Expo 2015 Quando il Pianista diventa pittore

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Carlo Palli , uno dei più importanti collezionisti al mondo di opere di arte contemporanea ha invitato Pape Gurioli a partecipare a un iniziativa molto  singolare dedicata alla raccolta e l’esecuzione di un opera pittorica su una tavoletta di cm10x15 di artisti importanti di diverse discipline. Pape ha eseguito sulla tavoletta, con le  dieci dita delle sue mani colorate nei polpastrelli di colori diversi, un suo brano dove ha riprodotto pittoricamente il solo movimento delle dita lasciando sulla tavoletta le migliaia di impronte, di vario colore, dei polpastrelli che a ritmo si susseguivano, proprio come fosse un brano sonoro ma che in questo caso e’ diventato pittorico!!!

La raccolta, che è in stampa, composta da 466 opere provenienti da artisti e personaggi dei cinque continenti, avrà per titolo “Vitamine” e per sottotitolo “Tavolette energetiche”. Il catalogo, edito da Polistampa (Firenze), sarà curato, così come la mostra, da Laura Monaldi, critica e saggista.

Il catalogo sarà composto da 256 pagine e conterrà tutte le opere riprodotte a colori, le relative didascalie e la foto di ogni artista . Il prezzo di copertina è stabilito in 30 euro, E’possibile prenotare e comprare il catalogo scrivendo alla email: pallicollection@gmail.com.

 

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La collezione delle tavolette sarà esposta in vari musei e gallerie d’arte in Italia e poi successivamente all’estero. Pubblichiamo qui di seguito le date e le sedi delle prime esposizioni che ospiteranno la collezione:

18 settembre 2015 – Firenze, Museo Novecento;

11 ottobre 2015 – Viareggio, GAMC;

08 novembre 2015 – Rovereto, MART;

13 dicembre 2015 – Prato, Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci”;

03 aprile 2016 – Lastra a Signa (FI), Villa Caruso;

15 maggio 2016 – Dolcè (VR), Bosco dei poeti;

26 giugno 2016 – Carmignano (PO), Spazio d’Arte Alberto Moretti | Schema Polis.

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Hanno già dato la loro adesione anche il CAMEC di La Spezia e la Fondazione Ragghianti di Lucca, ma non  hanno ancora confermato la data, che dovrebbe essere nei primi tre mesi del 2016.

Sono previste inoltre  gite giornaliere in pullman a Viareggio, a Rovereto e a Dolcè, con partenza da Prato

24 luglio 1358 La Battaglia delle Scalelle

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Marradi, quest’anno, ricorderà quel 24 luglio del 1358 senza i giochi della Graticola d’Oro, la disfida tra i rioni, che ha accompagnato a lungo l’estate marradese dal luglio fino al 10 agosto festa patronale di San Lorenzo.

Nonostante siano trascorsi 657 anni da quel 24 luglio 1358, la Battaglia delle Scalelle rappresenta, una pagina fra le più fulgide ed emblematiche dell’orgoglio della Romagna Fiorentina negli anni bui delle guerre e delle invasioni del tardo medioevo. Dell’evento, troppo spesso trascurato dalla storiografia locale, si sono occupate compiutamente quattro pubblicazioni: una dell’abate Giovanni Mini, “La vittoria al Passo delle Scalelle presso Campigno” Castrocaro 1892; due del marradese Renato Ridolfi: “Campigno La Battaglia delle Scalelle” del 1977 e ”Val D’Amone 24 luglio 1358 Cantata de Le Scalelle” Accademia degli Incamminati 2002 scritta a quattro mani con Raffaella Ridolfi autrice di una ricerca dettagliata sul contesto storico nel quale si inserì la vicenda delle “Scalelle”, che parte dagli scritti di Isidoro del Lungo; ed una del rontese Alfredo Altieri : “La battaglia delle Scalelle Marradi 1358” edizioni Pagnini 2004. Al “Passo delle Scalelle”, nei pressi di Campigno è stato eretto, nel 1931, un cippo in arenaria.

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Dino Campana nei Canti Orfici scrive:

“…Ascolto: Le fontane hanno taciuto nella voce del vento

 Dalla roccia cola un filo d’acqua in un incavo. il vento allenta

 E raffrena il morso del lontano dolore.

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Dal libro Val D’Amone 24 luglio 1358 Cantata de Le Scalelle, che descrive magistralmente e fedelmente l’atmosfera ed i fatti di quelle celebri e drammatiche giornate che videro l’eroismo dei “campignesi” opporsi e trionfare sulla violenta arroganza della compagnia di Ventura del conte Lando, riproponiamo per i lettori uno stralcio delle pagine più importanti della storia assurta a simbolo dell’orgoglio e del riscatto nazionale italiano dall’invasore:

 

“…Il sole è alto e l’afa assai pesante; le cicale friniscono noiose, i ranocchi son sempre infastiditi e per la mulattiera polverosa rumor di ferri, scalpiti e nitriti. Avanza la cavalleria: Ghigo del Cavalletto le conduce in avanguardia attento, sulla strada che monta a Le Scalelle. La Grande Compagnia per le balze del Lavane e Campigno cerca i castelli Vicchio e Dicomano per essere pronta a dilagar nel piano. Caldo è il mattino; l’aria par tranquilla. Passano i cavalli indisturbati: non c’è vita d’uomini e animali tra le balze, le forre, i boschi e i prati: Avanti, avanti il transito è sicuro. Avanti, compagnia luttuosa, chè il terror, la potenza ed il fracasso tengono libero il passo! E per la gola stretta, faticosa, si serrano le truppe rumorose, sudate, cariche di ferro, di bottino, delitti e presunzione.

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La strada sale, verso il cielo; il sole batte: è un luccicare intorno: raggi d’oro e d’argento. E vanno e vanno gli uomini: son cento, no, più di mille e ancora tanti. Par che la valle stretta a Gamberara non possa contenerli tutti quanti. E sempre vengon sotto, ansanti, chi ride, chi urla, impreca, canta, beve; chi si lamenta del piacer breve della sera avanti, chi spera di trovar nel Mugello donne amorose, vino e buon ostello. Già l’avanguardia è a Farfareta, guadagna il Corniolo isolato, scavalca l’Alpe verde alla faggeta: E’ in vista delle piane della Sieva. Il grosso di quei turpi masnadieri passa Cà di Rinieri a Valdimora. Arranca, maledice e si dibatte: la mulattiera è pregna di sudore! Davanti a tutti col cimiero in mano, la briglia abbandonata, il capitano sul suo bianco caval: Michele Lando grande signore. Venuto da Alemagna per predare e farsi più potente, batte i territori fiorentini per contrastar gli scudi di Perugia in guerra coi senesi e gli aretini. Segue la truppa tintinnante di ferri che fan aspra la salita . Ansimano le spade ed i cimieri nella polvere che copre l’orizzonte e la meta che ad arrivare indugia. Quei predoni forzano i sentieri dell’Alpe che s’apre nel Mugello. Cigolano i carriaggi in retrovia appena mossi da Biforco irato. Conte Broccardo messo a parar le spalle, rude e solenne ha dato il via. C’è sussultar di ruote e un tentennar di carri. Trasudano i muli scalpitanti, li frenano! I postiglioni frustano i trapele le bestemmie calano nel fondo. Oh, spettacolo immane, impressionante, giammai visto nel mondo! Si meraviglia il caldo sol dei cieli, il fior del rosolaccio e dello spino. I tamburi or sono alle Scalelle dove par che la strada sia men dura: si arrestano un momento a respirare, a tutto petto l’aria deliziosa, ma un rotolar di massi e di tronconi rompe la pace e cade sugli ignari. Rumor di tuono, paura e sgomento! La vendetta li ha colti a dieci, a cento, li spinge nelle forre e nel burrone; son cavalli, son fanti ed i cariaggi che precipitano in gran confusione. Urla, grida, bestemmie, imprecazioni, rumor di ferri disperati, tonfi. Vera tempesta con fulmini e tuoni! Disordine, ferite, gran spavento han reso timorosi gli spacconi che cercan scampo tra le macchie folte. Ma nel verde fogliame traditore altro sangue, altra morte, altro furore. I valligiani offesi, indemoniati, fanno lavar col sangue ogni sopruso. Pochi maschi, le donne ed i bambini battono, graffiano, spogliano i guerrieri così forti e potenti ancora ieri, ora tapini, deboli, in balia di due forche, una marra e la follia strappata alla miseria e alla pazienza da quattro o cinque spicci di violenza. Non si salva nessun, neppure il duce Michel Corrado di Landau il conte: disarcionato, sanguina la fronte, ferito e senza spada lo tengono prigione. Paura assai pesante tra le scorte che sbandate nei boschi e tra i dirupi cercan, fuggendo, scampo da quei lupi che senza tregua li vogliono a morte. L’acqua del torrente è fatta rossa del sangue di uomini e animali. La grande compagnia è sgominata e lacrima nei boschi pugnalata. Non riceve pietà: son fatte belve le donne nel cercar chi fugge: odio, rancore in ogni petto rugge. Cala la notte sopra l’ecatombe, si spegne ogni lamento dei feriti. La luna tinge bieca la vendetta che gode nel cantar della civetta.”

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Della Battaglia delle Scalelle esistono tre rappresentazioni grafiche un bozzetto di Massimo D’Azeglio, un disegno di Francesco Gonin ed un olio di Lanfranco Raparo.

 

 

 

 

71 anni orsono il 9 luglio 1944 i tedeschi a Marradi fucilano il partigiano Iandelli e il 10 a Gamogna cadono in combattimento il calciatore partigiano Bruno Neri e Vittorio Bellenghi. Il coraggio di Don Ferrini

71 anni orsono il 9 luglio 1944 i tedeschi a Marradi fucilano il partigiano Iandelli  e il 10 a Gamogna cadono in combattimento il calciatore partigiano Bruno Neri e Vittorio Bellenghi. Il coraggio di Don Ferrini

 

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Al sergente partigiano Sergio Iandelli, ventenne, pellettiere fiorentino della 36a Bianconcini, è dedicata una lapide posta sul muro della strada che conduce a Palazzuolo sul Senio il 23 luglio 1945 catturato il 9 luglio 1944 seviziato e ucciso dalle SS tedesche. Quello stesso giorno, Domenica nove luglio ‘44 nel Casale di Modigliana, dove si trovava il parroco partigiano don Angelo Savelli, si riunì il battaglione Ravenna, forte di una quarantina di uomini, per prendere posizione fra la banda Corbari e la 36a Brigata Garibaldi Bianconcini. Il comando venne affidato a Vittorio Bellenghi, Nico, ex ufficiale del Regio Esercito ed al suo vice Bruno Neri, nome di battaglia Berni, calciatore che aveva giocato nel Faenza, nella Fiorentina, nel Torino e nella Nazionale italiana. La formazione partigiana si mise in movimento lungo il sentiero del crinale, diretta al Lavane e la sera aveva sorpassato il Torretto e l’indomani avrebbe raggiunto Gamogna. La strada fra Marradi e San Benedetto brulicava di tedeschi che avevano alle Canove il loro comando retto da un capitano con circa cento militari e molti uomini del luogo, rastrellati forzatamente e costretti ai lavori stradali. I due comandanti, partigiani, Bruno e Vittorio, decisero, con grande imprudenza, di andare da soli in avanscoperta a perlustrare l’area. Quando, nel primo pomeriggio, con le armi in pugno, giunsero al cimitero, vennero sorpresi allo scoperto da una pattuglia tedesca e nello scontro a fuoco furono uccisi. Il parroco, don Angelo Ferrini, cercò di dare ai due giovani una sepoltura dignitosa, ma, come raccontò in una intervista del 1989, dopo aver trasportato, aiutato dal partigiano Vincenzo Lega, i corpi dei due giovani nella cappella del cimitero parrocchiale, si recò in municipio a Marradi a chiedere le bare che gli furono negate con questa motivazione: “Non possiamo disporre nulla per dei traditori, per dei partigiani”. “Quindi dovemmo seppellirli in una fossa comune avvolti nella paglia e nelle frasche”. Il giorno successivo don Ferrini durante l’imponente rastrellamento nazista, dopo essere stato apostrofato dai tedeschi “Tu pastore badogliano adesso fare Kaput a te e bruciare chiesa”, come racconta Carlo Martelli nel suo libro Fascismo Antifascismo, sfuggì per miracolo alla morte grazie all’intercessione, presso i tedeschi, del parroco di Albero, don Vittorio Fabbri.

Rodolfo Ridolfi

Piergiorgio Odifreddi al Teatro degli Animosi alle 11 di sabato11 terrà la lectio magistralis “Il nodo è sciolto”

Stefano Scheda
Stefano Scheda

martedì 7 luglio

Arte creativa, performance e provocazioni artistiche a celebrare Dino Campana. Così si presenta la 1° edizione di “Marradi Campana Infesta”, promossa dal “Parco Culturale Dino Campana” col Comune e l’Accademia delle Belle Arti di Bologna, che si terrà nel paese dell’Alto Mugello sabato 11 luglio.

Dopo l’edizione 0 dello scorso, una “prova generale”, la rassegna prende il via ufficialmente con l’ambizione di crescere e affermarsi come occasione celebrativa nazionale del poeta dalle origini marradesi. E questa 1° edizione avrà come titolo, e tema, “(s)Nodo”: “Il tema trattato è quello del ‘nodo-snodo’, analizzato come concetto artistico, nel contesto dei più diversi ambiti, attraverso le sue numerose accezioni, in base al rapporto con l’azione dello sciogliere e del legare”. Per tutta la giornata, dal mattino alla sera, vie e piazze saranno invase e popolate di giovani artisti dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna con il laboratorio coordinato dal prof. Stefano Scheda e la Compagnia teatrale “Per non perir d’inedia”, che daranno vita a “esperienze creative e partecipative in un processo interattivo fra artisti, abitanti e territorio”.

 

“Quale modo migliore per celebrare Campana se non con l’arte, e con l’arte che si sprigiona dai giovani – sottolinea il sindaco di Marradi -. Abbiamo fortemente voluto il Parco Culturale Dino Campana perché crediamo convintamente che possa essere occasione di crescita, non solo culturale, per il nostro paese. Scommettiamo sul territorio per valorizzarlo – aggiunge -, per dare opportunità alla nostra comunità e in particolare ai giovani”.

Campana e Marradi “riletti” con performance e provocazioni artistiche in vari spazi del paese, dalle 10 alle 24, che coinvolgeranno anche i cittadini: “Si svilupperà esattamente così la manifestazione – spiega l’assessore alla Cultura -, che parte ufficialmente quest’anno con la nascita recente del Parco Culturale Dino Campana. Provocazioni artistiche non solo come momento creativo ma anche come capacità di dialogare col territorio, di sorprendere e coinvolgere i suoi abitanti che diventano essi stessi protagonisti insieme ai giovani artisti”.

A dare ancora più lustro a questa 1° edizione di “Marradi Campana Infesta” la partecipazione di un prestigioso ospite d’onore: il matematico e saggista Piergiorgio Odifreddi che al Teatro degli Animosi alle 11 terrà la lectio magistralis “Il nodo è sciolto”

 

Iscriz. nel rg. del Tribunale di Firenze il 3/06/2010 n. 5780, Direttore Responsabile RAFFAELLA RIDOLFI