25 SETTEMBRE 1944 LA LIBERAZIONE DI BIFORCO e MARRADI 75° ANNIVERSARIO

Mostra di foto e residuati bellici Marradi agosto 2019 Teatro Animosi
Mostra di foto e residuati bellici Marradi agosto 2019 Teatro Animosi

 

 

 

martedì 24 settembre 2019

In occasione del 75° anniversario della Liberazione di Marradi si è svolta nel Teatro degli Animosi dal 15 al 18 agosto una pregevolissima mostra di reperti bellicin e foto fche documentano il passaggio degli eventi bellici della seconda guerra mondiale a Marradi . Riccorre infatti quest’anno il 75° anniversario della liberazione di Biforco e Marradi capoluogo che mi piace ricordare di seguito:

 Dopo i terribili bombardamenti del 5, del 30 giugno e gli altri del ‘44, il Paese appariva uno spettrale e desolante cumulo di macerie e la popolazione era quasi tutta sfollata obbligatoriamente per ordine del maresciallo Kesselring. Il 10 settembre, l’offensiva del generale Clark, che comandava la 5a armata, prese corpo. Gli americani avevano il compito di sferrare l’attacco principale lungo la strada FirenzeFirenzuola-Imola, i britannici si dovevano muovere sulla cosidetta Strada Freccia la faentina Borgo San Lorenzo-Marradi-Faenza. Il 18 settembre del 1944 quando mio nonno era a Mauthausen, Kommando di Peggau, le truppe alleate liberavano la sua Biforco. L’8a divisione di fanteria indiana agli ordini del generale maggiore D. Russel conosciuto come Russel Pasha dopo aspri e sanguinosi combattimenti, spesso all’arma bianca, si impadronì del caposaldo tedesco sul monte Femmina Morta aprendo così la strada per Crespino e la Valle del Lamone. Per primi arrivarono, direttamente a Biforco, i GurKa dell’8a divisione cui si aggiunse in seguito una parte della prima divisione britannica di fanteria ed insieme procedettero alla completa liberazione del capoluogo di Marradi. Il 24 settembre il 2nd North Staffordshire occupò Marradi e si spinse sia a nord che ad est ma la compagnia B, che si muoveva verso Monte Gianni, trovò la posizione occupata in forze ed imprendibile con un assalto diretto. I problemi maggiori erano sul fianco destro della strada per la difficoltà del terreno nonostante gli uomini della 8a divisione indiana avessero fatto progressi sia pure lentamente, non riuscivano a cacciare i tedeschi dal monte di Castelnuovo senza il cui possesso Marradi non sarebbe stata per niente sicura. Durissima ed impegnativa fu la battaglia per conquistare Gamberaldi. 

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Gli alleati optarono allora per proseguire l’avanzata a nord est verso la via principale per Faenza. C’erano tuttavia da risolvere alcuni problemi: aprire le strade, i genieri tedeschi avevano sabotato e distrutto il ponte ferroviario a Crespino fatto cadere sulla strada; la strada a Camurano era stata fatta saltare; il grande ponte di Biforco era stato distrutto come quello di Marradi. C’era poi il problema di allestire un centro chirurgico a ridosso del fronte, questo problema fu risolto costituendo un centro chirurgico avanzato che aveva come nucleo l’infermeria da campo della 2nd Field Ambulance a Fantino collocata nella Villa di Scalini Scala, unico edificio adatto, che garantì abbondanti letti per tutti i reparti. Per questa complessità, aggravata dalle condizioni metereologiche che impedirono agli alleati di ricorrere alla supremazia aerea, furono necessari ancora alcuni mesi per la liberazione dell’intero territorio comunale e per la fine delle ostilità in quanto la linea di avanzamento delle truppe alleate subì una forte battuta d’arresto così che, Abeto, Gamberaldi, Lutirano e Sant’Adriano come pure le aree di Monte Romano e Fontana Moneta, dove erano sfollati moltissimi marradesi, rimasero sotto il controllo dei nazifascisti. Quei mesi furono interminabili e terribili perché i civili si trovarono intrappolati in una guerra di retrovia di due eserciti agguerriti con l’aggiunta di operazioni belliche e di guerriglia della Brigata partigiana comandata da Bob Luigi Tinti con Guido Gualandi, Moro, commissario politico che tentò inutilmente di sfondare il fronte tedesco a Purocielo e a Cà Malanca come accadde il 9-13 ottobre ’44. A Fontana Moneta, il giorno della liberazione del capoluogo di Marradi, 25 settembre 1944, veniva colpito a morte Teodoro Anforti, trentaduenne marito di Rosa, padre di due figlie Agnese e Nella che, come mi racconta Fedora, la nipote: “Si trovava, insieme ad altri, al pascolo con le mucche quando una pattuglia di tedeschi, impegnata in combattimento contro i partigiani del Ravenna, lo falciò con una sventagliata di mitra.

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Il suo corpo fu poi traslato, tre anni più tardi, nella cripta del sacrario dei martiri di Crespino”. Domenico Albonetti e nello stesso luogo tre giorni dopo, Isidoro Cappelli fu ucciso dai tedeschi il 4 ottobre ai Capitelli di S. Adriano. Il 15 ottobre, a Grisigliano, Jacopo Gentilini cadde per mano tedesca e Agostino Frassinetti fu fucilato a Cesata di Lutirano il 29. Il tenente colonnello della Wermacht, Helmut Schroeder, nella rivista Alte Kameraden del ‘57 scrisse: “Coi partigiani avemmo rilevanti noie nei dintorni di Marradi. Più di una volta le salmerie furono assalite e saccheggiate. Essi erano ben armati ed equipaggiati grazie ai rifornimenti di armi paracadutate dagli aeroplani. Li lasciavamo fare quando infine un giorno presero un intero ospedale da campo, con medici, feriti ed attrezzature. Iniziò da quel momento un nostro energico contrattacco condotto su larga scala e setacciammo l’intera zona. Era assai difficile distinguere i partigiani dagli abitanti del luogo”. Le formazioni partigiane operanti nel Territorio di Marradi furono: un gruppo partigiano di Giustizia e Libertà, diretto da Riccardo Gizdulich capitano Bianchi, che organizzò quella banda partigiana che doveva diventare in seguito la Seconda Brigata Rosselli; la Brigata Lavacchini della Divisione Potente, comandata da Donatello Donatini; la Prima compagnia Sergio e la Seconda compagnia Villi, della 8a Brigata Romagna, che operò dal gennaio all’aprile ‘44, di questa Brigata facevano parte i marradesi Martino Alpi e Sirio Di Paolo Ancillotti; la Banda Corbari, una ventina di uomini impegnati dall’aprile all’agosto ’44 mese della cattura di Corbari e di Ines Versari; le compagnie Amato, Marco, Pino, Tito, Ettore e Paolo della 36a Brigata Alessandro Bianconcini Garibaldi attiva dall’aprile all’ottobre 1944. Il comandante Paolo, Francesco Gentilini, muratore, classe 1924 di Riolo Terme, tenente partigiano, il 10 giugno 1944 entrò di notte a Marradi fece prigionieri i carabinieri e distribuì un carico di grano destinato alla Germania e prima di andarsene provvide a bruciare gli incartamenti dell’ufficio di leva. Paolo l’11 agosto del ‘44 partecipò alla battaglia di Capanna Marcone e dal 1966 al 1980 fu sindaco comunista di Massa Lombarda. Nel territorio del comune di Marradi operò anche il battaglione Ravenna, forte di una quarantina di uomini. Il Ravenna era comandato da Vittorio Bellenghi e dal suo vice, Bruno Neri, entrambi uccisi a Gamogna nel luglio ’44

Dal libro DOMENICO VANNI sovversivo per la libertà di Rodolfo Ridolfi 2011

Da una sola parte: dalla parte della Priora legittima suor Maria Domenica “dolce come Paolo, forte come Pietro”

img_1672martedì 27 agosto

Un’accorata lettera da parte di Barbara Betti relativo agli sviluppi avvenuti nel Monastero Domenicano di Clausura di Marradi. Numerosi i contatti arrivati da molte parti d’Italia e dall’estero, che rivelano quanto  sta accadendo con la nuova riforma delle congregazioni claustrali, che mettono a rischio la chiusura di molti Monasteri


“ NON ABBIATE PAURA” Giovanni Paolo II
Dal Monastero delle Domenicane di Marradi a tutti i Monasteri

Di Barbara Betti

Quando ho scritto la prima “lettera denuncia” su quanto stava accadendo nel Monastero di Clausura delle Domenicane di Marradi sapevo, come tutti sanno, che tirando un sasso nell’acqua qualche cerchio si sarebbe formato. Non pensavo che i cerchi si sarebbero allargati fino a raggiungere la Spagna, il Canada e città e paesi italiani dove persone che non conosco hanno provveduto a divulgare i miei articoli. Desidero quindi ringraziare tutti e soprattutto le claustrali che, nonostante il “timor” di esporsi, si sono messe in contatto con me.

Uso la parola “Timor” perché l’effetto sonoro del termine latino mi sembra più lieve; chi lo desidera traduca da solo. Le Claustrali che mi hanno contattato, offrendo tutto il loro sostegno e preghiera per Suor Maria Domenica Giangregorio e per le altre sorelle, hanno usato (ritengo) nomi fittizi: temono per il loro futuro; temono per la condizione ormai radicata in molte di loro di non aver alcuna difesa, di non avere voce, di non avere protezione, diritti, tutela.

Quando ho denunciato cosa è accaduto a Marradi lunedì 22 Luglio mi sono fermata alla fuga dei “Kommissari” dalla porta di servizio. Non mi sento ora di portare alcun rispetto nei confronti di chi, indossando con protervia lo stesso abito di chi ha davanti, usa il potere della carica per intimidire e offendere. “Salame” “Testona” “Mentecatta” sono solo un accenno di quanto detto da Suor Maria Vincenza Panza, classe 48, Rappresentante Italiana della Commissione Internazionale delle Monache Domenicane, fino al “ devi firmare! devi firmare! Ti butto fuori con i tuoi quattro stracci…” tanto per chiarire come tratta le consorelle la Vicaria (che probabilmente veste solo Saint Laurent). Si aggiunge “Squilibrata mentale” dalla voce di Suor Laura, Segretaria della Panza, investita dell’autorità di diffamare dal suo ruolo di potere.

Sorvolo su quanto detto dal Padre Giuseppe Di Sabato. Testimoni presenti hanno riportato quanto udito in questa e altre occasioni e sono pronti a riferirlo e confermarlo in ogni sede. Non ho quindi timore nel raccontare questo, perché come ho già scritto, le persone che erano in chiesa e in foresteria, hanno sentito tutto, come tutto ha sentito il Prete che è stato chiuso fuori dalla stanza affinché Suor Maria Domenica cedesse sotto la triplice aggressione. Ma Suor Domenica non ha ceduto. Come un amico da Roma le aveva raccomandato “Dolce come Paolo, Forte come Pietro” così è stata. Sì, poi è crollata, ma chi non avrebbe ceduto dopo essere stato chiuso in una stanza con tre vessatori armati del potere dell’abito? La loro carità cristiana non ha ritenuto di preoccuparsi del fatto che si è sentita male, l’hanno lasciata lì e sono scomparsi.

Torno un momento indietro: i singoli monasteri sono liberi di indicare il Monastero al quale desiderano essere affiliati. Nel caso di Marradi la scelta era stata Castel Bolognese, storico istituto monastico a meno di 80km di distanza, retto dalla squisita Priora Suor Anna Maria Scampa, con il quale sussistono da sempre rapporti di collaborazione e amicizia. Il Decreto di affiliazione in data 14-12-2018 viene revocato dalla Congregazione senza preavviso e senza motivazione il 20 -05-2019 e (nel giro di 24 ore) il 21-05 2019 la Congregazione nomina Legale Rappresentante del Monastero di Marradi Padre Francesco Forani. Il 29-05-2019 Suor Maria Vincenza Panza viene nominata dal Magister Ordinis sua Vicaria per il Monastero con funzioni di Priora per un anno, esautorando Suor Domenica Giangregorio da ogni carica.

L’8 Luglio si riunisce in monastero la Commissione ad hoc apparentemente con la finalità di aiutare la comunità del monastero a discernere sul suo futuro (fortunatamente, ci sono testimoni che possono raccontare in che modo avviene l’aiuto a discernere…), riunione a seguito della quale viene rifiutato il rilascio di copia del verbale, come suo diritto, a Suor Domenica Giangregorio. Cosa è accaduto il 22 Luglio, l’ho già brevemente raccontato nell’articolo pubblicato su più giornali on line.

Quello che ora è bene sapere è che dal 22 luglio, dopo aver tolto la possibilità di accedere al proprio denaro alle claustrali marradesi NESSUNO SI E’ MINIMAMENTE PREOCCUPATO DI TELEFONARE IN MONASTERO PER CHIEDERE SE HANNO BISOGNO DI AIUTO E COME RIESCONO A PROVVEDERE ALLE NECESSITA’ QUOTIDIANE DATO CHE SONO STATE LASCIATE TOTALMENTE PRIVE DEL LORO DENARO.

Complimenti, cara Suor Panza. Vorrei ricordarle che solo durante gli assedi si tentava di espugnare le fortezze per fame. Mi limito a riportare che tutte le sorelle che mi hanno parlato di Lei lo hanno fatto con parole che, purtroppo, non posso riferire. “Oderint dum metuant”. Certamente non è amata. Comunque, dato che di quanto avete gridato addosso alla vostra sorella ci sono testimoni, ci tengo a ricordare che il “Cor Orans” specifica che spetta al Vescovo Diocesano vigilare sugli abusi, (interni ed esterni) ma visto che ne siete i massimi esecutori, lo sapete certo meglio di me.

L’interesse per questo monastero da parte di Suor Panza ed i continui tentativi di incamerarlo nel suo feudo bergamasco sono per noi cosa risaputa e conclamata ormai da vent’anni. Cosa dire? Lentamente e inesorabilmente stiamo lasciando che le radici della nostra storia vengano spazzate via senza spiegazioni, ma stiamo anche accettando che uomini e donne votati all’umiltà e alla carità, depositari dell’etica e della morale sviliscano e umilino la dignità dovuta ad ogni essere vivente, trattando questi loro pari come oggetti.

A questo proposito riporto uno stralcio dell’articolo di Aldo Maria Valli apparso su Ricognizioni il 29 Novembre 2018 “…21 Novembre 2018, Pontificia Università Lateranense, Giornata Pro Orantibus. Monsignor José Rodriguez Corballo in riferimento al gran numero di Monasteri che stanno chiedendo dispensa dal federarsi … ” Avete chiesto Voi che la presidente (della federazione) abbia più autorità, ma adesso avete paura!…(poi la verità gli sfugge di bocca) “la presidente deve verificare la situazione amministrativa dei monasteri”…

Certo che hanno paura adesso, finalmente si sono rese conto che il vero motivo per cui si insiste tanto sulle federazioni è infatti questo: prendere possesso e gestione dei beni e delle proprietà dei monasteri che vanno di fatto a perdere il diritto autonomo di “acquistare, possedere, amministrare e alienare beni temporali a norma del diritto universale e proprio.” (COR ORANS, Norme Generali, N.46, pag. 25) Così tutte le volte che questa azione è stata attuata i monasteri sono stati chiusi, dato che privandoli della autonomia economica vengono messi nella condizione di non poter sopravvivere e quindi cedere. Per questo motivo, a chi mi ha espresso il timore di finire come già molti monasteri sono finiti, mi sento di dire sì, preoccupatevi.

E mi sento di dire anche che se la vostra coscienza non vi consente di accettare qualcosa che va contro al carisma e alla professione di fede che avete scelto, allora disobbedite. Disobbedite. Fate vostro l’invito al coraggio di Giovanni Paolo II: “NON ABBIATE PAURA”.

Grandi civiltà si sono estinte, consunte dal tempo o nel tempo incamerate da altre. Credo che sia questo il giusto modo in cui la storia si evolve; le cose terrene cessano per consunzione. Ma su nessuna civiltà distrutta per volontà umana è mai risorto niente. Forse dovremmo ricordare Tacito, fatelo tutte vi prego: UBI SOLITUDINEM FACIUNT, PACEM APPELLANT, o anche nella forma più conosciuta, DESERTUM FECERUNT ET PACEM APPELLAVERUNT. Stanno desertificando tutto e quando non ci sarà più niente ci diranno che quella è la pace. Disobbedite…

 

Trent’anni fa nasceva il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”

Valdo Spini appunta la Medaglia d'oro sul Gonfalone di Marradi
Il Sindaco Ridolfi che propose il testo dello Statuto redatto dal notaio Pennino

 

sabato 17 agosto – Tra le innumerevoli associazioni culturali italiane che si sono imposte all’attenzione del grande pubblico per la promozione della storia e della letteratura patria, degno di nota è senz’altro il «Centro Studi Campaniani Enrico Consolini».

Costituitosi nel 1989 con  la partecipazione del Comune di Marradi, sin dagli inizi si è prefisso come scopo la creazione di una raccolta di documentazione riguardante la vita e l’opera di Dino Campana, il poeta “folle e visionario” nato nel suggestivo borgo dell’ appenino tosco-romagnolo nel 1885.

Si deve ad Enrico Consolini, sindaco di Marradi negli anni ’80 prematuramente e drammaticamente scomparso, l’intuizione di fare qualcosa lui che fu anche intellettuale “attento ed appassionato”, perché non andasse dispersa ma rivalutata la tormentata produzione letteraria del poeta Dino Campana. A lui infatti il merito di tante iniziative compresa quella del Premio letterario dedicato al poeta toscano. L’associazione fu promossa da Enrico Gurioli.

Il comitato fondatore del Centro Studi con il presidente  Franco Scalini, il 28 dicembre del 1988 approvò  lo Statuto che aveva proposto  il sindaco Rodolfo Ridolfi, che fu poi recepito con l’atto costitutivo redatto dal notaio Giannantonio Pennino e registrato a Rimini il 24 marzo 1989. Non è un caso che la firma apposta in calce all’atto  che sancì  la nascita dell’associazione e di cui quest’anno ricorre il trentennale è del notaio Pennino perché la mamma del professionista, Emilia Bartolini è nata a Marradi. E tutta la sua famiglia il poeta Dino Campana lo conosceva bene.

 

Dino Campana

«Quando era a Marradi, ricorda il notaio Giannantonio Pennino, il  Campana si tratteneva nella bottega della bisnonna materna Barberina Squarcini per mangiare e stare al caldo. Chiaramente non aveva un soldo. Ed era solito scrivere dei versi sui tavoli in marmo che purtroppo sono andati perduti.Un ragazzo dal carattere difficile, in paese lo chiamavano el mat -rammenta il notaio  – insofferente della cittadina in cui viveva e da cui scappava appena poteva per andare a Firenze,anche se poi ritornava a Marradi  dopo i suoi frequenti ricoveri in manicomio.

E quando trent’anni fa un gruppo di amici marradesi mi parlarono dell’idea di dar vita ad un’associazione che promuovesse nel mondo la figura e le opere del poeta di Dino Campana, accettai volentieri. Erano gli stessi compagni con i quali fin da ragazzo trascorrevo le estati a Marradi: Enrico Gurioli, Rodolfo Ridolfi, sua moglie Silva Gurioli ed Enrico Consolini. Ma – racconta il notaio – era  quest’ultimo che davanti a un bicchiere di vino declamava  a voce alta e stentorea alcuni brani dei Canti Orfici che ricordava a memoria. Dunque era impensabile non dedicare ad Enrico l’associazione campaniana.»

Da allora sono passati trent’anni e oggi il  « Centro Studi Campaniani Enrico  Consolini» ha ottenuto importanti  riconoscimenti: Premio cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2002, Premio della Stima e dell’Amicizia in occasione del 40esimo anniversario del Centro d’Arte Modigliani; ha dato vita al Museo di Arte Contemporanea “Artisti per Dino Campana” e allestito la Mostra bibliografica campaniana permanente oltre a svolgere attività editoriale, gestire manifestazioni campaniane e culturali varie  come mostre fotografiche, conferenze e convegni, tra cui spiccano le giornate dedicate alla valorizzazione del dialetto marradese. Ed anche quest’anno come i precedenti in occasione del genetliaco del poeta che cade il 20 agosto, il “Centro Studi Campaniano Enrico Consolini” lo celebra con un’iniziativa.

L’occasione è data questa volta dal trentennale della nascita della Associazione che verrà ricordata oltre che per l’intervento del traduttore russo di Dino Campana Sergej  Durasov, accompagnato da intervalli musicali, anche per la consegna delle medaglie riportanti l’effige di Dino Campana da una parte mentre dall’altra il nome del socio fondatore. Un riconoscimento che l’associazione ha inteso conferire anche al notaio Giannantonio Pennino. La motivazione perché fu grande amico di Enrico Consolini nonché redattore dell’atto costitutivo dell’associazione campaniana a lui dedicata nel lontano 1989.

La Battaglia delle Scalelle di Campigno 24 luglio 1358

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lunedì 23 luglio
Sono passati 661 anni dalla Storica  “Battaglia delle Scalelle” di Campigno  e i marradesi ricordano  quel 24 luglio del 1358 quando esempio di eroica virtù i montanari fermarono le armate mercenarie del “Conte Lando”.
Il 24 luglio del 1358, rappresenta una pagina tutta italiana  fra le più fulgide scritta proprio nella Romagna Fiorentina negli anni bui delle guerre e delle invasioni del tardo medioevo. Dell’evento eroico, spesso trascurato dalla storiografia locale, si sono occupate compiutamente quattro pubblicazioni: una dell’abate Giovanni Mini, “La vittoria al Passo delle Scalelle presso Campigno” Castrocaro 1892; due del compianto maestro marradese Renato Ridolfi: “Campigno La Battaglia delle Scalelle” del 1977 e ”Val D’Amone 24 luglio 1358 Cantata de Le Scalelle” una pubblicazione dell’Accademia degli Incamminati e del Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” a tiratura limitata curata da Raffaella Ridolfi  nel 2002 ed una del rontese Alfredo Altieri : “La battaglia delle Scalelle Marradi 1358” edizioni Pagnini 2004.

Dall’opera  “Val D’Amone 24 luglio 1358 Cantata de Le Scalelle” impreziosita dalla copertina recante il bozzetto di M.AZEGLIO della sconfitta de la compagnia del conte Lando, che ripropone per i lettori una delle pagine più importanti della storia marradese assurta a simbolo dell’orgoglio e del riscatto nazionale italiano dall’invasore quella appunto della battaglia delle “Scalelle” riportiamo qui alcune pagine:

“Il sole è alto e l’afa assai pesante; le cicale friniscono noiose, i ranocchi son sempre infastiditi e per la mulattiera polverosa rumor di ferri, scalpiti e nitriti. Avanza la cavalleria: Ghigo del Cavalletto le conduce in avanguardia attento, sulla strada che monta a Le Scalelle. La Grande Compagnia per le balze del Lavane e Campigno cerca i castelli Vicchio e Dicomano per essere pronta a dilagar nel piano. Caldo è il mattino; l’aria par tranquilla. Passano i cavalli indisturbati: non c’è vita d’uomini e animali tra le balze, le forre, i boschi e i prati: Avanti, avanti il transito è sicuro. Avanti, compagnia luttuosa, chè il terror, la potenza ed il fracasso tengono libero il passo! E per la gola stretta, faticosa, si serrano le truppe rumorose, sudate, cariche di ferro, di bottino, delitti e presunzione. La strada sale, verso il cielo; il sole batte: è un luccicare intorno: raggi d’oro e d’argento. E vanno e vanno gli uomini: son cento, no, più di mille e ancora tanti. Par che la valle stretta a Gamberara non possa contenerli tutti quanti. E sempre vengon sotto, ansanti, chi ride, chi urla, impreca, canta, beve; chi si lamenta del piacer breve della sera avanti, chi spera di trovar nel Mugello donne amorose, vino e buon ostello. Già l’avanguardia è a Farfareta, guadagna il Corniolo isolato, scavalca l’Alpe verde alla faggeta: E’ in vista delle piane della Sieva. Il grosso di quei turpi masnadieri passa Cà di Rinieri a Valdimora. Arranca, maledice e si dibatte: la mulattiera è pregna di sudore! Davanti a tutti col cimiero in mano, la briglia abbandonata, il capitano sul suo bianco caval: Michele Lando grande signore. Venuto da Alemagna per predare e farsi più potente, batte i territori fiorentini per contrastar gli scudi di Perugia in guerra coi senesi e gli aretini. Segue la truppa tintinnante di ferri che fan aspra la salita . Ansimano le spade ed i cimieri nella polvere che copre l’orizzonte e la meta che ad arrivare indugia. Quei predoni forzano i sentieri dell’Alpe che s’apre nel Mugello. Cigolano i carriaggi in retrovia appena mossi da Biforco irato. Conte Broccardo messo a parar le spalle, rude e solenne ha dato il via. C’è sussultar di ruote e un tentennar di carri. Trasudano i muli scalpitanti, li frenano! I postiglioni frustano i trapele le bestemmie calano nel fondo.

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Oh, spettacolo immane, impressionante, giammai visto nel mondo! Si meraviglia il caldo sol dei cieli, il fior del rosolaccio e dello spino. I tamburi or sono alle Scalelle dove par che la strada sia men dura: si arrestano un momento a respirare, a tutto petto l’aria deliziosa, ma un rotolar di massi e di tronconi rompe la pace e cade sugli ignari. Rumor di tuono, paura e sgomento! La vendetta li ha colti a dieci, a cento, li spinge nelle forre e nel burrone; son cavalli, son fanti ed i cariaggi che precipitano in gran confusione. Urla, grida, bestemmie, imprecazioni, rumor di ferri disperati, tonfi. Vera tempesta con fulmini e tuoni! Disordine, ferite, gran spavento han reso timorosi gli spacconi che cercan scampo tra le macchie folte. Ma nel verde fogliame traditore altro sangue, altra morte, altro furore. I valligiani offesi, indemoniati, fanno lavar col sangue ogni sopruso. Pochi maschi, le donne ed i bambini battono, graffiano, spogliano i guerrieri così forti e potenti ancora ieri, ora tapini, deboli, in balia di due forche, una marra e la follia strappata alla miseria e alla pazienza da quattro o cinque spicci di violenza. Non si salva nessun, neppure il duce Michel Corrado di Landau il conte: disarcionato, sanguina la fronte, ferito e senza spada lo tengono prigione. Paura assai pesante tra le scorte che sbandate nei boschi e tra i dirupi cercan, fuggendo, scampo da quei lupi che senza tregua li vogliono a morte. L’acqua del torrente è fatta rossa del sangue di uomini e animali. La grande compagnia è sgominata e lacrima nei boschi pugnalata. Non riceve pietà: son fatte belve le donne nel cercar chi fugge: odio, rancore in ogni petto rugge. Cala la notte sopra l’ecatombe, si spegne ogni lamento dei feriti. La luna tinge bieca la vendetta che gode nel cantar della civetta.”

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Al “Passo delle Scalelle”, nei pressi di Campigno è stato eretto, nel 1931, un cippo in arenaria per ricordare la “Battaglia delle Scalelle” (1358), quando i villani locali distrussero la compagnia di ventura comandata dal Conte Lando. Dino Campana nei Canti Orfici scrive: “…Ascolto: Le fontane hanno taciuto nella voce del vento. Dalla roccia cola un filo d’acqua in un incavo. il vento allenta E raffrena il morso del lontano dolore.”

 

Rodolfo Ridolfi

Iscriz. nel rg. del Tribunale di Firenze il 3/06/2010 n. 5780, Direttore Responsabile RAFFAELLA RIDOLFI