Addio a Sergio Zavoli.

premio campanathSergio Wolmar Zavoli nato a Ravenna nel 1923 e morto a Roma all’età di 96 anni  era ormai di casa a Marradi. Fu a Marradi nel ’54 come scrive mio padre nel suo ultimo libro che abbiamo presentato nel giorno della morte del grande giornalista : …A conclusione del ciclo culturale campaniano, il 26 settembre 1954, il Comune intitolava al suo importante concittadino una via del capoluogo. “Nel vento e nella pioggia “ Sergio Zacchini espose il perché della posa della targa. Il prof Seroni nel Teatro degli Animosi, commemorò il Poeta e la R.A.I. era presente con Sergio Zavoli che mandò in onda uno splendido radio servizio.  A Zavoli, quando ero Sindaco,  insieme al  Presidente del Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”,   Franco Scalini  proponemmo di assumere la Presidenza della Giuria del Premio Dino Campana,  e in una memorabile incontro romano alla RAI,  accettò la proposta. Per tutti i 15 anni della mia presidenza del Centro ci siamo incontrati spesso. Quando il Sindaco Matulli  trasformò il  premio biennale  dell’ Associazione delle Città Campaniane  Sergio Zavoli venne confermato. Zavoli  era un buon conoscitore dell’opera di Dino Campana ed aveva intervistato molti marradesi che avevano conosciuto Dino Campana. Ha scritto anche un libro nel ’94 ” I giorni della meraviglia : Campana ,Oriani, Panzini,Serra e i “Giullari della Poesia” dove si possono leggere nella dieci pagine  dedicate a Campana le sue interviste del ‘ 54  ai marradesi Don Pietro Poggiolini, Nella Rivola,  Maria e Pietro Cappelli, al Cav Buccivini Capecchi  V Leo Consolini Vice Sindaco.  Oggi ci sentiamo quindi di ricordarlo con affetto.
Rodolfo Ridolfi

 

A Marradi mercoledì 5 agosto la presentazione dei libri: “Signori, il Canzoniere…!” e Cinto Frammenti di “Piani”

 

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Chi è interessato si può ancora prenotare  

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martedì 4 agosto

Per Il libro di Renato Ridolfi, che si suddivide in due parti: la pubblicazione dell’originale del copione di “Signori, il Canzoniere…!” rivista per ragazzi in due tempi e un prologo scritta e rappresentata nel 1956 e Album fotografico, componimenti inediti e frammenti, curati da Rodolfo Ridolfi è la prima presentazione in assoluto.Per Cinto “Frammenti di Piani” Libro+ CD curato da Silva Gurioli ed il fratello Pape che è stato presentato a Faenza a Palazzo Manfredi il 19 novembre 2019 è l’ approdo a Marradi che si accinge così con un unico evento a  ricordare  un binomio così importante di protagonisti assoluti della Storia del Teatro Marradese e dell’intera Comunità quali sono stati Cinto Gurioli e Renato Ridolfi.

  • Marco Giacinto Gurioli il popolare Cinto, nato a Aigle (Svizzera), era il più giovane degli undici figli di Enrico e Uliva Camurani emigrati che gestivano un ristorante ma che rientrarono a Marradi allo scoppio della 1^guerra mondiale. Il giovane Marco frequenta la scuola comunale di musica diretta dal maestro Boldi e impara a suonare, il pianoforte, l’organo, il clarino ed il sassofono. Fa parte e recita nel ’39 nel Teatro Educativo Asilo di Marradi con l’intramontabile Marco Alpi (Capana), Enzo Barzagli, Vieri Buccivini, Lello Campana, Orazio Monti, Goffredo Nannini, Renato Ridolfi e la mitica Carolina Benini con la quale fonderà, insieme a Enzo Barzagli e i fratelli Torsitano, la compagnia di prosa del Teatro degli Animosi. Pompiere, virtuoso artigiano falegname, esprime il meglio di sé come compositore e musicista.  Suona nella Filarmonica locale, fonda insieme a Giuseppe Biagi e Pietro Maretti, la “Schola Cantorum” della Chiesa Arcipretale di Marradi dove suona l’organo come pure nella Chiesa della SS.Annunziata delle Monache Domenicane. Nel 1945 è assessore comunale e fra i soci fondatori della Cooperativa di Consumo con Ottorino Randi e Angiolo Cappelli, ma, soprattutto, musica e dirige una serie di Operette come “Cenerentola” e “Fior di Loto” per la regia e la coreografia di Renato e Gina Ridolfi. Ed ancora “La Regina delle Dolomiti” e “La Ragazza Ungherese” che, insieme alle tante recite scolastiche, gli valgono numerosi attestati e riconoscimenti del Patronato Scolastico e della Direzione delle Scuole elementari e agrarie di Marradi. Cinto acquista, da Elisa e Manlio Campana, il 3 settembre 1946, il pianoforte della famiglia del poeta. Sposato con Isolina Fabbrini, “Lina di Cinto muore a Marradi all’età di 53 anni nel 1966.
  • Renato Ridolfi, è nato a Marradi il 7 maggio 1919 e morto a Faenza il 20 giugno 2018. Secondo genito di Giulio Francesco Ridolfi, e Agnese Palli, Renato, frequentò le scuole elementari a Marradi proseguì gli studi fu nel Seminario di Modigliana poi a Faenza al Liceo Classico e all’Università di Firenze. Insegnante, Tenente degli Alpini, giornalista, fu tra i rifondatori dell’Accademia degli Animosi e fra i fondatori e dirigenti dell’Unione Giovanile Marradese della Società Sportiva Marradi, del Club Sportivo Culturale Marradese. Fece parte del Comitato Cittadino per l’incremento Turistico e della Pro Loco che iniziò “la sagra delle Castagne”. Nel 1957 ricevette l’onorificenza di cavaliere di San Giorgio di Antiochia, Assessore Comunale all’Istruzione, alla Cultura ed ai lavori pubblici; Consigliere dell’Ospedale S. Francesco; Presidente della Fratellanza Popolare di Palazzuolo Sul Senio, coltivò sempre grande amore per la Storia, il Teatro, il dialetto marradese, la letteratura greca e latina e per i grandi marradesi del passato. Renato Ridolfi rimarrà uno dei pochi scrittori marradesi che hanno utilizzato il dialetto dopo Anacleto Francini, collaborò in questo ambito a New York con Oriana Fallaci al libro Insciallah.

E’ stato autore di numerose riviste, a favore della Scuola, dell’Avis, della Comes, e del Gemellaggio, fra le quali: Il Canzoniere, La dolorosa storia del povero soldato, Suona la naja, Marradi per Castelnaudary . Con Lello Campana, Cinto Gurioli, la moglie Ginette, Giuseppe Biagi, Alberto Vigna, Beppe Tarabusi, e Pierluigi Nieddù ha regalato alla Romagna Toscana indimenticabili eventi. Regista ed interprete di numerose rappresentazioni teatrali e operette fra le quali Ombre della Notte, L’Invasore 1945, La regina delle Dolomiti 1950, La Ragazza Ungherese 1951, L’Antenato 1951, Fior di Loto 1951, La resa di Titì 1952.

NON C’E’ PACE NEPPURE PER I MONASTERI

manifesto9martedì 28 luglio da Barbara Betti e Raffaella Ridolfi riceviamo una riflessione sulla situazione delle Domenicane di Marradi che di seguito pubblichiamo:

NON C’E’ PACE NEPPURE PER I MONASTERI

 L’incipit più idoneo per questo comunicato stampa sarebbe la fedele trascrizione dei primi tre articoli della dichiarazione Universale dei diritti dell’Umanità così come l’inserimento di una cernita di articoli della Costituzione e di violazioni sanzionate dal Codice penale, per terminare con le considerazioni di un religioso che riportiamo: “L’abuso di coscienza è un abuso vero e proprio e a subirne le conseguenze sono soprattutto le persone più fragili e vulnerabili. “Non si vede in maniera evidente e non si va in Questura per denunciarlo”, spiega il domenicano fr. Adrien Candiard. Questa forma di abuso avviene “quando uso la fiducia che le persone depongono in me, per orientarle verso una mia soluzione: ‘Devi fare questo’”. Ci può essere poi una correlazione molto stretta “tra l’abusato e l’abusatore, tra chi ha voglia di dire all’altro come vivere e chi ha voglia di sentirsi dire come vivere” cit. Fr. Adrien Candiard. Temi che dovrebbero essere assai lontani dalla vita monastica di un Monastero di clausura in un paese di tremila anime e poco più, ai piedi dell’appennino. Questo invece è il pane quotidiano delle Suore di Marradi ahimè.

Le Suore subiscono pressioni psicologicamente molto forti che richiamano alla mente le parole sopra riportate, sono soggette a scatti di ira da parte di chi non accetta la loro volontà di rimanere una comunità in seno al paese di Marradi, gli viene espressamente richiesto di rinunciare ai propri diritti civili, al diritto alla difesa, senza neppur aver mai avuto una ragione, un motivo valido, che giustificasse tale richiesta e che non fosse una regola utilizzata solo per alcuni e non per tutti.

 Non è neppure concesso loro sapere cosa sarà della loro casa, oggi tenuta e mantenuta egregiamente grazie al loro lavoro e impegno , alle loro risorse, all’aiuto dei congiunti e di tanti benefattori. Questo patrimonio, che è patrimonio del Monastero delle Suore di Marradi, creato e liberamente dato loro dai Fondatori e riconosciuto dai successori e benefattori fino ad oggi, non ha mai beneficiato dell’intervento dell’intervento economico degli enti ecclesiastici. Da  alcuni anni la Congregazione no ha “favorito” l’ingresso di postulanti e nuove suore, facendo ora del numero delle Madri presenti il grave difetto di questa comunità. Inoltre la Congregazioni, assumendo la Legale Rappresentanza di questo Monastero, persegue una gestione economica che non tiene in alcun conto le necessità di queste donne e della loro casa costringendole all’umiliante atto di “mendicare” le risorse necessarie ed adeguate alla propria sussistenza. Le Suore di Marradi legittimamente risiedono nel Monastero ed il loro Diritto in termini legali è tutelato dal Diritto Civile, si fa presente inoltre che la soppressione canonica del Monastero non corrisponde alla soppressione dell’Ente Monastero, e nella loro casa possono a buon diritto decidere chi ricevere od ospitare per sentirsi in piena sicurezza e pace, nessuno di noi ospiterebbe, come è normale che sia, chi si è presentato inveendo o indirizzando moniti punitivi.

 Per questo motivo le Suore, alle quali non è mai stata data una spiegazione, plausibile, della necessità di una  “scelta seppur dolorosa ma necessaria” (riportato letteralmente da missiva ricevuta) fin quando i termini della discussione rimarranno sugli stessi binari ritengono assai superflui altri incontri. Ritengono quindi, dopo un significativo periodo di riflessione, che potranno riprendere in mano la discussione solo se saranno rivisti i termini della questione, ribadendo che loro stesse hanno già assunto una scelta “dolorosa”, che le ha esposte a pressioni significative “ ci vedremo costretti a ricorrere a gravi sanzioni…” ( tratto da missiva ricevuta),  per la difesa della loro casa e “necessaria” per il rispetto della fratellanza che le lega come una “famiglia” composta nel nome del Signore.

 Per coloro che hanno difficoltà a capire la scelta necessaria e dolorosa compiuta dalle Suore di Marradi, tesa alla difesa dei loro diritti costituzionali e civili, è bene sottolineare come questa nasca dalla ferma volontà di tutelare la salute e la dignità delle persone che compongono quella comunità, che possono avere profili di fragilità ad affrontare un “trasloco” coatto senza destinazione, come fossero cose e non persone capaci di intendere e di volere, alle quali nessuno può togliere i diritti naturali e costituzionali irrinunciabili come  la libertà ed il dovere di salvaguardare la propria vita, la propria salute, la propria dignità e che solo una frainteso richiamo all’ “obbedienza” può legittimare un arbitrio per il quale esiste “il dovere di non ubbidire”, e che le metterebbe di fatto sulla strada.

              Le Suore quindi sono determinate a continuare nel loro silenzio, nella loro clausura e nella loro instancabile preghiera e a non ricevere visite che inevitabilmente comprometterebbero la serenità del Monastero, in più, dopo essersi consultate con il loro avvocato, si sono viste costrette a sporgere denuncia per “molestie telefoniche continuate” contro ignoti, perché ormai da più di un mese qualcuno con grande fervore cerca di rendere la loro vita impossibile di giorno e di notte.

L‘Immanenza delle presenze silenziose: in ricordo di Francesca Ferrini

La Chiesa di S.Lorenzo
La Chiesa di S.Lorenzo

lunedì 27 luglio Riceviamo e pubblichiamo questo ricordo di Silva Gurioli dell’amica Francesca Ferrini scomparsa nei giorni scorsi. La redazione del giornale coglie l’occasione per esprimere ai famigliari, alle amiche ed agli amici di Francesca le più sentite condoglianze sicura di interpretare i sentimenti di quanti fra i lettori di Marradi free hanno conosciuto Francesca.

L‘Immanenza delle presenze silenziose

In ricordo
di Francesca Ferrini

Ciao Francesca, ho appreso la notizia della tua scomparsa. In un attimo ho rivissuto gli anni della
gioventù trascorsi nel tuo atelier, dove ci incontravamo il pomeriggio insieme alle amiche di Via
Fabbrini ed altre ancora. Tu eri sempre al lavoro: tagliavi le stoffe, imbastivi gli abiti, li provavi alle
clienti e poi li cucivi a macchina. Noi disponevamo le sedie a cerchio e, mentre tu continuavi il tuo
lavoro, ci raccontavamo i problemi della nostra gioventù: le nostre storie, i divertimenti, le passioni, gli
amori giovanili, la moda e cosi trascorrevano tanti pomeriggi. Gioa, spensieratezza, amicizia ci hanno
legato indissolubilmente.
Ricordo un aneddoto divertente. Una tua cliente venne a misurarsi l‘abito che le stavi cucendo e durante
la prova esordì improvvisamente:“ Ma lei cosa ne pensa di quella povera Flora?“ La guardasti incredula e
trasecolata interrogandoti su chi fosse la donna citata. Chiedesti allora:“Di chi parlate? La signora rispose
addolorata: “Parlo di Flora la moglie di Marcello Mastroianni!! Quel vagabondo l‘ha lasciata!“
Scoppiammo in una sonora risata. Il nostro pensiero era rivolto alla realtà marradese e non avevamo
notizie in proposito. Quando pronunciò il cognome Mastroianni fummo inaspettatamente catapultate nel
mondo del gossip che non apparteneva alle nostre conversazioni .
Fu Giugi (Giuliana Bellini ) ad introdurci nel tuo laboratorio dove apprendeva il mestiere di sarta. Grazie
alla tua maestria era diventata molto brava ed estrosa. Noi amiche confidavamo in lei per la confezione di
abiti alla moda. Purtroppo ci ha lasciato troppo presto!
Mia madre quando venivo da te mi diceva: Torna presto! Ho molte cose da fare! Non avrei mai voluto
lasciare quella bella compagnia! Quando giovanissima mi sono trasferita a Firenze ogni volta che tornavo
a Marradi ti venivo a trovare con mia figlia Raffaella. Non ci siamo mai perse! Ho sempre chiesto di te.
Mi mancavi molto come pure le amiche di Via Fabbrini.
Piena di amiche di tutte le età – ricorda Silvana Barzagli – con lei era spontaneo confidarsi, ti ascoltava,
non ti interrompeva mai, non ti giudicava, e con poche parole di conforto sapeva tranquillizzarti. L‘estate
era sempre da noi a prendere Bruna Rossi per la loro consueta passeggiatina serale fino al 1995. La
incontravo alla S. Messa nei giorno feriali: terzultima panca a destra entrando in chiesa e scambiavamo
due parole e ci lasciavamo con un sorriso. Era al settimo cielo quando Rita Rossi rientrava a Marradi.
Durante le Sagre andava ad aiutare i volontari della Comes. E‘ sempre stata vicina alla Comunità di
Sasso. Sola ed ammalata fu ricoverata a Villa Ersilia e sovente andavo a farle visita. La trovavo silenziosa
mi sorrideva sempre riconoscendomi e pronunciava brevi frasi alle mie domande. I nostri ricordi la
commuovevano. Si è dimostrata con me sino alla fine un‘educatrice ed un‘amica che resta nel mio cuore“
Teresa Pieri racconta: „Ho avuto la fortuna di conoscere i suoi genitori- persone semplici ma molto
caritatevoli e tolleranti. Francesca li ha curati e rispettati per tutta la vita seguendo quei sani principi
cristiani che le avevano trasmesso. Suo padre è stato Sacrestano della Chiesa Arcipretale per lungo tempo:
uomo dagli occhi limpidi, sereni e distesi. Piegato dal lavoro entrava nel suo laboratorio felice di vederci
in sua compagnia. Sua madre sempre affacendata a volte si tratteneva con noi a chiaccherare. L‘umiltà
aleggiava nella sua famiglia. Ricordare le persone umili, laboriose, generose è oggi più che mai un dovere
per lasciare la testimonianza di un habitus sociale più ricco di rispetto e comprensione“.
Carissima Francesca, riposa in pace! Noi ti terremo con immutato affetto nei nostri cuori e nella nostra
memoria!
Marradi 26 Luglio 2020 Silva Gurioli

Iscriz. nel rg. del Tribunale di Firenze il 3/06/2010 n. 5780, Direttore Responsabile RAFFAELLA RIDOLFI