L’antica Pieve di San Lorenzo a Marradi

img745lunedì 2 febbraio

Nella storia di Marradi e nella vicenda umana e personale di moltissimi marradesi la Chiesa Arcipretale di San Lorenzo rappresenta il centro della esistenza… scriveva Rodolfo Ridolfi, allora sindaco e assessore alla cultura, all’Arcivescovo di Firenze Silvano Piovanelli che il 3 ottobre 1992 aveva presenziato alla riapertura della Chiesa dopo i lavori di ristrutturazione ricordando i tratti fondamentali della storia della Chiesa arcipretale che oggi in gran parte riproponiamo per i nostri lettori:

….la Chiesa è di antica origine, risale al periodo romanico e fu governata dagli Abati di Santa Reparata in rio Salto. Già nel 1291 Giovanni, rappresentante del rettore della Pieve di San Lorenzo paga trenta soldi bolognesi come decima alla Santa Sede. L’abate Giovanni Mini in un suo studio di fine ottocento ci ricorda: “…il quadro, su cui il Santo Patrono è raffigurato in piena figura, è rettangolare, appeso nell’alto del muro del coro, in Corno Epistolae (destra) e dipinto su legno a tempera, siccome è l’altro che è in Corno Evangelii (sinistra) raffigurante San Giovanni Evangelista, e che in seguito ambedue nel XVI secolo e dello stesso autore. E’ pure di buon pennello quello che sta in mezzo di essi che rappresenta nostro signore sotto il titolo”Il 22 marzo del 1661 il terremoto nella Romagna Toscana  provocò seri danni alla cattedrale di questo borgo come scrive G.Battista Pieratti, tanto da essere puntellata e da richiedere importanti opere per continuare ad utilizzarla. Nel 1777 Pietro Leopoldo visitò Marradi  e fu ospite della canonica. Il 16 settembre 1779 venne decisa la ricostruzione della Chiesa di San Lorenzo. Il 6 ottobre 1779 il governo granducale concesse un aiuto gratuito per rifare la Chiesa. Nel 1780 il Governo Granducale chiese le ragioni del ritardo della costruzione della Chiesa. Nel 1781 venne determinata la spesa di scudi 4.000 e il Granduca respinse le modifiche al progetto che i marradesi chiedevano volendo la Chiesa sul modello di una Chiesa di Reggio Emilia e non su quello di Giuseppe Pistocchi, l’architetto faentino, progettista del Teatro Comunale di Faenza. La decisione del Granduca venne confermata nel giugno del 1782. Nel 1785 la Chiesa, ampia e di stile dorico toscano fu ricostruita dall’impresa Mughini (maestri comacini). L’interno maestoso e solenne è ad una navata  con due grandi altari laterali ornati di colonne da grandi capitelli ionici. Accanto alla Chiesa è un’elegante loggetta a doppio ordine di archi ribassati di aspetto settecentesco. Nella ricostruzione di questa Chiesa, come in tutte le vicende di Marradi, gran parte ebbero i Fabroni ed in particolare Angelo Maria Priore di Santo Stefano a Pisa. Il Trattato di Versailles che poneva fine alla prima guerra mondiale era stato stipulato il 28 giugno 1919 e Marradi era in festa. Raccontano le cronache del tempo che “..una forte scossa  si è avuta alle ore 17 circa del 29 giugno. E’ crollata la cupola della Chiesa di S.Lorenzo  durante la funzione domenicale. Vi sono due vittime e diversi feriti le vittime il piccolo chierico Aristide Vespignani intento ad accendere le candele e nel coro fra Giuseppe da Faenza un Cappuccino in preghiera”-

…nella Chiesa di San Lorenzo dove furono arcipreti i nobili Gondi e mons. Luigi Montuschi morto in seguito alle ferite riportate nei bombardamenti dell’ultimo conflitto fu la prima Chiesa della Beata Celestina Donati fondatrice della “Congregazione delle figlie povere di San Giuseppe Calasanzio” furono battezzati Celestino Bianchi e Dino Campana e c’è la tomba dell’insigne giurista cardinal Federico Cattani Amadori.

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