Caro Marradi ti scrivo….. di Giuliana Parrini

Giuly

sabato 15 gennaio
Riceviamo da una nostra lettrice e molto volentieri pubblichiamo:
Caro Marradi ti scrivo…..
anche se questa è una lettera che non avrei voluto scrivere mai.
Ho letto ieri la notizia che la Fabbrica dei marroni, sta per essere chiusa, e il
dispiacere che ho provato è stato tanto.
Non sono nata a Marradi, ma i miei bisnonni, i miei nonni, i miei genitori, tutti
miei familiari sì, e in questo momento anch’io sono di Marradi.
Da quando sono nata, e ormai di tempo ne è passato, non c’è stato un anno
in cui non sia venuta tra i miei monti, a bearmi della loro bellezza
incontaminata, eppure tanto ricca di Storia.
Anche quest’anno, sono andata insieme a mio figlio, a raccogliere marroni in
un bellissimo castagneto, quei marroni che sono i migliori di tutti, i più dolci,
che riconoscerei tra cento altri, e che a pieno diritto sono arrivati a essere
conosciuti in tutto il mondo.
Per me, raccogliere quei marroni è stato un momento di ritorno alle origini,
per rinsaldare ancora più forte il legame che mi ha sempre tenuta unita a te,
Marradi, ma per la gente del posto vuol dire molto molto di più.
Oggi il mio pensiero va a quelle persone per le quali il frutto di quei magnifici
castagneti, che io amo tanto, sono lavoro, sostentamento, vita.
E’ difficile accettare che la Fabbrica dei marroni venga chiusa e che tante
persone perdano il loro lavoro.
E’ difficile pensare che un paese che è stato distrutto dai bombardamenti
della guerra, che ha dovuto vedere la meglio gioventù emigrare verso la
Svizzera, per poter avere ancora un futuro, che è stato abbandonato, come
tanti paesi dell’Appennino, a un destino di dimenticanza, debba ancora
passare questo momento così doloroso.
Penso a quelle donne e a quegli uomini che stanno tremando per il loro
futuro, penso ai loro figli e mi dico che se vivere in una società civile, dove
noi ci pregiamo di vivere, vuol dire questo, vuol dire buttare in mezzo a una
strada decine e decine di persone, senza che la coscienza non ne venga
scossa, allora forse sarebbe meglio ripensare la società e costruirla con valori
che servano al bene di tutti e non solo di pochi.
Ma Marradi, anche se è solo un paese, è MARRADI.
Il paese distrutto dai bombardamenti della guerra, è stato ricostruito, i giovani
emigrati in Svizzera sono tornati, i suoi abitanti si sono rimboccati le maniche
per reinventarsi, con tenacia, per costruire nuove idee, per alimentare
quella linfa vitale che scorre da sempre con le acque del Lamone.
Come ha sempre fatto, Marradi non si arrenderà, lotterà contro l’indifferenza
e l’ingiustizia di chi pensa di poter anche oggi dire impunemente “Mors tua
vita mea” incurante del Prossimo.
Giuly

Una parola muore
Una parola muore appena detta,
dice qualcuno.
Io dico che solo quel giorno
comincia a vivere

Emily Dickinson

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