XII^ Edizione Premio Internazionale Dino Campana nel ricordo di Pape Gurioli

Lunedì 23 giugno

Sabato 20 settembre a La Spezia si terrà la premiazione della 12^ Edizione del Premio Internazionale Dino Campana nella Sala della Mediateca Ligure Sergio Fragoso. Sarà nel segno di Pape Gurioli il grande musicista marradese che faceva parte della Giuria fin dalla prima edizione. Marradi Free News, le Associazioni e le Fondazioni che organizzano l’importante evento per ricordare la genialità ed il talento dell’artista marradese, recentemente scomparso, hanno realizzato un CD prodotto da Gurioli con la collaborazione di Angelino Cappelli per le Edizioni Galletti Boston di Faenza che contiene due brani: La lupa Chiara e la Panchina Numero Zero musica di Pape Gurioli e Fabio Cozzani parole del poeta spezzino Giancarlo Guani.

Il Premio si tiene per la prima volta a La Spezia per sottolineare la mediterraneità ligure della quale Dino Campana divenne sommo cantore. I poeti appartengono al mondo e la Liguria per il Poeta di Marradi è una suggestione universale come fonte di ispirazione: (Crepuscolo mediterraneo perpetuato di voci che nella sera si esaltano, di lampade che si accendono …nel cielo più vasta più ardente del sole notturna estate mediterranea?)

Bando della 12^ Edizione del Premio Nazionale ed Internazionale Dino Campana

Organizzazione: Quotidiano On-line Marradi Free News

Patrocinio: Comune di La Spezia

Collaborazioni: Accademia degli Incamminati-Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”- Opera In-Stabile-Cotidie Legere- Rinascimento Poetico.

Tema: Libero.

Svolgimento: le opere poetiche dovranno pervenire scrivendo alla mail redazione@marradifreenews.com, premiocampana@gmail.com, marradifreenews@gmail.com in formato Pdf con carattere in corpo 12 con il solo titolo e testo. Il solo titolo con nome cognome indirizzo e telefono dell’autore dovrà essere inviato dall’autore alla segreteria. Ogni autore può partecipare con una sola lirica. La quota di partecipazione alle spese organizzative di segreteria è di 15 euro. I partecipanti dovranno versarla tramite il c/c postale è 14264477 intestato a Accademia Incamminati 47015 MODIGLIANA (FC) indicando nella causale: Premio Letterario Campana 2025 oppure bonifico Beneficiario Accademia Degli Incamminati IBAN IT19K0760113200000014264477 Banca POSTE ITALIANE SPA Causale Premio Campana 2025.

Testi: I testi devono essere in lingua italiana, editi o inediti mai postati sui social e mai premiati in altri concorsi. Le opere a tema libero non potranno superare i quaranta versi o righe ed andranno inviate anche insieme al solo titolo in pdf alla segreteria freenewsmarradi@gmail.com insieme alla copia del versamento.

Scadenza: Sarà possibile presentare la propria Opera entro e non oltre il 30 Agosto 2025.

Premi: Al 1° classificato: € 200,00; al 2° classificato: € 150,00; al 3° classificato: € 100.00. I primi tre classificati riceveranno anche il diploma e le loro opere saranno pubblicate, su Marradi Free News.

Premio Emilio Betti: il/la vincitore/vincitrice premio speciale per la musicalità di Opera In-Stabile, riceverà €100 , una targa e l’ Opera verrà pubblicata su Marradi Free News

Premio Sezione Internazionale: sarà possibile essere ammessi con le stesse modalità del Premio, ma con testi in lingua inglese e/o francese e/o spagnolo editi o inediti che non potranno superare i quaranta versi o righe. Al vincitore sarà consegnata una targa ed un diploma e l’opera sarà pubblicata su Marradi Free News Per la Sezione Internazionale come per il Premio E.Betti sono confermate le specifiche giurie. Diplomi di merito e/o partecipazione potranno essere istituiti e assegnati a discrezione dei Presidenti I giudizi delle giurie saranno inappellabili.

Notizie sui risultati: Gli autori selezionati saranno avvisati telefonicamente o tramite notifica mail. I risultati saranno pubblicati, appena disponibili, sul web www.marradifreenews.com. e sui social network collegati. La Premiazione si terrà a La Spezia (SP) sabato 20 settembre del 2025 alle ore 10,30.

Diritti d’autore: gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono il diritto di pubblicazione a Marradi Free News senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. I diritti rimangono comunque di proprietà dei singoli Autori.

Raffaella Ridolfi Direttore Responsabile Marradi Free News

Gianna Botti con il romanzo I Cavalieri d’Irlanda ottiene un Premio Speciale a Milano

Gianna Botti a Milano

lunedì 23 giugno Nuovo riconoscimento internazionale per Gianna Botti, scrittrice marradese, che il 15 giugno è stata premiata a Milano   nel corso della XXV edizione del concorso internazionale AUPI (Albo Ufficiale Poeti – Pittori Italiani).  con un Premio Speciale  per il suo romanzo   “I Cavalieri d’Irlanda”, edito da Progetto Cultura. La Giuria composta da Carlo Bazzoli (Presidente), Lucia Ferrante, Brigida Liparoti, Fabrizio Mannocci, Francesca Martinelli, Mauro Montacchiesi e Maria Teresa Piantanida, nella motivazione ha voluto sottolineare “la forza dei contenuti, la cura stilistica e l’efficacia comunicativa, espressione di un maturo percorso autoriale”. Gianna  Botti ha commentato così il nuovo traguardo raggiunto: “L’emozione è sempre tanta e il cuore batte come un tamburo ogni volta che mi chiamano sul palco. Fa piacere vedere apprezzato il proprio lavoro, ma non è per questo che scrivo. La creazione della storia è la vera esaltazione, almeno lo è per me. È come partire per un viaggio verso l’ignoto: nella testa ho la prima e l’ultima frase del romanzo, in mezzo sta l’avventura! Con questo nuovo riconoscimento, la scrittrice marradese conferma il suo valore nel panorama della narrativa italiana contemporanea. 

Riflessioni e trasparenza sulla Liberazione 80 anni dopo

Marino Pascoli

domenica 11 maggio

In occasione della ricorrenza del 25 Aprile 1945 in Italia, 8 maggio in Europa (giorno della resa del nazismo) è stato giusto e doveroso ricordare la liberazione dalla guerra, dal nazismo e dal fascismo anche se bisognerà aspettare la notte fra il 9 ed il 10 novembre 1989, momento storico della caduta del Muro di Berlino, per vedere completata la liberazione della parte orientale dell’Europa caduta dopo l’oppressione nazista nell’altrettanto odiosa ed efferata tirannide comunista. E stato giusto onorare tutti i resistenti: i nostri giovani combattenti e tutti quegli altri giovani, americani, inglesi, francesi, ebrei e polacchi, dei tanti paesi alleati, che versarono il loro sangue. Senza di loro, il sacrificio dei nostri partigiani sarebbe stato vano. Con rispetto dobbiamo ricordare, anche quelli che in buona fede hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta. Quello che non mi è piaciuto anche quest’anno è stato assistere alla falsa e strumentale liturgia dell’apologia di ex fascisti diventati eroi e medaglie dell’antifascismo. Ci sono ancora troppi cattivi maestri comunisti e troppi opportunisti, passati alla resistenza in tarda età, che vorrebbero ergersi a paladini della democrazia. Ricordiamo ai giovani come una gran parte dell’Italia che prima di essere comunista fu in tanta parte così fascista, non ha ancora avuto il coraggio di porre fine a ottant’anni anni di nebbia densa di imbarazzo, rimarcando l’ipocrisia, la, fragilità, lo spirito di accomodamento, anche la pavidità, di cui diede prova larghissima parte degli italiani, intellettuali in testa, che, come lamentò l’esule Salvemini, avevano baldanzosamente esibito le loro idee socialiste, comuniste e cattoliche solo in tempi di bonaccia…”.Sarebbe ora che il “tabù” fosse smascherato. Un’opera non di revisionismo, ma piuttosto una corretta e necessaria operazione di rimozione di falsità, menzogne e silenzi imposti, dalla cultura comunista prima poi di sinistra, alla storia italiana degli ultimi 80 anni. Bisogna dire ai giovani che i partigiani comunisti non aspiravano alla democrazia ma all’instaurazione della dittatura comunista nel nostro Paese ed è per questo che si accanirono sui partigiani non comunisti, soprattutto quelli che non accettavano la loro egemonia, e sui tanti silenziosi ed innocenti non comunisti. Rileggiamoci: “Il sangue dei vinti” Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile, o “la Grande Bugia” di Giampaolo Pansa o “Vincitori e vinti” di Bruno Vespa, che raccontano anche gli eccidi commessi dai partigiani comunisti. Ricordiamo come fra i delitti più odiosi sia da annoverare l’assassinio di Marino Pascoli, giovane giornalista e comandante partigiano di fede mazziniana e del Beato Rolando Rivi, seminarista quattordicenne martire per la fede assassinato dai partigiani comunisti per essersi rifiutato di consegnare la tonaca. Pascoli raccontò su La Voce di Romagna del 6 dicembre 1947: “Prima di tutto dobbiamo distinguere i partigiani veri dai partigiani falsi. I partigiani veri sono coloro che hanno corso sul serio dei rischi, che hanno combattuto con fede per la liberazione d’Italia e questi, a dir il vero, sono pochi. I partigiani falsi che purtroppo sono la maggioranza, sono coloro che hanno fatto i teppisti mascherati, i collezionisti di omicidi, e che andarono in giro col mitra, quando non vi era più pericolo, a fare gli eroi. Questa gente anche se è riuscita a munirsi di un brevetto o di un certificato, anche se oggi milita indebitamente nelle fila dei partigiani, non bisogna avere nessuna esitazione a chiamarla teppa. Teppa da reato comune, macchiata di sangue, di prepotenza e di ricatti Attenzione, partigiani veri, partigiani onesti, partigiani italiani e rimasti italiani, a non seguire coloro che vogliono vendere l’Italia allo straniero, altrimenti il vostro sacrificio sarebbe stato vano…L’organizzazione militare delle Brigate Garibaldine venne creata più tardi a rivoluzione d’Aprile conclusa. Quando contati i partigiani, rimpolpate le formazioni, aumentati gli effettivi, organizzate le forze comuniste e muniti i comandi di timbri e carta intestata, si procedette alla farsa della smobilitazione delle forze comuniste, si svolgeva, invecen un’opera diametralmente opposta quella cioè di inquadrare ed organizzare per l’avvenire queste forze per un eventuale colpo di Stato…”

Il Beato Rolando Rivi

Rolando Rivi, seminarista quattordicenne, assassinato il 13 aprile 1945 da una pattuglia di partigiani rossi. In quel periodo le simpatie del ragazzo seminarista andavano per gli uomini delle “Fiamme Verdi»”della brigata «Italia», una formazione partigiana di ispirazione cattolica organizzata da don Domenico Orlandini, che aveva il nome di battaglia “Carlo”. Un giorno viene deriso dai partigiani comunisti che scorrazzano per le colline attorno a San Valentino di Reggio Emilia. Il 10 aprile, martedì, al mattino presto Rolando va in chiesa, assiste alla celebrazione, prega, suona l’organo accompagnando i cantori, tra i quali c’è suo papà Roberto. Quindi torna a casa e mentre i suoi genitori vanno a lavorare i campi lui prende i libri sottobraccio e si reca come al solito a studiare nel boschetto a pochi passi da casa. Indossa come sempre la talare nera. A mezzogiorno, non vedendolo tornare il padre il parroco vanno a cercarlo. Trovano un biglietto: «Non cercatelo, viene un momento con noi partigiani». Alcuni partigiani comunisti lo hanno portato nella loro base, lo hanno spogliato della tonaca, lo sbeffeggiano. Lui dice: «Sono un ragazzo, sì, un seminarista… e non ho fatto nulla di male». Viene percosso a cinghiate. Rolando piange, prega, chiede pietà. È soltanto un ragazzo. Qualcuno dei partigiani si commuove e propone di lasciarlo andare, ma gli altri si rifiutano. Decidono di ucciderlo. Lo portano in un bosco presso Piane di Monchio, in provincia di Modena. Rivi si ritrova davanti alla fossa già scavata, implora di avere salva la vita. Gli rispondono con un calcio. Allora si inginocchia e dice: “Voglio pregare per la mia mamma e il mio papà”. Forse prega per i suoi stessi uccisori. Due scariche di rivoltella lo fanno rotolare a terra in una pozza di sangue. I partigiani lo coprono con qualche palata di terra e di foglie secche. La veste da prete diventa prima un pallone con cui giocare, poi viene appesa come trofeo di guerra sotto il porticato di una chiesa vicina. È il 13 aprile 1945. Il padre Roberto e il giovane curato di San Valentino, vanno a cercarlo nei boschi e per i paesi. Mentre camminano, incrociano un capo partigiano. Gli domandano: «Dov’è il seminarista Rivi?». Quello risponde: “È stato ucciso qui, l’ho ucciso io, ma sono perfettamente tranquillo”

Rodolfo Ridolfi 

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Rodolfo Ridolfi, in occasione dell’80° anniversario della liberazione del campo di Mauthausen , ricorda alcuni deportati politici a Mauthausen di MarradiMugello.

Lunedì 5 maggio Rodolfo Ridolfi, in occasione dell’80° anniversario della liberazione del campo di Mauthausen , ricorda alcuni deportati politici a Mauthausen provenienti dai due comuni dell’Alto Mugello.

Partecipo al ricordo di questo 80° anniversario con un ricordo dei palazzuolesi e marradesi internati come deportati politici a Mauthausen. L’alto tributo di sofferenze e di sangue pagato dai marradesi e palazzuolesi del passato sia di esempio alle giovani generazioni che hanno il dovere civico di non dimenticare.

Nelle pagine del registro degli arrivi a Mauthausen dall’Italia, relativo al trasporto n. 53 ho letto che il 24 giugno del ’44 furono tradotti da Fossoli a Mauthausen 475 deportati ai quali furono assegnati i numeri di matricola compresi fra il 76201 ed il 76675.

Nella sesta pagina dell’elenco del trasporto, con il titolo sottolineato Liste der Zugange vom 24. Juni (arrivi del 24 giugno), c’è scritto: “416 Vanni Domenico 5.3.89 Marradi Baumeister (capomastro, perito edile). 76616 it. Sch. (Italianischer Schutzhaftling, cioè italiano arrestato in virtù del decreto della “Schutzhaft” detenzione preventiva a protezione del popolo e dello stato, così erano definiti i deportati politici Domenico Vanni nato a Marradi il 5 marzo 1889 matricola 76616 Baumeister (capomastro)a Mauthausen fino all’agosto del ’44 poi al sottocampo di Peggau. Primo deputato provinciale socialista,sostenuto dalla sezione socialista Spartaco, dalla Lega Operaia, dalla Lega Proletaria e dalla Lega Gruppo Operaio di Palazzuolo di Romagna, guidata da Gino Lombardi, venne eletto, a trentun anni, alla Deputazione Provinciale di Firenze, la prima a maggioranza socialista. Antifascista, partigiano della Brigata Lavacchini, amico di Saragat, Nenni e Pertini, distintosi per aver salvato nelle montagne di Pian delle Fagge alcuni ufficiali piloti dell’Air Force USA abbattuti dalla contraerea nazista. Riuscì più volte a sottrarsi alla cattura che non potè evitare il 25 maggio del 1944, proprio il 25 maggio quando cadde in un’imboscata mentre si recava a vettovagliare gli americani e a portare, come d’abitudine, l’Avanti! A Palazzuolo. Torturato a Villa Triste in Via Bolognese a Firenze, fu deportato a Mauthausen con il trasporto 53 e la matricola 76616. Il Comune di Marradi negli anni ’90 gli ha titolato una via nella sua Biforco. Sopravvissuto come i palazzuolesi: Massimo Biagi diciottenne (4 settembre 1926) matricola 76247, impiegato, trasferito ad Ebensee dove morì il 21 marzo 1945. Giuseppe Donatini nato a Palazzuolo di Romagna il 31 maggio del 1917, fabbro arrestato il 30 maggio matricola 76321 trasferito ad Ebensee dove morì il 21 aprile 1945. Ubaldo Galeotti nato a Palazzuolo di Romagna, il 5 luglio 1886 avvocato matricola 76349 Kommando, sottocampo di Melk, Abazia di Melk quella del film “Nel nome della rosa”…

L’efferatezza nazista nei lager era accompagnata da un livello di innovazione tecnologica e da una maniacale precisione dei metodi di schedatura dei deportati che non ha uguali. Non c’è deportato politico sul quale i nazisti non abbiano compilato una scheda Personal Karte, assegnando un numero di matricola e che non sia inserito nella Zugangsbaruck registro degli arrivi. E così si è potuto ricostruire, grazie ai documenti del Museo della deportazione Toscana e dell’International Tracing Service della Croce Rossa Internazionale di Bad Arolsen chi furono i deportati politici marradesi a Mauthausen. Nel trasporto n. 53, partito da Fossoli il 21 giugno ‘44 ed arrivato a Mauthausen il 24 giugno ’44:

Alberto Ciani nato a Marradi il 5 ottobre 1915 matricola 76295 commerciante. Arrestato il 22 maggio del 1944 poi trasferito al sottocampo di Wiener-Neustad e quindi a quello di Municholz. Sopravvissuto Armando Visani nato a Marradi il 20 agosto 1918 morto a Gusen il 23 novembre ‘44 matricola 76629 arbeiter (lavoratore). Claudio Bandini nato a Marradi il 27 luglio 1926 funzionario matricola 76221 da Mauthausen venne trasferito nel Kommando, sottocampo di Ebensee dove morì il 28 aprile ‘45 A Mauthausen era giunto l’11 marzo con il trasporto n. 32 dell’8 marzo 1944, Giampiero Verdi matricola 57465 nato a Marradi il 28 giugno ‘23, meccanico, mechanische, arrestato dalla Guardia Nazionale Repubblicana in una retata dopo lo sciopero generale del marzo ’44, internato alle Scuole Leopoldine di Firenze. Da Mauthausen Verdi fu trasferito a Gusen dove morì il 22 aprile ‘45. L’ultimo dei marradesi deportato in un campo di sterminio è stato Alessandro Pieri, nato a Marradi il 21 giugno 1884, matricola 21774 prigioniero nel campo di Bolzano fino al 5 sett. ‘44 venne trasferito con il trasporto n. 81 a Flossemburg poi ad Hersbruck dove morì il 5 novembre ’44.

Iscriz. nel rg. del Tribunale di Firenze il 3/06/2010 n. 5780, Direttore Responsabile RAFFAELLA RIDOLFI