L’anniversario della morte del grande “Maestro di Marradi” Francesco Galeotti

martedì 22 febbraio

Nell’area di Sant’Adriano, antica Scola, a poche centinaia di metri dalla “fabbrica dei marroni” diventata tristemente famosa in questi mesi per la più grande crisi occupazionale che abbia mai colpito colpito Marradi, a Casa Cappello, si erge, sopravvissuta alla distruzione del Castello, l’antica torre di Benclaro dove morì Maghinardo Pagano da Susinana nel 1302. Quell’antica torre di casa Cappello è uno dei temi più ricorrenti, insieme alle variopinte faraone ed ai girasoli, della straordinaria emozioni di colori che il grande pittore della Romagna-Toscana, Francesco Galeotti che a casa Capello ha trascorso molta parte della sua vita ci ha lasciato impressa sulle sue inconfondibili tele. In occasione dell’undicesimo anniversario della sua morte, 22 febbraio 2011, lo ricordiamo come Associazione Culturali “Opera In-Stabile” e Associazione “Il Maestro di Marradi”, che istituì, fin dal 2008, una personale sezione amici di Francesco Galeotti che realizzò, in occasione del suo novantesimo nel 2010, il libro monografico Francesco Galeotti: novant’anni di vita a colori e collaborò con l’Amministrazione Comunale e la moglie Maria, nel 2012, alla realizzazione della sala espositiva permanente di alcune sue opere ed al premio pittorico dedicato ai giovanissimi delle scuole medie. Francesco era nato il 25 maggio 1920 e se il Maestro di Marradi, ha colorato di porpore e di ori il nostro artistico passato, Francesco Galeotti occupa con grandi meriti un posto di rilievo per le sue meravigliose tele ricche di inconfondibili colori. Contadino, iniziò a dipingere fra le soste delle sue fatiche nel 1952. La sua predisposizione naturale lo avvicinarono al grande pittore macchiaiolo Eduardo Gordigiani durante i soggiorni a Popolano del maestro toscano. Ma la vera esplosione fantastica di Galeotti lo portò ad allontanarsi ben presto come sostenne, Anatole Jakovsky, dal lato aneddotico delle cose rappresentate, a tal punto che la forma e gli elementi che popolano le sue tavole acquistano una vita pressoché indipendente.
In questa ricorrenza mi piace riproporre infine quanto affermai e scrissi nel giugno del 1993 presentando la presenza di Francesco Galeotti a Firenze alla grande rassegna europea sui primitivi del XX secolo, da Rousseau il Doganiere a Ligabue: “….A Francesco Galeotti è affidato l’emblematico compito di rappresentare la Toscana con la sua opera Festa al girasole di faraone (1989). E’ un grande riconoscimento per la Marradi culturale che aggiunge un’ulteriore motivazione al suo buon diritto di continuare ad essere la Capitale culturale della Romagna-Toscana”. Galeotti ha travalicato con la sua pittura i confini nazionali e si è imposto all’attenzione internazionale con la presenza delle sue opere nelle collezioni private e museali di Svizzera, Francia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti. Per questo ad oltre sessant’anni di distanza dalla personale dei suoi disegni alla Galleria Strozzina di Firenze non possiamo dimenticare questo originale e straordinario che la presenza dei colori e del tratto inconfondibile di Galeotti, lo hanno consacrato e consegnato definitivamente alla Storia della Pittura degli ultimi cento anni.
Francesco Galeotti è stato un originale interprete dei sogni, della sottile ironia, ma anche della magia delle ombre. La genialità di Galeotti è spesso inconsapevole ma non per questo meno pura e poetica, davanti ai suoi quadri spesso si respira la stessa tensione orfica propria della poesia di Dino Campana. In questo undicesimo anniversario della sua scomparsa, l’auspicio è che con ulteriori e specifici eventi, si faccia conoscere sempre di più il valore dello straordinario patrimonio artistico e culturale che Francesco Galeotti ci ha lasciato.
Rodolfo Ridolfi

Ortofrutticola Mugello, Stella e Ridolfi (FI): “Lasciare a Marradi macchinari per produrre marron glacés”

martedì 25 gennaio
“Italcanditi SpA prenda l’impegno di lasciare a Marradi i macchinari per la produzione di confezioni di Marron Glacés da destinare al mercato della produzione di alta qualità realizzato con prodotto fresco IGP di Marradi, attivando due linee specifiche “Marron Glacés di Marradi IGP” e “Marron Glacés italiani di alta qualità”. Nel caso di recepimento della proposta, il sindaco di Marradi inviti a partecipare ad un Consiglio comunale straordinario Italcanditi SpA e tutti gli attori istituzionali, per un formale e solenne impegno a rispettare quanto previsto nel piano aziendale”. È quanto chiedono il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Marco Stella e la consigliera comunale di Marradi, Raffaella Ridolfi, in vista del nuovo tavolo di crisi con proprietà, sindacati e istituzioni convocato per venerdì prossimo.
“Respingiamo al mittente – proseguono – la proposta di mantenere la produzione dei Marron Glacés solo per il 2022, ritenendola meramente dilatoria e inadeguata a dare prospettive e certezze ai lavoratori ed al futuro di Marradi. Nel caso di indisponibilità sostanziale di Italcanditi SpA a cambiare strategie nel mantenimento integrale della produttività dello stabilimento di Marradi, riteniamo indispensabile la richiesta formale, da parte della Regione Toscana, dell’apertura di un tavolo di crisi a livello nazionale, attivandosi con i Ministeri competenti”.

19 gennaio 22° anniversario della morte di Bettino Craxi

Hammamet la tomba di Bettino Craxi

lunedì 17 gennaio
Il ventiduesimo anniversario della morte di Bettino Craxi alla vigilia dell’elezione del Presidente della Repubblica di Rodolfo Ridolfi
mercoledì 19 gennaio ricorre il ventiduesimo anniversario della morte di Bettino Craxi uno degli statisti italiani più illuminati e lungimiranti del nostro secolo uno degli interpreti più autentici e coerenti dell’impegno per l’affermazione della modernizzazione del nostro paese, l’interprete più originale ed autorevole, negli ultimi cinquanta anni di vita politica italiana. Il ricordo di Craxi accade, quest’anno, alla vigilia dell’elezione del successore di Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica e fra i candidati a succedergli potrebbe essere il grande amico di Bettino Craxi: Silvio Berlusconi formalmente osteggiato dal Pd che lo ritiene un candidato divisivo. Il Pd dei catto comunisti che elesse Giorgio Napolitano nonostante Craxi avesse scritto su Napolitano: “L’on. Napolitano non poteva non avere un ruolo nel sistema di relazioni politiche tra il Pci, il potere sovietico ed i regimi comunisti dell’est, cui era connesso un sistema articolato di finanziamenti illegali di cui i comunisti italiani erano i primi, tra i partiti comunisti, ad avvantaggiarsene” ed ancora “…Per gli incarichi politici che ha rivestito, per le esperienze e le conoscenze che ha accumulato, e d’altro canto certamente non solo lui, non potrebbe senza dubbio non rendere su tutta la materia una preziosa testimonianza. Ricostruire in modo completo, chiaro ed onesto, i termini reali in cui si svolse la lotta politica in Italia e la lotta per il potere, è diventato sempre più necessario, specie di fronte a tante mistificazioni, a tante censure ed anche a tante ingiustizie”. Durante il processo Cusani, Bettino Craxi accusò l’allora Presidente della Camera Giorgio Napolitano di aver taciuto sul finanziamento illegale dell’Unione Sovietica verso il PCI. Negli anni ’90, il dossier Mitrokhin confermò che, solo nel periodo 1971-1977, il PCI ricevette dall’Unione Sovietica 22 milioni di dollari. “Napolitano è stato il Grandissimo Vecchio che ha esercitato il suo potere con spietata e disastrosa eleganza bolscevica. Ha sospeso la democrazia dal 2011, accettando i diktat tedeschi per il gusto di eliminare Berlusconi, visto come suo opposto antropologico, esistenziale, morale, geografico”. Si prestò a teorizzare l`intervento sovietico a Budapest perché così voleva Togliatti. Votò la radiazione dell`amico Massimo Caprara e degli altri del Manifesto, perché così esigeva il partito. Chiese scusa circa cinquanta anni dopo. Nel frattempo il Pci trasformandosi in Pds-Ds-Pd ha assistito al suo adeguamento progressivo pur rimanendo uguale. In fondo è la prova vivente che il Pd muta le forme esterne e lo stile, ma i catto comunisti, disposti anche a cambiare nome, non cambiano l`idea di se stessi come salvatori”. Così elessero il candidato più divisivo che avessero pur di garantire al Pd il dominio sull`Italia a tutti i costi”.
In questa occasione come non mai ci mancano le idee, il coraggio ed i propositi di Craxi statista e politico ci mancano perché sono oggi di grande attualità e animano un po’ tutte le forze politiche compresa una parte consistente di quelle che lo derisero, lo insultarono e si resero protagoniste, attraverso i metodi che oggi cominciano ad emergere in tutta la loro odiosa evidenza, del suo esilio dopo averlo ingiustamente indicato come l’unico “capro espiatorio” della corruzione politica in Italia.
Ventidue anni fa il 19 gennaio il leader del socialismo tricolore moriva ad Hammamet in Tunisia lasciando un vuoto incolmabile fra i riformisti italiani e chiudendo una importante pagina nella storia del riformismo autonomista, dopo Filippo Turati e Giuseppe Saragat. Tutti gli anni ripetiamo, inascoltati che le Regioni, ed i Comuni dovrebbero rendere adeguato omaggio, ad un grande italiano quale Bettino Craxi è stato contribuendo a ripristinare la verità storica sulla sua vicenda politica ed umana. A ventidue anni di distanza dalla scomparsa di Craxi, nonostante qualche volta i commenti della stampa accreditino l’accanimento e la persecuzione che ci fu nei suoi confronti come una anomalia della vita politica italiana degli ultimi cinquanta anni, le istituzioni preferiscono rimuovere con il silenzio la verità storica che si ripropone in maniera sistematica come abitudine della cultura giacobina dei poteri forti, dei comunisti e dei loro eredi: rappresentare l’avversario come un essere malvagio, corrotto ed ingiusto. Fu così per De Gasperi, Saragat, Fanfani e Cossiga. E’ stato ed è così, per Silvio Berlusconi. La speranza di questo giorno è che prima o poi l’Italia ufficiale (Parlamento e Governo) ed il nuovo Presidente della Repubblica vorranno finalmente ricordare il grande statista nei modi e nelle forme più appropriate.

Caro Marradi ti scrivo….. di Giuliana Parrini

Giuly

sabato 15 gennaio
Riceviamo da una nostra lettrice e molto volentieri pubblichiamo:
Caro Marradi ti scrivo…..
anche se questa è una lettera che non avrei voluto scrivere mai.
Ho letto ieri la notizia che la Fabbrica dei marroni, sta per essere chiusa, e il
dispiacere che ho provato è stato tanto.
Non sono nata a Marradi, ma i miei bisnonni, i miei nonni, i miei genitori, tutti
miei familiari sì, e in questo momento anch’io sono di Marradi.
Da quando sono nata, e ormai di tempo ne è passato, non c’è stato un anno
in cui non sia venuta tra i miei monti, a bearmi della loro bellezza
incontaminata, eppure tanto ricca di Storia.
Anche quest’anno, sono andata insieme a mio figlio, a raccogliere marroni in
un bellissimo castagneto, quei marroni che sono i migliori di tutti, i più dolci,
che riconoscerei tra cento altri, e che a pieno diritto sono arrivati a essere
conosciuti in tutto il mondo.
Per me, raccogliere quei marroni è stato un momento di ritorno alle origini,
per rinsaldare ancora più forte il legame che mi ha sempre tenuta unita a te,
Marradi, ma per la gente del posto vuol dire molto molto di più.
Oggi il mio pensiero va a quelle persone per le quali il frutto di quei magnifici
castagneti, che io amo tanto, sono lavoro, sostentamento, vita.
E’ difficile accettare che la Fabbrica dei marroni venga chiusa e che tante
persone perdano il loro lavoro.
E’ difficile pensare che un paese che è stato distrutto dai bombardamenti
della guerra, che ha dovuto vedere la meglio gioventù emigrare verso la
Svizzera, per poter avere ancora un futuro, che è stato abbandonato, come
tanti paesi dell’Appennino, a un destino di dimenticanza, debba ancora
passare questo momento così doloroso.
Penso a quelle donne e a quegli uomini che stanno tremando per il loro
futuro, penso ai loro figli e mi dico che se vivere in una società civile, dove
noi ci pregiamo di vivere, vuol dire questo, vuol dire buttare in mezzo a una
strada decine e decine di persone, senza che la coscienza non ne venga
scossa, allora forse sarebbe meglio ripensare la società e costruirla con valori
che servano al bene di tutti e non solo di pochi.
Ma Marradi, anche se è solo un paese, è MARRADI.
Il paese distrutto dai bombardamenti della guerra, è stato ricostruito, i giovani
emigrati in Svizzera sono tornati, i suoi abitanti si sono rimboccati le maniche
per reinventarsi, con tenacia, per costruire nuove idee, per alimentare
quella linfa vitale che scorre da sempre con le acque del Lamone.
Come ha sempre fatto, Marradi non si arrenderà, lotterà contro l’indifferenza
e l’ingiustizia di chi pensa di poter anche oggi dire impunemente “Mors tua
vita mea” incurante del Prossimo.
Giuly

Una parola muore
Una parola muore appena detta,
dice qualcuno.
Io dico che solo quel giorno
comincia a vivere

Emily Dickinson

Si AMO MARRADI ed il Centro Destra nella Città Metropolitana e nell’Unione dei Comuni per l’Ortofrutticola

Domenica 9 gennaio

Pubblichiamo l’intervento di Raffaella Ridolfi al Consiglio Comunale Straordinario di Marradi svoltosi davanti all’Ortofrutticola del Mugello alla Presenza del Presidente della Regione Eugenio Giani e delle maestranze della fabbrica dei Marroni. Fra gli intervenuti  il capogruppo del centro-destra Forza Italia della città metropolitana Paolo Gandola e quello del centro-destra nell’Unione dei Comuni Montani del Mugello-Alto Mugello Rodolfo Ridolfi 

Il motivo di questo consiglio comunale, in questa insolita sede, è tristemente notorio per la nostra comunità. Ho parlato volutamente di comunità e non delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Ortofrutticola del Mugello perchè è in dubbio che il peso maggiore di una scelta imprenditoriale è destinata a gravare per grande parte sulle loro spalle ma è pur vero che questa scelta imprenditoriale graverà su tutta la comunità marradese, e questo non è un sentire, un facile sentimentalismo collettivo, determinato dall’affetto per tanti amici che ci lavorano e ci hanno lavorato.  sono sbarcate in questo paese per mettere in piedi lo stabilimento davanti al quale siamo riuniti, per l’impegno di tanti profuso nel tempo, istituzioni, associazioni, singoli, per veder crescere e prosperare questo luogo di lavoro e portare il suo prodotto ed il nome di questo paese in tutto il mondo. Noi ci vogliamo attenere ad un mero conto del danno economico stimabile per tutti i residenti ed il tessuto produttivo di questa comunità. Il conto è semplice ahimè perché se le tante persone occupate in questo stabilimento non rimarranno a lavorare in questo luogo dovranno, in assenza di altre prospettive, cercare altrove, perché le risorse a disposizione di un centinaio di persone non ci saranno più e non verranno più spese soprattutto in questo comune, perché ci sarà come è inevitabile che sia una richiesta di aiuti sociali maggiorata ed un minore introito delle casse comunali, ricordiamo che sugli stipendi paghiamo una addizionale Irpef comunale ad esempio, pesiamo alle rette per la mensa o l’asilo nido, alla richiesta di reddito di cittadinanza, solo per fare degli esempi. Il problema della delocalizzazione dell’ortofrutticola del Mugello è quindi anche un mio problema ed in questa valutazione il fatto che io creda nella libertà del mercato non mi impedisce di valutare una scelta imprenditoriale come quella comunicata ai sindacati non condivisibile perché le scelte di maggior profitto di una proprietà industriale si traduce in un danno economico diffuso ad una intera comunità. Io credo nella libertà di mercato ma credo anche in quello che si chiama il welfare state ed in questa ottica credo anche opportuno che le risorse pubbliche vengano utilizzate per aiutare le imprese in difficoltà ed i lavoratori che subiscono un danno economico da dette difficoltà, ma non è questo il caso e rispetto alla legittima scelta, parlando in termini giuridici, della proprietà abbiamo una illegittima mortificazione ed il danneggiamento di una comunità, che meriterebbe se sposassimo altre logiche almeno un indennizzo. Non parliamo dei modi barbari e dei tempi inadeguati con i quali è stata fatta questa cosa che dimostra solo il cattivo gusto e la codardia di una classe imprenditoriale che sembra vivere sulla luna e non sul territorio italiano. Di una gravità inaudita è anche il fatto che la proprietà non ha mai interloquito direttamente con l’amministrazione comunale, dimostrando di appartenere ad una categoria di nuovi predoni economici. Non avendo mai interloquito con le istituzioni non possiamo avvallare nessuna scusa o giustificazione di una siffatta scelta riguardanti problemi strutturali del capannone anche perché se questi fossero stati così gravi da determinare una chiusura non si capisce come mai non ci sia mai stata in questo anno e poco più una richiesta alle istituzioni n caso di bisogno, per condividere strategie e difficoltà anche a seguito di mutate condizioni economiche. Sembra che più che imprenditori e finanza si sia davanti a dei giocatori di Risiko. In questo momento siamo chiamati ad un lavoro su diversi piani, la gestione del presente con il mantenimento del presidio da parte delle operaie ed operai, il mantenimento di un elevato interesse mediatico, i tavoli sindacali per primo quello regionale e nel caso questo non fosse sufficiente un tavolo nazionale. In questo ambito non possiamo non chiedere al Presidente della Regione qui presente di garantirci nel caso la proprietà non intendesse sedersi al tavolo regionale di attivare il tavolo nazionale indirizzandosi al Ministro delle attività produttive Giorgetti e/o al Ministro del lavoro Orlando perché solo questi due ministeri hanno la competenza ad intervenire. Abbiamo poi la necessità, il dovere di iniziare oggi a seminare il futuro e in questo ci si devono prendere delle responsabilità, in questo ambito abbiamo bisogno di grande competenza e concretezza. Su questo punto siamo in ritardo su questo punto è necessario passare dalla propaganda all’azione immediatamente sapendo che siamo già in ritardo. Quando si analizzano queste cose bisogna essere molto lucidi e guardare a trecentosessanta gradi tutte le responsabilità, le leggerezze, i facili entusiasmi, non tanto per le recriminazioni ma per non compiere in futuro gli stessi errori e chi oggi mette il dito nella piaga lo fa talvolta a ragione e talvolta a sproposito. Ho a lungo pensati di essere spesso in generosa rispetto al lavoro dell’amministrazione, è mia abitudine personale mettere sempre in discussione ciò che faccio, poi ho letto in una di queste notti le schede dell’Agenzia per le aree interne relativa al nostro paese e sono rimasta scioccata, penso che per il prossimo anno non vi è neppure la necessità per chi si presenterà alle elezioni di scrivere il programma perché lo trova già scritto nella scheda in questione. Per quanto mi riguarda però nella contingenza di questo spoglio economico a danno di una intera comunità non ritengo essere il momento di perdere prezioso tempo ed energie per accampare delle ragioni che in questo momento non sono utili a nessuno lo faremo poi a bocce ferme. Sono fermamente convinta e ci credo con tutta me stessa che in questa situazione non sufficiente dimostrare di far tutto ciò che è possibile per scongiurare questa chiusura, e l’averci provato con tutte le nostre forze non deve e non può essere una giustificazione sufficiente per metterci l’anima in pace, se qui si perde questo paese già agonizzante, a causa di mancanza di posti di lavoro ed una riduzione demografica significativa, morirà prima del previsto. Siamo chiamati tutti a trovare modi a mettere in campo azioni per uscire da questo pantano e non ci saranno livelli istituzionali superiori al nostro che potranno farci da scudo per le nostre responsabilità o che ci salveranno se questa comunità non decide che vuole, fortemente vuole proiettarsi nel futuro altrimenti noi stiamo qui facciamo cose, diciamo cose, incontriamo gente, passa il tempo ma alla fine diventiamo autoreferenziali e i bei progetti che tanto piacciono rimangono lettera morta o mini spot con la gittata di quindici giorni. Abbiamo però davanti a noi il campo inesplorato del futuro. Un campo che si semina oggi e che deve essere seminato diversamente perché questa vicenda mette a nudo la fragilità del nostro tessuto economico sociale che se fosse un tessuto economico florido e dinamico non ci vedrebbe qui a prodigarci in tanti per scongiurare un colpo ferale come questo e non deve essere di consolazione a nessuno il fatto che non siamo l’unico territorio in questa condizione perché se vogliamo, come qui è stato detto, essere un laboratorio per altri luoghi che sa coniugare impresa, qualità, sostenibilità, territorio, comunità, lavoro femminile dobbiamo assumerci la responsabilità di essere un laboratorio progettuale di sostenibilità economica sociale giocandoci tutte le nostre carte ed investendo nel nostro futuro, facendo un salto di qualità in una prospettiva dove tutto lo sviluppo del paese gira intorno al lavoro che ad oggi è invece la cenerentola delle politiche di questo comune perché si sa è forse la sfida più difficile. Il tempo della protesta deve essere coniugato con il tempo della progettazione dove prendendo in esame più ipotesi si delineano le azioni da mettere in campo a seconda di come evolve la vicenda, si studiano prima le possibilità e come metterle in piedi. Dare una risposta alla domanda e se questa vertenza finisse male o nel caso volessimo scongiurare il ripresentarsi di una situazione del genere, che potrebbe riproporsi in un prossimo futuro cosa facciamo, quali paracadute abbiamo come tuteliamo il nostro territorio come ci garantiamo una sopravvivenza. A tal proposito iper noi sarebbe semplicissimo trincerarci dietro ad un ve lo avevamo detto o ancor meglio lo avevamo scritto e invece siamo di nuovo qui a portare delle idee, a mettere a servizio del nostro paese le nostre conoscenze e competenze, anche se capisco che certa politica ne farebbe volentieri a meno. Nel fare questo non siamo certo degli innovatori quello di cui ha bisogno questo paese è nei discorsi, documenti, relazioni anche di trent’anni fa, l’unica differenza è che noi trent’anni fa grazie alla fabbrica dei Marroni non avevamo la crisi lavorativa che invece attanagliava il Mugello. Ci permettiamo di dare indicazioni, come in verità spesso facciamo, perché ci sembra che manchi un livello istituzionale che si incarica di gestire il futuro, che mette in campo la gestione di questa vicenda che non riguarda lo ripetiamo solo l’ortofrutticola del Mugello ma il futuro di tante famiglie marradesi, che diventeranno brisighellesi, faentine, forlivesi, fiorentine. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti ma non possiamo sempre pensare che i problemi ce li risolva il politico di turno in voga se non abbiamo una nostra strategia di tenuta e di crescita. Chiediamo quindi per quanto riguarda l’ambito della protesta: di chiedere alla Regione Toscana, alla Città Metropolitana di Firenze e all’Unione dei Comuni di discutere della crisi dell’ortofrutticola del Mugello perchè questa vicenda è la cartina di tornasole di una fragilità territoriale che il  sistema regione deve essere mettere tra le priorità di tutti gli ambiti istituzionali. L’impegno da parte della Regione Toscana in caso di difficoltà del tavolo regionale nel chiedere l’apertura del tavolo nazionale di composizione della crisi dell’ortofrutticola del Mugello di Marradi con i Ministri competenti sopra richiamati; verificare se vi è una disponibilità a cedere l’ortofrutticola del Mugello ed in seguito verificare la disponibilità di imprenditori a rilevarla. Nel caso non vi fosse questa possibilità verificare la disponibilità di altri imprenditori a fondare un nuovo soggetto produttivo che si occupi di valorizzare ed utilizzare il MARRONE di MARRADI, ribadisco MARRONE di MARRADI, e non solo.

E’ per noi necessario riaprire un dibattito a tutti i livelli istituzionali, in una seria visione di marketing territoriale, sulla valorizzazione del Marrone di Marradi, stante l’IGP del Marrone del Mugello, abbandonando le logiche di quella che io chiamo le necessità di appartenenza della filiera politica. Perchè anche il marketing territoriale oggi risulta essere un elemento essenziale di sviluppo economico. Queste richieste nascono dalla consapevolezza che i soldi ci sono, capisco che è una affermazione brutale se decontestualizzata, ma è così, ci sono fondi e tanti per creare nuove imprese, magari cooperative, magari di donne, oggi tutti evocano questa cosa ma solo l’amministrazione comunale può farsi parte diligente nel trovare le competenze per rintracciare le risorse, per fare un progetto, per trovare gli investitori, le maestranze ed altri soggetti necessari. Il passato ci ha insegnato che per fare la fabbrica dei marroni ci è voluta la lungimiranza di amministratore illuminati, la fiducia del livello comunale marradese e della comunità montana dell’epoca oltre alle capacità di chi conosceva il settore. I marradesi all’epoca erano, per voler essere delicati scettici, ebbene abbiamo bisogno  di abbandonare lo scetticismo tipico di una comunità chiusa e di andare fuori a prenderci chi ci può aiutare consapevoli che neppure questa è unanovità, tant’è che è sufficiente guardare ormai all’organico presente nelle fila dell’amministrazione comunale. Lo dico ancora una voltacondividendo questo pensiero con i colleghi del gruppo e tante persone con le quali ho parlato in questi giorni questo è il colpo mortale, in una situazione già difficile ma un amministratore ha il dovere morale verso la propria comunità di non rassegnarsi e mettere in campo tutto quanto è possibile, anche quello che non è mai stato provato, nel più breve tempo possibile, per non vedere questo paese diventare un paese dormitorio o peggio ancora un paese fantasma, E’ il tempo di agire, di costruire, per rovesciare un destino che oggi sembra segnato ma che forse e dico solo forse può essere modificato con una reazione immediata che guarda al medio lungo periodo. I tempi brevi ce li deve garantire anche la Regione perché non è più ammissibile che i tempi regionali di risposta ai nostri problemi e alle nostre esigenze siano quantificabili in più di 4 anni.

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