Venerdì 22 maggio alle ore 21,00 a Brisighella nella sala Polivalente Cicognani.in Via Pascoli n.1 nell’ambito della rassegna Brisi Books diretta e curata da Elisabetta Zambon, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Brisighella con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e l’Unione della Romagna Faentina si terrà la presentazione del libro di Rodolfo Ridolfi “La scintilla del Genio” edizioni Il Papavero 2026.
Insieme all’autore, intervistato da Elisabetta Zambon, è prevista la testimonianza ed il canto di Federica Caseti Balucani e l’intervento di Lamberto Fabbri.
All’evento collaborano: La Pro Loco, L’Associazione Storica I Naldi Gli Spada, La Biblioteca Comunale Carlo Pasini, Il Gruppo Amici dell’Osservanza, L’Associazione Musicale L.Varoli,
Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l’Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell’Est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l’Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l’Italia. Se il 25 aprile del ’45 segnò la fine del nazifascismo per l’opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del ’48 fu la data in cui, con il voto, l’Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista.
Giuseppe Saragat
Come non sottolineare l’intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico? Settantacinque anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell’Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogan e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l’enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso».
Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo. Un’analisi di oltre mezzo secolo di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po’ troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell’evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell’atlantismo, dell’europeismo e dell’Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili.
Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un’Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall’utopia marxista-leninista; un’utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l’ennesimo saggio di brutalità nell’Europa dell’Est con la defenestrazione del socialista Masarik. Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell’Italia orientale, e l’eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo
Presentato a Faenza il libro di Rodolfo Ridolfi “La scintilla del Genio”
Il Genio di Dino Campana e di Pape Gurioli hanno sprigionato tanta qualità poetica e musicale e illuminato la emozionante presentazione del libro “La scintilla del Genio” di Rodolfo Ridolfi Edizioni Il Papavero che si è tenuta nella Sala Bigari del Palazzo Comunale. Significativi gli interventi e le testimonianze di Tommaso Triberti, Sindaco di Marradi, e Presidente dell’Unione dei Comuni del Mugello; di Arianna, figlia di Pape; del patron del Mei Giordano Sangiorgi; di Giorgio Andrini in rappresentanza del Pavone d’oro; di Anna Galletti delle edizioni musicali Galletti-Boston, di Gianni Zampaglione fotografo e storico amico di Pape Gurioli come il professore Davide Solaroli e la scrittrice Gianna Botti. La partecipazione del pubblico ha reso la giornata, vivida di emozioni e di grande forza emotiva ma anche spontanea, sincera e commovente. Concludendo l’autore, dopo aver ringraziato il comune di Faenza che ha ospitato l’evento, ha ricordato come il libro nasca dalla volontà di ricordare, approfondire e onorare la figura geniale di Giampaolo Pape Gurioli il grande musicista marradese messo in parallelo con Dino Campana in un confronto continuo che metta in luce punti di contatto, affinità e differenze creando un dialogo dinamico tra le loro visioni e la loro scrittura artistica poetica e musicale. Giampaolo Pape Gurioli musicista, Dino Campana poeta . Entrambi, figli della buona borghesia locale: il padre di Campana, maestro e possidente, quello di Gurioli artigiano, buon musicista, clarinettista, sassofonista ma soprattutto pianista. Dino e Pape fortemente dotati di ironia mista a profondo pudore, manifestato in Campana dal suo desiderio di essere compreso e nella sua lotta contro l’indifferenza del mondo contemporaneo e in Gurioli dal suo inflessibile rifiuto della trasgressione così diffusa nel mondo della musica. La loro prima giovinezza trascorsa nei due quartieri più famosi di Marradi, Campana a J’um-marè, Gurioli in Via Fabbrini agli Archiroli. Tutti e due sentivano forte l’attrazione per il magicoConvento delle Domenicane Il mattino arride sulle cime dei monti. In alto sulle cuspidi di un triangolo desolato si illumina il castello, più alto e più lontano. Venere passa in barroccio accoccolata per la strada conventuale. Dino Campana. Pape nel Monastero era di casa e la Priora del tempo Suor Maria Paola se lo coccolava. Le campane del Convento, della Chiesa, la campanella della scuola e della Torre dell’orologio gli sono rimaste dentro ed hanno ispirato il suo emozionante brano musicale a Marè….
Dino e Pape amanti dello stesso palcoscenico quello del settecentesco Teatro degli Animosi dove Campana sotto la direzione di Anacleto Francini partecipò alla commedia-operetta Il Marciapiede alla Ribalta, rappresentata nell’agosto del 1910 nel Coro dei Nattambuli e nell’ agosto del 2011 nella rivista comico-satirica Marradineide, Zibaldone o Epidemiade. Per Pape Gurioli il Teatro degli Animosi era una seconda casa, ne ha calcato il palcoscenico per tutta la vita: su quel palco ha messo in scena spettacoli di elevato profilo come La nostra Commedia ispirato a Dante e Campana con Riccardo Monopoli, Federica Caseti Balucani e Alex Bordigoni. è stato protagonista delle celebrazioni di Anacleto Francini (Bel Amì), memorabili per i suoi arrangiamenti delle canzoni Creola e Sfoglia la Margherita.
E poi c’è il pianoforte verticale sul quale Dino e Pape hanno posato le geniali mani quello che ancor oggi si trova nella casa di Pape dove a soli sei anni iniziò ad esercitarsi dopo che suo padre, Cinto, aveva acquistato nell’agosto del 1947 da Manlio Campana fratello maggiore del poeta, lo stesso pianoforte sul quale Dino aveva imparato a suonare il pianoforte nella casa dello zio Torquato in Via Pascetti dove Campana trascorreva i suoi giorni marradesi. Come per Dino Campana anche per Pape Gurioli l’arte non è solo una descrizione della realtà, ma una speranza interiore e spirituale che va oltre la forma e la rappresentazione e non ammette compromessi e così Pape ha suonato tutta la musica: Il jazz prima di tutto, ma anche il rock, la fusion e il pop. Musica che non ha mai rinnegato ma che alla lunga ha preferito abbandonare per recuperare una dimensione vera, diretta quella del contatto senza mediazioni tecnologiche con lo strumento acustico. Un musicista puro come se ne incontrano pochi così come Dino Campana è stato un poeta puro. La “scintilla del genio” è davvero come una intuizione creativa improvvisata. Non è solo un dono innato, ma è il risultato di una combinazione di talento naturale, profondità e durata. In realtà, è un genio che lascia piena espressione alle idee e alla capacità di creare nuove regole. Nel caso di Pape produce la Svolta Pianistica il momento in cui un’idea appare inaspettatamente, è un segnale informativo di alta qualità, non solo una sensazione di breve durata. Nessuno può attendersi di arrivare alle vette della creatività senza padroneggiare le necessarie conoscenze e abilità.
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Iscriz. nel rg. del Tribunale di Firenze il 3/06/2010 n. 5780, Direttore Responsabile RAFFAELLA RIDOLFI