La Nuova Fiera dei Santi e “l’acqua all’insù” in una nota di Forza Italia

img_20170820_105925lunedì 6 novembre

Da Forza Italia Marradi riceviamo e pubblichiamo:

Da Matulli a Triberti quei maghi che insieme ad Hera  mandano l’acqua all’insù.

 Marradi Paese dell’acqua e delle fonti era così fino a quando Matulli, Triberti e la sinistra non hanno regalato l’acqua ed il Consorzio dell’acquedotto ai compagni di Hera che come era facile prevedere ne combinano proprio di tutte se poi capita un periodo di siccità non trovano di meglio che portare con autocisterne l’acqua da Santarcangelo di Romagna  (così si dice) acqua che travasano dalle autocisterne a dei contenitori collocati su PiK Up per travasarli nuovamente nel serbatoio comunale.

Questa geniale operazione ed altre che costringono senz’acqua le famiglie della zona di Camosciano tre giorni la settimana da diverso tempo non è stata segnalata ai cittadini dall’Ufficio Stampa del Sindaco troppo impegnato a raccontarci, magnificandoli, i normali interventi di manutenzione come la recente asfaltatura  di qualche centinaia di metri di strada, fra l’altro effettuata dall’ex Provincia di Firenze.

Ecco la Nuova fiera dei Santi voluta dal Comune e ignorata da tutti

Ecco la Nuova fiera dei Santi voluta dal Comune e ignorata da tutti

In compenso il Comune ha promosso e organizzato la nuova fiera dei Santi  che visti i risultati da la cifra del distacco che esiste fra sindaco e giunta ed esigenze dei cittadini e dei commercianti che hanno totalmente ignorato l’iniziativa un vero e proprio fallimento come le foto certificano. A pochi mesi dalle elezioni visto che il Sindaco ed i suoi dopo cinque anni evidentemente non sono pronti è bene cominciare a pensare di cambiare  il timone ed il governo del Comune prima che sia troppo tardi e che il renzismo rimosso in tutt’Italia e abbandonato dal  popolo come le elezioni siciliane hanno certificato continui a provocare i suoi danni proprio e solo da noi.

Mauro Ridolfi

Coordinatore Comunale di Forza Italia Capogruppo nell’Unione dei Comuni del Mugello-AltoMugello

Per un giorno il Canal du Midì si gemella con la Laguna di Venezia via Marradi

venezia-silva-2domenica 22 ottobre

Come accade ogni anno dal 1991 in occasione della sagra delle castagne di Marradi la città di Castelnaudary partecipa all’ evento con una folta delegazione con la presenza di uno stand di prodotti tipici e quest’anno anche con la Banda Musicale della città francese. Quest’anno  il Sindaco Patrick Maugard, la consigliera regionale Helene Giral e gli assessori Philippe Guirand e Nicole Chatala hanno potuto visitare, sabato 21 ottobre,  ospiti dell’assessore veneziano Michele Zuin,  il Palazzo Ducale di Venezia in compagnia di Paolo Bassetti, Silva Gurioli e Rodolfo Ridolfi.venezia-2-buona

 

palma_il_giovane_allegoria_della_vittoria_sulla_lega_di_cambrai_1590_cabattaglia_lepantoveneziaDurante la visita gli ospiti transalpini affascinati dalle opere del Tiepolo e del Tintoretto hanno particolarmente ammirato in una delle più belle sale del palazzo Ducale di Venezia, la sala del Collegio, dove il Doge riceveva ambasciatori e dignitari stranieri, uno dei dipinti più belli di Paolo Veronese  l’allegoria della Battaglia di Lepanto e nella sala del Senato  l’Allegoria della vittoria sulla Lega di Cambrai, importante opera di Palma il Giovane realizzata attorno all’anno 1590 e volta a celebrare la guerra tra Venezia e le altre potenze europee, coalizzatelesi contro di lei mediante la Lega di Cambrai.

 

San Pio V e Benedetto XVI da Lepanto a Ratisbona

is-1isgiovedì 5 ottobre

I musulmani estremisti odiano e combattono i cristiani in una guerra totale e senza quartiere contro l’Occidente. Il 2017, non ancora concluso, è stato ancora un anno di una escalation senza uguali della guerra senza confini e senza tregua dell’Islam alla nostra civiltà e verrà annoverato come l’anno dell’attacco al cuore dell’Europa. Di fronte alle violenze perpetrate dallo Stato islamico si fanno ancora più attuali le due domande poste dal Papa emerito nel 2006 al mondo islamico. Ratzinger ha indagato con colta precisione due domande chiave, rispondendo alle quali si potrebbe influenzare profondamente la guerra civile che infuria all’interno dell’islam». La prima domanda riguardava la libertà religiosa: «Possono i musulmani trovare, all’interno delle loro risorse intellettuali e spirituali, argomenti islamici a favore della tolleranza religiosa (inclusa la tolleranza verso coloro che si convertono ad altre fedi)?». La seconda domanda riguardava la struttura delle società islamiche: «Possono i musulmani trovare, sempre all’interno delle loro risorse intellettuali e spirituali, argomenti islamici per distinguere tra autorità religiosa e politica in uno Stato giusto?». Per papa Benedetto XVI il «dialogo inter-religioso tra cattolici e musulmani dovrebbe concentrarsi su questi due temi». Da questo punto di vista, la Chiesa cattolica ha molto da insegnare, visto che è riuscita a separare potere temporale e spirituale «giocando un ruolo chiave nella società civile, ma non direttamente nella governance, senza arrendersi alla filosofia politica secolare».Un simile processo «è possibile nell’islam? Questa era la Grande Domanda posta da Benedetto XVI nel discorso di Ratisbona. Ed è una tragedia di proporzioni storiche che la domanda non sia stata compresa, prima, e ignorata poi». Ora che l’attualità di Ratisbona è davanti agli occhi di tutti, e che Benedetto XVI l’ha rilanciata a Pasqua di quest’anno: parlandone come di «una questione essenziale per il futuro del nostro Continente». E spiegando: «Il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici, conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno. Questi radicalismi esigono urgentemente che noi sviluppiamo una concezione convincente dello Stato, che sostenga il confronto con queste sfide e possa superarle». I leader cristiani devono preparare la strada» per il dialogo sul futuro dell’islam come improntato dal Papa emerito «chiamando per nome in modo esplicito le patologie dell’islamismo e del jihadismo; ponendo fine a scuse anacronistiche per il colonialismo del XX secolo; e affermando pubblicamente che, quando bisogna affrontare fanatici malvagi come quelli responsabili per il regno di terrore instaurato non solo in Siria e Iraq ma in Europa e nel mondo occidentale, la forza militare, dispiegata in modo preciso da chi ha la volontà e i mezzi per difendere gli innocenti, è moralmente giustificata come lo fu per il padre domenicano Ghislieri, Papa  San Pio V, la battaglia di Lepanto.

All’alba del 7 ottobre 1571, infatti, esattamente quattrocentoquarantasei anni fa, aveva inizio, nelle acque di Lepanto, porto della costa ionica, situato di fronte al Peloponneso e non distante da Corfù, una delle più grandi battaglie navali della storia, frutto glorioso degli sforzi della Cristianità. Ci sembra importante ricordarne l’anniversario, e ricordarlo nel modo più serio in questi anni in cui si è riaffermata prepotente e ad oggi incontenibile l’aggressione violenta e terroristica del fondamentalismo islamico. Lepanto fu una grande vittorie dell’Occidente, una vittoria della Cristianità. Una vittoria contro un mondo di volta in volta arabo,musulmano, islamico ferocemente aggressivo. Un mondo però che ogni volta, e proprio nel cuore dell’Europa, si è infranto contro il valore degli Europei, decisi a non cedere la propria terra le proprie radici, a non lasciare annientare la propria cultura e civiltà fino all’estremo sacrificio. Un’epoca nella quale la Cristianità non confondeva ancora la carità, con una solidarietà che ne è oggi la caricatura: spesso alibi per chi è disposto a sacrificare la propria civiltà per un egoistico bisogno di apparir buono a sé stesso, che in realtà nasconde un infinito opportunismo di affari sulla pelle dei disperati. A Lepanto e poi a Vienna, l’Europa difendeva il suo modello di civiltà. Sì, ma difendeva anche, le sue chiese e le sue istituzioni. Oggi di fronte all’aggressione del fondamentalismo islamico, la nuova flotta islamica, gran parte dell’occidente sembra aver perso ogni riferimento all’orgoglio di appartenere ad un mondo libero. l’Islam, oggi come oggi, è forte perché ha più valori di noi.
La guerra era stata dichiarata a Venezia dai Turchi all’inizio dell’anno precedente: ma all’intimazione di abbandonare Cipro, la Serenissima aveva risposto con un netto rifiuto. La resistenza veneziana, sotto il comando di Nicolò Dandolo, fu tenace, ma non fu possibile evitare lo sbarco e, nonostante le fortificazioni di Nicosia, ancora oggi visibili, fossero appena state innalzate, e la lunga ed eroica difesa, la città fu presa il 9 settembre 1570. Le navi cristiane si riunirono a Messina. Erano 208 galere, vale a dire vascelli a remi e a vela armati con artiglieria pesante sulla piattaforma anteriore e leggera sui fianchi. Il grosso della flotta era costituito dalla squadra veneziana: 105 vascelli; quindi la squadra di Filippo II Re di Spagna, comandata da Gian Andrea Doria, con 81 navi di cui 14 spagnole; la squadra pontificia schierava 12 navi. Tre navi erano genovesi, tre dei Cavalieri di Malta e tre addirittura del Ducato di Savoia. Comandante generale era Don Giovanni d’Austria, fratello del Re di Spagna. Anche ai tempi di Lepanto, anno 1571, la pace era un sentimento condiviso da tutti, Però nessuno era pacifista. Ovvero l’umanità aspirava alla pace essendo consapevole che in certi casi la guerra non solo risulta ineluttabile, ma spesso necessaria, auspicabile addirittura. Allora, poi, nessuno che appartenesse al mondo occidentale cristiano avrebbe parteggiato per un Alì Muedhdhin Zadeh Pascia, l’ammiraglio della flotta ottomana o per un Mehmed Alì che guidò la presa di Otranto o per il Feroce Saladino. Affinché Don Giovanni D’Austria, Marcantonio Colonna, Gian Andrea Doria cogliessero la vittoria si pregava nelle case e nelle chiese. Non c’era chi manifestasse contro di loro nelle piazze, chi giudicasse quella guerra ingiusta, chi invocasse il dialogo con gli ottomani. Perché gli ottomani, gli islamici, erano il nemico. Nemico individuale e nemico di una civiltà, di una cultura, di una fede che era la civiltà, la cultura e la fede dell’Occidente. Nemico aggressivo, che non aveva il bisogno d’esser provocato per manifestare la sua inimicizia. Tutto ciò che non è Islam -«Dar al Islam»- è per l’Islam e per gli islamici «Dar al Harb», luogo della guerra. Se l’Occidente non avesse coltivato la «virtude» di opporsi loro anche con le armi, soprattutto con le armi, probabilmente San Pietro sarebbe una moschea e il campanile di San Marco un minareto da dove il muezzin esorta a pregare Allah. Lepanto si limitò a far tirare il fiato alla cristianità e a momentaneamente ripulire il Mediterraneo dagli sciami di vascelli islamici che lo infestavano. Ma a Kalhenberg, nei pressi di Vienna, poco più di un secolo dopo l’Occidente arrestò e per sempre la travolgente corsa in avanti dell’Islam. Se i viennesi non avessero retto all’assedio, se Innocenzo XI avesse predicato la pace invece di promuovere la coalizione cristiana, se il 2 settembre del 1683 i 65mila del polacco Giovanni Sobieski non avessero travolto i 200 mila ottomani di Kara Mustafà, Vienna sarebbe caduta e con Vienna, la nostra civiltà perché nulla avrebbe più potuto fermare la progressiva islamizzazione del continente. Dovremmo oggi dopo le Torri gemelle, Madrid e Londra, l’Iraq e l’Afganistan, la Siria e Bengasi Parigi, Bruxel, Nizza, Berlino e Barcellona e poi quel 26 luglio 2016 quando all’interno della chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, presso Rouen in Normandia  i  terroristi islamici hanno sgozzato  Padre Jacques Hamel di 86 anni   mentre celebrava la Santa Messa il primo prete sgozzato in nome di Allah in terra europea dopo secoli e secoli, le ricorrenti stragi di donne, bambini e preti cristiani, rammaricarci che per impedire tutto ciò si sia combattuta una guerra? C’è forse qualcuno che ritiene che Papa Odescalchi invece di incrociare le armi avrebbe dovuto dialogare con Maometto V? O «aprire» un tavolo? Sobieski o Eugenio di Savoia avrebbero dovuto guidare una missione umanitaria piuttosto che attaccare gli assedianti? Magari attenendosi pedantemente alle «regole di ingaggio», oggi tanto di moda? Ma soprattutto, crediamo che il dialogo, i tavoli, la predicazione della pace, le missioni umanitarie avrebbero fermato la spinta espansionista dell’Islam, la sua guerra non a caso definita «santa»? Dopo la vittoria di Lepanto, avvenuta proprio nella prima domenica di ottobre (7 ottobre 1571) che già da tempo costituiva il giorno di raduno e di preghiera delle confraternite del Rosario, san Pio V che, dicono le cronache, era già sicuro della vittoria prima ancora di averne ricevuto notizia, decretò che ogni prima domenica di ottobre si sarebbe dovuta commemorare con rito semplice Nostra Signora della Vittoria. Attualmente il 7 ottobre si celebra una memoria semplice intitolata alla Beata Maria Vergine del Rosario. Nelle litanie lauretane Maria è invocata come «Auxilium christianorum» a partire dalla vittoria di Lepanto. Certamente, la vittoria era stata ottenuta grazie a “la intelligentissima prudentia de i nostri generali, la bravura e destrezza de i capitani in mandare ad effetto, il valore de’ gentiluomini e soldati nell’essequire”. Ma, più ancora, a ben altre forze, secondo la bella espressione del senato veneto: “Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit”, “non il valore, non le armi, non i condottieri ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori”. Del resto, la vittoria di Lepanto era avvenuta nel giorno in cui le confraternite del Rosario facevano tradizionalmente particolari devozioni.

Rodolfo Ridolfi direttore responsabile

Conclusa con la Cerimonia di premiazione a Borgo San Lorenzo la IV^ Edizione del Premio “Dino Campana” “La Poesia ci salverà” .

campana3lunedì 25 settembre

E’ Giulia Berti,  la vincitrice della edizione 2017 del Premio Dino Campana on line “La Poesia ci salverà”.  La cerimonia di premiazione si è svolta nella sala del “Camino Grande” di Villa Pecori Giraldi gremita di pubblico. A consegnare i premi con il Presidente della Giuria Rodolfo Ridolfi e i prestigiosi giurati l’assessore alla cultura del Comune di Borgo San Lorenzo Cristina Becchi, il consigliere provinciale di Ravenna Oriano Casadio e Silva Gurioli l’ideatrice del Premio. Giulia Berti, con la sua opera “Girasoli”, si aggiudica il prestigioso premio on line Marradi Free-News, l’Accademia degli Incamminati di Modigliana, L’Accademia il Fauno di Firenze, il Centro studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi.

Siamo orgogliosi di tenere  a Borgo San Lorenzo un premio così significativo  – ha detto Ridolfi– Borgo San Lorenzo, capoluogo dell’unione dei comuni del Mugello e dell’Alto Mugello comprende molti luoghi campaniani: Marradi, Campigno, La villa “La Topaia” di Panicaglia Casetta di Tiara, Palazzuolo Sul Senio, il Barco e Rifredo Firenzuola     e oggi diventa con il premio capofila della poesia. Il premio si snoda su tre grandi direttrici campaniane “Conosco una musica dolce…” “Nel paesaggio collocavo dei ricordi “ “la partenza e il ritorno”.  “La poesia ci salverà è un titolo quanto mai appropriato – ha aggiunto l’assessore Cristina Becchi – perché la poesia è una delle forme di espressione più alte; una forma che tuttavia non rimane confinata tra gli addetti ai lavori ma che riesce ancora ad interessare e coinvolgere anche i giovani  come l’iniziativa odierna dimostra. Questo è ancora più importante in un territorio come il nostro, che della cultura ha fatto uno strumento di identità.

campana2Seconda classificata Elisabetta Zambon “ Richiamo” e terza Paola Carmignani “Inesorabilmente”.

Tutti i giurati: M.Scalini, M.Guerra. F.Balucani, P.Gurioli, R. Monopoli, L.Lilli, G.Botti e M.Gentili sono intervenuti,  come pure le prime tre classificate. Momenti particolarmente suggestivi sono stati quelli della lettura dei testi delle poesie affidati a Mirna Gentilini, Monica Guerra e Riccardo Monopoli e soprattutto “la musica della parola” che il poeta Pier Luigi Berdondini ha regalato ai presenti con  “ La Speranza” di Dino Campana e la sua lirica Babelè.

Giulia Berti con l’opera “Girasoli” vince il “Campana on line” 2017. Con la Giuria ci sarà anche Pier Luigi Berdondini.

 

 

ospite d'onore il poeta Pier Luigi Berdondini

ospite d’onore il poeta Pier Luigi Berdondini

lunedì 18 settembre

Si svolgerà a Borgo San Lorenzo, il 23 settembre prossimo la cerimonia di Premiazione dell’edizione 2017 del Concorso Nazionale ispirato a “Dino Campana” dal titolo “La Poesia ci salverà…”

E’ Giulia Berti con l’opera “Girasoli” la vincitrice del premio per il 2017.

La giovanissima mugellana di San Piero a Sieve, nata a Borgo San Lorenzo,  già vincitrice di numerosi premi, che aveva  grandemente impressionato nell’edizione 2016, aggiudicandosi il secondo posto con l’opera “Breve Vita Lungarno”, ha ottenuto il punteggio più alto nelle valutazioni della giuria. Seconda classificata Elisabetta Zambon di Brisighella (Ra) con la sua lirica “Richiamo” e terza un’altra poetessa Paola Carmignani di Altopascio (Lu) con “Inesorabilmente”.. Ottime le liriche che conquistano la menzione ed il diploma che sono nell’ordine: Claudio Mecenero, “Io so di lei, che stava”, Ubaldo Bitossi “D’estate”, G.Battista Zambelli “Chimera”, Claudia Ciardi “Incupisce la sera” Lucio Gibin “Profumo di foglie”, Anna Cuomo “La tua voce”, Paola Tassinari “Sono le cinque”, Monica Galvagni “Davanti al tuo viso”, Andrea Tarabusi “L’invito di un gelso”, Guendalina Brizzolari “Il Cielo”. A consegnare i premi  insieme ai giurati: Rodolfo Ridolfi presidente (Direttore Responsabile di Marradi Free News); Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Lamberto Lilli (Presidente Accademia Il Fauno), Pape Gurioli (Pianista e compositore) Monica Guerra (poetessa #Poetry), Barbara Betti (Direttore di Opera-In-Stabile) Federica Balucani (Soprano), Gianna Botti (Scrittrice),  Maurizio Ferrini (Attore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista) e Massimo Scalini (Psichiatra), ci saranno rappresentanti delle istituzioni fra i quali l’Assessore alla Cultura del Comune di Borgo San Lorenzo Cristina Becchi ed il Poeta Pier Luigi Berdondini. Nel 2014 il premio se lo era aggiudicato Michele Toriaco, nel 2015 Elena Faralli e nel 2016 G.Battista Zambelli.

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