Luciano Giovannini con l’opera: Espresso 1486 Italicus vince il Premio Campana 2022 ed anche il Premio Speciale per la musicalità “Emilio Betti”

Lunedì 19 settembre 2022

Premiazione della 9^ Edizione del Concorso Nazionale Letterario Dino Campana e del 4° Premio speciale per la musicalità “Emilio Betti” Sabato 24 settembre a Marradi
Con l’opera Espresso 1486 Italicus, Luciano Giovannini di Roma vince il Premio Letterario Dino Campana, davanti a Monia Casadei di Cesena con l’opera Vieni a cercarmi dentro una fessura. Terza classificata Grazia Ciampaglione di Modigliana (FC) con l’opera Chiedimi.
Diplomi e menzioni anche per: Franco Casadei, Giambattista Zambelli, Lucio Gibin, Eleonora Ronconi, Marcello Remia, Patrizia Socci, Ubaldo Bitossi, Claudio Mecenero, Nicoletta Manetti, Lucia Lo Bianco, Franca Donà, M Francesca Giavelli, Tabolli Vanessa, Diella Monti, Gabriella Bertizzolo, Eugenio Cavacciuti, Gian Carlo Guani, Fabiano Gianni, Simone Raveggi, Marcello Di Gianni, Velia Aiello, Biagio Tondo, Paola Tassinari, Franco Donati, Elli Signani, Ida Cecchi.

Alla Premiazione della nona edizione del Premio è abbinato il 4° Premio speciale per la musicalità “Emilio Betti” voluto da Opera In-Stabile. La Giuria tutta al femminile: dott. Raffaella Ridolfi (Presidente); dott. Marzia Leoni; Soprano dott. Federica Balucani; M’ Contrabbassista dott. Barbara Betti; M’Pianista dott. Monica Pacchioni, M’ dott. Concita Anastasi Compositrice e direttore d’orchestra ha scelto unanimemente di assegnare il premio per il 2022 all’opera “Espresso 1486 Italicus” di Luciano Giovannini.
La cerimonia di Premiazione dell’edizione 2022 del Premio Nazionale ispirato a Dino Campana e del Premio speciale per la musicalità Emilio Betti si svolgerà a Marradi, sabato 24 settembre con inizio alle ore 11,00 nella Corte delle Domenicane in Via Castelnaudary 5.
La nona edizione del prestigioso premio nazionale torna a Marradi città natale di Dino Campana in occasione del 90° anniversario della morte del Poeta, dopo gli eventi di Palazzuolo Sul Senio Piazza Alpi 2021, Faenza Palazzo Manfredi 2020, Modigliana 2019, Marradi “Centro Enrico Consolini” 2018, Borgo San Lorenzo “Villa Pecori Giraldi” 2017, Brisighella “L’Infinito” 2016, Firenze Palazzo Panciatichi 2015 e Caffè letterario “Le Giubbe Rosse” nel 2014.
Gli autori che hanno risposto a questo Concorso nazionale per il 2022, riservato a liriche edite e inedite, sono stati 55 provenienti dalla Emilia Romagna 12, Toscana 10, Veneto 8, Lombardia 6 Piemonte, Sicilia, Lazio e Marche 3, Campania, Calabria e Liguria 2, Friuli Venezia Giulia 1.

Presentato a Vicchio il libro di Mazzerelli “Il sogno di Don Milani”

martedì 6 settembre Dal Dott. Alessandro Mazzerelli riceviamo e pubblichiamo:
I GRAVI FATTI DI VICCHIO DI MUGELLO, CONTRO UN LIBRO CHE CAMBIA LA STORIA
Sia chiaro, ce lo aspettavamo. La conferenza del 1° settembre u.s. a Vicchio di Mugello non l’avevamo sponsorizzata, né agognata, sapevamo che sarebbe finita in uno scontro e lo scontro c’è stato. Nella piccola piazzetta Dante vi erano 19 persone, al giorno d’oggi non poche per la presentazione di un libro: “IL SOGNO DI DON MILANI” – Edizioni LEF : LIBRERIA EDITRICE FIORENTINA 2022. Dopo la sempre bella e documentata introduzione di Manrico Casini Velcha, che alla fine del suo dire si è preso di “razzista” perché ha osato dire che il Profeta era della sua “razza”, cioè era nato ebreo. ( Apriti cielo, gli ipocriti gli hanno gridato : Razzista! razzista! Le “razze” non esistono…” Parole che pronunciate da chi ha forse sulla coscienza l’aver coperto un criminale, mi hanno subito fortemente indignato). Nicola Di Renzone, giornalista de “La Nazione”, che aveva attentamente letto “Il Sogno di Don Milani”, ha diretto la conferenza ponendomi una serie di pertinenti domande, alle quali mi sembra di aver risposto con chiarezza milaniana. Al termine, intervengono immediatamente i cattocomunisti che hanno strumentalizzato il Profeta, ma che, soprattutto, hanno, quasi certamente, trascinato Don Milani a copertura del criminale Fiesoli, (finalmente in galera) il “profeta” , così si faceva chiamare, per richiamarsi – da infame – al vero e grandissimo Profeta, il quale è risultato il massimo responsabile dello terribile scandalo del “Forteto”, ove era uso costante far violenza sessuale su i bambini e sulle bambine !!!!!!!!! La mascalzonata cattocomunista, è partita con l’esibizione di una clamorosa menzogna. La lettera di Don Milani , nella quale si descrive l’accordo fra chi scrive e il Profeta, sarebbe un falso. Ebbene, io qui sfido – ora e per sempre – a dimostrarlo!!!!!! Quindi, si tenta di accreditare grottescamente l’appartenenza di Don Milani all’ambiente comunista, perché Ingrao andò a Barbiana, dimenticandosi di dire che a Barbiana ci andarono anche i fascisti del Bagaglino, anche se per provocare… Ovviamente ho replicato fermamente e duramente. Ma questo evento ci deve servire da lezione. Non si può andare disorganizzati in casa dei nostri avversari. Tutti i veri milaniani, gli amici del MAT, ma soprattutto i Fratelli dell’Ordine Templare Cattolico, si devono sentire in dovere di partecipare alle nostre manifestazioni. L’ottimo Sindaco di Vicchio, che al termine dell’evento ha invitato a cena me e il carissimo Manrico, è intenzionato a promuovere un nuovo evento. Dico, sin da ora, che chiunque può ha il dovere di parteciparvi, senza se e senza ma. Vi abbraccio. Alessandro Mazzerelli – Firenze, 5 settembre 2022.

Terza interrogazione del centrodestra nel Mugello per conoscere lo stato dei trasferimenti delle risorse dai Comuni all’Unione.

domenica 4 settembre Riceviamo dal Gruppo Consiliare Centro Destra Mugello l’interrogazione che pubblichiamo integralmente:
I sottoscritti Angelo Di Meo, Rodolfo e Mauro Ridolfi
Premesso che: l’Unione dei Comuni, svolge le sue funzioni statutarie e le gestioni associate che i Comuni si sono impegnati a sostenere con i trasferimenti di risorse nelle quantità, nei tempi e nei modi prestabiliti e codificati; negli anni è accaduto che alcuni Comuni non ottemperassero agli impegni previsti dall’apposito Piano gestionale dell’Unione dei Comuni del Mugello; l’Unione dei Comuni vantava rilevanti crediti nei confronti dei Comuni; la pubblicità dello stato dei crediti vantati dall’Unione nei confronti dei Comuni appare un atto dovuto; ogni qualvolta si predispongono gli atti per il Bilancio dell’Unione una dettagliata e comprensibile tabella che renda note le eventuali totali e/o parziali inadempienze dei Comuni è oltremodo necessaria; in base all’ art 37 dello Statuto “Finanze dell’Unione” comma 2 lettere a,b,c, g e comma 3 “L’Unione per le proprie spese di funzionamento provvede con deliberazione a quantificare le risorse finanziarie che ogni Comune partecipante dovrà iscrivere nel proprio Bilancio di Previsione per l’anno successivo a titolo di funzionamento ordinario” che l’art.20 del regolamento del Consiglio dell’Unione, comma 4 prevede che la risposta scritta alle interrogazioni è fornita dal Presidente o dal Sindaco delegato per materia e comunicata agli interroganti entro il termine ordinatorio di 20 giorni dalla data di presentazione; l’Unione dei Comuni, dovrebbe svolgere le sue funzioni statutarie e le gestioni associate che i Comuni si sono impegnati a sostenere con i trasferimenti di risorse nelle quantità, nei tempi e nei modi prestabiliti e codificati; nella fattispecie dobbiamo quindi registrare una intollerabile violazione dello Statuto e del Regolamento nonostante la nostra assoluta disponibilità ad accettare il prolungamento dei tempi di attesa della risposta per manifestate difficoltà attribuite agli uffici di provvedere in merito; il tempo di oltre diciotto mesi ci parrebbero oltremodo sufficienti a raccogliere e comunicare i numeri di una comoda risposta: una comprensibile tabella che renda note le corrette adempienze dei Comuni od eventuali totali e/o parziali inadempienze; conoscere lo stato dei crediti vantati dall’Unione nei confronti dei Comuni è la pubblicità di eventuali inadempienze dei Comuni associati è un atto di trasparenza amministrativa dovuto.

Interrogano il Presidente per conoscere se non ritenga giunto il momento di porre fine a questa reiterata violazione statutaria e regolamentare provvedendo secondo Statuto e Regolamento a fornire nel dettaglio: Comune per Comune le eventuali inadempienze nel corrispondere i trasferimenti a partire dal 2019.

Una ricca testimonianza di reperti bellici per ricordare il passaggio del fronte a Marradi nel 1944

martedì 23 agosto
Grande successo della Mostra di reperti bellici e foto che documentano il passaggio degli eventi della seconda guerra mondiale a Marradi e nella linea Gotica, allestita presso l’Urban Center in concomitanza con la Sagra del Cinghiale che si è svolta sotto il Mercato Coperto il 14, 15 e 18 agosto.
Un omaggio che gli organizzatori, primo fra tutti il consigliere comunale Cristiano Talenti, hanno fortemente voluto per ricordare il 78° anniversario della Liberazione di Biforco e Marradi. La pregevole mostra ci ha riportato alla mente una pagina triste della Storia locale di quel 1944 che sinteticamente riproponiamo:

Dopo i terribili bombardamenti del 5, del 30 giugno e gli altri del ‘44, il Paese appariva uno spettrale e desolante cumulo di macerie e la popolazione era quasi tutta sfollata obbligatoriamente per ordine del maresciallo Kesselring. Il 10 settembre, l’offensiva del generale Clark, che comandava la 5a armata, prese corpo. Gli americani avevano il compito di sferrare l’attacco principale lungo la strada FirenzeFirenzuola-Imola, i britannici si dovevano muovere sulla cosidetta Strada Freccia la faentina Borgo San Lorenzo-Marradi-Faenza. Il 18 settembre del 1944 quando mio nonno era a Mauthausen, Kommando di Peggau, le truppe alleate liberavano la sua Biforco. L’8a divisione di fanteria indiana agli ordini del generale maggiore D. Russel conosciuto come Russel Pasha dopo aspri e sanguinosi combattimenti, spesso all’arma bianca, si impadronì del caposaldo tedesco sul monte Femmina Morta aprendo così la strada per Crespino e la Valle del Lamone. Per primi arrivarono, direttamente a Biforco, i GurKa dell’8a divisione cui si aggiunse in seguito una parte della prima divisione britannica di fanteria ed insieme procedettero alla completa liberazione del capoluogo di Marradi. Il 24 settembre il 2nd North Staffordshire occupò Marradi e si spinse sia a nord che ad est ma la compagnia B, che si muoveva verso Monte Gianni, trovò la posizione occupata in forze ed imprendibile con un assalto diretto.

I problemi maggiori erano sul fianco destro della strada per la difficoltà del terreno nonostante gli uomini della 8a divisione indiana avessero fatto progressi sia pure lentamente, non riuscivano a cacciare i tedeschi dal monte di Castelnuovo senza il cui possesso Marradi non sarebbe stata per niente sicura. Durissima ed impegnativa fu la battaglia per conquistare Gamberaldi. Gli alleati optarono allora per proseguire l’avanzata a nord est verso la via principale per Faenza. C’erano tuttavia da risolvere alcuni problemi: aprire le strade, i genieri tedeschi avevano sabotato e distrutto il ponte ferroviario a Crespino fatto cadere sulla strada; la strada a Camurano era stata fatta saltare; il grande ponte di Biforco era stato distrutto come quello di Marradi.

C’era poi il problema di allestire un centro chirurgico a ridosso del fronte, questo problema fu risolto costituendo un centro chirurgico avanzato che aveva come nucleo l’infermeria da campo della 2nd Field Ambulance a Fantino collocata nella Villa di Scalini Scala, unico edificio adatto, che garantì abbondanti letti per tutti i reparti. Per questa complessità, aggravata dalle condizioni metereologiche che impedirono agli alleati di ricorrere alla supremazia aerea, furono necessari ancora alcuni mesi per la liberazione dell’intero territorio comunale e per la fine delle ostilità in quanto la linea di avanzamento delle truppe alleate subì una forte battuta d’arresto così che, Abeto, Gamberaldi, Lutirano e Sant’Adriano come pure le aree di Monte Romano e Fontana Moneta, dove erano sfollati moltissimi marradesi, rimasero sotto il controllo dei nazifascisti. Quei mesi furono interminabili e terribili perché i civili si trovarono intrappolati in una guerra di retrovia di due eserciti agguerriti con l’aggiunta di operazioni belliche e di guerriglia della Brigata partigiana comandata da Bob Luigi Tinti con Guido Gualandi, Moro, commissario politico che tentò inutilmente di sfondare il fronte tedesco a Purocielo e a Cà Malanca come accadde il 9-13 ottobre ’44. A Fontana Moneta, il giorno della liberazione del capoluogo di Marradi, 25 settembre 1944, veniva colpito a morte Teodoro Anforti, trentaduenne marito di Rosa, padre di due figlie Agnese e Nella che, come mi racconta Fedora, la nipote: “Si trovava, insieme ad altri, al pascolo con le mucche quando una pattuglia di tedeschi, impegnata in combattimento contro i partigiani del Ravenna, lo falciò con una sventagliata di mitra. Il suo corpo fu poi traslato, tre anni più tardi, nella cripta del sacrario dei martiri di Crespino”. Domenico Albonetti e nello stesso luogo tre giorni dopo, Isidoro Cappelli fu ucciso dai tedeschi il 4 ottobre ai Capitelli di S. Adriano. Il 15 ottobre, a Grisigliano, Jacopo Gentilini cadde per mano tedesca e Agostino Frassinetti fu fucilato a Cesata di Lutirano il 29.

Il tenente colonnello della Wermacht, Helmut Schroeder, nella rivista Alte Kameraden del ‘57 scrisse: “Coi partigiani avemmo rilevanti noie nei dintorni di Marradi. Più di una volta le salmerie furono assalite e saccheggiate. Essi erano ben armati ed equipaggiati grazie ai rifornimenti di armi paracadutate dagli aeroplani. Li lasciavamo fare quando infine un giorno presero un intero ospedale da campo, con medici, feriti ed attrezzature. Iniziò da quel momento un nostro energico contrattacco condotto su larga scala e setacciammo l’intera zona. Era assai difficile distinguere i partigiani dagli abitanti del luogo”. Le formazioni partigiane operanti nel Territorio di Marradi furono: un gruppo partigiano di Giustizia e Libertà, diretto da Riccardo Gizdulich capitano Bianchi, che organizzò quella banda partigiana che doveva diventare in seguito la Seconda Brigata Rosselli; la Brigata Lavacchini della Divisione Potente, comandata da Donatello Donatini; la Prima compagnia Sergio e la Seconda compagnia Villi, della 8a Brigata Romagna, che operò dal gennaio all’aprile ‘44, di questa Brigata facevano parte i marradesi Martino Alpi e Sirio Di Paolo Ancillotti; la Banda Corbari, una ventina di uomini impegnati dall’aprile all’agosto ’44 mese della cattura di Corbari e di Ines Versari; le compagnie Amato, Marco, Pino, Tito, Ettore e Paolo della 36a Brigata Alessandro Bianconcini Garibaldi attiva dall’aprile all’ottobre 1944. Il comandante Paolo, Francesco Gentilini, muratore, classe 1924 di Riolo Terme, tenente partigiano, il 10 giugno 1944 entrò di notte a Marradi fece prigionieri i carabinieri e distribuì un carico di grano destinato alla Germania e prima di andarsene provvide a bruciare gli incartamenti dell’ufficio di leva. Paolo l’11 agosto del ‘44 partecipò alla battaglia di Capanna Marcone e dal 1966 al 1980 fu sindaco comunista di Massa Lombarda. Nel territorio del comune di Marradi operò anche il battaglione Ravenna, forte di una quarantina di uomini. Il Ravenna era comandato da Vittorio Bellenghi e dal suo vice, Bruno Neri, entrambi uccisi a Gamogna nel luglio ’44.

Iscriz. nel rg. del Tribunale di Firenze il 3/06/2010 n. 5780, Direttore Responsabile RAFFAELLA RIDOLFI