PRESENTAZIONE DELLA PUBBLICAZIONE STAMPATA IN OCCASIONE DEL CONVEGNO “1862 ITALIA IN DIVENIRE” “Emilio Salgari-Reali Carabinieri Zaptié-Amilcare Ponchielli” DEL 1 NOVEMBRE AL CENTRO STUDI CAMPANIANI DI MARRADI

mercoledì 31 ottobre

UOMINI E STORIA DELL’ITALIA CHE NASCE
Questo libretto così originale che Barbara Betti ed EriKa Capanni ci offrono non è soltanto un contributo di approfondimento culturale che Opera In-Stabile regala ai lettori ma anche l’occasione per ricordare il contesto storico che fa da sfondo agli eventi narrati. Tale contesto è lo stesso in cui operò da protagonista quel grande italiano di Marradi che è stato Celestino Bianchi, l’estensore del manifesto: “Toscani ! L’ora è suonata: la guerra dell’Indipendenza d’Italia già si combatte. Voi siete italiani; non potete mancare a queste battaglie; e italiani siete anche voi, prodi soldati dell’Esercito Toscano; e vi aspetta l’esercito italiano sui campi di Lombardia. Gli ostacoli che impediscono l’adempimento dei vostri doveri verso la Patria devono essere eliminati: siate con noi e questi ostacoli spariranno come la nebbia. Fratellanza della Milizia con il popolo. Viva l’Italia, Guerra all’Austria ! Viva Vittorio Emanuele Generale in capo dell’Armata Italiana”.

Celestino Bianchi Segretario generale del Ministero dell’Interno durante i due ministeri Ricasoli del 1860-61 e 1866-67, deputato alla Camera del Regno dal 1860 al 1880, collaboratore de “La Nazione” dal 1860, a partire dal 1871 ne divenne direttore fino al 1885 anno della sua morte. Se Bianchi fu l’espressione dell’Italia liberale riformatrice e moderata Garibaldi fu la massima espressione dell’Italia rivoluzionaria. Ma nel saggio di Barbara e di Erika mi interessa sottolineare il “Garibaldi fu ferito ad una gamba”. Un capitolo della nostra storia è scritto tra le righe di un romanzo. L’eroe del Risorgimento che ha ispirato il più famoso dei personaggi salgariani: Sandokan, ancora oggi simbolo di avventura e romanticismo. Quanti di noi a metà degli anni settanta si appassionarono ad uno sceneggiato TV che raccontava le gesta di Sandokan il pirata della Malesia che combatteva contro l’invasore britannico e contro la Compagnia delle Indie. Il personaggio di Sandokan nacque dalla mente geniale dello scrittore italiano Emilio Salgàri, classe 1862. Nato solo vent’anni prima della morte di Giuseppe Garibaldi, vive indirettamente una serie di fatti storici. La Spedizione dei Mille è già in corso ed una manciata di anni prima, nel 1849 l’eroe italiano Giuseppe Garibaldi aveva già dato vita all’effimera Repubblica Romana. Insieme a Mazzini infatti aveva cercato di far spirare anche su Roma quel vento rivoluzionario che stava infiammando l’Europa del 1848. Un vento apparentemente liberale che, tuttavia, nella futura capitale d’Italia era ancora anacronistico. Ne i “Naufragatori dell’Oregon” scrive Erika la scialuppa di salvataggio viene battezzata “Giovine Italia” ed è impossibile non notare come il più celebre eroe salgariano Sandokan, incarni sia nelle gesta sia nelle vicissitudini personali, l’eroe dei due mondi. Anche Sandokan infatti, lotta per liberare la sua patria dal giogo degli inglesi. Anche Sandokan attraversa la sua terra, Mompracem, da un capo all’altro inseguito dal nemico che lo considera un pirata e lo vuole giustiziare. E qui pensiamo a Garibaldi, considerato dagli austriaci un pericoloso criminale che doveva essere a tutti i costi fucilato. Forse anche i francesi lo avrebbero passato per le armi se lo avessero acciuffato. Garibaldi era un bandito per gli stranieri, ma per gli italiani era e resta un eroe. Sandokan era un pirata per gli inglesi, ma un eroe per il suo popolo. Nei romanzi “Sandokan alla riscossa” e “La riconquista di Mompracem”, Sandokan torna nel suo paese, scaccia gli inglesi ed è portato in trionfo dal popolo. Garibaldi, mette in campo la famosa e alquanto rocambolesca Spedizione dei Mille (1860), marcia su Roma dopo aver conquistato tutto il meridione in nome dei Savoia. Generazioni di ragazzi hanno appreso tra le righe la storia del più grande eroe che l’Italia possa celebrare. Solo così si può spiegare la frase del Che Guevara ove afferma che l’unico eroe di cui il mondo abbia mai avuto bisogno è Giuseppe Garibaldi.

Non è un mistero che l’azione del generale Garibaldi dovette essere accortamente “contenuta” dal governo centrale, se non addirittura “arrestata”. E in verità si trattò di veri arresti, proprio nella persona dell’eroe operati dai Reali Carabinieri. Degli arresti (1848 a Chiavari operato dal capitano Carlo Alberto Basso e 1864 a Sinalunga ad opera del tenente Pizzuti, comandante della Luogotenenza di Orvieto) i carabinieri poterono dirsi soddisfatti di aver assolto ancora una volta il loro dovere, conciliando la moderazione e il tatto con le necessità politiche di quei difficili momenti. Nell’Agosto del 1862 Garibaldi aveva tentato di risolvere la delicata vertenza con un’azione simile a quella intrapresa in Sicilia nel 1860, ma venendo a mancare l’appoggio del governo, che sotto minaccia francese, dovette intervenire fermando l’eroe ed i suoi 2000 volontari sull’Aspromonte. Il 29 agosto 1862, in uno scontro a fuoco sull’Aspromonte con le truppe italiane del generale Cialdini, Garibaldi fu ferito da due “palle di carabina” che lo colpirono all’anca e al malleolo interno del piede destro. L’incidente suscitò emozione e scalpore in tutto il mondo: la stampa internazionale puntò il dito contro il governo italiano, che aveva tradito l’eroe dopo averlo incoraggiato. L’Italia metabolizzò l’accaduto con una filastrocca che suonava così: Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba / Garibaldi che comanda, che comanda il battaglion!

Barbara invece dedicandosi a quelli che sono indicati come “Romanzi d’Africa”( i meno conosciuti della fertilissima produzione salgariana) si addentra in pagine piene di politica, storia coloniale, opera, scoperte geografiche e archeologiche; compositori, melodramma, la Casa Reale Italiana, la Reale Arma dei Carabinieri, personaggi reali trasformati in eroi, documenti, riviste… per ritrovarsi nella Baia di Assab tra reparti Zaptiè, Truppe Cammellate, e politica coloniale. Dall’allestimento di Aida per l’inaugurazione del Canale di Suez al Museo Archeologico di Torino, da Amilcare Ponchielli alla fondazione della Banda dell’Arma dei Carabinieri alle composizioni dedicate al Regno,insomma, da ogni romanzo esce l’Italia.

Attraverso i fatti reali contenuti nel romanzo “La Favorita del Mahdi” una miriade di ramificazioni riconducono al colonialismo ottocentesco della nostra nazione, la cui origine nacque, intorno al 1852, nella mente di Camillo Benso Conte di Cavour. E da questo inizio, che ha coinvolto anche i romanzi ambientati in Sud America e quelli che esaltano gli esploratori e pionieri della nostra patria, (come ad esempio la spedizione del Duca degli abruzzi con la Stella Polare), la ricerca partita dall’Italia e giunta dal Marocco al sud Africa, dal Giappone alla Costa d’Avorio, da Zanzibar a Genova alla Società di Navigazione Rubattino, da Cipro al Paraguay per arrivare ai confini tra Eritrea e Sudan e finalmente tornare in Italia. Salgari ambienta i suoi romanzi d’avventura in tutti i continenti: e in questi romanzi ci sono italiani che portano nomi tratti da opere italiane, nella maggior parte verdiane, ma non solo. Questo 1862 che celebra la nascita di Emilio Salgari è anche l’anno in cui il nucleo di Trombettieri, che il corpo dei Reali carabinieri aveva nel suo organico dal lontano 1820, si trasforma in Fanfara poi Banda della XIV legione dei carabinieri affidata alla direzione del brigadiere trombettista Francesco Cabella. Ed è sempre nel 1862 che Amilcare Ponchielli, il compositore più rispettato e amato da Giuseppe Verdi, compone la MARCIA N.5 Op 119 “VIVA IL RE!”

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