Cinema e velocità in Dino Campana di Rodolfo Ridolfi

martedì 19  agosto

Il 20 agosto 1885 nasceva Dino Campana, mi piace ricordarlo nel 140° anniversario riproponendo una parte della mia relazione del 30 aprile 2004 all’annuale Conferenza dell’American Association For Italian Studies di Ottawa Velocità e cinema in Dino Campana.

Cinema e velocità: Ne la sera dei fuochi di Dino Campana Cinema e velocità sono aspetti molto marcati della modernità di Campana. La tradizione letteraria (Dante, Leopardi, Carducci, Pascoli) e pittorico-scultorea (Leonardo, Michelangelo, Ghirlandaio, Della Robbia) sono sorgenti dalle quali Campana estrae la sua materia poetica. La modernità ed in modo particolare la velocità ed il cinema sono strettamente legati al Futurismo. Certamente Campana non condivideva il punto 10 del Manifesto del Futurismo Noi vogliamo distruggere i Musei e le Biblioteche e neppure il punto 3 Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa perché la letteratura aveva f ino ad allora esaltato l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Campana dice: Ogni tanto scrivevo dei versi balzani ma non ero futurista. Il verso libero futurista è falso, non è armonico. E’ una improvvisazione senza colore e senza armonia. Io facevo un poco di arte. I Futuristi li trovavo vuoti. Ciò nonostante la vicinanza di Campana con il Cubismo ed il Futurismo è notevole.

Il punto 4 del Manifesto futurista, quello della nuova bellezza: la velocità ed il cinema, lo coinvolge molto e caratterizza in più parti la sua poesia. Il tema del cinema in Campana è stato accennato da molti critici: Bonifazi che parla di tecnica cinematografica, la Ceragioli che sostiene ripetutamente come Campana avesse considerato cinematografico il proprio procedimento che annulla la dimensione cronologica e Pedro Luis De Guevara che ha colto e approfondito più di ogni altro il rapporto Campana-cinema seguendo la pista del manoscritto del Più lungo giorno. Nel manoscritto II più lungo giorno la prima composizione appare con il titolo La notte mistica ma in alto Campana scrive La notte mistica dell’amore e del dolore-Scorci bizantini e morti cinematografiche e cancellato si può leggere in carattere maggiore: Cinematografia sentimentale e sotto L’amore che ricompare come titolo Ne la sera di fiera. Nel 1895 i Fratelli Lumière costruiscono la camera portatile e f ilmano le prime scene esterne; la prima ripresa in movimento avviene a Venezia su una gondola nel 1897. Le proiezioni avvenivano nei caffè concerto e nelle fiere in apposite baracche. A Faenza all’inizio del ‘900, II settimanale II Lamone, periodico che usciva la domenica, il 21 maggio del 1905 scriveva: il cinematografo che è stato presentato ieri sera all’Arena Borghesi, richiamò molto pubblico e ottenne un lieto successo. Lo stesso settimanale il 17 Settembre dello stesso anno annuncia la proiezione dell’assedio e capitolazione di Port Arthur (Guerra russo-giapponese).

La diffusione del cinema continua in Romagna. Il 24 settembre 1905, sempre sul periodico Il Lamone si può leggere: il grande cinematografo Lumiere si è installato con un grandissimo padiglione nella Piazza Pasi del Borgo D’Urbecco. … ponti gettati dalla città al sobborgo ne le sere dell’estate torrida. Nella Notte dei Canti Orfici Dino Campana si aggira in una fiera (Le fiere del bestiame si svolgevano a Faenza la seconda domenica di Luglio, che in quell’anno, cadde il 9 Luglio e la domenica d’Agosto prima di Sant’Elena, il 20 agosto compleanno di Campana).E’ ambientata a Faenza o a Marradi la Sera di Fiera? Nell’undicesimo componimento dei Canti Orfici, che rievoca trasfigurandola una sera di fuochi artificiali come Campana dice al Pariani l’ambientazione sembrerebbe Faenza tuttavia è possibile considerare anche il 22 luglio del 1906 la sera di Fiera (Festa) e Marradi il luogo della sera di Fiera.

Ne la sera dei fuochi’ ne la luce deliziosa e bianca, assomiglia tanto alla festa d’estate, la Festa della Madonna del Popolo che Dino Campana ha vissuto in prima persona nel suo paese natale, come ricorda Franco Scalini nel suo lavoro Nell’odore pirico di sera di fiera. Tradizionalmente l’avvenimento ha una data ben precisa e cioè la seconda domenica di luglio, festa della Madonna del Popolo, ma nel 1906 la celebrazione, fu posticipata per farla coincidere con l’inaugurazione di una fiera di beneficenza allestita nel loggiato delle scuole comunali a favore dell’Asilo infantile che si stava costruendo per accudire i figli delle molte donne lavoratrici. In questa ipotesi il sobborgo sarebbe il quartiere di Jummarè a nord ovest verso Faenza e i ponti quello sul Lamone e quello adiacente la casa di Via Pescetti. Campana ricorda quella sera di f iera e di fuochi che le cronache del tempo datano 22 luglio 1906 e che fu splendida ed imponente e si concluse con le girandole di fuoco, le stelle multicolori che lasciavano appunto un odore pirico, una vaga gravezza rossa nell’aria.

Tuttavia è possibile che anche il 20 agosto del 1905 o 1906 a Faenza Campana abbia vissuto la sua sera di Fiera festeggiando il suo ventesimo o ventunesimo compleanno. Torniamo al Più lungo giorno: L’ Amore è sicuramente una delle prime descrizioni del cinematografo in Italia, ma dal punto di vista dello spettatore che si trova di fronte al grande schermo. Il poeta si trova Ne la sera dei fuochi della festa d’estate, i giochi d’artificio sono finiti, nell’aria l’odore della polvere, il silenzio dopo il forte rumore dei fuochi, gli occhi stanchi di guardare il cielo ed il poeta scopre che è accanto ad una ragazza. Non sappiamo se ci sia un rapporto fra loro neanche se si conoscono, la ragazza si sente attirata da una baracca dove offrono le più grandi invenzioni del momento, il cinematografo, e decide di entrare e dietro di lei l’uomo e gli spettatori o le persone che chiedono i biglietti per entrare che già sono seduti rivolgono lo sguardo verso chi entra quando lo spettacolo è cominciato. E lì ci sono le vedute(vistas, tomevistas si chiamano le cineprese da trentacinque millimetri) ed appaiono dei panorami scheletrici del mondo che non sono altro che le città attraverso il cinema muto, i soldati morti a Port Arthur e le odalische. E si sente l’odore della segatura, che si usa per asciugare il fondo della baracca e le donne sono stupite per quella invenzione che permette loro di vedere Parigi e Londra e la battaglia di Muckden senza uscire dal paese. E si esce dalla baracca come ci si è entrati senza sapere dove andare e con quella sensazione di essere fuori dal tempo Noi guardammo intorno doveva essere tardi. La ragazza è presso di me perché è immobile alla porta della baracca, ma ognuno prenderà la sua strada. Sentii con una punta di amarezza tosto consolata che mai più le sarei stato vicino, e raccoglie un’altra delle sensazioni che ancor’oggi il cinema ci procura: la vicinanza di una persona sconosciuta nel buio, come non sarà possibile in altre circostanze, perché quella situazione si verifica soltanto nell’intimità della coppia. C’è in Pampa un altro spaccato di velocità cinematografica che assume un’inimmaginabile dimensione lirica