Alessandro Mazzerelli protagonista a Pisa e a Firenze l’11 maggio prossimo degli eventi su Don Milani

thmercoledì 8 maggio
dal dott. Alessandro Mazzerelli riceviamo e molto volentieri pubblichiamo:
Carissimi-e, vi ricordiamo che il prossimo evento milaniano avrà luogo a  FIRENZE, sabato prossimo 11 maggio, alle ore 16,30, presso la LIBRERIA GIOBERTI, Via Gioberti, 37/a. Venendo alla sintesi dell’evento di Pisa del 27 aprile u.s., quel che balsa all’attenzione è il fatto che la Sala Rossa del Palazzo Comunale “Gambacorti” era colma, al punto che i vigili urbani hanno lasciato fuori  molta gente che voleva entrare… Ha introdotto l’Assessore  Andrea Buscemi, che ha sostenuto come l’evento sia una manifestazione di chiarimento contro le strumentalizzazioni politiche di Don Milani, a cominciare dall’equivoco in cui cadde anche Pier Paolo Pasolini…  Il Vice Sindaco Raffaella Bonsangue, afferma che la politica è un Servizio e che l’etica di Don Milani è una urgenza contemporanea. Carlo Barsotti  nel ringraziare gli organizzatori, ricorda che il politico milaniano è un servitore del bene comune. L’Assessore Prof. Filippo Bedini, afferma che è stato deciso – istituzionalmente – di parlare di Don Milani, perché è venuto il momento della Verità.
Denuncia – scientificamente – la strumentalizzazione comunista del Profeta. Ricorda che anche nella sua parrocchia Don Lorenzo veniva definito un promotore della sinistra marxista. Quindi c’è stata – inconfutabilmente – una appropriazione indebita… Ricorda infine la discriminazione “culturale” di personaggi di vera cultura che i “professori” nemmeno conoscono. Afferma, concludendo, che il Mazzerelli è stato tra i primi a sinistra a parlare delle foibe.  Emanuele Piccini, giornalista vaticanista, ringrazia vivamente, a nome dei Comitati milaniani e dei Templari Cattolici, l’Amministrazione Comunale di Pisa. Denuncia e dimostra con fatti l’appropriazione e la distorsione vergognosa del pensiero milaniano.  Il Prof. Mario Bernardi Guardi, giornalista e saggista, sostiene  che l’opera di Alessandro Mazzerelli  restituisce “ don Milani a se stesso”.  Cita “Il Sistema della menzogna”  di Gianfranceschi per affermare che la Verità è stata violentata, umiliata e derisa a cominciare dalle celebrazioni del 25 aprile…  Don Milani si rese conto che l’apparato del PCI non aveva nulla a che fare con i comunisti di base, a cui il Profeta voleva bene… Il ruolo di Don Milani verso i diritti dei poveri, scaturiva dal fatto che ai suoi tempi la Chiesa non stava affatto con loro… Conclude affermando che “Mazzerelli gli ha restituito il vero Don Milani, che prima della sua testimonianza gli risultava “odioso”. Emanuele Piccini  ricorda che anche a lui Don Milani, prima di conoscere l’opera di Mazzerelli,  stava antipatico… e ricorda come ha conosciuto il Mazzerelli.  Alessandro Mazzerelli, testimone e autore di sette libri milaniani , parte dalle ragioni che convinsero Don Milani a chiamarlo, evidenzia come quell’incontro ha radicalmente cambiato la sua vita da 53 anni!  Afferma: “Oggi, il Decalogo di Barbiana, la sconvolgente Profezia sul comunismo, la critica alla democrazia “cristiana”, l’alternativa al mondialismo criminale dei Soros –  a cui si contrappone la Profezia dei Ventimila Sammarini – la deriva etica dell’oggi e del prossimo futuro, contenuta nelle conclusioni milaniane:   …scorrerà molto sangue e sia la degenerazione morale che quella politica giungeranno a livelli di incredibile bassezza”  sono tutte parole che si sono trasformate in fatti e profezie che pongono gli uomini di buona volontà e la Chiesa Cattolica di fronte alle loro immani responsabilità.”  Ricorda che c’è stato un bel segno: la lettera di incoraggiamento a proseguire la Testimonianza da parte del Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin. Emanuele Piccini: Ricorda che a Barbiana qualche schiaffo si tirava…oggi che si direbbe? Manrico Casini Velcha , Segretario Generale del Centro Milaniano di Vicchio di Mugello,  ricorda come ha conosciuto il Mazzerelli, di cui manifesta grande stima perché dalla sua testimonianza e fedeltà  “non ha mai guadagnato nulla , anzi ha molto sofferto e molto pagato” . Afferma che il suo ultimo libro è “chiarissimo”. Ricorda che l’ipocrisia “è il male del secolo”  – “si pensi alla pubblicità…” –  “Non fu forse – si domanda – l’ipocrisia di una certa politica “cattolica”  che Don Milani combatté sempre con estrema determinazione  ?”   Sintesi a cura del “Comitato Nazionale per Don Lorenzo Milani Profeta di Dio”.  Si ringrazia vivamente per l’attenzione e la sua diffusione. 

Dispetti e irriverenze a Marco Milani?

redimmercoledì 8 maggio

Riceviamo e pubblichiamo dalla minoranza di SiAMOMARRADI:

Marradi Consiglio Comunale dei 6 maggio 2019 il Gruppo Si Amo Marradi abbandona i lavori del Consiglio

Una situazione surreale, quasi comica, quando Il Capogruppo Marco Milani comunica per la quarta volta che non ha ricevuto la convocazione al Consiglio comunale nelle modalità richieste e reiteratamente enunciate in Consiglio Comunale. Altrettanto costernante il momento in cui il Sindaco ed un Consigliere di maggioranza si interrogavano sulle modalità di Convocazione previste dal Regolamento che evidentemente non conoscevano e ancor più patetica, al limite del ridicolo, la dichiarazione del Sindaco nel momento in cui ha esordito dicendo il Capogruppo Milani lo sapeva gli ho comunicato io a voce due giorni prima che ci sarebbe stato Consiglio. Viste queste premesse il Gruppo SiAmo Marradi ha deciso di supportare la decisione del Capogruppo Milani di lasciare la seduta del Consiglio nella speranza che questo gesto eccezionale serva a ripristinare correttezza e legalità nell’azione amministrativa del Comune di Marradi.

Il 18 febbraio 2019 infatti, in Consiglio Comunale, il consigliere Marco Milani capogruppo del monogruppo “Marradi nel Cuore” affermava come si legge da verbale: “Aggiungo dichiarazione di voto io mi astengo io non so come fare, non ricevo fogli non ricevo niente, ho chiesto tranquillamente che mi venga depositata la posta a Marradi per evitare spese al Comune….mi piacerebbe anche a me avere i fogli come quasi tutti. Io non so perché non riesco a ricevere quindi, io mi asterrò da questa votazione per protesta dopo tre Consigli che ero in Maggioranza, ora sono in Minoranza….. vorrei capire perché non mi arrivano i fogli ….vorrei come gli altri ricevere la posta a Marradi in via Baccarini n.5 dalla mia sorella così non avete spese di mandarla a Brisighella e mandarla chissà dove, così anch’io la posso ricevere tutto qua.” Il capogruppo della maggioranza e la segretaria lo assicuravano, purtroppo neppure la convocazione successiva, quella del 25 marzo 2018, avveniva correttamente tanto da indurre la minoranza a proporre, a inizio seduta una mozione d’ordine con richiamo al regolamento per violazione degli articoli sulla convocazione dei consiglieri e congiuntamente le questioni pregiudiziale e sospensiva.

Dispiace per aver mancato la discussione sulla variazione straordinaria del Bilancio, tenutasi in presenza del solo Sindaco e di solo sei consiglieri di maggioranza, ma tutte le questioni che avevamo al riguardo le porremo tramite interrogazioni come ho fatto con le precedenti 13 sulle spese del Comune

 

25 APRILE, SIMBOLO DI UN’ITALIA PACIFICATA

lunedì 22 aprile foto-mostra-palazz

Quest’anno il 74° anniversario del 25 aprile ’45 assume un particolare significato e ci riporta alla grandissima attualità dei valori espressi, nel mirabile discorso tenuto dieci anni orsono il 25 Aprile ad Onna in Abruzzo, dal Presidente Silvio Berlusconi nella parte in cui affermava: “…Benché frutto evidente di compromessi, la Costituzione repubblicana riuscì a conseguire due obiettivi nobili e fondamentali: garantire la libertà e creare le condizioni per uno sviluppo democratico del Paese. Non fu poco. Anzi, fu il miglior compromesso allora possibile. Fu però mancato l’obiettivo di creare una coscienza morale “comune” della nazione, un obiettivo forse prematuro per quei tempi, tanto che il valore prevalente fu per tutti l’antifascismo, ma non per tutti l’anti-totalitarismo. Oggi, il nostro compito, il compito di tutti, è quello di costruire finalmente un sentimento nazionale unitario. Dobbiamo farlo tutti insieme, tutti insieme, quale che sia l’appartenenza politica, Se da oggi riusciremo a farlo insieme, avremo reso un grande servizio non a una parte politica o all’altra, ma al popolo italiano e, soprattutto, ai nostri figli che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata…”.

In occasione della ricorrenza del 25 Aprile 1945 in Italia, 8 maggio in Europa (giorno della resa del nazismo) è giusto e doveroso ricordare la liberazione dalla guerra, dal nazismo e dal fascismo anche se bisognerà aspettare la notte fra il 9 ed il 10 novembre 1989, momento storico della caduta del Muro di Berlino, per vedere completata la liberazione della parte orientale dell’Europa caduta dopo l’oppressione nazista nell’altrettanto odiosa ed efferata tirannide comunista. E giusto onorare tutti i resistenti: i nostri giovani combattenti e tutti quegli altri giovani, americani, inglesi, francesi, polacchi, dei tanti paesi alleati, che versarono il loro sangue. Senza di loro, il sacrificio dei nostri partigiani sarebbe stato vano. Con rispetto dobbiamo ricordare, anche quelli che in buona fede hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta.

Quello che non ci piace è assistere alla falsa e strumentale liturgia apologia di ex fascisti diventati eroi e medaglie dell’antifascismo, a comunisti che si ergono a paladini della democrazia, ad opportunisti democristiani che sono passati alla resistenza in tarda età.

Una parte dell’Italia come la nostra, che prima di essere comunista fu in tanta parte così fascista, dovrebbe avere il coraggio di porre fine a settantaquattro anni di nebbia densa di imbarazzo, rimarcando l’ipocrisia, la fragilità, lo spirito di accomodamento, anche la pavidità, di cui diede prova larghissima parte degli italiani, intellettuali in testa, che, come lamentò l’esule Salvemini, avevano baldanzosamente esibito le loro idee socialiste, comuniste e cattoliche solo in tempi di bonaccia…”.Sarebbe ora che il “tabù” fosse smascherato. Un’opera non di revisionismo, ma piuttosto una corretta e necessaria operazione di rimozione di falsità, menzogne e silenzi imposti dalla cultura comunista alla storia italiana degli ultimi 74 anni. I partigiani comunisti non aspiravano alla democrazia ma all’instaurazione della dittatura comunista nel nostro Paese ed è per questo che si accanirono sui partigiani non comunisti, soprattutto quelli che non accettavano l’egemonia comunista, sui borghesi e sui tanti silenziosi ed innocenti non comunisti. Rileggiamoci : “Il sangue dei vinti”. Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile, o “la Grande Bugia” di Giampaolo Pansa o Vincitori e vinti di Bruno Vespa, che raccontano anche gli eccidi commessi dai partigiani comunisti. Fra i delitti più odiosi è da annoverare l’assassinio di Marino Pascoli, giovane giornalista e comandante partigiano di fede mazziniana. Pascoli raccontò su La Voce di Romagna del 6 dicembre 1947 : “Prima di tutto dobbiamo distinguere i partigiani veri dai partigiani falsi. I partigiani veri sono coloro che hanno corso sul serio dei rischi, che hanno combattuto con fede per la liberazione d’Italia e questi, a dir il vero, sono pochi. I partigiani falsi che purtroppo sono la maggioranza, sono coloro che hanno fatto i teppisti mascherati, i collezionisti di omicidi, e che andarono in giro col mitra, quando non vi era più pericolo, a fare gli eroi. Questa gente anche se è riuscita a munirsi di un brevetto o di un certificato, anche se oggi milita indebitamente nelle fila dei partigiani, non bisogna avere nessuna esitazione a chiamarla teppa. Teppa da reato comune, macchiata di sangue, di prepotenza e di ricatti…… Attenzione, partigiani veri, partigiani onesti, partigiani italiani e rimasti italiani, a non seguire coloro che vogliono vendere l’Italia allo straniero, altrimenti il vostro sacrificio sarebbe stato vano…L’organizzazione militare delle Brigate Garibaldine venne creata più tardi a rivoluzione d’Aprile conclusa. Quando contati i partigiani, rimpolpate le formazioni, aumentati gli effettivi, organizzate le forze comuniste e muniti i comandi di timbri e carta intestata, si procedette alla farsa della smobilitazione delle forze comuniste, si svolgeva, invece un’opera diametralmente opposta quella cioè di inquadrare ed organizzare per l’avvenire queste forze per un eventuale colpo di Stato…”

Rodolfo Ridolfi direttore responsabile

Forteto querela l’on Stefano Mugnai: roba da matti !!!

fortetomartedì 2 aprile

Numerosissimi i messaggi di solidarietà a Stefano Mugnai dopo che si è appurato che non si trattava di un pesce d’aprile fra quelli giunti in redazione insieme a quello di Mauro e Raffaella Ridolfi la dichiarazione del Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale Maurizio Marchetti che pubblichiamo integralmente:

«Fin dal 2012, quando sedeva tra i banchi del Consiglio regionale, Stefano Mugnai si è adoperato e battuto politicamente e umanamente per portare alla luce una vicenda drammatica fatta di abusi su minori e bambini affidati all’interno del Forteto. Lo ha fatto, inizialmente e per un periodo piuttosto lungo, in solitudine o quasi. Parallelamente al suo lavoro si è andata sviluppando un’attività giudiziaria che ha espresso condanne fino al terzo grado, per quei fatti così come ricostruiti dall’attività della Commissione regionale d’inchiesta presieduta da Mugnai.».

«Ora: le querele non sono un tributo, ma questa che arriva dalla vecchia gestione della cooperativa forse fa eccezione, e testimonia di quanto efficace sia stato il lavoro dell’oggi onorevole Mugnai. Apprendiamo dell’intenzione del Commissario Marzetti di ritirare l’azione. All’onorevole Mugnai vanno la mia solidarietà e l’attestazione di stima non solo per quanto fatto quando era Consigliere regionale toscano, ma anche per aver contribuito, da deputato, a portare all’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta su quei fatti orribili».

Iscriz. nel rg. del Tribunale di Firenze il 3/06/2010 n. 5780, Direttore Responsabile RAFFAELLA RIDOLFI