Omaggio a Dino Campana nel 131° Genetliaco (20 agosto1885-2016)

Campanavenerdì 12 agosto 

di Rodolfo Ridolfi*

 Neuro Bonifazi affermava “Dino Campana è stato guidato dalla ideologia nietzschiana, intesa come la ragione mitica alla iniziazione della vita e della poesia, ha avuto una cultura straordinaria, conosceva molte lingue e leggeva testi stranieri nella loro lingua originale. Ha, in un certo senso, messo in pratica il vangelo nietzschiano, non certo per il superuomo, ma per quella sua capacità di elevarsi idealmente verso la bellezza apollinea, nobilitarsi alla luce dell’assoluto contro tutte le viltà e le povertà del quotidiano (solo così possono spiegarsi i suoi comportamenti, gli atteggiamenti, le sue fughe, i suoi viaggi).”

I documenti ed i testi ci ricordano come il Comune di Marradi per lungo tempo sia stato oggetto di fortissime critiche per non aver fatto molto per onorare la memoria di Dino Campana. Il ministro della Cultura fascista Bottai sollecitato da Bargellini fu invece decisivo, nel 1942 per dare a Campana, dieci anni dopo la morte, una sepoltura dignitosa ed il giusto e solenne riconoscimento insieme a tutti gli uomini della cultura del tempo.

 Sempre i documenti e gli atti ci confermano come negli anni ‘50 a Marradi durante i consigli comunali, ci furono addirittura dei consiglieri di sinistra che non volevano sentir parlare di Campana che consideravano non solo “E’ Mat” ma addirittura un precursore del fascismo. E quando i cittadini di Marradi lanciarono l’idea di onorare questo Dino Campana, si opposero per due anni consecutivi, cioè nel 1952 e nel 1953, allo stanziamento in bilancio di 500 mila lire per le celebrazioni. Ai soliti “idioti” di Marradi si aggiunse la Giunta provinciale amministrativa che ritenne di depennare, la posta con il pretesto che il bilancio di Marradi era deficitario.

 Anche negli anni ottanta la proposta di introdurre accanto a Marradi Campana come nuovo nome del Comune fu contestata e respinta da coloro che ritenevano più importanti le “castagne”. Quando si decise di titolare una via a Sibilla Aleramo due signore del Consiglio Comunale non esitarono a manifestare il loro dissenso “morale”, astenendosi.

 Emblematiche del clima anni ‘50 sono due lettere del senatore Emilio Sereni, e del sindaco in merito all’intitolazione di una Via a Dino Campana che alla fine avvenne nel 1954 con una commemorazione del marradese prof. Sergio Zacchini al ponte di Vilanzeda “sotto una pioggia intensa ed un vento fortissimo” Ecco una lettera indirizzata all’onorevole Emilio Sereni dal sindaco, prima di prendere un simile provvedimento

“Caro Senatore,

“Ci è stato proposto da più cittadini di intitolare una via del nostro capoluogo al defunto poeta Dino Campana.

“Dino Campana era marradese e noi ben volentieri aderiremmo alla richiesta. Desideriamo però sapere da te se il valore di Campana è tale da meritare il riconoscimento. Ciò anche in rapporto al momento politico attuale.

«Grazie. Cordialmente,f/to: II Sindaco

 Il senatore comunista Sereni così rispondeva al compagno sindaco di Marradi

“Caro Compagno,

“penso che sia giusto intitolare a Dino Campana una via del vostro capoluogo.

“Dino Campana è indubbiamente un nome autorevole della poesia moderna e ormai passato alla storia della letteratura.

“Non c’è nessun riserbo politico nei suoi confronti. Tanto più che la sua pazzia toglieva ogni responsabilità ad ogni sua posizione politica, né, d’altronde, ne ebbe mai dichiaratamente reazionarie.

“Sarebbe bene fare inaugurare la via ad uno scrittore toscano. Vedete di scrivere a Romano Bilenchi, a Firenze, se volesse lui parlare per l’occasione.

f/to: Sereni

Dino Campana fu un uomo spesso frainteso, la varietà e le contraddizioni delle sue prese di posizione in pochi anni (dall’ interventismo all’antibellicismo, dal germanesimo al patriottismo italiano all’accanimento filofrancese, dall’aristocraticismo al populismo) ha alimentato l’immagine di un poeta confuso sul piano delle idee, della politica e della società, tanto che più volte i suoi discorsi politici sono stati considerati dal potere e dalla cultura ad esso asservita appendici legate alla contingenza dell’epoca, da tenere ben distinte e separate dal poeta puro. Direttamente o indirettamente, l’interpretazione di Soffici, secondo cui il Germano è poco più che un incidente di percorso, ha resistito fino ai giorni nostri.

 Il Germano sembra essere difficilmente digeribile per la critica più strettamente letteraria, perché costringe a travalicare i confini della letteratura. Per troppo tempo il modo di leggere Campana era quello di confinarlo nell’ambiente dell’ermetismo fiorentino e della poesia pura, privo di qualsiasi interesse per i discorsi politici. Fra i primi Gianfranco Contini, pur affermando di voler lasciare la biografia di Campana, e dunque anche i suoi gesti politici, fuori dalla valutazione della sua poesia, finisce per emettere una sentenza impropria e politica che conclude: “Questo anarchico, questo bohémien non seppe liberare l’uomo d’ordine che era in lui”. Anche Jacobbi, estimatore del Campana poeta, non gradisce la dimensione civile e politica di Dino Campana, che bolla come poco autentica, giungendo ad usare espressioni molto forti quando parla di Campana “decadente come persona e cittadino“, popolano,provinciale.La grandezza della poesia campaniana confligge con il mondo esterno ed i gesti del Campana politico, non possono essere rimossi o relegati nel mondo della Pazzia perché non sono in sintonia con la cultura egemone e dominante da troppo tempo impegnata ad accaparrarsi un grande poeta che lo vorrebbe però epurato o addirittura modificato strumentalmente a seconda degli interessi del momento. Dedicare il libro al Kaiser, a guerra cominciata, poi convertirsi a un’idea italo-francese di democrazia, sfiorare il nazionalismo è questo Dino Campana. Campana non fa poesia ideologica; ma per questo il Campana politico con le sue idee è capace di darci il sapore di un’epoca, con le sue istintive ripulse, Il continuo sfuggire, la sistematica protesta ci fa riflettere. Se allarghiamo lo sguardo oltre i Canti Orfici, anche all’epistolario e ai frammenti sparsi o inediti, salta agli occhi una quantità di discorsi “politici”, tutti ai margini dell’opera campaniana, come il frontespizio e la dedica “germanici”; questo coacervo di considerazioni “politiche” potrebbe forse essere qualcosa di più un velleitarismo dell’individuo Campana, indicando invece un collegamento, della scrittura con una dimensione politica, più profonda e decisiva di quanto non sembri indicare. Pier Paolo Pasolini, parlava di una «sostanziale innocuità di fronte al reale che è stata strumentalizzata dalla cultura di destra», la quale si sarebbe subito impadronita di Campana: La follia della Destra è sempre stata formale e retorica: ecco dunque un folle “vero” che faceva al caso suo. Pur con tutta la cautela del caso, dobbiamo denunciare la strumentalità dei letterati italiani tradizionali, primi fra tutti gli ermetici che hanno visto in lui l’espressione vivente e politicamente pericolosa – della aspirazione nietzscheana al superuomo interiore, spiritualista e delirante … Campana non fa della poesia “civile” o “politica”. I Canti Orfici non parlano delle cose della politica, che pure stavano trascinando l’Europa verso la catastrofe, mobilitando, oltre a masse enormi di popolazione, anche la quasi totalità del mondo intellettuale. La politica, in Campana, non è tanto il contenuto della poesia, ma nemmeno soltanto un contesto che la colpisce di riflesso. C’è, con buona pace di chi non gradisce, tutta una tradizione illustre di poesia civile italiana, che dalle origini era giunta fino al tempo di Campana, passando per la mediazione classicistica di Carducci e le esperienze più decadenti di Pascoli (populismo contadino) e D’Annunzio (estetismo della politica); perfino i futuristi vi si riallacciavano, proponendo una poesia che aveva la politica e gli eventi storici tra i suoi oggetti più frequentati (una poesia civile sui generis, certo, e d’assalto, ma che raccoglieva e rilanciava l’eloquenza e la retorica tipiche della tradizione italiana: una poesia che pretendeva di farsi portavoce e sprone dei destini della nazione; non a caso Marinetti scrisse anche il testo del Movimento politico futurista e un Manifesto del partito politico futurista).Campana si mantiene al confine di questa linea tuttavia in questa direzione si deve leggere la poesia A Mario Novaro.

 Troppo spesso assistiamo al tentativo, spesso per motivi poco nobili, di distorcere o addirittura di rimuovere e di falsificare l’essenza del pensiero di Dino Campana così come emerge dai suoi scritti. Proviamo allora a fare un po’ di ordine su questo straordinario uomo di cultura, su questo poeta universale:

 La passione con cui Campana ci lascia note, frasi, accenni, allusioni all’Italia, alla Germania, all’Europa, alla guerra, alle “razze“, alla questione nord-sud, la nettezza di certe sue prese di posizione, confermano un rapporto sottotraccia ma evidente tra letteratura e politica. Certo, quella di Campana non è una poesia con la politica per oggetto, ma letteratura che nasce dal contatto con la dimensione politica. L’ispirazione è Nietzsche attraverso le figure del “Germano” e dell’Italia che determinano la Tragedia e che lasciano intravedere  un “vecchio triplicismo” e implicazioni culturali proprie del decadentismo; ma questo non è che il punto di partenza, la materia di cui Campana si serve per far scattare procedimenti poetici e politici assolutamente originali. Il “Germano” non è dunque un incidente di percorso e una boutade di provincia, come sostiene Soffici. Il significato della tragedia dell’ultimo Germano in Italia e la dedica al Kaiser, è Campana stesso a spiegarla “Ora io dissi: Die Tragedie des letzen Germanen in Italien», mostrando di avere conservato la purezza morale del Germano che è stata la causa della loro morte in Italia. Ma io dicevo ciò in senso imperialistico e idealistico non naturalistico, cercavo idealmente una patria non avendone”. Il Germano preso come rappresentante del tipo morale superiore (Dante, Leopardi, Segantini). Un forte senso di appartenenza ad una comunità, più grande nei rapporti fra l’individuo e la società, il passaggio dal germanesimo al populismo patriottico, dalle figure del “germano” e del “boy whitmaniano” a quella del “povero italiano” emigrante, risultano quindi coerenti al sogno di una comunità di patria.

L’Italia del Canto proletario e il “povero italiano” si accomunano così al boy e al “Germano” in quanto vittime di un assassinio subito, massacro, non solo simbolico, ma letterale, se si pensa al fronte e alla trincea. In quest’ottica i Canti Orfici sono anche un “piccolo libro contenente poesie patriottiche” pensando alla “patria” come ad un fine che il movimento della vita e della scrittura di Campana non riesce mai ad intercettare.

* Giornalista scrittore autore di saggi critici su Dino Campana fra cui : (Per l’amor dei Poeti o principessa…”; “Campana e l’aria di Romagna”; “Bel Amì e Gigino gli amici marradesi di Dino Campana” )

Omaggio alla poesia musicale di Dino Campana e ai cento anni del “viaggio” chiamato amore

INVITO locandinavenerdì 12 agosto

Nella ricorrenza del 131° anniversario della nascita di Dino Campana il Centro Studi Campaniani, che da 27 anni ne promuove la conoscenza e lo studio,  rende omaggio al poeta come ormai da diversi anni con una manifestazione che si terrà a Marradi (Firenze) sabato 20 agosto 2016 alle ore 21,00 presso la sala dell’ex Cinema G. Borsi in Piazza Celestino Bianchi.
Il programma della serata sarà incentrato su due temi : la musicalità dell’opera di Campana e la celebrazione dei cento anni dell’incontro del poeta con la scrittrice Sibilla Aleramo.
L’aspetto musicale è centrale nella poesia di Campana che la  definisce come “europea musicale e colorita”. Questi tre aggettivi sono estremamente significativi per raccontare le tante forme che i Canti Orfici possono assumere e nello stesso tempo sottolineano la novità di un’opera la cui originalità sta principalmente nella particolare lingua in cui è composta.
“Dino Campana conosceva bene la musica  ed era anche a stretto contatto con esponenti importanti del  mondo musicale del suo tempo” afferma Fausto Tuscano , compositore e studioso del pensiero musicale, docente di italiano all’Università Mozarteum di Salisburgo,  che terrà la relazione dal titolo  “L’ombra e l’eco. La musica nella poesia di Dino Campana”. Nella relazione il prof. Tuscano ricostruirà quell’ambiente musicale, in cui Dino deve aver trovato ispirazioni e conferme per il suo personale modo di sentire la poesia,  e farà  un’analisi della struttura musicale di alcuni passaggi della sua opera poetica .
Alla relazione seguirà una proposta di lettura, attraverso la voce di Annarita Poliseno accompagnata dal flauto di Fausto Tuscano.
L’incontro di  Campana con la scrittrice Sibilla Aleramo rivivrà attraverso una performance di Teatro di Sabbia  originale e suggestiva dal titolo “ Questo viaggio chiamavamo amore”  con Giulia Rubenni, sand artist, che illustrerà l’epistolario Campana Aleramo di cui Monia Baldacci Balsamello leggerà alcuni stralci.
Il presidente del Centro Studi Campanani Mirna Gentilini, introdurrà l’evento della serata, illustrerà alcune importanti iniziative svolte nell’anno e annuncerà quelle in preparazione per proseguire le celebrazioni del centenario .
Il sindaco del Comune di Marradi Tommaso Triberti porterà il saluto dell’amministrazione comunale che ha patrocinato la manifestazione .
La serata sarà coordinata dal vicepresidente del Centro Studi, Silvano Salvadori che ha allestito nelle sale del Museo “Artisti per Dino Campana” Marradi Via Castelnaudary, 7  la mostra iconografica “Questo viaggio chiamavamo amore” visitabile il 20 agosto dalle ore 19,00 alle ore 20,30 e  sino al 25 agosto il martedi e il venerdi (dalle 17 alle 19), su appuntamento in altri giorni e nei giovedì sera di agosto dalle 21 alle 23.
Una serata da non perdere per gli estimatori di Campana e della poesia che è aperta a tutti.
Mirna Gentilini
(Presidente Centro Studi)

“La Poesia ci salverà”, al via la valutazione delle opere partecipanti alla terza edizione del Premio on line Dino Campana.

12011303_10206710841480941_4231341352491552513_nvenerdì 12 agosto

La Giuria del Premio on line Dino Campana, “La Poesia ci salverà”, indetto nel febbraio scorso dal Quotidiano Marradi Free News, l’ “Accademia degli Incamminati” di Modigliana, il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi, l’Accademia Il Fauno, Associazione Culturale “Giovanni Arcidiacono”di Firenze, Associazione Culturale “Opera In-Stabile”, l’Officina Artistica “L’Infinito” di Brisighella, ha iniziato il lavoro di valutazione delle opere in concorso, per il 2016 riservato a liriche edite e inedite. Il premio che si svolge prevalentemente attraverso le modalità della rete si pone anche l’obbiettivo di contribuire alla ricerca ed alla promozione dei talenti poetici  emersi nelle due precedenti edizioni e dei nuovi che hanno partecipato con la diffusione in rete sul quotidiano  Marradi Free News, sulle riviste e sui siti degli Enti organizzatori delle opere vincitrici. Della Giuria del Premio che formulerà la graduatoria dei tre vincitori fanno parte: Rodolfo Ridolfi (Direttore Responsabile Marradi Free News); Mirna Gentilini (Presidente Centro Studi Campaniani), Giancallisto Mazzolini (Accademia degli Incamminati), Lamberto Lilli (Presidente Accademia Il Fauno), Pape Gurioli (Direttore dell’Officina Artistica Infinito) Barbara Betti (Direttore di Opera-In-Stabile) Federica Balucani (Soprano), Gianna Botti (Scrittrice),  Maurizio Ferrini (Attore), Riccardo Monopoli (Attore-Regista), Massimo Scalini (Psichiatra). Una volta terminato il lavoro dei giurati verrà definita la data della Premiazione che dopo Firenze, Caffè letterario “Le Giubbe Rosse” nel 2014 e Palazzo Panciatichi nel 2015 si svolgerà nel mese di settembre a Brisighella uno dei Borghi più belli d’Italia dove ha sede l’Officina Artistica “L’Infinito”.

 

MATTEO RENZI : LA SUA INAUDITA IPOCRISIA E VILTA’

alessandro-mazzerelligiovedì 11 agosto  Riceviamo dal dott. Alessandro Mazzerelli leader del M.A.T. e ospitiamo l’articolo che segue:

Il sedicente “cattolico” Matteo Renzi , nel promuovere e far approvare il “diritto” al matrimonio fra pederasti e lesbiche, ha affermato che nel raggiungere la Presidenza del Consiglio – senza essere stato eletto da nessuno – ha “giurato fedeltà alla Costituzione e non sul Vangelo”. E’ vero. Ma il grande ipocrita e tanto, tanto altro… dimentica, per opportunismo e viltà, che è stato Battezzato, Comunicato e Cresimato, che è stato un dirigente degli Scout cattolici, che ha fatto tutta la carriera politica in nome del cattolicesimo. Infatti prima è stato un demo”cristiano”1 , come suo padre, poi un “pipino” , cioè un militante del Partito Popolare, che, nel nome, è alle origini della democrazia “cristiana” . Poi è stato un esponente del cattocomunismo della “Margherita”. Poi ha dato tutto se stesso all’ipocrisia “buonista” dell’ex PCI, il quale accorgendosi di non poter più coprire la sua squallida identità – (“ Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male… “ Don Milani 1966) – ha avuto bisogno di squallidi personaggi come lui. E lui – “apprendista massone” come ha detto il Gran Maestro Gioele Magaldi, ma io credo che sia qualcosa di più – ha scoperto di essere un “rottamatore” . Quindi rottamando soltanto i suoi avversari, per poi favorire i suoi “clienti”, sempre da “cattocomunista” ha raggiunto il potere, tradendo definitivamente le sue apparenti origini “cattoliche”. Questa è la VERITA’ , ma la sua “storia” non può che concludersi con le stupende e chiarissime parole del Profeta, a cui giurai, nell’ormai lontanissimo 1966, assoluta fedeltà e che a Matteo Renzi perfettamente si addicono: “ … qualcuno finalmente si accorgerà che la gestione del potere da parte di certi cattolici, non vuol dire che sono salvaguardati i valori della civiltà cristiana… La gestione degli interessi delle classi benestanti,2 porta prima o poi tutto un popolo a prostituirsi alla loro etica, di cui il divorzio, l’infedeltà coniugale, la droga, l’aborto, la sopraffazione economica e politica del prossimo, sono gli aspetti più qualificanti… Sarà quello il momento giusto in cui si dovrà proclamare senza indugi la nostra tesi. Ma non farti illusioni, prima che le masse si accorgano che abbiamo ragione scorrerà molto sangue e sia la degenerazione morale che quella politica arriveranno a livelli di incredibile bassezza. “ Firenze, 10 agosto 2016 Alessandro Mazzerelli

Iscriz. nel rg. del Tribunale di Firenze il 3/06/2010 n. 5780, Direttore Responsabile RAFFAELLA RIDOLFI