Premio Internazionale Dino Campana XIII^ Edizione 2026
Il Premio arriva a Ravenna, dove sabato 26 settembre 2026 presso la Biblioteca Classense patrocinata dal Comune di Ravenna e dalla Provincia,si terrà la cerimonia di Premiazione. Il Premio, che si tiene per la prima volta nella città bizantina, tanto cara a Dante Alighieri. La figura di Dante Alighieri, sepolto a Ravenna, è un pilastro della poetica campaniana. A Ravenna Dino Campana ha prestato servizio militare come allievo ufficiale di Fanteria. Il paesaggio delle coste paludose e l’architettura bizantina hanno stimolato la sua immaginazione e lasciato tracce nei suoi celebri Canti Orfici, evocando immagini di un Oriente riflesso sul mare.
Alla Sezione Internazionale ealPremio Emilio Betti per la musicalità delle opere si aggiunge per il 2026 il Premio JAM ARTS SESSION PAPE GURIOLI
Collaborazioni: Accademia degli Incamminati-Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”- Opera In-Stabile-Cotidie Legere Brisi Books–Rinascimento Poetico-Cenacolo degli Artisti.
TEMA: Libero
SVOLGIMENTO: Le opere poetiche dovranno pervenire scrivendo alla mail redazione@marradifreenews.com oppure premiocampana@gmail.com oppure marradifreenews@gmail.comin formato Pdf con carattere in corpo 12 con il solo titolo e testo. Il solo titolo con nome cognome indirizzo e telefono dell’autore dovrà essere inviato dall’autore alla segreteria. Ogni autore può partecipare con una sola lirica.
QUOTA DI PARTECIPAZIONE: La quota di partecipazione alle spese organizzative di segreteria èdi 15 euro. I partecipanti dovranno versarla tramite il c/c postale è 14264477 intestato a Accademia Incamminati 47015 MODIGLIANA (FC) indicando nella causale: Premio Letterario Campana 2026oppure bonifico Beneficiario Accademia Degli Incamminati IBAN IT19K0760113200000014264477 Banca POSTE ITALIANE SPA Causale Premio Campana 2026.
Con un’unica quota di 15 euro gli autori possono partecipare con la stessa opera, ovviamente tradotta nella lingua prescelta, o con una nuova alla SEZIONE INTERNAZIONALE del Premio.
TESTI: I testi devono essere in lingua italiana, editi o inediti mai postati sui social e mai premiati in altri concorsi. Le opere a tema libero non potranno superare i quaranta versi o righe ed andranno inviate anche insieme al solo titolo in pdf alla segreteria freenewsmarradi@gmail.com insieme alla copia del versamento.
SCADENZA: ATTENZIONE, SARA’ POSSIBILE PRESENTARE LA PROPRIA OPERA ENTRO E NON OLTRE IL GIORNO 30 Agosto 2026.
PREMI: Al 1° classificato: € 200,00 Al 2° classificato: € 150,00 Al 3° classificato €100,00I primi tre classificati riceveranno anche il diploma e le loro opere saranno pubblicate, su Marradi Free News Premio “Emilio Betti” Il/La vincitore/vincitrice del Premio speciale per la musicalità di “Opera In-Stabile” “Emilio Betti”, riceverà un Premio di € 100,00e una targa e l’ opera verrà pubblicata su Marradi Free News.
PremioSezione Internazionale Per il 2026 sarà possibile essere ammessi con le stesse modalità del Premio, ma con testi in lingua inglese e/o francese e/o spagnolo e/o tedesco editi o inediti che non potranno superare i quaranta versi o righe. Al vincitore sarà consegnato un Premio di € 100,00 ed un diploma e l’opera sarà pubblicata su Marradi Free News. Diplomi di merito e/o partecipazione potranno essere istituiti e assegnati a discrezione dei Presidenti.
GIURIE: i giudizi delle giurie saranno inappellabili. La Giuria del Premio è formata da Rodolfo Ridolfi Presidente, Federica Balucani, Barbara Betti, Gianna Botti, Sandro Cosmai, Paolo Gambi, Giancarlo Guani, Stefano Mercatali, Riccardo Monopoli, Patrizia Ravagli, Raffaella Ridolfi, Massimo Scalini, Lorenzo Somigli, Elisabetta Zambon.
La Giuria della Sezione Internazionale è formata da Luigi Bonaffini Presidente, Pedro Luis Ladron De Guevara Mellado e Christophe Mileschi.
La Giuria della JAM ARTS SESSION PAPE GURIOLI è formata da Lamberto Fabbri Presidente, Federica Balucani e Arianna Gurioli.
La Giuria per la musicalità dell’opera Premio Emilio Betti è presieduta da Concetta Anastasi.
NOTIZIE SUI RISULTATI: Gli autori selezionati saranno avvisati telefonicamente o tramite notifica mail. I risultati saranno pubblicati, appena disponibili, sul web www.marradifreenews.com. e sui social network collegati.
CERIMONIA DI PREMIAZIONE: La Premiazione si terrà a Ravenna (Ra) sabato 26settembre del 2026 alle ore 10,30 in presenza dei premiati o loro delegati. La mancata partecipazione alla cerimonia da parte del premiato o suo delegato comporta la decadenza dal diritto al premio in denaro.
DIRITTI D’AUTORE: Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono il diritto di pubblicazione a Marradi Free News senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. I diritti rimangono comunque di proprietà dei singoli Autori.
il ministro Valdo Spini appunta la medaglia d’oro al Gonfalone di Marradi
mercoledì 8 luglio
Crespino Sul Lamone, in Comune di Marradi, e Fantino in Comune di Palazzuolo Sul Senio furono attraversati nell’estate del 1944 da terribili drammatiche vicende belliche e incancellabili lutti che i nazisti procurano a civili inermi. Quando fui eletto sindaco, nell’autunno del 1988, dopo avere ottenuto un intervento finanziario del Ministero della Difesa a favore del Sacrario di Crespino, del quale ancor oggi il Comune giustamente beneficia, come primo atto del mio mandato avanzai un articolato dossier per ottenere almeno un riconoscimento per il Comune che aveva pagato un così alto contributo di sangue ed ottenni, il 3 Luglio del ‘91, con decreto del Presidente della Repubblica, la Medaglia d’oro al merito civile per il Comune di Marradi con la seguente motivazione: “Piccolo centro attraversato dalla linea gotica, sopportava con fierissimo e dignitoso contegno spaventosi bombardamenti aerei e terrestri, subendo la distruzione della maggior parte del centro abitato e offrendo alla causa della Patria e della libertà il sacrificio eroico di quarantadue civili inermi, trucidati dalle truppe d’occupazione naziste”. Anche in quest’anno molto difficile attraversato da guerre in Europa e nel mondo è giusto sottolineare e commemorare gli eventi. Io lo faccio riportando dal mio Libro “Domenico Vanni sovversivo per la libertà”: Ricordo di quando nel 1964 mio nonno, che come vicesindaco, autentico partigiano e deportato a Mauthausen aveva titolo istituzionale e morale per partecipare alla commemorazione, mi raccontava che al pranzo con il vescovo gli “girarono il piatto”. I tempi sono cambiati! I crespinesi di oggi: figli, nipoti e pronipoti di coloro che si opposero duramente, quando l’Amministrazione Comunale inaugurò la parte superiore del Sacrario, all’affissione dei manifesti in cui c’era scritto W ipartigiani, W la Resistenza, convivono pacificamente da molti anni con labari, medaglieri dell’ANPI e garibaldini e antifascisti, anche dell’ultima ora, ed ai buffet, preparati con cura dalle donne di Crespino, nessuno più si vede girare il piatto.
Quella medaglia d’oro al Comune oggi ci onora, fu meritata da tutti gli eroi discreti, quasi anonimi, di quella stagione, dalle vittime dei bombardamenti, dalle donne e dagli uomini morti in seguito ai cannoneggiamenti, dagli undici giovani fucilati nel cimitero di Marradi dai deportati nei campi di sterminio, cinque a Mauthausen: Claudio Bandini, Alberto Ciani, Domenico Vanni, Giampiero Verdi, Armando Visani ed uno a Flossemburg poi ad Hersbruck, Alessandro Pieri, dai deportati ai lavori coatti, dai martiri dell’eccidio di Crespino e da coloro che senza colpa alcuna furono innocenti vittime dell’odio e della violenza.
Il 17 luglio ‘44 a Monte Lavane gli alleati effettuarono un lancio di armi, munizioni e vestiario destinati ai partigiani, che, attaccati da ingenti forze nazifasciste, ingaggiarono un duro combattimento di otto ore cui partecipò insieme alla banda Corbella (Corbari), come lui la chiamava, l’ufficiale Usa Chester Kingsman salvato a Pian delle Fagge. Quello stesso giorno ed il giorno successivo, a Crespino, antico Borgo di incontaminato verde, di acque limpide e di quiete, sorto intorno all’antica abbazia vallombrosana di Santa Maria, si consumò un’assurda tragedia. I nazisti si macchiarono dell’orrendo crimine di strage che non risparmiò neppure Don Fortunato Trioschi, arrestato insieme ai suoi parrocchiani e costretto a scavarsi la fossa prima di essere trucidato. I fatti sono da inquadrare nella recrudescenza nazista che in seguito alla caduta di Mussolini e all’otto settembre ‘43 avevano fatto scattare “l’operazione Alarico” l’invasione e l’occupazione militare dell’Italia. Insieme a Don Trioschi, il 17 luglio, furono uccisi sul greto del Lamone, dove oggi sorge il sacrario: Luigi e Vittorio Bellini, Giuseppe e Lorenzo Ferrini, Giovanni Malavolti, Giuseppe e Guglielmo Nati, Angelo, Attilio Lorenzo fu Luigi,e Lorenzo fuPietro Pieri, Giuseppe Barlotti, Dante Chiarini, Pietro Tagliaferri, Ottavio Scarpelli, Luigi Vinci, Gherardo Visani, Adolfo Rosselli, Sante Bosi, Giulio Sartoni, Bruno Santoni e due corpi non identificati. Abramo Tronconi fu fucilato a Fantino. Alfredo Beltrami, sua moglie Cecilia, e la figlia Lorena, furono fucilati il17 luglio nel podere Il Prato con Alfredo Righini fucilato nell’aia. I Beltrami erano, padre, madre e sorella di Umberto il partigiano di cui Pietro Monti, detto Marconi, raccontava: “Ha preso una bomba a mano e gliel’ha tirata (alla Croce Rossa) ed ha ucciso il tedesco. ed insomma tutti e due, l’’autista ed il ferito”. Il diciotto luglio nel podere I Mengacci, i mezzadri, Francesco Botti, suo figlio Bruno diciassettenne, il quindicenne Pierino Caroli e suo padre Vincenzo, che era iscritto al partito fascista e che mostrò invano ai tedeschi la tessera, furono trucidati nonostante il disperato tentativo della coraggiosa mamma Palmira Gentilini Botti che con le lettere dei figli militari in mano,cercava di far capire ai tedeschi che i suoi famigliari non c’entravano con i partigiani. Giuseppe Caroli e Adele Donatini furono fucilati al Cerreto di Fantino il 18 luglio come Dionisio Rossi. Carlo Quadalti contadino della Casa Nuova fu fucilato quello stesso giorno nel podere La Castellina dove si trovava per la mietitura a dare una mano ad Arturo Raspanti. La Wehrmacht aveva stabilito il proprio comando a Crespino, nella villa di Carlo Mazza, proprietario terriero della zona. I partigiani che operavano nell’area, ed ai quali erano associati i giovani renitenti alla leva repubblichina sbandati, erano quelli della 36^ Brigata Garibaldi Alessandro Bianconcini. Il bollettino partigiano della Bianconcini datato Imola 21 ottobre 1945, contiene il diario delle azioni e dei sabotaggi giornalieri operati dalla brigata, gli spostamenti le imboscate, le catture ed uccisioni di nazisti e spie fasciste, gli attacchi e le uccisioni di partigiani e di civili da parte dei tedeschi. A proposito della giornata del 17 luglio tra le varie azioni partigiane è scritto: “ Elementi misti delle compagnie di Paolo e di Marco attaccano il traffico sulla strada Faentina. Un automezzo tedesco distrutto, 2 soldati uccisi e sei feriti. Da parte nostra un ferito. A seguito di tale azione i tedeschi per rappresaglia massacrarono 35 coloni raccolti nei dintorni. La versione partigiana ha molto in comune con quella raccontata dagli abitanti di Crespino. In alcune testimonianze scritte si fa capire che alcuni giovani partigiani, conosciuti da tutti e soldati sbandati, dopo l’otto settembre, continuavano ad appoggiarsi a Crespino e al podere dei Mengacci. Verso la fine di aprile, alcuni di questi partigiani uccisero due tedeschi in località Casaglia. Sembra che una delle vittime fosse il comandante di un gruppo appartenente alla Marina tedesca, che era acquartierato a Villa Ersilia a Marradi. L’episodio, tuttavia, rimase impunito per l’intercessione di una nobildonna tedesca sfollata a Ronta che ebbe il merito di convincere gli occupanti a stipulare con il paese una sorta di patto di tregua. L’accordo venne tuttavia violato dai partigiani del posto che ai primi di luglio, presso il ponte di Spedina, catturarono altri due soldati, scaraventandone uno da un burrone e lasciandosi scappare il secondo che, raggiunti i suoi commilitoni, dette l’allarme. Successivamente, la mattina del 17 luglio, la stessa banda, appostata su una collinetta, attaccò una pattuglia tedesca uccidendo un soldato e scagliando una bomba a mano contro l’autoambulanza sopraggiunta dal vicino ospedale militare di Villa Fantino. Il 17 luglio, dopo appena un’ora dall’agguato, una seconda pattuglia tedesca rinforzata da squadre provenienti da Marradi, arrivava sul posto, interrogava due contadini intenti alla mietitura: mentre uno affermava di avere visto i partigiani imboscarsi e fuggire dopo l’attentato, l’altro taceva e veniva ucciso perché ritenuto complice. La rappresaglia partì poi dal podere Prato con lo sterminio dell’intera famiglia Beltrami, cui apparteneva uno dei partigiani responsabili dell’attacco. I tedeschi rastrellarono tutti gli uomini che trovarono, li raccolsero presso Villa Mazza, sede del comando, poi li trasferirono sulle rive del Lamone e qui li fucilarono. Soltanto uno dei prigionieri, Giuseppe Mariano Maretti, sopravvisse all’esecuzione, morendo poi nel 1948 in seguito alle ferite riportate quel giorno. Convocato il parroco, Don Fortunato Trioschi, e altri due contadini sul luogo dell’eccidio, i tedeschi li costrinsero a scavare una fossa e li fucilarono sul posto. Il 18 luglio l’operazione proseguì a Fantino con l’invasione di casa Caroli, in località Mengacci: gli uomini, quattro, furono trattenuti nell’edificio, mentre le donne e i bambini furono portati, attraverso il castagneto, in una grotta naturale e lì sorvegliati con una mitragliatrice. Quando le donne ed i bambini, che erano stati rilasciati, tornarono verso il podere in fiamme, trovarono una scena agghiacciante due uomini assassinati con il colpo di pistola alla nuca e due legati ai materassi e asfissiati. Un altro reparto, nazi-fascista, frattanto, era impegnato nella ricerca e nell’assassinio di contadini rimasti a Castellara, Castellina, Cerreto, Lozzole e Campergozzole. La mattanza si concluse la sera del 18 luglio, con un bilancio di 44 vittime nell’area Crespino, Fantino e Lozzole. Anche se la documentazione tedesca non fa espressamente riferimento alla strage, sembra di poter ricostruire la presenza sul territorio di unità di polizia tedesca o miste italo-tedesche, come il III Polizei Freiwilligen Bataillon Italien, il cui trasferimento presso l’Appennino è dato certo. Da allora ogni anno si commemora l’eccidio con una testimonianza che si rinnova per sottolineare come la gente di Marradi, e della Valle del Lamone non dimentica il sacrificio di quanti consapevoli ed inconsapevoli si immolarono con la stessa dignità e fierezza che molto tempo prima i loro padri il 24 luglio 1358 alle Scalelle avevano dimostrato fermando la compagnia tedesca di ventura del conte Lando.
martedì 2 giugno la Repubblica festeggia l’80° compleanno in tutta Italia.
Anche Il commendatore Rodolfo Ridolfi, uno dei quattro commendatori nati a Marradi degli ultimi trentadue anni, festeggerà i 15 anni dalla consegna dell’onorificenza Il 2 giugno del 2011, quando in Piazza del Popolo a Ravenna, nel corso della tradizionale cerimonia pubblica celebrativa della Festa della Repubblica, il Prefetto di Ravenna gli consegnava il Diploma dell’onorificenza di
Commendatore dell`Ordine al Merito della Repubblica Italiana conferitogli dal Presidente della Repubblica con decreto 27 dicembre 2010 su Proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri
Silvo Berlusconi in occasione della ricorrenza della promulgazione della Costituzione. L’onorificenza come recita la motivazione è destinata a “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari”.
Il dott. Rodolfo Ridolfi, laurea in legge, giornalista e scrittore, eminente campaniano: l’ultimo suo libro “La Scintilla del Genio” è stato fra l’altro Dirigente responsabile dell’Ispettorato della Funzione Pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, V.Presidente del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna, Sindaco di Marradi, Comune per il quale da Sindaco ottenne la medaglia d’oro al merito civile,Consigliere Comunale di Faenza, Assessore alla Comunità Montana del Mugello Alto Mugello Val di Sieve, Capogruppo nell’Unione dei Comuni del Mugello-Alto
Mugello e Consigliere Comunale di Palazzuolo Sul Senio.
P.S.
Una serata speciale e densa di emozioni, per omaggiare il grandissimo Pape Gurioli.
Ironia, pudore, generosità, umiltà, gentilezza, carisma ed uno sconfinato talento musicale.
Rodolfi Ridolfi ci ha condotti brillantemente attraverso un viaggio, un dialogo risonante tra la genialità di Pape e quella di Dino Campana, partendo dalla loro Marradi che è stata casa, radice e memoria sonora.
La raffinata espressività della soprano Federica Caseti Balucani e l’affettuoso ricordo del manager culturale Lamberto Fabbri hanno impreziosito con bellezza ed autenticità questo incontro.
Un libro assolutamente da leggere, ricco di curiosità e di storia.
L’autore Rodolfo Ridolfi intervistato dalla Zambon ha detto fra l’altro: “Il libro nasce dalla volontà di ricordare, approfondire e onorare la figura geniale di Giampaolo Pape Gurioli il grande musicista marradese messo in parallelo con Dino Campana in un confronto continuo che mette in luce punti di contatto, affinità e differenze creando un dialogo dinamico tra le loro visioni e la loro scrittura artistica poetica e musicale. Giampaolo Pape Gurioli musicista, Dino Campana poeta . Pape come Campana è parole musica pittura e scultura allo stesso tempo e come Campana dipana la sua arte tra classicismo e modernità. Dino e Pape fortemente dotati di ironia mista a profondo pudore, manifestato in Campana dal suo desiderio di essere compreso e nella sua lotta contro l’indifferenza del mondo contemporaneo e in Gurioli dal suo inflessibile rifiuto della trasgressione così diffusa nel mondo della musica. Tutti e due sentivano forte l’attrazione per il magico Convento delle Domenicane Il mattino arride sulle cime dei monti. In alto sulle cuspidi di un triangolo desolato si illumina il castello, più alto e più lontano. Venere passa in barroccio accoccolata per la strada conventuale. Dino Campana. Pape nel Monastero era di casa e la Priora del tempo Suor Maria Paola se lo coccolava. Le campane del Convento, della Chiesa, la campanella della scuola e della Torre dell’orologio gli sono rimaste dentro ed hanno ispirato il suo emozionante brano musicale a Marè….
Dino e Pape amanti dello stesso palcoscenico quello del settecentesco Teatro degli Animosi dove Campana sotto la direzione di Anacleto Francini partecipò alla commedia-operetta Il Marciapiede alla Ribalta, rappresentata nell’agosto del 1910 nel Coro dei Nattambuli e nell’ agosto del 2011 nella rivista comico-satirica Marradineide, Zibaldone o Epidemiade. Per Pape Gurioli il Teatro degli Animosi era una seconda casa, ne ha calcato il palcoscenico per tutta la vita: su quel palco ha messo in scena spettacoli di elevato profilo come La nostra Commedia ispirato a Dante e Campana con Riccardo Monopoli, Federica Caseti Balucani e Alex Bordigoni.
E poi c’è il pianoforte verticale sul quale Dino e Pape hanno posato le geniali mani quello che ancor oggi si trova nella casa di Pape dove a soli sei anni iniziò ad esercitarsi dopo che suo padre, Cinto, aveva acquistato nell’agosto del 1947 da Manlio Campana fratello maggiore del poeta, lo stesso pianoforte sul quale Dino aveva imparato a suonare il pianoforte nella casa dello zio Torquato in Via Pascetti dove Campana trascorreva i suoi giorni marradesi. Come per Dino Campana anche per Pape Gurioli l’arte non è solo una descrizione della realtà, ma una speranza interiore e spirituale che va oltre la forma e la rappresentazione e non ammette compromessi e così Pape ha suonato tutta la musica: Il jazz prima di tutto, ma anche il rock, la fusion e il pop. Musica che non ha mai rinnegato ma che alla lunga ha preferito abbandonare per recuperare una dimensione vera, diretta quella del contatto senza mediazioni tecnologiche con lo strumento acustico. Un musicista puro come se ne incontrano pochi così come Dino Campana è stato un poeta puro. La “scintilla del genio” è davvero come una intuizione creativa improvvisata. Non è solo un dono innato, ma è il risultato di una combinazione di talento naturale, profondità e durata. In realtà, è un genio che lascia piena espressione alle idee e alla capacità di creare nuove regole. Nel caso di Pape produce la Svolta Pianistica il momento in cui un’idea appare inaspettatamente, è un segnale informativo di alta qualità, non solo una sensazione dibreve durata. Nessuno può attendersi di arrivare alle vette della creatività senza padroneggiare le necessarie conoscenze e abilità. La sua opera più sublime in quel compendio è indubbiamenta l’autobiografica ITTO ….
Questa sera c’è Federica Caseti Balucani che dalla nostra Commedia canterà a proposito di Dante e Campana il canto III Paolo e Francesca il XXXIV e quindi uscimmo a riveder le stelle e il XXXIII del Paradiso l’amor che move il sole e l’altre stelle. Quando penso a Federica io che ho approfondito con la Fondazione Whitman di Long Island ricerche e studi che sono stati poi il tema di miei saggi in convegni a New York e Ottawa nel 2008 penso alla Soprano Marietta Alboni di Cesena nata a città di Castello (PG) che Whitman in Foglie d’Erba definisce “Orbe lucente Venere contralto” e che Rossini aveva scritto a Donizetti “ La natura ha dotato questa ragazza di molti mezzi”.
E ha continuato: Il sogno, l’obbiettivo centrale di Pape era suonare contemporaneamente con il piano acustico e lo strumento elettrico il Fender Rhodes e nel 1994 in un Concerto al Prater di Vienna fece duettare e parlare fra loro il pianoforte acustico il Fender Rhodes tanto da fare esclamare al musicista Jimmy Earl Pape is like a Fender Rhodes. Suonare e far parlare contemporaneamente e duettare con generi diversi diventerà il timbro di Pape e di Federica nei loro numerosissimi progetti musicali perché Pape sosteneva che Federica era l’unica capace di cantare le sue arie mentre Lui suonava sull’aleatorio della straordinaria ispirazione momentanea.
Nel libro leggerete anche di Jovanotti, del Pavarotti e della Musica per le Olimpiadi, di Germano Montefiori, di Castellina dei Luna Pop di Fabrizio De Andrè di Ivan Graziani, Gegè Telesforo, Steve Wonder e di tanti altri ma i suoi preferiti erano sicuramente Louis Armstrong, Johnny Griffin, Steve Grossman Chick Corea, Giulio Capiozzo e Joe Zawinul.
Di immensa suggestione è stato il canto di Federica Caseti Balucani sulle musiche di Pape che ha incantato il pubblico emozionandolo ed emozionandosi. La serata si è conclusa con una testimonianza dell’Editore Lamberto Fabbri che ha ripercorso aneddotti sul valore artistico e la figura umana di Pape e con il momento delle dediche autografate cui l’autore si è sottoposto con evidente soddisfazione.
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Iscriz. nel rg. del Tribunale di Firenze il 3/06/2010 n. 5780, Direttore Responsabile RAFFAELLA RIDOLFI