venerdì 8 maggio
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25 Aprile Festa della Liberazione
sabato 25 aprile
Quest’anno l’81° anniversario del 25 aprile 1945 assume un particolare significato per la drammatica situazione di guerra nel medio oriente ed in Ucraina e ci riporta alla grandissima attualità dei valori espressi, nel mirabile discorso tenuto nel 2009 il 25 Aprile ad Onna in Abruzzo, da Silvio Berlusconi nella parte in cui affermava: “…Benché frutto evidente di compromessi, la Costituzione repubblicana riuscì a conseguire due obiettivi nobili e fondamentali: garantire la libertà e creare le condizioni per uno sviluppo democratico del Paese. Non fu poco. Anzi, fu il miglior compromesso allora possibile. Fu però mancato l’obiettivo di creare una coscienza morale “comune” della nazione, un obiettivo forse prematuro per quei tempi, tanto che il valore prevalente fu per tutti l’antifascismo, ma non per tutti l’anti-totalitarismo. Oggi, il nostro compito, il compito di tutti, è quello di costruire finalmente un sentimento nazionale unitario. Dobbiamo farlo tutti insieme, tutti insieme, quale che sia l’appartenenza politica, Se da oggi riusciremo a farlo insieme, avremo reso un grande servizio non a una parte politica o all’altra, ma al popolo italiano e, soprattutto, ai nostri figli che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata…”.
In occasione della ricorrenza del 25 Aprile 1945 in Italia, 8 maggio in Europa (giorno della resa del nazismo) è giusto e doveroso ricordare la liberazione dalla guerra, dal nazismo e dal fascismo anche se bisognerà aspettare la notte fra il 9 ed il 10 novembre 1989, momento storico della caduta del Muro di Berlino, per vedere completata la liberazione della parte orientale dell’Europa caduta dopo l’oppressione nazista nell’altrettanto odiosa ed efferata tirannide comunista. E giusto onorare tutti i resistenti: i nostri giovani combattenti e tutti quegli altri giovani, americani, inglesi, francesi, polacchi, dei tanti paesi alleati, che versarono il loro sangue.
Senza di loro, il sacrificio dei nostri partigiani sarebbe stato vano. Con rispetto dobbiamo ricordare, anche quelli che in buona fede hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta.
Quello che non ci piace è assistere alla falsa e strumentale liturgia apologia di ex fascisti diventati eroi e medaglie dell’antifascismo, a comunisti che si ergono a paladini della democrazia, ad opportunisti democristiani che sono passati alla resistenza in tarda età.
Una parte dell’Italia come la nostra, che prima di essere comunista fu in tanta parte così fascista, dovrebbe avere il coraggio di porre fine a 81 anni di nebbia densa di imbarazzo, rimarcando l’ipocrisia, la, fragilità, lo spirito di accomodamento, anche la pavidità, di cui diede prova larghissima parte degli italiani, intellettuali in testa, che, come lamentò l’esule Salvemini, avevano baldanzosamente esibito le loro idee socialiste, comuniste e cattoliche solo in tempi di bonaccia…”.Sarebbe ora che il “tabù” fosse smascherato.
Un’opera non di revisionismo, ma piuttosto una corretta e necessaria operazione di rimozione di falsità, menzogne e silenzi imposti dalla cultura comunista alla storia italiana degli ultimi 77 anni. I partigianio comunisti non aspiravano alla democrazia ma all’instaurazione della dittatura comunista nel nostro Paese ed è per questo che si accanirono sui partigiani non comunisti, soprattutto quelli che non accettavano l’egemonia comunista, sui borghesi e sui tanti silenziosi ed innocenti non comunisti. Rileggiamoci : “Il sangue dei vinti”.

Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile, o “la Grande Bugia” di Giampaolo Pansa o Vincitori e vinti di Bruno Vespa, che raccontano anche gli eccidi commessi dai partigiani comunisti. Fra i delitti più odiosi è da annoverare l’assassinio di Marino Pascoli, giovane giornalista e comandante partigiano di fede mazziniana.
Pascoli raccontò su La Voce di Romagna del 6 dicembre 1947: “Prima di tutto dobbiamo distinguere i partigiani veri dai partigiani falsi. I partigiani veri sono coloro che hanno corso sul serio dei rischi, che hanno combattuto con fede per la liberazione d’Italia e questi, a dir il vero, sono pochi. I partigiani falsi che purtroppo sono la maggioranza, sono coloro che hanno fatto i teppisti mascherati, i collezionisti di omicidi, e che andarono in giro col mitra, quando non vi era più pericolo, a fare gli eroi. Questa gente anche se è riuscita a munirsi di un brevetto o di un certificato, anche se oggi milita indebitamente nelle fila dei partigiani, non bisogna avere nessuna esitazione a chiamarla teppa. Teppa da reato comune, macchiata di sangue, di prepotenza e di ricatti
Attenzione, partigiani veri, partigiani onesti, partigiani italiani e rimasti italiani, a non seguire coloro che vogliono vendere l’Italia allo straniero, altrimenti il vostro sacrificio sarebbe stato vano…L’organizzazione militare delle Brigate Garibaldine venne creata più tardi a rivoluzione d’Aprile conclusa. Quando contati i partigiani, rimpolpate le formazioni, aumentati gli effettivi, organizzate le forze comuniste e muniti i comandi di timbri e carta intestata, si procedette alla farsa della smobilitazione delle forze comuniste, si svolgeva, invecen un’opera diametralmente opposta quella cioè di inquadrare ed organizzare per l’avvenire queste forze per un eventuale colpo di Stato…”
Rodolfo Ridolfi
18 Aprile 1948 una data fondamentale per l’Italia democratica antifascista e anticomunista!
venerdì 18 aprile 2026
Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l’Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell’Est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l’Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l’Italia. Se il 25 aprile del ’45 segnò la fine del nazifascismo per l’opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del ’48 fu la data in cui, con il voto, l’Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista.

Come non sottolineare l’intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico? Settantacinque anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell’Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogan e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l’enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso».
Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo. Un’analisi di oltre mezzo secolo di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po’ troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell’evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell’atlantismo, dell’europeismo e dell’Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili.
Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un’Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall’utopia marxista-leninista; un’utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l’ennesimo saggio di brutalità nell’Europa dell’Est con la defenestrazione del socialista Masarik. Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell’Italia orientale, e l’eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo
La Presentazione del Libro “La Scintilla del Genio” nel Palazzo Comunale di Faenza: Interventi e testimonianza
sabato 28 marzo
Presentato a Faenza il libro di Rodolfo Ridolfi “La scintilla del Genio”
Il Genio di Dino Campana e di Pape Gurioli hanno sprigionato tanta qualità poetica e musicale e illuminato la emozionante presentazione del libro “La scintilla del Genio” di Rodolfo Ridolfi Edizioni Il Papavero che si è tenuta nella Sala Bigari del Palazzo Comunale. Significativi gli interventi e le testimonianze di Tommaso Triberti, Sindaco di Marradi, e Presidente dell’Unione dei Comuni del Mugello; di Arianna, figlia di Pape; del patron del Mei Giordano Sangiorgi; di Giorgio Andrini in rappresentanza del Pavone d’oro; di Anna Galletti delle edizioni musicali Galletti-Boston, di Gianni Zampaglione fotografo e storico amico di Pape Gurioli come il professore Davide Solaroli e la scrittrice Gianna Botti. La partecipazione del pubblico ha reso la giornata, vivida di emozioni e di grande forza emotiva ma anche spontanea, sincera e commovente. Concludendo l’autore, dopo aver ringraziato il comune di Faenza che ha ospitato l’evento, ha ricordato come il libro nasca dalla volontà di ricordare, approfondire e onorare la figura geniale di Giampaolo Pape Gurioli il grande musicista marradese messo in parallelo con Dino Campana in un confronto continuo che metta in luce punti di contatto, affinità e differenze creando un dialogo dinamico tra le loro visioni e la loro scrittura artistica poetica e musicale. Giampaolo Pape Gurioli musicista, Dino Campana poeta . Entrambi, figli della buona borghesia locale: il padre di Campana, maestro e possidente, quello di Gurioli artigiano, buon musicista, clarinettista, sassofonista ma soprattutto pianista. Dino e Pape fortemente dotati di ironia mista a profondo pudore, manifestato in Campana dal suo desiderio di essere compreso e nella sua lotta contro l’indifferenza del mondo contemporaneo e in Gurioli dal suo inflessibile rifiuto della trasgressione così diffusa nel mondo della musica. La loro prima giovinezza trascorsa nei due quartieri più famosi di Marradi, Campana a J’um-marè, Gurioli in Via Fabbrini agli Archiroli. Tutti e due sentivano forte l’attrazione per il magico Convento delle Domenicane Il mattino arride sulle cime dei monti. In alto sulle cuspidi di un triangolo desolato si illumina il castello, più alto e più lontano. Venere passa in barroccio accoccolata per la strada conventuale. Dino Campana. Pape nel Monastero era di casa e la Priora del tempo Suor Maria Paola se lo coccolava. Le campane del Convento, della Chiesa, la campanella della scuola e della Torre dell’orologio gli sono rimaste dentro ed hanno ispirato il suo emozionante brano musicale a Marè….

Dino e Pape amanti dello stesso palcoscenico quello del settecentesco Teatro degli Animosi dove Campana sotto la direzione di Anacleto Francini partecipò alla commedia-operetta Il Marciapiede alla Ribalta, rappresentata nell’agosto del 1910 nel Coro dei Nattambuli e nell’ agosto del 2011 nella rivista comico-satirica Marradineide, Zibaldone o Epidemiade. Per Pape Gurioli il Teatro degli Animosi era una seconda casa, ne ha calcato il palcoscenico per tutta la vita: su quel palco ha messo in scena spettacoli di elevato profilo come La nostra Commedia ispirato a Dante e Campana con Riccardo Monopoli, Federica Caseti Balucani e Alex Bordigoni. è stato protagonista delle celebrazioni di Anacleto Francini (Bel Amì), memorabili per i suoi arrangiamenti delle canzoni Creola e Sfoglia la Margherita.
E poi c’è il pianoforte verticale sul quale Dino e Pape hanno posato le geniali mani quello che ancor oggi si trova nella casa di Pape dove a soli sei anni iniziò ad esercitarsi dopo che suo padre, Cinto, aveva acquistato nell’agosto del 1947 da Manlio Campana fratello maggiore del poeta, lo stesso pianoforte sul quale Dino aveva imparato a suonare il pianoforte nella casa dello zio Torquato in Via Pascetti dove Campana trascorreva i suoi giorni marradesi. Come per Dino Campana anche per Pape Gurioli l’arte non è solo una descrizione della realtà, ma una speranza interiore e spirituale che va oltre la forma e la rappresentazione e non ammette compromessi e così Pape ha suonato tutta la musica: Il jazz prima di tutto, ma anche il rock, la fusion e il pop. Musica che non ha mai rinnegato ma che alla lunga ha preferito abbandonare per recuperare una dimensione vera, diretta quella del contatto senza mediazioni tecnologiche con lo strumento acustico. Un musicista puro come se ne incontrano pochi così come Dino Campana è stato un poeta puro. La “scintilla del genio” è davvero come una intuizione creativa improvvisata. Non è solo un dono innato, ma è il risultato di una combinazione di talento naturale, profondità e durata. In realtà, è un genio che lascia piena espressione alle idee e alla capacità di creare nuove regole. Nel caso di Pape produce la Svolta Pianistica il momento in cui un’idea appare inaspettatamente, è un segnale informativo di alta qualità, non solo una sensazione di breve durata. Nessuno può attendersi di arrivare alle vette della creatività senza padroneggiare le necessarie conoscenze e abilità.