Amministrative: Erica Mazzetti a Marradi lunedì 24 aprile

sabato 22 aprile
“Nessuna parte del nostro territorio deve essere mai abbandonata: penso soprattutto alle aree interne, a quelle di confine così ricche dal punto di vista ambientale e sede di moltissime imprese ma con servizi e collegamenti insufficienti. Con i fondi nazionali ed europei possiamo dare delle risposte concrete a seconda delle esigenze per creare le opportunità. La politica è questo: stare sul territorio, ascoltare, portare a Roma istanze e proposte. Perciò torno con estremo piacere nell’Alto Mugello e ringrazio il gruppo di Forza Italia.

A Marradi si vota e sicuramente cambiare amministrazione è fondamentale: anche per questo ci sarò, per sostenere il candidato sindaco e tutti i candidati al consiglio”. Lo scrive in una nota Erica Mazzetti, parlamentare di Forza Italia eletta nel territorio e componente VIII Commissione Ambiente, che lunedì 24 aprile sarà a Marradi per una serie di incontri: in programma la visita a tre aziende (Comes, Fabbrica Marroni, Acqua Brick), dunque pranzo nella cornice di Palazzo Torriani, quindi visita al Centro Studi Campaniani. Nel pomeriggio, l’On. Mazzetti sarà a Palazzuolo.

“LIBERI E FORTI”, RITORNO AL 18 APRILE ‘48 di Rodolfo Ridolfi

martedì 18 aprile

Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l’Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell’Est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l’Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l’Italia. Se il 25 aprile del ’45 segnò la fine del nazifascismo per l’opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del ’48 fu la data in cui, con il voto, l’Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista.

Come non sottolineare l’intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico? Settantacinque anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell’Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogan e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l’enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso».

Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo. Un’analisi di oltre mezzo secolo di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po’ troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell’evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell’atlantismo, dell’europeismo e dell’Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili.

Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un’Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall’utopia marxista-leninista; un’utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l’ennesimo saggio di brutalità nell’Europa dell’Est con la defenestrazione del socialista Masarik. Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell’Italia orientale, e l’eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo.

Stefano Benedettini Candidato sindaco di Marradi del centrodestra lancia la sfida alla sinistra divisa.

sabato 15 aprile Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo

SI VINCE O SI PERDE TUTTI INSIEME

Stefano Benedettini
Stefano Benedettini candidato Sindaco del Centrodestra unito ha deciso di presentare una lista di sette
candidati invece che di dieci sposando l’idea che si vince o si perde tutti insieme. In caso di vittoria infatti nessuno di coloro che si presenta rimarrà escluso dal Consiglio comunale di Marradi, così ha voluto fermamente il candidato Sindaco, non tradendo neanche in questo caso la sua visione solidale dell’impegno civico, e come segno di riconoscenza e stima nei confronti di coloro che hanno garantito il loro imprescindibile contributo di idee e di esperienze e che si sono votati a garantire un impegno fattivo sia per la partecipazione alle elezioni sia per il futuro amministrativo di Marradi. Questa scelta non è del tutto nuova ma è già stata collaudata nelle elezioni amministrative di Palazzuolo sul Senio nel 2019 dalla lista che vinse la scorsa tornata elettorale. Una lista quella di Benedettini che esprime, sempre per sua ferma volontà, una perfetta parità di genere come previsto dalla legge. Altro punto che ha con determinazione voluto il candidato a Sindaco Benedettini è stato quello di presentarsi con tutti i simboli di partito che lo sostengono, spinto dalla volontà di non nascondersi dietro simboli di presunte e fantasiose liste civiche, che civiche nella realtà non sono affatto ma sono pura
espressione di partiti nazionali o di alleanze di questi senza se e senza ma tanto che nei fatti ne seguono pedissequamente le orme pur di vedersi garantito qualche strapuntino di poltrona. Nell’iniziare questa nuova avventura personale e politica, nel ringraziare tutti coloro che hanno dato la loro disponibilità a candidarsi presenti in lista e non e anche tutti coloro che hanno sottoscritto la presentazione
della sua candidatura, Stefano Benedettini ha dichiarato: “mi auguro che tutti i contendenti alla carica di Sindaco abbiano in animo di confrontarsi dialetticamente e costruttivamente sui temi che interessano il paese e si attengano al rigoroso rispetto delle Istituzioni in base alla legge, senza creare voluti e poco edificanti fraintendimenti di ruoli e situazioni, ed ad un fair play degno di questo nome”.
Ufficio Stampa
Stefano Benedettini
Candidato a Sindaco Centro destra unito Marradi

Auguri Primo! Cent’anni da italiano esemplare

giovedì 23 marzo
Primo Romeri,
nato ad Ardenno in provincia di Sondrio, l’alpino l’ha fatto nel periodo della seconda guerra mondiale, e dopo l’8 settembre a Merano fu catturato e imprigionato. E’ stato nei campi di concentramento di Birkenau, Mathausen, e al confine con la Russia, ma ce l’ha fatta a sopravvivere. ha lavorato nel Corpo Forestale dello Stato, a Gaiole in Chianti, dove si è sposato. Ha avuto tre figli: Mario, Andrea ed Elena e nel 1962 viene trasferito nella Caserma di Marradi. Sempre sorridente e disponibile esempio di marito e padre di famiglia è diventato un marradese stimato e amato da tutti. Ora ha cento anni, ma è autonomo: fa la spesa, e vive da solo. Lo puoi incontrare nelle giornate di bel tempo seduto al Bar Sport e conversare con Lui ti mette di buon umore. Noi gli vogliamo bene e gli facciamo tanti Auguri!

Iscriz. nel rg. del Tribunale di Firenze il 3/06/2010 n. 5780, Direttore Responsabile RAFFAELLA RIDOLFI