Giro d’Italia: tappa Forlì-Reggio Emilia del 18 maggio che passa dalla Colla di Casaglia (G.P.M.) per raggiungere il Mugello.

giro-mugellomartedì 9 maggio

Tappa per velocisti con partenza da Forlì che ha già ospitato per ben diciannove volte il Giro tra partenze e arrivi, con una prima parte accidentata attraverso la Colla di Casaglia per entrare nel tratto appenninico della A1 a Barberino del Mugello, superare il Valico Appenninico e uscirne a Rioveggio. Seguono oltre 100 km tra discesa e pianura per giungere ai vialoni di Reggio Emilia (già sede di tappa per ben undici volte) per una volata compatta. Ultimi km su strade ampie e ben pavimentate. Si incontrano i consueti ostacoli della viabilità come rotatorie, spartitraffico, isole pedonali e dossi fino al rettilineo finale di 350 m in asfalto di larghezza 7 m.

Intanto ricordiamo che in questi giorni, sulle strade che saranno percorse dal giro, fervono i lavori che sistemare al meglio il manto stradale (tanto che in diversi commentano ironicamente che ci vorrebbe un Giro ogni anno, magari su strade diverse). Nella fase iniziale della tappa la carovana  del Giro attraverserà anche Marradi la città di Campana che scriveva così:

DALL’ALTO GIU’ PER LA CHINA RIPIDA
Dall’alto giù per la china ripida

O corridore tu voli in ritmo

Infaticabile. Bronzeo il tuo corpo dal turbine

Tu vieni nocchiero del cuore insaziato.

Sotto la rupe alpestre tra grida di turbe rideste

Alla vita premeva, gagliarda d’ebbrezze.

Bronzeo il tuo corpo dal turbine

Discende con lancio leggero

Vertiginoso silenzio. Rocciosa catastrofe ardente d’intorno

E fosti serpente anelante col ritmo concorde del palpito indomo

Fuggisti nell’onda di grido fremente, col cuor dei mille con te.

Come di fiera in caccia di dietro ti vola una turba
Dall’alto giù per la china ripida o corridore tu voli pedalando con ritmo infaticabile. Tu vieni, primo fra gli altri, col tuo corpo bronzeo nelle onde tempestose del gruppo turbinoso (o bronzeo per il turbine dell’aria che tu fendi?) (e come Caronte sbaragli le loro anime), e conduci (nocchiero) il tuo cuore che ha continua sete di gloria e di avventura (insaziato).Voli sotto la rupe alpestre tra grida di turbe risvegliatesi alla vita primeva fatta di gare e scontri atletici, che si infervorava d’ebbrezze. Il tuo corpo bronzeo, forte e pertinace, con uno scatto apparentemente leggero lascia il gruppo nel vertiginoso silenzio. I tornanti delle rocce catastrofiche ti videro come un serpente fra le curve, che anelante prendevi allo stesso ritmo dei tuoi palpiti; e tu fuggisti come sospinto dall’onda di grido fremente, rafforzando il tuo cuore coi mille cuori che ti acclamavano e a cui facesti provare la stessa emozione.
Gli altri staccati, volano in turba dietro a te, come fossero in caccia di una fiera.

R.R.

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