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I Canti Orfici di Dino Campana, curati da Rodolfo Ridolfi, alla 36^ Edizione del Salone del libro di Torino

venerdì 17 maggio
L’edizione dei Canti Orfici di Dino Campana curata da Rodolfo Ridolfi alla 36^ Edizione del Salone del Libro di Torino


Ancora in prima linea la casa editrice edizioni il Papavero che, grazie all’editrice Martina Bruno, è tornata al Salone Internazionale del libro di Torino.
Dopo la partecipazione nel 2023 al Rights Centre, dove ha potuto dialogare con case editrici estere e cinematografiche, la casa editrice irpinia, dal 9 al 13 maggio, ha visto i suoi titoli più importanti, fra i quali la bella edizione dei Canti Orfici curata da Rodolfo Ridolfi con il prezioso contributo di Luigi Bonaffini, esposti alla 36a edizione del Salone del Libro presso lo stand della Regione Campania, gestito da Fondazione Campania dei Festival.
Ancora tante le avventure che si apprestano a vivere gli autori de Il Papavero regalando emozioni e cultura ai lettori più attenti.

BIBLIOTECA MARUCELLIANA MOSTRA: ARCO TESO. LA MUSICA A FIRENZE AL TEMPO DEI «CANTI ORFICI»>

domenica 5 maggio
ARCO TESO. LA MUSICA A FIRENZE AL TEMPO DEI «CANTI ORFICI»>
Il 9 maggio 2024 alle ore 17.30 presso il Salone Monumentale della Biblioteca Marucelliana, sarà inaugurata la mostra Arco teso. La musica a Firenze al tempo dei «Canti Orfici» con a seguire un concerto per pianoforte di Gregorio Nardi.
Il 10 maggio alle ore 17.30 verrà presentata la Trilogia campaniana di Alessandro Magini Preludio scordato della sera: Arco teso (violino solo), Viola della notte (viola sola), Corda elettrizzata (violino, viola, elettronica), nella quale interverranno l’autore e il violinista-violista Alberto Bologni.
La Biblioteca Marucelliana che conserva dal 2005, grazie alla Fondazione CR di Firenze, il manoscritto di Dino Campana Il più lungo giorno, continua con la mostra e il suo catalogo, Arco teso. La musica a Firenze al tempo dei «Canti Orfici», l’impegno a promuovere e valorizzare le pagine del poeta marradese. La sua opera, inserita nel contesto musicale di quegli anni, assai vivi e fecondi, offre così nuovi spunti di interpretazione e motivi di indagine.
I curatori, Silvia Castelli, Roberto Maini, Gregorio Nardi, Maria Beatrice Sanfilippo, attraverso l’esposizione di scritti, pubblicazioni, riviste, opere musicali, partiture, fotografie, spesso inediti, si propongono di interpretare il dialogo, talvolta inesplorato, esistente fra il mondo letterario e quello musicale nella Firenze dei primi due decenni del Novecento. Proprio in quegli anni Dino Campana aveva respinto tanta parte di vocabolario obsoleto, adottando liberamente i meccanismi della prosa quanto il libero susseguirsi di rime e ripetizioni e procedimenti retorici. Simile a uno scultore che rimuova strati di pietra, il poeta sfrondava la sua grammatica per giungere alla frase essenziale, che fosse insieme musica colore archetipo. La sua avventura letteraria può divenire allora un codice essenziale anche per i musicisti: il genio di Marradi porge infatti un’originale chiave di lettura a un mondo musicale ingiustamente dimenticato, per giungere a una diversa consapevolezza riguardo a quel periodo culturale che avrebbe spalancato le porte a un Novecento composito e più europeo.
La mostra è declinata in dieci sezioni, che trovano riscontro nel catalogo edito da Logisma, nel quale sono presentati anche saggi che ne documentano in maniera più approfondita, la particolare impostazione ricercata.
La Biblioteca Marucelliana e il suo Direttore, Dott. Luca Faldi, grazie alla preziosa collaborazione degli enti promotori, del Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi, di Musical Ricercata e American Friends of Florence Music, dei prestatori, del Conservatorio di Firenze Luigi Cherubini, della Fondazione Primo Conti, del Lyceum Club Internazionale di Firenze, dell’Archivio di San Francesco di Fiesole (Provincia toscana di San Francesco Stimmatizzato), dei membri del Comitato scientifico e d’onore, e al sapiente e fondamentale intervento di tutti coloro che hanno partecipato alla costruzione del progetto espositivo, sono onorati di poter celebrare Dino Campana, il suono della sua parola nello spazio della musica coeva.
Sommario

Presentazioni
Luca Faldi
Direttore della Biblioteca Marucelliana
Gianna Botti e Walter Scarpi
Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”
Michael Stüve
Direttore di Musica Ricercata

«Le ragioni di una mostra»
Silvia Castelli

«La musica a Firenze negli anni del Modern (1907-1917)»
Gregorio Nardi
«Musica, musicisti e improvvisazioni nelle serate futuriste»
Eleonora Negri
«UN IGNOTO TURBINE DI SUONO. All’ascolto di Campana: note di un compositore»
Alessandro Magini
«Mi sono impegnato con un editore. Lettera inedita di Dino Campana»
Roberto Maini
«Fra Giuseppe amatore folle di Campana: La Verna, la Bolivia, il Vieusseux»
Silvia Castelli, Roberto Maini
«Accanto a Dino Campana nella realtà manicomiale del suo tempo (1906-1932)»
Esther Diana
«Il Meridiano di Dino Campana: un progetto editoriale complesso»
Giovanni Turchetta

Opere in catalogo
Introduzioni alle sezioni a cura di GREGORIO NARDI
Schede a cura di Alessandro Magini, Roberto Maini, Gloria Manghetti, Gregorio Nardi, Maria
Beatrice Sanfilippo

Sezione I – Il poeta e i musicisti
cat. nn. 1 – 11
Sezione II – I Maestri
cat. nn. 12 – 20
Sezione III – “Dissonanza”
cat. nn. 21 – 28
Sezione IV – Musica futurista di anteguerra
cat. nn. 29 – 35
Sezioni V-VI Giannotto Bastianelli: critico e compositore
cat. nn. 36 – 47
Sezione VII – Suggestioni musicali
cat. nn. 48 – 54
Sezione VIII – Le nuove generazioni
cat. nn. 55- 63
Sezioni IX – Ferruccio Busoni a Firenze
cat. nn. 64 – 72
Sezioni X – Un epilogo: l’opera lirica
cat. nn. 73 – 83

Bibliografia generale

Ancor oggi 76 anni dopo ispiriamoci al 18 Aprile del 1948 perchè l’Italia sia libera e forte.

giovedì 18 aprile
Gli italiani che amano la libertà e la democrazia e rifuggono i totalitarismi rossi e neri non possono dimenticare il 18 aprile 1948, il giorno della nostra storia in cui fu il popolo vero, fu l’Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell’Est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l’Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l’Italia. Se il 25 aprile del ’45 segnò la fine del nazifascismo per l’opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del ’48 fu la data in cui, con il voto, l’Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista.

Come non sottolineare l’intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico? Settantasei anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell’Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogan e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l’enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso».

Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo. Un’analisi di oltre mezzo secolo di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po’ troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell’evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell’atlantismo, dell’europeismo e dell’Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili.

Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un’Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall’utopia marxista-leninista; un’utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l’ennesimo saggio di brutalità nell’Europa dell’Est con la defenestrazione del socialista Masarik. Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell’Italia orientale, e l’eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo.

Rodolfo Ridolfi

L’intervista di Rodolfo Ridolfi a OK Mugello

giovedì 11 aprile
Al termine del suo mandato in Consiglio Comunale a Palazzuolo Sul Senio, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Rodolfo Ridolfi, candidato sindaco nel 2019. Ridolfi, dopo aver proposto Paola Cavini come candidata Sindaco della lista civica Palazzuolo Rinasce, ha condiviso le sue considerazioni sui cinque anni trascorsi nella minoranza di centro-destra in Consiglio.

Al termine della sua esperienza in Consiglio Comunale a Palazzuolo Sul Senio, tenuto conto che non intende candidarsi come Sindaco, visto che ha proposto come candidato Sindaco della lista civica Palazzuolo Rinasce Paola Cavini che già è stata sindaco del Comune dell’Alto Mugello, quali sono le sue considerazioni sui cinque anni fra i banchi della minoranza di centro destra in Consiglio?

Nelle elezioni comunali del 2019 gli elettori di Palazzuolo Sul Senio scelsero con il 64% il sindaco di centro sinistra Phil Moschetti attribuendo a me ed alla mia lista civica di centro-destra il 36% un buon viatico per svolgere, come minoranza, il ruolo di attività ispettiva e di controllo.

Come ha svolto concretamente il suo ruolo visto che sarebbe buona norma che al termine di una consiliatura maggioranza e minoranza rendessero conto del loro operato e che a Palazzuolo la sinistra ha bocciato senza appello il suo operato non ricandidando il suo Sindaco?

Nella mia lunga attività amministrativa e politica come Sindaco, assessore nella Comunità Montana del Mugello Alto Mugello Val di Sieve, Consigliere Comunale a Faenza, Vice Presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, Dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri e responsabile degli ispettori della Funzione Pubblica, ho sempre cercato di rappresentare il mio lavoro astenendomi da valutazioni su quello dei protagonisti delle altre forze politiche che anche nel caso del piccolo Comune di Palazzuolo appartengono al corpo elettorale del centro sinistra che ha condiviso programmi e uomini. Nel quinquennio che sta per concludersi ho puntualmente garantito la mia presenza a quasi tutti i Consigli Comunali, sono mancato una sola volta cercando di svolgere al meglio il mio ruolo.

Quanti atti, interrogazioni, mozioni e ordini del giorno ha presentato?

30 interrogazioni e 14 mozioni ed ordini del giorno prevalentemente su temi concreti e di interesse comunale alcuni dei quali su impulso dei cittadini: sanità, scuola, viabilità comunale e di competenza della città metropolitana, esigenze delle imprese e provvidenze, trasporti, assetto del territorio, turismo, commercio e cultura. Ho presentato anche alcune modifiche ai regolamenti presentato al Sindaco un documento – riflessione sull’unificazione con i Comuni limitrofi e svolto la funzione di garante per gli anziani.

Questa Consigliatura è stata caratterizzata dal lungo e drammatico periodo della pandemia come lo ha vissuto dal punto di vista amministrativo?

Nel periodo drammatico della pandemia sono sempre stato a stretto contatto con Sindaco, V.Sindaco e Giunta per condividere responsabilmente le straordinarie e difficili decisioni da intraprendere.

Dopo la Pandemia su Palazzuolo e sull’Alto Mugello si è abbattuto il flagello delle frane degli smottamenti e dell’alluvione e perfino il terremoto che contributo ha messo in campo?

Durante il lungo periodo dell’emergenza che fra l’altro non è ancora stato superato non ho fatto mancare il mio impegno fin da subito in sinergia con l’on.Erica Mazzetti, per tenere vivo il massimo impegno del Governo, la Regione ed il Commissario Straordinario gen. Figliuolo affinchè intervenissero tempestivamente.

Quale è stato il vostro atteggiamento nei confronti della maggioranza spesso latitante ai lavori del Consiglio Comunale e non solo?

E ’cosa nota e trasparente che non ho mai tenuto un atteggiamento pregiudiziale e che ho più volte supplito, credo con spirito di responsabilità istituzionale alle continue difficoltà della maggioranza del Consiglio a garantire il numero legale ed il corretto svolgimento dei lavori, abbiamo in sintesi evitato che le assenze e/o i forti contrasti tutti interni alla sinistra paralizzassero l’Amministrazione in periodi molto critici e difficili.

Come vede il futuro elettorale di Palazzuolo ed il suo impegno in Palazzuolo Rinasce?

Pur non candidandomi al Consiglio Comunale ho garantito a Paola Cavini ed a tutta la lista che ho contribuito a determinare tutta la mia disponibilità ed il mio contributo sia nella fase elettorale che nella fase in cui Paola Cavini e Palazzuolo Rinasce saranno chiamati a governare.