Il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” presenta Spiriti Danteschi il 20 agosto a Palazzo Torriani.

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Il Centro Studi “Enrico Consolini” organizza per domenica 20 agosto prossimo nel giardino di Palazzo Torriani alle ore 21,00 in occasione del 132° Genetliaco Campaniano il tradizionale evento che quest’anno vedrà Maura Del Serra impegnata a parlare degli “Spiriti Danteschi in Campana” ed il giornalista Dino Castrovillari presentare i Passi della Cometa con Marco Parente e Sodi Oortmood. Coordina la Presidente del Centro Studi “Enrico Consolini” Mirna Gentilini ed è previsto il saluto del Sindaco di Marradi: Tommaso Triberti.

 

Pape Gurioli e Federica Balucani a Borgo San Lorenzo in Concerto Giovedì 3 Agosto alle ore 22:00.

20294233_1396752133736832_8573351039504223332_nsabato 29 luglio

Dopo le apprezzate esibizioni live in prestigiosi teatri italiani,  Cult Memorandom il concerto di Pape Gurioli e Federica Balucani arriva a Borgo San Lorenzo giovedì 3 agosto in occasione delle celebrazioni per i 750 anni di Giotto alle ore 22 in Via Cocchi angolo ai Piedi del campanile della Pieve di San Lorenzo.

I due musicisti “scommettono” su di una reinterpretazione di brani di musica leggera e parti di brani d’opera molto conosciuti (Cult) di artisti, compositori, cantanti che hanno lasciato un segno nella storia della musica mondiale.  La maggior parte dei brani scelti sono in lingua originale il francese, lingua particolarmente evocativa, romantica e musicale, con altri spagnoli ed italiani.  Un lavoro in cui gli interpreti fondono in modo temerario, talvolta irrituale, la bellezza della parola e la raffinatezza della melodia, combinando in modo ardito,  l’antitesi tecnicistica del fraseggio esasperato del pianoforte concertante e l’eleganza del bel canto. I brani, infatti, vengono eseguiti, nella stesura melodica e autorale, esattamente “come da spartito” da parte della soprano Federica Balucani , mentre la tessitura armonica, ritmica di ”accompagnamento”, piano concertante, da parte di Pape Gurioli viene totalmente sconvolta e vestita di un’ inaspettata, inusuale e sorprendente strategia pianistica quasi di “sfida” nei confronti dell’accademia, dello standard e del “già sentito”.

R.R.

 

 

Il 24 luglio del 1358 la Battaglia delle Scalelle

La lapide che ricorda l'evento

La lapide che ricorda l’evento

lunedì 24 luglio

 Sono passati seicento cinquantanove anni dalla Battaglia delle Scalelle 24 luglio del 1358, una pagina fra le più fulgide scritta proprio nella Romagna Fiorentina negli anni bui delle guerre e delle invasioni del tardo medioevo. Dell’evento, spesso trascurato dalla storiografia locale, si sono occupate compiutamente quattro pubblicazioni: una dell’abate Giovanni Mini, “La vittoria al Passo delle Scalelle presso Campigno” Castrocaro 1892; due del marradese Renato Ridolfi: “Campigno La Battaglia delle Scalelle” del 1977 e ”Val D’Amone 24 luglio 1358 Cantata de Le Scalelle” Accademia degli Incamminati 2002 ed una del rontese Alfredo Altieri : “La battaglia delle Scalelle Marradi 1358” edizioni Pagnini 2004. Dal libro Val D’Amone 24 luglio 1358 Cantata de Le Scalelle di Renato Ridolfi, impreziosito dalla copertina recante il bozzetto della sconfitta de la compagnia del conte Lando, che ripropone per i lettori una delle pagine più importanti della storia marradese assurta a simbolo dell’orgoglio e del riscatto nazionale italiano dall’invasore quella appunto della battaglia delle “Scalelle” riportiamo qui alcune pagine:

“Il sole è alto e l’afa assai pesante; le cicale friniscono noiose, i ranocchi son sempre infastiditi e per la mulattiera polverosa rumor di ferri, scalpiti e nitriti. Avanza la cavalleria: Ghigo del Cavalletto le conduce in avanguardia attento, sulla strada che monta a Le Scalelle. La Grande Compagnia per le balze del Lavane e Campigno cerca i castelli Vicchio e Dicomano per essere pronta a dilagar nel piano. Caldo è il mattino; l’aria par tranquilla. Passano i cavalli indisturbati: non c’è vita d’uomini e animali tra le balze, le forre, i boschi e i prati: Avanti, avanti il transito è sicuro. Avanti, compagnia luttuosa, chè il terror, la potenza ed il fracasso tengono libero il passo! E per la gola stretta, faticosa, si serrano le truppe rumorose, sudate, cariche di ferro, di bottino, delitti e presunzione. La strada sale, verso il cielo; il sole batte: è un luccicare intorno: raggi d’oro e d’argento. E vanno e vanno gli uomini: son cento, no, più di mille e ancora tanti. Par che la valle stretta a Gamberara non possa contenerli tutti quanti. E sempre vengon sotto, ansanti, chi ride, chi urla, impreca, canta, beve; chi si lamenta del piacer breve della sera avanti, chi spera di trovar nel Mugello donne amorose, vino e buon ostello. Già l’avanguardia è a Farfareta, guadagna il Corniolo isolato, scavalca l’Alpe verde alla faggeta: E’ in vista delle piane della Sieva. Il grosso di quei turpi masnadieri passa Cà di Rinieri a Valdimora. Arranca, maledice e si dibatte: la mulattiera è pregna di sudore! Davanti a tutti col cimiero in mano, la briglia abbandonata, il capitano sul suo bianco caval: Michele Lando grande signore. Venuto da Alemagna per predare e farsi più potente, batte i territori fiorentini per contrastar gli scudi di Perugia in guerra coi senesi e gli aretini. Segue la truppa tintinnante di ferri che fan aspra la salita . Ansimano le spade ed i cimieri nella polvere che copre l’orizzonte e la meta che ad arrivare indugia. Quei predoni forzano i sentieri dell’Alpe che s’apre nel Mugello. Cigolano i carriaggi in retrovia appena mossi da Biforco irato. Conte Broccardo messo a parar le spalle, rude e solenne ha dato il via. C’è sussultar di ruote e un tentennar di carri. Trasudano i muli scalpitanti, li frenano! I postiglioni frustano i trapele le bestemmie calano nel fondo. Oh, spettacolo immane, impressionante, giammai visto nel mondo! Si meraviglia il caldo sol dei cieli, il fior del rosolaccio e dello spino. I tamburi or sono alle Scalelle dove par che la strada sia men dura: si arrestano un momento a respirare, a tutto petto l’aria deliziosa, ma un rotolar di massi e di tronconi rompe la pace e cade sugli ignari. Rumor di tuono, paura e sgomento! La vendetta li ha colti a dieci, a cento, li spinge nelle forre e nel burrone; son cavalli, son fanti ed i cariaggi che precipitano in gran confusione. Urla, grida, bestemmie, imprecazioni, rumor di ferri disperati, tonfi. Vera tempesta con fulmini e tuoni! Disordine, ferite, gran spavento han reso timorosi gli spacconi che cercan scampo tra le macchie folte. Ma nel verde fogliame traditore altro sangue, altra morte, altro furore. I valligiani offesi, indemoniati, fanno lavar col sangue ogni sopruso. Pochi maschi, le donne ed i bambini battono, graffiano, spogliano i guerrieri così forti e potenti ancora ieri, ora tapini, deboli, in balia di due forche, una marra e la follia strappata alla miseria e alla pazienza da quattro o cinque spicci di violenza. Non si salva nessun, neppure il duce Michel Corrado di Landau il conte: disarcionato, sanguina la fronte, ferito e senza spada lo tengono prigione. Paura assai pesante tra le scorte che sbandate nei boschi e tra i dirupi cercan, fuggendo, scampo da quei lupi che senza tregua li vogliono a morte. L’acqua del torrente è fatta rossa del sangue di uomini e animali. La grande compagnia è sgominata e lacrima nei boschi pugnalata. Non riceve pietà: son fatte belve le donne nel cercar chi fugge: odio, rancore in ogni petto rugge. Cala la notte sopra l’ecatombe, si spegne ogni lamento dei feriti. La luna tinge bieca la vendetta che gode nel cantar della civetta.”
Al “Passo delle Scalelle”, nei pressi di Campigno è stato eretto, nel 1931, un cippo in arenaria per ricordare la “Battaglia delle Scalelle” (1358), quando i villani locali distrussero la compagnia di ventura comandata dal Conte Lando. Dino Campana nei Canti Orfici scrive: “…Ascolto: Le fontane hanno taciuto nella voce del vento. Dalla roccia cola un filo d’acqua in un incavo. il vento allenta E raffrena il morso del lontano dolore.”

Marradi laboratorio Azzurro: “Il centro destra unito vince”

20245392_703867323154522_7727575953363443537_nsabato 22 luglio

E’ accaduto venerdì 21 luglio scorso grazie a Forza Italia che per il quinto anno consecutivo ha scelto il Comune a cavallo tra Toscana e Romagna per il suo meeting di estate. E’ stata anche l’occasione per il debutto in una importante manifestazione politica per il coordinatore azzurro di Borgo San Lorenzo Davide Galeotti e per ascoltare i suggerimenti e le indicazioni di un altro grande protagonista della politica mugellana, l’unico sindaco di centro destra della provincia di Firenze, Claudio Scarpelli. A sorpresa è arrivato anche l’attore Maurizio Ferrini che al termine della serata ha improvvisato uno spassoso sketch sui risulti elettorali in Toscana.

Grande soddisfazione quindi per i numerosissimi partecipanti e per i dirigenti provinciali e mugellani di Forza Italia, per lo straordinario successo della convention dal titolo significativo “Il centro destra unito vince ”. A far gli onori di casa, Rodolfo Ridolfi il leader di “Azzurri ’94 con Silvio Berlusconi”. Mauro Ridolfi capogruppo F.I. nell’unione dei Comuni del Mugello nel suo intervento ha ribadito il Progetto a guida azzurra per il ritorno del centro destra allargato alle realtà civiche al governo del Comune di Marradi nel 2018. Silva Gurioli, vice coordinatore provinciale e responsabile del Mugello ha sottolineato nel suo intervento come: “ Oggi più che mai va continuata la grande rivoluzione liberale iniziata nel 1994 e come gli incontri di Marradi siano stati sempre un laboratorio per i berlusconiani della Romagna e della Toscana, volto a costruire politiche che, oggi come non mai, soprattutto in Toscana, sono in grado di realizzare una autentica alternativa di governo locale e regionale al Pd ed alla sinistra.” Quella di Marradi è stata come sempre la più rilevante manifestazione di Forza Italia in Provincia di Firenze e nel Mugello, con dirigenti eletti e militanti azzurri della Toscana e dell’Emilia- Romagna. Momenti centrali della manifestazione gli interventi telefonici del presidente del gruppo parlamentare azzurro on. Renato Brunetta, che, più volte interrotto dagli applausi, ha detto fra l’altro: “Il centrodestra esiste dal 1994, da quando l’ha costruito genialmente il presidente Silvio Berlusconi, con Forza Italia, con la Lega Nord di Bossi e la destra democratica. Veniamo da 23 anni di successi, nel corso dei quali il centrodestra ha sempre vinto, o quasi, e quando ha perso è stato perché non era così unito”. “Il centrodestra unito – ha sottolineato- ha una storia di governo in Veneto, in Lombardia, un pezzo di storia nel Piemonte, adesso governa anche la Liguria, e centinaia di amministrazioni locali. Ha governato in Italia dieci anni sui venti della Seconda Repubblica. Questa è la nostra storia. Storia di cui dobbiamo andare fieri e da cui dobbiamo attingere per il futuro. Perché come allora anche oggi, il centrodestra unito è in grande salute, forte, attivo e soprattutto determinato e pronto a tornare al governo del Paese. Forza Italia è il primo partito della coalizione, come dimostrano tutti gli ultimi sondaggi, ma non lo è solo per le percentuali, lo è per la sua storia, per il suo radicamento e diffusione sul territorio, lo è per come incarna i bisogni degli italiani. “E’ quindi nostro preciso dovere – ha proseguito- riunire tutte le anime del centrodestra, sederci intorno ad un tavolo e limare il programma. Siamo uniti, tutto il resto sono fandonie, siamo un quadrifoglio con quattro petali fondamentali e complementari: Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e il civismo dei territori. “Noi siamo pronti, i nostri motori sono accessi, stiamo per intraprendere lo sprint finale, quello che ci porterà di nuovo a governare l’Italia, a rimediare a tutti i guai che quattro governi abusivi, quattro governi non scelti dagli italiani hanno fatto negli ultimi anni”, ha concluso Brunetta“.

E’ stata quella di Marradi un’occasione alla quale hanno voluto essere presenti e dare un contributo molti eletti e dirigenti azzurri dell’Emilia-Romagna e della Toscana fra i quali Paolo Giovannini, il coordinatore provinciale di Firenze e Maurizio D’Ettore coordinatore di Arezzo e soprattutto Stefano Mugnai capogruppo in Consiglio Regionale e coordinatore azzurro della Toscana, che nelle conclusioni ha detto fra l’altro: La stragrande maggioranza dei neo sindaci di centrodestra toscani è direttamente o indirettamente espressione di Forza Italia. L’onda lunga del centrodestra in Toscana con FI protagonista, iniziata con la vittoria di Arezzo nel 2015 e proseguita con la vittoria a Grosseto nel 2016 e a Pistoia nel 2017 accompagnata da tante altre vittorie, continua e si rafforza. Il Pd arretra ad ogni tornata elettorale e il centrodestra e Forza Italia continuano a crescere. Sono risultati storici per la Toscana e siamo orgogliosi di aver contribuito a realizzarli. Adesso l’attenzione si concentra sulle politiche del 2018 e sulle amministrative, dove abbiamo il dovere di arricchire, un risultato già importante con nuovi successi: al Comune di Siena ed in provincia di Firenze al Comune di Marradi. Sono queste le grandi sfide e gli impegni che ci attendono dopo la pausa estivatorta

Canè, Giani e Ridolfi scrivono un’ importante pagina su Celestino Bianchi in occasione del Bicentenario

martedì 11 luglio

R.Ridolfi-M.Ridolfi-E.Giani

R.Ridolfi-M.Ridolfi-E.Giani

Non ha tradito le attese l’evento voluto dal “Club Celestino Bianchi” lunedì 10 luglio in occasione del duecentesimo anniversario della nascita di Celestino Bianchi. Dopo l’introduzione di Mauro Ridolfi presidente del Club e del sindaco Tommaso Triberti che ha portato il saluto e l’apprezzamento dell’Amministrazione Comunale all’iniziativa, è stato il momento di Rodolfo Ridolfi che ha ripercorso gli impegni di Marradi nel tenere vivo il ricordo del grande patriota: “ Vorrei ricordare – ha detto Ridolfi-La manifestazione tenuta nel teatro degli Animosi il 25 luglio 1909 in seguito ad apposita delibera del Consiglio Comunale che approvava il testo dell’epigrafe realizzata dal Prof. Guido Mazzoni, in occasione della posa della lapide nella casa natale del Bianchi. Scrive Baldesi sindaco di Marradi in quel tempo”...ebbe luogo nel Teatro degli Animosi la commemorazione del grande patriota tenuta da Valentino Soldani…Il teatro era gremito di persone, di bandiere, di fiori. I palchi rigurgitavano di signore, nel palcoscenico, in mezzo ad un trofeo, troneggiava il busto di Celestino Bianchi dello scultore Sodini, il teatro presentava un colpo d’occhio imponente, solenne”. Nel 1944 la guerra insieme all’Inferno, via Celestino Bianchi, aveva anche cancellato quella lapide. Fu così che divenuto sindaco nel 1988 una delle primissime iniziative che volli fu appunto la lapide di piazzale Celestino Bianchi per la quale ritrovai una proposta di Giovanni Campana “ A Celestino Bianchi storico e letterato insigne, caldo patriota, politico eminente, qui dove ebbe i natali il 10 luglio 1817 Il municipio di Marradi ad onorare la memoria dell’illustre concittadino questo ricordo pose. 3 Dicembre 1988”.

Leggendo la storia e le biografie dei grandi marradesi Angelo Fabbroni 1732-1803 e Celestino Bianchi 1817-1885 possiamo ricavarne alcune fondate considerazioni ambedue hanno saputo equilibrare spirito innovativo e conservazione dei valori tradizionali. Fabroni in larghi tratti della sua cultura e delle sue posizioni si caratterizza sia rispetto a certo cattolicesimo “moderno”, cui pure appartenne, sia rispetto ai tipici connotati illuministici, che accettò in molti aspetti senza mai aderire del tutto al loro spirito di fondo. Basti pensare che fu sostenitore di posizioni di rigorismo etico di ispirazione giansenistica, in contrapposizione cauta, ma netta, con quelle gesuitiche. Celestino Bianchi che nasce 14 anni dopo la morte del Fabroni fu liberale cristiano molto legato ai valori della famiglia era filopiemontese e cavouriano si opponeva al Granduca ma anche al progetto mazziniano. Ambedue (Fabroni e Bianchi) sono stati grandi protagonisti della politica Toscana Celestino Bianchi anche di quella Italiana e unitaria.”

Nella sua lezione magistrale Gabriele Canè, che per ben due volte ha diretto “La Nazione” giornale del quale oggi è editorialista, in una disamina delle qualità del giornalista e direttore suo predecessore Celestino Bianchi né ha sottolineato la grande capacità di innovare e inventare.

Bianchi infatti, collaboratore de “La Nazione” dal 1860, a partire dal 1871 ne divenne direttore fino al 1885 anno della sua morte. Quando divenne direttore de “La Nazione” aveva i capelli ed i baffi bianchi ed un pizzo tipicamente risorgimentale e portava dei piccoli occhiali sopra il naso. La prima volta che divenni direttore ero molto giovane e pensavo di avere inventato e innovato molto in realtà riscoprendo Celestino Bianchi mi sono accorto come agli anni della sua direzione risalisse il primato de ”La Nazione” a Firenze che vantava fra i suoi collaboratori De Amicis, che Bianchi aveva strappato all’esercito per farne un inviato speciale, Collodi e successivamente Yorick suo amico fin da quando Bianchi, era direttore dello Spettatore. Sotto la direzione di Bianchi la Nazione passò da tremila a 10 mila copie. Tante tantissime in una città di 150.000 abitanti con un tasso di analfabetismo molto elevato. Fu l’ideatore di rubriche di successo, come quella della moda femminile. Affrontò grandi temi come lo sfruttamento del lavoro minorile e fecero la comparsa anche le prime cronache di sport Pugilato, ippica, ginnastica ed infine le prime sfide in bicicletta. Anche il listino della Borsa e l’economia compaiono nella quarta pagina della Nazione del tempo. Bianchi scoprì un nuovo tipo di lettore: la donna e nei giorni del referendum per l’annessione al Piemonte, La Nazione ospitò un dibattito sul voto alle donne.

Gabriele Canè ha poi lanciato la proposta che la Nazione si faccia promotrice nella redazione di Firenze di un confronto e di un approfondimento traendo spunto dall’evento marradese.

Eugenio Giani Presidente del Consiglio Regionale della Toscana nel suo prezioso e dotto intervento ha sottolineato come Bianchi nato a Marradi il 10 luglio 1817 compiuti i primi a sedici anni si trasferì a Firenze per proseguire gli studi presso gli scolopi, come il suo primo impiego fu quello di insegnante presso l’Istituto femminile della SS. Annunziata di Firenze. Come nel 1850, in seguito al ritorno del Granduca Bianchi fu rimosso dal suo incarico di insegnante. Legato ai moderati filo-piemontesi, il Bianchi promuoveva tuttavia una linea politica che salvaguardasse l’autonomia della Toscana. Costituitosi nel 1859 in Toscana, in seguito alla fuga del granduca, un governo provvisorio sotto la guida del Ricasoli, il Bianchi ne fu nominato segretario. La notte del 26 aprile in casa del fornaio Dolfi, esponente storico dell’ala si radunarono i capi del gruppo liberale nazionale e dei radicali alcuni del circolo Ricasoli e non pochi ufficiali dell’esercito, i quali stabilirono per il giorno dopo una grande dimostrazione; ne fecero stendere da Celestino Bianchi il manifesto: “Toscani ! L’ora è suonata: la guerra dell’Indipendenza d’Italia già si combatte. Voi siete italiani; non potete mancare a queste battaglie; e italiani siete anche voi, prodi soldati dell’Esercito Toscano; e vi aspetta l’esercito italiano sui campi di Lombardia. Gli ostacoli che impediscono l’adempimento dei vostri doveri verso la Patria devono essere eliminati: siate con noi e questi ostacoli spariranno come la nebbia. Fratellanza della Milizia con il popolo. Viva l’Italia, Guerra all’Austria ! Viva Vittorio Emanuele Generale in capo dell’Armata Italiana.

Celestino Bianchi- ha continuato Giani-, prima deputato all’Assemblea dei Rappresentanti della Toscana, ed in seguito fu eletto deputato alla Camera dal 1860 al 1880 per sette legislature. Ricoprì la carica di Segretario generale del Ministero dell’Interno durante i due ministeri Ricasoli del 1860-61 e 1866-67. Al Bianchi si devono anche numerose opere storiche e volumi a carattere patriottico Tutta la sua opera fu protesa verso l’unificazione dell’Italia sotto la Casa Savoia e non alla Confederazione come volevano i francesi di Napoleone terzo In particolare il suo opuscolo “Toscana e Austria” (1858) ebbe un’importanza decisiva contro il Governo granducale. A tal proposito Giani ha ricordato come la Granduchessa nell’imminenza della sua pubblicazione ne avesse chiesto la censura. Giani ha ringraziato i promotori dell’iniziativa sottolineando come sarebbe stato opportuno che anche Firenze e Roma si fossero adoperati per rendere omaggio e dare giusto rilievo ad un grande uomo del risorgimento che rimasto spesso nell’ombra è stato così decisivo per L’Unità d’Italia. Quando c’era bisogno di operatività Bettino Ricasoli e gli altri oppositori si rivolgevano a Lui. Il suo ruolo è stato superiore a quello che appare ed è giusto che venga ricollocato nella giusta dimensione storica. In tal senso mi impegno perché Firenze e la Regione, ma anche Roma, segua l’esempio di questa vostra puntuale lodevole iniziativa.

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