Canè, Giani e Ridolfi scrivono un’ importante pagina su Celestino Bianchi in occasione del Bicentenario

martedì 11 luglio

R.Ridolfi-M.Ridolfi-E.Giani

R.Ridolfi-M.Ridolfi-E.Giani

Non ha tradito le attese l’evento voluto dal “Club Celestino Bianchi” lunedì 10 luglio in occasione del duecentesimo anniversario della nascita di Celestino Bianchi. Dopo l’introduzione di Mauro Ridolfi presidente del Club e del sindaco Tommaso Triberti che ha portato il saluto e l’apprezzamento dell’Amministrazione Comunale all’iniziativa, è stato il momento di Rodolfo Ridolfi che ha ripercorso gli impegni di Marradi nel tenere vivo il ricordo del grande patriota: “ Vorrei ricordare – ha detto Ridolfi-La manifestazione tenuta nel teatro degli Animosi il 25 luglio 1909 in seguito ad apposita delibera del Consiglio Comunale che approvava il testo dell’epigrafe realizzata dal Prof. Guido Mazzoni, in occasione della posa della lapide nella casa natale del Bianchi. Scrive Baldesi sindaco di Marradi in quel tempo”...ebbe luogo nel Teatro degli Animosi la commemorazione del grande patriota tenuta da Valentino Soldani…Il teatro era gremito di persone, di bandiere, di fiori. I palchi rigurgitavano di signore, nel palcoscenico, in mezzo ad un trofeo, troneggiava il busto di Celestino Bianchi dello scultore Sodini, il teatro presentava un colpo d’occhio imponente, solenne”. Nel 1944 la guerra insieme all’Inferno, via Celestino Bianchi, aveva anche cancellato quella lapide. Fu così che divenuto sindaco nel 1988 una delle primissime iniziative che volli fu appunto la lapide di piazzale Celestino Bianchi per la quale ritrovai una proposta di Giovanni Campana “ A Celestino Bianchi storico e letterato insigne, caldo patriota, politico eminente, qui dove ebbe i natali il 10 luglio 1817 Il municipio di Marradi ad onorare la memoria dell’illustre concittadino questo ricordo pose. 3 Dicembre 1988”.

Leggendo la storia e le biografie dei grandi marradesi Angelo Fabbroni 1732-1803 e Celestino Bianchi 1817-1885 possiamo ricavarne alcune fondate considerazioni ambedue hanno saputo equilibrare spirito innovativo e conservazione dei valori tradizionali. Fabroni in larghi tratti della sua cultura e delle sue posizioni si caratterizza sia rispetto a certo cattolicesimo “moderno”, cui pure appartenne, sia rispetto ai tipici connotati illuministici, che accettò in molti aspetti senza mai aderire del tutto al loro spirito di fondo. Basti pensare che fu sostenitore di posizioni di rigorismo etico di ispirazione giansenistica, in contrapposizione cauta, ma netta, con quelle gesuitiche. Celestino Bianchi che nasce 14 anni dopo la morte del Fabroni fu liberale cristiano molto legato ai valori della famiglia era filopiemontese e cavouriano si opponeva al Granduca ma anche al progetto mazziniano. Ambedue (Fabroni e Bianchi) sono stati grandi protagonisti della politica Toscana Celestino Bianchi anche di quella Italiana e unitaria.”

Nella sua lezione magistrale Gabriele Canè, che per ben due volte ha diretto “La Nazione” giornale del quale oggi è editorialista, in una disamina delle qualità del giornalista e direttore suo predecessore Celestino Bianchi né ha sottolineato la grande capacità di innovare e inventare.

Bianchi infatti, collaboratore de “La Nazione” dal 1860, a partire dal 1871 ne divenne direttore fino al 1885 anno della sua morte. Quando divenne direttore de “La Nazione” aveva i capelli ed i baffi bianchi ed un pizzo tipicamente risorgimentale e portava dei piccoli occhiali sopra il naso. La prima volta che divenni direttore ero molto giovane e pensavo di avere inventato e innovato molto in realtà riscoprendo Celestino Bianchi mi sono accorto come agli anni della sua direzione risalisse il primato de ”La Nazione” a Firenze che vantava fra i suoi collaboratori De Amicis, che Bianchi aveva strappato all’esercito per farne un inviato speciale, Collodi e successivamente Yorick suo amico fin da quando Bianchi, era direttore dello Spettatore. Sotto la direzione di Bianchi la Nazione passò da tremila a 10 mila copie. Tante tantissime in una città di 150.000 abitanti con un tasso di analfabetismo molto elevato. Fu l’ideatore di rubriche di successo, come quella della moda femminile. Affrontò grandi temi come lo sfruttamento del lavoro minorile e fecero la comparsa anche le prime cronache di sport Pugilato, ippica, ginnastica ed infine le prime sfide in bicicletta. Anche il listino della Borsa e l’economia compaiono nella quarta pagina della Nazione del tempo. Bianchi scoprì un nuovo tipo di lettore: la donna e nei giorni del referendum per l’annessione al Piemonte, La Nazione ospitò un dibattito sul voto alle donne.

Gabriele Canè ha poi lanciato la proposta che la Nazione si faccia promotrice nella redazione di Firenze di un confronto e di un approfondimento traendo spunto dall’evento marradese.

Eugenio Giani Presidente del Consiglio Regionale della Toscana nel suo prezioso e dotto intervento ha sottolineato come Bianchi nato a Marradi il 10 luglio 1817 compiuti i primi a sedici anni si trasferì a Firenze per proseguire gli studi presso gli scolopi, come il suo primo impiego fu quello di insegnante presso l’Istituto femminile della SS. Annunziata di Firenze. Come nel 1850, in seguito al ritorno del Granduca Bianchi fu rimosso dal suo incarico di insegnante. Legato ai moderati filo-piemontesi, il Bianchi promuoveva tuttavia una linea politica che salvaguardasse l’autonomia della Toscana. Costituitosi nel 1859 in Toscana, in seguito alla fuga del granduca, un governo provvisorio sotto la guida del Ricasoli, il Bianchi ne fu nominato segretario. La notte del 26 aprile in casa del fornaio Dolfi, esponente storico dell’ala si radunarono i capi del gruppo liberale nazionale e dei radicali alcuni del circolo Ricasoli e non pochi ufficiali dell’esercito, i quali stabilirono per il giorno dopo una grande dimostrazione; ne fecero stendere da Celestino Bianchi il manifesto: “Toscani ! L’ora è suonata: la guerra dell’Indipendenza d’Italia già si combatte. Voi siete italiani; non potete mancare a queste battaglie; e italiani siete anche voi, prodi soldati dell’Esercito Toscano; e vi aspetta l’esercito italiano sui campi di Lombardia. Gli ostacoli che impediscono l’adempimento dei vostri doveri verso la Patria devono essere eliminati: siate con noi e questi ostacoli spariranno come la nebbia. Fratellanza della Milizia con il popolo. Viva l’Italia, Guerra all’Austria ! Viva Vittorio Emanuele Generale in capo dell’Armata Italiana.

Celestino Bianchi- ha continuato Giani-, prima deputato all’Assemblea dei Rappresentanti della Toscana, ed in seguito fu eletto deputato alla Camera dal 1860 al 1880 per sette legislature. Ricoprì la carica di Segretario generale del Ministero dell’Interno durante i due ministeri Ricasoli del 1860-61 e 1866-67. Al Bianchi si devono anche numerose opere storiche e volumi a carattere patriottico Tutta la sua opera fu protesa verso l’unificazione dell’Italia sotto la Casa Savoia e non alla Confederazione come volevano i francesi di Napoleone terzo In particolare il suo opuscolo “Toscana e Austria” (1858) ebbe un’importanza decisiva contro il Governo granducale. A tal proposito Giani ha ricordato come la Granduchessa nell’imminenza della sua pubblicazione ne avesse chiesto la censura. Giani ha ringraziato i promotori dell’iniziativa sottolineando come sarebbe stato opportuno che anche Firenze e Roma si fossero adoperati per rendere omaggio e dare giusto rilievo ad un grande uomo del risorgimento che rimasto spesso nell’ombra è stato così decisivo per L’Unità d’Italia. Quando c’era bisogno di operatività Bettino Ricasoli e gli altri oppositori si rivolgevano a Lui. Il suo ruolo è stato superiore a quello che appare ed è giusto che venga ricollocato nella giusta dimensione storica. In tal senso mi impegno perché Firenze e la Regione, ma anche Roma, segua l’esempio di questa vostra puntuale lodevole iniziativa.

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