Scoperto per voi nell’intervista a Stefano Mordini e Riccardo Scamarcio, prima della proiezione al Cinema al Corso di Reggio Emilia.

IMG_3636 IMG_3638 IMG_3637Reggio Emilia, 11 maggio 2016

Scoperto per voi nell’intervista a Stefano Mordini e Riccardo Scamarcio, prima della proiezione al Cinema al Corso di Reggio Emilia.

 “Senza Pericle non ci sarebbe Pericle il Nero…..” cit. Stefano Mordini Regista

Cosa vi aspettate da Cannes?

Il Meglio!

Pericle il Nero”, del Regista Stefano Mordini, e che vede nella duplice veste di attore protagonista e produttore Riccardo Scamarcio, come ci racconta Mordini, si attiene fedelmente al romanzo dell’ischitano Giuseppe Ferrandino, ma è vero che il personaggio di Pericle, rispetto alla storia, spicca inevitabilmente, essendo di per sé un personaggio ricco.

La pellicola è stata girata in Belgio, dove Pericle è cresciuto, ed in Francia, scelta che esclude Napoli, ma che accede volutamente ad una dimensione nuova del racconto.

Una pellicola che ha permesso ai due, che si conoscono da tempo, di fare un salto, di crederci davvero senza se e senza ma, ed abbracciare questo progetto pur sapendo di lasciare la chimera della certezza e affidarsi, senza censura, ad istinto ed intuizione. Se Scamarcio tesse le lodi di un regista al quale ha concesso fiducia, anche in veste di produttore, credendolo pronto per una pellicola così delicata, ci spiega che lo ha fatto riconoscendo nelle precedenti pellicole di Mordini – Provincia Meccanica e Acciaio – un regista maturo, dotato di gusto e stile.

Dal canto suo Mordini, dopo avere visto il film, riesce davvero a far mangiare la pellicola al protagonista Scamarcio.

. PERICLE IL NERO: DURO, INTENSO, FEROCE

 Se si resiste al primo quarto d’ora del film, che ti colpisce come un jab di Cassius Clay, Pericle il Nero, CRESCE, nonostante la linea di partenza sia la terribile deriva della negazione della persona: “tu non dovevi proprio nascere…”. Film prevalentemente noir, forte di argomenti trattati con realismo e razionalità da un punto di vista totalmente malsano: la realtà di cui si parla è la realtà della Camorra. Pericle il nero può essere l’ ombra oscura vivente di Pericle, la persona che piano piano si libera dalla linearità della negazione della vita, sempre uguale, monotona, crudele, aggressiva, senza emozioni, senza sentimento! In questo film tutto regna e viene agito nell’inconsapevolezza dell’Essere…..Pericle.

Nel divenire del film, come Pericle cresce, per farsi uomo, così cresce un’intensa interpretazione di Riccardo Scamarcio e la trama gli scivola sotto i piedi, le parole fanno da sfondo e si perdono nei tratti di un volto che ti fa sentire assenza, disagio e dolore: “io preferisco la roba chimica la sciolgo nell’acqua e sembra che non mi fa male…”. Scamarcio riesce a passare completamente il condizionamento mentale estremo che è la base della malavita organizzata. Spaventosa la freddezza con cui la sua Ombra agisce ogni santo giorno figlia dell’’educazione gli ha plasmato la mente attraverso la menzogna di Don Luigi, il grande Padre; Pericle accetta tutto senza ribellione pur di non vivere la Solitudine, preferisce viversi giornate rinchiuso, nascosto, piuttosto che vivere solo.

Riempie lo schermo una fotografia poetica di Calais, che così bella non è stata mai, con un traghetto immateriale di fronte alle lacrime della solitudine umana. La Solitudine, tematica fondamentale che racchiude tutta l’oscurità’ del vuoto, quel senso di vuoto che Pericle è costretto a riempire con la droga per non pensarci e con l’immaginazione.

Calais e davanti agli occhi un’altra sponda! La sponda dell’immaginazione, rifugio dove il regista lavora, impasta, la rinascita del NERO: che solo nel regno dell’immaginazione si era fatto figlio, padre e uomo per gran parte del film.

Un uso dei simboli magistrale quello di Mordini: un traghetto che non è necessario prendere ma che è bene evocare per lasciare la Camorra “famiglia”, che tiene schiavi e che in un sottile gioco di appartenenza viene confusa con un porto sicuro, un luogo di affetti, ma che divora prendendo la vita.

Per diventare uomini è necessario piangere le lacrime della sopravvivenza, del non ritorno, Pericle lo fa, diventando un vero assassino e non uno sciupa vite per conto terzi qualunque. Comincia così drammaticamente la conquista della libertà, davanti ad un traghetto, illuminato come una rificolona, che sta rientrando in porto, sulle note di “wild is the wind” mentre suona: “love me love me say you do…”. La rinascita difronte all’immensità del mare e Pericle piange! Un pianto finalmente liberatorio, come quello di un neonato appena uscito dal grembo materno.

Pericle cresce e va oltre la linea oscura, segnata magistralmente anche nel corpo con un tatuaggio sulla schiena, come se il regista volesse imprimere con forza la prigione di uno stato mentale plasmato ed imprigionato dalla malavita.

Un noir che non rinuncia alla speranza e ad un briciolo d’amore. Solo nel Cuore, Pericle il Nero, trova la Vera Forza e il Vero Coraggio di diventare finalmente Pericle….oltre la linearità: non più un uomo duro e feroce bensì un Uomo libero, vero, amabile e bello…..che vuole amare non solo fottere! Pericle il Nero, alla fine, prende la sua strada fatta proprio di speranza, e come scrive Carlos Castaneda: “….Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l’altra no.”

Raffaella Ridolfi – Elisa Mercatali

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