, la drammatica quotidiana  attualità del terrore registra  cristiani  perseguitati in maniera sistematica, l’occidente devastato in una escalation di furia terroristica che non risparmia nessuno e nessun Paese è ora di ascoltare il monito di Oriana: “Sveglia, Occidente,sveglia! Siamo in Guerra…”

fallaci-2

Io come ho sempre fatto anche quando andavano di moda le bandiere della pace che oggi evidentemente i catto-comunisti hanno riposto in naftalina, voglio aggiungere il mio omaggio ad Oriana, alla sua figura di donna, giornalista e scrittrice perché sto dalla parte di coloro che si sentono “ orfani”. Ho avuto il privilegio di conoscere Oriana, toscana purosangue, con la sua forte personalità e i suoi modi spicci, nel corso di una campagna elettorale a Firenze alla fine degli anni 70 quando fu candidata al Senato della Repubblica nel collegio di Greve in Chianti, per il PSI e conservo gelosamente una lettera che mi inviò, quando ero Sindaco di Marradi, lettera che accompagnava una copia del suo libro Insciallah, 1990, super premio Bancarella con la preghiera che Oriana mi rivolgeva di ringraziare mio padre che a New York l’aveva aiutata a scrivere correttamente le parti in dialetto di Nicola romagnolo di Ravenna, il figlio dell’edicolante vicina Galla Placidia. E’ morta il 15 settembre del 2006 mentre i nostri soldati erano di nuovo in Libano come nell’1983, lasciandoci mentre era in atto una nuova assurda offensiva degli Islamici contro Benedetto XVI e contro il cristianesimo.. Ci manca la sua rabbia ed il suo orgoglio, ci manca Oriana che non le mandava a dire ma esprimeva chiaramente la sua opinione “politicamente non corretta” da “antifascista” ma non pacifinta che odia quanti nel nome “ormai sputtanato” della pace manifestano a senso unico ed usano la violenza per condannare la violenza, che approfittano della democrazia per scatenare l’eversione.

fallaci

Oriana venne sopraffatta dal male nel momento in cui “Il relativismo rinnegava i costumi millenari della nostra storia ma il suo insegnamento alla faccia degli ipocriti rimane di straordinaria attualità là dove sottolinea lo svilimento dei valori della vita, della persona, del matrimonio, della famiglia e come sia deleterio predicare l’uguale valore di tutte le culture. Si lascia senza guida e senza regola l’integrazione degli immigrati”. Per superare questa crisi abbiamo bisogno di più impegno e di più coraggio sui temi della nostra civiltà. Di fronte alla crescente  folle aggressione dei Jhadisti, la nuova flotta islamica, gran parte dell’occidente sembra aver perso ogni riferimento all’orgoglio di appartenere ad un mondo libero. Molti di sinistra dopo l’11 settembre se la sono presa con Oriana Fallaci piuttosto che con i fondamentalisti. Noi ricordiamo Oriana e ci sentiamo orfani, perché ci manca la sua voce aspra di donna combattente, ci manca la sua occidentale arroganza, ci manca la sua impietosa visione del nostro mondo.

Rodolfo Ridolfi

Bicentenario di Celestino Bianchi uno dei più grandi marradesi di tutti i tempi

bianchivenerdì 7 luglio

Ricorre lunedì 10 luglio il duecentesimo anniversario della nascita di Celestino Bianchi “intelligenza che univa in sé i fermenti romagnoli e la lucidità toscana caratteristica comune a molti marradesi”. l’Amministrazione Comunale presieduta da Rodolfo Ridolfi, dedicò una giornata ed una lapide scoperta, nell’omonimo  piazzale antistante la Chiesa, il 3 dicembre del 1988 alla presenza del sottosegretario agli Interni on. Valdo Spini. Al convegno portarono preziosi contributi Il prof. Luigi Lotti Preside di Scienze Politiche a Firenze, il prof Pierfrancesco Listri de La Nazione il Sindaco di Firenze Giorgio Morales. Celestino Bianchi fu un grande interprete della destra liberale. Nel 1993 i moderati e riformisti marradesi si organizzarono in un club politico e culturale e vollero titolarlo al grande politico e giornalista marradese. Il Primo presidente fu Pape Gurioli. In occasione del 150° dell’Unità d’Italia, nel 2011, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero per la Pubblica Amministrazione pubblicarono il libro “Servitori dello Stato” centocinquanta biografie fra le quali quella di Celestino Bianchi.

poster celestino bianchi 2.cdrIl Club che ho l’onore di presiedere è lieto di aver promosso con il patrocinio del Comune di Marradi, insieme all’Accademia degli Incamminati, l’Associazione Culturale “Il Maestro di Marradi” e Free News questo evento reso particolarmente prestigioso dalla presenza del dott. Gabriele Canè, più volte direttore ed editorialista insigne dei quotidiani La Nazione, Il Resto del Carlino ed Il Giorno, del Presidente del Consiglio Regionale della Toscana dott.Eugenio Giani, del dott.Rodolfo Ridolfi e del Sindaco di Marradi Tommaso Triberti.

Il Presidente.

Mauro Ridolfi

 

 

Prorogata al 20 agosto la scadenza per la partecipazione al IV concorso nazionale di poesia on line “Dino Campana”-”La Poesia ci salverà”

F.Balucani premia G.Zambelli

F.Balucani premia G.Zambelli

Premio Dino Campana di Poesia on line  “LA POESIA CI SALVERA’

BANDO DELLA  4^ EDIZIONE Anno 2017

ORGANIZZAZIONE: Quotidiano On-line Marradi Free News- “Accademia degli Incamminati” di Modigliana-“ Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi-Accademia Il Firenze Associazione Culturale “Giovanni Arcidiacono”di Firenze- Associazione Culturale “Opera In-Stabile” -L’Officina Artistica “L’Infinito” di Brisighella . #Poetry di Faenza

TEMA:  Libero

SVOLGIMENTO: Le poesie dovranno pervenire online sul sito www. marradifreenews.com info utilizzando l’apposito formulario. Ogni autore può partecipare con una sola lirica.

La quota di partecipazione alle spese organizzative è di 10 euro. I partecipanti dovranno versarla tramite il c/c postale è 14264477 intestato a Accademia Incamminati 47015 MODIGLIANA (FC) indicando nella causale: Premio di Poesia 2017

Le opere non potranno superare i quaranta versi

TESTI: I testi devono essere in lingua italiana, editi o inediti.

SCADENZA: ATTENZIONE, SARA’ POSSIBILE PRENSENTARE LA PROPRIA POESIA ENTRO E NON OLTRE IL GIORNO 20 agosto 2017

PREMI:
Al 1° classificato: € 150,00 targa ( più un volume su Dino Campana)
Al 2° classificato: € 100,00;  targa (più un volume su Dino Campana)
Al 3° classificato: € 75,00 ; targa (più un volume su Dino Campana)

Le prime tre classificate saranno pubblicate, su Marradi-Free News on line e sui siti:  www.dinocampana.itwww.accademiailfauno.orgwww.linfinito.net/officina-artistica – www.accademiaincamminati.it

Dal 4° al 10° classificato: diploma

GIURIA: La giuria, il cui giudizio è insindacabile, è composta da: Rodolfo Ridolfi (Direttore Responsabile Marradi Free News); Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Lamberto Lilli (Presidente Accademia Il Fauno), Pape Gurioli (Direttore dell’Officina Artistica Infinito) Barbara Betti (Direttore di Opera-In-Stabile); Monica Guerra (poetessa #POETRY), Federica Balucani (Soprano), Gianna Botti (Scrittrice),  Maurizio Ferrini (Attore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista) Massimo Scalini (Psichiatra),

NOTIZIE SUI RISULTATI: Gli autori selezionati saranno avvisati telefonicamente o tramite notifica mail. I risultati saranno pubblicati, appena disponibili, sul sito www.marradifreenews.com, sul sito dell’Accademia degli Incamminati, sul sito Centro Studi Campaniani Enrico Consolini

La Premiazione si terrà  sabato 23 settembre  2017

DIRITTI D’AUTORE: Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono il diritto di pubblicazione all’interno delle riviste e sui siti degli organizzatori senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. I diritti rimangono comunque di proprietà dei singoli Autori

Davide Galeotti è il nuovo coordinatore borghigiano di Forza Italia

F.Boni-S.Gurioli-D.Galeotti

F.Boni-S.Gurioli-D.Galeotti

giovedì 8 giugno

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Forza Italia:

Si è svolta mercoledì 7 giugno a Borgo San Lorenzo la riunione del coordinamento di Forza Italia del Mugello per definire gli impegni politici e organizzativi in vista dell’ imminente stagione elettorale. Nel corso della riunione la vice coordinatrice provinciale, responsabile del Mugello, Silva Gurioli ha dato comunicazione della nomina di Davide Galeotti quale nuovo coordinatore per il comune di Borgo San Lorenzo. Davide Galeotti, che assume per la prima volta un importante incarico di partito, è un imprenditore agricolo, appassionato di storia, economia e geopolitica, da sempre fautore della politica centro destra, attento e sensibile ai problemi della sicurezza. Ultimamente in disparte dalla politica attiva, è stato scelto dal coordinatore provinciale Paolo Giovannini d’intesa con Silva Gurioli per le sue capacità e per la sua tenacia. Giovannini e Gurioli hanno dichiarato: “dopo esserci confrontati, ci sentiamo di affidargli Forza Italia nel comune di Borgo San Lorenzo, in questa fase di rilancio politico-organizzativo del partito. Siamo certi che Davide si adopererà per allargare la base elettorale di Forza Italia e con tutte le realtà di centrodestra  concorrerà a realizzare un’alternativa al Pd e alla sinistra che da sempre amministra Borgo San Lorenzo. Intervenendo Davide Galeotti ha detto: “Sono onorato della fiducia accordatami vi ringrazio tutti, mi metterò subito all’opera riallacciando anche i contatti con i simpatizzanti. Rivolgo fin d’ora un appello a chi vorrà unirsi a noi per dare un contributo alla soluzione dei problemi del territorio. Forza Italia a Borgo San Lorenzo ha la fortuna di poter contare su un gruppo di militanti capaci e motivati. Collaborerò con tutti e mi avvarrò dell’esperienza e del prestigio dello storico ex coordinatore Fulvio Boni, con il quale individueremo quanto prima il nuovo coordinamento comunale” .

2 giugno Festa della Repubblica: i Marradesi insigniti delle onorificenze della Repubblica dal 1991 al 2017.

omri-929x1024giovedì 1 giugno

Domani 2 giugno la Repubblica festeggia il 71esimo compleanno in tutta Italia, come di consueto: torna alla mente, come del resto ogni anno, lo storico discorso di insediamento del Presidente Sandro Pertini nel 1978, appena eletto al Quirinale affermava: «Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati».  «Così l’hanno voluta coloro che la conquistarono dopo venti anni di lotta contro il fascismo e due anni di guerra di liberazione, e se così sarà oggi, ogni cittadino sarà pronto a difenderla contro chiunque tentasse di minacciarla con la violenza».

Sono 12 i nati a Marradi decorati negli ultimi ventisei anni per le benemerenze acquisite verso la Nazione: quattro Commendatori, quattro Ufficiali e quattro Cavalieri. Tre donne e cinque uomini.

I Commendatori: Ridolfi Rodolfo, Tronconi Giovanna, Capirossi Valmori Giovan Battista e Ciaranfi Giuseppe

Gli Ufficiali:Fabbri Lucia, Piani Giuseppe, Ulivieri Giovan Piero, Mengozzi Enzo

I Cavalieri: Loli Luciano, Torrini Reno, Ridolfi Giuliana,Tarabusi Sergio

L’Ordine al Merito della Repubblica Italiana è stato istituito con legge 3 marzo 1951, n. 178;
Comprende cinque classi: Cavaliere di Gran Croce, Grande Ufficiale, Commendatore, Ufficiale, Cavaliere.è il primo fra gli Ordini nazionali ed è destinato a ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, della economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari.“.

Il Presidente della Repubblica è il Capo dell’Ordine.

  • a nessuno può essere conferita, per la prima volta, un’onorificenza di grado superiore a quella di Cavaliere. Fanno eccezione alcune situazioni particolari, espressamente stabilite dalla legge;
    - per benemerenze di segnalato rilievo e per ragioni di cortesia internazionale, il Presidente della Repubblica può conferire onorificenze fuori della proposta e del parere richiesti dalla legge;
    - le concessioni delle onorificenze hanno luogo il 2 giugno, ricorrenza della fondazione della Repubblica, e il 27 dicembre, ricorrenza della promulgazione della Costituzione.
    - è vietato il conferimento di onorificenze, decorazioni e distinzioni cavalleresche, con qualsiasi forma e denominazione, da parte di enti, associazioni e privati;
    - non sono conferite onorificenze nei riguardi di persone che non abbiano compiuto il 35° anno di età ad eccezione delle concessioni motu proprio ai sensi dell’art. 2 dello Statuto. Per il conferimento di un’ onorificenza di grado superiore è prevista la permanenza di tre anni nel grado inferiore;
    - le onorificenze non possono essere conferite ai Deputati e ai Senatori, durante il mandato parlamentare;
    - i colori dell’Ordine sono il verde e il rosso

Marradi entra nella storia della Chiesa di oggi: il Papa sceglie Gualtiero Bassetti come Presidente della CEI

c6fgsmgrmercoledì 24 maggio

Il Nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Italiana è l’Arcivescovo di Perugia Cardinal Gualtiero Bassetti nato a Marradi (Firenze) come altri grandi italiani come : monsignor Angelo Fabbroni, il cardinal Federico Cattani, Celestino Bianchi, Anacleto Francini e Dino Campana. Il Papa di buon mattino nomina presidente della Conferenza episcopale italiana il cardinale settantacinquenne Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, primo eletto della terna votata ieri dall’assemblea dei vescovi. Il fatto che Francesco non avesse sciolto subito le riserve, preferendo prendersi una notte di tempo, ha agitato i sonni di qualche osservatore. Era balenata l’ipotesi che Francesco, si sarebbe potuto orientare sul terzo classificato, l’arcivescovo di Agrigento, Franco Montenegro, paladino dei profughi, colui che accompagnò Bergoglio nel suo primo viaggio apostolico, in quel di Lampedusa. E invece il Papa ha scelto “l’amico” – così l’ha chiamato davanti ai vescovi riuniti in assemblea -, Bassetti di cui aveva caldeggiato la candidatura, con quella lettera di proroga del mandato a tempo indeterminato in barba ai 75 anni utili per la pensione.

“Il mio primo pensiero riconoscente va al Santo padre – scrive in una nota l’arcivescovo di Perugia, qualche dopo ora la notizia della sua nomina al vertice Cei – per il coraggio che ha mostrato nell’affidarmi questa responsabilità al crepuscolo della mia vita.

Modi semplici e spontanei, il cardinale, che ha conosciuto “la povertà estrema” durante l’infanzia a Fantino dove ebbe come maestro elementare Renato Ridolfi 98 anni suonati che  è stato anche  il maestro dei sindaci Enrico Consolini e di Paolo Bassetti cugino del cardinale. Renato Ridolfi  ricorda ancora con commozione quel bimbo, che si è formato, dal punto di vista ecclesiastico, nella Firenze dei cardinali  Elia Della Costa e di Giovanni  Benelli . Bassetti ha sempre amato e servito i più sfortunati,  così raccontava la sua prima esperienza da vescovo a Massa Marittima: “La sera i minatori venivano a sedersi sulle gradinate del duomo. Era una vita che andavano là. E tutti, al duomo, avevano solo voltato le spalle. Mi dicevano: con quelli non parlerai mai. Uscii, mi sedetti. Calò il silenzio. ‘Ma lei è il nuovo vescovo?’. ‘Sì’. Mi feci spiegare la città. Uno si voltò: noi era vent’anni che non s’era visto un vescovo. Ricordavano monsignor Ablondi perché era sceso nella miniera di Miccioleta a bere con loro un fiasco di vino. Quel giorno capii che cosa significa essere un pastore”.

Con Bassetti , la Conferenza episcopale italiana avrà un presidente  della sinodalità, su cui Francesco ha tanto insistito nel Convegno ecclesiale nazionale di Firenze nel 2015. “Non ho programmi preconfezionati da offrire, perché nella mia vita sono sempre stato abbastanza improvvisatore -  confida Bassetti nella nota ai giornalisti -. Intendo lavorare insieme con tutti i Vescovi, grato per la fiducia che mi hanno assicurato. Il Papa ci ha raccomandato di condividere tempo, ascolto, creatività e consolazione. È quello che cercheremo di fare insieme. ‘Vivete la collegialità’, ci ha detto, ‘camminate insieme’, è questa la cifra che ci permette di interpretare la realtà con gli occhi e il cuore di Dio”.

Il 25 aprile ed il 1° maggio del 1945 a Marradi settantaduesimo anniversario.

immagine-300x248domenica 23 aprile

E’ per il nostro quotidiano una consolidata tradizione  ricordare il  25 aprile ed il primo maggio riproducendo un articolo ed il testo del discorso di Attilio Vanni, nato a Marradi il 12 aprile 1885, biforchese, impresario edile, sindaco socialista dal gennaio all’ aprile 1945, membro socialista, uno dei promotori del PSDI di Saragat nel 1947.

“…Quando fu liberato il paese, e la popolazione rifugiata sui monti tornò alle case, …I primi animosi iniziarono l’opera di soccorso e di riorganizzazione della vita civile. Assunsero questa responsabilità Attilio Vanni ed Arturo Scalini e il compagno Cantini, divenuto quindi primo sindaco di Marradi. Le difficoltà furono enormi ma in un tempo piuttosto breve per la tenacia di alcuni uomini e con l’aiuto del governatore alleato, fu possibile dare alla popolazione pane, acqua e luce. Fu un miracolo. Non avvocati, non giuristi, non chierici, ma uomini di popolo hanno tenuto le redini del Comune fino ad oggi dando prova di onestà e spirito di sacrificio per la causa del proletariato”. Il discorso tenuto da Attilio Vanni il 1° maggio del 1945, il primo dopo che Marradi fu liberata dagli alleati il 25 settembre del 1944, è una pagina molto bella, improntata ai valori più pregnanti del riformismo turatiano, preludio alle più moderne teorie socialdemocratiche che hanno prevalso nella storia del movimento operaio dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989.

“Cittadini marradesi, Compagni! Mentre gli ultimi avanzi di quella che fu la tirannia fascista volge ignominiosa e la giustizia umana ha finalmente inchiodato al muro il rinnegato Mussolini; mi è caro potervi liberamente parlare in questo 1° Maggio, che si riallaccia all’antica consuetudine di celebrare la festa dei lavoratori. Ricordiamoci, che non dobbiamo essere degli approfittatori di questa libertà tanto duramente conquistata poiché altrimenti cadremmo nell’errore del 1919, i fatti che si sono succeduti ci debbono dare esempio, se vogliamo che questa nostra Italia risorga bella e libera non insozzata di sangue impuro, non abbandoniamoci in pretese egoistiche, tutto ciò che desideriamo deve avere scopo collettivo, poiché soltanto, seguendo l’antica divisa socialista: uno per tutti e tutti per uno, potremo risanare le orribili ferite che dilaniano la nostra povera Patria. Nelle rovine e nelle distruzioni che vediamo nel nostro paese, dobbiamo vedere l’immagine di quelle che sono le sofferenze di tutta l’Italia. Mentre noi pensiamo intanto alla ricostruzione delle nostre case distrutte mettiamo in questa opera la nostra volontà e tutto il nostro spirito di sacrificio. Solo con una stretta e leale collaborazione di tutti i lavoratori del braccio e del pensiero, senza pregiudizio di partito, potremo riuscire ad ottenere veri e proficui risultati. Lavoratori! Non aspettate a fare il vostro sforzo solo quando la vostra famiglia, sentirà la stretta del bisogno materiale, ma iniziamo subito l’opera della ricostruzione, con animo fermo e braccio vigoroso. Avremo così l’orgoglio di mettere il nostro paese uno dei più colpiti dall’asprezza della guerra, all’avanguardia dei paesi d’Italia. Il braccio del lavoratore marradese, si è distinto sempre ovunque esso sia portato, in Italia ed all’estero, questo braccio deve oggi centuplicare le sue forze e dimostrare la sua bravura per ricostruire i focolari infranti e far sì che, il paese riprenda nel più breve tempo possibile il suo aspetto e la sua vita normale. Date prova di voi stessi, perché soltanto così i vostri dirigenti potranno sostenervi di fronte a qualsiasi conflitto di interessi che potesse sorgere tra capitale e lavoro e difendere i vostri santi interessi”.

Rodolfo Ridolfi Direttore Responsabile

Una fortezza volante viene abbattuta e cade a Pian delle fagge il 25 aprile 1944.

Pian delle fagge

Pian delle fagge

sabato 22 aprile

I fatti hanno origine dalla battaglia aerea di martedì 25 aprile 1944, la fortezza volante è il B-24 H numero 42-29272 del 15° AIR FORCE 450^ BRG 721 BS Squadrone Bombardieri decollato da Manduria (Taranto) in missione verso Varese con l’obiettivo di bombardare la fabbrica di aerei Macchi. “
“Quel giorno c’erano nuvole, piuttosto basse attorno alla zona, ma i ragazzi decollarono.” Le condizione del tempo ruppero la Formazione. come raccontano i cinque sopravvissuti e come si legge nella scheda-rapporto n.4631 del Quartier Generale Air-Force di Whasington. Il bombardiere con undici uomini di equipaggio a bordo, pilotato dal primo tenente Abner Harwy decolla alle 11,20.
Nei pressi di Marradi-Crespino alle ore 12,55 furono attaccati da caccia tedeschi Messerschmitt (ME) Il primo luogotenente 1st Lt. Chester F. Kingsman, da civile professore di scuola superiore e allenatore riferisce: Il mitragliere fu ucciso immediatamente sganciò il carico di bombe. I nemici continuarono il loro attacco ed il motore dell’aereo si incendiò. Il pilota ordinò di lanciarsi. Kimgsman e altri quattro membri dell’equipaggio si paracadutarono e subito l’aereo esplose sull’area di Marradi. Kingsman atterrò sulle braccia ferendosi alla coscia e rompendosi due costole.

Liberator

Liberator

Nell’area di Marradi viene rintracciato da Domenico Vanni che lo ricongiunge con due membri del suo equipaggio sergente Shergold e tenente Paul. Tutti nascosti da una famiglia italiana in quest’area fino a quando non guarisce; “…Mario Mancorti Valdimora 23 Cardeto, fornì cibo e alloggio per due ufficiali ed un sergente, un ufficiale un mese, un ufficiale ed un sergente due mesi. Quattro mesi in tutto. Dal primo maggio 1944 al 23 settembre del 1944 . Sfamò curò e ricoverò Kingsman lo avvisò e lo nascose ogni qualvolta i tedeschi erano nell’area. La moglie medicò Kingsman. Un uomo molto povero ha fatto tutto quello che poteva anche a rischio della propria vita. Gino Lippi (padrone) Villa Valdimora fornì il cibo a Mario senza chiedergli soldi Agosto Settembre 1944 Leonia la nipote di Mancorti fornì a Kingsman i vestiti del marito e procurò 8 lire maggio settembre 1944. Nella caccia all’uomo che seguì dopo che gli americani si furono lanciati con il paracadute, fu catturato solamente il navigatore Raymond Barthelmy che fu internato nel campo Stalag Luft in Germania dal quale fu liberato e ritornò negli Stati Uniti come racconta Chester Kingsman nella lettera a Domenico Vanni del 12 febbraio 1946;: “..Raymond mi ha scritto una lettera anche lui sta bene ed è congedato. E’ stato prigioniero in Germania :..”.
Il comandante della 6^ Brigata d’Assalto “L.Lavacchini” Donatello Donatini Presidente del CTLN di Borgo San Lorenzo che in un documento del 10 settembre 1945 scrive che “ il Vanni ha partecipato all’azione del 25 aprile 1944 in località Pian delle Fagge in Comune di Palazzuolo di Romagna, azione che portò alla liberazione di un gruppo di aviatori americani caduti col proprio apparecchio in detta località. In detta azione furono uccisi due militi fascisti, uno ferito e gli altri disarmati. Il Vanni arrestato dalle SS il 25 maggio venne sottoposto a sevizie onde rivelasse la località ove accampavano i partigiani ed il nome dei componenti del CLN di Borgo San Lorenzo. Egli manteneva un contegno ed una fermezza esemplari riuscendo così a frustrare tutti i tentativi dei nazisti

Internato poco dopo in Germania nel campo di Mathausen rientrava in Italia dopo 12 mesi di prigionia) Il Sergente Shergold William. canadese riferisce: “Persone che mi hanno aiutato Mengone ex amministratore di Marradi amico di Paul fu preso prigioniero dai tedeschi e consegnato ai fascisti ed ora è di nuovo coi partigiani. Gino Lippi capitalista di Marradi che aiutò alcuni come meglio poteva” Nella Lettera del 12 febbraio 1946 Chester Kingsman scrive Mio Caro Domenico Vanni, ..io so che tu hai sofferto molto in mano ai nazisti ma il tuo eroico coraggio il tuo fermo credo nei diritti e nel bene comune insieme alla tua resistenza ti hanno aiutato a vincere la battaglia. Tu ed i tuoi eroici compatrioti che salvarono me e gli altri amici americani non sarete mai ripagati appieno. Avete salvato le nostre vite e ci avete protetto dal nemico e dalla cattura. Ricorderò sempre l’aiuto che tu e la tua gente ci avete dato in disprezzo delle vostre vite. Noi quattro siamo riusciti a tornare salvi in Patria. Tutti noi quattro siamo stati capaci di tornare sani e salvi dai nostri americani che pensavano fossimo morti. Ho visto Paul recentemente sta bene ed è di nuovo civile. Abbiamo parlato delle nostre esperienze in Italia. Raymond mi ha scritto una lettera anche lui sta bene ed è congedato. E’ stato prigioniero in Germania. Guglielmo anche è a casa e sta bene. Si è operato al piede e sta meglio ora. Anche Raymond che ci ha raggiunti da Mancorti dopo che sei stato portato via, è a casa. Quindi tutti noi quattro, o piuttosto cinque, siamo rientrati. Sono stato piuttosto malato dopo il mio ritorno in America ma ora sto bene. Sono ancora nell’arma ma finirò entro la fine di questo anno. Dal mio ritorno dagli USA sono stato molto occupato nel lavoro militare. Mi spiace non averti scritto prima. Ho molta voglia di rimanere in contatto con te e i tuoi amici italiani e aiutare là dove posso. Per favore sii libero di chiedermi tutto l’aiuto che vuoi. Io e i miei amici aiutati a scappare dal nemico stiamo organizzando un club con il fine di aiutare le persone che ci hanno aiutato durante la guerra. Ci vorrà molto tempo ma alla fine riusciremo a ripagare il debito ai buoni patrioti, a te e agli altri amici vi farò sapere le notizie del club più in là. Posso parlare ancora un poco italiano ma lo sto scordando poiché qui non lo parlo molto. Mengone, vorrei l’esatta posizione di dove sono sepolti i corpi degli altri miei compagni americani, i numeri dei corpi e tutte le informazioni che puoi avere per dare notizie alle famiglie. Grazie ancora per quello che avete fatto per me e dimmi se posso esserti di aiuto. Spero che tu stia bene e che tu abbia una vita felice e calma. Vorrei conoscere l’esatto luogo dove i corpi dei miei amici sono sepolti i corpi dei sei deceduti. ( Furono recuperati e seppelliti nel cimitero di Lozzole (Chiesa Scuola) da Arturo Scalini e Carlo Zacchini.
Lozzole

Lozzole

I resti di cinque di loro furono poi traslati negli Stati Uniti. al Zachary Taylor National Cemetery, nel Kentuky). E conclude “..dai i miei migliori auguri ai miei cari amici Mario, (Mancorti Mario), Maria ( Coiro Maria moglie di Mario),Leonia (Leonia Ferrini nipote di Mario), Lippi (Lippi Gino nato a Bibbiena a Marradi dal 26 agosto 1942 al 1956 agente di beni Cardeto Villa di Valdimora 23), Scalini (Scalini Arturo agricoltore in proprio, proprietario di Pian delle Fagge) , Lorenzo (Lorenzo Mancorti) e gli altri.”Cordiali saluti e buona fortuna Tuo amico per sempre Il 25 marzo 1946 Leslie J.Paul scrive “Caro Mengone …Questo per certificare che il sottoscrtitto LESLIE J PAUL dell’aviazione militare Americana ha ricevuto aiuto e rifugio da Domenico Vanni, la sua famiglia e i suoi amici da aprile fino al 28 maggio 1944, durante questo frangente ero considerato disperso. Il signor Vanni fu fatto prigioniero e torturato perché non volle dire dove io ed i miei ragazzi eravamo nascosti. Il signor Vanni era conosciuto come Mengone.” Queste persone sono oneste e sincere e mi hanno dato la migliore considerazione ed il miglior trattamento possibile. Il mio sentimento è quello che debbano ricevere qualsiasi tipo di aiuto o lavoro possibile…

resti della fusoliera

resti della fusoliera

Testimonianza di Beppino Ridolfi
Beppino Ridolfi, se lo ricorda molto bene quel 25 aprile del ’44 quando quell’aereo americano precipitò a Lozzole. Si trovava proprio presso il podere Pian delle Fagge e stava lavorando i campi assieme al padrone del podere, Arturo Scalini. Quando videro avvicinarsi l’aereo così basso pensò che volesse atterrare lì ma all’improvviso ci fu lo schianto. Quelli che erano con lui scapparono, lui, invece, rimase pietrificato. Immediatamente l’aereo prese fuoco (mio nonno ricorda che le fiamme erano talmente alte da sembrare che toccassero il cielo). Appena si accorsero dell’accaduto, lui e gli altri, corsero su per vedere se ci fossero superstiti. Naturalmente avvicinarsi all’aereo non era facile per via dell’incendio e del metallo che colava. Trovarono tre corpi di militari ancora legati al loro seggiolino che stavano bruciando dalla vita in su e si avvicinarono nella speranza di riuscire ad estrarli anche solo tirandoli per le gambe. Chiaramente non c’era più nulla da fare.

Testimonianza di Franca Zacchini
Franca Zacchini, nipote di Arturo Scalini, sorella di Carlo, ricorda molto bene che i tedeschi si fermarono a Pian delle Fagge minacciosi e fu solo grazie all’abilità ed al buon francese che Arturo Scalini ostentò nei confronti dell’ufficiale tedesco che le famiglie di Pian delle Fagge Franca e suo marito Beppe Baschetti evitarono guai seri pur dovendo per molti giorni nascondersi nelle grotte circostanti. Franca ricorda anche di essersi recata, incuriosita a vedere i resti del bombardiere abbattuto nei giorni successivi al 25 aprile del 1944.

divisione-potenteTesto della motivazione dell’onorificenza conferita a Domenico Vanni

“Questo certificato è rilasciato per i meriti di Vanni Domenico come onorificenza per l’apprezzamento e la gratitudine per l’aiuto dato ai soldati e marinai degli Stati Uniti per impedire che fossero catturati dai nemici Il Generale Comandante in capo delle Forze Armate degli Stati Uniti nel Teatro delle Operazioni del Mediterraneo” Ltd. Gen. Joseph Taggart McNarney.
Rodolfo Ridolfi

18 aprile del 1948 l’Italia scelse di “Essere Libera e Forte”

1214823491748_02_thumb71-206x300

 Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l’Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell’est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l’Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l’Italia. Se il 25 aprile del ’45 segnò la fine del nazifascismo per l’opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del ’48 fu la data in cui, con il voto, l’Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista. Come non sottolineare l’intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico. Sessanta quattro anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell’Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi.

1214823497593_16_thumb13-208x300

Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogans e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l’enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso». Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo. Un’analisi di oltre mezzo secolo di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po’ troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell’evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell’atlantismo, dell’europeismo e dell’Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili. Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un’Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall’utopia marxista-leninista; un’utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l’ennesimo saggio di brutalità nell’Europa dell’est con la defenestrazione del socialista Masarik. Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell’Italia orientale, e l’eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo.

Rodolfo Ridolfi

 

Il grande cuore di Vincenzo Galassini si è fermato….Sindaco di Brisighella, Presidente del Consorzio Acquedotto Val Lamone, Consigliere Provinciale di Ravenna, un amico di tanti marradesi.

170411tarimercoledì 12 aprile

Marradi Free News è in lutto per la scomparsa di Vincenzo Galassini. Il direttore, la redazione ed i lettori esprimono profondo cordoglio alla moglie Rosa ai figli Claudio e Silvia al genero Mirco, all’amato nipotino Luca e a tutti i suoi famigliari  ed alla comunità di Brisighella e della Valle del Lamone che perde un vero campione del “Bene Comune”. Il grande cuore di Vincenzo Galassini si è fermato. Proviamo un immenso dolore e abbracciamo forte la moglie, i figli ed il suo adorato nipotino Luca. .Vincenzo per tanti di noi è stato un grande, geniale ostinato instancabile ed intelligente amico umano e politico. Un signore umile sempre sorridente ed educato che sapeva rispettare chi non la pensava come Lui. Le esequie si svolgeranno domani alle ore 15,30 nel Duomo di Brisighella.

Fra i numerosi messaggi giunti alla famiglia quello del Prof. Renato Brunetta che scrive:

“Un commosso saluto a Vincenzo Galassini, storico dirigente azzurro dell’Emilia Romagna. Alla famiglia sentite condoglianze

 

VINCENZO GALASSINI nato a Brisighella (RA) il 5 dicembre 1939, geometra, dal dicembre 2006 era in pensione con 42 anni di servizio nel Comune di Massa Lombarda e di Faenza come funzionario tecnico. Sposato con Rosa Spada estetista ha due figli Claudio e Silvia che gli ha regalato un adorato nipotino Luca.

Consigliere comunale dal 1969 al 1990, e SINDACO del Comune di Brisighella, dal 1981 al 1985 e dal 1986 al 1990, con una giunta “pentapartito”, la prima ed unica esperienza politica in Romagna, per il Partito Socialista Italiano.

Unitamente al prof. Andrea Vitali ha fondato e organizzato, nel 1980, le note “Feste Medioevali”, che hanno raggiunto una presenza di 35.000 spettatori paganti, ha lasciato l’incarico nel 1995.

Già Presidente del Consorzio Acquedotto della Val Lamone di Brisighella, Faenza e Marradi (Fi);

Presidente del Parco Naturale Carnè fra i Comuni di Brisighella, Faenza e Provincia di Ravenna;

Vice Presidente della Comunità Montana Faentina;

Vice Presidente del Comprensorio Faentino.

Componente nel consiglio di amministrazione dell’ A.P.T. (Azienda Provinciale Turismo) di Ravenna. Fin dal 1994 aveva aderito a Forza Italia che ha contribuito a fondare in Provincia di Ravenna ed in Romagna

Dal 1999 al 2009 consigliere comunale per “Brisighella Romagna” (Forza Italia- Lega Nord) e con il gruppo “Aria Nuova”. Nelle elezioni del 13 maggio 2001 fu eletto consigliere provinciale per Forza Italia in Provincia di Ravenna, dal 1 dicembre 2003 era diventato presidente del Gruppo.

Ha sempre ricoperto incarichi per Forza Italia nella Provincia di Ravenna, dal congresso provinciale di Forza Italia del 2000, al congresso di Lugo, svolto il 13 marzo 2004, riconfermato in quello di Faenza nel 2005. Attualmente era responsabile dei Seniores Azzurri

Nell’UPI Regionale (Unione Provincie Italiane) è stato componente del comitato di direzione, è presidente della Commissione “Istituzioni locali” dal 2004 al 2010 e componente commissione Regione Emilia-Romagna “Bilancio Affari Generali e Istituzionali” dal 2005 al 2010.

Nel maggio 2006 alle elezioni è stato candidato a Presidente della Provincia di Ravenna in rappresentanza di Forza Italia, Lega Nord e UDC e ha ottenuto il 21% dei voti ed è stato presidente del gruppo composto da ben cinque consiglieri provinciali.Attivo in Free Foundation, nel 2012 è tra i fondatori di Azzurri’94, presidente per la Provincia di Ravenna e dal maggio 2016 presiede i comitati per il NO di Azzurri ’94 Nell’ associazione nata nel 2003 per ricordare la memoria storica di Brisighella,, , “I Naldi e gli Spada” presieduta dal card. Achille Silvestrini era, insieme agli altri sindaci e a Velda Raccagni  fondatore. Nella Fondazione “La memoria storica” nata nel 2006 presidente card. Achille Silvestrini era un membro fondatore e aveva l’incarico di Segretario.

Rodolfo Ridolfi

Mauro Ridolfi :Marradi in calo non solo i residenti ma anche le risorse del Comune, le manutenzioni e la pulizia

img_20170317_122417giovedì 6 aprile: Riceviamo e pubblichiamo:

Manca un anno alle elezioni comunali e coloro che si proclamavano pronti per Marradi continuano ad essere censurati dalla Corte dei Conti perchè con i bilanci e con i numeri in genere hanno poca dimestichezza e questo si comprende visto che sono gli stessi pasticcioni degli Swap ciò che ci sorprende, invece, e la reiterata e cattiva abitudine del Sindaco e dei suoi cari di ignorare le più elementari norme sulla Trasparenza. Per leggere infatti le pronunce della Corte dei Conti sul rendiconto del 2014 e il disavanzo al 1 gennaio 2015 di 109.261,66 euro abbiamo dovuto attendere che il Comune di Marradi pubblicasse i provvedimenti della Corte dei Conti del 30 novembre 2016 addirittura il 14 marzo 2017. Le osservazioni della Corte dei Conti si ripeteranno probabilmente anche per i successivi Bilanci 2015 e 2016 intanto terminerà il quinquennio del Sindaco Triberti ma non la precaria situazione di Bilancio del Comune che si è impegnato in via prioritaria a tagliare la parte corrente del Bilancio fino al 2044 azzerando ad oggi gli investimenti. Volge alla fine un quinquennio amministrativo che abbiamo definito della polvere sotto il tappeto. E’ infatti la polvere, anzi l’incuria della maggior parte del territorio urbano ed extra urbano che abbiamo puntualmente denunciato in questi quattro anni dando voce alle proteste e all’opposizione dei marradesi ad una Giunta insufficiente. Confermiamo, per ricordare qualche esempio concreto, che le pavimentazioni di Via Talenti, Via Fabbroni, Piazza Scalelle Via Fabbrini, Via Dino Campana avrebbero bisogno di un intervento organico. Via Talenti e Via Fabbroni dovrebbero essere ricondotte al doppio senso di circolazione per ridare vita al Centro ed a Piazza Scalelle ormai inanimati. Piazza Scalelle prevalentemente è ormai un’area di parcheggio e i piccoli e discutibili interventi su alcuni marciapiedi non hanno certo migliorato significativamente l’arredo urbano e fortunatamente nessun distributore per l’alimentazione elettrica per autoveicoli è stato realizzato come strombazzato precedentemente. Interventi improvvisati e mediocri come la scalinata con sarcofago. Fuori da un’area ristretta non trova legittimità, infatti, il decoro urbano come abbiamo tante volte segnalato, dando voce al disagio e alle proteste dei cittadini. Basti guardare come si nota nelle foto alle condizioni intollerabili del parcheggio del Chiuso e Via Fabbrini in pieno centro. Viene da chiedersi ma chi dovrebbe spazzare e tener pulito il paese?

Mauro Ridolfi Coordinatore di Forza Italia – capogruppo nell’Unione dei Comuni.

Un ricordo scritto da Giuliana Parrini che vive a Montepulciano

Giuliana Parrini con il padre Renzo

Giuliana Parrini con il padre Renzo

mercoledì 5 aprile

Molto volentieri pubblichiamo quanto inviatoci dalla signora Giuliana Parrini:

Gentile Redazione,

pensando a Marradi, riaffiorano tanti ricordi di quando ero bambina. Sono contenta di questi ricordi, perché sono belli, puliti, freschi,come sa essere solo la gioventù. Mi ha fatto piacere fissare sulla carta uno di questi momenti e mi scuso se ho dovuto metterlo qui di seguito e non in allegato, ma il mio computer fa le bizze e mi dice che mi permette di allegarlo solo in lettura, senza possibilità di cambiare anche solo una virgola. Io decisamente in queste cose sono una schiappa, me lo dico da sola, prima che me lo dicano gli altri.

Detta così, potrebbe sembrare che io pensi che senz’altro voi lo pubblicherete, ma vi assicuro che non è così. E’ solo che nonostante la mia età non più proprio verde, sono del ’49, mi capita ancora di entusiasmarmi per le cose che faccio, che penso, che scrivo. Non me ne vogliate.
Vi auguro buon lavoro e già che ci sono anche Buona Pasqua.
giuly:

La Bomba

 Potevo avere otto o nove anni, non ricordo bene, ma sicuramente era Agosto.

Come ogni anno eravamo partiti per quello che mio padre riteneva il più bel periodo dell’anno: passare un mese di ferie a Marradi. Per lui tornare per un pò di tempo al suo paese era il regalo migliore che potesse ricevere, e io ogni anno lo guardavo con lo sguardo di meraviglia di chi, abituata a vedere  suo padre vestito con la divisa di Maresciallo dei Carabinieri, improvvisamente se lo ritrovava davanti con camicia e pantaloni sportivi. Ma più che altro con uno sguardo da ragazzo, che non ho mai dimenticato.

Un mese a Marradi, o meglio ancora a Biforco, dove c’è la casa natale di mio padre, voleva dire incontri, risate, gare di pesca, cene con tanti amici della sua infanzia e con tanti parenti che in quel mese si ritrovavano proprio lì, come se fosse un tacito appuntamento. C’era chi veniva dall’altra parte del fiume, chi da Marradi; altri scendevano da Quera, da Camurano e dal Drudolo, e c’era chi arrivava da Firenze o da Faenza, e qualcuno anche dalla Svizzera, dove era andato subito dopo la guerra in cerca di fortuna. E quelle erano serate di festa, lì, in quella che è sempre stata chiamata ‘la pista’, il risedio dietro casa, dove una volta ai tempi dei miei nonni, si ballava, e dove noi mangiavamo in allegria, accompagnati dal concerto gracidante delle rane, che allora erano tante, mentre il fiume col suo mormorio discreto, scorreva appena sotto di noi.

Il fiume è sempre stato importante per me. Appena arrivavo a Biforco, scendevo subito  sotto casa, e mi divertivo a guardare se era cambiato qualcosa dall’anno precedente. Ma le grosse pietre che erano state messe una sull’altra a formare un lavatoio, dove le donne del paese venivano a sciacquare i panni, era sempre lì, sempre un pò più levigato dall’uso, ma per me una presenza confortante, di casa. L’acqua in quel punto  era bassa, pulitissima allora, e non c’erano pericoli di sorta, neanche per una bambina come me. E io ci passavo giornate intere, costruendo dighe, cercando girini, vincendo la paura della biscia che si insinuava leggera nell’acqua, mentre imparavo a riconoscerla dalla vipera, molto più temuta, ma anche lei timida e restia a manifestarsi, e provando con scarso successo ad afferrare qualche pesce con le mani. Fino a quella mattina.

Ricordo che era presto e faceva già molto caldo, per cui ero scesa al fiume subito dopo colazione e avevo cominciato a giocare come al solito. Mio padre mi controllava di tanto in tanto dal muretto che si affacciava proprio sul punto in cui ero io. L’acqua scintillava di sole e io mi divertivo a schizzarla in alto col piede, per vedere i colori dell’arcobaleno che rifletteva mentre tornava giù in cento schizzi. Fu a quel punto che urtai qualcosa e da subito capii che non era un sasso. Non so se fu l’istinto che mi disse di rimanere immobile, o forse la paura di qualcosa che non conoscevo, ma non mi mossi. Poi il mio sguardo corse in basso, fino al mio piede sinistro e la vidi.

Era lì, lunga, affusolata, liscia, inanimata, con delle alette quasi affascinanti. Una bomba, una di quelle di cui mi aveva tante volte parlato mia madre, come le aveva viste lei, cadere a grappoli dagli aerei americani che dovevano bombardare la ferrovia e invece distrussero il paese, e che a me bambina sembrò veramente di grosse dimensioni, anche se poi ne ho viste anche di più grandi.

Gridai con quanto fiato avevo in gola; “Babbo, babbo, c’è una bomba, corri, corri!!”

Ricordo ancora mio padre che si affacciò immediatamente al muretto. Non ho mai dimenticato il suo viso, bianco come la neve, e l’espressione terrorizzata dei suoi occhi, mentre con voce che cercava di rendere calma mi diceva: “Stai ferma, non fare neanche un movimento, arrivo subito!”

Un attimo dopo era lì con me, senza neanche essersi reso conto di entrare in acqua vestito di tutto punto, e dopo avermi preso per mano, mi disse dove appoggiare i piedi, per fare in modo che non si muovesse neanche un sasso nel fondale del fiume.

Cinque minuti dopo ero già a casa, circondata dai miei cari e da tante persone che erano accorse, quando avevo lanciato il mio grido di aiuto.

Furono chiamati gli artificieri e la bomba fu portata via e fatta brillare. La sera stessa a cena, tra l’allegria generale,mi sentii quasi un’eroina e per un attimo ebbi l’impressione che non fosse solo il mio babbo ad aver fatto quella guerra che ogni tanto entrava nei suoi discorsi, ma che in qualche modo l’avessi fatta anch’io. E sarà stato un caso, o forse il fatto che stavo crescendo, ma da allora lui me ne parlò sempre ed è così che sono venuta a conoscenza di tanti episodi vissuti da lui, e degli eventi di Marradi, che non fu risparmiata dalla distruzione.

E con quei racconti nacque anche l’affetto per Marradi e per le mie radici.

giuly

In questa foto ci sono io col mi babbo, Renzo Parrini.

…..Sono d’accordo con quello che dici a proposito della ‘verde età’. Ce l’abbiamo dentro, noi, ragazzi del ’49.
Ma sarà l’aria dei monti o il sangue romagnolo che si mischia a quello toscano, ma io ho sempre notato che a Marradi si rimane giovani, scanzonati, aperti agli altri molto di più che nel senese, dove vivo io, e anche se Montepulciano è un posto bellissimo, è chiuso, conservatore e sonnolento. O forse sarà solo una mia impressione…..ma non credo.

Grazie nuovamente

giuly

“Il Canto degli inquieti spiriti”, al Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”.

cantodomenica 19 marzo

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo:

Sabato 25 marzo 2017 alle ore 16,30 presso il Centro Studi Campaniani di Marradi, Via Castelnaudary, 5 verrà presentato il libro di Alessio Fabbri, Il Canto degli inquieti spiriti”,edito da goWare nel 2016.  L’iniziativa, alla quale è previsto il saluto del sindaco di Marradi, Tommaso Triberti, sarà introdotta dal Presidente del Centro Studi Campaniani, Mirna Gentilini. Interverrà oltre all’autore Mauro Gurioli, editore di Tempo al Libro, che parlerà del Taccuinetto Faentino di Dino Campana. Alessio Fabbri è nato a Lugo di Romagna, ma le sue radici sono marradesi. Laureato in lingue e letterature straniere è un giovane insegnante di inglese con un profondo amore per la letteratura ( ha già pubblicato un romanzo e alcuni racconti) e uno spiccato interesse per la storia e la genealogia. Il Canto degli inquieti spiriti”è il racconto di un viaggio fisico ed introspettivo tra emozioni e rimorsi di un reduce della prima guerra mondiale che deve ricostruire la propria vita dopo il conflitto. Lo stile del romanzo deve qualcosa a Dino Campana a cui l’autore rende omaggio nella premessa, che torna alla mente con una delle sue più belle liriche “Il canto della tenebra” evocata nel titolo del libro:  La luce del crepuscolo si attenua:/ inquieti spiriti sia dolce la tenebra/ Al cuore che non ama più!”

Mirna Gentilini

Presidente Centro Studi

Velocità e cinema in Dino Campana “PRIMO ARRIVATO AL TRAGUARDO DI MARRADI”

boccionimartedì 28 febbraio
Il 1 marzo 1932 moriva  Dino Campana, lo ricordo quest’anno in modo del tutto particolare associandolo ad un evento sportivo del 1909 che ebbe come protagonista mio nonno, nato il 5 marzo del 1889  e che è possibile sia stato fonte di ispirazione per il grande marradese.

Infatti Domenico Vanni, mio nonno, nel 1909, a vent’anni, vinse la corsa ciclistica Firenze–Marradi come riporta l’edizione dell’Eco delle Scalelle nel numero unico del 13 luglio 1952, pubblicato per la Festa della Madonna del Popolo. Nell’articolo firmato Adriano, sotto il titolo Glorie del Passato Vecchi Tempi e Vecchi Campioni del 1909, ritroviamo, con taglio futurista, la velocità ed il cinema elementi che caratterizzano la poesia di Dino Campana, e che dimostrano come la cultura marradese li stesse assimilando . Si legge infatti: “Quella notte i cittadini marradesi, non chiusero occhio specialmente i giovani! In quella lontana giornata dell’estate 1909 era atteso l’arrivo, con ansia spasmodica, della prima grande corsa ciclistica Firenze-Marradi di oltre 90 Km che l’impareggiabile Cecchino Dal Pozzo aveva così brillantemente organizzato. Già alle 8 del mattino, un imponente gruppo di atleti, più di 70, è pronto per il via dal Ponte Rosso in Firenze, per slanciarsi, moderni dominatori dello spazio e del tempo, sulle allora deserte, assolate e polverose strade mugellane. C’era davvero motivo per perdere il sonno almeno per una settimana. Il meraviglioso, l’importante, l’incredibile, è che nello squadrone in partenza, insieme ai migliori dilettanti nazionali quali Marzocchini, Ciucchi, Guardiani e Mosconi, già celebri, ci sono anche i tre campioni locali: Betti Angiolino, Consolini e Vanni Domenico. Questi sono i nostri pionieri delle moderne avventure, i nostri primi eroi della bicicletta, i simboli e gli antesignani dei tempi nuovi, i beniamini di tutta la nostra gioventù. Tutta Marradi fin dalle nove si accalca sui marciapiedi di fronte all’ospedale e sembra che molta gente sia improvvisamente impazzita; “sono o non sono partiti? Sì, devono essere sulla salita di Polcanto! Saranno arrivati a Borgo? Macché, nemmeno a Vicchio! Quanti sbaglieranno strada a Panicaglia? Devono essere a Ronta! A Razzuolo! Vorrei contare quelli a piedi sulla Colla di Casaglia! Ci sarà l’Avvocato a Camurano? Arrivano, eccoli, no è Parigino che si torna a casa! Largo, largo, eccoli! No è il cane di Lorenzone; lasciatelo passare che ha paura! È troppo tardi! No è troppo presto! Ormai è mezzogiorno e non arriva più nessuno! All’improvviso, quando meno ci si aspetta, fra una confusione indescrivibile, trafelato, sudato irriconoscibile, dondolante quasi come un ubriaco, accolto da mille braccia arriva il 1°; è il nostro Domenico Vanni! Non arriva a scendere che viene acclamato e portato in trionfo! Viva Vanni! La gloria c’è, la carriera non può mancare; tutti ne sono sicuri tranne proprio l’interessato!” In questo articolo emerge l’influenza del linguaggio campaniano sul taglio futurista del linguaggio giornalistico. Dino Campana aveva poco più di 24 anni quando scrisse la poesia “1° Arrivato al Traguardo di Marradi”. Un’altra versione della stessa poesia Campana la dedicò, col titolo Traguardo a Filippo Tommaso Marinetti. Poiché il Giro d’Italia nel 1909 non fece tappa a Marradi è possibile che Campana abbia assistito all’arrivo della prima corsa Firenze-Marradi e proprio dalla vittoria di mio nonno abbia tratto ispirazione per la sua lirica: “Dall’alta ripida china precipita/Come movente nel caos di un turbine/Come un movente grido dal turbine/Come il nocchiero dal cuore insaziato/Bolgia di roccia alpestre: grida di turbe rideste/Vita primeva di turbe in ebrezze/Un bronzeo corpo dal turbine/ Si dina alla terra con lancio leggero/Oscilla di vertigine il silenzio dentro la muta catastrofe/di rocce ardente d’intorno/Tu balzi anelante fuggente fuggente nel palpito indomo/Un grido fremente dai mille che rugge e scompare con te/Balza una turba in caccia si snoda s’annoda una turba/Vola una turba in caccia Dionisos Dionisos Dionisos”.

Rodolfo Ridolfi

Dopo l’evento di Forza Italia a Marradi “centro destra sempre più unito”

bella marradidomenica 19 febbraio

Marradi per un giorno diventa capitale di un dialogo molto positivo per l’unità del centro destra a livello nazionale e lo fa partendo dal libro di Rodolfo Ridolfi “Matteo Bomba e le coop rosse”. E’ proprio dalla cittadina della Romagna-Toscana che gli azzurri offrono, anche a tutto il centro destra locale e provinciale, la possibilità di realizzare un programma unitario basato su valori condivisi per contendere alla sinistra, dopo aver girato pagina per la sconfitta del 2013, il governo del Comune alle elezioni del 2018. Rinnovamento, rappresentatività e merito saranno alla base della nuova squadra che si presenterà alle elezioni, partendo proprio dall’unità straordinaria che Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia hanno sancito nell’evento di Marradi. L’onorevole Guglielmo Picchi, della Lega Nord, Jacopo Cellai, capogruppo di Forza Italia al Comune di Firenze, e Giovanni Donzelli capogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Toscana e dirigente nazionale del Partito di Giorgia Meloni, con i loro interventi hanno scaldato i cuori di un pubblico attento e rinfrancato dal recente clamoroso successo referendario che ha provocato il tramonto del renzismo che così tanti disastri ha provocato ai cittadini. A presiedere e moderare gli interventi il leader locale di Forza Italia, Mauro Ridolfi sempre attento ai problemi della gente e protagonista del rilancio organizzativo e politico degli azzurri a Marradi. Di spessore politico rilevante l’intervento del v.coordinatore provinciale e responsabile politico di tutta l’area del Mugello, Silva Gurioli che ha anche dato conto del suo lavoro da quando, in seguito al grande successo di consensi, conseguito in occasione delle elezioni regionali a Marradi ed in tutto il collegio, è stata chiamata a riorganizzare Forza Italia nel Mugello ed a contribuire alla direzione provinciale e regionale.

pubblico

Mentre l’evento era in corso Renato Brunetta, immediatamente ripreso dalle agenzie di stampa nazionali affermava: “Stiamo lavorando, Forza Italia sta lavorando, con il presidente Berlusconi in prima linea, al centrodestra unito di governo. Non solo con la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni, ma anche con i Conservatori e Riformisti di Fitto, i Popolari di Mario Mauro, Idea di Gaetano Quagliariello, l’Udc di Cesa, Rivoluzione Cristiana di Rotondi, i Repubblicani di Nucara, la Destra di Storace, Azione nazionale di Alemanno, i Liberali di De Luca, il Nuovo Psi di Caldoro, le forze del civismo che stanno attorno ai nostri sindaci come Brugnaro a Venezia e Di Piazza a Trieste… Il centrodestra da sempre, in Italia e in Europa, e’ plurale. L’importante e’ convergere su programmi, valori e regole”. “Noi siamo convinti che il centrodestra unito di governo, con Berlusconi in campo e protagonista, possa raggiungere e superare il 40%. I sondaggi gia’ ci danno al 34%, con il Pd fermo al 30% e i 5 stelle in caduta libera. Torneremo a governare il Paese. Come governiamo in Lombardia, nel Veneto, in Liguria, come abbiamo governato dieci anni su venti in Italia. La prospettiva e’ unica: centrodestra unito di governo. Dopodiche’, il centrodestra e’ plurale in Italia, come in Francia, come in Germania. Ma con quello che sta succedendo a sinistra, con l’autodistruzione del Pd, sarebbe veramente assurdo per noi non riuscire a stare insieme. L’unita’ nel centrodestra e’ obbligatoria”. Il Partito democratico è ormai morto, è irrimediabilmente diventato il Pdr, il partito di Renzi. Già il Pd mi era poco simpatico perché lo vedevo come una fusione innaturale di democristiani di sinistra e comunisti. Adesso poi non è più neanche il Pd ma è Pdr, partito di Renzi”. “Probabilmente assisteremo alla deflagrazione finale di questo progetto nato fallito, perché non può che far male al Paese un agglomerato insensato di questo tipo. Che i comunisti siano comunisti, i democristiani siano democristiani e non si nascondano gli uni dentro gli altri. Renzi e i suoi hanno fatto danni nel Paese ma almeno hanno ucciso il Pd. Saranno ricordati per questo”. Rodolfo Ridolfi in un lungo e dettagliato intervento ha espresso soddisfazione per come la presentazione del suo libro sia stata come lui sperava l’occasione per vedere finalmente a Marradi, nella cittadina dove è stato sindaco, i più importanti Partiti del centrodestra, per la prima volta, rappresentati in modo così autorevole e tutti insieme, riprendere il contatto con i cittadini fuori dai contorsionismi e gli opportunismi che non sono stati e non sono prerogativa della sinistra e del renzismo ma anche del centro destra come le vicende di Follini, Casini, Fini, Alfano e Verdini dimostrano.

P.S.

Al via il Premio Dino Campana “La Poesia ci salverà” IV^ Edizione 2017.

F.Balucani premia G.Zambelli

F.Balucani premia G.Zambelli

venerdì 17 febbraio 2017

La Poesia ci salverà”, al via la quarta edizione del Premio on line Dino Campana.

Il Quotidiano On-line Marradi Free News, l’ “Accademia degli Incamminati” di Modigliana, il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi, l’Accademia Il Fauno, Associazione Culturale “Giovanni Arcidiacono”di Firenze, Associazione Culturale “Opera In-Stabile”, l’Officina Artistica “L’Infinito” di Brisighella, #POETRY di Faenza, hanno deciso di indire per il quarto anno consecutivo il  Premio Dino Campana “La poesia ci salverà” riservato a liriche edite e inedite. Il premio che si svolgerà prevalentemente attraverso le modalità della rete si pone anche l’obbiettivo di contribuire alla ricerca ed alla promozione dei talenti poetici emersi nelle precedenti edizioni e dei nuovi che parteciperanno. La pubblicazione sul quotidiano Marradi Free News, sulle riviste e sui siti degli Enti organizzatori delle opere vincitrici è uno dei modi scelti per diffondere le opere ritenute meritorie dalla eclettica giuria. Al concorso possono partecipare con una sola opera tutti gli autori con testi editi o inediti in lingua italiana. Le poesie dovranno pervenire online al sito www.marradifreenews.com info utilizzando l’apposito formulario entro e non oltre il 20 agosto 2017.  Ogni autore può partecipare con una sola lirica che non potrà superare i quaranta versi. La premiazione si svolgerà a settembre. Della Giuria del Premio che formulerà la graduatoria dei finalisti e dei tre vincitori fanno parte: Rodolfo Ridolfi (Direttore Responsabile Marradi Free News); Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Lamberto Lilli (Presidente Accademia Il Fauno), Pape Gurioli (Direttore dell’Officina Artistica Infinito) Barbara Betti (Direttore di Opera-In-Stabile) Monica Guerra (poetessa #POETRY) Federica Balucani (Soprano), Gianna Botti (Scrittrice), Maurizio Ferrini (Attore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista), Massimo Scalini (Psichiatra),

 

La Poesia ci salverà” si è ormai affermata come un’iniziativa, nel nome di Dino Campana, tesa alla scoperta ed alla valorizzazione di nuovi autori da proporre all’attenzione di quel pubblico che ancora ama la poesia la legge e la valuta sulla carta stampata ma anche attraverso la rete.

il direttore responsabile Rodolfo Ridolfi

Paolo Bassetti interroga sulla chiusura del Palazzetto.

thvenerdì 17 febbraio Riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione dell’ex sindaco Paolo Bassetti che ha rivolto una interrogazione sulla chiusura del Palazzetto:

“Abbiamo presentato in questi giorni una interrogazione sul Palazzetto dello Sport che risulta ad oggi ancora chiuso al pubblico. Speravamo che non ce ne fosse bisogno ma sono ormai tre mesi che la situazione è ferma e per questo ci siamo mossi affinché ci vengano fornite spiegazioni e soprattutto soluzioni per permettere al più presto la riapertura di un locale fondamentale per il Comune di Marradi, in particolare per i giovani che praticano sport.

Per il Palazzetto dello Sport di Marradi dal 2008 ci sono due progetti nel cassetto

thvenerdì 17 febbraio

Da Forza Italia Marradi,  riceviamo e pubblichiamo:

Nei mesi scorsi la commissione di vigilanza provinciale competente ha effettuato un sopralluogo al palazzetto dello sport del Comune di Marradi dichiarandolo inagibile perché non più rispondente ai requisiti richiesti dalle normative e disposizioni vigenti. E’ un grave colpo per le attività dello Sport Marradese e per tutte le attività di rilevanza sociale che all’interno della struttura si svolgono o possono svolgersi. Forza Italia sollecita l’Amministrazione Comunale a prendere tutte le iniziative indifferibili ed urgenti e soprattutto ricorda come l’ex assessore ai lavori pubblici Silva Gurioli avesse fatto predisporre nel novembre del 2008 due progetti esecutivi per un totale di 700.000 euro ammessi a finanziamento: Interventi sulla Palestra Comunale e sugli spogliatoi dello stadio per: Coibentazione, installazione di corpi illuminanti a basso consumo, installazione di pannelli solari e fotovoltaici per la riduzione dei consumi energetici. Richiesta di contributo in base al bando di concorso della Regione Toscana D.G.R. n.257 del 31.03.2008; Completamento, recupero e ristrutturazione della palestra polifunzionale comunale. Abbattimento delle barriere architettoniche e dei costi di esercizio degli impianti attraverso il miglioramento dell’efficienza energetica e l’ottimizzazione dell’uso delle risorse. Richiesta di contributo in “Conto Capitale” per la realizzazione di impianti sportivi L.R. n.72 del 31/08/2000.

Forza Italia auspica che l’Amministrazione Comunale voglia tirar fuori dal cassetto e dar corso, con i necessari aggiornamenti e modifiche, questi due progetti esecutivi che a distanza di nove anni confermano la loro validità non solo per la messa a norma della struttura ma anche per rispettare le direttive europee in materia di risparmio energetico.

Mauro Ridolfi Presidente di Forza Italia Marradi capogruppo nell’Unione dei Comuni del Mugello

La presentazione a Marradi del libro di Rodolfo Ridolfi “Matteo Bomba e le coop rosse”

img20160818_12033385venerdì 10 febbraio

Il Coordinamento Provinciale fiorentino di Forza Italia e quello Comunale di Marradi organizzano, per sabato 18 febbraio, a Marradi, Teatro degli Animosi (sala Mokambo) ore 15,30, la presentazione dell’ultimo libro di Rodolfo Ridolfi: “Matteo Bomba e le coop rosse”, Edizioni del Girasole, Ravenna 2017. Dopo Ravenna, Rimini, Bologna, Firenze, il libro di Rodolfo Ridolfi fa tappa anche a Marradi. Con l’autore ci saranno il deputato fiorentino della Lega Nord Guglielmo Picchi, il capogruppo in Regione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Vecchio Iacopo Cellai ed in collegamento telefonico Renato Brunetta. A fare gli onori di casa, Mauro Ridolfi capogruppo azzurro nell’Unione dei Comuni del Mugello e Silva Gurioli vice coordinatore provinciale.

Del libro di Ridolfi scrive il giornalista e scrittore Rino Camilleri: “L’autore non è un polemista qualsiasi, sa perfettamente di cosa parla. E’ stato esperto per la cooperazione presso il ministero del lavoro, dirigente della presidenza del consiglio, sindaco di Marradi (in provincia di Firenze), consigliere comunale a Faenza (in provincia di Ravenna) e vicepresidente della regione Emilia-Romagna. Insomma, conosce bene e dall’interno le regioni «rosse». E ha scritto libri sul tema, anche con editori importanti (Mondadori, per esempio). L’incipit della sua ultima fatica merita di essere riportato in ampio stralcio: “Nessuno meglio di chi vive in una Regione rossa avverte il soffocamento di un regime che pretende che i cittadini facciano la spesa alla coop, comprino il giornale alla coop, acquistino i farmaci alla coop, si facciano barba e capelli alla coop, si curino i denti alla coop, affidino i loro risparmi alla coop, nella coop sottoscrivano le polizze assicurative Unipol, per la costruzione della casa si rivolgano alla cooperativa, mangino alla mensa cooperativa, telefonino con “coop voce”, affidino le pulizie alla coop, si servano delle cooperative di professionisti, prendano i taxi e gli autobus delle cooperative, agli incroci si facciano pulire i vetri dai lavavetri coop, le ferie e i viaggi e il turismo rigorosamente coop, cantino e ballino in cooperativa e utilizzino perfino i servizi funebri coop».E che dire dell’accoglienza al migrante? «Più di 1.800.000 euro al giorno: tanto, nel 2013, ha speso l’Italia per garantire l’accoglienza», scrive Ridolfi. “E’ una torta luculliana che in Italia si spartiscono ormai da dieci anni veri e propri “colossi” del business dell’accoglienza”.

L’autore non si limita solo alla filippica, ma snocciola nomi e cifre e date, con tanto di note e citazioni. E io pago (copyright Totò). “Trattenere gli ospiti molto più a lungo del previsto è uno dei “trucchi” utilizzati dai gestori di molti Cara”.  Tanto, c’è Pantalone (copyright Goldoni). E fosse solo quello. Il giornalista Bruno Vespa ha recentemente dichiarato quante telefonate pressorie ricevette per non mandare in onda la puntata di Porta a Porta sul caso Forteto. Se volete saperne di più, leggete Ridolfi.

P.S.

Caro Marradi ti scrivo…. di Giuly

11755780_1040035259343063_5647894326656855935_nmercoledì 8 febbraio Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo integralmente la lettera inviataci

Caro Marradi,

nello stesso momento in cui mi sono accinta a scrivere questa lettera, ho saputo che non avrei potuto mandarla a nessun altro che a te, come paese, come luogo, come ricordo. Il fatto è che io di te conosco la tua splendida natura, i tuoi boschi, il fiume che scorre sotto casa mia, e canta l’eterna canzone della vita, il castellone che richiama antiche gesta, ma non conosco più i tuoi abitanti, le tue abitudini, anche se cerco di tenermi informata leggendo tutte le notizie che posso trovare.

Io, non so neanche se ho ancora qualche parente alla lontana nelle tue case, ma l’affetto che mi lega a te, non solo è duraturo, ma è cresciuto nel tempo, via via che io invecchiavo e sentivo sempre di più il mio senso di appartenenza ai monti che ti circondano, che forse, impropriamente, chiamo ‘i miei monti’. Io non sono nata nella tua terra, ma i miei genitori sì e tutti gli anni, per tanti, tantissimi anni, sono venuta a passare le mie vacanze nel verde in cui sei immerso, nelle acque che ti scorrono fin sotto le strade e porto dentro di me ricordi legati quasi tutti alla mia infanzia e a quella dei miei figli. Ricordi fatti di risate, di scampagnate, di bagni nel fiume, di marachelle, di schiacciata al rosmarino del forno di Marino, di grigliate di castrato e salsiccia matta, di tortelli di ricotta del ristorante delle Scalelle, di funghi porcini raccolti da quell’inestimabile fungaiolo che era mio zio Gianè, che, quando manifestavo la voglia di mangiarli mi diceva: “ora te ne vado a prendere qualcuno!” e tornava sempre con il panierino pieno, ma non mi ha mai rivelato il posto in cui andava.

Anche ora, quando faccio una scappata veloce a trovarti, ho i miei punti fissi dove voglio sempre andare. Il Bar Bianco è la prima delle nostre tappe perché un bombolone come lo mangio lì ha qualcosa di speciale, solo per il fatto che anche quello fa parte dei ricordi belli, allo stesso modo in cui ce l’ha l’acqua della fonte di Campigno, che non sarà neanche più potabile, ma è così buona, così buona! E poi una scappatina a veder passare il treno, che una volta era la littorina, che di strada ferrata ne ha macinata tanta e lì torno a ricordi anche più antichi, che non ho mai vissuto se non attraverso le parole dei miei genitori quando mi parlavano della guerra. Quanti episodi, per me come novelle, quando ero bambina e guardavo la cassetta delle munizioni che in segno di pace era diventata il frigorifero delle birre e della coca-cola, sotto il getto della fonte di Biforco, ormai da troppo tempo secca. Di fronte c’era il bar della Morina, dove un merlo,nonostante tutto, fischiava ancora “Allarmi siam fascisti!”. Piccole storie, ma storie vere. Spaccati di vita.

La mia visita si conclude al cimitero, proprio sotto la stazioncina. Lì c’è il mio babbo, la mia famiglia, le mie radici.

La cosa bella, che ho scoperto di te caro Marradi, è che ogni volta che torno, trovo sempre la stessa accoglienza calda, libera, gioiosa. Almeno così la intendo io, per cui spero di vederti presto e se mi permetti ti mando una piccola cosa che ho scritto un po’ di tempo fa. Non è una poesia, ma uno stato d’animo. Un ricordo e niente più.

 

Temporale

 

Risplende di vita la mia valle

verde di fresca acqua trasparente,

brillante di colore che degrada

nel blu di lontani orizzonti.

Ed il mio sguardo si perde su nel cielo

dove giocano nuvole e pensieri

che correndo si intrecciano e si perdono

lontano, più lontano,

nei vellutati muschi e nelle felci

dei boschi superbi dei castagni

e più giù, nelle rive

del sonante ruscello di acque pure.

Ed ecco il sole che filtra tra le foglie

mentre il tuono con lontano fragore se ne va.

Io resto lì, non più donna ma bambina,

e rivedo la mano a me vicina

“Non temere, il temporale non c’è più

dammi la mano…vieni piccolina!”

Come vorrei ancora quella mano

nei temporali della vita mia!

Così sicura e così cara.

“Eccomi babbo” dico

e non ho più paura.

 

Con affetto

Giuliana Parrini (per tutti Giuly)

 

L’interessante risposta dell’Unione dei Comuni sui Migranti a Mauro Ridolfi capogruppo di Forza Italia

Mauro Ridolfi

Mauro Ridolfi

Marradi 5 febbraio 2017:

Riceviamo e pubblichiamo da Forza Italia:

Con la data del 31 gennaio 2017 ed il numero di protocollo 1941, a firma di Paolo Omoboni, è giunta il 4 febbraio scorso a Mauro Ridolfi, capogruppo di Forza Italia nell’Unione dei Comuni del Mugello, la risposta alla sua interrogazione del 14 gennaio sulle iniziative in atto, da parte di una cooperativa e di un privato, interessati all’arrivo di una quota di migranti, verso la Prefettura. Nella interrogazione, nella quale Mauro Ridolfi riportava che il Comune sosteneva di non saperne nulla, chiedeva di conoscere se quanto riportato corrispondesse a verità. Prima il Comune, con una mail , confermava di non “. essere a conoscenza dell’iniziativa del privato marradese che si è mosso tramite una cooperativa non locale. La realtà è questa al momento: un privato ha manifestato interesse, ma non risulta alcuna decisione…” Ora l’Unione dei Comuni conferma come le iniziative di singoli cittadini (e delle cooperative aggiungiamo) possano compromettere l’intero sistema di gestione dell’accoglienza oltre che l’equilibrio stesso del territorio. L’Unione dei Comuni ricorda poi come il Mugello ospiterà con il completamento dei progetti 561 persone quindi 8,78 migranti ogni 1000 abitanti quando la quota prevista dalle direttive in materia non dovrebbe superare i 2,5 migranti ogni 1000 abitanti “Una situazione che protraendosi ancora, metterà in crisi l’equilibrio e la tenuta sociale” .

Proprio al concetto di equilibrio e tenuta sociale aveva fatto riferimento Mauro Ridolfi che aveva chiesto alle Istituzioni di fare chiarezza e di garantire sicurezza e convivenza civile. Ed oggi interpellato commenta: “…. speriamo che il pericolo sia stato scongiurato e che Ministero degli Interni e Prefetti, che sono il braccio operativo del Governo, procedano ad un cambio politico radicale in materia; nella risposta che parzialmente apprezzo, sarebbe stato opportuno indicare anche qual’è la cooperativa interessata a scavalcare le Istituzioni locali e sovracomunali per trasferire e gestire migranti a Marradi”.

Forza Italia.

10 luglio 2017 Il Bicentenario della nascita di Celestino Bianchi

untitled 3martedì 25 gennaio

Marradi Free News si prepara a ricordare solennemente con un convegno di Studi il 10 luglio 2017 Bicentenario della nascita, la figura di quel grande protagonista marradese dell’Unità  d’Italia che fu Celestino Bianchi che nel 1861 era Segretario Generale del Ministero dell’Interno del Governo di Bettino Ricasoli. Marradi Free News inizia il suo lavoro preparatorio riproponendo un breve profilo di Celestino Bianchi. A Celestino Bianchi intelligenza che ha unito in sé i fermenti romagnoli e la lucidità toscana, l’Amministrazione Comunale dedicò una lapide il 3 dicembre del 1988. Celestino Bianchi era nato a Marradi il 10 luglio 1817 da Giuseppe Bianchi, scrivano e Susanna Ciliegioli. Compiuti i primi studi a Marradi a sedici anni si trasferirà a Firenze per proseguire gli studi presso gli scolopi, sotto la guida di padre Giovanni Inghirami. Il suo primo impiego fu quello di insegnante di storia e geografia presso l’Istituto femminile della SS. Annunziata di Firenze. Negli anni 1847-49 cominciò ad impegnarsi come giornalista politico. Collaboratore dal giugno 1847 del giornale “La Patria”, che appoggiava il gruppo moderato ricasoliano, ne diventò presto segretario di redazione e poi responsabile. Il primo dicembre 1848 fondò un proprio giornale, “Il Nazionale”, cui egli impresse un indirizzo filo-piemontese che appoggiava il triunvirato rivoluzionario di Giuseppe Montanelli, Giuseppe Mazzoni e Francesco Domenico Guerrazzi opponendosi però al progetto di unione con la Repubblica Romana diretta da Giuseppe Mazzini. Collaborò a titolo gratuito all’ l’«Imparziale fiorentino», giornale di beneficenza, i cui proventi erano destinati «a benefizio degli indigenti». Nel 1850, in seguito al ritorno del Granduca, il giornale venne soppresso e il Bianchi fu rimosso anche dal suo incarico di insegnante. Si diede allora ad organizzare con il fratello Beniamino una tipografia in Piazza Santa Croce trasferita poi in via Faenza al numero 66 dal 30 aprile 1860 che si denominò Barbèra, Bianchi e comp.. Ma Beniamino ebbe problemi di salute e Celestino non era molto adatto a correggere bozze e si recava nella stamperia solo ogni tre o quattro mesi così ma l’impresa finanziata da F. A. Gualterio non ebbe grande successo e venne presto rilevata da Gaspero Barbèra (Bianchi… ha il nome nella ragione commerciale per un riguardo che io e il M.se Gualterio abbiamo voluto usare alla sua famiglia allora numerosa, caduta in istrettezze quando il Governo toscano tolse a Celestino il posto di Maestro di Scuola nell’Istituto della SS.Annunziata ) La sua passione per il giornalismo politico trovò di nuovo modo di esprimersi con la collaborazione a giornali letterari del tempo come “Il Genio” (1852-54) e la “Polimazia di famiglia” (1853-55). Egli potè inoltre fondare di nuovo un proprio giornale, “Lo Spettatore”, che, divenuto presto uno fra i migliori giornali letterari della Toscana, diresse fino al 1858. Legato ai moderati filo-piemontesi, il Bianchi promuoveva tuttavia una linea politica che salvaguardasse l’autonomia della Toscana. Costituitosi nel 1859 in Toscana, in seguito alla fuga del granduca, un governo provvisorio sotto la guida del Ricasoli, il Bianchi ne fu nominato segretario. La notte del 26 aprile in casa del fornaio Dolfi si radunarono i capi del gruppo liberale nazionale e dei radicali alcuni del circolo Ricasoli e non pochi ufficiali dell’esercito, i quali stabilirono per il giorno dopo una grande dimostrazione; ne diedero avviso a tutte le città toscane, scelsero i nomi per la giunta provvisoria di governo (Ubaldino Peruzzi, Ermolao Rubieri, Ferdinando Zannetti, Vincenzo Malenchini e Bettino Ricasoli, che rifiutò dovendo recarsi dal Cavour, e fecero stendere da Celestino Bianchi il seguente manifesto: “Toscani ! L’ora è suonata: la guerra dell’Indipendenza d’Italia già si combatte. Voi siete italiani; non potete mancare a queste battaglie; e italiani siete anche voi, prodi soldati dell’Esercito Toscano; e vi aspetta l’esercito italiano sui campi di Lombardia. Gli ostacoli che impediscono l’adempimento dei vostri doveri verso la Patria devono essere eliminati: siate con noi e questi ostacoli spariranno come la nebbia. Fratellanza della Milizia con il popolo. Viva l’Italia, Guerra all’Austria ! Viva Vittorio Emanuele Generale in capo dell’Armata Italiana.

untitledCelestino Bianchi prima deputato all’Assemblea dei Rappresentanti della Toscana, ed in seguito fu eletto deputato alla Camera dal 1860 al 1880 per sette legislature. Ricoprì la carica di Segretario generale del Ministero dell’Interno durante i due ministeri Ricasoli del 1860-61 e 1866-67. Collaboratore de “La Nazione” dal 1860, a partire dal 1871 ne divenne direttore fino al 1885 anno della sua morte. Quando divenne direttore de “La Nazione” aveva i capelli ed i baffi bianchi ed un pizzo tipicamente risorgimentale e portava dei piccoli occhiali sopra il naso. Agli anni della direzione di Bianchi risale il primato de ”La Nazione” a Firenze che vantava fra i suoi collaboratori De Amicis, Collodi e successivamente Yorick suo amico da quando Bianchi, era direttore dello Spettatore: “Ero giovane – scriverà YoricK – ero un po’ bollente di spiriti liberali, ero un po’ mordace nello scrivere e più d’una volta, ai tempi del granduca, ho compromesso i giornali ai quali davo la mia prosa. Ma ero a buona scuola, e imparai presto a saper dire tutto quello che volevo senza compromettere nessuno”. Fu l’ideatore di rubriche di successo, come quella della moda femminile. Bianchi politico della destra scoprì un nuovo tipo di lettore: la donna e. nei giorni del referendum per l’annessione al Piemonte, La Nazione ospitò un dibattito sul voto alle donne. Al Bianchi che studiò e lavorò sugli scritti di Giambattista Vico, si devono anche alcune opere storiche come la “La geografia politica dell’Italia” (1843), La Compagnia della Misericordia di Firenze Cenni storici (1855); “Federico Confalonieri e i carbonari del 21”(1863), Manuale di Storia Moderna (1454-1866) (1869).”Storia della questione romana”, (1870) e i volumi a carattere patriottico su “Ciro Menotti”, su “Venezia e i suoi difensori” (1863) e “I martiri d’Aspromonte” (1871). Tutta la sua opera fu protesa verso l’unificazione dell’Italia sotto la Casa Savoia. In particolare un suo opuscolo “Toscana e Austria” (1858) ebbe un’importanza decisiva contro il Governo granducale. Il giornalismo rimase sempre il suo amore sia negli anni più combattivi del 1848 e 1859 sia nel periodo dell’unità d’Italia quando si schierò con la destra. Anche il grande marradese Angelo Fabroni aveva saputo equilibrare spirito innovativo e conservazione dei valori tradizionali. Celestino Bianchi a Firenze fu protagonista di molte battaglie la più famosa quella per ottenere dal Governo Nazionale una “legge speciale” per la città poiché il Comune era alla bancarotta per le molte spese sostenute negli anni di Firenze capitale.

Rodolfo Ridolfi- direttore responsabile

Mauro Ridolfi: Amministrazione di Marradi poco trasparente sui rendiconti 2013, 2014 e continua a pubblicare in ritardo le delibere

Mauro Ridolfi

Mauro Ridolfi

domenica 22 gennaio

La Corte dei Conti aveva scritto in merito ai rendiconti del Comune di Marradi presentava un extradeficit sostanziale di amministrazione al 1 gennaio 2015 :“…è da considerarsi grave in quanto espressione di situazioni sottostanti contrarie ai principi di sana gestione e sostenibilità finanziaria”.Quella vicenda più grave, della precedente del 2014, pubblicata solo il 6 ottobre sulla sottosezione Controlli e rilievi sull’Amministrazione, certificò per chi avesse avuto dubbi sulle mediocri capacità gestionali degli amministratori, la loro propensione a commettere inadempienze e irregolarità che si accompagnano ad una reiterata avversità alle norme sulla trasparenza in dispregio al diritto dei cittadini ad essere correttamente informati nei modi e nei tempi previsti dalle norme.

L’ultimo caso che ci pare doveroso segnalare è come: la delibera n. 58 del Consiglio Comunale del 7 novembre dello scorso anno sia stata pubblicata, con consapevole ritardo sul sito ufficiale del Comune nella sezione “Amministrazione Trasparente” nella Sezione “Controlli e rilievi sull’Amministrazione” soltanto il 12 gennaio 2017. Evidentemente Sindaco e Assessore, ad un anno circa dal termine del loro mandato, per i rendiconti e la trasparenza non sono ancora pronti….

Mauro Ridolfi Coordinatore di Forza Italia – capogruppo nell’Unione dei Comuni.

Powered by WordPress | Palm Pre Reviews at Palm Pre Blog. | Thanks to Juicers, Free MMO and Fat burning furnace