Giovani marradesi tradotti in Germania ai lavori coatti nel 1944

images  domenica 25 gennaio

Il prossimo 27 gennaio, giornata della memoria, come avviene tutti gli anni saranno consegnate dal Prefetto di Firenze nel memoriale della basilica di Santa Croce a Firenze le medaglie d’onore ai parenti dei deportati fra i quali Amedeo e Claudio Pierantoni ed altri marradesi. Riproduciamo alcune pagine del libro di Rodolfo Ridolfi “Domenico Vanni-sovversivo per la libertà”dopo quelle della settimana scorsa: A pag 20 del libro si legge infatti:…… Mio nonno aveva una vera fissazione per le belle scarpe e quindi la prima tappa era spesso nel negozio di Alberto Ciani, anche lui deportato a Mauthausen…., il Bar Centrale dove parlava volentieri con i suoi amici di sventura: Delmo, Adelmo Mercatali, impiegato comunale e marito della mia brava maestra di italiano Lina Piazza, Amedeo e Claudio Pierantoni,…. C’è poi nel capitolo: IL CAMPO DI FOSSOLI ED IL TRASPORTO N. 53 Il 25 maggio 1944 era scaduto il termine ultimo per beneficiare della clemenza mussoliniana verso i renitenti, verso coloro che non si erano presentati alla chiamata alle armi della Repubblica di Salò per non continuare la guerra al fianco dei tedeschi e che scelsero la macchia. La caccia all’uomo, i rastrellamenti e le rappresaglie si intensificarono, molti giovani si dettero alla macchia, la guerra civile entrò nella sua fase più cruenta. Domenico Vanni riuscì più volte a sottrarsi alla cattura che non poté evitare proprio il 25 maggio quando cadde in un’imboscata mentre si recava a vettovagliare gli americani e a Palazzuolo sul Senio a portare, come d’abitudine, l’Avanti! lo arrestarono, lo tradussero a Villa Triste, in Via Bolognese a Firenze, lo incarcerarono alle Murate dove erano già detenuti i marradesi, diciannovenni, Claudio Pierantoni, Mario e Armando Donatini, Amerigo Ferrini, Giuseppe Donatini ed il ventottenne Remo Scalini. Con mio nonno furono trasferiti l’11 giugno al campo di concentramento e transito di Fossoli (Carpi) Polizei-und Durchgangslager delle SS per essere deportati, come molti altri marradesi in Austria o in Germania, come ipotizza Camilla Brunelli, direttrice del Centro di Documentazione della Deportazione Toscana di Prato, in campi più blandi per lavoratori coatti. Da Fossoli, caricati su carri merci, molti venivano inviati a Reichenau ormai un semplice campo di transito, dopo essere stato campo di raccolta e di lavoro per manodopera italiana sotto le dipendenze della Gestapo, che vi deportò persone raccolte in tutta Europa per avviarle al lavoro forzato. Dopo qualche giorno i nazisti li trasferivano, sempre su carri bestiame, a Mauthausen per assegnarli ai lavori nell’industrie belliche, nelle aziende agricole, o in montagna a tagliare pini e portarli a valle. Remo Scalini, nipote di Arturo, ha raccontato di essere rimasto a Fossoli fino all’inizio del luglio 1944, di essere stato poi trasferito al campo di rieducazione al lavoro di Reichenau a Innsbruck, di essere transitato per Mauthausen dove rimase un mese circa per poi essere assegnato come lavoratore coatto, meccanico, alla Steyr Daimler Puch Aktiengesellschaft Herzograd colossale industria bellica di San Valentin nei pressi di Linz fino al marzo del 1945 quando si ammalò e venne rimpatriato. Nella stessa fabbrica di carri armati di S. Valentin, assegnati al lavoro coatto si trovavano Antonio Gurioli, Francesco Maretti, Antonio Mercatali, Paolo Palli, Donato Pompignoli, Filippo Sartoni, Giovanni Cavina, Giuseppe Donatini, Mario Donatini, Quintino Fanti e Amedeo Pierantoni ed altri giovani marradesi deportati ed assegnati al lavoro coatto nelle fabbriche e nelle aziende agricole; fra questi: Filippo Bandini, Antonio Mercatali, Marco e Sante Filipponi. Alle fornaci di laterizi furono assegnati Vincenzo Scarpa, Pietro Farolfi ed Amerigo Ferrini. Adelmo Mercatali, autore del libro E dicevano: Got mit Uns racconta che fu a Fossoli, Mauthausen, Wels e Bad Ischl. Un gruppo di deportati politici spagnoli che erano stati arrestati a Parigi, gli suggerirono di qualificarsi come elettricista. E così venne assegnato a Wels un campo di lavoro dove si riparavano auto e aerei aperto il 27 dicembre del 1944 e chiuso nell’aprile del 1945. Successivamente fu a Bad Ischl presso una ditta di idraulica come lavoratore coatto……

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