Anniversario della Vittoria di Lepanto: 7 ottobre 1571 “Auxilium christianorum” da S. Pio V a padre Jacques Hamel martire

 

lepantogiovedì 6 ottobre

I musulmani estremisti odiano e combattono i cristiani in una guerra totale e senza quartiere contro l’Occidente. Il 2016, non ancora concluso, è stato un anno di una escalation senza uguali della guerra senza confini e senza tregua dell’Islam alla nostra civiltà e verrà ricordato come l’anno dell’attacco al cuore dell’Europa. Le stragi di Parigi, Bruxelles, Nizza e poi quel 26 luglio 2016 quando all’interno della chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, presso Rouen in Normandia  i  terroristi islamici hanno sgozzato  Padre Jacques Hamel di 86 anni   mentre celebrava la Santa Messa. Le sue ultime parole sono state “vattene Satana!”. E’  stato il primo prete sgozzato in nome di Allah in terra europea dopo secoli e secoli.

villa-del-principe-museo-genova-arazzi-lepanto-vittoriaPer questo 445 anni dopo la Vittoria di Lepanto continua ad esprimere  il carattere della più viva attualità valoriale. Lo Stato Islamico, i terroristi islamici quotidianamente minacciano la Pace e la convivenza civile macchiandosi di crimini orrendi e minando anche dall’interno del mondo occidentale la nostra sicurezza. I media ci raccontano quotidianamente quanto sono barbari e ributtanti questi assassini allevati e nutriti anche nelle nostre città’ all’ombra di un miope buonismo nel quale si confonde la carità, con una solidarietà che ne è oggi la caricatura e spesso l’alibi per chi è disposto a sacrificare la propria civiltà e la sicurezza dei propri figli per un egoistico bisogno di apparir buono a sé stesso e magari lucrarci pure. Ci chiediamo in questi tempi, e lo chiediamo agli impotenti governi europei che faticano a leggere la storia e quindi sono incapaci di rispondere efficacemente  al  terrore islamico. Soffermarsi sulla lezione della Battaglia di Lepanto, significa innanzi tutto guardare e reagire alla persecuzione ed al martirio dei cristiani nel mondo. Di fronte al “Rompi la croce, Break the cross” l’Occidente deve ritrovare l’orgoglio di appartenere ad un mondo libero. Lepanto fu una grande vittorie dell’Occidente. Una vittoria contro un mondo di volta in volta arabo, musulmano, islamico ferocemente aggressivo. A Lepanto e poi a Vienna, l’Europa difendeva il suo modello di civiltà, ma difendeva anche, le sue chiese e le sue istituzioni. Dopo la vittoria di Lepanto, avvenuta proprio nella prima domenica di ottobre (7 ottobre 1571) che già da tempo costituiva il giorno di raduno e di preghiera delle confraternite del Rosario, San Pio V  decretò che ogni prima domenica di ottobre si sarebbe dovuta commemorare con rito semplice Nostra Signora della Vittoria. Attualmente il 7 ottobre si celebra una memoria semplice intitolata alla Beata Maria Vergine del Rosario. Nelle litanie lauretane Maria è invocata come Auxilium christianorum a partire dalla vittoria di Lepanto. Certamente, la vittoria era stata ottenuta grazie a la intelligentissima prudentia de i nostri generali, la bravura e destrezza de i capitani in mandare ad effetto, il valore de’ gentiluomini e soldati nell’essequire. Ma, più ancora, a ben altre forze, secondo la bella espressione del senato veneto: Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit, (non il valore, non le armi, non i condottieri ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori). Del resto, la vittoria di Lepanto era avvenuta nel giorno in cui le confraternite del Rosario facevano tradizionalmente particolari devozioni.  Se l’Occidente non avesse coltivato la «virtude» di opporsi loro anche con le armi, soprattutto con le armi, probabilmente San Pietro sarebbe una moschea e il campanile di San Marco un minareto da dove il muezzin esorta a pregare Allah. Lepanto si limitò a far tirare il fiato alla cristianità e a momentaneamente ripulire il Mediterraneo dagli sciami di vascelli islamici che lo infestavano. Ma a Kalhenberg, nei pressi di Vienna, poco più di un secolo dopo l’Occidente arrestò pensavamo per sempre la travolgente corsa in avanti dell’Islam. Se i viennesi non avessero retto all’assedio, se Innocenzo XI avesse predicato la pace invece di promuovere la coalizione cristiana, se il 2 settembre del 1683 i 65mila del polacco Giovanni Sobieski non avessero travolto i 200 mila ottomani di Kara Mustafà, Vienna sarebbe caduta e con Vienna, la nostra civiltà perché nulla avrebbe più potuto fermare la progressiva islamizzazione del continente.

il direttore responsabile Rodolfo Ridolfi

Presentato alla Feltrinelli il libro di Rodolfo Ridolfi “Matteo Bomba e le Coop rosse”

ottimalunedì 26 settembre 

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Si è svolta ieri alla Feltrinelli di Ravenna la presentazione dell’ultimo libro di Rodolfo Ridolfi: Matteo Bomba e le Coop rosse, di Rodolfo Ridolfi, edizioni Del Girasole. La presentazione introdotta e moderata da Nello Agusani e nella quale è intervenuto come vivace contraddittore Carlo Zingaretti. Numerosi gli interventi e le considerazioni del pubblico fra le quali  quelle del Consigliere della Provincia di Ravenna Oriano Casadio che si è soffermato sul capitolo di Banca Etruria. La presentazione   ha confermato, cosa assai nota  come l’autore non sia un polemista qualsiasi.  E’ stato esperto per la cooperazione presso il ministero del lavoro, dirigente nella presidenza del consiglio, sindaco di Marradi (in provincia di Firenze), consigliere comunale a Faenza (in provincia di Ravenna) e vicepresidente del Consiglio regionale dell’ Emilia-Romagna. Insomma, conosce bene e dall’interno le cooperative per esserne stato dirigente e  le regioni «rosse». E ha scritto libri sul tema, anche con editori importanti (Mondadori, per esempio). Dall’intervento dell’autore è emerso come«Nessuno meglio di chi vive in una Regione rossa avverte il soffocamento di un regime che pretende che i cittadini facciano la spesa alla coop, comprino il giornale alla coop, acquistino i farmaci alla coop, si facciano barba e capelli alla coop, si curino i denti alla coop, affidino i loro risparmi alla coop, nella coop sottoscrivano le polizze assicurative Unipol, per la costruzione della casa si rivolgano alla cooperativa, mangino alla mensa cooperativa, telefonino con “coop voce”, affidino le pulizie alla coop, si servano delle cooperative di professionisti, prendano i taxi e gli autobus delle cooperative, agli incroci si facciano pulire i vetri dai lavavetri coop, le ferie e i viaggi e il turismo rigorosamente coop, cantino e ballino in cooperativa e utilizzino perfino i servizi funebri coop». Ridolfi ha concluso  il suo intervento leggendo parte della recensione che ha fatto del suo libro il giornalista scrittore Rino Camilleri “…E che dire dell’accoglienza al migrante? «Più di 1.800.000 euro al giorno: tanto, nel 2013, ha speso l’Italia per garantire l’accoglienza», scrive Ridolfi. «E’ una torta luculliana che in Italia si spartiscono ormai da dieci anni veri e propri “colossi” del business dell’accoglienza». L’autore non si limita solo alla filippica, ma snocciola nomi e cifre e date, con tanto di note e citazioni. E io pago (copyright Totò). «Trattenere gli ospiti molto più a lungo del previsto è uno dei “trucchi” utilizzati dai gestori di molti Cara».  Tanto, c’è Pantalone (copyright Goldoni). E fosse solo quello. Il giornalista Bruno Vespa ha recentemente dichiarato quante telefonate pressorie ricevette per non mandare in onda la puntata di Porta a Porta sul caso Forteto. Se volete saperne di più, leggete Ridolfi. Un capitolo del cui libro si intitola «Il cappellano delle coop rosse» (p. 108). Se volete sapere chi è, leggete il libro (dopo esservi muniti di pasticche per il mal di fegato).

EDIZIONI DEL GIRASOLE S.R.L. ufficiostampa.girasole@virgilio.it

 

La Premiazione del Concorso nazionale Dino Campana all’Infinito di Brisighella un evento che onora la Cultura

F.Balucani premia G.Zambelli
F.Balucani premia G.Zambelli

sabato 24 settembre Si è svolta a Brisighella, uno dei Borghi più belli d’Italia, dove ha sede l’Officina Artistica creativa “L’Infinito” la cerimonia di Premiazione dell’edizione 2016 del Concorso Nazionale ispirato a “Dino Campana” dal Titolo “La Poesia ci salverà…” E’ G.Battista Zambelli, faentino,  con l’opera “Ritorno” il  vincitore della edizione 2016 del Premio “La Poesia ci salverà…”. La cerimonia di premiazione si è svolta questa mattina nella sala dell’officina creativa artistica “L’Infinito”. A consegnare i premi  insieme ai giurati, il consigliere della Provincia di Ravenna Oriano Casadio e l’Assessore alla Cultura del Comune di Brisighella  Alessandro Ricci. La giuria era  composta da Rodolfo Ridolfi (Direttore Responsabile Marradi Free News); Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Lamberto Lilli (Presidente Accademia Il Fauno), Pape Gurioli (Direttore dell’Officina Artistica Infinito) Barbara Betti (Direttore di Opera-In-Stabile) Federica Balucani (Soprano), Gianna Botti (Scrittrice),  Maurizio Ferrini (Attore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista), Massimo Scalini (Psichiatra).

O.Casadio premia G.Berti
O.Casadio premia G.Berti

Seconda classificata Giulia Berti la giovanissima mugellana di San Piero a Sieve, nata a Borgo San Lorenzo già vincitrice di numerosi premi, che ha grandemente impressionato con la sua opera “Breve Vita Lungarno” e terzo il marradese Lucio Gibin “L’Autunno della vita”. La giuria ha anche ritenuto di premiare, con menzione e diploma, come altamente meritori: Monica Guerra di Faenza “C’era una volta-Tredozio”, Bruna de Medici di Roma “Requiem per un amore”, Paola Carmignani di Altopascio “Se…”, Claudio Mecenero di Fagnano Olona (Varese) ”La ferita languente”, Martina Cappellidi Faenza“Attimo nel tempo” , Patrizia Socci di Empoli “Al di sopra”, Elena Faralli di Pistoia  “La Strada”, Alberta Tedioli  di Modigliana “Arcinarciso”

foto e reportage di Gianni Zampaglione (www.gzpictures.net)

A.Ricci premia L.Gibin
A.Ricci premia L.Gibin

gruppo interno

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La Liberazione di Biforco 18 settembre e di Marradi capoluogo 25 settembre 1944

BIFORCO-300x218venerdì 23 settembre

 Il 10 settembre, l’offensiva del generale Clark, che comandava la 5^ Armata, prese corpo. Gli americani avevano il compito di sferrare l’attacco principale lungo la strada Firenze- Firenzuola-Imola, i britannici si dovevano muovere sulla cosidetta Strada Freccia la faentina Borgo San Lorenzo-Marradi-Faenza. Il 18 settembre del 1944 le truppe alleate liberavano Biforco. L’8^ Divisione di Fanteria indiana agli ordini del generale maggiore D. Russel, conosciuto come Russel Pasha, dopo aspri e sanguinosi combattimenti, spesso all’arma bianca, si impadronì del caposaldo tedesco sul monte Femmina Morta aprendo così la strada per Crespino e la Valle del Lamone. Per primi arrivarono, direttamente a Biforco, i GurKa dell’8^ divisione cui si aggiunse in seguito una parte della prima divisione britannica di fanteria ed insieme procedettero alla completa liberazione del capoluogom di Marradi. Il 24 settembre il 2nd North Staffordshire occupò Marradi e si spinse sia a nord che ad est ma la compagnia B, che si muoveva verso Monte Gianni, trovò la posizione occupata in forze ed imprendibile con un assalto diretto. I problemi maggiori erano sul fianco destro della strada per la difficoltà del terreno nonostante gli uomini della 8^ divisione indiana avessero fatto progressi sia pure lentamente, non riuscivano a cacciare i tedeschi dal monte di Castelnuovo senza il cui possesso Marradi non sarebbe stata per niente sicura. Durissima ed impegnativa fu la battaglia per conquistare Gamberaldi. Gli alleati optarono allora per proseguire l’avanzata a nord est verso la via principale per Faenza. C’erano tuttavia da risolvere alcuni problemi: aprire le strade, i genieri tedeschi avevano sabotato e distrutto il ponte ferroviario a Crespino fatto cadere sulla strada; la strada a Camurano era stata fatta saltare; il grande ponte di Biforco era stato distrutto come quello di Marradi. C’era poi il problema di allestire un centro chirurgico a ridosso del fronte, questo problema fu risolto costituendo un centro chirurgico avanzato che aveva come nucleo l’infermeria da campo della 2nd Field Ambulance a Fantino collocata nella Villa di Scalini Scala, unico edificio adatto, che garantì abbondanti letti per tutti i reparti. Per questa complessità, aggravata dalle condizioni metereologiche che impedirono agli alleati di ricorrere alla supremazia aerea, furono necessari ancora alcuni mesi per la liberazione dell’intero territorio comunale e per la fine delle ostilità in quanto la linea di avanzamento delle truppe alleate subì una forte battuta d’arresto così che, Abeto, Gamberaldi, Lutirano e Sant’Adriano come pure le aree di Monte Romano e Fontana Moneta, dove erano sfollati moltissimi marradesi, rimasero sotto il controllo dei nazifascisti. Quei mesi furono interminabili e terribili perché i civili si trovarono intrappolati in una guerra di retrovia di due eserciti agguerriti con l’aggiunta di operazioni belliche e di guerriglia della Brigata partigiana comandata da Bob Luigi Tinti con Guido Gualandi, Moro, commissario politico che tentò inutilmente di sfondare il fronte tedesco a Purocielo e a Cà Malanca come accadde il 9-13 ottobre ’44.

1944-Piazza-Scalelle-182x300A Fontana Moneta, il giorno della liberazione del capoluogo diMarradi, 25 settembre 1944, veniva colpito a morte Teodoro Anforti, trentaduenne marito di Rosa, padre di due figlie Agnese e Nella che, come racconta Fedora, la nipote: “Si trovava, insieme ad altri, al pascolo con le mucche quando una pattuglia di tedeschi, impegnata in combattimento contro i partigiani del Ravenna, lo falciò con una sventagliata di mitra. Il suo corpo fu poi traslato, tre anni più tardi, nella cripta del sacrario dei martiri di Crespino”. Domenico Albonetti e nello stesso luogo tre giorni dopo, Isidoro Cappelli fu ucciso dai tedeschi il 4 ottobre ai Capitelli di S. Adriano. Il 15 ottobre, a Grisigliano, Jacopo Gentilini cadde per mano tedesca e Agostino Frassinetti fu fucilato a Cesata di Lutirano il 29. Il tenente colonnello della Wermacht, Helmut Schroeder, nella rivista Alte Kameraden del ‘57 scrisse: “Coi partigiani avemmo rilevanti noie nei dintorni di Marradi. Più di una volta le salmerie furono assalite e saccheggiate. Essi erano ben armati ed equipaggiati grazie ai rifornimenti di armi paracadutate dagli aeroplani. Li lasciavamo fare quando infine un giorno presero un intero ospedale da campo, con medici, feriti ed attrezzature. Iniziò da quel momento un nostro energico contrattacco condotto su larga scala e setacciammo l’intera zona. Era assai difficile distinguere i partigiani dagli abitanti del luogo”. Le formazioni partigiane operanti nel Territorio di Marradi furono: un gruppo partigiano di Giustizia e Libertà, diretto da Riccardo Gizdulich capitano Bianchi, che organizzò quella banda partigiana che doveva diventare in seguito la Seconda Brigata Rosselli; la Brigata Lavacchini della Divisione Potente, comandata da Donatello Donatini; la Prima compagnia Sergio e la Seconda compagnia Villi, della 8^ Brigata Romagna, che operò dal gennaio all’aprile ‘44, di questa Brigata facevano parte i marradesi Martino Alpi e Sirio Di Paolo Ancillotti; la Banda Corbari, una ventina di uomini impegnati dall’aprile all’agosto ’44 mese della cattura di Corbari e di Ines Versari; le compagnie Amato, Marco, Pino, Tito, Ettore e Paolo della 36^ Brigata Alessandro Bianconcini Garibaldi attiva dall’aprile all’ottobre 1944. Il comandante Paolo, Francesco Gentilini, muratore, classe 1924 di Riolo Terme, tenente partigiano, il 10 giugno 1944 entrò di notte a Marradi fece prigionieri i carabinieri e distribuì un carico di grano destinato alla Germania e prima di andarsene provvide a bruciare gli incartamenti dell’ufficio di leva. Paolo l’11 agosto del ‘44 partecipò alla battaglia di Capanna Marcone e dal 1966 al 1980 fu sindaco comunista di Massa Lombarda. Nel territorio del comune di Marradi operò anche il battaglione Ravenna, forte di una quarantina di uomini. Il Ravenna era comandato da Vittorio Bellenghi e dal suo vice, Bruno Neri, entrambi uccisi a Gamogna nel luglio ’44.

Rodolfo Ridolfi

Iscriz. nel rg. del Tribunale di Firenze il 3/06/2010 n. 5780, Direttore Responsabile RAFFAELLA RIDOLFI