MARRADI – sabato 8 agosto scorso, festa di San Domenico, è stata una bellissima e toccante giornata per le Monache di clausura del Monastero della Santissima Annunziata e per i numerosissimi marradesi intervenuti alla Santa Messa, concelebrata da Don Roberto Cornacchia, parroco in solido della Parrocchia di San Lorenzo in Marradi e amministratore parrocchiale di S. Maria Nascente in Crespino e dai fieri nativi marradesi, Don Domenico Naldoni dell’Arcidiocesi di Firenze e don Massimo Monti parroco di San Michele Arcangelo in Tredozio. Nella sua dotta omelia il parroco si è intrattenuto sulla figura di San Domenico da Guzman, uomo di preghiera, grande predicatore che non ebbe altra aspirazione che la salvezza delle anime, in particolare di quelle cadute nelle reti delle eresie albigesi del suo tempo che volevano abolire i simboli e la pratica dei sacramenti nella Chiesa. La Chiesa, addobbata a festa, l’imponente statua di San Domenico collocata in cornu Epistolae per la solenne occasione, la musica, i canti liturgici, del pregevole coro femminile, che hanno accompagnato il solenne rito, hanno contribuito a rinnovare il carisma del bianco filo domenicano che lega San Domenico a Marradi presente fin dal 1575 per mezzo della vita delle monache della SS. Annunziata che, in continuità con le consorelle di Prouille, sono: consacrate a Dio mediante la preghiera.Chiamate da Dio affinché ad esempio di Maria siedano ai piedi di Gesù E ascoltino le Sue parole. Si rivolgano tutte a Dio allontanandosi dalle sollecitudini e dalle vanità del mondo.
Dopo la cerimonia i numerosissimi intervenuti, fra i quali spiccavano autorevoli esponenti della cultura, della imprenditoria e delle professioni, da sempre vicini all’insostituibile Istituzione Religiosa, hanno potuto godere, in una giornata di caldo torrido, nel meraviglioso giardino del Convento, del refrigerio di un buffet predisposto dalle Suore.
Nell’ambito della seconda edizione di Marradi Art Festival che si terrà Domenica 30 Agosto abbiamo scelto di presentare La Scintilla del Genio,l’ultimo libro di Rodolfo Ridolfi su Dino Campana e Pape Gurioli, alle ore 12,00 nellasala dell’Albergo Ristorante Le Scalelle, in piazza Le Scalelledi Marradi che nel 1916 si chiamava Lamone. La sceltaracchiude alcune significative motivazioni: il giornodi Natale del 1916 Dino Campana e Sibilla Aleramo, si dettero appuntamento a Marradi all’Albergo Lamone nel centro cittadino in Piazza Scalelle.Il soggiorno a Marradi, fu un viaggio nei luoghi d’infanzia del poeta che volle mostrare i suoi luoghi natii all’unica donna che lo avesse amato profondamente, fu l’ultimo momento felice di una passione folle e breve, destinata a concludersi l’anno successivo. L’Albergo Lamone si trovava a Marradi nell’antico Palazzo Cannone ed oggi si chiama Le Scalelle ed è di proprietà di Franco Perfetti, magico artista della pizza, grande e fraterno amico di Pape Gurioli e della sua famiglia,che ha voluto fare affrescare, dalla talentuosa artista Barbara Briccolani, la stanza 114dell’Albergodove forse Dino e Sibilla soggiornarono la notte di Natale 1916e da dove, la Aleramo scrisse: Un letto profondo, la notte di Natale, nel tuo paese dove non sono mai stata.…
La camera 114
La Presentazione-Evento,condotta da Elisabetta Zambon intellettuale e artista poliedrica nel panorama letterario contemporaneo cheunisce la passione per la scrittura a quella per la pittura e il pianoforte, prevede interventi di Lamberto Fabbri direttore del Cenacolo delle Arti,editore, mecenate e manager culturale legatissimo a Pape Guriolie Barbara Briccolani,marradese artista poliedrica, pittrice e restauratrice autrice dell’affresco della stanza 114 dell’Albergo Le Scalelle che ritrae Dino e Sibilla.
L’evento sarà impreziosito dal canto di Federica Balucani,allieva di Pape,soprano digrande eleganza interpretativa e duttilità vocale. Il connubio artistico tra Federica Caseti Balucani e Pape Gurioli rappresenta una delle collaborazioni più originali e apprezzate del panorama crossover musicale italiano.Suonare e far parlare contemporaneamente e duettare con generi diversi diventerà il timbro di Pape e di Federica nei loro numerosissimi progetti musicali perché Pape sosteneva che Federica era l’unica capace di cantare le sue arie mentre Lui suonava sull’aleatorio della straordinaria ispirazione momentanea.
Federica interpreterà, a proposito di Dante e Campana, il canto III della Divina Commedia Inferno:Paolo e Francesca il XXXIV EQuindi uscimmo a riveder le stellee dal Paradiso il XXXIII L’amor che move il sole e l’altre stelle; dalla musica di Cesare Bartolini il tastierista faentinoche daSvolta Pianistica, il sublime compendio di Pape Gurioli, ricorderà,il brano autobiografico più amato dal pianista marradese: Itto; e da Francesco Bejor Gaiani il cantautore nipote di Mario Bejor amico di Dino Campana che interpreterà Ladra Poesia accompagnato dalla chitarra diCorrado Cacciaguerra. Le parole e la musica di Bejor furono impreziosite dall’arrangiamento di Pape Gurioli che volle inserire richiami musicali di grande spessore culturale che traggono ispirazione dalla vita di Campana e dai suoi Canti Orfici: Vi troviamo Genova (il fischio di un piroscafo da inizio al brano), poi il Tango argentino per ricordarci La Pampailtutto intessuto di modernità e futurismo.
L’autore del libro Rodolfo Ridolfi, giornalista, scrittore, rigoroso ricercatore e critico campanista è da oltre quarant’anni una figura di riferimento per gli studiosi e gli appassionati della Poesia di Dino Campana non soltanto in Italia.
In occasione del primo anniversario della morte di Pape Gurioli, Ridolfi ha voluto dare alle stampe il libro che è in libreria dal marzo del 2026 ed è già stato presentato a Faenza e Brisighella,per ricordare, approfondire e onorare la figura e l’opera geniale di Giampaolo Pape Gurioli messo in parallelo con Dino Campana in un confronto continuo che mette in luce punti di contatto, affinità e differenze creando un dialogo dinamico tra le loro visioni e la loro scrittura artistica poetica e musicale. Giampaolo Pape Gurioli musicista, Dino Campana poeta. Pape come Campana è parole musica pittura e scultura allo stesso tempo e come Campana dipana la sua arte tra classicismo e modernità.
Nell’ambito della seconda edizione di Marradi Art Festival che si terrà Domenica 30 Agosto abbiamo scelto di presentare La Scintilla del Genio,l’ultimo libro di Rodolfo Ridolfi su Dino Campana e Pape Gurioli, alle ore 12,00 nellasala dell’Albergo Ristorante Le Scalelle, in piazza Le Scalelledi Marradi che nel 1916 si chiamava Lamone. La sceltaracchiude alcune significative motivazioni: il giornodi Natale del 1916 Dino Campana e Sibilla Aleramo, si dettero appuntamento a Marradi all’Albergo Lamone nel centro cittadino in Piazza Scalelle.Il soggiorno a Marradi, fu un viaggio nei luoghi d’infanzia del poeta che volle mostrare i suoi luoghi natii all’unica donna che lo avesse amato profondamente, fu l’ultimo momento felice di una passione folle e breve, destinata a concludersi l’anno successivo. L’Albergo Lamone si trovava a Marradi nell’antico Palazzo Cannone ed oggi si chiama Le Scalelle ed è di proprietà di Franco Perfetti, magico artista della pizza, grande e fraterno amico di Pape Gurioli e della sua famiglia,che ha voluto fare affrescare, dalla talentuosa artista Barbara Briccolani, la stanza 114dell’Albergodove forse Dino e Sibilla soggiornarono la notte di Natale 1916e da dove, la Aleramo scrisse: Un letto profondo, la notte di Natale, nel tuo paese dove non sono mai stata.…
La Presentazione-Evento,condotta da Elisabetta Zambon intellettuale e artista poliedrica nel panorama letterario contemporaneo cheunisce la passione per la scrittura a quella per la pittura e il pianoforte, prevede interventi di Lamberto Fabbri direttore del Cenacolo delle Arti,editore, mecenate e manager culturale legatissimo a Pape Guriolie Barbara Briccolani,marradese artista poliedrica, pittrice e restauratrice autrice dell’affresco della stanza 114 dell’Albergo Le Scalelle che ritrae Dino e Sibilla.
L’evento sarà impreziosito dal canto di Federica Balucani,allieva di Pape,soprano digrande eleganza interpretativa e duttilità vocale. Il connubio artistico tra Federica Caseti Balucani e Pape Gurioli rappresenta una delle collaborazioni più originali e apprezzate del panorama crossover musicale italiano.Suonare e far parlare contemporaneamente e duettare con generi diversi diventerà il timbro di Pape e di Federica nei loro numerosissimi progetti musicali perché Pape sosteneva che Federica era l’unica capace di cantare le sue arie mentre Lui suonava sull’aleatorio della straordinaria ispirazione momentanea.
Federica interpreterà, a proposito di Dante e Campana, il canto III della Divina Commedia Inferno:Paolo e Francesca il XXXIV EQuindi uscimmo a riveder le stellee dal Paradiso il XXXIII L’amor che move il sole e l’altre stelle; dalla musica di Cesare Bartolini il tastierista faentinoche daSvolta Pianistica, il sublime compendio di Pape Gurioli, ricorderà,il brano autobiografico più amato dal pianista marradese: Itto; e da Francesco Bejor Gaiani il cantautore nipote di Mario Bejor amico di Dino Campana che interpreterà Ladra Poesia accompagnato dalla chitarra diCorrado Cacciaguerra. Le parole e la musica di Bejor furono impreziosite dall’arrangiamento di Pape Gurioli che volle inserire richiami musicali di grande spessore culturale che traggono ispirazione dalla vita di Campana e dai suoi Canti Orfici: Vi troviamo Genova (il fischio di un piroscafo da inizio al brano), poi il Tango argentino per ricordarci La Pampailtutto intessuto di modernità e futurismo.
L’autore del libro Rodolfo Ridolfi, giornalista, scrittore, rigoroso ricercatore e critico campanista è da oltre quarant’anni una figura di riferimento per gli studiosi e gli appassionati della Poesia di Dino Campana non soltanto in Italia.
In occasione del primo anniversario della morte di Pape Gurioli, Ridolfi ha voluto dare alle stampe il libro che è in libreria dal marzo del 2026 ed è già stato presentato a Faenza e Brisighella,per ricordare, approfondire e onorare la figura e l’opera geniale di Giampaolo Pape Gurioli messo in parallelo con Dino Campana in un confronto continuo che mette in luce punti di contatto, affinità e differenze creando un dialogo dinamico tra le loro visioni e la loro scrittura artistica poetica e musicale. Giampaolo Pape Gurioli musicista, Dino Campana poeta. Pape come Campana è parole musica pittura e scultura allo stesso tempo e come Campana dipana la sua arte tra classicismo e modernità.
il ministro Valdo Spini appunta la medaglia d’oro al Gonfalone di Marradi
mercoledì 8 luglio
Crespino Sul Lamone, in Comune di Marradi, e Fantino in Comune di Palazzuolo Sul Senio furono attraversati nell’estate del 1944 da terribili drammatiche vicende belliche e incancellabili lutti che i nazisti procurano a civili inermi. Quando fui eletto sindaco, nell’autunno del 1988, dopo avere ottenuto un intervento finanziario del Ministero della Difesa a favore del Sacrario di Crespino, del quale ancor oggi il Comune giustamente beneficia, come primo atto del mio mandato avanzai un articolato dossier per ottenere almeno un riconoscimento per il Comune che aveva pagato un così alto contributo di sangue ed ottenni, il 3 Luglio del ‘91, con decreto del Presidente della Repubblica, la Medaglia d’oro al merito civile per il Comune di Marradi con la seguente motivazione: “Piccolo centro attraversato dalla linea gotica, sopportava con fierissimo e dignitoso contegno spaventosi bombardamenti aerei e terrestri, subendo la distruzione della maggior parte del centro abitato e offrendo alla causa della Patria e della libertà il sacrificio eroico di quarantadue civili inermi, trucidati dalle truppe d’occupazione naziste”. Anche in quest’anno molto difficile attraversato da guerre in Europa e nel mondo è giusto sottolineare e commemorare gli eventi. Io lo faccio riportando dal mio Libro “Domenico Vanni sovversivo per la libertà”: Ricordo di quando nel 1964 mio nonno, che come vicesindaco, autentico partigiano e deportato a Mauthausen aveva titolo istituzionale e morale per partecipare alla commemorazione, mi raccontava che al pranzo con il vescovo gli “girarono il piatto”. I tempi sono cambiati! I crespinesi di oggi: figli, nipoti e pronipoti di coloro che si opposero duramente, quando l’Amministrazione Comunale inaugurò la parte superiore del Sacrario, all’affissione dei manifesti in cui c’era scritto W ipartigiani, W la Resistenza, convivono pacificamente da molti anni con labari, medaglieri dell’ANPI e garibaldini e antifascisti, anche dell’ultima ora, ed ai buffet, preparati con cura dalle donne di Crespino, nessuno più si vede girare il piatto.
Quella medaglia d’oro al Comune oggi ci onora, fu meritata da tutti gli eroi discreti, quasi anonimi, di quella stagione, dalle vittime dei bombardamenti, dalle donne e dagli uomini morti in seguito ai cannoneggiamenti, dagli undici giovani fucilati nel cimitero di Marradi dai deportati nei campi di sterminio, cinque a Mauthausen: Claudio Bandini, Alberto Ciani, Domenico Vanni, Giampiero Verdi, Armando Visani ed uno a Flossemburg poi ad Hersbruck, Alessandro Pieri, dai deportati ai lavori coatti, dai martiri dell’eccidio di Crespino e da coloro che senza colpa alcuna furono innocenti vittime dell’odio e della violenza.
Il 17 luglio ‘44 a Monte Lavane gli alleati effettuarono un lancio di armi, munizioni e vestiario destinati ai partigiani, che, attaccati da ingenti forze nazifasciste, ingaggiarono un duro combattimento di otto ore cui partecipò insieme alla banda Corbella (Corbari), come lui la chiamava, l’ufficiale Usa Chester Kingsman salvato a Pian delle Fagge. Quello stesso giorno ed il giorno successivo, a Crespino, antico Borgo di incontaminato verde, di acque limpide e di quiete, sorto intorno all’antica abbazia vallombrosana di Santa Maria, si consumò un’assurda tragedia. I nazisti si macchiarono dell’orrendo crimine di strage che non risparmiò neppure Don Fortunato Trioschi, arrestato insieme ai suoi parrocchiani e costretto a scavarsi la fossa prima di essere trucidato. I fatti sono da inquadrare nella recrudescenza nazista che in seguito alla caduta di Mussolini e all’otto settembre ‘43 avevano fatto scattare “l’operazione Alarico” l’invasione e l’occupazione militare dell’Italia. Insieme a Don Trioschi, il 17 luglio, furono uccisi sul greto del Lamone, dove oggi sorge il sacrario: Luigi e Vittorio Bellini, Giuseppe e Lorenzo Ferrini, Giovanni Malavolti, Giuseppe e Guglielmo Nati, Angelo, Attilio Lorenzo fu Luigi,e Lorenzo fuPietro Pieri, Giuseppe Barlotti, Dante Chiarini, Pietro Tagliaferri, Ottavio Scarpelli, Luigi Vinci, Gherardo Visani, Adolfo Rosselli, Sante Bosi, Giulio Sartoni, Bruno Santoni e due corpi non identificati. Abramo Tronconi fu fucilato a Fantino. Alfredo Beltrami, sua moglie Cecilia, e la figlia Lorena, furono fucilati il17 luglio nel podere Il Prato con Alfredo Righini fucilato nell’aia. I Beltrami erano, padre, madre e sorella di Umberto il partigiano di cui Pietro Monti, detto Marconi, raccontava: “Ha preso una bomba a mano e gliel’ha tirata (alla Croce Rossa) ed ha ucciso il tedesco. ed insomma tutti e due, l’’autista ed il ferito”. Il diciotto luglio nel podere I Mengacci, i mezzadri, Francesco Botti, suo figlio Bruno diciassettenne, il quindicenne Pierino Caroli e suo padre Vincenzo, che era iscritto al partito fascista e che mostrò invano ai tedeschi la tessera, furono trucidati nonostante il disperato tentativo della coraggiosa mamma Palmira Gentilini Botti che con le lettere dei figli militari in mano,cercava di far capire ai tedeschi che i suoi famigliari non c’entravano con i partigiani. Giuseppe Caroli e Adele Donatini furono fucilati al Cerreto di Fantino il 18 luglio come Dionisio Rossi. Carlo Quadalti contadino della Casa Nuova fu fucilato quello stesso giorno nel podere La Castellina dove si trovava per la mietitura a dare una mano ad Arturo Raspanti. La Wehrmacht aveva stabilito il proprio comando a Crespino, nella villa di Carlo Mazza, proprietario terriero della zona. I partigiani che operavano nell’area, ed ai quali erano associati i giovani renitenti alla leva repubblichina sbandati, erano quelli della 36^ Brigata Garibaldi Alessandro Bianconcini. Il bollettino partigiano della Bianconcini datato Imola 21 ottobre 1945, contiene il diario delle azioni e dei sabotaggi giornalieri operati dalla brigata, gli spostamenti le imboscate, le catture ed uccisioni di nazisti e spie fasciste, gli attacchi e le uccisioni di partigiani e di civili da parte dei tedeschi. A proposito della giornata del 17 luglio tra le varie azioni partigiane è scritto: “ Elementi misti delle compagnie di Paolo e di Marco attaccano il traffico sulla strada Faentina. Un automezzo tedesco distrutto, 2 soldati uccisi e sei feriti. Da parte nostra un ferito. A seguito di tale azione i tedeschi per rappresaglia massacrarono 35 coloni raccolti nei dintorni. La versione partigiana ha molto in comune con quella raccontata dagli abitanti di Crespino. In alcune testimonianze scritte si fa capire che alcuni giovani partigiani, conosciuti da tutti e soldati sbandati, dopo l’otto settembre, continuavano ad appoggiarsi a Crespino e al podere dei Mengacci. Verso la fine di aprile, alcuni di questi partigiani uccisero due tedeschi in località Casaglia. Sembra che una delle vittime fosse il comandante di un gruppo appartenente alla Marina tedesca, che era acquartierato a Villa Ersilia a Marradi. L’episodio, tuttavia, rimase impunito per l’intercessione di una nobildonna tedesca sfollata a Ronta che ebbe il merito di convincere gli occupanti a stipulare con il paese una sorta di patto di tregua. L’accordo venne tuttavia violato dai partigiani del posto che ai primi di luglio, presso il ponte di Spedina, catturarono altri due soldati, scaraventandone uno da un burrone e lasciandosi scappare il secondo che, raggiunti i suoi commilitoni, dette l’allarme. Successivamente, la mattina del 17 luglio, la stessa banda, appostata su una collinetta, attaccò una pattuglia tedesca uccidendo un soldato e scagliando una bomba a mano contro l’autoambulanza sopraggiunta dal vicino ospedale militare di Villa Fantino. Il 17 luglio, dopo appena un’ora dall’agguato, una seconda pattuglia tedesca rinforzata da squadre provenienti da Marradi, arrivava sul posto, interrogava due contadini intenti alla mietitura: mentre uno affermava di avere visto i partigiani imboscarsi e fuggire dopo l’attentato, l’altro taceva e veniva ucciso perché ritenuto complice. La rappresaglia partì poi dal podere Prato con lo sterminio dell’intera famiglia Beltrami, cui apparteneva uno dei partigiani responsabili dell’attacco. I tedeschi rastrellarono tutti gli uomini che trovarono, li raccolsero presso Villa Mazza, sede del comando, poi li trasferirono sulle rive del Lamone e qui li fucilarono. Soltanto uno dei prigionieri, Giuseppe Mariano Maretti, sopravvisse all’esecuzione, morendo poi nel 1948 in seguito alle ferite riportate quel giorno. Convocato il parroco, Don Fortunato Trioschi, e altri due contadini sul luogo dell’eccidio, i tedeschi li costrinsero a scavare una fossa e li fucilarono sul posto. Il 18 luglio l’operazione proseguì a Fantino con l’invasione di casa Caroli, in località Mengacci: gli uomini, quattro, furono trattenuti nell’edificio, mentre le donne e i bambini furono portati, attraverso il castagneto, in una grotta naturale e lì sorvegliati con una mitragliatrice. Quando le donne ed i bambini, che erano stati rilasciati, tornarono verso il podere in fiamme, trovarono una scena agghiacciante due uomini assassinati con il colpo di pistola alla nuca e due legati ai materassi e asfissiati. Un altro reparto, nazi-fascista, frattanto, era impegnato nella ricerca e nell’assassinio di contadini rimasti a Castellara, Castellina, Cerreto, Lozzole e Campergozzole. La mattanza si concluse la sera del 18 luglio, con un bilancio di 44 vittime nell’area Crespino, Fantino e Lozzole. Anche se la documentazione tedesca non fa espressamente riferimento alla strage, sembra di poter ricostruire la presenza sul territorio di unità di polizia tedesca o miste italo-tedesche, come il III Polizei Freiwilligen Bataillon Italien, il cui trasferimento presso l’Appennino è dato certo. Da allora ogni anno si commemora l’eccidio con una testimonianza che si rinnova per sottolineare come la gente di Marradi, e della Valle del Lamone non dimentica il sacrificio di quanti consapevoli ed inconsapevoli si immolarono con la stessa dignità e fierezza che molto tempo prima i loro padri il 24 luglio 1358 alle Scalelle avevano dimostrato fermando la compagnia tedesca di ventura del conte Lando.
Rodolfo Ridolfi
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Iscriz. nel rg. del Tribunale di Firenze il 3/06/2010 n. 5780, Direttore Responsabile RAFFAELLA RIDOLFI